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Spalla Bloccata definizione

Cosa s’intende per spalla bloccata

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Quando si parla di Spalla Bloccata ci si riferisce a una condizione invalidante e piuttosto dolorosa che affligge questa importante articolazione. La spalla è formata da ben cinque articolazioni differenti, motivo per cui è riconosciuta come uno dei complessi articolari più complicati del nostro corpo.

La patologia è conosciuta anche come Spalla Congelata oppure capsulite adesiva e chi ne soffre lamenta forte dolore, rigidità e mobilità limitata. Ad oggi la scienza non ha ancora trovato le cause specifiche che portano all’insorgere della spalla bloccata.

La spalla, come detto in precedenza, è una delle articolazioni più importanti del corpo umano: permette di svolgere una moltitudine di movimenti basilari e raffinati che eseguiamo quotidianamente ogni volta che muoviamo le braccia.

Tornando al nome scientifico, la patologia è conosciuta è definita capsulite adesiva perché colpisce il manicotto di tessuto connettivo che avvolge la spalla ispessendo e cicatrizzando i tessuti che la compongono. Questa capsula svolge la funzione di stabilizzare e sostenere i due capi ossei che la formano, facendo perdere l’elasticità tipica dei tessuti e comprimendo le strutture anatomiche con cui è in contatto. Il dolore e la limitazione dei movimenti sono i sintomi che permettono di riconoscere la spalla bloccata da altre patologie simili, come la rottura della cuffia dei rotatori o l’artrite.

La malattia tende a scomparire dopo un lungo periodo (fino a due anni) in modo naturale, al termine di un ciclo che si divide in tre fasi che vedremo in dettaglio nel prossimo paragrafo.

Sintomi

La prima cosa a cui fare attenzione è il dolore associato al movimento attivo della spalla e la limitazione della mobilità articolare. È importante comprendere i sintomi perché sono spesso confusi con altri associati a patologie differenti. Di conseguenza, è sempre bene non sottovalutare il dolore e rivolgersi a uno specialista per trovare la via terapeutica migliore.

I sintomi da osservare sono:

  • Dolore acuto, che diventa più intenso durante il riposo notturno;
  • Limitazione del movimento della spalla (con maggior frequenza dell’arto non dominante);
  • Gonfiore localizzato nella parte esterna dell’articolazione;

Il decorrere della malattia viene generalmente suddiviso in tre fasi distinte, che forniscono un’indicazione più o meno precisa della condizione del paziente.

Nella prima fase, detta di “raffreddamento”, il dolore è più forte e aumenta con il tempo. Durante questo periodo, che dura dalle 6 alle 12 settimane, i movimenti sono solo parzialmente limitati e per questo è facile pensare a una semplice contusione o patologie meno importanti.

La fase successiva è conosciuta come fase di “congelamento”. Dura dai 4 ai 6 mesi, periodo in cui il complesso articolare diventa sempre meno mobile e il dolore si attenua.

L’ultima fase è quella di “scongelamento” riconoscibile dal graduale miglioramento delle condizioni generali, sia per il dolore che per la mobilità. Questo periodo dura all’incirca un anno.

 

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Cause

Come anticipato, non si ha un quadro chiaro e completo sulle cause della spalla bloccata. Generalmente affligge la spalla collegata al braccio non dominante, ma talvolta può comparire anche nell’altro e nel 10% dei casi, entrambe contemporaneamente. Non c’è una casistica definitiva legata al tipo di attività svolta dai pazienti, che sia sportiva o lavorativa, capace di creare dei precedenti.

Ci sono tuttavia alcuni fattori che determinano un maggior rischio di sviluppare la malattia, tra questi, il diabete. Secondo i dati a disposizione, circa il 15% dei pazienti con spalla bloccata soffre anche di diabete. Altre patologie che sembrano aumentare le probabilità di sviluppare la capsulite adesiva sono le malattie della tiroide, quelle cardiache e il morbo di Parkinson.

Si è registrata una maggior incidenza della malattia anche in tutti quei pazienti che hanno dovuto osservare lunghi periodi di risposo e immobilizzazione dell’articolazione a seguito di traumi fisici ed interventi chirurgici.

Soggetti a rischio

I soggetti che rischiano di soffrire di spalla bloccata sono potenzialmente tutti. Non esistono casi in cui si è completamente immuni alla malattia. Non avendo ben chiare le cause che portano all’insorgere di questa patologia, è difficile indicare categorie specifiche di soggetti a rischio.

Come abbiamo visto, sono sicuramente più esposti i pazienti che soffrono di diabete, malattie della tiroide, cardiache oppure con il morbo di Parkinson.

Trattamento

Il trattamento della spalla bloccata mira a ridurre il dolore e ripristinare la mobilità perduta prima del raggiungimento della fase di scongelamento. Il processo può avvenire con diverse modalità:

  • Terapie fisiche: grazie alle moderne tecniche di cura quali la tecarterapia, le onde d’urto, i crioultrasuoni o la laser terapia è possibile intervenire sull’articolazione stimolando i tessuti e accelerando i periodi di recupero;
  • Esercizi mirati di allungamento: grazie a un piano di esercizi studiato da un fisioterapista professionista è possibile riacquistare gradualmente la mobilità e minimizzare la perdita del tessuto connettivo muscolare. Si possono eseguire a casa in autonomia, ma bisogna ricevere istruzioni dettagliate dal terapista curante;
  • Iniezioni e medicinali antinfiammatori: le iniezioni di cortisone aiutano a tenere sotto controllo il dolore nella fase più acuta. Questo può essere sostituito da medicinali antinfiammatori da assumere per via orale o topica (creme e pomate);
  • Medicina Alternativa: grazie all’applicazione dei principi olistici della medicina complementare è possibile trarre grandi benefici in caso di spalla bloccata. L’agopuntura e l’osteopatia, in particolare, sembrano portare ottimi risultati.

In alcuni casi, il medico curante può decidere di seguire la via dell’intervento chirurgico. Questo viene effettuato per via artroscopica, minimizzando l’invasività tipica degli interventi a cielo aperto. L’intervento è piuttosto semplice, veloce e risolutivo. Grazie alle nuove tecnologie in campo medico, lo specialista è in grado di operare con estrema precisione e cura.

Riabilitazione

La riabilitazione segue un percorso fatto di esercizi di allungamento e mobilitazione per il complesso articolare della spalla. Le attività vengono definite dal terapista curante che in una prima fase seguirà il paziente nell’esecuzione per assicurarsi che vengano svolti in modo corretto. Un’errata esecuzione potrebbe infatti peggiorare le condizioni del paziente e danneggiare ulteriormente la spalla.

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Dopo che si sono compresi alla perfezione gli esercizi da svolgere è possibile effettuarli a casa propria. La frequenza di tali esercizi non deve essere inferiore alle tre volte al giorno.

È importantissimo evitare di sforzare la spalla durante il periodo riabilitativo per evitare complicazioni. Gli esercizi servono tendenzialmente per minimizzare la perdita di mobilità e alleviare il dolore, ma il decorrere della malattia seguirà comunque le tre fasi (raffreddamento, congelamento e scongelamento).

Prevenzione

Non esistono metodi per prevenire la spalla bloccata. Questa condizione, come detto più volte, insorge in modo tendenzialmente casuale.

Uno stile di vita sano, che comprenda attività fisica e una dieta bilanciata può sicuramente avere effetti positivi sull’organismo, ma in definitiva non assicura una immunità rispetto a questa condizione.

