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Centro Disfagia Roma: Eccellenza nella Cura

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Avere problemi nel masticare e nel deglutire, associati a volte a dolore, è più comune di quanto si pensi. Spesso è solo un falso allarme e il problema, con qualche piccolo accorgimento, va via da solo con il tempo.

Altre volte purtroppo non si è così fortunati e si deve ricorrere necessariamente ad un consulto medico.

Scopriamo insieme cos’è la Disfagia, tutti i suoi sintomi, l’eziologia, come curarla e dove trovare un centro specializzato per il suo trattamento.

Disfagia: significato del termine

Disfagia significa difficoltà nella deglutizione. Essa comporta quindi un maggior sforzo da parte della persona per muovere i cibi solidi o liquidi dalla bocca verso l’esofago fino allo stomaco.

L’atto di deglutire sembra semplice, ma in realtà è un processo piuttosto complesso. Nel suo insieme coinvolge il cervello, diversi nervi e muscoli, due valvole muscolari e l’esofago che trasporta il cibo verso lo stomaco.

Capitano a tutti occasionali difficoltà nella deglutizione, per esempio quando si mangia troppo velocemente o non si mastica abbastanza bene il cibo; di solito questo non è motivo di preoccupazione.

Il problema nasce quando queste difficoltà sono persistenti nel tempo e possono indicare una condizione medica grave che richiede necessariamente un trattamento.

Esistono numerose tipologie nosografiche delle disfagie. La classificazione principale in base alla localizzazione del disturbo è la seguente:

  • Disfagia orale: il problema è nella bocca ed è dovuto alla debolezza del muscolo della lingua (generalmente dopo un ictus) o a difficoltà nella masticazione del cibo.
  • Disfagia orofaringea: il problema è nella gola nel transito dall’orofaringe all’esofago. I problemi alla gola sono spesso causati da un problema neurologico che colpisce i nervi (come il morbo di Parkinson, l’ictus o la sclerosi laterale amiotrofica).
  • Disfagia esofagea: il problema è nell’esofago nel transito del cibo lungo il condotto esofageo. Questo di solito è dovuto ad un blocco o di un’irritazione; spesso è necessaria una procedura chirurgica.

Disfagia: Sintomi

Il termine Disfagia racchiude tutti i possibili problemi di deglutizione. Per questo motivo i segnali e i sintomi ad essa associata sono vari ed includono:

  • Frequente soffocamento con il cibo mentre si mangia.
  • Tosse o vomito durante la deglutizione.
  • Secrezioni abbondanti di saliva.
  • Acido alimentare o gastrico che può causare irritazione alla gola.
  • Bruciore di stomaco
  • Raucedine
  • Sensazione di cibo che si blocca nella gola o nel petto, dietro lo sterno.
  • Inspiegabile perdita di peso.
  • Ritorno improvviso e senza sforzo di parte del contenuto gastrico nella bocca (rigurgito).
  • Polmonite ricorrente (segnale che il cibo devia nelle vie aeree piuttosto che nell’esofago).
  • Provare dolore durante la deglutizione (odinofagia). Da notare quindi che il dolore in senso stretto durante la deglutizione non è la disfagia, ma è uno tra i suoi vari sintomi.

Si consiglia di richiedere un consulto medico se si avvertono regolarmente: difficoltà nel deglutire, perdita di peso o rigurgito.

Qualora non si riesca a deglutire poiché si ritiene che il cibo sia rimasto bloccato in gola o al livello del torace, si consiglia vivamente di recarsi al pronto soccorso più vicino.

Le principali cause di Disfagia

Come abbiamo illustrato in precedenza, la deglutizione è un atto complesso e sono molte le condizioni che possono interferire con questo processo, tanto da rendere l’eziologia del disturbo molto complicata.

Tuttavia, ribadendo la suddivisione principale della Disfagia in base alla sua localizzazione, ovvero Disfagia orofaringea e Disfagia esofagea, è possibile identificare le cause generali dietro queste due categorie di disturbi.

Cause di Disfagia Orofaringea

Alcune condizioni specifiche possono indebolire i muscoli della gola rendendo così più complesso il passaggio del cibo all’inizio della deglutizione, ossia dalla bocca alla gola e dalla gola all’esofago.

Le conseguenze possono essere soffocamento, rigurgito e tosse con la sensazione di cibo o liquidi che potrebbero scendere nelle vie respiratorie. Questo può sfociare anche in polmonite causata dal cibo che viene aspirato anziché essere correttamente incanalato nell’esofago.

Tra le cause della Disfagia orofaringea elenchiamo:

  • Disordini neurologici come la sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica, la distrofia muscolare e il morbo di Parkinson.
  • Danni neurologici improvvisi come ictus, lesione cerebrale o del midollo spinale.
  • Diverticolo esofageo (esempio il diverticolo di Zenker), estroflessione dalla forma simile ad una sacca, che raccoglie le particelle di cibo nella gola e porta a difficoltà nel deglutire insieme ad alitosi e tosse ripetuta.
  • Alcuni tipi di cancro, in particolare correlati all’alcol e al fumo, o trattamenti contro il cancro come le radiazioni.
  • Xerostomia (secchezza delle fauci): non c’è abbastanza saliva per mantenere bagnata la bocca e permettere un corretto passaggio del cibo alla gola.

Cause di Disfagia Esofagea

La Disfagia esofagea si riferisce alla sensazione, molto spiacevole, di cibo o liquidi che, dopo aver deglutito, rimangono ostruiti nell’esofago, alla base della gola o nel petto.

Tra le cause della disfagia esofagea elenchiamo:

  • Acalasia: lo sfintere (il muscolo esofageo inferiore) non funziona correttamente non permettendo l’ingresso del cibo nello stomaco, di conseguenza il cibo viene ricondotto verso la gola.
  • Malattia da reflusso gastroesofageo (Gerd): l’acido dello stomaco risale lungo l’esofago danneggiando i tessuti esofagei. Questo provoca spasmi e tessuti cicatriziali che possono causare la stenosi esofagea.
  • Spasmo esofageo diffuso: l’esofago, dopo la deglutizione, compie un numero maggiore di contrazioni ad alta pressione ma mal coordinate tra loro.
  • Stenosi esofagea: la stenosi indica un esofago più ristretto del normale che quindi può bloccare il passaggio di grandi pezzi di cibo.
  • Tumori esofagei: la loro presenza comporta un progressivo aggravamento del processo di deglutizione.
  • Anello esofageo: una piccola parte dell’esofago si restringe impedendo, a volte, il passaggio di cibi solidi.
  • Esofagite eosinofila: correlata ad un’allergia alimentare, è causata da una sovrappopolazione di cellule eosinofili (un tipo di globuli bianchi) che attaccano il sistema gastrointestinale nell’esofago.
  • Sclerodermia: nell’80% dei casi colpisce la funzione motoria dell’esofago andando ad indebolire lo sfintere esofageo inferiore che impedisce il reflusso di materiale gastrico nell’esofago.
  • Radioterapia: alcuni pazienti che hanno ricevuto questo trattamento per il cancro al collo e alla zona della testa possono avere difficoltà di deglutizione per via di infiammazioni o cicatrici nell’esofago.

La Diagnosi di Disfagia

Molte persone non sanno di avere problemi di deglutizione, in quanto compensano inconsciamente il disturbo scegliendo cibi più facili da mangiare o mangiando più lentamente.

Non essendo consapevoli, tali problemi non possono essere diagnosticati, con il conseguente aggravamento del disturbo che può sfociare in polmonite, soffocamento, malnutrizione e disidratazione.

Per questi motivi è importante parlare con il proprio medico se si pensa di avere un problema di deglutizione in modo da poter effettuare il prima possibile una diagnosi.

In particolare la figura medica del logopedista è in grado di determinare dove si trovi il problema, quale parte del processo di deglutizione sta causando difficoltà e se il problema riguarda principalmente i liquidi, i solidi o entrambi.

