Dolore all’anca: cos’è

By 12 Luglio 2019Articoli
Dolore anca roma nord

Il dolore all’anca, o coxalgia, è un sintomo che può manifestarsi in seguito a traumi o lesioni croniche dovute ad un uso eccessivo della stessa.

Ciò che aumenta la diffusione delle patologie all’anca, oltre l’avanzamento dell’età che ne comporta un invecchiamento generale, è il dilagare di sport che provocano dei traumi all’articolazione.

Se il paziente avverte un dolore all’altezza dell’inguine la causa puo’ essere una patologia nell’articolazione dell’anca, come una contrattura, lussazione o un’osteoartrosi.

Quando il dolore, invece, scompare rapidamente allora si parla di un’infezione o di artrite infiammatoria.

Nel caso in cui il paziente sia effettivamente affetto da una patologia a carico dell’anca, il dolore sarà percepito lungo la coscia fino al ginocchio.

Se il dolore all’anca si presenta nella parte laterale della gamba, esso può essere causato da borsite o da tendinite del medio gluteo.

Dunque, riuscire ad individuare un dolore all’anca non è semplice perché può essere confuso con il dolore al ginocchio, inoltre ciò che causa i dolori può derivare da diverse patologie o traumi ripetuti.

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Sintomi

Come appena detto, il dolore all’anca colpisce tantissimi individui ed in modo particolare soggetti che fanno parte di una fascia che oscilla tra l’età adulta, a partire dai 50 o 55 anni, fino alla terza età.

Non bisogna mai sottovalutare il dolore all’anca : una visita presso un medico ortopedico specialista potrebbe far rilevare la comparsa di qualche patologia e comunque evitare spiacevoli inconvenienti..

Di seguito troverai un elenco dei sintomi correlati al dolore all’anca:

  • Localizzazione: intanto è necessario individuare l’esatta area del dolore, infatti il dolore può essere situato in una regione laterale all’altezza del gran trocantere. Spesso, però, il dolore può essere riflesso e quindi avvertito dal paziente nell’area inguinale, del gluteo, nella parte anteriore della coscia fino alla regione mediale del ginocchio;
  • Evoluzione giornaliera: il paziente deve prestare attenzione a quando il dolore compare, cioè se si presenta in un determinato momento durante l’arco della giornata, in seguito ad uno specifico movimento (come ad esempio nella flessione o abduzione) o se persiste anche a riposo. Tramite l’individuazione di questi fattori il medico ortopedico potrà capire se il dolore è di tipo traumatico, biomeccanico o di origine infiammatoria;
  • Modalità di dolore: si possono distinguere diversi tipi di dolore:
  • Acuto, ha una durata limitata e compare all’improvviso;
  • Cronico, con una durata protratta nel tempo, in questo caso il dolore sarà costante;
  • Acuto cronicizzato, il dolore acuto che perdura nel tempo;
  • Acuto recidivante, dolore improvviso e discontinuo.
  • Movimenti limitati: il dolore all’anca può provocare una limitazione nei movimenti e problemi durante la quotidiana deambulazione, perché il paziente tende ad assumere compensi durante la camminata per evitare il dolore stesso;
  • Aggravamento o alleviamento del dolore: alcune posizioni, movimenti o addirittura condizioni metereologiche possono influenzare l’aumento del dolore all’anca.

Cause

Le cause che comportano il dolore all’anca sono numerose e possono avere origini diverse: traumatica, degenerativa o infiammatoria.

Le patologie più comuni che provocano il dolore dell’anca risultano esserci:

  • Artrosi dell’anca (definita anche con il termine di coxartrosi): una malattia cronico-degenerativa, che comporta una riduzione dello spazio articolare tra la testa femorale e la cavità cotiloidea, oltre che lesioni cartilaginee articolari. Questa patologia si presenta, solitamente, nei pazienti con un’età avanzata. Inoltre l’artrosi, provoca una rigidità articolare ed una limitazione funzionale;
  • Osteoporosi: malattia che provoca la perdita di massa ossea con una conseguente alterazione della struttura scheletrica ;
  • Osteocondrosi: patologia che comporta un’alterazione del normale processo di accrescimento cartilagineo ed osseo;
  • Osteonecrosi: simile ad un infarto che interessa il tessuto osseo;
  • Artrite reumatoide: patologia autoimmune che provoca delle infiammazioni sistemiche;
  • Sacroileite: un’infiammazione dell’articolazione sacro-iliaca, situata tra la colonna vertebrale ed il bacino;
  • Morbo di Paget: una patologia cronica dello scheletro caratterizzata da un rimodellamento osseo continuo e disordinato;
  • Ernia del disco: la fuoriuscita dalla sua sede naturale dei “cuscinetti ammortizzatori” posti tra una vertebra e l’altra;
  • Acondroplasia: malattia genetica che provoca uno sviluppo anomalo dello scheletro;
  • Artrosi: l’auto deterioramento delle cartilagini nelle articolazioni;
  • Obesità;
  • Progeria: patologia rara che provoca l’invecchiamento precoce dello scheletro;
  • Spondite anchilosante: infiammazione cronica della colonna vertebrale;
  • Piede cavo: una concavità eccessiva nell’arco plantare;
  • Discopatia: discopatie (protrusioni o ernie) che provocano la radicolopatia a livello L1-L2-L3 con interessamento del nervo crurale (o femorale);
  • Tendinite: infiammazione dei tendini;
  • Fratture: queste possono derivare da una caduta o a causa di malattie come l’osteoporosi che provoca il deterioramento del tessuto osseo. Queste risultano frequenti tra la popolazione più anziana, perché maggiormente soggetti a cadute a causa di una perdita fisiologica dell’equilibrio;
  • Lussazioni;
  • Attività sportive che comportano uno stiramento dei muscoli del gluteo, retto femorale, ecc;

Cura

Nelle fasi iniziali dei processi traumatici e degenerativi dell’anca si può intervenire con terapie infiltrative con fattori di crescita, viscosupplementazione con acido ialuronico di ultima generazione o interventi endoscopici e mini invasivi.

 

Il chirurgo ortopedico oggi ha a disposizione una gamma di trattamenti all’avanguardia ed efficaci che deve essere in grado di ritagliare e personalizzare in base alle richieste funzionali ed all’età del paziente.

Ed è per questo che l’abilità del chirurgo segna la differenza tra un successo e un intervento deludente. Oggi – bisogna sottolinearlo – la sfida più impegnativa è proprio quella legata al progressivo invecchiamento della popolazione, ma siamo anche preparati a raccogliere la sfida del XXI secolo.

In questo senso, con più del 90% di risultati soddisfacenti oltre i 15 anni, l’ortopedico è in grado di consigliare al meglio la protesi di anca più adatta. Va anche detto che la chirurgia protesica è oggi una delle operazioni più comuni e sicure quando altri trattamenti non sono più efficaci a controllare il dolore e la limitazione funzionale legata alla progressione dell’artrosi.

La grande novità, e anche uno degli aspetti più interessanti, è che la soluzione chirurgica è oggi un’opzione valida per tutti, non solo per gli anziani.

Oggi, infatti, grazie ai materiali, ai disegni protesici e alle tecniche chirurgiche e anestesiologiche innovative, è possibile, sempre in casi selezionati, allargare le indicazioni anche ai pazienti più giovani. Una vera rivoluzione.

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