Nel caso in cui si debba tenere a riposo per lunghi periodi la spalla, è consigliabile parlare col proprio medico per capire insieme se è possibile effettuare qualche esercizio per mantenere attiva l’articolazione e minimizzare le possibilità di comparsa della capsulite.

Perché scegliere Studio FisiomediCal a Roma

Se si accusano questi sintomi è bene rivolgersi immediatamente a uno specialista che attraverso un’attenta diagnosi sarà capace di individuare la patologia e la cura migliore. Lo Studio FisiomediCal opera nel settore da molti anni e vanta un’équipe altamente professionale ed esperta. Grazie alle competenze apprese, il nostro team è in grado di garantire cure su misura per ogni paziente, studiate per ottenere i risultati migliori nel minor tempo possibile.

Mettiamo a disposizione terapie fisiche, manuali e alternative. Lo Studio FisiomediCal si trova in Via Andrea Sacchi, 35, a Roma Nord. Per avere maggiori informazioni e prenotare la tua prima visita puoi chiamare il numero 06 32651337.

traumatologia sportiva e primo soccorso

Perché è importante il primo soccorso dopo un trauma sportivo

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Il primo soccorso è il supporto fornito ad un soggetto infortunato, da personale non sanitario, in attesa di un intervento specializzato.

In seguito ad un trauma sportivo è importante fornire aiuto, per non aggravare ulteriormente la condizione che interessa l’individuo.

Quali sono le aree più soggette a rischio

Le aree soggette a rischio variano a seconda dello sport praticato.

Ecco alcune aree più soggette a rischio e infortuni annessi:

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Come comportarsi in caso di infortunio

Conoscere quali sono i traumi più frequenti e come intervenire nel primo soccorso è fondamentale per limitare l’entità del danno.

Contusione

La contusione è un trauma che interessa i vasi sanguigni e linfatici.

Determina uno stravaso ematico nello strato prossimo alla superficie della pelle ed il dolore è percepito durante i movimenti e dalla pressione esercitata sulla zona della pelle lesa.

Come intervenire:

  • Applicare impacchi freddi e/o ghiaccio;
  • Evitare qualsiasi tipo di massaggio.

Ferite ed abrasioni

Le ferite ed abrasioni si manifestano con una lesione superficiale (abrasione) o profonda (ferita) e fuoriuscita di sangue.

Come intervenire:

  • Disinfettare con prodotti specifici o acqua e sapone neutro;
  • Applicare una garza sterile.

Distorsioni e lussazioni

Le distorsioni e le lussazioni possono verificarsi in seguito a cadute o movimenti non corretti.

Come intervenire:

  • Immobilizzare l’arto interessato;
  • Applicare impacchi freddi o ghiaccio.

È consigliato recarsi subito all’ospedale, per evitare un eventuale peggioramento della condizione.

Stiramento muscolare

Lo stiramento muscolare è una lacerazione di poche o numerose fibre muscolari.

Come intervenire:

  • Immobilizzare la parte interessata;
  • Effettuare impacchi freddi;
  • Consultare un medico.

Crampi

I crampi sono contrazioni involontarie di uno specifico muscolo accompagnate da dolore e incapacità di compiere un movimento.

Come intervenire:

  • Evitare sforzi eccessivi;
  • Distendere il muscolo contratto;
  • Effettuare dei massaggi.

Fratture

La frattura è un’interruzione della continuità di un osso dovuta ad eventi traumatici.

Come intervenire:

  • Evitare qualsiasi tipo di manipolazione dell’arto coinvolto;
  • Tamponare eventuali ferite;
  • Immobilizzare l’arto coinvolto con fasciature;
  • Recarsi presso il pronto soccorso più vicino.

Cosa portare sempre con sé

È fondamentale avere sempre con sé una borsa contenente i seguenti elementi necessari, di primo soccorso:

  • Medicazioni sterili per ferite;
  • Fasce di garza;
  • Fasce elastiche;
  • Tape;
  • Ghiaccio sintetico spray;
  • Ghiaccio istantaneo usa e getta;
  • Soluzione antisettica per ferite;
  • Stecche per l’immobilizzazione;
  • Dispositivo DAE (defibrillatore automatico esterno);
  • Maschera di ventilazione;
  • Ventilatore di primo soccorso;
  • Protocolli di emergenza;
  • Creme antidolorifiche;
  • Sali minerali.

Come prevenire l’infortunio

Prevenire un infortunio è una buona pratica che necessita di una valutazione preliminare dell’atleta e del luogo dove l’attività sportiva verrà svolta.

In primo luogo, si cerca di individuare eventuali squilibri muscolari. Tale analisi è effettuata da un chinesiologo che valuta:

  • La forza a livello muscolare soggettivo (resistenza manuale e percettiva) ed oggettivo (servendosi di un dinamometro);
  • L’elasticità a livello dei muscoli agonisti e antagonisti; dei muscoli pari per ogni emisoma mediante dei test.

Per prevenire gli infortuni, l’atleta deve eseguire degli esercizi mirati:

  • di aumento del tono trofismo per aumentare la forza muscolare;
  • di allungamento muscolare e fasciale per migliorare la postura.

A chi rivolgersi dopo il primo soccorso

Dopo il primo soccorso è possibile rivolgersi al sistema di emergenza sanitario, recandosi al Pronto Soccorso o in caso di incapacità di deambulazione è consigliato effettuare una chiamata al 118.

Perché rivolgersi a Studio FisiomediCal

Lo Studio FisiomediCal è specializzato in fisioterapia, riabilitazione e medicina sportiva.

Il nostro centro è attrezzato per sostenere ogni tipo di terapia necessaria e somministrare le migliori cure. Siamo specializzati nel far fronte a diverse condizioni come il Gomito del Tennista, postura scorretta, mal di schiena, cervicalgia e talloniti.

Grazie alle nostre assicurazioni partner, è possibile ricevere trattamenti gratuiti. Per maggiori informazioni e per fissare una prima visita, contattaci al numero 06 32651337.

Ci trovi, in via Andrea Sacchi, 35, Roma Nord.

Gomito del tennista

Cos’è il gomito del tennista

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Il Gomito del Tennista è una patologia tipica di chi pratica il tennis, anche se questa categoria di atleti non è l’unica che rischi di contrarla. Si tratta infatti di un’infiammazione dei tendini dell’avambraccio, i quali si irradiano a partire dall’epicondilo, ossia la parte più esterna del gomito. Per questo il suo nome scientifico è Epicondilite.

L’infiammazione è piuttosto dolorosa e si può aggravare al punto da limitare la mobilità dell’arto se non viene trattata nel modo giusto e nei tempi consoni. Date le sue caratteristiche, viene spesso scambiata per una contusione, motivo per cui si rischia di sottovalutare inconsapevolmente il disturbo. Poiché è causata da movimenti reiterati, sia in tensione che in estensione, ne soffrono con frequenza anche tutte quelle persone che per lavoro o altri motivi sono portati a piegare il gomito. La comparsa del Gomito del Tennista può sopraggiungere anche a seguito di movimenti repentini o traumi fisici.

Sintomi

Per poter riconoscere il gomito del tennista da una banale contusione è bene essere a conoscenza della sintomatologia comune.

  • Dolore: il primo campanello di allarme e si avverte a livello dell’epicondilo, la parte esterna del gomito. Si diffonde lungo tutto l’avambraccio fino a raggiungere la mano;
  • Gonfiore: la parte sofferente tende nella maggior parte dei casi a gonfiarsi;
  • Debolezza: stringere la mano coinvolta dal gomito del tennista diventa difficile e doloroso. Il fastidio si acuisce nel momento in cui si serra la mano o si tenta di afferrare un oggetto;
  • Picchi di dolore durante i movimenti: quando si effettuano movimenti che richiedono l’uso del braccio dolente, come stappare una bottiglia, aprire una porta, sollevare un peso oppure si pratica sport, il dolore diventa più intenso.

