Cos’è la spondilite anchilosante

By 27 Ottobre 2020Articoli, news

La spondilite anchilosante è una patologia infiammatoria che colpisce le articolazioni della colonna vertebrale e il sistema muscolo scheletrico, rendendoli meno flessibili. I movimenti del paziente vengono limitati e nei casi più gravi si viene a creare una vera propria fusione delle articolazioni della colonna vertebrale che impedisce alcuni movimenti basilari, come sollevare la testa verso il cielo.

È una malattia sistemica, cronica e autoimmune, catalogata tra le spondiloartriti, tra cui si identifica come una delle più frequenti e gravi. La sua pericolosità sta inoltre nel suo essere lieve e subdola nello stadio iniziale, con dolori localizzati lungo la colonna vertebrale. Solo in una fase avanzata la patologia si diffonde ad altre articolazioni, come spalle, anche, ginocchia, caviglie, fino ad alcuni apparati come l’occhio e l’intestino.

L’infiammazione articolare è causata dall’infiltrazione di elementi del sistema immunitario nelle cartilagini e se non curata tempestivamente porta al blocco osseo. La spondilite anchilosante può portare all’invalidità totale del paziente per questo andrebbero eseguiti controlli tempestivi in caso di dolori localizzati alla colonna vertebrale. Colpisce in media tre volte di più gli uomini rispetto le donne e i sintomi si manifestano a partire dai 20 fino ai 40 anni.

Sintomi

Il primo sintomo che si manifesta è la lombalgia, quindi un mal di schiena a livello lombare. Rispetto a una normale lombalgia, è caratterizzata da un fastidioso dolore iniziale, prolungato, che peggiora con il riposo e migliora con l’attività fisica. Di norma, un normale mal di schiena migliora dopo una notte di riposo e colpisce all’improvviso a seguito di sforzi, traumi o postura scorretta. Proprio perché è facilmente reversibile con dell’attività fisica, spesso la lombalgia infiammatoria viene ignorata o sottovalutata. A causa di questo, il rischio è quello di non intervenire prontamente e diagnosticare la spondilite quand’è ormai troppo tardi.

Soindilite anchilosante cause

Al degenerare delle condizioni, dovute all’evoluzione della patologia, il dolore diventa più intenso ed esteso. Già in questa fase avanzata il paziente potrebbe non essere più in grado di compiere azioni quotidiane, come piegarsi, torcere il busto o raccogliere oggetti da terra.

Nei casi più gravi, si possono presentare alcune complicazioni in base alla zona affetta e alla gravità della spondilite anchilosante. Queste complicazioni sono piuttosto rare, ma vanno citate per completezza:

  • Difficoltà respiratoria: si verifica con il coinvolgimento delle ossa del torace;
  • Infiammazione dell’occhio (uveite): il paziente accusa dolore all’occhio, sviluppa una condizione di fotosensibilità e vista appannata;
  • Infiammazione dell’aorta: che può estendersi fino alla valvola aortica con tutte le conseguenze che prevede.

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Cause

Non sono note le cause della spondilite anchilosante. Quello che si conosce al riguardo di questa grave patologia è che coinvolge determinati geni: HLA-B27 nei soggetti di razza caucasica, i più colpiti. Dalle ricerche effettuate è emerso che questo gene attivi il sistema immunitario identificando per errore le articolazioni come materiale estraneo. Questo causa l’infiammazione alla base della spondilite anchilosante.

Grazie al sostegno dei dati raccolti fino ad oggi dalla medicina moderna, sappiamo inoltre che altri fattori giocano un ruolo importante nello sviluppo della malattia. Tra questi il sesso maschile, l’età, la presenza di malattie croniche intestinali (come rettocolite ulcerosa o morbo di Crohn) o di psoriasi.

Diagnosi

Dal momento che è facile scambiare una spondilite anchilosante da una semplice lombalgia, non è semplice intervenire in tempi utili. La diagnosi precoce è infatti fondamentale ed è necessario effettuare una visita specialistica nel caso in cui si accusi dolore cronico o rigidità alle articolazioni della colonna o degli arti.

Il medico curante solitamente procede con una visita medica per verificare e valutare la mobilità della colonna vertebrale del paziente. Questa viene associata a degli esami di laboratorio per controllare la presenza del gene HLA-B27 e l’aumento di alcuni indici fondamentali come quelli di infiammazione. In aggiunta vengono effettuati degli esami radiografici per evidenziare le alterazioni della colonna, se la malattia è in stato avanzato, o una risonanza magnetica per le infiammazioni in fase precoce.

Cura

Anche se la malattia viene diagnostica in tempo, il paziente deve sapere che non esiste una cura per la spondilite anchilosante. Tuttavia, sono disponibili diversi farmaci capaci di ridurre l’infiammazione e alleviare il dolore. Questi possono essere o antinfiammatori non steroidei (FANS) per le fasi iniziali, o farmaci anti-TNFα per controllare l’infiammazione sia a livello osseo, che cutaneo e intestinale.

Rivolgiti al nostro esperto

Altre strade sono state prese in considerazione per trattare questo tipo di patologia, sebbene non abbiano riscontrato risultati scientifici adeguati. Uno degli approcci innovativi prevede una dieta ricca di omega 3, che dovrebbe tenere a bada l’infiammazione della spondilite. Sebbene questo approccio non sia risolutivo, è senza dubbio provato che gli omega 3 svolgano un’azione antinfiammatoria e aiutino a contrastare dolore e rigidità muscolare. Di conseguenza, una dieta del genere è sicuramente consigliata e può apportare benefici al paziente. In generale, infatti, seguire un’alimentazione corretta può migliorare lo stile di vita, soprattutto se la dieta è accompagnata dall’assunzione farmacologica prescritta da un professionista.

Prevenzione

Purtroppo, non esistono mezzi efficaci per prevenire la spondilite anchilosante. Alcuni comportamenti possono aiutare il paziente al quale è stato diagnosticata la patologia, tuttavia non è possibile intervenire a priori per minimizzare le probabilità di riscontrarla.

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L’attività fisica e una dieta bilanciata si rivelano ottimi strumenti per alleviare il dolore e ostacolare la rigidità muscolare e articolare, purtroppo però non sono sufficienti a prevenire una malattia del genere.

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Nonostante l’impossibilità nel trattare la spondilite anchilosante, intervenire in modo precoce per limitare i danni quanto più possibile, alleviando il dolore e combattendo l’infiammazione, è la via da percorrere. Lo Studio FisiomediCal di Roma Nord, in via Andrea Sacchi, 35 fornisce le cure migliori per i suoi pazienti, con strumenti all’avanguardia e un personale altamente qualificato.

Grazie alla combinazione di più competenze, la clinica riesce a somministrare le cure più indicate per ogni paziente, studiandole in base alle esigenze di ognuno. Per fissare una prima visita specialistica, chiama il numero 06 32651337.

 

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