Cos’è la sindrome della bandelletta ileotibiale

By 24 Febbraio 2020Articoli, news

La sindrome della bandelletta ileotibiale è una problematica che si verifica a seguito di un sovraccarico della componente tendinea del tensore della fascia lata, ovvero del muscolo della parte laterale della coscia.

La bandelletta ileotibiale (ITB) è un tendine, una banda densa e fibrosa che origina dall’osso pelvico, continua lungo la parte esterna della gamba e si avvicina all’articolazione del ginocchio, fino ad arrivare alla parte laterale-superiore della tibia; lo scopo principale è di rendere stabile la componente antero-laterale del ginocchio.

Questa sindrome è conosciuta, informalmente, come “ginocchio del corridore”, ed è una delle più comuni tra podisti (ne colpisce circa il 12%); colpisce però anche runner e ciclisti e non è infrequente nemmeno tra calciatori, cestisti e pallavolisti, ovvero coloro che praticano sport da campo caratterizzati da frequenti movimenti di arresto.

Nel caso del ciclismo, la patologia in questione non è specifica di questa pratica sportiva, ma può presentarsi a seguito di fattori che costringono il ginocchio a lavorare in maniera anomala, generando ripercussioni sul movimento della pedalata.

Ulteriore categoria a rischio sono coloro che iniziano l’attività fisica in maniera non graduale, impedendo ai propri tessuti e al proprio corpo di adattarsi agli stimoli meccanici legati all’azione muscolare durante l’attività sportiva.

Sintomi

I sintomi della sindrome della bandelletta ileotibiale si presentano di solito in due fasi:

  • la fase acuta;
  • la fase cronica.

Inizialmente ci troviamo nella fase acuta.

Qui il primo sintomo è un forte dolore percepito nella porzione distale tra la banda ileotibiale ed il condilio femorale laterale, unito a bruciore ed impotenza funzionale.

Il dolore, di norma si manifesta in maniera continua e non acuta, tendendo ad aumentare nel momento in cui si piega il ginocchio. Il dolore

  • può essere localizzato all’esterno del ginocchio;
  • può scendere e colpire anche il polpaccio;
  • può salire fino alla parte esterna della coscia, includendo, a volte, anche l’anca.

Inizialmente più che di dolore, si parla di fastidio, non invalidante, che compare durante l’allenamento. Una volta terminato, scompare anche il dolore. Tuttavia, una volta che l’atleta inizia nuovamente la pratica sportiva, questo fastidio ritorna, fino al momento in cui lo si avverte anche durante lo svolgimento di attività non sportive.

Durante l’allenamento, inoltre, il dolore peggiora con la corsa in discesa o dopo che il piede entra in contatto con la superficie del terreno.

Si entra nella fase cronica, invece, quando il dolore si manifesta anche alla palpazione de comparto esterno del ginocchio, entrando così nella fase terminale dell’evoluzione della patologia.

Essendo questo lo stadio più grave, è assolutamente consigliato fare tutto il possibile per diagnosticare in tempo la sindrome e curarla durante la fase acuta, fase in cui possono insorgere meno complicazioni.

Cause

Questa sindrome si sviluppa a causa di una notevole frizione tra le componenti anatomiche implicate in questa patologia.

Durante la flessione o estensione superiore ai 30° del ginocchio, la bandelletta si sposta posteriormente, nel primo caso, e anteriormente, nel secondo caso, rispetto al condilio laterale; in casi di normalità la frizione è ridotta, nel nostro caso, invece, la frizione è notevole e provoca una risposta di tipo infiammatorio.

Le cause della sindrome della bandelletta ileotibiale, quindi, possono essere molteplici.

Tra i fattori anatomici spicca:

Tra i fattori sportivi, invece, abbiamo:

  • utilizzo di scarpe esageratamente ammortizzate, fonte di instabilità;
  • ripetitività del gesto che crea un sovraccarico da scorrimento;
  • ripetuti microtraumi dovuti ad attività sportiva che scatenano il processo infiammatorio;
  • repentini aumenti di carico negli esercizi di potenziamento, chilometraggio e ritmo di corsa.

Nel ciclismo, invece, durante la pedalata, di solito viene effettuata una flesso-estensione ritmica del ginocchio con carichi di lavoro variabili; qui entra in gioco la bandelletta che conferisce stabilità al ginocchio assicurando il mantenimento dei fisiologici rapporti tra femore, rotula e ossa della gamba.

Nel caso di anomalie biomeccanche, al contrario, si genera una frizione tra bandelletta e condilio laterale del femore, generando ripercussioni anche sul movimento della pedalata.

Tutto ciò avviene, in questa specifica pratica sportiva, a causa di:

  • altezza o arretramento eccessivo della sella, il ginocchio lavora in estensione maggiore aumentando il tempo di frizione tra i tessuti;
  • tacchette ruotate all’interno, che generano un’intrarotazione eccessiva della tibia mettendo in tensione la bandelletta;
  • movimenti laterali errati del ginocchio durante la pedalata;
  • pratica parallela di altri sport.

Diagnosi

Diagnosticare la sindrome della bandelletta ileotibiale non è semplice, poiché essa può essere confusa con una patologia meniscale, con una tendinite distale del bicipite femorale, gonartrosi laterale, esiti della ricostruzione del legamento crociato anteriore ed altre problematiche.