Tra i test maggiormente utilizzati per diagnosticare la Disfagia troviamo:

  • Studio di deglutizione: vengono testate diverse consistenze di cibo e di liquidi per constatare quale di questi causi maggiori difficoltà.
  • Test di deglutizione del bario: il paziente ingerisce un liquido contenente bario. Il bario si presenta ai raggi X e aiuta il medico a identificare ciò che sta accadendo nell’esofago in modo più dettagliato, specialmente l’attività dei muscoli.
  • Endoscopia superiore: un tubo flessibile e stretto (endoscopio) viene inserito attraverso la gola e proietta le immagini dall’interno della faringe e dell’esofago su uno schermo per la valutazione. Si procederà poi ad una biopsia qualora venisse riscontrato qualcosa.
  • Manometria: questo test misura il tempo e la forza delle contrazioni esofagee e del rilassamento della valvola muscolare.

Disfagia: Cura e Rimedi

La cura della Disfagia dipende dallo specifico problema di deglutizione che ha la persona.

A volte una difficoltà nel deglutire si risolve da sola e senza trattamento; altre volte questi problemi si risolvono con molta facilità mettendo in pratica qualche utile accorgimento.

Problemi più complessi invece richiedono il trattamento da parte di uno o più specialisti.

Iniziamo con qualche utile accorgimento comportamentale che tutte le persone con problemi di masticazione o deglutizione possono mettere in pratica in autonomia al fine di evitare la riacutizzazione del disturbo:

  • Mangiare seduti con la schiena appoggiata allo schienale della sedia e durante la deglutizione abbassare il mento verso il torace.
  • Ridurre al minimo le distrazioni mentre si mangia: è importante rimanere concentrati sul mangiare e non parlare con il cibo in bocca.
  • Mangiare lentamente, masticare accuratamente e tagliare il cibo in pezzi piccoli.
  • Deglutire 2 o 3 volte per morso o sorso e se si ha la sensazione di un piccolo rigurgito tossire delicatamente e deglutire nuovamente con attenzione.
  • Bere molti liquidi, soprattutto ghiaccioli al limone o acqua aromatizzata al limone per aumentare la produzione di saliva.
  • Ridurre al minimo cibi difficili da masticare e nel caso frullare il cibo in un frullatore.
  • Evitare di ingoiare le pillole per intero ma, se possibile, schiacciarle e mescolarle ad alimenti semiliquidi (ad esempio miele o budino).

Per quanto riguarda la cura vera e propria, essa dipende dal tipo di Disfagia.

Trattamento per Disfagia Orofaringea

Poiché la Disfagia orofaringea è spesso un problema neurologico, fornire un trattamento efficace è complesso. In questi casi la cura consiste in un attento percorso di riabilitazione neurologica.

I principali trattamenti per la Disfagia orofaringea sono:

  • Terapia della deglutizione: questo verrà fatto con un logopedista. L’individuo imparerà nuovi modi di deglutire correttamente. Gli esercizi contribuiranno a migliorare l’attività dei muscoli e il modo in cui essi rispondono.
  • Dieta: Alcuni cibi e liquidi, o combinazioni di essi, sono più facili da digerire. Mentre si consumano i cibi più facili da deglutire, è anche importante che il paziente abbia una dieta ben bilanciata ed equilibrata (vedremo un approfondimento sulla dieta nel prossimo paragrafo).
  • Alimentazione attraverso un tubo: se il paziente è a rischio di polmonite, malnutrizione o disidratazione potrebbe aver bisogno di una alimentazione attraverso una cannula nasale (sondino nasogastrico) o PEG (gastrostomia percutanea endoscopica). Le provette di PEG vengono impiantate chirurgicamente direttamente nello stomaco e passano attraverso una piccola incisione nell’addome.

Trattamento per Disfagia Esofagea

Per il trattamento della Disfagia esofagea è solitamente richiesto un intervento chirurgico. Tra i principali interventi troviamo:

  • Dilatazione: se l’esofago ha bisogno di essere allargato (a causa di una stenosi, per esempio), viene inserito all’interno del canale un piccolo palloncino che viene quindi gonfiato per poi essere successivamente rimosso.
  • Tossina botulinica (Botox): viene comunemente usata se i muscoli dell’esofago sono diventati rigidi (acalasia). La tossina botulinica è una tossina forte che può paralizzare il muscolo rigido, riducendone la contrazione.
  • Se la Disfagia è causata dal cancro, il paziente verrà indirizzato ad un oncologo per il trattamento e potrebbe aver bisogno della rimozione chirurgica del tumore.

Dieta e Menu per la Disfagia

Le persone con Disfagia, avendo difficoltà nel deglutire, possono non essere in grado di ingerire cibi solidi, liquidi o entrambi.

In questi casi è consigliato rivolgersi ad un medico o logopedista per determinare la causa del disturbo e stilare una corretta dieta da seguire per soddisfare tutti i bisogni nutrizionali.

Ci sono varie tipologie di diete a seconda dello specifico problema di disfagia diagnosticato:

  • Una dieta frullata: bisogna cuocere i cibi fino a quando diventano morbidi e teneri prima di frullarli. È importante utilizzare i liquidi appropriati per rendere più fluida la mistura, come brodo o sugo di carne, latte, crema di verdure o succhi di frutta. Questa dieta prevede più pasti al giorno e in alcuni casi è importante apportare un incremento calorico mediante burro o zucchero.
  • Una dieta “morbida”: sminuzzare, macinare o miscelare con salse il cibo di difficile masticazione. L’obiettivo è quello di rendere morbida o semiliquida la consistenza di ogni cibo solido. Gli alimenti consentiti includono pane, cereali inzuppati nel latte, frutta in scatola, verdure cotte, succo di frutta, uova strapazzate, carne macinata, fagioli cotti, piselli cotti, fiocchi di latte, yogurt senza frutta, creme, budini, zuppe alla crema e frutta morbida. Evitare carni resistenti, noci, semi, frutta e verdura cruda e dura e pane “gommoso”.
  • Una dieta addensante: nel caso di difficoltà nella deglutizione dei liquidi è utile utilizzare liquidi addensanti. Così facendo si riesce ad ottenere una consistenza del liquido simile a quella del miele o di un budino. Anche in questo caso un medico o logopedista può fornire istruzioni su come addensare i liquidi.

I cibi da evitare sempre sono invece tutte quelle pietanze “appiccicose” che aderiscono al palato come gnocchi e alcuni tipi di pane. Da evitare anche i cibi friabili o polveri, come cacao e cannella, per non arrecare ulteriori complicazioni alle vie aeree.

Dove trovare un centro d’eccellenza per la cura ed il trattamento della Disfagia a Roma

Come abbiamo visto la Disfagia è un problema molto serio, spesso le persone ne sono inconsapevoli e, se viene trascurata, può portare a complicazioni molto gravi.

La prevenzione è molto difficile ma una diagnosi agli esordi dei primi problemi di deglutizione può fare una grande differenza.

Se soffri di Disfagia o stai riscontrando difficoltà nell’ingerire il cibo saremmo lieti di fornirti tutto l’aiuto e la competenza professionale di cui necessiti.

Vieni a trovarci nel nostro studio Fisiomedical in via Andrea Sacchi 35 a Roma Nord, tra il palazzetto dello sport ed il fiume Tevere. Il centro eccelle nella cura e nel trattamento della Disfagia.

In sede troverai logopedisti esperti, formati e professionali e percorsi di riabilitazione neurologica.Per cominciare a prenderti cura della tua bocca prenota la tua visita specialistica e personalizzata, chiama il numero 06 3224314 o 06 32651337!

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ECG a Roma: cos’è e a cosa serve l’elettrocardiogramma?

