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Dolore alla spalla: cos’è

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Il dolore alla spalla è un dolore molto comune in soggetti che, solitamente, hanno più di 40 anni: i motivi che provocano tale patologia possono avere diverse origini come un trauma da usura, infiammazione, frattura o lussazione.

La spalla è l’articolazione più mobile del corpo. Aiuta a sollevare il braccio, a ruotarlo e ad alzarlo sopra la testa. È in grado di muoversi in molte direzioni.

Il dinamismo della spalla è garantito dalla sua struttura complessa composta da ossa, muscoli, tendini e legamenti che, oltre a mantenere le ossa nella giusta distanza, permettono alle braccia di muoversi.

Questa maggiore libertà di movimento, tuttavia, può causare instabilità. E’ proprio a causa di questa instabilità che il paziente può avvertire il dolore alla spalla.

Tale dolore può essere così acuto da impedire le normali attività quotidiane o, in caso di soggetti sportivi, di praticare esercizio fisico.

Sintomi

Il dolore alla spalla può manifestarsi in modo localizzato, e dunque derivare dalle aree circostanti come la cervicale, o diffondersi anche lungo il braccio.

Il sintomo principale è ovviamente il dolore che però può presentarsi sotto forma di un semplice fastidio fino ad un dolore acuto che non permette la funzionalità normale dell’arto.

Il dolore, quindi, può derivare dalla spalla ed interessare l’articolazione, i muscoli, i tendini o le borse, ma interessare anche tutto il braccio, il collo e il torace.

I sintomi sono, dunque, caratterizzati da dolore, lussazione di spalla ripetute, sensazione di spalla che “esce” o “sta per uscire”, o scroscio articolare, cioè un rumore interno definito scrocchio.

Cause

Le cause più frequenti di questa patologia sono:

  • Lussazione della spalla: quando la testa dell’omero fuoriesce dalla sua sede naturale (glena), i legamenti nella parte anteriore della spalla vengono spesso danneggiati. Inoltre, il labbro (l’anello cartilagineo attorno al bordo della glena) può anche lacerarsi: in questo caso parliamo di lesione di Bankart. Una prima lussazione può portare a recidive portando quindi a una instabilità della spalla.
  • Microtraumi ripetuti: alcune persone che manifestano la sintomatologia dell’instabilità non hanno mai avuto una lussazione vera e propria ma hanno legamenti costituzionalmente più allentati a livello delle spalle e questa condizione favorisce il manifestarsi di questa patologia. In altri casi l’attività sportiva può determinare l’insorgenza del problema.
  • Artrosi: una patologia che colpisce per lo più soggetti con un’età che si aggira intorno ai 60 anni. Questa malattia provoca l’usura della cartilagine nelle articolazioni.
  • Sport: chi pratica degli sport che sollecitano spesso l’utilizzo della spalla possono comportare l’usura dei tendini. Tali sport possono essere ad esempio il basket, la pallavolo, il rugby o il tennis.
  • Patologie autoimmuni come l’artrite reumatoide che provoca l’infiammazione delle articolazioni.
  • Patologie neurologiche: le quali possono essere l’ictus, la cervicale o la radiculopatia.

Diagnosi

Una visita presso un medico ortopedico specialista servirà a comprendere l’origine del dolore alla spalla. Infatti, i dolori alla spalla possono derivare da traumi, sforzi o infiammazioni e di conseguenza limitare alcuni o tutti i movimenti.

La visita dello specialista ortopedico e una semplice radiografia in proiezioni standard sono sufficienti in fase iniziale.

A queste potrà essere aggiunta sia la Tac che la Risonanza Magnetica associata o meno all’artogramma, ossia una radiografia che per mezzo dell’iniezione intra articolare del mezzo di contrasto serve a mettere in evidenza se sono presenti delle lesioni nella spalla ed in particolar modo nella cuffia dei rotatori per confermare la diagnosi.

Cura

Lo scopo del trattamento iniziale è quello di migliorare la sintomatologia dolorosa e la stabilità della spalla. Questo obiettivo in certi casi può essere raggiunto tramite la fisioterapia e il corretto utilizzo di farmaci analgesici e/o antinfiammatori non steroidei (conosciuti in genere con l’acronimo FANS).

Esistono alcuni fattori sia legati al paziente che al tipo di lesione, che predispongono alla recidiva dell’episodio di lussazione e sono: la giovane età, il sesso maschile e la pratica di sport di contatto.

A ciò si può aggiungere una lesione ossea sul versante glenoideo con il distacco dei legamenti dal versante omerale.

Trattamento chirurgico

Se il dolore persiste e gli episodi di lussazione o sublussazione si ripetono nel tempo, può essere consigliato un intervento chirurgico.

L’artroscopia di spalla è una tecnica mininvasiva e trova spazio nei pazienti giovani (dai 15 ai 30 anni), con poche lussazioni o con situazioni di microinstabilità. La tecnica prevede l’utilizzo di “ancorette” che assomigliano a microviti dalle quali fuoriescono fili in tessuto non riassorbibile ad alta resistenza che vengono passati e legati attorno alla capsula articolare e al labbro glenoideo per ricreare la normale tensione capsulare.

La procedura tradizionale a “cielo aperto” è indicata in pazienti che presentano facili lussazioni o che svolgono sport di contatto come il rugby.

La più comune, che prende il nome di intervento di Latarjet/Bristow, prevede un’incisione chirurgica di 6-8 cm sulla porzione anteriore della spalla. La tecnica consiste nel trasferimento della coracoide sul bordo anteriore della glena, fissata con viti, particolarmente indicata se vi è una lesione della struttura ossea della glena.

Trattamento post-chirurgico

Una riabilitazione mirata è essenziale per ottenere il miglior risultato funzionale dopo l’intervento chirurgico.

Dopo un periodo iniziale di immobilizzazione con un tutore in abduzione per 4 settimane, viene iniziata una mobilizzazione passiva della spalla con l’obiettivo di un recupero funzionale in assenza di dolore e con recupero della stabilità a circa 3 mesi dell’intervento chirurgico.

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Troverai una struttura innovativa e nuova nella quale sono presenti anche una palestra in cui è possibile seguire delle lezioni di ginnastica posturale e un box con apparecchiature all’avanguardia.

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Fascite plantare roma nord

Fascite Plantare: cos’è

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La fascite plantare è una patologia che si caratterizza per un’infiammazione della aponeurosi plantare del piede, ossia il legamento arcuato che collega il tallone con la base delle dita dei piedi.

Questo legamento svolge un ruolo molto importante per la distribuzione del peso corporeo sulla pianta del piede e per la stabilità dinamica durante tutte quelle attività che coinvolgono questa parte del corpo, come la normale deambulazione o la corsa.

La fascite plantare è anche una delle cause più comuni della tallonite, un dolore molto intenso che generalmente si sperimenta nelle prime ore del mattino, quando ci si alza dal letto.

Generalmente dopo aver svolto diversi movimenti tende ad attenuarsi e si ripresenta ogni qual volta il piede è rimasto a riposo, ad esempio dopo essere stati seduti per molto tempo.

Fascite plantare cronica

Generalmente dopo un corretto intervento questa patologia tende a scomparire. Se a distanza di 6 – 12 mesi il fastidio continua ad essere presente e non si ha un miglioramento dei sintomi si parla di fascite plantare cronica; questa complicanza della fascite plantare può avere diversi effetti negativi sul normale svolgimento delle azioni quotidiane in quanto può modificare la normale deambulazione e può intaccare anche le articolazioni vicine al legamento infiammato, estendendosi.

Per questo motivo è importante riconoscere fin da subito i sintomi, in modo da prevenire una possibile cronicizzazione di questa patologia.

Fascite plantare: cause

Una delle principali cause della fascite plantare è la conformazione del piede cavo o del piede piatto, in quanto queste predisposizioni del piede causano un’eccessiva tensione e stress alla zona del piede sottesa.

Nei soggetti in cui è presente questa predisposizione vi è maggiore probabilità di sviluppare la fascite plantare, in modo particolare se sono presenti altri condizioni quali sovrappeso, gravidanza ed attività fisica molto frequente.

Queste situazioni fanno si che si abbia una maggiore tensione sulla fascia plantare, di per sé già tesa, che dunque può infiammarsi.

Anche l’utilizzo di calzature non adatte può contribuire all’insorgenza di questo disturbo, sarebbe dunque preferibile evitare di utilizzare scarpe dalla suola piatta, che creano un angolo di 90° tra la posizione del piede e della gamba, andando ad aumentare la tensione sulla fascia plantare.

Soggetti maggiormente a rischio

L’età in cui si manifesta questa patologia è tra i 40 e i 60 anni, generalmente la fascite plantare colpisce soprattutto gli sportivi, in quanto più degli altri sottopongono a stress questo legamento, che dunque ha più possibilità di infiammarsi.

Tra gli altri soggetti maggiormente a rischi di fascite plantare troviamo:

  • Persone in sovrappeso o obese;
  • Donne in gravidanza.

Fascite plantare sintomi

La fascite plantare si manifesta con diversi sintomi che possono variare per l’intensità e la localizzazione del dolore sperimentato.

Il sintomo principale è un dolore intenso e persistente localizzato nella zona del tallone, occasionalmente può essere sperimentato anche nella zona plantare.

In casi più avanzati è possibile percepire al tatto una tumefazione a livello del calcagno.

L’insorgenza di questo disturbo è spesso graduale, e si manifesta con un dolore più acuto al mattino, per poi ridursi dopo aver compiuto i primi movimenti.

Il dolore solitamente viene sperimentato ad un solo piede, ma talvolta può manifestarsi anche ad entrambi.

Fascite plantare diagnosi

Per diagnosticare la fascite plantare si procede con due tipi di diagnosi: quella clinica e quella strumentale.

Diagnosi clinica

Da un punto di vista clinico si procede con un’attenta valutazione della tipologia e della sede del dolore sperimentato dal paziente da parte del medico che deciderà con quale tipo di visita strumentale indagare la patologia.

Diagnosi strumentale

Da un punto di vista strumentale, solitamente si procede con un esame radiografico standard sottocarico del piede.

Questo tipo di esame è necessario per valutare la presenza di uno sperone osseo, chiamato anche “spina calcaneare”.

Se l’ortopedico lo ritiene necessario, sarà utile eseguire anche una risonanza magnetica, in modo da poter quantificare il grado di infiammazione ed escludere altre cause del dolore come lo schiacciamento di un nervo o di una lesione.