Nel caso in cui questo disturbo non fosse trattato adeguatamente, potrebbero insorgere ulteriori sintomi e degenerare in patologie più gravi che portano alla rigidità dell’articolazione. Il tendine si consuma e l’articolazione subisce calcificazioni e osteofiti che sono il preludio di artriti croniche.

Cause

Alla base del Gomito del Tennista si trova la sollecitazione eccessiva, sia in termini di forza che di frequenza, di uno o entrambi i gomiti. Sono i muscoli epicondilei estensori ad essere esposti al trauma, quelli che vengono maggiormente utilizzati durante una partita di tennis per colpire con decisione la palla con la racchetta.

Questo movimento, che nel quotidiano trova diversi applicativi, genera un’infiammazione dei muscoli e dei tendini: questi ultimi hanno la funzione di contenere e regolare il movimento in modo tale da assorbire l’energia impiegata per effettuarlo. I tendini dell’epicondilo servono per regolare anche i moti estensori del polso e delle dita, motivo per cui oltre al dolore si accusa anche debolezza.

In apertura abbiamo aggiunto che anche traumi fisici diretti o movimenti improvvisi possono recare danni ai tendini e i muscoli. Un forte impatto o un gesto innaturale e inconsulto sono causa di epicondilite tanto quanto lo potrebbe essere lo sforzo eccessivo e i movimenti ripetuti del gomito.

Diagnosi

Quando il dottore si trova a dover diagnosticare questa patologia, inizia verificando l’entità dei sintomi che si sono presentati. Segue l’anamnesi per individuare le abitudini del paziente, grazie alle quali si può intuire se il disturbo sia dovuto a pratiche quotidiane, traumi o altre cause, come la presenza di artriti reumatoidi.

Seguono una serie di test medici che vanno dalla palpazione dell’epicondilo all’utilizzo di macchinari per avere un’immagine più chiara del problema.

La pressione sulla zona dolorante, mentre il paziente effettua dei movimenti basilari come muovere il gomito o le dita, consente al medico di raccogliere informazioni sullo stato attuale del disturbo. Se necessario, seguiranno esami medici effettuati attraverso macchinari di imaging per completare il quadro clinico. Tra questi i più frequenti sono i Raggi X, la Risonanza Magnetica (o MRI) e l’elettromiografia.

Cura

La cura comincia dal riposo: non appena si avverte dolore e si comincia a sospettare l’epicondilite o una contusione, è importante interrompere immediatamente le attività che richiedono sforzi fisici. I sintomi possono protrarsi anche per mesi, motivo per cui se dopo una settimana non si notano miglioramenti, si deve parlare con uno specialista per accordarsi sulle terapie da intraprendere.

Le cure possono seguire due strade: la terapia conservativa e quella chirurgica. Solitamente la seconda viene presa in considerazione solamente se la prima non ha portato benefici, situazione che si verifica nel 10% dei casi, circa.

La terapia conservativa consiste nel seguire il metodo PRICE: Protezione, Riposo, Impacchi freddi, Compressione ed Elevazione. Questo processo di cure è spesso applicato in caso di traumi sportivi ed è valido sia come primo intervento che come terapia a lungo termine.

Proteggere l’arto dolorante con un tutore, se necessario, e applicare impacchi di giacchio sul gomito aiuta a lenire il dolore e ridurre l’infiammazione. Per la frequenza delle applicazioni di ghiaccio bisogna ricordare di non tenere la superfice fredda e la pelle a diretto contatto, evitare di sforare i 15 minuti ad applicazione e di effettuarle dalle 4 alle 8 volte al giorno.

Impacchi ghiaccio gomito del tennista

Se i sintomi sono particolarmente acuti, si ricorre ai Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), da assumere solamente se in accordo con il medico. Per la cura del gomito del tennista sono particolarmente indicati gel e pomate da apporre sulla zona dolorante, avvolgendo la zona con la pellicola trasparente (Domopack) la sera prima di andare a dormire e rimuovendo la fasciatura la mattina.

Sarebbe sempre opportuno eseguire nel periodo in considerazione, trattamenti di fisioterapia (crioultrasuoni, laserterapia, tecniche miofasciali di riequilibrio muscolare, tecarterapia) al fine di accelerare il processo di guarigione. Utili si sono rilevate anche le infiltrazioni di ozonoterapia

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Intervento Chirurgico

Nel caso in cui questo tipo di terapia non dovesse risolvere il problema dopo 6 o 12 mesi dall’inizio, si ricorre all’intervento chirurgico. A seconda delle condizioni del paziente e della patologia, l’approccio chirurgico può seguire diverse strategie. Raramente porta a complicazioni.  Non è quasi mai richiesto il pernottamento in ospedale si svolgono in day hospital.

Riabilitazione

Il processo di riabilitazione classico si basa su una serie di esercizi graduali di stiramento in flessione ed estensione, seguiti da rotazione del polso. Si richiede al paziente di mantenere la posizione per un lasso di tempo di non più di 30 secondi e di ripetere l’esercizio dalle 3 alle 5 volte. Se si avverte dolore durante la riabilitazione si eseguono differenti esercizi per  rieducare i tendini e i muscoli a determinati movimenti.

Prevenzione

Se abbiamo compreso le cause che portano all’insorgere dell’Epicondilite, diventa evidente come prevenire questo disturbo. Bisogna prestare particolarmente attenzione se si pratica sport o lavori pesanti, nei quali il gomito viene sollecitato con frequenza. I movimenti vanno eseguiti in maniera corretta e bisogna interrompere le attività quando si percepiscono dolori e fastidi al gomito.

La forma di prevenzione migliore è comunque l’attività fisica, soprattutto se mirata a tonificare e rendere più resistenti i muscoli dell’avambraccio. Altrettanto importante la corretta esecuzione del gesto atletico, la tensione delle corde nel tennis e  non ultimo la buona idratazione prima dell’attività sportiva.

Dove trovare il miglior centro a Roma

Lo Studio FisiomediCal, a Roma Nord, è specializzato in fisioterapia, riabilitazione e medicina sportiva. Il nostro centro è altamente attrezzato per sostenere ogni tipo di terapia e somministrare le migliori cure. Siamo esperti in trattamento del Gomito del Tennista e altri disturbi, tra cui postura scorretta, mal di schiena, cervicalgia e talloniti.

La nostra équipe è formata da professionisti esperti che hanno a disposizione le migliori tecnologie attualmente disponibili, in modo tale da fornire a ogni paziente delle cure mirate, pensate per garantire i risultati migliori nel tempo più breve possibile.

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Grazie alle nostre assicurazioni partner, è possibile ricevere trattamenti gratuiti per chiunque sia convenzionato. Per maggiori informazioni e fissare una prima visita, chiamare il numero 06 32651337. Lo studio si trova in via Andrea Sacchi, 35, a Roma.

Distorsione

Cosa sono le distorsioni e gli stiramenti

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La distorsione può essere definita come un’improvvisa ed innaturale torsione dei legamenti o dell’articolazione che comporta una temporanea alterazione del posizionamento delle componenti articolari.

A seconda della gravità del danno collegato alla torsione, possiamo distinguere tre diverse tipologie di distorsione:

  • 1° grado, non si ha rottura del legamento;
  • 2° grado, quando si ha una parziale rottura del legamento che non inficia però la stabilità articolare;
  • 3° grado, lacerazione del legamento.