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L’elettrocardiogramma (ECG) è un esame diagnostico che consente di registrare e visualizzare graficamente l’attività elettrica del cuore.

Il cuore è un muscolo in grado di pompare il sangue attraverso contrazioni (sistole) e rilasciamenti (diastole). Con l’utilizzo dell’elettrocardiografo è possibile monitorare l’attività elettrica del muscolo cardiaco.

Le contrazioni muscolari, infatti, si accompagnano a variazioni elettriche, dette depolarizzazioni. Ponendo degli elettrodi sulla superficie corporea, è possibile monitorare e registrare queste variazioni, in quanto i liquidi interstiziali del corpo sono in grado di condurre elettricità. Ad un’onda positiva corrisponderà un campo elettrico diretto verso l’elettrodo, viceversa per quanto riguarda un’onda negativa.

Fu Matteucci nel 1842 a dimostrare che il cuore fosse in grado di generare onde elettriche, ma solo Einthoven fu in grado di codificare le onde cardiache, assegnando le lettere P, Q, R, S e T alle differenti oscillazioni tracciate dagli elettrocardiografi.

Compito dell’elettrocardiogramma è quello di verificare l’attività elettrica del cuore, controllando che non vi siano patologie di natura meccanica o bioelettrica.

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Quali patologie cardiache si possono rilevare?

Attraverso l’elettrocardiogramma è possibile identificare alcune tra le principali patologie cardiache:

  • L’ipertrofia cardiaca: condizione di aumento dello spessore delle pareti cardiache e/o del volume del cuore, nella maggioranza dei casi dovuta all’ipertensione arteriosa, patologia caratterizzata da valori di pressione arteriosa a riposo più alti rispetto ai valori standard.
  • Le cardiomiopatie: patologie di diversa gravità che colpiscono il muscolo cardiaco riducendo la capacità del cuore di pompare sangue nel resto del corpo.
  • La cardiopatia ischemica: un particolare tipo di cardiopatia dovuta all’ostruzione delle arterie coronarie (i vasi sanguigni deputati all’irrorazione del cuore), che nei casi più gravi può portare all’infarto miocardico, ossia alla morte delle cellule cardiache.
  • Lo scompenso cardiaco: incapacità del cuore ad avere una contrazione e un rilasciamento efficaci.
  • Alterazioni del normale ritmo cardiaco: tachicardie, bradicardie e battiti anticipati (extrasistoli)

Ma in cosa consiste precisamente questo test diagnostico? Vediamolo insieme!

Come si effettua l’esame?

Elettrocardiogramma a Roma

L’esame dell’elettrocardiogramma a riposo è un test semplice, veloce e completamente indolore. Per effettuarlo non è necessario alcun ricorso a farmaci e nessuna particolare preparazione.

Durante l’esame, vengono attaccati 10 elettrodi adesivi a contatto con la pelle, all’altezza del petto, delle braccia e delle gambe. Gli elettrodi sono collegati a dei cavi, a loro volta connessi ad un macchinario: l’elettrocardiografo, appunto. Gli elettrodi captano le variazioni elettriche e, attraverso i fili, le mandando al macchinario che le elabora e le stampa su carta sotto forma di tracciato.

Durata

Il test ha una durata complessiva di circa 5 minuti. Attaccare gli elettrodi può richiedere del tempo, ma la registrazione effettiva degli impulsi cardiaci dura pochi secondi.

I tre tipi di ECG

Esistono tre principali modalità per registrare un elettrocardiogramma:

  • ECG a riposo, mentre il paziente è steso supino sul letto.
  • ECG sotto sforzo, mentre il paziente corre o cammina su tapis-roulant o pedala su una cyclette.
  • ECG dinamico, anche chiamato esame Holter, consiste nell’indossare un piccolo elettrocardiografo per 24 o 48 ore consecutive.

ECG a riposo

Nel primo caso, il paziente è steso supino in un letto e attende che l’elettrocardiografo registri l’attività elettrica del cuore.

ECG sotto sforzo

Nel secondo caso, invece, l’attività elettrica del cuore viene registrata, insieme alla frequenza cardiaca e alla pressione arteriosa, mentre si effettua un lavoro muscolare. La particolare cyclette su cui il paziente pedala, detta cicloergometro, o il tapis-roulant su cu bisogna camminare sono in grado di aumentare gradualmente lo sforzo.

Il test sotto sforzo ha dei rischi anche gravi (può provocare un infarto o scatenare gravi aritmie che possono addirittura determinare l’arresto cardiaco, tanto e’ vero che prima dell’esame si fa firmare al paziente un consenso informato).
Inoltre non viene eseguito di routine dopo un infarto, ma solo quando nonostante la rivascolarizzazione il paziente continua a lamentare sintomi anginosi.

ECG dinamico o Holter

nfine, ci si sottopone all’esame Holter quando il medico sospetta che la patologia cardiaca possa essere discontinua o non prevedibile. In questo caso, si applica al paziente un piccolo registratore portatile attaccato ad una cintura o ad una tracolla.

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Ci sono casi in cui è obbligatorio?

Nella maggior parte dei casi, per praticare uno sport è necessario effettuare un elettrocardiogramma.

Per quanto riguarda l’attività sportiva a livello agonistico, l’elettrocardiogramma è obbligatorio, sia a riposo, sia sotto sforzo. La validità dell’esame varia inoltre a seconda dello sport praticato e a seconda delle generali condizioni fisiche dell’atleta.

Anche chi pratica un’attività sportiva non agonistica è tenuto a effettuare l’elettrocardiogramma. Per attività non agonistica si intendono principalmente gli sport svolti nelle scuole al di fuori dell’orario accademico, i giochi sportivi studenteschi e le attività organizzate da federazioni sportive o affiliate ad esse (come il CONI). In questo caso il certificato, a prescindere dallo sport praticato, ha durata annuale.

Per quanto riguarda lo sport ludico-ricreativo, ossia a livello amatoriale, l’obbligatorietà dell’ECG varia a seconda delle caratteristiche di chi lo pratica. Nel momento in cui il soggetto presenta un buono stato di salute generale e non ha grossi fattori di rischio, il certificato medico senza ECG sarà sufficiente per accedere alla pratica sportiva amatoriale.

L’ECG a riposo è invece obbligatorio quando i soggetti presentano almeno due delle seguenti condizioni:

  • Età superiore ai 55 anni per gli uomini e ai 65 per le donne
  • Elevata pressione arteriosa
  • Tabagismo
  • Elevati valori di colesterolo
  • Elevati valori di trigliceridi
  • Ridotta tolleranza ai carboidrati
  • Glicemia alterata a digiuno
  • Diabete mellito
  • Obesità addominale
  • Familiarità per patologie di tipo cardiovascolare
  • Altri fattori di rischio per problemi cardiovascolari

La validità dell’esame è pari a un anno.

Infine, chi soffre di patologie cardiache croniche conclamate, a prescindere dall’intensità con cui desidera praticare un’attività sportiva, dovrà effettuare sia ECG che visita specialistica per ottenere un certificato con validità variabile a seconda della patologia, generalmente annuale.

Al di fuori dell’ambito sportivo, non sono presenti altri casi in cui è obbligatorio effettuare un ECG. Tuttavia, in particolare se si è appartenenti a categorie a rischio (fumatori, obesi, diabetici, familiarità per i disturbi cardiovascolari…) è bene effettuare l’ECG in maniera preventiva.

Fondamentale è effettuarlo in caso di disturbi che facciano supporre una malattia al cuore, come dolori al petto, palpitazioni, vertigini o difficoltà respiratorie.

Ma chi può effettuare un ECG? Scopriamolo!

Chi lo effettua?

ECG Roma

L’elettrocardiogramma può essere effettuato sia da medici che da infermieri. L’infermiere è infatti preparato per effettuare e leggere l’ECG, identificando eventuali anomalie da segnalare al medico.