Fascite plantare cura e terapie

Per il trattamento della fascite plantare si può intervenire con diverse modalità, in base all’intensità del dolore, alle cause e alla gravità dell’infiammazione.

Solitamente si preferisce iniziare con un trattamento conservativo, e nel caso in cui risultasse poco efficace si passa a dei trattamenti più invasivi come la chirurgia.

Terapia conservativa

La terapia conservativa (non chirurgica) è il primo trattamento che solitamente si mette in atto per intervenire sulla fascite plantare.

Questo approccio, oltre a cercare di rimuovere il fattore causale, come l’utilizzo di calzature inadatte, attua delle procedure volte a ridurre l’infiammazione a carico del piede tra cui:

  • Terapia farmacologica: se il medico lo ritiene necessario può essere prescritta una terapia farmacologica volta a ridurre il dolore e l’infiammazione;
  • Fisioterapia: mediante l’utilizzo di diverse tecniche fisioterapiche (lasertapia, tecartepia, onde d’urto) si tende a ridurre l’infiammazione locale, all’interno di questo processo terapeutico anche lo stretching gioca un ruolo fondamentale aiutando a distendere i muscoli della regione posteriore della gamba (tricipe surale) e l’aponeurosi plantare,
  • Medicina rigenerativa – PRP: negli ultimi anni la medicina rigenerativa sta assumendo sempre più importanza nel trattamento di patologie di interesse ortopedico e fisioterapico in quanto prevede l’iniezione di plasma in gradi di ridurre in modo molto efficace le infiammazioni localizzati, è dunque utile anche per il trattamento della fascite plantare;
  • Infiltrazioni di cortisone: in alcuni casi il medico può decidere di attuare una terapia a base di cortisone, questo tipo di trattamento non è comunemente utilizzato in quanto tra gli effetti collaterali abbiamo l’indebolimento della fascia plantare.

Trattamento chirurgico

Quanto la fascite plantare risulta essere particolarmente resistente ai vari trattamenti, in una piccola percentuale di pazienti, può essere previsto un intervento chirurgico.

Solitamente si preferisce utilizzare le tecniche mininvasive e percutanee, con l’ausilio di una anestesia locale, in modo da ridurre i tempi post operatori e garantire una ripresa abbastanza rapida.

Plantari: sono utili?

Spesso ci si chiede se i plantari e le solette siano utili per il trattamento della fascite plantare; essendo una patologia che insorge a seguito di ripetute pressioni a carico del piede, l’utilizzo di questi dispositivi risultano essere molto efficaci per attenuare i fastidi causati da questa patologia.

Gli eventi stressanti a carico del piede tendono a creare dei microtraumi a livello plantare che contribuiscono all’infiammazione localizzata in quella zona e dunque aggravano la patologia stessa, per questo motivo i plantari o le solette in grado di assorbire o disperdere le vibrazioni a carico del piede sono altamente consigliate, ed il medico potrà consigliare quella più adatta ad ogni specifica situazione.

Tempi di recupero

Solitamente i tempi di recupero per la fascite plantare sono abbastanza lunghi, in quanto la zona anatomica interessata da questa patologie e costantemente sollecitata e sottoposta a stress durante tutto l’arco della giornata.

Inoltre giocano un ruolo fondamentale anche la gravità dell’infiammazione e la tempestività e l’adeguatezza dei trattamenti effettuati. Per questo motivo, al fine di ridurre i tempi di recupero dalla fascite plantare è importante consultare un medico appena si manifestano i primi sintomi in modo da riuscire a trattare precocemente questo disturbo, evitando anche una possibile cronicizzazione.

Dove trovare un centro di eccellenza per il trattamento della fascite plantare a Roma

Nel caso in cui si sospetti di essere affetti da fascite plantare non sempre è facile trovare un centro medico al quale affidarsi per la diagnosi e il trattamento della patologia.

Per questo motivo nascono i centri diagnostici e di riabilitazione, come lo studio Fisiomedical, all’interno del quale un team di specialisti tra cui ortopedici, fisiatri ed osteopati che si prendono cura del trattamento dei propri pazienti.

Lo Studio Fisiomedical si trova nel cuore del quartiere Flaminio a Roma Nord in via Andrea Sacchi, 35.

Dolore anca roma nord

Dolore all’anca: cos’è

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Il dolore all’anca, o coxalgia, è un sintomo che può manifestarsi in seguito a traumi o lesioni croniche dovute ad un uso eccessivo della stessa.

Ciò che aumenta la diffusione delle patologie all’anca, oltre l’avanzamento dell’età che ne comporta un invecchiamento generale, è il dilagare di sport che provocano dei traumi all’articolazione.

Se il paziente avverte un dolore all’altezza dell’inguine la causa puo’ essere una patologia nell’articolazione dell’anca, come una contrattura, lussazione o un’osteoartrosi.

Quando il dolore, invece, scompare rapidamente allora si parla di un’infezione o di artrite infiammatoria.

Nel caso in cui il paziente sia effettivamente affetto da una patologia a carico dell’anca, il dolore sarà percepito lungo la coscia fino al ginocchio.

Se il dolore all’anca si presenta nella parte laterale della gamba, esso può essere causato da borsite o da tendinite del medio gluteo.

Dunque, riuscire ad individuare un dolore all’anca non è semplice perché può essere confuso con il dolore al ginocchio, inoltre ciò che causa i dolori può derivare da diverse patologie o traumi ripetuti.

Sintomi

Come appena detto, il dolore all’anca colpisce tantissimi individui ed in modo particolare soggetti che fanno parte di una fascia che oscilla tra l’età adulta, a partire dai 50 o 55 anni, fino alla terza età.

Non bisogna mai sottovalutare il dolore all’anca : una visita presso un medico ortopedico specialista potrebbe far rilevare la comparsa di qualche patologia e comunque evitare spiacevoli inconvenienti..

Di seguito troverai un elenco dei sintomi correlati al dolore all’anca:

  • Localizzazione: intanto è necessario individuare l’esatta area del dolore, infatti il dolore può essere situato in una regione laterale all’altezza del gran trocantere. Spesso, però, il dolore può essere riflesso e quindi avvertito dal paziente nell’area inguinale, del gluteo, nella parte anteriore della coscia fino alla regione mediale del ginocchio;
  • Evoluzione giornaliera: il paziente deve prestare attenzione a quando il dolore compare, cioè se si presenta in un determinato momento durante l’arco della giornata, in seguito ad uno specifico movimento (come ad esempio nella flessione o abduzione) o se persiste anche a riposo. Tramite l’individuazione di questi fattori il medico ortopedico potrà capire se il dolore è di tipo traumatico, biomeccanico o di origine infiammatoria;
  • Modalità di dolore: si possono distinguere diversi tipi di dolore:
  • Acuto, ha una durata limitata e compare all’improvviso;
  • Cronico, con una durata protratta nel tempo, in questo caso il dolore sarà costante;
  • Acuto cronicizzato, il dolore acuto che perdura nel tempo;
  • Acuto recidivante, dolore improvviso e discontinuo.
  • Movimenti limitati: il dolore all’anca può provocare una limitazione nei movimenti e problemi durante la quotidiana deambulazione, perché il paziente tende ad assumere compensi durante la camminata per evitare il dolore stesso;
  • Aggravamento o alleviamento del dolore: alcune posizioni, movimenti o addirittura condizioni metereologiche possono influenzare l’aumento del dolore all’anca.

Cause

Le cause che comportano il dolore all’anca sono numerose e possono avere origini diverse: traumatica, degenerativa o infiammatoria.

Le patologie più comuni che provocano il dolore dell’anca risultano esserci:

  • Artrosi dell’anca (definita anche con il termine di coxartrosi): una malattia cronico-degenerativa, che comporta una riduzione dello spazio articolare tra la testa femorale e la cavità cotiloidea, oltre che lesioni cartilaginee articolari. Questa patologia si presenta, solitamente, nei pazienti con un’età avanzata. Inoltre l’artrosi, provoca una rigidità articolare ed una limitazione funzionale;
  • Osteoporosi: malattia che provoca la perdita di massa ossea con una conseguente alterazione della struttura scheletrica ;
  • Osteocondrosi: patologia che comporta un’alterazione del normale processo di accrescimento cartilagineo ed osseo;
  • Osteonecrosi: simile ad un infarto che interessa il tessuto osseo;
  • Artrite reumatoide: patologia autoimmune che provoca delle infiammazioni sistemiche;
  • Sacroileite: un’infiammazione dell’articolazione sacro-iliaca, situata tra la colonna vertebrale ed il bacino;
  • Morbo di Paget: una patologia cronica dello scheletro caratterizzata da un rimodellamento osseo continuo e disordinato;
  • Ernia del disco: la fuoriuscita dalla sua sede naturale dei “cuscinetti ammortizzatori” posti tra una vertebra e l’altra;
  • Acondroplasia: malattia genetica che provoca uno sviluppo anomalo dello scheletro;
  • Artrosi: l’auto deterioramento delle cartilagini nelle articolazioni;
  • Obesità;
  • Progeria: patologia rara che provoca l’invecchiamento precoce dello scheletro;
  • Spondite anchilosante: infiammazione cronica della colonna vertebrale;
  • Piede cavo: una concavità eccessiva nell’arco plantare;
  • Discopatia: discopatie (protrusioni o ernie) che provocano la radicolopatia a livello L1-L2-L3 con interessamento del nervo crurale (o femorale);
  • Tendinite: infiammazione dei tendini;
  • Fratture: queste possono derivare da una caduta o a causa di malattie come l’osteoporosi che provoca il deterioramento del tessuto osseo. Queste risultano frequenti tra la popolazione più anziana, perché maggiormente soggetti a cadute a causa di una perdita fisiologica dell’equilibrio;
  • Lussazioni;
  • Attività sportive che comportano uno stiramento dei muscoli del gluteo, retto femorale, ecc;

Cura

Nelle fasi iniziali dei processi traumatici e degenerativi dell’anca si può intervenire con terapie infiltrative con fattori di crescita, viscosupplementazione con acido ialuronico di ultima generazione o interventi endoscopici e mini invasivi.

 

Il chirurgo ortopedico oggi ha a disposizione una gamma di trattamenti all’avanguardia ed efficaci che deve essere in grado di ritagliare e personalizzare in base alle richieste funzionali ed all’età del paziente.

Ed è per questo che l’abilità del chirurgo segna la differenza tra un successo e un intervento deludente. Oggi – bisogna sottolinearlo – la sfida più impegnativa è proprio quella legata al progressivo invecchiamento della popolazione, ma siamo anche preparati a raccogliere la sfida del XXI secolo.

