Protesi di spalla: cos’è

By 5 Febbraio 2020Articoli, news

L’articolazione della spalla, anche detta articolazione scapolo-omerale è costituita dalla testa dell’omero simile a una porzione di sfera, e dalla cavità glenoidea, o glena, della scapola, di forma vagamente ovale e poco profonda. Affinché la spalla funzioni bene, intervengono una serie di muscoli e tendini che mantengono la testa omerale accostata e centrata sulla glena.

La protesi di spalla, o artoprotesi, rappresenta il progresso più significativo della chirurgia della spalla negli ultimi 50 anni; è un dispositivo artificiale che va a sostituire le componenti del complesso della spalla, appunto, che sono danneggiate o lesionate.

A cosa Serve 

L’obiettivo principale che si vuole raggiungere attraverso l’implementazione di questo dispositivo è l’eliminazione del dolore e il ripristino dell’ampiezza di movimenti dell’articolazione.

I primi esempi di protesi di spalla risalgono ai primi anni ’50; queste con il tempo si sono sviluppate, fino al punto in cui, oggi, le prestazioni sono migliorate e le componenti omerali sono più conservative e meno invasive poiché “sacrificano” meno osso e quindi ne conservano una porzione più abbondante per eventuali futuri interventi.

I modelli disponibili

Si sono sviluppati vari modelli al fine di soddisfare le esigenze di ogni paziente:

  • Protesi totale di spalla: è la sostituzione totale delle superfici articolari della spalla (testa omerale e glena scapolare) con elementi protesici disponibili in diverse dimensioni e materiali, e possono essere sia cementati che non, a seconda dell’usura dell’osso; se l’osso è usurato si impianta la componente omerale con cemento e viceversa.
  • Endoprotesi di spalla, o emiartroplastica: è la sostituzione della sola testa omerale con una componente protesica costituita da uno stelo sul quale viene adagiata una sfera.
  • Protesi di spalla di rivestimento, o emicefalica: è una soluzione più conservativa e la più facile da trasformare in protesi totale se necessario e consiste nella sostituzione della superficie articolare della testa omerale con una protesi a cappuccio senza stelo. Questo tipo di protesi è valido nel caso in cui la superficie articolare glenoidea è intatta, il collo o la testa omerale non presentano fratture o nel caso di pazienti molto giovani e attivi.
  • Protesi inversa di spalla: in questo tipo di protesi le convessità e concavità articolari vengono invertite, quindi una sfera di metallo viene fissata alla glena e una superficie concava sostituisce la testa omerale. È indicato per chi ha la cuffia dei rotatori gravemente lesionata con conseguente perdita di forza e dell’arco di movimento, per chi ha un’articolazione gravemente artrosica o per chi ha subito un fallimento di un precedente intervento di protesi totale. In questa situazione la condizione indispensabile è che il deltoide sia efficiente.

Materiali

Per quanto concerne i materiali per le protesi, anche questi hanno subito una forte innovazione grazie allo sviluppo di rivestimenti più biocompatibili e rispettosi del tessuto osseo ospite; oggi si utilizzano principalmente leghe di titanio e leghe di cobalto-cromo-molibdeno e polietilene ad altissimo peso molecolare.

Quando serve

Il chirurgo ortopedico può raccomandare l’artroprotesi di spalla in pazienti affetti da dolore alla spalla che diventa grave durante il sonno, da disabilità articolare che interferisce con le attività quotidiane, e in persone la cui spalla è diventata debole o hanno perso l’arco di movimento.

Prima di intervenire chirurgicamente, lo specialista dovrà 

  • esaminare attentamente la storia medica del paziente, 
  • svolgere un esame fisico per la valutazione della forza, stabilità e movimento della spalla, 
  • eseguire una radiografia,
  • in aggiunta eseguire ulteriori esami quali la Risonanza Magnetica (RM) e la Tomografia Computerizzata (TC) per determinare la condizione dell’osso.

L’intervento di sostituzione protesica della spalla, inoltre, deve essere preso in considerazione solo nel momento in cui tutti gli altri trattamenti conservativi e riabilitativi, come le terapie fisiche o le infiltrazioni, sono risultati inefficaci.


Quindi, quando va eseguito l’
intervento di protesizzazione di spalla?

