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Perché serve la rieducazione del pavimento pelvico in caso di prolasso vaginale/rettale

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Il pavimento pelvico è la struttura di tessuti che ha lo scopo di sorreggere gli organi presenti nel basso ventre.

In particolare, nel caso della donna sono la vagina, la vescica, l’uretra, il retto e l’uretra.

Mentre il pavimento pelvico dell’uomo comprende la muscolatura del pene.

Il pavimento pelvico, quindi, rappresenta una delle parti più importanti nella struttura del corpo sia femminile che maschile.

Nella donna, per quanto riguarda il periodo di gestazione del feto, la muscolatura pelvica ha il compito di sostenere il peso del bambino ed espellerlo durante il parto.

Inoltre, è fondamentale per mantenere un corretto equilibrio, in quanto collegata ai muscoli delle gambe.

Mantenere il pavimento pelvico tonico ed elastico aiuta anche a migliorare le prestazioni durante i rapporti sessuali, aumentando la sensibilità e il controllo degli organi coinvolti nell’amplesso.

La gravidanza può essere una delle cause del prolasso della vagina, così come del retto.

Il prolasso della parete vaginale consiste nell’indebolimento dei tessuti pelvici, che causano la discesa della vagina dalla sua corretta posizione.

Lo stesso può accadere per il retto, che può scendere dalla sua collocazione non avendo il sostegno necessario da parte della struttura pelvica.

 

Quali sono le conseguenze del prolasso vaginale/rettale sul pavimento pelvico

Il prolasso vaginale e rettale deriva dalla perdita di tonicità e di elasticità dei muscoli pelvici.

Entrambe le patologie possono manifestare diverse conseguenze:

  • Dolore addominale: il prolasso degli organi pelvici può causare, nei casi più gravi, dolore degli addominali bassi;
  • Fastidio o dolore durante i rapporti: i tessuti del pavimento pelvico possono infiammarsi dopo un prolasso e quindi portare il/la paziente a sentire fastidio o dolore nei rapporti sessuali;
  • Pesantezza nel bacino: non mantenendo la giusta posizione, il pavimento pelvico risente del peso degli organi prolassati;
  • Incontinenza: sia per il prolasso della vagina che per il prolasso del retto, può manifestarsi perdite urinarie, di gas intestinale o di feci;
  • Senso di costipazione: in caso di prolasso rettale, il paziente può avvertire anche un senso di costipazione dopo aver evacuato.

 

Come si svolge la riabilitazione

Dopo un’attenta diagnosi da parte di uno specialista, viene raccomandato un periodo di riabilitazione in modo che il pavimento pelvico riprenda la sua normale funzionalità.

Questo consentirà di ristabilire la corretta posizione degli organi che sono prolassati così che i tessuti del pavimento tornino a sostenere il loro peso.

Contattare un fisioterapista competente può accelerare le tempistiche di guarigione.

È consigliato svolgere la rieducazione del pavimento pelvico nel periodo che precede il parto ma, soprattutto, nel post-parto al fine di evitare un possibile prolasso degli organi pelvici in futuro.

La riabilitazione si svolge attraverso una serie di esercizi che permettono al paziente di riacquisire il controllo della muscolatura pelvica.

Nel caso in cui non dovesse bastare, lo specialista può consigliare l’utilizzo di macchinari specifici, che possano aiutare il paziente a recuperare la totale funzionalità del pavimento pelvico.

Per la rieducazione vengono utilizzate diverse tecniche tra cui:

  • La chinesiterapia, sono esercizi di contrazione e rilassamento dei muscoli pelvici. Questi esercizi hanno lo scopo di sviluppare la tonicità del pavimento pelvico;
  • Il bladder training, o training vescicale, sono un tipo di esercizi che aiutano a controllare lo stimolo urinario e quindi evitare che capitino problematiche legate all’incontinenza urinaria;
  • La stimolazione elettrica transcutanea nervosa, o TENS, consiste nell’utilizzo di sonde per sollecitazione della muscolatura pelvi-perianale con impulsi elettrici;
  • Il biofeedback, è un trattamento che insegna al paziente ad avere il controllo delle funzioni corporee involontarie e che può essere d’aiuto nell’individuazione dei muscoli che hanno perso sensibilità.

 

Quanto dura

Il periodo della riabilitazione del pavimento pelvico per un prolasso vaginale o rettale viene indicato dallo specialista, che conosce le procedure di recupero.

Questo perché è differente da paziente a paziente, soprattutto perché le condizioni di elasticità sono diverse a seconda della gravità del prolasso.