Le distorsioni posso interessare tutte le articolazioni del corpo umano ma alcune sono maggiormente esposte, si pensi alle caviglie, alle ginocchia o alle spalle.

 

Per quanto concerne gli stiramenti, invece, si parla di un’eccessiva estensione delle fibre muscolari a cui segue una lesione muscolare di lieve o media entità.

Molto comune in ambito sportivo, uno stiramento muscolare non va sottovalutato in quanto l’attività reiterata comporta l’aggravarsi della condizione nonchè l’allungamento dei tempi di recupero e di riposo.

 

Sintomi

Stiramento

La sintomatologia di una distorsione può essere così descritta:

  • dolore all’articolazione, che aumenta quando si esegue un’attività di routine;
  • gonfiore nell’area interessata dal trauma;
  • ematoma nell’area del trauma;
  • rigidità articolare;
  • riduzione della mobilità dell’articolazione.

 

I sintomi più comuni in caso di stiramento muscolare sono:

  • dolore acuto ed improvviso;
  • comparsa di un ematoma;
  • indolenzimento;
  • limitazione alla mobilità.

 

Cause

Le cause che generano una distorsione possono essere legate a:

  • traumi, accidentali o sportivi;
  • mancato o inadeguato riscaldamento muscolare, prima dello svolgimento di un movimento complesso;
  • lungo periodo di sedentarietà;
  • movimenti innaturali dell’articolazione.

 

Gli stiramenti sono invece collegati a:

  • squilibri muscolari;
  • movimenti improvvisi;
  • svolgimento di attività sportiva senza previo riscaldamento;
  • eccessivo allungamento del muscolo.

 

Diagnosi

L’esame obiettivo e l’anamnesi del paziente consentono di collegare la causa e l’effetto della distorsione, valutando anche un’eventuale presenza in famiglia di patologie che possano inficiare il normale funzionamento o la naturale stabilità delle articolazioni.

La diagnostica per immagini, come la risonanza magnetica o l’ecografia, permette di eseguire una valutazione più accurata sulla gravità del danno arrecato dalla distorsione, in quanto si indaga sia il tessuto osseo che quello molle.

Le stesse operazioni vengono eseguite nella diagnosi di uno stiramento.

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Riabilitazione

trattamento distorsione

Sia in presenza di una distorsione di primo che di secondo grado, ai fini della riabilitazione, risulta essere necessario tornare ad adoperare l’articolazione nel più breve tempo possibile, in modo graduale e previo assorbimento del gonfiore e dell’eventuale edema.

Quando però si è dinanzi ad una distorsione di terzo grado allora risulta necessario effettuare un controllo presso un ortopedico ed un fisioterapista per comprendere quali movimenti è opportuno eseguire e quali evitare, nonché la corretta esecuzione dei movimenti e degli esercizi.

Nei casi poi in cui è stato necessario ricorrere ad interventi, si pensi all’ipotesi di una distorsione che genera una frattura, il consulto di uno specialista è essenziale per un corretto ritorno alla normalità.

Per quanto riguarda invece gli stiramenti è opportuno far rifermento ad un trattamento fisioterapico sia nei casi più lievi che in quelli gravi, in modo tale da poter godere di percorsi mirati e di tecnologie di ultima generazione, come la Tecarterapia o la Magnetoterapia, laser ad alta potenza, o crioultrasuoni

 

Prevenzione

Prevenire i traumi a carico delle articolazioni e della muscolatura è importante e per evitare che ciò accada può essere utile:

  • eseguire attività fisica, rafforzando così la muscolatura e le articolazioni;
  • eseguire esercizi mirati al potenziamento muscolare;
  • adeguato riscaldamento prima di svolgere attività fisica;
  • evitare sforzi o esercizi se non si è adeguatamente riscaldati;
  • prestare attenzione alla corretta esecuzione degli esercizi;
  • non eseguire gesti imprudenti;
  • evitare carichi eccessivi sulla muscolatura o sulle articolazioni;
  • seguire un periodo di riposo, in caso di trauma muscolare.

 

Centro d’eccellenza nel trattamento della sindrome a Roma Nord

Qualora si fosse in presenza di sintomi collegati a distorsioni o stiramenti, il Centro FisiomediCal, in Via Andrea Sacchi 35, è centro di riferimento per questo campo con trattamenti all’avanguardia e personale altamente specializzato.

Se si vuole ricevere consulenza sui sintomi, sui rimedi e sui trattamenti più adatti, chiamare il numero  06 32651337 o visitare la pagina dei contatti.

 

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contusioni

Cosa sono le contusioni

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Le contusioni muscolari sono la conseguenza di un trauma fisico. A seconda della forza dell’impatto, della zona e di altri fattori si possono distinguere diversi tipi di contusioni. In ogni caso, questo tipo di condizione non compromette la struttura dei tessuti ma li influenza a livello superficiale.

Il tratto distintivo delle contusioni sono i lividi che compaiono in seguito all’urto, conseguenza diretta della rottura di capillari, vasi sanguigni e linfatici.

Le contusioni muscolari non sono propriamente considerate traumi sportivi, sebbene ovviamente sia un disturbo molto comune tra gli atleti, specialmente tra chi pratica sport da contatto. Le zone dove l’osso è più vicino agli strati superficiali della pelle, come le ginocchia, i gomiti e gli zigomi, gli ematomi sono più frequenti.

In presenza di contusione muscolare non ci si deve preoccupare più di tanto, poiché il sangue fuoriuscito dai vasi tende a essere riassorbito in poco tempo. È bene rivolgersi a un medico quando il livido compare senza motivo oppure se non guarisce naturalmente.

Quanti tipi di contusioni esistono e dove possono verificarsi

Esistono diversi tipi di contusioni, classificate in base alla loro gravità e all’estensione dell’emorragia. Nello specifico troviamo:

  • Ecchimosi: lesioni dovute alla rottura di piccoli capillari. La fuoriuscita del sangue è contenuta e lo strato superficiale del derma rimane integro;
  • Ematoma: il sangue fuoriesce dai vasi sanguigni più grandi e provoca un’emorragia piuttosto estesa che può rimanere circoscritta al tessuto interessato o raggiungere quelli adiacenti;
  • Abrasione: si presenta quando gli strati più superficiali dell’epidermide subiscono delle micro-rotture;
  • Escoriazione: ferita superficiale che interessa diversi strati dell’epidermide, accompagnata da stravaso di sangue.

In generale le contusioni avvengono nelle parti del corpo dove le ossa sono maggiormente in superficie. Per questo motivo in numerosi sport questo tipo di infortuni sono molto frequenti: nel calcio, nel basket, nel rugby o nella boxe alcune parti del corpo sono esposte a impatti e traumi. I punti dove è più facile che si verifichi una contusione sono le articolazioni (ginocchia, caviglia, spalla, gomito), le tibie e il viso soprattutto nell’area degli zigomi e l’arcata sopraccigliare. Rimane il fatto che qualsiasi parte del corpo è potenzialmente soggetta a contusioni ed ematomi.

Sintomi

I sintomi più evidenti in caso di contusione sono lo stravaso del sangue e la comparsa di lividi. A seconda della tipologia, soprattutto se si parla di abrasione o escoriazione, al sanguinamento si accompagnano ferite e micro-rotture dell’epidermide. Altri sintomi plausibili sono il gonfiore della zona colpita e dolore diffuso, che si intensifica alla pressione.

