Cosa sono le lesioni meniscali

By 17 Aprile 2020Articoli, news

Le lesioni meniscali sono le più comuni lesioni del ginocchio ed interessano, come si intuisce dal nome, i menischi, ovvero quegli elementi di fibro-cartilagine, a forma di “C”, inseriti tra le due ossa del femore e della tibia.

La funzione principale del menisco è quella di assorbire gli urti a cui il ginocchio è sottoposto quotidianamente, distribuendo nel modo corretto il peso sulla cartilagine articolare e permettendo una corretta meccanica di movimento; inoltre, migliorano la congruenza tra i condii femorali, di forma convessa, e la tibia, che ha forma piatta. Per questi motivi il menisco è facilmente soggetto a lesioni.

Una lesione al menisco si riconosce dai sintomi: quello caratteristico è il dolore, il quale può causare perdita di forza del quadricipite, con probabile rigonfiamento dell’articolazione.

Inoltre, possono presentarsi anche blocchi articolari e limitazioni funzionali.

Quali sono

Le lesioni ai menischi possono avvenire a causa di un processo degenerativo, legate a usura articolare, oppure a seguito di distorsioni o traumi di varia origine, i quali colpiscono principalmente i giovani sportivi.

A volte una lesione al menisco si associa a lesioni legamentose, nello specifico al legamento crociato anteriore, e a lesioni della cartilagine articolare.

Le lesioni meniscali vengono distinte in base alla sede ed alla forma.

In base alla sede si distinguono le lesioni:

  • del corno posteriore, riguarda la parte posteriore;
  • del corno anteriore, riguarda la parte anteriore;
  • del corpo meniscale, riguarda la parte centrale.

In genere, però, le lesioni al menisco vengono classificate in base alla forma, la quale risulta essere di aiuto allo specialista al momento della scelta della strategia da adottare per il trattamento.

Questa classificazione prevede, quindi, la distinzione in lesioni:

  • longitudinali, che tagliano il menisco per tutta la sua lunghezza le quali, nel caso in cui non vengono trattate adeguatamente potrebbero diventare “a manico di secchio”, ovvero si potrebbe “aprire” la parte del menisco che connette l’osso del femore a quello della tibia.
  • radiali, cioè quelle lesioni perpendicolari a quelle longitudinali appena viste. Questo tipo di lesione può diventare “a becco di pappagallo” se non viene trattata nel modo giusto;
  • orizzontali, quando la lesione riguarda la superficie, orizzontalmente ad essa. In questo caso, se non curata adeguatamente, questa lesione diventa di tipo “flap”, ovvero quando un frammento meniscale instabile si muove al muoversi del ginocchio. Qui la superficie legata all’osso risulta staccata dal resto del menisco, provocando instabilità.

Diagnosi

La diagnosi di una lesione ai menischi deve essere svolta da un medico dopo aver eseguito tutti gli esami e test necessari alla valutazione.

I test specifici che consentono di valutare l’integrità del menisco sono:

  • test di Apley o Grinding test;
  • test di McMurray;
  • palpazione della rima articolare.

Test di Apley

Nel test di Apley il paziente è prono ed ha il ginocchio flesso di circa 60°; da questa posizione il medico o ortopedico, tenendo ferma la parte posteriore della coscia, preme la pianta del piede comprimendo l’articolazione e successivamente ruota la tibia all’interno e all’esterno.

In caso di lesione al menisco, la rotazione e pressione della pianta del piede provocano dolore; se il soggetto ha una lesione al menisco interno, la rotazione esterna della tibia causerà dolore all’articolazione, se si tratta di una lesione al menisco esterno, sarà la rotazione interna ad accentuare il dolore.

Test di McMurray

Il test di McMurray, invece, è molto più delicato e non deve essere eseguito durante la fase acuta perché, nel caso in cui sia presente una lesione del legamento collaterale, la rotazione eseguita durante il test potrebbe peggiorare la situazione, oltre a dare un falso positivo al test.

Il test si esegue con il paziente supino. Il medico ferma con una mano il tallone e con l’altra sostiene la parte inferiore del ginocchio, cercando di farlo estendere completamente in contemporanea alla rotazione della tibia sia verso l’esterno che verso l’interno.

Se il paziente, durante l’esecuzione di questi movimenti, percepisce del dolore allora sarà presente una lesione a carico dei corni meniscali posteriori. Tale parte del menisco scivola all’indietro quando si flesse il ginocchio e viene compressa tra la superficie prossimale della tibia e i condili del femore.

Il dolore, quando il ginocchio viene sottoposto ad un’estensione forzata fa supporre una lesione dei corni meniscali anteriori. In questo caso i menischi slittano in avanti, mentre i corni meniscali anteriori vengono compressi tra i condili tibiali e femorali.