Tutti i medici possono effettuare un ECG e leggerne i risultati, i seguenti sono quelli che lo effettuano più spesso:

È possibile svolgere il test presso la ASL, a seguito della prescrizione del proprio medico di base, o privatamente.

Inoltre, esistono anche alcune farmacie che dispongono di un particolare tipo di elettrocardiogramma, il Cardiopad. In questo caso, è il farmacista o l’operatore che esegue l’esame diagnostico per poi inviare i risultati ad uno studio medico associato. I risultati saranno poi disponibili in una piattaforma online costruita ad hoc per questa esigenza, il Biotechware, o riferibili per via telefonica.

L’importanza di una visita cardiologica

Visita Cardiologica Roma

Il cuore è l’organo vitale per eccellenza e la sua capacità di pompare sangue in tutto il corpo ci tiene in vita. È per questo che monitorare la propria salute cardiaca è una scelta fondamentale.

I controlli cardiaci si devono sì effettuare al manifestarsi di un sintomo (quali aritmie o dolori al petto), ma è anche importante agire a scopo preventivo. Controllare il cuore quando siamo in salute è il modo migliore per evitare minacce future o per fare in modo che alcuni disturbi, inizialmente asintomatici, si aggravino.

Individuare in maniera tempestiva una sofferenza cardiaca anche minima potrebbe evitare malattie non solo gravi, ma anche mortali. Il cuore è un organo molto forte, ma anche estremamente delicato. Sono molti i fattori che concorrono alla salute di quest’organo.

Oltre che sottoporsi ad una visita cardiologica, è importante mantenere uno stile di vita adeguato. In particolare, bisognerebbe mantenere un’alimentazione sana e praticare attività fisica. Uno stile di vita sedentario, il sovrappeso e il diabete sono solo alcuni fattori che mettono a gran repentaglio la salute cardiaca.

Anche il fumo, ostruendo le arterie, è un’abitudine che rischia di inficiare una sana attività del cuore.

Per le donne, inoltre, la menopausa è un fattore di rischio.

Alcuni segnali non si possono ignorare e devono necessariamente portare ad una visita cardiologica. I principali sono i seguenti:

  • Dolore toracico: quando si avverte spesso un senso di oppressione o costrizione al petto o al collo, indipendentemente che si verifichi a riposo o durante sforzo, è necessario eseguire una visita specialistica cardiologica;
  • Palpitazioni, tachicardia: un aumento del battito cardiaco improvviso non è sempre giustificabile con sintomi d’ansia. Al contrario, l’aritmia potrebbe essere una disfunzione cardiovascolare;
  • Dispnea: nel momento in cui si ha spesso il “fiato corto”, anche dopo sforzi che non giustificano tale difficoltà respiratoria, la causa della mancanza di respiro potrebbe essere un malfunzionamento cardiaco;
  • Capogiri, svenimento: la presenza di capogiri e svenimenti frequenti, non dovuti a digiuno o a cali di pressione per il caldo, potrebbero essere un fattore d’allarme e una spinta ad effettuare una visita specialistica;
  • Senso di affaticamento: un costante senso di spossatezza, potrebbe indicare una patologia cardiaca più complessa.

La prevenzione è alla base della salute. La visita cardiologica, inoltre, non è assolutamente invasiva. Generalmente si basa sull’anamnesi del paziente, ossia su un confronto con il medico a cui il paziente racconta la propria storia clinica. Viene quindi descritta la propria storia familiare, il proprio stile di vita e la presenza o meno di eventuali sintomi.

Successivamente, segue la visita vera e propria, che consiste di fatto nell’auscultazione del cuore e dei polmoni e nella misurazione della pressione.

Nel caso in cui , volesse inoltre valutare i fattori di rischio, il cardiologo potrebbe prescrivere un test ematico per valutare i livelli di grassi nel sangue, precisamente il colesterolo ed i trigliceridi, e della glicemia.

La visita cardiologica implica sempre l’ECG, a meno che non si tratti della rivalutazione di un paziente visitato da poco.

Dove effettuare un ECG a Roma in un centro d’eccellenza

Presso FisiomediCal è possibile effettuare una visita specialistica cardiologica nel cuore del quartiere Flaminio, chiamando il numero 0632651337.

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Cos’è l’artrosi? Scopri come e dove curarla a Roma

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Se avverti dolore, rigidità, e sensibilità alle articolazioni potresti sperimentare i sintomi della osteoartrite (OA), più comunemente conosciuta come artrosi. Ma che cos’è l’artrosi?

L’artrosi è una condizione dovuta alla normale usura delle articolazioni e della cartilagine presente in esse. La cartilagine è il tessuto scivoloso che copre le estremità delle ossa e aiuta le articolazioni a muoversi agevolmente. Nei casi più gravi di artrosi, la cartilagine può scomparire completamente e le articolazioni possono avere un contatto diretto fra le ossa.

Nonostante non ci sia una vera e propria cura per l’artrosi, esistono però numerosi trattamenti in grado di alleviarne sensibilmente i sintomi. Nel migliore dei casi, un percorso di riabilitazione riesce anche a rallentare la progressione del danno alle articolazioni. Con un trattamento professionale e d’eccellenza si può quindi riuscire a convivere con l’artrosi, preservando il proprio stile di vita attivo e migliorando la propria quotidianità. 

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Differenze fra artrosi e artrite

L’artrosi e l’artrite sono spesso considerate come la stessa patologia. Questo è però un grande errore. Anche se entrambe colpiscono le articolazioni e causano dolore, le due patologie hanno origini e trattamenti diversi. Scopriamo quali.

Artrite è un termine molto ampio usato per descrivere differenti tipi di condizioni che causano l’infiammazione delle articolazioni. Il nome varia a seconda del tipo di infiammazione.

  • L’artrite reumatoide, un tipo comune di artrite;
  • L’osteoartrite (OA), comunemente chiamata artrosi;
  • L’artrite post-traumatica, definita anche come artrosi secondaria;

Artrite e artrosi sono simili. Entrambe colpiscono le ossa, i legamenti e le articolazioni. Hanno in comune anche molti sintomi, tra cui la rigidità e il dolore delle articolazioni. Ma la differenza tra le due è notevole.

L’artrosi, o osteoartrite è una malattia cronica e degenerativa, la cui insorgenza è soprattutto dovuta all’usura della cartilagine presente fra le articolazioni. Chiaramente, le giunture che più soffrono di tale condizione saranno quelle maggiormente sollecitate nel corso di una vita, come ginocchia, mani, polso anca, e cervicale. Tuttavia, può colpire qualsiasi articolazione, soprattutto a partire dai 60 anni in poi.

L’artrite, fra cui l’artrite reumatoide, è invece una malattia autoimmune, causata cioè dal sistema immunitario dell’individuo che attacca elementi del proprio organismo, producendo una infiammazione cronica. L’artrite reumatoide può insorgere a qualsiasi età, anche nei bambini, e può colpire più articolazioni del corpo simultaneamente.

Quali sono le tipologie di artrosi più comuni?

Fra le aree più comuni affette da artrosi troviamo:

Artrosi del ginocchio

L’artrosi del ginocchio è il più frequente tipo di artrosi. In questo caso la malattia colpisce le parti interne o frontali del ginocchio causando dolore quando si fa uno sforzo. Come conseguenza di questo dolore e dell’evoluzione degenerativa della malattia, il paziente può arrivare ad avere zoppia se la malattia progredisce fino a uno stadio avanzato. In questo tipo di artrosi il movimento dell’articolazione di solito causa un “clic”.

Possiamo inoltre distinguere fra:

  • Artrosi del ginocchio primaria: strettamente correlata all’invecchiamento e alla genetica e legata all’usura delle diverse parti che costituiscono il ginocchio;
  • Artrosi del ginocchio secondaria: causata solitamente da una lesione precedente, come una frattura o una lesione del legamento. Colpisce spesso gli atleti e le persone obese, per l’eccessivo sforzo richiesto alle ginocchia.