Se si verifica una reazione di tipo infiammatorio, nei casi più gravi, questa può portare alla comparsa di stati febbrili.

Nella maggior parte dei casi, la contusione dura pochi giorni prima di scomparire, ma esistono eccezioni per le quali il dolore si protrae e può essere tanto intenso da portare allo stop dell’attività fisica.

Cause

Le cause delle contusioni sono principalmente di tipo traumatico. Basta un urto, anche molto lieve, per causare la comparsa di ematomi. Una caduta, una collisione o l’impatto con un mobile potrebbero tranquillamente provocare una contusione. Il discorso diventa ancora più evidente per chiunque svolga attività fisica.

Talvolta capita di notare lividi sul corpo e non sapere da cosa siano stati provocati. Nella maggior parte dei casi probabilmente derivano da urti non significativi, ai quali non si è prestato attenzione, ma che hanno comunque avuto delle conseguenze sul nostro organismo. Il discorso diventa più serio quando questi si presentano con maggior frequenza: questo potrebbe far presuppore la presenza di altre patologie o condizioni. Tra le possibilità più comuni abbiamo l’invecchiamento, l’effetto collaterale di alcuni farmaci, la mancanza di vitamine e malattie varie. In questi casi è consigliabile rivolgersi a un medico specializzato per avere un consulto accurato.

Soggetti a rischio

Come ripetuto più volte, i soggetti più a rischio sono gli sportivi. Questa categoria è certamente sottoposta a numerose situazioni in cui la contusione è altamente probabile. Un contrasto a calcio è alla base del gioco, e nonostante le protezioni, è facile che a seguito dell’impatto si presentino lividi ed ecchimosi.

contusioni sport

Lo stesso ragionamento è valido per tutte quelle persone che svolgono mestieri pesanti e fisici.

Altre categorie particolarmente a rischio potrebbero essere anziani e bambini: i primi hanno una pelle molto più sottile e quindi maggiormente esposta a contusioni; i secondi sono invece più soggetti a cadute e giochi sfrenati che possono portare a spiacevoli conseguenze e lividi sulle ginocchia.

Prevenzione

Prevenire una contusione muscolare non è compito facile e le possibilità sono limitate. Il principale consiglio per gli sportivi è quello di indossare protezioni adatte all’attività a sostegno delle parti del corpo particolarmente esposte a impatti, come parastinchi o caschi.

Il corpo può essere allenato a dovere per renderlo più tonico, elastico e resistente agli urti. Questo può prevenire le contusioni e limitare gli ematomi. Prima dell’attività fisica, inoltre, è fondamentale svolgere un appropriato riscaldamento per rendere il muscolo più malleabile e aumentare l’assorbimento degli impatti.

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Cura e Trattamento in un centro d’eccellenza a Roma

Le contusioni non richiedono particolari attenzioni per essere curate. Nel caso di dolore intenso, però, l’assunzione di farmaci antinfiammatori in pomata per la pelle può rivelarsi utile. Trattamenti alternativi e altrettanto validi sono quelli che seguono l’approccio PRICE che segue i cinque step Protezione, Riposo, Ghiaccio, Compressione ed Elevazione. Seguendo questo metodo si riescono facilmente a limitare i danni e si aiuta l’organismo a riassorbire il sangue più rapidamente.

In alcuni casi, si vuole comunque consultare il medico per evitare dubbi e scegliere la via di guarigione più rapida e sicura. Lo Studio FisiomediCal è il centro d’eccellenza per il trattamento di contusioni muscolari, ma anche per infortuni più gravi. Il centro di fisioterapia e riabilitazione, situato a Roma Nord, in Via Andrea Sacchi, 35, può contare su un’équipe medica altamente specializzata ed esperta. L’ausilio di terapie fisiche come tecarterapia, crioultrasuoni e onde d’urto sono funzionali per i risultati migliori.

Visita il nostro sito per maggiori informazioni e contattaci al numero 06 32651337 per scoprire di più sulle convenzioni, le offerte e il nostro team.

Traumi sportivi

Cosa sono i traumi Sportivi

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Come il nome suggerisce, i traumi sportivi sono quegli infortuni tipicamente comuni tra gli atleti e chi pratica sport per divertimento. Tuttavia, anche chi non rientra in queste categorie può subire dei traumi sportivi, o lesioni che sono generalmente considerate tali. Un esempio palese è il gomito del tennista, una patologia piuttosto comune tra chi esegue lavori manuali di carico, anche se non ha mai giocato a tennis.

Dal momento che i muscoli e i legamenti possono lacerarsi a fronte di sforzi e sollecitazioni eccessive, è evidente che praticare un qualsiasi tipo di sport comporta il rischio di lesione. Per tale motivo il riscaldamento pre-gara o allenamento e lo stretching alla fine dell’attività sono più importanti di quanto si possa immaginare. Un buon allungamento non è tuttavia sufficiente per evitare traumi sportivi ed è bene ricordare che alcune persone sono più predisposte di altre a subire lesioni e contusioni.

Il tipo di attività svolta influenza molto il tipo di trauma al quale si può andare incontro e anche la preparazione atletica svolge un ruolo fondamentale. Tra queste patologie troviamo infatti anche i traumi da impatto, che hanno forti ripercussioni soprattutto a livello osseo, e possono portare a fratture ed ematomi.

Di seguito andiamo ad analizzare i più frequenti e come riconoscerli.

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Quali sono i più frequenti e come riconoscerli

Esistono diverse tipologie di traumi sportivi e vengono suddivisi in quattro principali categorie:

  • Usura: l’eccessivo logorio e lacerazione di muscoli, legamenti e articolazioni. Sono tra le cause più frequenti di traumi sportivi e si presentano solitamente in seguito a comportamenti scorretti durante l’attività fisica;
  • Distorsioni e stiramenti: traumi sportivi frequenti e fastidiosi. Consistono nella tensione eccessiva di legamenti e muscoli e solitamente si riscontrano per sforzi improvvisi e cambi di direzione repentini;
  • Traumi da impatto: causano ematomi, ecchimosi, contusioni e fratture. Sono tipici degli sport da contatto.
  • Fratture e lussazioni: sono traumi sportivi piuttosto gravi, seguite immediatamente da dolore intenso, disfunzione dell’arto interessato e possibile deformazione. Nelle forme più lievi si chiamano fratture da stress, piccole crepe sulla superficie dell’osso dovute a movimenti ripetuti o sollecitazioni eccessive;

Ognuno di questi agisce in modo diverso su legamenti, muscoli e ossa, con sintomi e conseguenze diverse. A seconda del tipo di trauma riscontrato possono presentarsi sintomi quali gonfiore, ematomi, mobilità limitata, sensibilità al tatto sulla zona interessata e calore. Non necessariamente i sintomi si presentano tutti insieme e in alcuni casi, possono essercene altri in base alla gravità dell’infortunio.

Come prevenirli

Non è sempre possibile prevenire questo tipo di disturbi, ma grazie a diverse precauzioni è possibile limitare l’incidenza dei traumi sportivi e ridurne la gravità. Come prima forma di prevenzione, troviamo il riscaldamento muscolare: questa pratica è fondamentale prima e dopo ogni tipo di attività fisica. Grazie a questa i muscoli guadagnano elasticità e riescono a sostenere meglio impatti, sollecitazioni e sforzi.

