Ernia Cervicale: cos’è e dov’è localizzata

By 16 Ottobre 2020Articoli, news

L’ernia cervicale, o più precisamente ernia discale cervicale, è la fuoriuscita del materiale gelatinoso custodito all’interno del nucleo di un disco intervertebrale nel tratto cervicale. La fuoriuscita di tale materiale produce una pressione sulle radici nervose degli arti superiori o, talvolta, del midollo.

Nonostante l’ernia cervicale sia una malattia benigna e quindi non minacci la vita del paziente né si estenda ad altri organi, produce un dolore intenso e costante che può rivelarsi altamente invalidante.

L’ernia discale cervicale è localizzata nel rachide cervicale, ossia il primo tratto della colonna vertebrale. Questo è composta da 7 vertebre, identificate con la lettera C e numerate dall’1 al 7. Le prime due (C1 e C2) non presentano un disco intervertebrale e sono quindi esenti da erniazione. Quelle che più sono soggette a questo tipo di disturbo sono le vertebre del rachide cervicale inferiore (da C3 a C7). Il tratto del rachide cervicale inferiore si distende da qualche centimetro al di sotto della nuca fino alla parte alta del busto.

uomo affetto da ernia cervicale

Quanti tipi ne esistono

Le ernie sono generalmente classificate in base a tre variabili: la sede topografica, il grado di fuoriuscita del nucleo polposo e in base all’età dell’ernia. Nel caso dell’ernia discale cervicale si distinguono due tipologie specifiche:

  • Ernia molle, che consiste nell’erniazione esclusiva del nucleo polposo, caratterizzata dall’espulsione del disco cervicale nel canale neurale. Può insorgere a seguito di traumi, come un colpo di frusta, che causano la degenerazione e l’usura del disco
  • Ernia dura, dovuta alla degenerazione del nucleo polposo associata spesso ad osteofitosi, ossia una condizione patologica caratterizzata da malformazioni ossee a forma di becco (osteofiti) dei corpi vertebrali. Un altro motivo potrebbe essere la presenza di stenosi, o restringimento, del canale neurale.

In entrambi i casi l’anello fibroso (anulus) si rompe per la pressione esercitata dal nucleo polposo che fuoriesce, provocando seri disturbi nel paziente.

Sintomi

Come riconoscere la presenza di un’ernia cervicale?

Il primo campanello d’allarme risiede nel forte dolore al collo (cervicalgia), che si irradia fino al braccio (brachialgia) e possibilmente anche all’avambraccio e alla mano, a seconda della radice spinale compressa. Il dolore è particolarmente intenso, al punto da costringere il paziente al riposo forzato, unico atteggiamento capace di donare sollievo.

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Oltre al dolore, possono comparire sintomi secondari che chiariscono ulteriormente la patologia, come:

  • Debolezza muscolare nel braccio coinvolto dall’erniazione
  • Mal di testa
  • Mobilità ridotta del braccio e possibili deficit motori
  • Formicolii alle braccia e sensazione di punture diffuse nell’arto
  • Torcicollo
  • Maggiore dolore al mattino

Solo nei casi più gravi, quando l’ernia discale arriva a invadere il canale cervicale, il midollo osseo viene compresso e tali sintomi possono estendersi anche alla gamba. In questi casi si parla di mieloradicolopatia.

Cause: eziologia

Abbiamo già affermato che nel caso di un’ernia discale cervicale l’anulus, ossia l’anello fibroso di contenimento, si lacera portando alla fuoriuscita del nucleo polposo. Questa lacerazione viene provocata da una serie di fattori che portano alla degenerazione delle fibre dell’anello, come un trauma, carichi eccessivi o degenerazione fisiologica, per esempio.

Scendendo nel dettaglio, quindi, il paziente può contrarre un’ernia cervicale adottando un atteggiamento o una postura del corpo errati, come accade quando si passa molte ore seduti a una scrivania senza le necessarie precauzioni. L’aumento di carichi a danno della schiena, sollecitazioni ripetute e vibrazioni sul rachide possono provocare la lacerazione dell’anulus. Anche eventi traumatici, come un colpo di frusta, potrebbero causare l’erniazione. Oltre a queste cause va considerata la degenerazione fisiologica del disco causata dall’invecchiamento.

Cause e sintomi ernia cervicale

Altre possibilità, sebbene meno frequenti, possono ritrovarsi in possibili deficit muscolari, con conseguente debolezza dei muscoli del territorio di innervazione o la presenza di spondilosi cervicale.