Solitamente, la rieducazione del pavimento pelvico può richiedere dalle cinque alle sei settimane per una completa guarigione.

Impiegare più tempo può migliorare la muscolatura pelvica e aiutare a mantenere gli effetti a lungo termine.

Questo è spesso consigliato in quanto il paziente può trarre diversi benefici, come avere maggior controllo del perineo per evitare che si possa avere qualsiasi tipo di incontinenza con l’avanzare dell’età.

L’importante è che il o la paziente decida di affidarsi ad uno specialista competente, che sia in grado di suggerire il percorso più consono per la sua situazione.

Questo aiuterà anche ad accorciare le tempistiche della riabilitazione.

 

Esercizi consigliati a casa

Per una corretta riabilitazione del pavimento pelvico a seguito di un prolasso vaginale o rettale, il paziente deve sostenere degli esercizi a casa.

In modo tale da velocizzare il recupero e riacquisire più tonicità nelle pareti pelviche, così che possano tornare a sostenere correttamente il peso degli organi.

Spesso, viene raccomandato di fare chinesiterapia, ovvero di fare esercizi di respirazione, contraendo e rilassando i muscoli pelvici.

Tra gli esercizi comunemente consigliati ci sono:

  • “Esercizi di Kegel”, bisogna contrarre la muscolatura per 5 secondi ed inspirare, per poi rilasciare per 10 secondi durante l’espirazione. L’esercizio ha maggior valore se viene ripetuto 8-10 volte. Inoltre, eseguire l’esercizio circa tre volte al giorno perché si vedano prima i risultati;
  • La posizione della farfalla, il paziente deve accostare la schiena alla parete e far combaciare le piante dei piedi. L’esercizio va ripetuto 5 volte, durante il quale bisogna fare respirazione per 15 secondi. Questo aumenta di molto la flessibilità del pavimento pelvico.

 

Perché è importante rivolgersi ai migliori fisioterapisti

Il prolasso del retto, così come quello della vagina, è una condizione delicata che richiede molta attenzione.

Avere accanto un fisioterapista che sia in grado di controllare l’andamento della riabilitazione e verificare che stia procedendo bene può fare la differenza.

Quindi deve essere una persona che sappia fornire gli strumenti più consoni per il completo recupero delle funzionalità del pavimento pelvico.

 

Dove trovare un centro d’eccellenza a Roma nel 2022

Studio Fisiomedical è un centro apposito per la riabilitazione, specializzato nella rieducazione del pavimento pelvico a seguito di un prolasso vaginale o rettale.

La nostra equipe medica ti garantirà le competenze necessarie affinché il tuo percorso di recupero vada a buon fine.

Inoltre, abbiamo macchinari all’avanguardia per la stimolazione di muscoli e tessuti.

La nostra struttura possiede anche un’area dedicata alla palestra, in modo che il paziente venga seguito con attenzione anche durante l’esecuzione degli esercizi.

Puoi trovarci in zona Flaminio, in via Andrea Sacchi 35.

 

Per ulteriori informazioni o per prendere un appuntamento con uno dei nostri specialisti puoi chiamare il numero 06 32651337.

preparazione parto pavimento pelvico

Perché preparare il pavimento pelvico al parto: benefici

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Preparare il pavimento pelvico durante il periodo che precede il parto può essere necessario sotto diversi aspetti.

Il pavimento pelvico, infatti, a seguito del parto subisce diversi cambiamenti ed è importante che la paziente segua anche un percorso di riabilitazione.

Il pavimento pelvico indica la muscolatura che sorregge gli organi presenti nel bacino della donna, ovvero la vescica, l’intestino, la vagina, l’utero, il retto e l’uretra.

Preparare i muscoli pelvici può renderli maggiormente tonici ed elastici in vista della futura nascita.

Inoltre, fare degli esercizi mirati in preparazione al parto consente di trarre numerosi benefici:

  • Facilita l’espulsione del bambino al momento della nascita;
  • Diminuisce le probabilità che muscoli e tessuti si lacerino al momento della spinta;
  • Evita problematiche come l’incontinenza urinaria o di gas intestinali, che si possono presentare prima e dopo il parto;
  • Fornisce maggiore sostegno per il peso dell’utero, del liquido amniotico e del feto durante il periodo di gestazione;
  • Migliora la sensibilità durante i rapporti.

 

Quando devo cominciare

Spesso viene consigliato di iniziare la preparazione del pavimento pelvico anche prima che si verifichi un’effettiva gravidanza.