È proprio dall’esclusione di tutte queste patologie che si riconosce l’infiammazione della bandelletta ileotibiale; per questo motivo sono necessarie un esame clinico ben eseguito e un’anamnesi accurata per identificare correttamente la patologia.

La diagnosi, dunque, si basa sull’esame obiettivo che mette in evidenza dolori alla pressopalpazione nella zona del seno tarsiale.

Per avere maggiore certezza riguardo la diagnosi, può essere richiesto dal medico anche un esame radiografico o ecografico.

Raramente si richiede una risonanza magnetica nucleare la quale, oltre a escludere un problema di menisco, permette l’esclusione anche di una calcificazione a livello della borsa di scorrimento o una fibrotizzazione o rigonfiamento della stessa.

Rimedi

Il trattamento iniziale della sindrome della bandelletta ileotibiale è sempre conservativo e varia in base al livello di gravità della patologia e dalla tipologia del paziente.

Di massima il trattamento prevede, nella fase acuta, in cui la cura è più agevole:

  • utilizzo del ghiaccio per 20 minuti, alternato ad altrettanti minuti senza ghiaccio;
  • assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).

Mentre nella fase cronica, dove la guarigione è più lenta:

  • diminuzione dei carichi di allenamento;
  • sottoporsi a massaggio trasverso prodotto e decontratturante sulla fascia lata per agire direttamente sulla bandelletta;
  • praticare stretching, anche dei muscoli adduttori, per correggere, fin dove possibile, eventuali disequilibri che aumentano le tensioni esterne.

Da evitare, in presenza di questa patologia è, invece, l’esecuzione di squat durante il sollevamento pesi e l’allungamento della muscolatura laterale, perché potrebbe aumentare la sollecitazione della bandelletta ed aumentarne l’infiammazione.

Di grande aiuto sono anche le terapie fisiche e manuali, come:

In alcuni casi è bene prendere in considerazione anche alcune opzioni metodiche riabilitative come ad esempio la rieducazione posturale, per correggere la postura e il bilanciamento del peso del corpo sulle gambe.

Il trattamento chirurgico va preso in considerazione solo in casi selezionati che resistono alla terapia conservativa.

Per ciò che concerne la ripresa dell’attività sportiva, questa deve avvenire in maniera graduale dopo quasi un mese di stop, prestando attenzione a molteplici fattori come

  • il tipo di terreno su cui si corre, che non deve essere sconnesso o caratterizzato da repentini cambi tra salite e discese;
  • la tipologia di scarpe e tacchette nel caso del ciclismo;
  • la tecnica di corsa e di pedalata.

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Prevenzione

Prevenire la Sindrome ileotibiale non è facile.

Nel caso di soggetti che svolgono l’attività sportiva da poco, è consigliato:

  • non sottoporsi a sessioni di allenamento troppo intense;
  • evitare di aumentare la distanza percorsa e la velocità in maniera brusca e improvvisa;
  • non correre su sentieri accidentali o con pendenze troppo elevate.

In linea di massima, invece, tra chi svolge già attività fisica, la prevenzione di questa infiammazione è possibile attraverso:

  • l’utilizzo di scarpe adeguate e non usurate. Dopo circa 300 miglia, una scarpa da corsa perde il 50% circa della sua capacità di assorbimento degli urti;
  • il rinforzo degli abduttori dell’anca;
  • l’aumento della distanza e del ritmo in modo misurato. Le tirature più lunghe dovrebbero essere fatte a un ritmo più lento rispetto alle tirature più brevi;
  • fare attenzione ai terreni su cui si corre. Evitare quindi superfici in calcestruzzo o curvate;
  • utilizzare una tecnica corretta di corsa ed evitare così l’eccessivo dondolamento delle anche.

Nel ciclismo, invece, si previene la sindrome della bandelletta ileotibiale facendo attenzione

  • alla regolazione della sella;
  • all’utilizzo di tacchette sulla base di caratteristiche individuali;
  • al controllo dei movimenti laterali del ginocchio; in questo caso è utile anche potenziare i muscoli delle gambe.

A chi rivolgersi

Se si sospetta una infiammazione alla bandelletta ileotibiale si deve contattare subito il proprio medico di fiducia per evitare di entrare nella fase cronica dell’infiammazione. Sarà proprio il medico di fiducia, in un secondo momento, ad indirizzarci verso lo specialista più adatto a noi.

In alternativa ci si può rivolgere a un dottore specialista in medicina sportiva, poiché questa sindrome si scatena generalmente a causa di pratiche sportive errate.

Inoltre, ci si può rivolgere anche a un ortopedico, in grado di diagnosticare problemi congeniti o funzionali del sistema muscolo-scheletrico derivanti da infezioni, traumi sportivi, problematiche legate alle articolazioni ed altro.

Infine, durante la riabilitazione, fase importantissima per una completa guarigione e per un ritorno all’attività fisica precedente, ci si deve affidare a un fisioterapista; sarà lui a consigliarci gli esercizi da svolgere e a seguirci per tutto il percorso riabilitativo.

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