In questo senso, con più del 90% di risultati soddisfacenti oltre i 15 anni, l’ortopedico è in grado di consigliare al meglio la protesi di anca più adatta. Va anche detto che la chirurgia protesica è oggi una delle operazioni più comuni e sicure quando altri trattamenti non sono più efficaci a controllare il dolore e la limitazione funzionale legata alla progressione dell’artrosi.

 

La grande novità, e anche uno degli aspetti più interessanti, è che la soluzione chirurgica è oggi un’opzione valida per tutti, non solo per gli anziani.

 

Oggi, infatti, grazie ai materiali, ai disegni protesici e alle tecniche chirurgiche e anestesiologiche innovative, è possibile, sempre in casi selezionati, allargare le indicazioni anche ai pazienti più giovani. Una vera rivoluzione.

Dove trovare un centro d’eccellenza nel trattamento del dolore all’anca a Roma

Se hai dolori persistenti all’anca e difficoltà a deambulare ti consigliamo di recarti presso un centro specializzato.

Studio Fisiomedical è un centro in cui potrai trovare un’equipe di medici specializzati e fisioterapisti che collaborano per poter dare ai loro pazienti i migliori risultati.

Verrai assistito passo dopo passo, dalla prima visita in cui verrà diagnosticato il problema, alla riabilitazione per una piena e totale guarigione.

Studio Fisiomedical si trova in zona Flaminio, Via Andrea Sacchi n.35.

Per maggiori informazioni e per prenotare il tuo appuntamento con uno dei nostri medici specialisti puoi chiamare al numero: 0632651337

 

RPG Roma

Cos’è l’RPG (Rieducazione posturale globale)

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La rieducazione posturale globale (RPG) è una terapia che aiuta a diminuire i dolori della colonna vertebrale, malesseri legati a posture del corpo sbagliate e/o tensioni muscolari.

RPG: l’importanza del fisioterapista

Fondamentale per la rieducazione posturale è la figura del fisioterapista, il cui obiettivo è quello di individuare l’area dello scompenso muscolare e ridare un equilibrio posturale al paziente.

Tramite l’ausilio del fisioterapista, il paziente impara ad assumere e mantenere le posizioni posturali corrette e adatte per la colonna vertebrale, arti superiori ed inferiori. Quando il paziente inizierà ad assumere le posizioni corrette per il proprio corpo avrà una progressiva diminuzione dei dolori, grazie al rilassamento dei muscoli, principalmente del collo e della schiena.

RPG e respirazione

Un altro aspetto fondamentale della rieducazione posturale globale è l’insegnamento di una respirazione corretta che aiuterà il paziente. Inoltre, il trattamento è molto indicato per i pazienti che accusano delle patologie alla colonna, come dimorfismi, lombalgie, ernie discali o artrosi.

Questo trattamento, grazie all’utilizzo di una metodologia dolce, fatta di piccoli movimenti svolti in fase di rilassamento sia fisico che mentale, può essere effettuata da pazienti di tutte le età.

A cosa serve

La rieducazione posturale globale grazie ai suoi movimenti lievi può alleviare i dolori causati da una non corretta postura ed educare il paziente a svolgere degli esercizi che con il tempo andranno a migliorare la colonna vertebrale e gli arti superiori ed inferiori.

Il trattamento tramite rieducazione posturale viene utilizzata dai fisioterapisti quando il paziente è affetto da una delle seguenti patologie:

  • Scoliosi: una curvatura anomala della colonna vertebrale;
  • Malappoggio plantare;
  • Cervicalgia: un dolore che partendo dal collo si irradia alle spalle e, nei casi più gravi, anche alle braccia;
  • Sciatalgia: il dolore che partendo dalla parte bassa della schiena si diffonde alla gamba;
  • Pubalgia: una patologia legata ai traumi da sovraccarico, che si manifesta soprattutto tra gli sportivi e comporta una lesione dei muscoli della zona frontale e bassa dell’addome e della sinfisi pubica;
  • Coxalgia: più comunemente indicata come dolore all’anca;
  • Lombalgia: dolori alla schiena che possono manifestarsi in modo acuto e cronico;
  • Sindrome vertiginosa.

I trattamenti per la rieducazione posturale globale hanno lo scopo di restituire elasticità, lunghezza e benessere alla muscolatura contratta. Mediante specifici esercizi sia per i muscoli che per la respirazione, il paziente inizierà a prendere coscienza del proprio scheletro e ad assumere una corretta ed idonea postura.

Le terapie manuali più efficaci e che hanno apportato un maggiore benessere ai pazienti per una corretta rieducazione posturale globale sono i metodi Souchard e Mezieres.

Metodo Souchard

Il metodo Souchard applicato nella rieducazione posturale globale ha come obiettivo quello di risalire alla causa della lesione. Inoltre, questo metodo viene utilizzato per ridurre i dolori articolari, nevralgie, cervicalgie, dolori reumatici, disturbi circolatori.

Il compito del fisioterapista non è solo quello di rieducare lo scheletro del paziente ad un’adeguata postura, ma anche quello di risalire alla fonte del dolore, quindi prende in considerazione l’intero sistema.

Durante l’esecuzione degli esercizi svolti dal paziente, assume un ruolo fondamentale la respirazione. In modo particolare l’espirazione, che favorisce l’abbassamento del diaframma, apportando una condizione di rilassamento generale.

Una volta che il paziente avrà imparato ad eseguire correttamente gli esercizi della terapia manuale Souchard, potrà effettuarli anche in modo autonomo così da evitare il ritorno ad un irrigidimento delle fasce muscolari.

Metodo Mezieres

La terapia manuale Mezieres serve a disciplinare la struttura del corpo. Questo metodo si concentra sulla diminuzione e allungamento dei gruppi muscolari responsabili di patologie che provocano delle deformità scheletriche.

Mezieres può alleviare i dolori causati da patologie come: lombalgie, scoliosi, cervicalgie, dolori ai piedi.

Come affermava l’inventore di questo metodo, Mezieres, “il dolore non è mai là dove si manifesta”, infatti spesso la causa del dolore è diversa dal sintomo. Ogni piccola parte del nostro corpo ha la sua funzione, nel momento in cui una di queste parti si trova in difficoltà si attuano dei meccanismi di compensazione. Sono proprio questi meccanismi che andranno poi a creare degli scompensi ed intaccheranno la postura del paziente.

Anche in questo caso, come per il metodo Souchard, il compito del fisioterapista è quello di risalire alla fonte che causa dolore nel paziente. Una volta compresa la causa il paziente intraprenderà un cammino di rieducazione dei movimenti.

Quanto dura una seduta di RPG

Il paziente, durante una seduta di rieducazione posturale, assume delle posture semplici che gli permettono di riequilibrare, allungare e allineare l’asse della colonna vertebrale. Il fisioterapista assiste il paziente nell’esecuzione dei movimenti, affinché vengano svolti in maniera lenta, rilassata ed adeguata.

In genere una seduta di rieducazione posturale dura tra i 40 ed i 60 minuti.

Quanto dura un ciclo

Quando si parla di rieducazione posturale globale non è possibile dare un numero certo di sedute, in quanto ogni paziente ha delle patologie e sintomi diversi.

Sicuramente, per poter notare dei miglioramenti attraverso l’ausilio del metodo Souchard, come ad esempio una diminuzione o scomparsa del dolore, una postura scheletrica idonea o un benessere fisico generale, è necessario un ciclo di almeno 10 sedute.

Se invece il metodo utilizzato dal fisioterapista è il trattamento manuale Mezieres, in questo caso il numero delle sedute non dovrà essere inferiore a 20 o 30. Inoltre, per avere dei risultati ottimali bisognerà sottoporsi alla terapia una o due volte a settimana.

Il buon esito dei trattamenti, come anche il numero delle sedute, dipende sempre dal paziente, dalla patologia e dalla collaborazione del soggetto durante l’esecuzione degli esercizi.

Controindicazioni

La rieducazione posturale globale non ha delle controindicazioni, anzi anche chi non ha particolari problemi posturali può sottoporsi a delle sedute di terapia per poter prevenire eventuali patologie.

Inoltre, possono sottoporsi alle sedute di rieducazione posturale globale giovani, adulti e pazienti della terza età.

La fisioterapia per la rieducazione posturale non farà altro che donare il giusto equilibrio scheletrico al corpo ed un maggiore benessere fisico.

Rpg a Roma Prati in un centro d’eccellenza

Se soffri di patologie come nevralgie, sciatalgie, irrigidimento muscolare o cervicalgie un trattamento di rieducazione posturale globale potrà aiutarti ad alleviare i tuoi dolori e a dare alla tua colonna vertebrale la giusta elasticità.

La terapia di rieducazione posturale globale può essere svolta anche da soggetti che non accusano particolari disturbi e che vogliono semplicemente prevenire eventuali problemi causati dall’età o dall’assunzione di una continua postura non adeguata.

Studio Fisiomedical è un centro fisioterapico nel cuore di Roma, in cui potrai seguire dei percorsi fisioterapici e di rieducazione posturale globale. Inoltre, nel nostro centro è possibile usufruire di visite medico specialistiche.

Da noi potrai trovare una grande equipe di fisioterapisti pronti a seguirti durante il tuo percorso di rieducazione per garantirti la totale guarigione.

Studio Fisiomedical dispone di una struttura innovativa e nuova nella quale si trova anche una palestra per la riabilitazione e un box con apparecchiature all’avanguardia.

Ci troviamo in zona Flaminio, all’altezza di Via Andrea Sacchi 35.

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Dolore al Ginocchio roma

Dolore al ginocchio o gonalgia: cos’è

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Il dolore al ginocchio, in ambito medico definito gonalgia, è un sintomo che può derivare da diverse cause o patologie.

Il dolore al ginocchio può manifestarsi in diversi modi:

  • Modalità: il dolore si può presentare in seguito a degli sforzi eccessivi a carico del ginocchio o dopo aver eseguito dei movimenti sbagliati;
  • Tipologia: può essere correlato ad uno stato infiammatorio del ginocchio o ad un dolore meccanico;
  • Frequenza: alcuni tipi di dolore si presentano anche quando il paziente è a riposo o durante le ore notturne;
  • Intensità: il fastidio può essere talmente intenso da condurre il soggetto a zoppicare.

Il dolore al ginocchio è comune tra gli sportivi di livello agonistico. Per quanto possa essere salutare fare sport, eccedere con le attività agonistiche può comportare dei rischi alle articolazioni soggette a continui e ripetuti sforzi.