In particolare, quando si aspetta un bambino, è consigliato iniziare a fare esercizi preparto intorno al secondo trimestre della gravidanza, ovvero la ventesima settimana.

Questo aiuterà la futura mamma ad imparare a conoscere e ad avere il controllo del proprio corpo.

Successivamente, intorno alla trentaquattresima settimana si consiglia di iniziare a praticare il massaggio del perineo, la parte più esterna del pavimento pelvico, situato sotto la vagina e prima del retto.

Durante il percorso di preparazione è importante che la paziente venga seguita da uno specialista che sia in grado di indicare quale sia la terapia più consona per la sua delicata situazione.

 

Esercizi consigliati a casa

La preparazione al parto avviene spesso attraverso la chinesiterapia, esercizi di contrazione e rilassamento dei muscoli.

Tra questi ve ne sono alcuni estremamente efficaci:

  • “Esercizi di Kegel”, consistono nel contrarre la muscolatura per 5 secondi per poi rilasciare per 10 secondi, con una ripetizione di 8-10 volte. Per un effetto efficacie, eseguire gli esercizi tre volte al giorno;
  • La posizione della farfalla, bisogna accostare la schiena alla parete e appoggiare le piante dei piedi l’una contro l’altra. Respirare per circa 15 secondi, per poi ripetere l’esercizio per almeno 5 volte. Questo aiuterà ad aumentare la flessibilità del pavimento pelvico e delle articolazioni;
  • Il ponte, in questo esercizio la paziente deve sdraiarsi a pancia in su e sollevare il bacino con l’aiuto delle ginocchia. In questo modo, verranno coinvolti sia i muscoli addominali che quelli della schiena;
  • Il gatto-mucca, un esercizio di yoga che aiuta il rilassamento della schiena. Consiste nel mettersi a quattro zampe, inarcare la schiena in fuori e successivamente in dentro.

 

Perché rivolgersi a fisioterapisti competenti

Scegliere un buon fisioterapista per un percorso delicato come la gravidanza può essere decisivo per il momento della nascita.

La preparazione del pavimento pelvico preparto può alleviare i fastidi e i dolori che possono presentarsi durante quest’evento così importante.

Essere seguiti da uno specialista può migliorare non solo il tono e l’elasticità della muscolatura pelvica, evitando che si presentino problematiche legate alla perdita di vigore della zona interessata, ma anche l’esperienza della nascita del bambino.

Il fisioterapista competente è in grado di conoscere i muscoli coinvolti e quali sono gli esercizi per preparare correttamente la paziente al parto.

 

Dove trovare fisioterspisti specializzati nella preparazione al parto a Roma

Lo Studio FisiomediCal ha un’equipe di fisioterapisti specializzati nella preparazione del pavimento pelvico preparto.

Grazie alle nostre competenze, potrai affidarti a noi durante questo delicato percorso della tua vita.

All’interno della struttura abbiamo anche un’area dedicata alla palestra, in cui uno specialista potrà seguirti passo passo nella pratica degli esercizi di preparazione.

Puoi trovarci in zona Flaminio, in via Andrea Sacchi 35.

 

Per ulteriori informazioni o per prendere un appuntamento con uno dei nostri specialisti puoi chiamare il numero 06 32651337.

rieducazione pavimento pelvico post prostatectomia

Perchè serve la rieducazione del pavimento pelvico post prostatectomia

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La prostatectomia è l’intervento chirurgico di rimozione della prostata, organo maschile situato sotto alla vescica.

Questa può essere parziale, nel caso in cui viene tolta solo una parte, o radicale, durante cui viene rimossa la prostata, le vescicole seminali e alcuni linfonodi, nel caso in cui la situazione lo richieda.

Questo tipo di operazione apporta molti cambiamenti nel corpo di un uomo e risulta necessario portare avanti un periodo di rieducazione del pavimento pelvico.

La fisioterapia è un percorso fondamentale per la riabilitazione da prostatectomia e per il mantenimento di una vita sana ed equilibrata.

Grazie ad una adeguata rieducazione del pavimento pelvico, è possibile prevenire il manifestarsi di alcune problematiche legate a questo intervento chirurgico.

 

Quali sono le conseguenze della prostatectomia sul pavimento pelvico

A seguito della prostatectomia, i tessuti del pavimento pelvico perdono elasticità e tonicità.

Questo può essere la causa di problemi come:

  • l’incontinenza urinaria, conseguente alla perdita di vigore della muscolatura del pavimento pelvico che non permette al paziente di avere il giusto controllo dello stimolo urinario;
  • la disfunzione erettile, quindi il mantenimento dell’erezione durante un rapporto, causato da una possibile compromissione del sistema nervoso durante l’intervento;
  • avere difficoltà durante l’eiaculazione o la sua completa assenza, se dovessero essere rimosse anche le vescicole seminali.