Artrosi delle mani

L’artrosi delle mani è il secondo tipo più comune di artrosi. L’artrosi della mano e l’artrosi delle dita ha origine in un’articolazione e può poi diffondersi al resto della mano. È molto visibile in quanto di solito deforma le dita, influenzando la vita dei pazienti nelle attività quotidiane quali la scrittura. Durante il processo di deformazione, il dolore accompagna l’evoluzione della malattia, diminuendo di solito solo quando la deformazione è completa. La funzionalità della mano può essere influenzata e l’articolazione può essere leggermente piegata o deviata.

Artrosi del polso

Il polso è una giuntura complessa, composta da piccole articolazioni. Quando sono sane, le ossa scivolano facilmente l’una sull’altra durante il movimento, protette da una cartilagine liscia, che l’artrite danneggia. Con il progredire della malattia le ossa si sfregano l’una contro l’altra, causando danni alle articolazioni che non possono essere riparati.

Nelle fasi iniziali dell’artrosi del polso, i sintomi possono essere confusi, in quanto simili, a quelli della sindrome del tunnel carpale o della tendinite. L’artrosi, a causa dell’infiammazione può aumentare il rischio per entrambe le condizioni.

I sintomi possono variare a seconda del livello di progressione della patologia. I sintomi dell’artrosi del polso possono quindi essere:

  • Lievi

Il dolore è descritto come una sensazione insolita nel profondo del polso, o come un semplice male al polso. Una lieve artrite può far sperimentare rigidità dell’articolazione al mattino. Con il riposo, può migliorare a metà giornata, ma peggiorare al calar della notte. L’uso prolungato del polso può causare dolore che va e viene per giorni o settimane.

  • Moderati

Con un’artrite moderata al polso, il movimento dell’articolazione può essere limitato e le attività quotidiane possono diventare difficili. Si può talvolta avvertire dolore anche quando il polso è a riposo. Gli effetti dell’infiammazione diventano inoltre più evidenti, con la presenza di gonfiore. Una radiografia può rivelare una perdita di spazio articolare.

  • Gravi

Un’artrite grave può essere diagnosticata laddove quasi tutte le attività provocano dolore al polso. Nei casi gravi e cronici, il dolore è costante anche a riposo. In una condizione di artrite  al polso grave è presente una diminuzione del movimento importante, e una deformazione fisica più evidente man mano che i tessuti si consumano.

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Artrosi dell’anca

L’artrosi dell’anca è abbastanza comune, anche se non quanto l’artrosi del ginocchio o della mano. In generale, è tipica delle persone anziane, ma può comparire anche prima dei 50 anni.

Il sintomo principale dell’artrosi all’anca è il dolore, nella zona inguinale e nella zona interna della coscia. All’inizio della malattia, il dolore appare solo camminando e salendo o scendendo le scale. Progressivamente, le azioni difficili come flettere le gambe o camminare diventano difficili. Nelle fasi avanzate il dolore può comparire durante la notte, anche mentre si sta riposando, e con il passare del tempo è normale zoppicare quando si cammina.

Artrosi cervicale

Il dolore al collo e il mal di schiena possono essere causati da molte cose, ma il più delle volte sono legati all’invecchiamento. Come il resto del corpo, i dischi e le articolazioni del collo (colonna vertebrale cervicale) degenerano lentamente con l’età.

L’artrosi del collo o artrosi cervicale è estremamente comune. È presente in più dell’ 85% delle persone di età superiore ai 60 anni. È spesso causa di dolore e rigidità al collo, che può variare da lieve a grave.  A volte l’aggravarsi dei sintomi avviene dopo aver svolto attività in cui il collo è tenuto nella stessa posizione per un periodo prolungato di tempo, come guidare o leggere un libro.  Il dolore di solito migliora con il riposo o da sdraiati.

I sintomi dell’artrosi

Non tutti i pazienti con artrite lamentano dolore, perdita di movimento o deformità: la gravità dei sintomi è solo parzialmente legata alla gravità della condizione.

Alcuni sintomi dell’artrosi sono molto simili ad altri tipi di artrite. Tuttavia, alcuni sintomi specifici la distinguono da altre condizioni.

I sintomi più comuni di artrosi sono:

  • dolore articolare;
  • rigidità dell’articolazione;
  • sensibilità attorno alle articolazioni interessate;
  • ridotta flessibilità delle articolazioni interessate;
  • sfregamento osseo;
  • speroni ossei (piccoli frammenti di crescita ossea extra intorno alle articolazioni interessate);

I sintomi dell’osteoartrite e dell’artrite reumatoide sono in parte gli stessi. Tuttavia, l’artrite reumatoide causa spesso una rigidità mattutina delle articolazioni più duratura e porta ad un maggior gonfiore e arrossamento. Inoltre, i pazienti nella fase iniziale dell’artrite reumatoide possono sperimentare sintomi quali debolezza e perdita di appetito.

Le cause dell’artrosi

Le cause dell’artrosi non sono ancora del tutto conosciute. Possiamo però distinguere l’artrite fra:

  • primaria, quando è determinata principalmente dall’avanzare dell’età,
  • o secondaria, quando si presenta in seguito a traumi articolari, deformità ossee, obesità, diabete, ecc.

La maggior parte dei casi di artrosi è però senza una particolare causa scatenante. L’età è quindi sicuramente uno dei principali fattori di rischio, ma non è l’unico.

Oltre all’età, altri fattori di rischio per l’osteoartrite includono:

  • Storia familiare (alcuni tipi derivano da una predisposizione genetica);
  • Obesità (soprattutto per l’articolazione del ginocchio);
  • Sesso (le donne hanno fino a 3 volte più probabilità di sviluppare l’osteoartrite rispetto agli uomini);
  • Mancanza di esercizio fisico (ad eccezione di quelli con un elevato impatto sulle articolazioni);
  • Precedenti traumi alle articolazioni;

In certi casi determinare una causa specifica dell’artrite può essere complicato. La realtà è che si tratta quasi sempre di un insieme multifattoriale di cause. Viviamo in un mondo in cui vogliamo comprendere il nostro corpo e le condizioni mediche con chiarezza, il che ci porta ad assegnare un unico fattore come causa scatenante della patologia.

La realtà è che lo sviluppo dell’artrite è un processo complesso e interconnesso, dove molteplici fattori lavorano insieme fino allo sviluppo della condizione d’artrosi.

Si può curare l’artrosi?

Un medico vi consiglierà un piano di trattamento adeguato a seconda della situazione nella quale vi trovate. Nella maggior parte dei casi, vi incoraggerà a provare trattamenti meno invasivi prima di raccomandare l’intervento chirurgico.

Il primo approccio è infatti di tipo conservativo, cioè l’abbinamento di fisioterapia, dieta, farmaci antinfiammatori, integratori alimentari e tutor specifici.

In secondo luogo, si può ricorrere a terapie infiltrative intra e peri-articolari, cioè all’iniezione di sostanze terapeutiche (acido ialuronico, cortisonici, gel piastrinico, ecc.) direttamente all’interno dell’articolazione o attorno ad essa.

In ultima istanza si può ricorrere alla chirurgia, con diverse opzioni a seconda della condizione. Ogni intervento chiaramente presenta dei rischi e dei benefici specifici, ed un preciso percorso di riabilitazione in seguito, da discutere con lo specialista a seconda delle variabili del caso specifico.

