Cos’è la periostite

By 19 Febbraio 2020Articoli, news

Per periostite, in campo medico, si intende un processo infiammatorio del periostio, la membrana connettivale che avvolge la parte esterna dell’osso, lasciando però scoperte le superfici articolari e le zone di inserzione tendinee. La periostite avviene a seguito della formazione di una placca ossea con margini ben differenziati, oppure dalla sopraelevazione irregolare della superficie ossea.

Questa patologia può interessare un solo osso o più elementi dello scheletro; in sé non è grave, ma se trascurata può peggiorare.

Esistono diverse tipologie di periostite a seconda della causa e dalla zona colpita.

Periostite della mandibola

Può succedere che la periostite si localizzi nella regione della mandibola.

In questo caso la causa principale è una paradontite o la rimozione di un dente, ipotermia, mal di gola o influenza.

Questa tipologia si manifesta vicino al dente dolente, subito dopo la comparsa di dolore alle gengive, portando, alcuni giorni dopo, all’aumento del dolore e successiva formazione di ascesso.

Altri sintomi sono febbre alta e diffusione del dolore su orecchio, tempia e occhi.

I casi di periostite della mandibola possono essere due:

  • periostite mascellare; il dolore e gonfiore si trova sotto l’occhio
  • periostite mandibolare; si manifesta con edema della mascella inferiore.

Periostite infettiva

Un ulteriore caso di periostite è quella infettiva e dipende da vari agenti patogeni che giungono al periostio direttamente o in maniera indiretta.

L’infiammazione del periostio può essere anche una conseguenza di malattie infettive dell’organismo, per questo è bene sempre consultare il medico non appena si avvertono i primi sintomi.

Forme particolari di questo tipo di periostite sono:

  • sifilitica, che rappresenta inoltre uno dei primi sintomi avvertiti da soggetti affetti da sifilide e con il tempo potrebbe portare alla comparsa di ulcere sulla pelle;
  • tubercolare, che si sviluppa se la tubercolosi si concentra sul periostio.

Periostite a decorso metastatico

La periostite a decorso metastatico è quella patologia che colpisce il periostio della sezione distale di ossa lunghe: femore, tibia, omero.

La forma più diffusa di periostite è quella tibiale, probabilmente la causa più comune di dolore allo stinco, causata da un sovraccarico funzionale all’origine del muscolo tibiale posteriore all’osso. In questo caso è coinvolto il periostio della tibia nelle aree in cui si inseriscono i muscoli soleo e tibiale posteriore, e la fascia che le ricopre.

Altri termini per parlare di questa infiammazione sono:

  • sindrome mediale della tibia
  • sindrome del muscolo soleo
  • sindrome del muscolo tibiale posteriore

A seconda della zona in cui è localizzato il dolore, si possono distinguere due tipi di periostite tibiale:

  • anteriore, quando il dolore è localizzato nella parte frontale della tibia
  • posteriore, quando il dolore si trova nella parte interna della gamba, lungo la tibia.

Solitamente questa infiammazione è causata dall’attività fisica, per cui colpisce maggiormente atleti che praticano uno sport in cui l’uso dei muscoli delle gambe è particolarmente richiesto, come calcio, basket, danza, o sport che richiedono impatti ripetitivi, quali il karate o il full-contact.

Sintomi

Il principale sintomo della periostite tibiale è un forte dolore circoscritto al margine mediale della tibia, con possibile gonfiore annesso.

Inizialmente il dolore non è ben localizzato e scompare dopo aver percorso pochi chilometri, ma con il tempo si ripresenta in maniera costante e circoscritta, rendendo impossibile l’allenamento, fino ad arrivare al punto in cui si avverte il dolore anche a riposo o durante la flessione plantare delle dita e del piede.

Altri sintomi sono:

  • iperestesia
  • calore locale
  • brividi
  • tumefazione
  • processi infiammatori purulenti, processo lungo durante il quale un contenuto purulento si inserisce nella superficie interna del periostio, tra questo e l’osso, determinando il verificarsi di ascessi.