L’attività fisica stessa può essere un ottimo modo per prevenire i traumi sportivi: un allenamento graduale, commisurato alla propria forma fisica, aiuta a tonificare e rafforzare i muscoli. Oltre a questo, è sempre importante indossare le giuste protezioni e attrezzature quando si fa sport: parastinchi, caschetti, ginocchiere, tutori, calzature adeguate e altri ancora. Un equipaggiamento adeguato è di grande utilità per prevenire la maggior parte degli infortuni, o comunque per limitarne la gravità.

In ultima battuta, è bene ricordare che al primo segnale di dolore è buona norma interrompere l’attività per ridurre quanto più possibile i danni.

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Trattamento e Cura

La tecnica di primo soccorso, utile per la maggior parte delle lesioni, è la terapia PRICE che consiste in Protezione (Protection), riposo (Rest), ghiaccio (Ice), compressione (Compression) e sollevamento (Elevation).

Grazie a questi primi cinque step è possibile contenere l’infortunio e accelerare i tempi di recupero. La protezione serve per immobilizzare la parte interessata, ridurre emorragia e gonfiore. Il ghiaccio svolge un’azione analgesica, ma non deve essere applicato per più di 20 minuti, onde evitare irritazione della pelle. La parte sulla quale si applica l’impacco deve essere sollevata e compressa con una fascia elastica per limitare il gonfiore e far fluire il sangue. Vien da sé che tutto queste accortezze sono poco utili se non si osserva un periodo di riposo congruo all’entità del trauma.

Se il dolore è particolarmente acuto, si possono assumere farmaci analgesici e antinfiammatori (FANS) per ridurre l’infiammazione.

Quando i sintomi non rientrano in 5 giorni, è caldamente consigliato rivolgersi a uno specialista che potrà valutare con efficacia, attraverso esami radiografici, se necessario, l’entità del trauma. La cura specialistica si compone di diverse tecniche fisiche e manuali in base alle cause e richiede diverse sessioni di terapia per garantire risultati ottimali.

Dove trovare il nostro centro d’eccellenza a Roma Prati

Lo Studio FisiomediCal a Roma Nord, zona Prati, dispone di una squadra altamente professionale, specializzata in medicina sportiva. L’esperienza si unisce all’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, che garantiscono tempi rapidi di recupero. Ogni paziente può contare su trattamenti altamente personalizzati e mirati e su una conoscenza molto vasta di traumi sportivi e fisioterapia.

Per maggiori informazioni e fissare una prima visita, chiamare il numero 06 32651337. Lo studio si trova in via Andrea Sacchi, 35, a Roma.

morbo di haglund

Morbo di Haglund: definizione

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Il morbo di Haglund è una patologia che colpisce la zona posteriore del piede. Più nello specifico, è una osteocondrosi, ovvero un problema legato alla crescita che riguarda l’osso e la cartilagine. Si caratterizza per l’insolita presenza di una prominenza dell’angolo postero-superiore del calcagno.

Solitamente questo disturbo si manifesta in età evolutiva.

In alcuni casi può essere anche asintomatico, in altri può manifestarsi con il dolore e creare difficoltà nel muovere la caviglia.

 

Sintomi

Il morbo di Haglund si caratterizza per un rigonfiamento cartilagineo sul tallone, nella zona del tendine d’Achille. Solitamente, il dolore dovuto a questa patologia si manifesta solamente quando da una posizione di riposo si inizia a camminare, ma il disturbo può velocemente peggiorare e causare un’infiammazione sempre più grave, fino a diventare realmente invalidante.

La patologia di Haglund può manifestarsi ad un solo piede o ad entrambi.

 

Cause: eziologia

morbo di haglund

Il morbo di Haglund può essere causato da diversi fattori.

In alcuni casi, anche se pochi, questa patologia può nascere a causa della conformazione dell’osso del piede, che se arcuato aumenta il rischio di insorgenza del morbo di Haglund.

Invece, è più frequente che la causa della sindrome di Haglund sia da imputare a posizioni scorrette dei piedi, che si riversano poi sui talloni.

Ancora, una delle cause dell’insorgenza del morbo di Haglund è un eccessivo e non controllato sforzo fisico.

 

Diagnosi

Una precisa diagnosi del morbo di Haglund può essere effettuata solamente da un medico specialista, che con le competenze apprese è in grado di stabilire il preciso trattamento per questo disturbo. In ogni caso, per questo tipo di disturbo, la diagnosi deve avvalersi di un esame obiettivo che spesso viene seguito da una radiografia, che serve per stabilire l’eventuale presenza di calcificazioni intratendinee.

Nei casi più gravi, lo specialista può richiedere anche un’ecografia per capire quanto sia danneggiato anche il tendine d’Achille.

Rivolgiti ai nostri esperti

 

Trattamento

Solamente un medico esperto del settore, dopo aver effettuato la diagnosi, sarà in grado di indicare il trattamento più opportuno per il morbo di Haglund. Ovviamente, il tipo di terapia da mettere in pratica varia a seconda dello stadio di avanzamento della patologia.

Infatti, i trattamenti possibili per questo problema sono diversi, si può optare per un trattamento di tipo conversativo o per un trattamento di tipo chirurgico.

  • Il trattamento conservativo per il morbo di Haglund spesso implica una revisione dello stile di vita del paziente. Come palliativo possono essere utili i farmaci antinfiammatori non steroidei, ma anche dei plantari ortopedici.

La terapia di tipo conservativo può prevedere anche degli esercizi fisioterapici di stretching.

  • Il trattamento di tipo chirurgico mira ad eliminare l’esostosi retroachillea. L’intervento ha buone percentuali di riuscita, ma prevede tre settimane circa per una graduale ripresa dell’attività.

 

A questi tipi di trattamenti si possono preferire le terapie fisiche, tra le quali:

 

Prevenzione

Sicuramente una delle accortezze da mettere in pratica per prevenire il morbo di Haglund prevede l’utilizzo delle giuste scarpe, che devono essere morbide e non esercitare pressione sulla zona del tallone. Ovviamente i tacchi e le scarpe estremamente rigide sono da evitare! Ancora, è sconsigliabile praticare attività fisica che solleciti il piede.

 

A chi rivolgersi

Quando si iniziano ad avvertire problemi legati a questa patologia è bene rivolgersi ad un medico specialista! Per quanto le competenze richieste possono variare a seconda della causa scatenante del disturbo, per curare questa patologia delle ottime conoscenze fisioterapiche sono necessarie.

È indicato contattare un ortopedico, che grazie alle sue competenze potrà effettuare un’accurata diagnosi. Probabilmente, l’ortopedico ti metterà in contatto con un esperto fisioterapista, che potrà stabilire il trattamento più opportuno per una totale riabilitazione.

Contattaci subito

 

Perchè scegliere il centro d’eccellenza Studio FisiomediCal a Roma Nord

Hai bisogno di un centro fisioterapico d’eccellenza? FisiomediCal è proprio ciò che fa al caso tuo.

Grazie alle competenze di un’équipe medica formata da specialisti del settore e all’impiego delle migliori tecnologie attualmente sul mercato, lo Studio FisiomediCal riesce a perseguire ottimi risultati in tempi brevi.

Tutto ciò fa dello Studio FisiomediCal uno dei migliori punti di riferimento in questo ambito.

Si trova a Roma Nord, in via Andrea Sacchi, 35.

Per fissare una visita o avere maggiori informazioni sui servizi, i trattamenti e le convenzioni, non esitare a chiamare il numero 06 32651337 o visitare la pagina dei contatti.

Coccigodinia

Cos’è il Coccige?

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Cos’è la Coccigodinia ?

La coccigodinia è un disturbo che colpisce la zona del coccige, ovvero quella parte del corpo umano composta dalle ultime vertebre della spina dorsale e posta al di sotto dell’osso sacro, ma che può interessare anche le vertebre sacrali del rachide o diramarsi da queste.