Concretamente, i trattamenti generalmente possono includere:

  • Farmaci: Ad esempio i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS);
  • Trattamento gel piastrinico (PRP): Utilizzo di un gel ricavato direttamente dalle piastrine, in grado generare nuovi vasi sanguigni, con effetti antinfiammatori e analgesici;
  • Terapia fisica: Un terapista vi insegnerà ad eseguire esercizi che vi aiuteranno a rafforzare e stabilizzare le articolazioni e a ritrovare o mantenere il vostro raggio d’azione;
  • Terapia occupazionale: Un terapista vi aiuterà a sviluppare strategie per adattare il vostro ambiente di lavoro e abitudini con la vostra condizione;
  • Ortesi: Questi includono bretelle, stecche o inserti di scarpe che aiutano ad alleviare lo stress e la pressione sulle articolazioni danneggiate;
  • Chirurgia articolare: Una sostituzione o fusione delle articolazioni danneggiate.

Dove curare l’artrosi a Roma in un centro d’eccellenza:

Al fine di riacquistare una condizione di salute migliore bisogna rivolgersi a specialisti del settore capaci e professionali, in grado di migliorare sensibilmente la nostra vita quotidiana.

Per una visita specialistica accurata, ed eventualmente un percorso di riabilitazione e trattamento dell’artrosi, il centro fisioterapico FisiomediCal a Roma rappresenta una valida scelta. Intraprendere un percorso di aiuto e di riabilitazione in questo centro significa affidarsi ad un team di medici specialisti, ortopedici e fisioterapisti che lavorano in sinergia con strumentazioni e pratiche all’avanguardia.

Sono numerosi i servizi e le tipologie di trattamento offerte dalla struttura, in grado di rispondere adeguatamente alle diverse esigenze dei pazienti e alle relative condizioni di salute. Per richiedere un check-up gratuito, e scoprire tutti gli esclusivi servizi del Centro FisiomediCal, basta visitare il sito web cliccando qui.

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Eccellenza Osteoporosi Roma

Centro d’eccellenza cura osteoporosi a Roma: dove trovarlo.

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L’osteoporosi è una malattia sistemica che affligge lo scheletro e si caratterizza per una perdita di massa ossea ed un danneggiamento dell’architettura scheletrica, rendendo le ossa più fragili e soggette a eventuali fratture. Come suggerisce lo stesso nome della malattia le ossa diventano più porose e quindi fragili.

Quali le parti del corpo più esposte all’osteoporosi?

Le zone più esposte ai pericoli dell’osteoporosi sono:

  • il Femore;
  • il Radio;
  • la Colonna Vertebrale.

Sintomi dell’osteoporosi:

Non è affatto semplice riconoscere l’osteoporosi, due persone su tre infatti non manifestano sintomi nelle prime fasi della malattia, portando alla diagnosi solo dopo i forti dolori dati da una frattura ossea.

La zona vertebrale è una delle zone più sensibili ai sintomi dell’osteoporosi che possono manifestarsi, delle volte, con micro fratture poco dolorose che più spesso degenerano in fitte improvvise e più dolorose affliggendo soprattutto la zona lombare.

Le fratture delle ossa più lunghe invece generano un dolore più forte ed immediato.

Per una precisa diagnosi bisogna sempre rivolgersi al proprio medico che eventualmente attraverso visite ed esami specifici come la mineralometria ossea computerizzata, radiografie e risonanze, può diagnosticare correttamente l’osteoporosi.

Quali le cause dell’osteoporosi?

L’osteoporosi si sviluppa in seguito ad uno squilibrio tra osteoblasti e osteoclasti, che sono importanti cellule per lo sviluppo delle ossa. Gli osteoblasti sono cellule adibite allo sviluppo osseo mentre gli osteoclasti sono specializzati nel riassorbimento osseo.

I fattori di rischio:

Vi sono diversi fattori di rischio che possono aumentare la probabilità che l’osteoporosi si manifesti:

  • Età;
  • fattori genetici;
  • carenza di ormoni;
  • dieta carente di calcio e vitamina D;
  • sedentarietà;
  • malattie endocrine;
  • malattie gastrointestinali;
  • fumo;
  • alcol;
  • caffè.

I tipi di osteoporosi:

Esistono diverse tipologie di osteoporosi, differenziandosi per la causa generante, in particolare si suddividono in

  • Osteoporosi Primarie: conseguenza della perdita naturale di massa ossea.
  • Osteoporosi Secondarie: conseguenza di eventi particolari (malattie gastrointestinali, farmaci che danneggiano lo scheletro, ecc.), solitamente in questa categoria sono racchiuse le osteoporosi giovanili.

Le osteoporosi primarie rappresentano il 95% dei casi riscontrati in particolare si suddividono in osteoporosi di tipo I e di tipo II.

L’osteoporosi di tipo I, detta anche menopausale, è causata dal crollo della produzione ormonale e colpisce prevalentemente donne (sei volte più degli uomini) di età compresa tra i 50 e i 75 anni.

L’osteoporosi di tipo II, detta anche senile, appare dopo i 60 anni e colpisce la donna due volte più di frequente che nell’uomo.

Quali sono i pericoli dell’osteoporosi?

Il pericolo principale dell’osteoporosi è quello delle fratture ossee, la malattia infatti indebolisce notevolmente l’osso rendendolo poroso e meno forte facilitando così enormemente le fratture. Sono molto comuni fra chi soffre di osteoporosi fratture dell’anca, del femore o del polso. Sul lungo periodo si può manifestare anche un dolore cronico di carattere muscolare alla schiena con successive ipercifosi lombari e iperlordosi cervicali. Le conseguenze più visibili saranno la nascita della gobba e la perdita di altezza.

L’osteoporosi è un nemico discreto e silenzioso di cui è molto difficile rendersi conto prima di una frattura ossea per questo è importante per i soggetti a rischio effettuare delle periodiche visite ortopediche.

Come prevenire l’osteoporosi?

L’osteoporosi si può prevenire, ed il modo più semplice è quello di limitare i comportamenti a rischio, quindi: fare attività fisica, avere una dieta variata ed equilibrata, non fumare o bere troppi caffè; il nostro stile di vita è il nostro primo alleato contro l’osteoporosi.

Scopri come prevenire l'osteoporosi

La dieta è sicuramente il mezzo più facile ed anche economico per rinforzare le nostre ossa, in particolare assumendo Calcio che possiamo trovare nei latticini ma soprattutto nella verdura a foglia larga, frutta secca e fresca. Non si deve inoltre sottovalutare la scelta di bere acque ricche di calcio. Un altro elemento che può aiutarci a prevenire l’osteoporosi è la Vitamina D che si può assumere grazie ad alimenti come il latte, lo yogurt, il pesce azzurro e d’acqua dolce, i funghi ed il succo d’arancia; inoltre una mancanza di vitamina D può essere conseguenza di una insufficiente esposizione alla luce solare. Vi sono poi alimenti che andrebbero evitati o quanto meno la cui assunzione andrebbe limitata come ad esempio quegli alimenti ricchi di fosforo come carne rossa, salumi e bibite gassate.

L’attività fisica è un potente alleato nella cura delle ossa, infatti la pratica adeguata di sport oltre a prevenire l’erosione della massa ossea può anche promuovere l’incremento della stessa. L’attività fisica però non sempre fa bene soprattutto se si adottano soluzioni fai-da-te che posso essere controproducenti o dannose. Il consiglio è sempre quello di affidarsi a dei professionisti per una sana ed efficace ginnastica.

Come si cura l’osteoporosi?

I consigli del paragrafo precedente sono validi e anzi quasi obbligatori nel percorso di cura dell’osteoporosi, i primi due passi per vivere bene con l’osteoporosi sono la dieta, che può essere coadiuvata dall’uso di integratori, e l’attività fisica, sempre meglio in strutture adeguate.

Le cure per l’osteoporosi sono diverse: si può curare con una terapia farmacologica grazie all’uso di anti-riassorbitivi, che bloccano il deterioramento della massa ossea intervenendo sugli osteoclasti, tra i farmaci più usati sicuramente ci sono quelli della classe dei Bifosfonati. Un’altra strada è quella della terapia ormonale a base principalmente di estrogeni di cui, ad esempio, le donne in menopausa hanno una carenza.