Una corretta rieducazione del pavimento pelvico può prevenire questi sintomi e aiutare il paziente a riprendere le normali funzioni della muscolatura interessata.

 

Come si svolge la riabilitazione

La riabilitazione consiste nell’iniziare un percorso di fisioterapia in modo che il paziente possa recuperare la totale funzionalità del pavimento pelvico.

È, quindi, necessario che il percorso venga seguito da uno specialista che sia in grado di indirizzare il paziente attraverso la terapia più corretta per lui.

Ci sono diverse tecniche per la rieducazione del pavimento pelvico, tra cui:

  • La chinesiterapia, contrazione e rilassamento alternato dei muscoli interessati;
  • Il training vescicale, o bladder training, che aiuta a riprendere il controllo dello stimolo urinario, facendo esercizi che abbiano lo scopo di ridurre l’incontinenza;
  • La stimolazione elettrica transcutanea nervosa (TENS), la stimolazione dei tessuti con impulsi elettrici con macchinari appositi. Questa può essere implementata insieme agli esercizi di contrazione;
  • Il biofeedback, trattamento che aiuta il paziente ad individuare i muscoli che hanno perso completamente la sensibilità.

 

Quanto dura

È consigliato iniziare la riabilitazione del pavimento pelvico post prostatectomia al termine del periodo di guarigione dall’intervento.

Durante le tre settimane a seguito dell’operazione, il paziente dovrà tenere il catetere per aiutare il corretto funzionamento dell’uretra e l’evacuazione delle urine.

Successivamente, al paziente viene prescritto un periodo di assoluto riposo della durata di un mese in cui non deve fare esercizio fisico, né viaggi lunghi che richiedono di stare seduto per molte ore.

Terminato questo periodo di sorveglianza e dopo aver ricevuto un’attenta diagnosi da uno specialista, è possibile iniziare il percorso di rieducazione del pavimento pelvico.

Questo può durare dalle quattro alle cinque settimane, ma può essere differente da paziente a paziente e per questo è necessario rivolgersi ad un fisioterapista specializzato.

Proseguire la rieducazione per più tempo rispetto a quello consigliato può sviluppare nettamente la tonicità e l’elasticità dei muscoli interessati e, di conseguenza, migliorare la vita dell’individuo.

 

Esercizi consigliati a casa

Per la riabilitazione post prostatectomia, il paziente deve affidarsi al fisioterapista che gli indicherà gli esercizi più appropriati per il suo percorso di rieducazione del pavimento pelvico.

Principalmente, il fisioterapista incoraggerà il paziente a svolgere la chinesiterapia anche a casa.

Il continuo allenamento aumenterà la possibilità di recuperare nel minor tempo possibile.

Solitamente, vengono prescritti gli stessi esercizi che vengono svolti per l’incontinenza urinaria.

 

Perché è importante rivolgersi ai migliori fisioterapisti

Il periodo di riabilitazione da una prostatectomia è molto delicato, per questo essere seguiti da un fisioterapista specializzato nella rieducazione del pavimento pelvico può essere decisivo per una rapida ripresa.

Uno specialista della muscolatura può aiutarvi nella scelta della terapia più corretta per voi, seguendo i vostri progressi, passo dopo passo.

 

Dove trovare un centro d’eccellenza a Roma nel 2022

Lo Studio FisiomediCal è specializzato nella rieducazione del pavimento pelvico post prostatectomia.

Abbiamo a disposizione macchinari all’avanguardia per favorire e migliorare il percorso di riabilitazione del paziente.

I nostri specialisti sono pronti a fornire la loro professionalità e il loro completo supporto per garantire la migliore esperienza durante il delicato periodo di recupero.

Puoi trovarci in zona Flaminio, in via Andrea Sacchi 35.

 

Per ulteriori informazioni o per prendere un appuntamento con uno dei nostri specialisti puoi chiamare il numero 06 32651337.

incontinenza urinaria

Incontinenza urinaria e pavimento pelvico: come sono correlati

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Il pavimento pelvico è la struttura muscolare che sostiene gli organi pelvici della donna: utero, vagina, uretra, vescica e retto.

Lo stesso vale per il pavimento pelvico dell’uomo, ugualmente importante perché comprende anche la muscolatura del pene, ovvero quei tessuti che aiutano a mantenere l’erezione.