Nei casi di:

  • Osteoartrosi: una malattia degenerativa articolare legata all’età. La cartilagine articolare si assottiglia progressivamente portando allo sfregamento dei capi ossei e, di conseguenza, rigidità e dolore.
  • Artrite reumatoide: una malattia a carattere reumatologico che determina infiammazione cronica della membrana sinoviale, la quale causa danneggiamento alla cartilagine articolare.
  • Artrite post-traumatica: una forma di artrite dovuta ad un grave infortunio alla spalla o da ripetute lussazioni.
  • Necrosi avascolare: una condizione dolorosa che si verifica quando viene interrotto l’apporto sanguigno all’osso, causando la morte delle cellule dello stesso. Questa condizione si potrebbe verificare dopo un utilizzo cronico di steroidi, abuso di alcol, malattie ematologiche o a seguito di una grave frattura della spalla.
  • Gravi fratture: che, se trattate in modo scorretto, possono portare a una progressiva deformazione dell’articolazione.
  • Fallimento di un precedente intervento di sostituzione articolare: a causa di una infezione o dislocazione dell’impianto. 

Come funziona l’intervento

Prima dell’intervento di chirurgia protesica della spalla il chirurgo dovrà condividere con il paziente il tipo di protesi che andrà ad inserire. 

Qualunque esso sia, l’intervento inizia con un’incisione tra il deltoide ed il grande pettorale, per rimuovere le componenti ossee usurate dell’omero e/o della scapola e sostituirle con componenti metalliche.

L’intervento chirurgico viene eseguito in anestesia generale o locale.

Il risultato? Un netto miglioramento del movimento della spalla, nonostante il recupero completo del movimento è raro.

A seguito dell’operazione, alcuni pazienti potrebbero avvertire un po’ di intorpidimento della pelle intorno alla ferita, e di rigidità, soprattutto dopo la rotazione interna del braccio, altri, invece, avvertono dei click di metallo e plastica quando la spalla ruota; tutto ciò è normale. 

Inoltre, poiché la protesi è formata da pezzi che potrebbero attivare i metal detector per la sicurezza, ad esempio in aeroporto, è bene farlo presente nel caso in cui l’allarme si attivi, meglio se mostrando un certificato medico.

La protesi di spalla ha una durata molto lunga ed una buona resistenza al tempo; basti pensare che attualmente oltre il 90% delle moderne protesi totali di spalla funziona bene anche dopo 10 anni, mentre circa l’80% funziona bene dopo 20 anni. 

Il segreto per contribuire al successo finale dell’intervento e far sì che la protesi duri il più a lungo possibile è seguire la riabilitazione post-operazione e averne cura nel tempo.

Quanto dura

L’intervento per l’artoprotesi di spalla dura da un minimo di 1 ora a un massimo di 2 o 3 ore, in base al tipo di paziente, ma ciò che rende lungo il processo è il ricovero, che può durare fino a una settimana, e la preparazione all’intervento.

Preparazione all’intervento

Di solito sono cinque gli step da affrotare prima di arrivare al ricovero vero e proprio e successivamente all’intervento.

Il prericovero inizia con una corretta diagnosi, durante la quale ci si avvale di esami strumentali come radiografia (RX), (RM) o TC alla zona interessata.

Si procede, quindi, con una valutazione medica diverse settimane prima dell’operazione, durante la quale il chirurgo ortopedico programmerà un esame fisico completo con l’anestesista per assicurarsi che il paziente sia in grado di affrontare l’operazione.

Prima di un intervento chirurgico del tipo che stiamo trattando si dovranno eseguire diversi test quali esami del sangue e delle urine, elettrocardiogramma ed eventuali Patch Test specifici per allergia i metalli; tutti elementi utili al chirurgo affinché pianifichi al meglio l’intervento. 

Bisogna poi informare il chirurgo ortopedico e l’anestesista se si stanno assumendo farmaci, in modo da interromperne l’assunzione qualora ce ne sia bisogno.

Infine, è necessaria una valutazione dei denti; è opportuno, quindi, completare tutte le principali procedure dentali prima dell’intervento chirurgico per ridurre il rischio di infezione causato dai batteri che entrano nel flusso sanguigno.

Dopo tutti questi accertamenti si arriva al ricovero vero e proprio, il quale avverrà o il giorno prima o il giorno stesso dell’intervento. 

Le dimissioni dall’ospedale avvengono dal primo al terzo giorno dopo l’intervento, ovvero quando tutti i livelli del sangue si sono stabilizzati.

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Chi effettua l’intervento

Lo specialista dedito a trattare e migliorare la prognosi delle patologie che interessano l’apparato scheletrico è il Chirurgo Ortopedico.

Questa è la figura specializzata negli interventi chirurgici condotti sulle strutture ossee e/o cartilaginee di cui fa parte anche l’artoprotesi di spalla.

Sarà proprio il Chirurgo Ortopedico a monitorare il decorso pre e post-operatorio e a consigliare, laddove dovesse risultare necessario, ulteriori trattamenti.

È doloroso?

Durante l’operazione, grazie all’effetto dell’anestesia, il paziente non avverte dolore.