Vi sono poi delle terapie fisiche che possono migliorare la vita del paziente andando a prevenire e curare le fastidiose e dolorose conseguenze dell’osteoporosi, queste cure sono più naturali e meno invasive rispetto a quelle farmacologiche:

  • MAGNETOTERAPIA (attraverso le onde magnetiche si stimola la formazione di nuovo tessuto osseo)
  • RIABILITAZIONE ORTOPEDICA (attraverso varie metodologie permettono al paziente di riacquisire delle abilità motorie perse)
  • CRIOULTRASUONI (con la combinazione della crioterapia e dell’ultrasuonoterapia si ha un effetto analgesico ed antinfiammatorio)

Ginnastica per osteoporosi

È possibile prevenire o alleviare i dolori causati dall’osteoporosi svolgendo una regolare attività fisica.

Le discipline più indicate quando si è affetti dalla patologia dell’osteoporosi sono la ginnastica posturale e il pilates.

Ginnastica posturale

La ginnastica posturale risulta essere un’ottima soluzione per risolvere o alleviare problemi posturali transitori come dolori alle spalle, collo o schiena, sia come per patologie croniche come scoliosi, lordosi o osteoporosi.

L’obiettivo principale della ginnastica posturale è proprio quello di rieducare ad una corretta postura attraverso degli esercizi specifici. Questi esercizi aiutano il paziente ad aumentare la consapevolezza del proprio corpo.

La ginnastica posturale, inoltre, se praticata con regolarità e continuità può donare al corpo un migliore equilibrio muscolare, un incremento della mobilità articolare, un allungamento ed allineamento di muscoli e arti.

Questa attività fisica, quindi, ha molti benefici: aiuta a migliorare la respirazione, diminuisce o addirittura elimina il mal di schiena, distende i muscoli, allevia il mal di testa e migliora la circolazione sanguigna.

Pilates

Il pilates è una forma di fitness di tipo rieducativo, infatti gli esercizi svolti durante le lezioni sono dedicati in modo particolare ad un controllo della postura, per mezzo della regolazione del baricentro che dona al corpo fluidità ed armonia durante l’esecuzione dei movimenti.

Il pilates è una disciplina che permette di svolgere un allenamento in modo sicuro, non solo grazie ai suoi movimenti delicati che lo caratterizzano, ma anche perché ogni esercizio può essere personalizzato in base alle patologie del paziente.

Praticare questo sport rinforza i muscoli della colonna vertebrale, del bacino e della zona addominale, corregge i difetti posturali, migliora la circolazione sanguigna e dona una maggiore densità alle ossa, motivo per cui è particolarmente indicato per i pazienti che soffrono di patologie come l’osteoporosi.

Da non sottovalutare è anche l’aspetto rilassante del pilates, infatti, questa disciplina dona benessere non solo fisico, ma anche mentale a chi la pratica.

Dove trovare un centro d’eccellenza per la prevenzione e cura dell’osteoporosi a Roma?

In via Andrea Sacchi 35, troverai Fisiomedical, un centro d’eccellenza dove operano medici qualificati e personale professionale, e potrai usufruire delle migliori apparecchiature di ultima generazione. Chiama subito allo 0632651337 e prenota la tua visita specialistica.

 

Fisioterapista che massaggia la schiena di una piaziente

Centro fisioterapia d’eccellenza al centro di Roma

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Il centro di fisioterapia FisiomediCal si trova al centro di Roma, nel cuore del quartiere Flaminio.
I pazienti hanno a disposizione una struttura moderna, dotata di strumenti di ultima generazione e un team di medici specialisti, ortopedici e fisioterapisti pronti a collaborare tra loro per supportare e aiutare il paziente a soddisfare ogni sua necessità.

FisiomediCal è una realtà dinamica, e si pone l’obiettivo di offrire una soluzione a tutte le persone che hanno bisogno di seguire percorsi di fisioterapia o rieducazione funzionale, fornendo loro gli strumenti più adatti.
Negli ambulatori FisiomediCal è possibile seguire terapie che uniscono tecniche manuali insieme ai più moderni macchinari: il paziente potrà fruire del percorso più efficace, a seconda del problema.

All’interno di FisiomediCal c’è una palestra di circa 60 mq dove è possibile seguire corsi di ginnastica posturale a scopo terapeutico – sia individuale che di gruppo – e corsi di pilates.

I nostri servizi

FisiomediCal mette a disposizione tanti servizi: dalle terapie manuali a quelle fisiche, dall’osteopatia alla riabilitazione, 10 ambulatori specialistici, corsi di pilates e di ginnastica posturale per assicurare un percorso completo e terapeuticamente efficace.
Vediamo nel dettaglio tutti i servizi: quali sono, a cosa servono e quali attività comprendono.

Terapie manuali

Le terapie manuali hanno l’obiettivo di permettere a individui disfunzionali, patologici o colpiti da eventi traumatici, di recuperare le funzioni motorie. Questo tipo di fisioterapia è applicabile agli ambiti ortopedici, traumatologici, neurologici, cardiologici, pneumologici. Di seguito l’elenco con le varie terapie manuali effettuate.

  • CHINESITERAPIA
    La chinesiterapia ha come scopo il recupero del movimento articolare, della forza e massa muscolare e della facoltà di svolgere i movimenti senza alcuno sforzo.
  • CYRIAX
    Questa terapia manuale tratta le infiammazioni e i traumi a carico dei tessuti molli, in particolare i muscoli, tendini, legamenti, guaine muscolari e tendinee.
  • MC KENZIE
    Questa terapia prevede il mantenimento di posture corrette e lo svolgimento di esercizi specifici per curare problematiche di tipo meccanico inerenti mal di schiena e di collo, scaturite da posture scorrette o dall’esecuzione di movimenti errati o dannosi.Fisioterapista che fa un massaggio alla schiena
  • MEZIERES
    Il metodo di Mezieres è funzionale nel trattamento della scoliosi, della sciatica, delle lombalgie, cervicalgie, dei dolori ai piedi e nel trattamento post-chirurgico di spalla e anca.
  • SOUCHARD
    L’obiettivo del metodo Souchard è di allungare i muscoli della statica e i muscoli sospensori, accorciando al tempo stesso i muscoli della dinamica, al fine di migliorare la postura a livello globale. Utile per dolori articolari, mal di schiena, dolori cervicali, nevralgie, dolori reumatici, rigidezza articolare, disturbi circolatori.
  • MASSOTERAPIA
    I massaggi terapeutici si focalizzano su aree come schiena e collo, e racchiudono tecniche come sfioramenti, impastamenti, percussioni e frizioni, e hanno come scopo il rilassamento e benessere globale del paziente.
  • BENDAGGI FUNZIONALI
    Il Bendaggio funzionale è una tecnica che mira all’immobilizzazione o al riposo temporaneo di un’articolazione o parte del corpo, al fine di ridurre i tempi guarigione.
  • KINESIOTAPING
    Il kinesio taping è una tecnica che prevede l’utilizzo di un cerotto elastico per attenuare dolori causati da contratture, tensioni muscolari, strappi, stiramenti, edemi ed ematomi sottocutanei, senza pregiudicare alcun movimento.

