Condropatia rotulea: cos’è definizione

By 15 Maggio 2019Articoli
Condropatia rotulea Roma

Con il termine “condropatia” medici si riferiscono a quelle patologie che interessano i tessuti cartilaginei.

La condropatia rotulea è una patologia della cartilagine che si trova nel lato posteriore della rotula.

L’articolazione del ginocchio è composta da tre ossa: il femore (la porzione distale), la tibia (la porzione prossimale) e la rotula.

La cartilagine ha una funzione di “cuscinetto”, infatti serve a non far “sfregare” l’osso della rotula con le altre ossa che compongono l’articolazione del ginocchio, ossia la troclea femorale, la rotula e la tibia.

La condropatia è caratterizzata da una sofferenza  e deterioramento della cartilagine.

Sintomi

I sintomi che possono manifestarsi in caso di condropatia rotuela sono:

  • Dolore rotuleo: un dolore alla rotula acuto nella flesso/estensione del ginocchio, quando ci si inginocchia o quando si sta seduti per diverse ore;
  • Schricchiolio: quando nel flettere l’articolazione è possibile percepire un classico scroscio articolare;
  • Gonfiore e sensazione di rigidità.

Cause

Ci sono diversi fattori che causano la condropatia rotulea:

  • Un trauma a carico della rotula;
  • Uno stress eccessivo del ginocchio, in questo caso sono più interessati gli sportivi che mettono in continuo sforzo e attrito l’articolazione, un esempio possono essere i corridori, i ciclisti, ecc;
  • Un allineamento errato della rotula che a sua volta provoca un attrito con il femore;
  • Una disfunzione a livello muscolare nella parte anteriore e/o posteriore della coscia che non consente alla rotula il suo corretto funzionamento dovuto ad un forte indebolimento;
  • Le malformazioni congenite che non permettono un allineamento perfetto tra le tre ossa che compongono l’articolazione: femore, rotula e tibia.

Grado di condropatia rotulea

I medici ortopedici, in base ai responsi diagnostici, possono stabilire in quale grado di gravità si trova la condropatia rotulea. I gradi sono 4:

  • Grado 1: questo è il grado meno grave, in questa fase la cartilagine è leggermente deteriorata;
  • Grado 2: in questo grado la cartilagine della rotula risulta più debole e con delle lievi lesioni;
  • Grado 3: qui la cartilagine rotulea è molto assottigliata e presenta delle lesioni non indifferenti;
  • Grado 4: questo è il grado più grave, in questa fase la cartilagine rotulea sarà così debole e lacerata da mostrare l’osso della rotula sottostante.

Fattori di rischio

I principali fattori di rischio che possono causare la condropatia rotulea sono molteplici:

  • Età: spesso la condropatia rotulea può colpire i soggetti di giovane età, in particolare nella fase dell’adolescenza, perché presentano ossa e muscoli in fase di sviluppo e di conseguenza suscettibili a comportamenti anomali;
  • Genere: questa patologia colpisce per lo più i soggetti di sesso femminile perché hanno una minore massa muscolare, rispetto al sesso maschile;
  • Piedi piatti: chi soffre di piedi piatti può essere un soggetto più predisposto alla condropatia rotulea;
  • Sport a livello agonistico: in questo caso gli arti inferiori sono soggetti a continui e ripetuti stress e predisposti più facilmente ad infortuni. In questo caso, per evitare di stressare troppo l’articolazione è importante utilizzare delle scarpe adeguate, allenarsi su un terreno idoneo ed infine, alla fine di ogni allenamento fare sempre degli esercizi di allungamento e stretching;
  • Artrite: l’infiammazione che colpisce le articolazioni.

Diagnosi

La prima cosa da fare quando il paziente inizia ad avvertire dolori al ginocchio è recarsi da un medico ortopedico specialista che procederà con la stesura della diagnosi.

Nel caso di una sospetta condropatia rotulea il medico ortopedico eseguirà sul paziente un esame obiettivo. Durante questo esame il medico dovrà analizzare la posizione e il movimento della rotula, rispetto al femore e alla tibia.

Successivamente, il medico passerà all’anamnesi cioè la raccolta e l’analisi dei sintomi e fastidi accusati dal paziente.

Una volta raccolte tutte le informazioni necessarie il medico potrà predisporre dei test diagnostici per immagine come la risonanza magnetica nucleare (RMN) o Raggi X.

Tramite la risonanza magnetica nucleare si potranno vedere le condizioni delle cartilagini articolari, nonchè una visualizzazione di altre componenti anatomiche quali menischi, tendini e legamenti.

Un ulteriore accertamento diagnostico può essere rappresentato dai raggi X che ci permetteranno di osservare le condizioni delle strutture ossee (femore, rotula e tibia)

 

 

 

Cura

Sostanzialmente lo scopo della cura è quello di evitare il sovraccarico della rotula sul femore ed evitare l’assottigliamento della cartilagine rotulea.

Nei casi di condropatia rotulea meno gravi il trattamento da osservare sarà composto da diverse fasi:

  • Il riposo: è importante per non stressare l’articolazione durante un determinato periodo di tempo;
  • L’assunzione di antinfiammatori; possono essere utili anche antinfiammatori in pomata con utilizzo della pellicola trasparente;
  • L’applicazione di ghiaccio sul ginocchio dolente può alleviare il dolore e la rigidità dell’arto. In questo caso il ghiaccio deve essere somministrato ad intervallo di tempo di 15/20 min.
  • Sedute di fisioterapia per la riabilitazione muscolare, queste possono variare dai 2 ai 6 mesi in base all’intensità del problema. Le sedute consisteranno in esercizi per il rinforzo muscolare e allungamento del comparto muscolare dell’arto interessato. Tale terapia potrà essere sia di tipo manuale sia strumentale, in particolar modo la laserterapia, tecarterapia e crioultrasuoni.

 

L’intervento, per la condropatia rotulea, è indicato per i casi più gravi. Solitamente si passa a questa fase dopo un episodio traumatico o nelle circostanze in cui la cartilagine è ormai quasi del tutto corrosa.

L’intervento non è molto invasivo e la tecnica utilizzata è quella dell’artroscopia. Come detto in precedenza tramite questa tecnica si introduce una telecamera nell’arto per osservarlo da vicino. Nei casi gravi il medico può decidere di procedere con l’intervento vero e proprio.

Dopo aver sottoposto il paziente ad anestesia, solitamente locale, viene fatta un’incisione di circa un centimetro all’altezza del ginocchio. Successivamente viene iniettata una soluzione salina per dilatare il campo operatorio e aumentare la visibilità alll’interno dell’articolazione.

Fatto ciò il medico procederà con la perlustrazione dell’area per capire come intervenire nella “riparazione” dell’arto.

Infine, una volta capita l’area esatta dell’arto in cui intervenire, vengono fatte altre incisioni (solitamente due) le quali verranno utilizzate per introdurre gli strumenti chirurgici.

Una volta finito l’intervento al paziente verranno dati alcuni punti di sutura per richiudere le piccole incisioni e verrà applicato un bendaggio. Questo tipo di intervento può durare dai 40 ai 60 minuti. Tutto dipende dalla gravità della malattia.

Quando il paziente viene sottoposto a questo tipo di intervento può essere effettuato anche un vero e proprio trapianto di cartilagine.

In una prima artroscopia si prelevano dei frammenti di cartilagine dal paziente. A loro volta i frammenti vengono coltivati nei laboratori specializzati in cui vengono riprodotte delle sfere di cartilagine che infine verranno reinserite nel ginocchio del paziente.

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