Ovviamente, anche la sedentarietà costituisce un fattore di rischio per le articolazioni.

Il dolore al ginocchio può presentarsi a qualsiasi età, sia nella fase adolescenziale che in età avanzata (gli arti inferiori sono la parte più esposta e soggetta a traumi del nostro corpo).

Dolore al ginocchio: sintomi

I sintomi del dolore al ginocchio sono vari e dipendono dalle cause e dall’intensità del problema.

Possono essere sintomi comuni :

  • la sensazione di instabilità e debolezza del ginocchio;
  • la rigidità dell’arto;
  • la difficoltà nel riuscire a distendere la gamba.

Dolore al ginocchio: cause

Le cause del dolore al ginocchio sono molteplici e tutte derivanti da diverse patologie, più o meno gravi.

Il dolore al ginocchio può essere correlato a traumi, infortuni, sforzi a carico del ginocchio, varie forme di artrite e, negli adolescenti in fase di sviluppo, a causa di squilibri di crescita.

Infortuni

Gli infortuni che comprendono delle lesioni al ginocchio sono molteplici:

  • Rottura parziale o totale dei legamenti. Il ginocchio è composto da 4 legamenti: legamento crociato anteriore, legamento crociato posteriore, legamento collaterale anteriore e legamento collaterale esterno. La lacerazione di uno dei 4 legamenti si presenta, solitamente, in soggetti che praticano sport nella quale l’arto inferiore è soggetto ad uno sforzo o cambio direzionale costante, come ad esempio calcio, rugby o pallacanestro.
  • Fratture ossee. Cause molto frequenti di dolore al ginocchio sono proprio le fratture che possono comprendere il femore, la rotula o la tibia;
  • Lesione del tendine rotuleo. La lesione interessa il tendine che congiunge la parte inferiore della rotula alla tibia;
  • Borsiti. Queste sono delle infiammazioni dovute alla formazione di una borsa sinoviale nel ginocchio. La borsite a carico del ginocchio può essere prerotulea o infrarotulea.

La borsite prerotulea è di natura infiammatoria ed è causata da continui traumi (come ad esempio un frequente inginocchiamento su superfici dure o un forte urto del ginocchio che provocano l’infiammazione della borsa);

La borsite infrarotulea, invece, è una patologia più rara rispetto alla precedente ed è causata da un frammento osseo. In questo caso il dolore è localizzato nella parte inferiore del ginocchio;

  • Lesione del menisco mediale o laterale. Queste lesioni possono essere causate da importanti traumi o da traumi che si sono susseguiti nel tempo. Il dolore causato dalla rottura di uno dei due menischi interessa soprattutto sportivi o lavoratori che sottopongono il ginocchio ad un continuo stress;
  • Lussazione rotulea. La distorsione o lussazione della rotula è causata da traumi alla stessa o da un’improvvisa torsione del ginocchio o a volte da una parziale agenesia (alterato sviluppo) del condilo esterno del femore

Sovraccarico

Il dolore al ginocchio da sovraccarico è causato da continui sforzi, da una ripetizione costante di movimenti che provocano un’infiammazione o irritazione ad una o più parti che compongono il ginocchio, come tendini, muscoli, legamenti o articolazioni.

Tra le patologie da sovraccarico che causano dolore al ginocchio ci sono:

  • Tendinite rotulea. È l’infiammazione del tendine rotuleo e colpisce più frequentemente gli sportivi che saltano, infatti, questa infiammazione viene definita anche “ginocchio del saltatore”;
  • Sindrome della bandelletta ileo-tibiale. Tale sindrome è causata dall’infiammazione della banda di tessuto fibroso collocata nella parte esterna della coscia che parte dall’anca ed arriva fino alla parte inferiore del ginocchio. Questa patologia colpisce per lo più i corridori e chi pratica il ciclismo;
  • Tendinite del quadricipite femorale. Questa patologia è l’infiammazione del tendine che collega il muscolo del quadricipite femorale con la rotula. Anche in questo caso i soggetti più predisposti a questa infiammazione sono gli sportivi, soprattutto quelli in cui il piegamento delle gambe è continuo.

Artrite

L’artrite indica l’infiammazione di una o più articolazioni del corpo. Ci sono vari tipi di artrite che possono causare dolore al ginocchio. Vediamo insieme quali sono:

  • Artrite reumatoide: è una patologia autoimmune che colpisce prevalentemente le articolazioni come ginocchio, anca, mani, eccetera;
  • Artrite settica: è un’infezione batterica che può causare danni molto importanti alle articolazioni che intacca;
  • Pseudogotta: è un’infiammazione causata dall’accumulo di cristalli di calcio nella zona delle articolazioni dotate di capsula articolare.
  • Gonartrosi: rappresnta in realtà una degenerazione della cartilagine articolare, legata o alla fisiologica usura o a volte come esito di traumi pregressi; ovviamente una degenerazione articolare può portare ad una situazione reattiva di tutta la struttura articolare e quindi ad una infiammazione acuta che puo determinare una ipofunzionalita articolare.

Squilibri della crescita

Il dolore al ginocchio, quando si presenta nei giovani, può essere collegato ad uno squilibrio della crescita. Questi squilibri possono essere determinati da uno sviluppo veloce delle ossa associato ad una crescita muscolo-legamentosa più lenta.

Un altro fattore che può causare il dolore al ginocchio nei soggetti ancora giovani può essere l’artrite giovanile, anche se poco comune. Questa forma di artrite intacca le articolazioni più importanti del corpo umano.

Fattori di rischio

I fattori di rischio associati al dolore al ginocchio sono molteplici e derivano da patologie diverse tra loro:

  • Praticare sport a livello agonistico o lavori che sottopongono il ginocchio a continui e ripetuti stress. Per quanto riguarda gli sport, quelli più a rischio sono tutti quegli sport che comportano corse con cambi di direzione improvvisi, salti o flessioni del ginocchio. Mentre, i lavori a rischio sono tutti quelli che prevedono un continuo piegamento dell’arto e l’appoggio delle ginocchia su superfici dure. Anche guidare molte ore al giorno può causare dolori all’arto;
  • Sovrappeso: il peso corporeo eccessivo stressa le articolazioni inferiori proprio perché costrette a supportare il peso della parte superiore del corpo;
  • Assenza di elasticità e tonicità muscolare della coscia: un quadricipite femorale ben allenato e quindi robusto può aiutare a prevenire gli infortuni causati da movimenti innaturali del ginocchio;
  • Ripetuti infortuni al ginocchio: i soggetti che hanno subito infortuni al ginocchio nel corso degli anni hanno più possibilità di infortunarsi nuovamente o sviluppare delle forme di artrosi.

Diagnosi

Per stabilire quale sia la cura più efficace contro il dolore al ginocchio è, innanzitutto, fondamentale individuare la patologia che lo provoca.

Il medico ortopedico specialista, tramite un esame obiettivo e l’anamnesi, potrà arrivare all’individuazione della patologia ed una successiva diagnosi. Nei casi più gravi il medico può proseguire con degli esami diagnostici per immagine come la risonanza magnetica o i raggi x al ginocchio.

Cura

A seconda della causa del problema si possono attuare diversi tipi di cure: rimedi naturali, farmaci, fisioterapia, terapia per infiltrazione o l’intervento chirurgico.

Rimedi naturali

I rimedi naturali per contrastare il dolore al ginocchio sono costituiti dal protocollo denominato RICE:

  • Riposo funzionale e nei casi di dolore intenso anche l’immobilizzazione può essere di grande aiuto;
  • Ghiaccio: applicare del ghiaccio 4 o 5 volte al giorno dai 15 ai 20 minuti;
  • Compressione dell’area indolenzita;
  • Elevare la gamba dolente.

Utilissimi  a volte sono gli impacchi con creme antinfiammatorie, avvolgendo l’articolazione con domopack prima di andare a dormire e rimuovendo l’impacco la mattina.

Farmaci

L’utilizzo dei FANS, ossia medicinali antinfiammatori o a base di paracetamolo possono essere di grande aiuto per combattere il dolore al ginocchio. Inoltre, questi medicinali possono avere un effetto potenziato se combinati ai rimedi naturali sopra citati.

Fisioterapia

Solitamente, la fisioterapia per combattere il dolore al ginocchio si basa su esercizi di rinforzo ed allungamento dei muscoli dell’arto interessato abbinata all’utilizzo di mezzi fisici  come la tecarterapia, gli ultrasuoni o il laser.

Terapia per infiltrazione

  • La terapia infiltrativa prevede un’iniezione nel ginocchio in cui vengono utilizzati dei cortisosteroidi, farmaci antinfiammatori o acido ialuronico. Utili possono essere i trattamenti con gel piastrinico o trapianti di cellule staminali. Questo intervento serve a rigenerare la cartilagine dell’articolazione.

 

Intervento chirurgico

Nel caso in cui le terapie sopra elencate non dovessero apportare nessun risultato al paziente, allora il medico potrà decidere se intervenire chirurgicamente.

Gli interventi chirurgici per il dolore al ginocchio sono:

  • Artoscopia: intervento che prevede la riparazione dei legamenti e del menisco;
  • Protesi al ginocchio;

Prevenzione

La prevenzione del dolore al ginocchio può essere di grandissimo aiuto.

Innanzitutto, risulta fondamentale la perdita di peso nel caso in cui il paziente sia in sovrappeso. La riduzione di peso corporeo diminuirà il carico esercitato sull’articolazione e, di conseguenza, il soggetto avrà meno possibilità di incorrere a patologie come artrosi, tendinite o lesioni legamentose.

Risulta importante nella prevenzione anche il rinforzo  della muscolatura. Discipline come il nuoto possono favorire l’aumento del tono muscolare, allo stesso tempo, non sottopongono il ginocchio a continui traumi.

Infine, quando si praticano degli sport è sempre bene adoperare delle protezioni per le ginocchia ed utilizzare delle scarpe idonee per la disciplina che si sceglie di fare.

Quale specialista può aiutarmi

Quando si avverte dolore al ginocchio bisogna recarsi da un medico ortopedico, specializzato nelle patologie che interessano l’apparato muscolo-scheletrico. Il medico ortopedico potrà, tramite determinati esami, giungere ad una diagnosi ed al trattamento più idoneo per il paziente.

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Se hai dolori persistenti al ginocchio e difficoltà nel deambulare ti consigliamo di recarti presso un centro specializzato.

Studio Fisiomedical è un centro in cui potrai trovare un’equipe di medici specializzati e fisioterapisti che collaborano per poter dare ai pazienti i migliori risultati.