Terapie fisiche

Le terapie fisiche sono utilizzate per ottenere risultati ottimali di tipo analgesico, antinfiammatorio e di stimolazione nervosa e sono utilizzate nelle patologie dell’apparato locomotore quando, a seguito di un trauma, sono presenti infiammazione e dolore.
Nel centro FisiomediCal è possibile effettuare:

  • ELETTROSTIMOLAZIONI
    L’elettrostimolazione è una terapia utile nelle prime fasi della riabilitazione. è usata anche per favorire il potenziamento muscolare.
  • DIADINAMICHE
    Le correnti diadinamiche posso avere diversi effetti terapeutici: analgesico, trofico ed eccitomotorio. Questa tecnica riabilitativa si usa nei casi di tendinite al polso, gomito, caviglia o ginocchio, per i traumi alle articolazioni e per postumi dolorosi, per artropatie acute e croniche.
  • ULTRASUONI
    Gli ultrasuoni hanno un effetto sul metabolismo dei tessuti e dell’attività cellulare, facendo aumentare il flusso sanguigno, la permeabilità capillare, la soglia del dolore e l’elasticità ed estensibilità del tessuto fibroso. Consigliata per curare quelle patologie che colpiscono il tessuto muscolare e tendineo.
  • TENS
    La TENS è una terapia strumentale antalgica che utilizza correnti rettangolari bifasiche. Quest’ultime vengono applicate attraverso elettrodi adesivi posizionati sulla cute, secondo uno schema ben definito e mirano ad innalzare la soglia del dolore e favorire la liberazione di endorfine agendo sulle fibre nervose sensitive.
  • IONOFORESI
    La Ionoforesi utilizza elettrodi cutanei imbevuti del farmaco. Questo fa sì che il farmaco possa penetrare all’interno dei tessuti dove risiede l’infiammazione. I farmaci più utilizzati per le applicazioni sono gli antinfiammatori non steroidei, i cortisonici e/o i chelanti del calcio.
  • LASER
    Il laser utilizza l’energia generata dalla sorgente luminosa per ottenere una risposta biochimica da parte della membrana cellulare del nostro corpo. L’utilizzo del laser genera quindi effetti terapeutici attraverso energia elettromagnetica, con diversi effetti: aumento del flusso ematico per micro-vascolarizzazione (azione antiflogistica, antiedemigena e stimolante del metabolismo cellulare), azione decontratturante per effetto termico, riassorbimento dei liquidi interstiziali e stimolazione della proliferazione dei fibroblasti e regolarizzazione delle cicatrici.
  • LASER AD ALTA FREQUENZA
    Il laser ad alta frequenza è un apparecchio di ultima generazione e viene utilizzato per il trattamento delle lesioni muscolo-tendinee in quanto allevia il dolore, biostimola il tessuto inducendo i processi metabolici, riduce il gonfiore stimolando leucociti e macrofagi, aumenta il drenaggio linfatico e il flusso ematico.
  • TECARTERAPIA
    La tecarterapia si basa su un dispositivo che genera un aumento della temperatura e prevede un’attivazione fisiologica del tessuto in 3 fasi: microcircolazione, vasodilatazione, aumento della temperatura.
  • MAGNETOTERAPIA
    È una terapia che utilizza apparecchiature generanti campi magnetici di bassa intensità e frequenza variabile. La magnetoterapia agisce per problematiche infiammatorie (artrosi, flebiti, tendiniti, stiramenti muscolari, etc.) e per problematiche reumatiche e articolari (epicondiliti, borsiti, mialgie, cervicalgie, lombalgie, trattamento delle fratture durante e dopo gessatura).
  • CRIOULTRASUONI
    Gli ultrasuoni hanno un effetto antinfiammatorio, la crioterapia supporta la cura con la sua tipica azione analgesica. Accoppiando queste due tecniche si ottengono risultati: questo perché dopo un infortunio (o intervento), la lesione che si determina spesso produce gonfiore, ed il freddo applicato in maniera preventiva è la migliore soluzione per combatterne la formazione.
  • IPERTERMIA
    Trattamento clinico che genera calore all’interno dei tessuti attraverso l’utilizzo di energia elettromagnetica. Tale tecnica terapeutica ha l’effetto fisiologico di vasodilatazione del tessuto sottoposto a tale riscaldamento. L’ipertermia è indicata nei casi di rigidità e manifestazioni dolorose post-traumatiche, artropatie croniche e degenerative, borsiti, lombalgie e lombosciatalgie, esiti di edemi ed ematomi tendenti a cronicizzare, peritendiniti croniche e tendinosi.
  • ONDE D’URTO
    Le Onde D’Urto sono uno strumento di terapia non invasivo, costituito da onde acustiche ad alta energia, emesse da generatori elettromagnetici e veicolate all’interno del corpo umano. Le indicazioni terapeutiche delle onde d’urto sono molteplici: Entesopatie croniche, Tendinite, Stiramenti e contratture muscolari, Calcificazioni muscolari, Trattamento dei trigger points, Epicondiliti, Esostosi dell’articolazioni della mano, Borsiti, Achillodinia, Sperone calcaneare, Sindrome del tibiale anteriore, Sindrome Rotulea, Pubalgia, Trattamento del tunnel carpale, Ipertonia di origine neurologica.

Osteopatia

L’osteopatia rientra nelle terapie manuali, ma non prende in considerazione il semplice disturbo bensì la globalità corporea. A volte infatti i disturbi possono essere collegati tra loro. L’obiettivo dell’osteopatia è quello di andare alla ricerca della disfunzione osteopatica e trattarla per “riprogrammare” l’organismo da un punto di vista neuro-recettoriale.

Riabilitazione

Il fine ultimo della riabilitazione è mettere l’individuo nella condizione di ricostruire le capacità e abilità perdute a causa di un evento traumatico o patologico, per permettergli di essere reinserito in maniera completa in un contesto sociale e familiare. La riabilitazione può riguardare diversi aspetti, spesso correlati tra loro. Nel centro FisiomediCal a Roma Nord si effettuano le seguenti riabilitazioni:

  • ORTOPEDICA
  • TRAUMATOLOGICA
  • NEUROLOGICA
  • LOGOPEDICA
  • CARDIOLOGICA

Visite specialistiche

Grazie alla sinergia tra specialisti delle varie tipologie chirurgiche in ambito ortopedico (colonna, spalla, anca, ginocchio e piede), fisiatri, fisioterapisti e osteopati di comprovata esperienza e professionalità, siamo in grado di creare protocolli specifici personalizzati in grado di offrire una rapida ripresa delle normali attività quotidiane dopo un esito chirurgico.
In FisiomediCal è possibile trovare ambulatori specialistici di:

  • FISIATRIA
  • ORTOPEDIA
  • MEDICINA DELLO SPORT
  • OTORINOLARINGOIATRIA
  • CARDIOLOGIA
  • ANGIOLOGIA
  • ALLERGOLOGIA
  • UROLOGIA
  • GINECOLOGIA

Corsi di pilates

Il Pilates è un metodo che allena tutto il corpo attraverso esercizi basati sulla qualità e precisione dei movimenti e non sulla rapidità di esecuzione: grazie al Pilates è possibile rinforzare il corpo, modellarlo e correggere la postura. Proprio per questo si rivela utile a coloro che hanno bisogno di riequilibrare i carichi sulla colonna vertebrale.

 

Ragazza che fa pilates usando pallone fisioterapico

Ginnastica posturale

La ginnastica posturale si riferisce a tutti quegli esercizi il cui scopo è quello di ridare armonia alla globalità corporea per ristabilire quell’equilibrio che è stato modificato a causa di eventi traumatici o di scorretta postura quotidiana.

programmi riabilitazione roma

E’ online il nuovo sito web di Studio FisiomediCal

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Oggi, contestualmente alla messa online del nuovo sito web del Centro Medico Riabilitativo, nasce il nostro blog.
Vorremmo che diventasse, per i nostri pazienti e per i visitatori di questo sito un luogo di incontro e di riferimento. Qui infatti, a partire dalle prossime settimana, troverai:

    • articoli dei nostri Specialisti
    • informazioni e consigli utili su come prenderti cura del tuo benessere psico fisico
    • news sulle attività del nostro Centro Medico
    • notizie ed articoli sul mondo della Riabilitazione, Medicina e Fisioterapia

e tanto altro!

Grazie,
lo staff di Studio FisiomediCal