Esistono due forme di periostite:

  • periostite acuta: il quadro clinico risulta abbastanza severo e l’evoluzione piuttosto rapida anche se tende a regredire altrettanto velocemente. Solitamente si manifesta con arrossamento, edema, dolori e febbre;
  • periostite cronica: il quadro clinico è più blando, ma tende a permanere per periodi di tempo abbastanza lunghi. Questa tipologia conduce spesso a un ispessimento fibroso del periostio o alla formazione di crescenze ossee.

Cause

La causa di una periostite è in genere un processo infettivo o un trauma; nel caso di periostite tibiale, un’eccessiva sollecitazione della muscolatura tibiale, o un utilizzo improprio, possono causare dei microtraumi ripetuti, con probabilità di infiammazione e gonfiore del tessuto attorno alla tibia.

I soggetti più a rischio sono donne, corridori, cestisti e tutti coloro che praticano attività sportive che comprendono salti o il correre su superfici dure o correre in punta di piedi a lungo, come il calcio, il basket, il rugby, la pallavolo e altri.

La periostite traumatica è dovuta a diversi fattori che aumentano il carico a danno della tibia:

  • dismetria degli arti inferiori;
  • problemi posturali o deambulatori;
  • scarsa flessibilità o troppa tensione muscolare;
  • malformazioni del piede (piede valgo, cavo o piatto);
  • sovrappeso e fumo;
  • carenza di vitamina D;
  • eccessivo carico di lavoro senza un allenamento adeguato;
  • corsa su terreni sconnessi o su superfici troppo dure;
  • variazioni di percorso nella corsa;
  • scarpe non idonee o eccessivamente consumate;
  • errori nell’allenamento, come una corsa sbagliata o l’incremento di intensità troppo repentino.

Nel caso, invece di periostite infettiva, le cause vanno ricercate nella causa dell’infezione, come la tubercolosi per la periostite tubercolare, o la sifilide nel caso della periostite sifilitica.

Diagnosi

Oltre al dolore e gonfiore localizzati, la periostite può essere diagnosticata attraverso l’esame obiettivo che consiste in:

  • presso-palpazione
  • flessione plantare delle dita del piede

In entrambi i casi il paziente avvertirà dolore.

Una corretta diagnosi è fondamentale per organizzare la cura da seguire poiché molto spesso la periostite può essere scambiata per:

  • frattura da stress;
  • sindrome del compartimento anteriore, patologia che interessa principalmente i pattinatori e provoca l’incremento della pressione al di sotto della fascia che causa un rallentamento del flusso sanguigno;
  • sindrome del muscolo tibiale anteriore, patologia causata dall’aumento della pressione dei liquidi interstiziali, dovuti a microtraumi tipici di una maratona o di allenamenti duri in pista, o all’ipertrofia del tibiale stesso.

È quindi consigliato sottoporsi, per escludere le patologie suddette, a esame radiografico e, in alcuni casi, a risonanza magnetica o indagine scintigrafica.

Per determinare lo stadio della malattia potrebbero essere prescritti degli esami di laboratorio.

Bisogna fare, inoltre, particolare attenzione a chi soffre di reumatismi, leucemia, gonorrea, actinomicosi, lebbra, vaiolo e febbre tifoide, poiché la periostite può complicare tali malattie.

Rimedi

Il trattamento della periostite può essere conservativo o chirurgico, in base alla gravità della malattia.

Il trattamento conservativo prevede, durante la fase acuta, il riposo assoluto con astensione dall’attività sportiva per almeno un mese, e applicazione di ghiaccio nella zona dolente in combinazione all’utilizzo di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), per evitare che questa patologia cronicizzi.

Nella fase subacuta, invece è consigliato ridurre i carichi di allenamento o alternare le attività sportive.

Nel caso di periostite non determinata da traumi, ma da processi infettivi, è necessaria la somministrazione di farmaci antibiotici; è necessario, in questo caso, trattare i sintomi della malattia di base, come nei casi della tubercolosi e sifilide.

