Cos’è il disturbo della coordinazione motoria

By 23 Marzo 2020Articoli, news

Il disturbo della coordinazione motoria, o disprassia, è un disturbo neuroevolutivo che consiste in un insufficiente sviluppo della sola coordinazione motoria, senza interessare, quindi, lo sviluppo intellettivo, visivo o condizioni neurologiche particolari.

In altre parole, è una marcata compromissione dello sviluppo della coordinazione motoria, cioè la capacità di eseguire movimenti semplici e complessi con la massima efficacia e il minor dispendio di energia.

La diagnosi del disturbo della coordinazione motoria è stata inserita, nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, all’interno della macrocategoria dei “Disturbi del neurosviluppo”, ossia quelle condizioni di difficoltà specifiche che hanno un impatto sullo sviluppo globale del bambino; nel caso specifico della coordinazione motoria, questa impatta negativamente sull’apprendimento scolastico, altera l’autonomia e provoca disagi nelle relazioni interpersonali familiari e sociali.

Il più grande problema della disprassia è la mancanza di consapevolezza; si tende a pensare che il bambino sia semplicemente “impacciato” e che questo non comporti lo sviluppo di situazioni peggiori con il passare del tempo.

In realtà questo disturbo interessa circa il 5-6% della popolazione infantile compresa tra i 5 e gli 11 anni (i maschi più delle femmine), e non migliora con la crescita, anzi, se non trattato immediatamente può perdurare, anche oltre l’età evolutiva, nel 50-70% dei casi.

Sintomi

Non tutti i bambini che soffrono di disturbo della coordinazione motoria hanno le stesse caratteristiche, ma, cercando degli elementi in comune, questi sono:

  • l’essere impacciati;
  • la scoordinazione;
  • la lentezza dei movimenti.

Per loro è difficoltoso anche ideare il movimento e di conseguenza, già durante la scuola dell’infanzia, non sono attratti dall’esplorazione del corpo, si muovono poco e si rifiutano di disegnare.

Le difficoltà possono anche sfociare in:

  • scarsa autostima;
  • oppressione del movimento per paura di sbagliare;
  • difficoltà di apprendimento e di scrittura, che di solito insorge con la crescita.

Il rischio è quello di incorrere in problematiche più gravi quali ansia, depressione e altri disturbi che possono compromettere l’adattamento psicosociale dell’individuo.

La differenza di sintomi è evidente soprattutto tra bambini di età diversa:

  • nei bambini più piccoli si nota goffaggine e ritardo nel raggiungimento delle tappe fondamentali dello sviluppo motorio;
  • negli adolescenti si notano difficoltà più complesse come incapacità di assemblare puzzle, giocare a palla o avere una buona calligrafia.

Per questi ultimi, la disprassia, non è solo un costrutto fisico, ma soprattutto psicologico. Ciò è dovuto alla loro incapacità di svolgere attività che ad altri riescono facilmente; tutto ciò sviluppa in loro un forte senso di inadeguatezza, che li potrebbe portare, inoltre, ad essere vittime di bullismo.

Nel corso dello sviluppo del bambino, inoltre, si notano i seguenti punti:

  • ritardo nell’acquisizione delle principali tappe di sviluppo motorio, come deambulazione autonoma o gattonamento:
  • scarsa fluidità dei movimenti nello spazio;
  • difficoltà dell’acquisizione, pianificazione ed esecuzione autonoma di sequenze motorie fini;
  • scarsa abilità nei compiti visuo-percettivo-motori.

Tutto ciò, con la crescita, determina:

  • difficoltà di eseguire azioni autonome personali e sociali come lavarsi le mani, vestirsi, allacciare le scarpe e altri;
  • insuccesso in attività sportive;
  • scarsi risultati a scuola, soprattutto in materie di scrittura e logico-matematiche.

Cause

Le cause della disprassia non sono del tutto chiare; questo perché il disturbo della coordinazione motoria è un disturbo eterogeneo e le sue manifestazioni possono essere diverse e complesse.

Sulla base della co-occorrenza di questo disturbo con altri (deficit di attenzione e iperattività, disturbi dello spettro autistico e disturbi specifici di apprendimento) è stata ipotizzata una base genetica condivisa, ma nonostante ciò, l’eziologia del disturbo e i meccanismi cognitivi coinvolti, come abbiamo già affermato, non sono ancora del tutto chiari.