Verrai assistito passo dopo passo, dalla prima visita in cui verrà diagnosticato il problema, alla riabilitazione per una piena e totale guarigione.

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Infiltrazioni Anca Roma

Infiltrazioni all’anca: cosa sono

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Le infiltrazioni consistono nell’iniezione di un farmaco.

Esistono due tipi di infiltrazioni:

  • Infiltrazione intrarticolare: il farmaco viene iniettato all’interno dell’articolazione danneggiata;
  • Infiltrazione periarticolare: in questo caso l’iniezione viene fatta nell’area circostante l’articolazione.

Sarà il medico a stabilire con quale delle due metodologie intervenire:una volta individuato il punto in cui agire,  egli procederà con l’infiltrazione.

A cosa servono

Le infiltrazioni all’anca servono per alleviare i dolori che solitamente derivano dall’artrosi.

Quando si parla di infiltrazioni all’anca ci si riferisce a delle infiltrazioni a base di acido ialuronico. Questo farmaco produce un effetto lubrificante.

L’artrosi provoca la perdita del rivestimento liscio che solitamente è coperto di cartilagine.

L’acido ialuronico andrà proprio ad agevolare il movimento dell’anca che a causa della malattia si corrode.

L’azione dell’acido ialuronico non è solo lubrificante ma anche biologica. L’anca malata a causa dell’artrosi non riesce a produrre la quantità necessaria di liquido sinoviale che normalmente nutre l’articolazione. Così, l’acido ialuronico fornisce un grande supporto all’articolazione interessata, nutrendola.

L’artrosi è una malattia degenerativa e di conseguenza queste infiltrazioni sono utili solo ad alleviare i dolori della patologia.

Tuttavia se il paziente ha un gradiente lieve o moderato di artrosi potrà, tramite le infiltrazioni, limitare o rallentare il progredire della malattia.

Le infiltrazioni all’anca possono contenere, oltre che l’acido ialuronico, anche dei farmaci cortisonici.

Infiltrazioni di acido ialuronico

I trattamenti che prevedono delle infiltrazioni a base di acido ialuronico vengono fatte per via intrarticolare. Solitamente l’acido viene utilizzato principalmente in medicina estetica per il trattamento degli inestetismi della cute.

Tramite le infiltrazioni all’anca, invece, esso svolge una funzione lubrificante. Inoltre, rappresentando un liquido sinoviale, protegge l’articolazione dai traumi della camminata o corsa.

Le nostre articolazioni sono sempre protette da un liquido sinoviale che permette il movimento sinuoso delle stesse. Con l’avanzare dell’età o a causa di malattie ,come l’artrosi, questo liquido si riduce provocando la corrosione dell’articolazione. In questi casi si interviene proprio con i trattamenti infiltrativi a base di acido ialuronico.

Alcuni di questi composti, se hanno un elevato peso molecolare, avranno una durata prolungata in modo da non dover ripetere costantemente le infiltrazioni. L’effetto in questo caso durerà fino a sei mesi.

Infiltrazioni a base cortisonica

Le infiltrazioni di cortisone possono essere fatte per via intrarticolare o periarticolare. Esse svolgono un’importante azione antinfiammatoria ed antidolorifica.

Queste infiltrazioni possono essere combinate a quelle di acido ialuronico in modo da poter migliorare in modo più efficace le problematiche del paziente.

Quindi utilizzando sia il cortisone che l’acido ialuronico, il paziente potrà avere una maggiore lubrificazione tra la cartilagine e l’osso, ed inoltre, i dolori causati dall’infiammazione e dallo sfregamento dell’articolazione saranno notevolmente ridotti.

Quanto dura una seduta

Generalmente una seduta per le infiltrazioni all’anca è breve, infatti la durata non supera i dieci minuti. Oltretutto il trattamento viene fatto in sede ambulatoriale.

Quanto dura un ciclo di sedute

Le infiltrazioni all’anca a base di acido ialuronico possono essere ripetute a distanza di 10 o 15 giorni.

Tutto però dipende dal tipo di acido ialuronico che viene utilizzato, infatti, alcuni hanno un peso molecolare superiore. In questo caso le infiltrazioni potranno essere ripetute dopo un periodo prolungato che si aggira intorno ai sei mesi.

Controindicazioni all’infiltrazione all’anca

Possiamo distinguere le controindicazioni dell’infiltrazione all’anca in due: assolute e relative.

Controindicazioni assolute

Quando le controindicazioni delle infiltrazioni all’anca sono assolute allora il paziente non potrà sottoporsi al trattamento. L’impossibilità della terapia dipende da diversi fattori:

  • Allergia al farmaco da iniettare;
  • Infezione o lesione cutanea nell’area in cui deve essere effettuata l’iniezione, come eritemi o pustole;
  • Recenti fratture o traumi;
  • Versamento ematico nell’articolazione (emartro);
  • Donne in fase di gestazione;
  • Donne in fase di allattamento;
  • Immunodeficienze;
  • Pazienti affetti da infezioni sistemiche e terapia immunosoppressiva.

Controindicazioni relative

Le controindicazioni relative alle infiltrazioni all’anca riguardano pazienti che:

  • Sono sotto terapia anticoagulante. Questa terapia potrebbe apportare un elevato rischio di sanguinamento;
  • Protesi articolari;
  • Glaucoma, in questo caso il paziente non può sottoporsi alle infiltrazioni a base di cortisone;
  • Infezioni sistemiche;
  • Diabete scompensato, qui le controindicazioni sono legate solo all’utilizzo di infiltrazioni con cortisone.

Procedura delle infiltrazioni all’anca

  • Innanzitutto si deve preparare l’area interessata per l’infiltrazione disinfettando accuratamente la zona con della clorexidina o utilizzando una soluzione a base di iodio;
  • A seconda della regione in cui verrà fatta l’infiltrazione, si procede con la scelta dell’ago più appropriato. Esso verrà scelto in base a caratteristiche come lunghezza e diametro;
  • Localizzare il punto esatto in cui effettuare l’iniezione. Il medico, solitamente, tramite la palpazione riesce ad individuare la zona appropriata sulla quale agire;
  • L’iniezione viene effettuata lentamente nell’articolazione;
  • Applicare del ghiaccio per qualche minuto.

Chi può farle e che competenze deve avere

Dopo aver effettuato una visita presso un medico ortopedico specialista, il quale avrà diagnosticato la fonte del problema, potrai procedere alla terapia per infiltrazione all’anca.

Solitamente le infiltrazioni vengono svolte da medici esperti e nell’ambulatorio ortopedico, pertanto non sarà necessario il ricovero ospedaliero. Inoltre, la durata di una seduta può durare fino ad un massimo di 10 minuti.

Dove trovare un ottimo centro per le infiltrazioni all’anca a Roma Prati

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Accusi dei dolori quando svolgi delle azioni quotidiane come camminare o sederti? Stai pensando di risolvere il tuo problema ricorrendo a delle infiltrazioni?

Da Studio Fisiomedical trovarai una grande equipe di medici ortopedici specializzati. Sarai seguito dall’inizio alla fine del tuo ciclo terapeutico, dalla prima visita ortopedica alla diagnosi.

Troverai una struttura innovativa e nuova nella quale sono presenti anche una palestra in cui è possibile seguire delle lezioni di ginnastica posturale e un box con apparecchiature all’avanguardia.

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Sindrome di Morton roma

Cos’è la sindrome o neuroma di Morton

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Il neuroma di Morton è una sindrome che colpisce per il 75% dei casi le donne di età compresa tra i 25 e i 50 anni.

Questa sindrome interessa il nervo plantare situato nell’avampiede, in corrispondenza dello spazio fra le teste metatarsali.

La sindrome di Morton può manifestarsi in modo bilaterale, ossia intaccare anche due raggi plantari.

Quando si è affetti da questa patologia si verifica un progressivo rigonfiamento del diametro del nervo.

Il neuroma può colpire qualsiasi nervo interdigitale del piede, ma solitamente quelli più soggetti alla sindrome sono il terzo ed il quarto metatarso.

Sintomi

Tra i sintomi più ricorrenti quando si parla di neuroma di Morton c’è sicuramente il dolore.

Spesso è un dolore acuto, avvertito dal paziente come una “scarica elettrica”.

Il dolore, soprattutto nelle fasi iniziali, non è costante, infatti, si alternano momenti di benessere.

Spesso il dolore si presenta durante la deambulazione, tanto da costringere il soggetto affetto dalla sindrome a fermarsi.

A volte però il dolore si presenta anche durante la notte, a riposo o da seduti.

Oltre al dolore, il neuroma può provocare sensazioni di formicolio, intorpidimento, perdita di sensibilità nelle dita e bruciore.

Il dolore solitamente si irradia alle dita dei piedi o lateralmente, tanto da rendere più difficile l’individuazione della patologia.

Cause del neuroma di Morton

Le reali cause che provocano il formarsi del neuroma di Morton non sono ancora del tutto certe.

Possiamo, però, individuare diversi fattori che ne facilitano la comparsa:

  • Una vicinanza eccessiva fra le due teste metatarsali, che, con il passare del tempo, possono determinare dei microtraumi al nervo circostante;
  • Un legamento metatarsale che esercita pressione su di un nervo;
  • I soggetti con i piedi cavi possono sviluppare questa patologia in quanto spostano un carico eccessivo sulla parte anteriore del piede, provocando dunque un micro trauma ripetuto sul nervo di quella zona anatomica;
  • L’utilizzo di calzature che non conferiscono al piede una posizione anatomica adeguata, in particolare le scarpe da donna essendo spesso strette in punta o con dei tacchi a spillo;
  • Scompensi posturali;
  • L’alluce valgo o rigido;
  • Le alterazioni morfologiche del piede, come ad esempio il piede piatto;
  • Nel caso di soggetti sportivi, la patologia si può presentare se si è soliti allenarsi su superfici non idonee;
  • L’artrite reumatoide.

Diagnosi

È possibile diagnosticare il neuroma di Morton attraverso degli esami obiettivi che permettano di escludere la presenza di altre malattie che comportano deformità. Infatti, di norma questa sindrome non presenta delle particolari alterazioni morfologiche.

Il medico ortopedico specialistico, per verificare la presenza della malattia, eserciterà una pressione a livello dello spazio intermetatarsale, divaricando e flettendo delicatamente le dita del piede.

Questa pratica deve essere svolta con molta attenzione per poter distinguere ed individuare le cause e le fonti reali del problema.