Quando il ginocchio viene posizionato a 90°, se si presenta del dolore allora la lesione comprenderà il corpo meniscale.

Palpazione della rima articolare

Infine, la palpazione della rima articolare, prevede la digitopressione sull’articolazione, a livello della cosiddetta “rima”, ovvero quello spazio apparentemente vuoto tra le due strutture ossee. Una rima articolare ridotta è indice di problemi alla cartilagine sia per usura che per altre cause.

In aggiunta a questi test diagnostici il medico può richiedere ulteriori esami strumentali quali:

  • radiografia, per valutare la presenza o meno di eventuali fratture o lesioni ossee associate;
  • risonanza magnetica, per osservare la presenza e gravità delle lesioni legamentose e cartilaginee.

Cura

La terapia per una lesione al menisco varia a seconda del tipo di lesione e della gravità.

Una lesione al menisco può essere trattata in due diverse maniere:

  • conservativo;
  • chirurgico.

Il trattamento conservativo è il più indicato come primo trattamento da seguire; nel caso in cui questo non porti ai risultati sperati, oppure nei casi di giovane età del paziente, blocco articolare o lesione traumatica, si passa al trattamento chirurgico.

La cura di tipo conservativo consiste in:

  • riposo;
  • crioterapia o applicazione del ghiaccio, per ridurre il gonfiore e dolore locale;
  • utilizzo di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per tenere sotto controllo il dolore;
  • fisioterapia;
  • terapie fisiche, che agiscono riducendo il dolore ed alleviando i sintomi.

La chirurgia, invece, può essere eseguita con tecnica artroscopica, mediante due piccole incisioni, oppure con la tecnica a cielo aperto, ma solo nei casi di lussazione della rotula o gravi lesioni della capsula articolare.

Infine, in alcuni casi selezionati, l’unica opzione terapeutica è rappresentata dal trapianto di menisco; questa alternativa deve essere discussa con un medico e ortopedico specialista, dopo aver appurato che non ci sono altri percorsi percorribili.

Riabilitazione

La riabilitazione è di rilevante importanza poiché permette il recupero completo della funzionalità e dell’articolarità del ginocchio sia a seguito di un intervento chirurgico, sia dopo il riposo dell’arto, elemento necessario per il trattamento conservativo.

Il percorso riabilitativo, infatti, prevede lo svolgimento di esercizi adatti alla situazione del menisco, e da svolgere gradualmente, che mirano al recupero della mobilità e del tono muscolare della coscia.

Per ciò che concerne il periodo post-operatorio, il paziente può tornare a camminare con l’ausilio di stampelle una volta che sono trascorse 24 ore dall’intervento; mentre per il recupero totale della mobilità articolare si stimano circa 2 settimane, periodo in cui molto spesso è necessaria qualche seduta di fisioterapia.

La fisioterapia è utile per accelerare il recupero dell’articolazione dopo l’operazione e si svolge con sedute di elettrostimolazioni oppure con esercizi di stretching o ancora con esercizi mirati al recupero della propriocettività del ginocchio.

Dopo 2-7 giorni dall’operazione in artroscopia è possibile riprendere il lavoro, se si tratta di lavoro sedentario, altrimenti sono necessarie 3 o 4 settimane; è inoltre necessario aspettare lo stesso tempo prima di iniziare a correre o a praticare uno sport di contatto, come il calcio.

Le stampelle, generalmente, vengono lasciate dopo circa 14 giorni dall’operazione e coincide con la possibilità di riprendere la guida.

A chi rivolgersi

Se, al momento del trauma, si avverte una sensazione di rottura interna del ginocchio seguita da dolore acuto e, in alcuni casi gonfiore, ci si deve immediatamente rivolgere al medico di base, il quale farà una prima diagnosi e, a seconda dell’esito, indirizzerà il paziente verso un ortopedico specialista.

L’ortopedico, attraverso opportune manovre quali il “Test di McMurray” e altri, saprà dare l’esatta diagnosi; in alcuni casi può essere richiesto un ulteriore esame strumentale come radiografia o risonanza magnetica, al fine di escludere eventuali lesioni ossee o dei tessuti molli.

Una volta diagnosticata una lesione al menisco, è opportuno rivolgersi a un fisioterapista per il percorso riabilitativo sia dopo l’intervento che il riposo dell’arto in questione.

Il fisioterapista, attraverso terapie fisiche e ginnastica ad hoc, è un valido aiuto nella guarigione e nell’accelerazione dei tempi di recupero, nonché di un miglior recupero.

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