Il disturbo si presenta con una maggiore incidenza nelle donne e può essere collegato alla sindrome dell’elevatore, che colpisce il muscolo adiacente all’ano, di cui insieme alla proctalgia fugace è una variante.

Coccigodinia

 

Sintomi

La coccigodinia può presentarsi con diversi sintomi tra i quali rinveniamo:

  • dolore al coccige, che può essere costante o temporaneo, ed in questo caso può aumentare quando il paziente è in posizione seduta,
  • dolore alla parte bassa del rachide, che può irradiarsi al coccige e/o lungo un gluteo;
  • acuirsi del dolore in caso di costipazione o di compressione della regione;
  • riduzione del dolore in seguito all’evacuazione;
  • necessità di supporti per sedersi.

coccige

Cause: eziologia

Le cause del disturbo non sono sempre univoche, potendo presentarsi in seguito alla compresenza di più fattori e spesso a distanza di molti anni da un evento traumatico che ha generato un danno nella regione coccigea.

Una maggiore presenza è però riscontrata nei casi di:

  • parto, in quanto la diversa conformazione dei muscoli pelvici femminili unita ad una maggiore flessibilità del coccige durante la gravidanza possono portare una sua sub-lussazione
  • traumi, sia dovuti a sport che ad accidentali cadute, spesso avvenute in addietro rispetto all’insorgenza del disturbo;
  • cattiva postura, con una maggiore ed eccessiva pressione nell’area coccigea
  • condizioni di sovrappeso o squilibri alimentari,
  • presenza di altre patologie, come tumori delle ossa o particolari forme di artrite.

 

Diagnosi

La coccigodinia viene individuata dallo specialista attraverso l’anamnesi del paziente, al fine di risalire a precedenti traumi o eventuali cronicità, per poi escludere altri disturbi rettali, come ragadi o ascessi, attraverso l’esame obiettivo.

L’utilizzo degli strumenti di diagnostica per immagine affiancano lo specialista nella conferma diagnosi e/o nell’individuazione di eccessiva mobilità del coccige o di una microfrattura nell’area interessata dal dolore.

Infine, a seconda dei casi e dei risultati degli esami richiesti dallo specifico caso, può essere necessario effettuare ulteriori esami per escludere la presenza di altri disturbi alla base del dolore al coccige.

 

Trattamento

Il trattamento della coccigodinia non risulta essere ad oggi standardizzato ma viene definito rispetto all’entità del dolore e delle difficoltà motorie causate nel paziente e rispetto alla causa scatenante l’infiammazione.

È comunque possibile annoverare una serie di trattamenti specifici, tra i quali:

  • Adozione di antinfiammatori
  • Iniezione di corticosteroidi, per ottenere un sollievo dal dolore e dall’infiammazione;
  • Fisioterapia, trattamenti medico-conservativi mirati ad un miglioramento delle condizioni di salute del paziente nei casi in cui si sia intervenuti con una riduzione della frattura o della sublussazione;
  • Ozonoterapia, ovvero infiltrazioni di ossigeno ed ozono miscelati;
  • Tecarterapia
  • Intervento chirurgico, che si rende necessario nei casi più gravi, nei casi cronici e qualora i trattamenti medico-conservativi risultassero inefficaci;
  • Rieducazione posturale nell’ambito dei trattamenti medico-conservati, ed onde gravare ulteriormente sulla zona infiammata generando così un peggioramento della sintomatologia;
  • Massaggio manuale prolungato dei muscoli lombari e pelvici;
  • Ginnastica posturale, con ammorbidimento dei muscoli pelvici;

 

Riabilitazione

Nel caso di un intervento chirurgico effettuato in presenza di dolore cronico, per un peggioramento della condizione del paziente, per una riduzione della frattura o della lussazione delle vertebre del coccige è opportuno seguire un periodo di riposo adeguato.

Sia nelle ipotesi di post-intervento sia in presenza di trattamenti medico-conservativi è molto importante sottoporsi a sedute di fisioterapia o di osteopatia per evitare l’insorgenza di cronicità del disturbo e per potenziare le aree interessate in precedenza dall’infiammazione.

 

Prevenzione

Diversi sono gli accorgimenti che permettono di evitare un peggioramento dell’infiammazione del coccige e l’insorgenza della coccigodinia, tra questi sicuramenti rinveniamo:

  • potenziamento muscolare;
  • corretta postura;
  • evitare l’esecuzione di sforzi o lo svolgimento di attività che possano aggravare la condizione infiammatoria;
  • mantenere uno stile di vita sano ed equilibrato

 

A che tipo di specialista rivolgersi

Come tutti i disturbi che colpiscono il rachide e le zone limitrofe, anche la coccigodinia risulta essere fortemente limitante e per questo motivo è necessario consultare, per tempo, uno centro specializzato o uno specialista ed ottenere, oltre ad una diagnosi, un trattamento mirato.

 

Dove trovare un centro d’eccellenza a Roma

Qualora si fosse in presenza di sintomi collegati alla Coccigodinia, il Centro FisiomediCal, in Via Andrea Sacchi 35, è centro di riferimento per questo campo con trattamenti all’avanguardia e personale altamente specializzato.

Se si vuole ricevere consulenza sui sintomi, sui rimedi e sui trattamenti più adatti, chiamare il numero 06 32651337 o visitare la pagina dei contatti.

 

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dolore alla schiena alta

Dolore alla schiena alta: definizione

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Il dolore alla schiena alta è meno comune rispetto alla lombalgia e alla cervicalgia, ma resta comunque un disturbo invalidante. È un dolore che solitamente nasce a causa di sforzi eccessivi, dell’assunzione di posture sbagliate o di attività fisica svolta in maniera sbagliata.

Il dolore alla schiena alta solitamente è di natura articolare, muscolare o nervosa. È un disturbo che viene distinto in:

  • Acuto: quando dura meno di 30 giorni ed è causato da un evento particolare, solitamente un trauma
  • Cronico: quando ha una durata minima di tre mesi

 

Sintomi

I dolori nella zona alta della schiena possono essere d’intensità molto diversa: sordi e costanti oppure episodici e di breve durata, ma anche acuti e lancinanti.

A seconda della durata del dolore, il mal di schiena viene classificato come acuto oppure cronico, rispettivamente con durata inferiore a trenta giorni e superiore a tre mesi.

In alcuni casi, al dolore alla schiena alta si può accompagnare del rossore o del gonfiore nell’area interessata.

Ancora, nei casi più gravi il dolore può estendersi al collo, alla testa o alle spalle e diventare davvero molto invalidante.

 

Cause: eziologia

Come anticipato, le cause del dolore alla schiena alta possono essere molto diverse tra loro.

Ovviamente, l’età che avanza o uno stile di vita sedentario non aiutano per niente. Chi fa attività fisica ha muscoli più tonici e reattivi e quindi ha una predisposizione minore a strappi o contratture muscolari.

Oltre a cause di questo tipo che comprendono i traumi, il mal di schiena nella zona alta può essere dovuto anche a motivi più gravi, tra i quali:

 

Diagnosi

Per effettuare una corretta e accurata diagnosi del dolore nella zona alta della schiena bisogna necessariamente affidarsi ad un medico specialista del settore.

Prima di tutto si esegue l’analisi della storia clinica, si raccolgono i dati anamnestici del paziente e si esegue un esame obiettivo.