Pertanto, per ora, tra le cause del disturbo della coordinazione motoria vengono riconosciute:

Trattamento

Il disturbo della coordinazione motoria, se identificato, diagnosticato e trattato nei giusti tempi, ha buone possibilità di miglioramento; miglioramento che si verifica sia a proposito degli schemi di movimento, che in termini di consapevolezza, integrazione corporea e autostima.

Il trattamento del disturbo della coordinazione motoria deve essere seguito dal terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, affinché si arrivi all’obiettivo desiderato, il quale baserà principalmente la terapia su giochi e movimenti che, al contempo, sviluppano o migliorano le competenze motorie.

Questi giochi sono di tipo tattile, sensoriale e con forte componente emotiva al fine far sperimentare al paziente il piacere del movimento e permettergli così di percepirlo in ogni particolare.

Con l’aumentare dell’età del bambino, anche gli esercizi e giochi si adattano; pertanto più il bambino è grande e più il lavoro diventa ideativo e di pianificazione e, dal punto di vista motorio, si può anche pensare a un allenamento mirato.

Grazie a terapie mirate e specifiche, personalizzate in base all’età del paziente e al caso che si sta trattando (ricordiamo che i sintomi sono diversi da bambino a bambino), si migliora la percezione, l’integrazione sensoriale e la precisione nella selezione muscolare.

Altra terapia da non escludere è la terapia di gruppo, meglio se con altri bambini affetti da difficoltà motorie; questa è efficace perché innesca un apprendimento per imitazione, tramite l’osservazione di altri, e aumenta la possibilità di trasferire nella quotidianità i progressi effettuati durante la terapia.

Tra gli approcci utilizzati per affrontare il disturbo della coordinazione motoria ci sono:

  • la kinaesthetic therapy, fondata sull’apprendimento per mezzo del movimento, quindi sull’acquisizione delle informazioni tramite la pratica:
  • Il perceptual motor training, basato sull’allenamento percettivo di tipo tattile, visivo, uditivo e olfattivo, come ad esempio il passaggio di una palla con una benda sugli occhi;
  • motor imagery, ovvero un’attività cognitiva che permette un’esperienza motoria, cioè la riproduzione immaginativa di un atto motorio che focalizza l’immaginatore sui propri movimenti.

A chi rivolgersi

Di fronte a un bambino impacciato, la prima cosa che dobbiamo fare è osservare il suo corpo, il suo comportamento e movimento, concentrando la nostra attenzione principalmente sulle abilità motorie e sul fatto che queste siano fluenti in tutte le sezioni del corpo: braccia, gambe, tronco, mani e così via.

Inoltre, dobbiamo osservare la metà del corpo destra e quella sinistra, cercando di capire se queste sono simmetriche e integrate o meno.

Dopo aver osservato il bambino, è bene far fare una valutazione anche al proprio medico curante o pediatra, per escludere problemi riguardanti:

  • lo sviluppo dell’intelletto;
  • condizioni neurologiche particolari;
  • lo sviluppo di organi come udito e vista che incidono sull’equilibrio e movimento.

Una volta che sono state escluse altre patologie e che si pensa di essere di fronte a un disturbo della coordinazione motoria è bene consultare un medico specializzato in neuropsichiatria infantile o dell’età evolutiva.

Egli eseguirà una valutazione specifica del profilo di sviluppo del bambino e successivamente formulerà una corretta diagnosi.

Il riconoscimento del disturbo della coordinazione motoria è fondamentale per iniziare, in caso  di risultato positivo, la terapia. Inoltre, prima si affronta questo tipo di disturbo, prima si inizia il percorso terapeutico, migliori risultati si avranno.

Della terapia si occupa principalmente un terapista specializzato della psicomotricità dell’età evolutiva, il quale lavora sulle competenze motorie attraverso il gioco e il movimento; esso, tuttavia, deve essere affiancato da alte professionalità multidisciplinari, che indagano i diversi settori dello sviluppo, in modo da avere una visione trasversale del problema. Questi sono:

  • neuropsichiatra infantile;
  • psicologo dell’età evolutiva.

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