Se si tratta, invece, di periostite della mandibola, se la causa è un dente malato, si va a rimuovere quest’ultimo.

Il trattamento chirurgico va preso in considerazione solo se quello conservativo non ha raggiunto i risultati sperati e in casi di periostite avanzata.

Si ricorre alla chirurgia, quindi, nei casi di periostite ossificante e per trattare i processi infiammatori purulenti; in quest’ultimo caso, dopo la formazione dell’ascesso, viene eseguito un taglio per rimuoverlo.

Utili per curare una periostite sono anche manipolazioni da parte di soggetti competenti, poiché un massaggio scorretto può peggiorare la situazione, bendaggi ad hoc, come taping, e terapie fisiche; quindi si consigliano crioterapia, soprattutto nelle prime fasi, ultrasuoni e tecarterapia, queste ultime per aumentare la circolazione.

Scopri le terapie manuali

Ben accette sono anche l’agopuntura e le onde d’urto, anche se la ricerca è ancora insufficiente per determinare l’effettiva utilità.

Si possono eseguire anche impacchi di argilla per ridurre l’infiammazione locale, così come antinfiammatori su prescrizione medica ed eventualmente infiltrazioni locali di cortisone o di ossigeno-ozono.

In un secondo momento è necessario partecipare a delle sedute di fisioterapia per recuperare l’eventuale tono muscolare perso, e la corretta postura, in alcuni casi anche attraverso l’uso di plantari.

Per ciò che concerne la ripresa dell’attività sportiva, è preferibile riprenderla solo a guarigione avvenuta e dopo aver ripristinato la muscolatura poiché si rischia di rendere inutile la terapia o prolungare il problema.

Nel caso di periostite tibiale, gli sport che si possono praticare durante la convalescenza, sotto consiglio del medico e senza eccessivi sforzi, sono:

  • la cyclette;
  • il nuoto;
  • lo yoga;

ovvero attività che permettono di rimanere in forma senza esercitare troppa pressione sulle tibie ed aumentando il livello di attività gradualmente. Dopo ogni allenamento è bene eseguire molto stretching.

Assumendo, infine, Vitamina C, Vitamina E e aminoacidi si potrebbe velocizzare la guarigione.

Prevenzione

Il modo migliore per prevenire la periostite da trauma è:

  • l’allungamento e il rafforzamento dei muscoli, specie polpacci e muscoli del piede;
  • l’utilizzo di calzature di alta qualità ed in grado di assorbire gli shock;
  • l’evitare la corsa su superfici dure, di correre eccessivamente o di saltare in punta dei piedi;
  • variare il livello di attività con gradualità;
  • alternare esercizi ad alto impatto con quelli a meno impatto, ad esempio corsa e nuoto;
  • dimagrire se si è in sovrappeso;
  • praticare un adeguato riscaldamento prima dell’attività fisica e stretching una volta terminata.

Nel caso di problemi al piede, come iperpronazione (piede inclinato verso l’interno), è bene utilizzare delle solette o ortesi ad hoc, prescritte dal medico.

A chi rivolgersi

Se si ha l’impressione di soffrire di periostite, e bene consultare subito il medico che saprà consigliare la soluzione più adatta ed evitare che il problema peggiori.

Sarà proprio il medico a prescrivere una radiografia ed una eventuale risonanza magnetica o scintigrafia ossea.

Ci si può rivolgere anche a un chirurgo ortopedico, nel caso di periostite traumatica, o eventualmente a un esperto di medicina sportiva, soprattutto nei casi di trauma da attività sportiva.

Nel caso in periostite tibiale aggravata da piedi piatti o in pronazione eccessiva è bene rivolgersi a un podiatra, lo specialista dei piedi, il quale può consigliare inserti di sostegno per le scarpe per ridurre la pressione sulle tibie.

È raccomandato anche rivolgersi a un fisioterapista poiché può, oltre a valutare il danno, illustrare alcuni esercizi da svolere, suggerire un programma di attività adatto e soprattutto informare il paziente quali sono gli esercizi da evitare.

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