Da questi primi dati, il medico può stabilire se è necessario continuare ad approfondire per fornire la diagnosi. Spesso, lo specialista può richiedere delle analisi più specifiche, come un’ecografia, una risonanza magnetica o una radiografia.

 

Trattamento

dolore alla schiena alta

Il trattamento più idoneo alla riabilitazione del dolore alla schiena alta può essere indicato solamente da un medico specialista, che dopo aver effettuato la diagnosi e quindi dopo aver compreso le cause alla base del disturbo, stabilirà il da farsi.

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Per alleviare il dolore alcune volte possono bastare il riposo e i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), mentre nei casi più gravi può rivelarsi necessario anche ricorrere ad un trattamento di tipo chirurgico.

 

Nella maggior parte dei casi, però, il trattamento più opportuno è dato dalla combinazione tra la terapia manuale e la terapia fisica: i massaggi effettuati da un fisioterapista uniti a dei trattamenti strumentali possono dare dei risultati davvero sorprendenti!

Alcune delle terapie fisiche indicate per trattare il dolore alla schiena alta sono:

  • Tecarterapia: una terapia endogena che si basa su un dispositivo che genera un aumento della temperatura
  • Ultrasuoni: composti da vibrazioni acustiche che si diffondono sotto forma di onde di compressione e decompressione.

 

Prevenzione

Assumere delle accortezze per prevenire il dolore alla schiena alta è fortemente consigliato! I rischi associati al mal di schiena sono, infatti, diversi ed è quindi bene tenersene alla larga.

Vediamo quali sono alcuni dei comportamenti consigliati per prevenire il dolore alla schiena alta:

  • Praticare attività fisica. In maniera corretta, con la giusta intensità e senza fare movimenti sbagliati, l’attività è una vera e propria salvezza: mantiene il corpo elastico.
  • Assumere la postura corretta. Mentre sei seduto o durante una passeggiata, la schiena deve essere sempre nella posizione giusta!

 

A chi rivolgersi

Ai primi segnali del dolore alla schiena alta è sempre bene rivolgersi ad uno specialista.

Per questo tipo di disturbo può essere utile contattare un ortopedico o un fisioterapista. Questi specialisti, grazie alle competenze sviluppate nell’ambito dell’apparato muscolo-scheletrico e ad un’ottima conoscenza dell’anatomia umana, saranno in grado di effettuare un’accurata diagnosi e, quindi, di indicarti la terapia più idonea al trattamento del tuo dolore.

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Perchè scegliere il centro d’eccellenza studio FisiomediCal a Roma Nord

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dolore dietro al ginocchio

Dolore dietro al ginocchio: definizione

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Il dolore dietro al ginocchio è un disturbo che può essere ricondotto a diverse cause e, infatti, appena compare è bene indagare e capirne l’origine in maniera tempestiva, così da poter intervenire adeguatamente.

Il ginocchio si trova tra il femore, la tibia e la rotula ed è una delle articolazioni sinoviali più importanti del corpo umano, che comprende la cartilagine articolare, la membrana sinoviale, i legamenti, le borse sinoviali e il menisco.

La zona posteriore del ginocchio si chiama cavità poplitea ed è un’area delimitata dai muscoli posteriori della coscia e dal muscolo gastrocnemio.

Senza distinzioni di età o di genere, il dolore al ginocchio può colpire chiunque, nonostante sia più frequente negli anziani o negli sportivi.

 

Sintomi

I sintomi del dolore dietro al ginocchio possono essere diversi. È un disturbo che si caratterizza e prende sfumature differenti a seconda della causa che lo ha scatenato.

L’intensità del dolore, spesso, può variare e peggiorare durante la flessione della gamba.

Vediamo quali sono i sintomi più comuni:

  • Rigidità dell’articolazione
  • Area posteriore del ginocchio gonfia
  • Difficoltà nel muovere il ginocchio

 

Cause: eziologia

dolore dietro al ginocchio

Le cause che possono essere alla base dell’insorgenza del dolore dietro al ginocchio sono davvero molto numerose. I disturbi di quest’articolazione possono essere sia di lieve entità che, invece, più gravi.

Vediamo le maggiori cause alla base del dolore dietro al ginocchio:

  • Cisti di Baker: si può verificare o a causa di un trauma o per l’artrosi
  • Gamba del tennista: quando si verifica una lacerazione del tendine del muscolo plantare
  • Tendinopatia del muscolo gastrocnemio: essendo il muscolo gastrocnemio vicino alla zona posteriore del ginocchio, quando insorge una tendinopatia a questo muscolo spesso può comparire anche il dolore dietro al ginocchio
  • Tendinopatia del muscolo popliteo: quando il tendine del muscolo popliteo subisce dei traumi insorge il dolore dietro al ginocchio
  • Trauma al legamento crociato posteriore: non è molto comune, ma se il legamento crociato posteriore subisce un trauma compare subito il dolore dietro al ginocchio
  • Trombosi venosa profonda: anche questa non è una causa frequente del dolore dietro al ginocchio, ma può capitare che si formino dei coaguli di sangue e che diano anche origine ad un forte dolore dietro al ginocchio
  • Artrosi: processo degenerativo delle cartilagini articolari con conseguente usura delle stesse

 

Diagnosi

Per effettuare una diagnosi del dolore dietro al ginocchio bisogna necessariamente rivolgersi ad uno specialista del settore, l’unico ad avere le competenze adatte per stabilire quale sia il problema e per indicare il giusto trattamento per un totale recupero.

Il medico, per effettuare una diagnosi, si avvale di un esame obiettivo, che realizza anche grazie a specifiche manovre. Ancora, per un esame completo, spesso, lo specialista può chiedere al paziente di fare una risonanza magnetica e una radiografia.

Rivolgiti ai nostri esperti!

 

Trattamento

Il trattamento più adeguato per il dolore dietro al ginocchio può essere stabilito solamente da un medico specialista del settore!

Solitamente quando il dolore non è molto forte e non è dovuto a cause gravi, si può iniziare con un trattamento di tipo conservativo tenendo l’articolazione a riposo e utilizzando ghiaccio e farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).

Nei casi più gravi o quando una terapia di tipo conservativo non è sufficiente, invece, si può procedere con altri tipi di trattamento, tra i quali:

  • Fisioterapia: l’unione tra la terapia manuale e la terapia fisica può apportare grandissimi benefici e raggiungere l’obiettivo di una totale ripresa
  • Trattamento chirurgico

 

Prevenzione

Un vero e proprio metodo per prevenire il dolore dietro al ginocchio non esiste. Ovviamente, una vita controllata e non esporsi a grandi sforzi può essere una tutela rispetto ad eventuali traumi.

Attenzione, questo non vuol dire che evitare l’esercizio fisico faccia bene, anzi! Una regolare attività fisica, infatti, può solamente aiutare ad aumentare forza ed elasticità dei muscoli e, di conseguenza, aiutare a prevenire traumi al ginocchio.

 

A chi rivolgersi

Quando si inizia ad avvertire un qualsiasi tipo di dolore dietro al ginocchio è sempre bene rivolgersi ad uno specialista.

Per i disturbi dietro al ginocchio è indicato contattare un ortopedico, che grazie alle sue competenze nell’ambito dell’apparato muscolo-scheletrico potrà effettuare un’accurata diagnosi.

Probabilmente, l’ortopedico, dopo aver effettuato la diagnosi, vi metterà in contatto con un esperto fisioterapista, che potrà stabilire il trattamento più opportuno per una totale riabilitazione.

Contattaci subito!

 

Perché scegliere il centro d’eccellenza Studio FisiomediCal a Roma Nord

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