Per diagnosticare questa sindrome sono sconsigliati gli esami strumentali come radiografia, a volte risultano piu utili una risonanza magnetica o ecografia.

Questi tipi di test possono essere effettuati per escludere la presenza di altre malattie che interessano il piede, come ad esempio l’artrite, borsite, fratture, sindrome del tunnel tarsale, eccetera.

Cura

Individuare il neuroma con tempestività può risultare fondamentale per riuscire a curare la patologia senza ricorrere all’intervento chirurgico.

Quindi è possibile distinguere le cure in non chirurgiche e chirurgiche.

Cura non chirurgica

Quando i sintomi del neuroma di Morton sono presenti da meno di sei mesi, il paziente potrà provare un approccio non chirurgico, ricorrendo a delle cure farmacologiche a base di antinfiammatori, terapie di tipo fisico o infiltrazioni locali di cortisone, che provvederanno a ridurre l’infiammazione oltre che il dolore.

Solitamente quando si è soggetti a questa patologia l’utilizzo dei plantari o della fisioterapia (laser, tecar terapia, ultrasuoni e crioultrasuoni) può aiutare nel miglioramento delle condizioni dell’infiammazione o nella riduzione del dolore.

Un altro metodo alternativo all’intervento chirurgico è la sclero-alcolizzazione. Il paziente viene fatto sdraiare su un lettino in posizione supina con il ginocchio flesso a 45o. Tramite l’ausilio di un’ecografia, si posiziona un ago nello spazio metatarsale interessato e si inietta una sostanza composta da alcol ed anestetico. L’alcol iniettato comporterà disidratazione, necrosi e precipitazione cellulare.

Se necessario queste infiltrazioni possono essere ripetute a distanza di 15 giorni l’una dall’altra.

Se la sindrome di Morton deriva da un’infiammazione dei tessuti circostanti che comprimono il nervo, l’infiltrazione localizzata dei farmaci ad azione anestetica e a base di cortisone potrà risolvere il problema.

Cura chirurgica

Quando il neuroma di Morton è presente da un tempo prolungato le cure non chirurgiche potrebbero risultare inefficaci. In questo caso sarà necessario ricorrere all’intervento chirurgico.

L’intervento, definito neurectomia, consiste nella rimozione del nervo interessato. L’intervento non provoca particolari problematiche di movimento alle dita dei piedi, ma può provocare una lieve perdita di sensibilità cutanea nella zona interessata.

La cura chirurgica viene svolta sotto anestesia locale. Successivamente all’intervento, la deambulazione del paziente risulterà buona e nel giro di pochi mesi tutti i disturbi relativi alla sindrome saranno debellati definitivamente. Inoltre, nelle prime tre settimane, successive all’intervento, il paziente dovrà utilizzare un’apposita calzatura che gli faciliti la completa guarigione.

È difficile che un intervento non risulti efficace, ma quando sopraggiungono delle complicazioni, esse si presentano in modo acuto.

Un altro tipo di intervento chirurgico, che però non prevede la rimozione del nervo, è la decompressione endoscopica del nervo. Questo intervento prevede la decompressione del nervo sezionando il legamento traverso metatarsale. Per effettuare questo tipo di intervento viene introdotta una cannula tramite l’ausilio di una guida endoscopica.

Prevenzione

Come detto pocanzi, una delle cause che provocano la comparsa della sindrome di Morton è l’utilizzo di scarpe non adatte.

In queste circostanze diventa fondamentale utilizzare delle calzature che diano al piede il maggior confort possibile. Quindi risulterà importante non indossare scarpe con il tacco a spillo e troppo alto o che risultino strette in punta, non lasciando al piede lo spazio adeguato di cui necessità.

A chi rivolgersi

La sindrome o neuroma di Morton è una patologia che può provocare grossi problemi di deambulazione se non individuata in modo tempestivo.

Quando si avverte un dolore simile ad una scarica elettrica al piede che non permette una corretta deambulazione, la prima cosa da fare è rivolgersi ad un medico ortopedico specialista.

Il nostro centro offre visite mediche specialistiche ortopediche e potrai usufruire di apparecchiature di ultima generazione. I nostri specialisti ti seguiranno dalla diagnosi fino alla fine del percorso di recupero e guarigione.

Studio Fisiomedical è un centro diagnostico e di riabilitazione, infatti, nel caso di un intervento chirurgico il paziente potrà usufruire anche delle mani esperte dei nostri fisioterapisti.

Studio Fisiomedical si trova in centro a Roma in Via Andrea Sacchi n. 35, nel quartiere Flaminio.

Per maggiori informazioni o per prenotare il tuo appuntamento puoi chiamare il 06.32651337 o il 06.3224314.

Tunnel tarsale Roma

Cos’è la sindrome del tunnel tarsale

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Il tunnel tarsale comporta dei dolori che comprendono l’area dell’arto inferiore e nello specifico caviglia, piede e, più sporadicamente, anche le dita.

Il dolore è provocato dalla lesione o compressione del nervo tibiale posteriore.

Tale nervo attraversa la parte posteriore del polpaccio per mezzo di un canale fibroso, che è proprio il tunnel tarsale, passando vicino il tallone e giungendo fino alla pianta del piede.

Solitamente il dolore è causato da un’infiammazione dei tessuti circostanti al tunnel tarsale, che, di conseguenza, si gonfiano e premono sul nervo.

Sintomi

Il dolore è il sintomo più ricorrente quando il paziente è affetto da tunnel tarsale.

Nello specifico il soggetto avvertono bruciore e/o sensazioni di intorpidimento. Questi fastidi si possono manifestare durante la deambulazione o quando si indossano determinati tipi di scarpe.

Inoltre, solitamente il dolore si concentra nella parte interna della caviglia, ma durante la camminata si diffonde fino alle dita.

Con il tunnel tarsale il dolore diminuisce quando si è a riposo, ma con il progredire dell’infiammazione i fastidi saranno poi avvertiti sia durante la camminata che durante la fase del riposo.

Cause

La sindrome del tunnel tarsale provoca dolore a causa di un’infiammazione o gonfiore nell’area circostante al nervo tarsale. Questa sindrome ha lo stesso meccanismo del tunnel carpale che intacca il polso.

Le cause che provocano il tunnel tarsale includono l’aumento di volume dei tessuti nei pressi del tunnel come:

  • Cisti;
  • Lipomi;
  • Gangli nervosi;
  • Cicatrici post-traumatiche;
  • Tumori benigni.

Altre cause possono essere il sanguinamento nel tunnel a seguito di un trauma al piede o alla caviglia; l’infiammazione o il gonfiore dei tendini circostanti, provocato da movimenti ripetitivi o dall’artrite reumatoide.

I soggetti affetti da piede piatto possono essere più a rischio nello sviluppare la sindrome del tunnel tarsale, perché l’appiattimento della pianta provoca una pressione sui muscoli presenti nel tunnel che comprimono a loro volta il nervo.

Diverse possono essere le cause di infiammazione o gonfiore del tunnel:

  • Valginismo del retropiede;
  • Sindrome pronatoria;
  • Distorsione della caviglia;
  • Utilizzo di scarpe non adeguate;
  • Ortesi plantari non idonee;
  • Anomalie muscolari;
  • Cisti sinoviali della caviglia;
  • Frattura del piede o della caviglia;
  • Vene varicose;
  • Malattie come artrite reumatoide o del collagene.

A chi rivolgersi

Quando il paziente inizia ad accusare dei sintomi che possono essere riconducibili alla patologia del tunnel tarsale deve recarsi da un medico ortopedico specialista. L’infiammazione, infatti, se non curata o tenuta sotto controllo può peggiorare e diffondersi.

Il medico ortopedico procederà innanzitutto con un esame obiettivo del piede, e successivamente se necessario, con un ulteriore esame di conduzione nervosa.

Durante l’esame obiettivo il medico manipola il piede, così facendo, a causa delle percussioni della zona interessata il paziente sentirà un formicolio che potrebbe estendersi fino al tallone, alla pianta del piede o alle dita.

Per quanto riguarda gli esami a conduzione nervosa, questi vengono fatti per determinare la fonte del problema, in particolar modo se si vuole ricorrere ad un eventuale intervento chirurgico.

Inoltre, il medico potrà anche prescrivere ulteriori esami effettuabili tramite delle radiografie, in modo tale da escludere lesioni traumatiche sottostanti, come delle fratture non diagnosticate, o anomalie scheletriche causate da esostosi, ossia la formazione benigna di un nuovo tessuto osseo, e osteoconodromi, una forma di neoplasia benigna, che possono provocare lo schiacciamento del nervo.

La Tomografia Computerizzata (TC) e la Risonanza Magnetica (MRI) possono risultare utili per poter individuare più facilmente la zona in cui il nervo è compresso e ad escludere l’infiammazione.

Infine, il metodo migliore per analizzare e valutare la funzione del nervo è l’elettromiografia, che indaga come un impulso elettrico viene trasmesso dal nervo tibiale posteriore.

Rimedi

Analizziamo insieme quali potrebbero essere i rimedi non chirurgici e chirurgici del tunnel tarsale.

Rimedi non chirurgici

Nella maggior parte dei casi di tunnel tarsale le cure migliori possono essere degli impacchi di ghiaccio, fisioterapia o infiltrazioni di corticosteroidi che serviranno a ridurre il dolore.

Questi trattamenti, a seconda dell’intensità e gravità, possono durare dai 3 ai 6 mesi.

Si può intervenire anche applicando una fasciatura al piede o utilizzando dei plantari o ortesi speciali e personalizzati all’interno della scarpa.

Rimedi chirurgici

Quando il paziente si è sottoposto alle cure non chirurgiche per diversi mesi, ma purtroppo non ne ha ricevuto nessuno beneficio o i risultati sono stati minimi, in quel caso il medico ortopedico specialista potrà decidere di intervenire tramite l’intervento chirurgico.

Questo intervento chirurgico prende il nome di release de tunnel tersale.

Gli interventi chirurgici al tunnel tarsale possono essere di due tipi: mini-invasivi e invasivi.

Per quanto riguarda l’intervento mini-invasivo, il tunnel viene forato e l’operazione viene eseguita tramite ultrasuoni. Si procede con questo tipo di intervento quando non si è certi della causa di questa patologia che comporta la compressione del nervo.

Invece, si procede con degli interventi più invasivi quando si è a conoscenza della causa che comporta la comparsa della sindrome che può essere post-traumatica o idiopatica.

Gli interventi al tunnel tarsale hanno altissime percentuali di successo che vanno dal 50% al 90%. Purtroppo, nonostante l’intervento chirurgico, può capitare che la patologia si ripresenti, soprattutto quando si tratta di pazienti anziani.