Diagnosi

Per accertarsi che i sintomi accusati dal paziente siano effettivamente provocati da un’ernia cervicale, la diagnosi procede seguendo degli steps ben strutturati. Come prima cosa si effettua l’anamnesi. Consiste nella raccolta di informazioni di vario carattere per conoscere meglio lo stato del paziente. Sono relative al dolore, la posizione topografica, la presenza di altre patologie e le possibili cause sulla base dell’esperienza del paziente stesso. Per comprende meglio la situazione, il dottore effettua l’indagine clinica attraverso manovre manuali che lo aiutano a chiarire determinati punti, dopodiché si procede con test di imaging, utili per confermare l’ernia discale cervicale. I test di imaging che possono essere richiesti sono:

  • Risonanza Magnetica: utile per evidenziare i legamenti e altre componenti degenerative vertebrali, oltre che possibili protuberanze anomale del disco o compressioni del midollo
  • Radiografia: sfrutta i RX per creare una lastra utile per comprende la situazione generale del paziente e le anomalie maggiori relative al rachide cervicale;
  • TAC: simile alla radiografia, questa tecnica diagnostica sfrutta le radiazioni ionizzanti per ottenere immagini della zona interessata più dettagliate e precise;
  • Elettromiografia: attraverso l’utilizzo di aghi, si valuta la conduzione del nervo che si vuole testare.

Trattamento

Come per diverse altre patologie, la terapia attuabile può seguire due strade, una conservativa e l’altra di tipo chirurgico.

Terapia Conservativa in caso di Ernia Cervicale

Si opta generalmente per questo terapia con l’obiettivo di ridurre la pressione ai danni delle radici dei nervi per alleviare il dolore e viene preferito alla terapia chirurgica a meno che non si debba intervenire celermente. L’approccio conservativo prevede un approccio di tipo manuale (osteopatia, kinesi, ginnastica posturale), associate a medicinali antinfiammatori e antidolorifici.

Nello specifico, questi farmaci possono essere F.A.N.S. (farmaci antinfiammatori non steroidei) per ridurre il dolore percepito, coritcosteroidei nei casi particolarmente dolorosi oppure con iniezioni epidurali con analgesici o antidolorifici quando il dolore è difficilmente sopportabile. Possono essere prescritti anche dei rilassanti muscolari in caso di spasmi causati dall’ernia.

Quando si opta per una terapia conservativa, l’utilizzo di più metodologie di cura, parallele alle manipolazioni, può apportare grandi benefici al paziente. Terapie alternative come l’agopuntura, l’osteopatia o un corso di ginnastica posturale possono permettere un approccio sinergico, ottimizzando i tempi e i risultati di recupero.

Intervento chirurgico

Quando la terapia conservativa non ha portato i risultati sperati, o il paziente si presenta con dolori intensi e insopportabili, allora si procede con la terapia chirurgica.

La procedura che viene utilizzata nella maggior parte dei casi prende il nome di discectomia anteriore e consiste nella rimozione del disco danneggiato dall’ernia da una piccola incisione del collo sul tratto anteriore. Il disco rimosso è sostituito attraverso un processo di innesto detto fusione, che sfrutta un altro frammento osseo estratto dal bacino del paziente. In alcuni casi, oltre all’osso vengono innestate anche viti o placche di metallo per ottimizzare il processo. Il rischio che questa procedura fallisca è altamente improbabile, ma la buona riuscita della terapia dipende anche da come il paziente affronta il periodo di convalescenza. Se sono sufficienti due-tre giorni di ricovero in ospedale e circa due settimane per un recupero completo, devono poi trascorrere 40 giorni di convalescenza in cui sarà necessario adottare posture corrette, evitare la guida e gli sforzi fisici.

Prevenzione

Per prevenire l’ernia cervicale si devono evitare tutti quegli atteggiamenti scorretti che potrebbero causare la degenerazione e la lacerazione del disco fibroso contenente il nucleo polposo. Per esempio, quando si siede per molte ore alla scrivania è necessario adottare una postura corretta: la schiena e il bacino ben aderenti alla poltrona e i piedi con le piante poggiate al pavimento o su un rialzo. Quando si sollevano dei carichi pesanti, si deve effettuare la manovra con cautela. Il modo migliore è piegare le ginocchia così da distribuire equamente il peso e tenere la colonna vertebrale in posizione corretta.

L’esercizio fisico è un’altra importante arma di prevenzione: da una parte, tonifica e rafforza i muscoli a sostegno della colonna vertebrale, dall’altra, aiuta a perdere peso e quindi ridurre il carico ed evitare possibili compressioni dei dischi vertebrali. In merito a questo secondo punto, anche una dieta bilanciata e sana può aiutare.

Quali Competenze sono necessarie

Affinché la terapia si svolga in modo ineccepibile e venga effettuata seguendo gli steps necessari, il medico curante deve avere competenza specifica di problematiche vertebrali e conoscere le procedure riabilitative da mettere in atto, quali ad esempio tecniche manuali e terapie fisiche specifiche. Nel caso in cui vengano consigliate terapie alternative, come l’agopuntura e l’osteopatia, le competenze necessarie aumentano. In questi casi rivolgersi a una clinica d’eccellenza che può contare su diverse professionalità è altamente consigliabile.

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