Quest’ultimo verrà avvertito dopo l’operazione, quando l’effetto dell’anestesia inizierà a svanire. 

In questo caso si fronteggia il dolore con una terapia farmacologica; medici e infermieri somministreranno farmaci in grado di alleviare il dolore, come i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), gli anestetici locali o gli oppiacei, quest’ultimi con molta prudenza poiché potrebbero provocare disturbi respiratori o dipendenza.

Nelle ore successive all’operazione il paziente può alzarsi dal letto ma solo con adeguata assistenza.

Controindicazioni

L’insorgere di complicazioni durante l’intervento chirurgico è molto raro poiché la chirurgia protesica della spalla è un intervento sicuro; il tasso di complicanze, infatti, si aggira attorno al 6-7%, percentuale che aumenta in presenza di malattie croniche come il diabete.

Nel caso in cui queste si verifichino, provocano un prolungamento del pieno recupero o lo limitano.

Tra le complicazioni possono manifestarsi:

    • Febbre nell’immediato periodo post-operatorio
    • Formazione di ematomi, raccolte di sangue nella spalla operata
    • Paralisi di un nervo, quasi sempre transitorie e conseguenti a stiramenti che possono danneggiare la cuffia dei rotatori e il muscolo deltoide
    • Fratture dell’omero o della scapola a causa di un cedimento dell’osso in questione durante l’inserimento di una componente nella protesi
    • Rischio di infezione in fase acuta, dovuta all’applicazione di impianti artificiali nonostante la profilassi antibiotic. Questo tipo di complicazione si verifica in meno del 2% dei pazienti
    • Instabilità dell’articolazione protesica che porta a lussazione
    • Problema della mobilizzazione, il distacco di una componente protesica dall’osso dovuta al trascorrere del tempo
    • Dolore continuo
    • Lesioni neurovascolari, la lesione di strutture nervose, o vascolari, limitrofe alla zona in cui si è intervenuti
    • Cicatrici cheloidee, sempre più rare grazie ad interventi sempre meno invasivi

Convalescenza

Molto importante è la fase di convalescenza a domicilio, in cui è raccomandato l’uso di un tutore per le prime 2-4 settimane oltre a prestare particolare e attenzione alla ferita chirurgica; a proposito di quest’ultima, fino a quando la ferita non è completamente chiusa e asciutta, è vietato fare la doccia o il bagno in acqua.  

Una componente fondamentale della convalescenza a casa è l’esercizio, soprattutto nelle prime settimane dopo l’intervento, per aiutare a riacquistare la forza in breve tempo e di aumentare, o almeno conservare, l’ampiezza del movimento articolare, migliorarne la precisione e la sicurezza.

Se l’articolazione artrosica è dolente o gonfia, è bene evitare di svolgere gli esercizi.

Per gli esercizi a casa si devono seguire scrupolosamente le indicazioni del chirurgo e del riabilitatore.

I movimenti del braccio, in ogni caso, per le prime 3-4 settimane non devono essere attivi, ma solo passivi, e dovranno essere eseguiti lentamente e in modo che non sopraggiunga il dolore; in più, durante le prime sei settimane si dovrà evitare di posizionare il braccio in posizione estrema.

La guida in macchina non è consentita prima di 4 settimane dall’intervento.

È opportuno sapere, infine, che con una protesi alla spalla non si potranno più praticare attività in cui è previsto lo spostamento di grossi pesi, usare utensili quali zappe, fare sport in cui si richiedono bruschi sforzi, inoltre si dovranno evitare sempre il rischio di traumi e cadute.

Riabilitazione

La buona riuscita della riabilitazione alla spalla dopo un intervento chirurgico di protesizzazione inizia dalla pianificazione dell’intervento e termina solo una volta terminate le sedute di fisioterapia.

Il percorso di riabilitazione potrà essere stabilito solo una volta concluso l’intervento.

Di solito il protocollo riabilitativo si articola in 4 fasi:

  • 1 fase: dura per tutto il primo mese ed è centrata sulla mobilizzazione passiva da parte del fisioterapista
  • 2 fase: va dai 30 ai 45 giorni dopo l’operazione ed è caratterizzata dall’inizio di un lavoro attivo assistito in piscina
  • 3 fase: tra le sei e le 12 settimane si inizia con il rinforzo muscolare attraverso l’ausilio di elastici
  • 4 fase: oltre le 12 settimane e fino a 6 mesi si va a lavorare per potenziare maggiormente la forza muscolare.

Una volta l’anno, è bene vedere il proprio chirurgo ortopedico per una visita e per sottoporsi a radiografia al fine di monitorare periodicamente la condizione della protesi di spalla.

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