Dopo l’intervento chirurgico il paziente dovrà indossare un tutore per proteggere la caviglia e rendere l’articolazione stabile.

Prevenzione

La prima cosa da fare per prevenire la compressione del nervo, che comporta dunque la sindrome del tunnel tarsale, è l’utilizzo di scarpe confortevoli. In commercio ci sono tanti tipi di scarpe che agevolano la camminata e che si adattano al tipo di appoggio plantare, all’andatura e al peso del paziente.

Una valida alternativa possono essere le solette antishock, per migliorare l’appoggio del piede. Se queste non dovessero risultare utili, allora si può provvedere con l’acquisto di un’ortesi plantare, la quale può essere realizzata in un centro ortopedico specializzato.

Dove trovare un centro d’eccellenza per il trattamento della sindrome del tunnel tarsale a Roma Prati

La sindrome del tunnel tarsale è una malattia che se trascurata può portare infiammazioni, dolori e difficoltà nella deambulazione.

Se sospetti di essere affetto da questa patologia perché spesso hai sensazioni di formicolio al piede o dolori nella normale e quotidiana attività della camminata, ti consigliamo di recarti da un medico ortopedico specialista che attraverso un esame obiettivo o un esame diagnostico per immagine, potrà sicuramente consigliarti la cura più adatta alla tua patologia.

Se hai bisogno di consultare un medico specialista ortopedico allora studio fisiomedical fa al caso tuo.

Il nostro centro offre visite mediche specialistiche ortopediche e potrai usufruire di apparecchiature di ultima generazione.

I nostri specialisti ti seguiranno dalla diagnosi fino alla fine del percorso di recupero e guarigione.

Studio Fisiomedical è un centro diagnostico e di riabilitazione, infatti, nel caso di un intervento chirurgico il paziente potrà usufruire anche delle manie esperte dei nostri fisioterapisti.

Inoltre, nel nostro centro è presente una palestra in cui si possono svolgere attività di ginnastica posturale e corsi di pilates.

Studio Fisiomedical si trova in centro a Roma in Via Andrea Sacchi n. 35, in zona Prati.

Per maggiori informazioni o per prenotare il tuo appuntamento puoi chiamare il 06.32651337 o il 06.3224314.

 

Piede piatto roma

Cos’è il piede piatto (o piedi piatti)?

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Il piede piatto, o sindrome pronatoria, è una alterazione anatomica della forma e della funzione del piede molto diffusa.

L’arco plantare mediale, o volta longitudinale interna, si presenta con un’arcata mediale più bassa rispetto alla norma e, nei casi più gravi, può essere totalmente assente. La parte centrale del piede, quindi, poggerà del tutto al suolo.

Tale malformazione può causare un difetto di postura come la iperpronazione del piede ed essere accompagnata da dolori ai piedi, alle caviglie, alle ginocchia .

Inoltre predispone a fenomeni degenerativi che riguardano le articolazioni, i muscoli, le ossa e i legamenti.

La causa principale di questa deformità dipende dalla disfunzione del tendine tibiale posteriore, che va incontro ad una perdita di funzione o, nei casi più gravi, ad una rottura completa.

Solitamente è una malformazione bilaterale, ovvero riguarda entrambi i piedi; in alcuni casi, però, può riguardare soltanto un piede.

Spesso è una condizione associata al valgismo del retro piede, anche detto “piade piatto valgo”.

Piede piatto nei bambini:

Il piede piatto nei bambini è una condizione molto frequente poiché la volta plantare mediale deve ancora svilupparsi e perché è presente una quantità di tessuto adiposo che impedisce la visione della volta longitudinale interna.

Il bambino, infatti, nasce con i piedi piatti e ciò gli permette un migliore appoggio al suolo. Soltanto con l’inizio della deambulazione, l’arco plantare comincia a delinearsi.

Nonostante sia quindi una condizione fisiologica e normale, è consigliabile rivolgersi ad un ortopedico dopo i sei anni per escludere la presenza di patologie di cui il piede piatto potrebbe essere il sintomo.

Cause:

Le cause del piede piatto possono essere date due diverse condizioni:

  • una congenita viene cioè trasmessa dai genitori;
  • una adattiva che è causata dalla presenza di fattori predisponenti.

Tali fattori predisponenti possono essere relativi a:

  • eventi traumatici che riguardano la caviglia;
  • alcune patologie neurologiche, come la spina bifida, o neuromuscolari, come la paralisi cerebrale o la distrofia muscolare;
  • l’artitrite reumatoide;
  • le miopatie;
  • un errore nella formazione delle ossa del piede durante la gravidanza;
  • alcune condizioni come l’obesità e il sovrappeso, abitudini posturali errate, prolungati periodi di inattività degli arti inferiori, come quelli causati dalla sindrome di ipermobilità articolare.

Fastidi:

I fastidi più comuni riguardano:

  • dolore al tallone, ai piedi, alle caviglie, alle ginocchia, alle anche, alla zona lombare;
  • metatarsalgia che causa un dolore localizzato nella parte anteriore del piede;
  • difetto di postura come l’iperpronazione, un’eccessiva rotazione del piede verso l’interno;
  • gonfiore alle caviglie e ai piedi, accompagnati da sensazione di stanchezza;
  • problemi muscolo-scheletrici ai piedi;
  • perdita d’equilibrio;
  • rigidità articolare;
  • fascite plantare;
  • formazioni callose e talloni screpolati.

Inoltre predispone a fenomeni degenerativi che riguardano le articolazioni, i muscoli, le ossa e i legamenti.

A chi rivolgersi: 

Quando il disturbo riguarda i bambini, è certamente consigliabile rivolgersi ad un pediatra che indirizzerà, nei casi opportuni, il paziente ad un ortopedico pediatrico.

Quando riguarda soggetti adulti è possibile rivolgersi a dei medici, specialisti in Ortopedia, in Terapia Fisica e in Riabilitazione.

In particolare modo, è possibile rivolgersi agli specialisti del Piede e della Caviglia.

La diagnosi consisterà in un attento esame clinico, che prevede la valutazione del passo e della deambulazione, l’osservazione dell’appoggio plantare e dell’asse del retro piede al podoscopio, in test dinamici e funzionali.

È consigliabile anche valutare contestualmente l’assetto biodinamico dell’arto inferiore e la presenza di rotazioni patologiche.

Nei casi più gravi può essere necessario anche uno studio radiografico per esaminare l’eventuale presenza di malformazioni congenite.

Rimedi:

Nei casi in cui il disturbo rimanga costante anche dopo i 3-4 anni, è consigliabile intraprendere un trattamento conservativo.

Questo consiste nell’attuazione di esercizi specifici e nell’utilizzo di calzature adatte che permettano un corretto posizionamento.

È consigliabile utilizzare specifici plantari, la cui tipologia dipende dalle indicazioni dello specialista.

Intervento chirurgico per il piede piatto:

L’approccio chirurgico, nonostante sia a basso impatto, non viene generalmente consigliato perché la malformazione non comporta fastidi gravi.

Viene valutata solo in presenza di deformità importanti associate ad alterazioni strutturali e funzionali che non si risolvono entro gli 8-9 anni.

In età adulta, l’intervento diviene più importante e complesso. È quindi consigliabile intervenire immediatamente nel caso si presenti una sintomatologia dolorosa.

L’intervento è definito come artrorisi (o artrodesi) con vite endosenotarsica e prevede l’inserimento, attraverso una piccola incisione cutanea di un centimetro, di una vite di 9-10 mm di diametro all’interno del seno tarso, una cavità del piede.

Questa ha il compito di opporsi alla pronazione del calcagno, facendo quindi risalire la volta plantare. Tale correzione, inizialmente di natura meccanica, diviene successivamente propriocettiva, in quanto saranno poi i muscoli deputati al mantenimento della volta ad esercitare lo stimolo meccanico.

L’intervento prevede l’anestesia locale della zona trattata ed ha una durata di circa 15 minuti.

Convalescenza:

La convalescenza dell’intervento prevede l’utilizzo di un tutore e due stampelle per evitare l’appoggio del piede a terra.

Quest’ultimo può avvenire soltanto 3 settimane, in modo progressivo, quando verrà sostituito il tutore da una scarpa da ginnastica.

La riabilitazione fisioterapica successiva, che può avere inizio dopo circa 6 settimane, prevede sport in acqua e corsa leggera.

Per gli sport da contatto bisognerà invece aspettare circa 4 mesi.

Nel 95% dei casi non vi è la necessità di rimuovere la vite, a meno che il soggetto non lamenti un fastidio durante la deambulazione.

Prevenzione:

La prevenzione del piede piatto consiste essenzialmente in esercizi da far fare al bambino non appena si rende evidente la malformazione.

Questi consistono nel:

  • farlo camminare scalzo o con le sole calze il più spesso possibile, facendo esercitare i muscoli e i tendini in modo da correggere la postura. In generale, è preferibile utilizzare scarpe flessibili e morbide;
  • mantenere il peso del bambino sotto controllo per far diminuire le formazioni adipose che interessano l’arto;
  • attuare semplici esercizi come farlo camminare in punta di piedi, sui talloni, con la parte esterna e poi con quella interna, far raccogliere piccoli oggetti con il piede, come la carta, e trasportarli il più possibile.

Plantari:

I plantari ortopedici svolgono un’azione biomeccanica e sostengono il piede nel suo funzionamento normale.

Nel caso della presenza di una deformazione da piede piatto, il plantare ha il compito di correggere la distribuzione del carico corporeo durante la fase di appoggio del piede.

Ha quindi un’utilità correttiva ed ha il compito di scaricare le zone gravate da più peso.

Ha, inoltre, un’utilità antalgica, poiché riduce il dolore e biomeccanica, in quanto trasferisce il peso del soggetto lungo le linee fisiologiche del piede su cui dovrebbe poggiare.

In commercio esistono diversi tipi di plantari che possono essere utilizzati per ridurre le problematiche di natura biomeccanica e posturale legate alla deformità da piede piatto.

Ne esistono due principali tipologie:

Plantari standard

  • Coppia di solette ortopediche per scarpe con arco plantare: presentano un arco plantare semirigido per mantenere il piede nella posizione corretta. Previene la formazione del piede piatto.
  • Plantari per metatarsalgia e neuroma di Morton: sono progettati per alleviare il dolore alle ossa metatarsali e all’arco longitudinale. Sono indicati per mantenere il piede nella posizione corretta e prevenire la deformità da piede piatto o cavo.
  • Plantari ortopedici per correggere i piedi piatti dei bambini: Presentano un arco plantare ed hanno la funzione di prevenire e correggere i piedi piatti dei bambini.

Plantari personalizzati

La realizzazione prevede che il calco pressorio venga generato dal computer analizzando l’impronta dinamica media: l’impronta morfologica del piede sotto carico, acquisita con il Podoscanalyzer viene sovrapposta al calco pressorio per affinare la visualizzazione delle deformità.

Ne esistono varie tipologie:

  • Plantare Walkable (modellato per lievitazione)
  • Plantare sportivo Walkable
  • Plantare sensomotorio
  • Plantare su calco
  • Plantare Ledos (modellato tramite lavorazione ad asporto)

Dove trovare un centro in grado di affrontare il problema a Roma Prati:

 In via Andrea Sacchi, nel cuore del quartiere Flaminio, situato a Prati, è presente un centro fisioterapico specializzato in riabilitazione di problematiche come quella relativa al piede piatto.

Seppur la deformazione non presenti una sintomatologia dolorosa, è consigliabile rivolgersi quanto prima ad esperti che possano pianificare trattamenti utili ad evitare il peggioramento della condizione ed una sua cronicizzazione in fase adulta.

Contattaci per avere maggiori informazioni.

 

Scoliosi Roma

La Scoliosi

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I 2/3% della popolazione presenta una curva strutturata patologica della colonna vertebrale di varia gravità. In realtà su 1.000 bambini, da tre a cinque sviluppano curvature vertebrali laterali abbastanza serie (>15°) da richiedere una cura; la scoliosi idiopatica degli adolescenti (provocata cioè da cause sconosciute) è il tipo più frequente.

La patologia può essere ereditaria, quindi se un bambino ha un genitore, un fratello o una sorella affetto da scoliosi idiopatica dovrebbe farsi controllare regolarmente dal medico di famiglia.

Cos’è la scoliosi?

La scoliosi è una deformità caratterizzata da una inclinazione della colonna accompagnata da una rotazione vertebrale , definita anche dismorfismo, determinando una curva laterale della colonna. Questa curva assomiglia alla forma di una “S” o “C”. Tale curvatura determina il gibbo, generalmente costale.

Esistono varie tipologie, diversificate sulla base dell’entità della patologia: quella lieve non causa particolari disturbi secondari, mentre nei casi più gravi può interferire con l’attività respiratoria, pur non causando dolore.

Quando non è presente la rotazione dei corpi vertebrali si parla di “atteggiamento scoliotico”, definito paramorfismo, che non rappresenta un vero e proprio disturbo ma piuttosto un atteggiamento postulare scorretto, curabile mediante ginnastica posturale  e sport.

Quali sono i sintomi della scoliosi?

Di solito, la scoliosi negli adolescenti e nei bambini tende a non avere alcun sintomo. Di solito si nota quando la colonna vertebrale diventa moderatamente o gravemente curva.

I principali segni e sintomi di scoliosi possono essere:

  • colonna vertebrale visibilmente curva,
  • spalle non simmetriche,
  • presenza di una spalla o un’anca sporgenti,
  • costole che sporgono da un lato,
  • vestiti che non si adattano bene

L’ortopedico può confermare già dalla visita la presenza della curva da quantificare poi tramite radiografia

Diagnosi della scoliosi:

La diagnosi della scoliosi viene stabilita attraverso l’esame della presenza di diversi fattori come la maturazione scheletrica, l’età, il menarca, la sede, la rotazione e l’entità delle curve in gradi.

La maturazione scheletrica viene esaminata mediante il test di Risser che consente di stabilire il grado di sviluppo osseo attraverso la valutazione dell’ossificazione delle creste iliache. La scala di Risser va da 0 (assenza di nucleo di ossificazione) a 5 (ossificazione completa)

Quali sono i diversi tipi di scoliosi? Quali sono le cause?

Esistono molti tipi e cause di scoliosi, nonostante nell’80% dei casi non si può precisamente determinare la causa della scoliosi.

  • Scoliosi congenita: causata da un difetto di nascita e si verifica in soli 1/10000 neonati. Gli individui con scoliosi congenita possono avere altri problemi di salute di base come problemi ai reni o alla vescica. La diagnosi precoce è fatta dal neonatologo o dal pediatra e confermata dall’ortopedico.
  • Scoliosi neuromuscolare: è frequente nei soggetti con spina bifida, paralisi cerebrale, sindrome di Marfan o malattie quali SMA o Duchenne. La terapia definitiva è sempre chirurgica
  • Scoliosi idiopatica: questo tipo è la forma più comune di scoliosi, oltre l’80% di tutti i casi di scoliosi e di solito colpisce i bambini di età compresa tra 10 e 18 (scoliosi dell’adolescente). Molto più raramente (<20% dei casi di scoliosi), può essere più precoce e si parla di scoliosi idiopatica infantile, fino ai 5 anni, o giovanile dai 5 ai 10.
  • La scoliosi idiopatica dell’adolescente è più comune nelle ragazze adolescenti. Queste curve avanzano man mano che il bambino cresce e rallenta fino a fermarsi raggiunta la maturità scheletrica. Per i casi più gravi, quelli con una curva oltre i 50 gradi, la curva progredisce anche dopo aver raggiunto la maturità. In questi casi solo un intervento chirurgico può sistemare la situazione.

Inoltre la scoliosi può essere distinta sulla base della sede e del rischio di peggioramento:

  • Toraciche: hanno le maggiori probabilità di peggioramento
  • Toracico-lombari
  • Lombari: con minori probabilità di peggioramento.
  • Un ulteriore distinzione può essere svolta sulla base della curvatura che interessa la colonna vertebrale:
  • scoliosi con una sola curva
  • Scoliosi con una curva primaria e più o meno curve secondarie
  • Scoliosi a doppia curva primaria. 

Quali terapie?

L’obiettivo della terapia della scoliosi non è di ridurre o far scomparire la curva ma di non farla peggiorare, nonché di migliorare l’apparenza finale.

  • Per fortuna la maggior parte delle scoliosi vanno solo tenute sotto controllo con visite dall’ortopedico e radiografie:
  • l’utilizzo di busti o corsetti sono per curve maggiori di 15° e pazienti ancora lontani dalla maturità scheletrica
  • l’intervento è per le curve >di 45-50° o per motivi estetici
  • Lo sport e la ginnastica postulare, nonché gli esercizi di stretching consapevole di correzione (di solito effettuati con il fisioterapista) sono in grado di migliorare decisamente l’aspetto rendendo il risultato finale più gradevole.

Per prevenire e correggere gli atteggiamenti e le patologie lievi legate ad una scorretta postura, è consigliabile svolgere attività fisica.

Molte sono le metodiche che nel tempo si sono utilizzate per la cura della scoliosi: gli esercizi più famosi si rifanno storicamente al metodo Klapp ed al metodo Niederhoffer. Il metodo Klapp, creato dallo specialista tedesco Rudolf Klapp ad inizio novecento, si basa sulla postura a quattro zampe. La posizione quadrupedica aiuta a combattere la scoliosi perché: in posizione orizzontale si ha meno pressione da parte della gravità, i muscoli dorsali non sono sollecitati, in questa posizione i movimenti della schiena sono più agevoli. Dal metodo Klapp deriva il metodo IOP. Il metodo Niederhoffer invece si basa sul principio che i muscoli trasversali e verticali della schiena lavorano in modo complementare. Questo metodo si esegue distesi sul ventre o di lato e l’obiettivo è quello di agire sulla muscolatura per correggere le curve scoliotiche attraverso esercizi isometrici.

Altri importanti esercizi importanti per la scoliosi sono quelli che fanno parte del protocollo SEAS (Approccio Scientifico con Esercizi alla Scoliosi), più moderno e con evidenze scientifiche a proprio supporto. Uno specialista qualificato redige un piano SEAS a seconda delle necessità del paziente, con una routine da ripetere 2/3 volte alla settimana.

Uno dei metodi più efficaci è il metodo Mézières, famosa fisioterapista francese. Secondo questo metodo il corpo umano risponde ad una simmetria aurea che in condizioni come la scoliosi viene meno, gli esercizi di questo metodo quindi sono volti a ripristinare questa simmetria andando ad operare su gruppi muscolari suddivisi in catene:

  • Catena posteriore;
  • Catena antero-interiore;
  • Catena brachiale anteriore;
  • Catena anteriore del collo.

Certamente la prevenzione rappresenta un ottimo metodo per evitare che il disturbo peggiori, quindi è consigliabile rivolgersi ad un esperto alla comparsa dei primi sintomi.

Inoltre, un tono muscolare sviluppato aiuta a mantenere la schiena in posizioni corrette, evitando il rischio di comparsa di tale patologia.

Quali specialisti contattare per la cura della scoliosi?

Per curare la scoliosi bisogna avere una notevole esperienza, in generale sono diverse le figure più riconosciute nella cura della scoliosi sono: l’ortopedico, il fisioterapista ed il fisiatra.

L’ortopedico e il fisiatra sono importanti per la diagnosi e per capire la gravità della scoliosi, l’origine ed eventualmente la presenza di altre condizioni pericolose, inoltre un ortopedico può intervenire chirurgicamente per curare la scoliosi.

Il fisioterapista invece è più centrale nel processo di cura della scoliosi è colui che sceglie e redige il piano di esercizi di Fisioterapia riabilitativa più indicato alla persona.

Il fisiatra è un medico specializzato nel recupero di deficit motori che possono svilupparsi anche con il peggioramento della scoliosi.

Dove trovare un ortopedico esperto nella cura della scoliosi a Roma?

A Roma Nord, tra il palazzetto dello sport ed il fiume Tevere, si trova il centro di fisioterapia Fisiomedical. Il centro è specializzato nella cura della scoliosi. In sede troverai Ortopedici, fisioterapisti e fiasiatri formati e professionali.
Siamo in Via Andrea Sacchi 35.

Per cominciare a prenderti cura della tua schiena chiama il numero 063224314 e potrai fissare una visita specialistica.

Falsi miti

  • Lo zaino non provoca scoliosi
  • Studiare in posizione “storta” non provoca scoliosi
  • Gli sport asimmetrici (tipo tennis, golf) non provocano scoliosi
  • Il nuoto non corregge né protegge dalla scoliosi
  • Il piede piatto, valgo, cavo, il valgismo delle ginocchia e l’asimmetria degli arti inferiori non provocano scoliosi
  • I plantari non hanno alcun effetto sulla scoliosi