Per questo motivo, è una parte necessaria per il mantenimento di una vita sana ed equilibrata e risulta fondamentale prendersene cura, in modo che non si manifestino problematiche legate alla mancanza di tonicità dei muscoli pelvici.

L’incontinenza urinaria è uno degli effetti causati dalla perdita di vigore della muscolatura del pavimento pelvico: il paziente, non avendo un buon controllo dei muscoli interessati, non ha la capacità di contrarre e controllare lo stimolo urinario.

Le cause dell’indebolimento di questi muscoli e tessuti possono essere diverse:

  • Stitichezza e conseguente sforzo eccessivo per espletare i bisogni fisiologici;
  • Essere in sovrappeso;
  • Condurre una vita molto sedentaria;
  • Eseguire lavori che richiedano il sollevamento di oggetti pesanti;
  • Intervento alla prostata, per gli uomini;
  • Il parto, per le donne;
  • Svolgere sport come atletica e ciclismo.

Il pavimento pelvico è anche l’insieme di tessuti e muscoli che sono collegati ai muscoli delle gambe e, quindi, sono necessari per il mantenimento dell’equilibrio e di un movimento sano e regolare.

Un percorso di fisioterapia può aiutare il paziente a ridurre la possibilità che problemi, come l’incontinenza urinaria, si presentino e a svolgere esercizi che abbiano lo scopo di migliorare la tonicità e l’elasticità del pavimento pelvico.

 

Benefici della rieducazione del pavimento pelvico sull’incontinenza

La rieducazione del pavimento pelvico tramite la fisioterapia può fornire al paziente gli strumenti necessari per fare sì che possa controllare lo stimolo urinario e tenere a freno l’incontinenza.

Svolgere esercizi migliora nettamente la tonicità, la sensibilità e l’elasticità del pavimento pelvico che, non solo permette di avere una vita sessuale più attiva e soddisfacente, ma consente di contrarre i muscoli del sistema urinario per evitare che accadano inconvenienti legati all’incontinenza.

 

Come si svolge la riabilitazione

La riabilitazione del pavimento pelvico viene svolta a seguito di un’accurata diagnosi eseguita da uno specialista.

Questo deve essere in grado di accompagnare il paziente nel suo percorso di rieducazione della muscolatura pelvica e indicare quale sia il giusto trattamento, affinché recuperi la completa funzionalità della zona interessata.

Tra le varie tecniche che possono essere utilizzate per la riabilitazione del pavimento pelvico troviamo:

  • Il training vescicale, o bladder training, che permette di controllare lo stimolo urinario e cerca di fare esercizi con lo scopo di ridurre l’incontinenza, ad esempio si prova ad aspettare un tempo sempre più lungo prima di evacuare;
  • La chinesiterapia, ovvero l’individuazione e la contrazione dei muscoli pelvici, tra cui il perineo;
  • La stimolazione elettrica transcutanea nervosa (TENS), che permette di stimolare muscoli e tessuti attraverso impulsi elettrici, in modo che questi vengano tonificati senza alcuno sforzo da parte del paziente;
  • Il biofeedback, trattamento che aiuta le zone che hanno perso la completa sensibilità, aiutando il paziente nella loro individuazione e nella contrazione.

 

Quanto dura

Il periodo richiesto per la riabilitazione del pavimento pelvico varia a seconda del paziente e della reazione della muscolatura pelvica agli esercizi svolti e ai macchinari utilizzati.

Nella maggior parte dei casi, affidarsi ad uno specialista che segua il percorso di rieducazione può essere la scelta migliore affinché questa avvenga nel minor tempo possibile.

Solitamente, viene consigliato una seduta di fisioterapia a settimana, per quattro o cinque settimane in base alla risposta del paziente al trattamento utilizzato.

Più tempo viene impiegato nella rieducazione e più i muscoli del pavimento pelvico saranno tonici ed elastici, permettendo un miglioramento dello stile di vita e dell’attività sessuale.

 

Esercizi consigliati a casa

Ci sono esercizi, che possono essere svolti a casa, sia per uomini che per donne.

Principalmente vengono consigliati i cosiddetti “esercizi di Kegel”:

  • Essi consistono nel contrarre la muscolatura per circa 5 secondi per poi rilasciare e ripetere per 8-10 volte.
  • Tra una contrazione e l’altra è bene aspettare circa 10 secondi perché i muscoli si rilassino completamente.
  • Successivamente, il paziente svolge tra le 5 e le 10 contrazioni veloci, controllandone l’intensità.
  • È consigliato eseguire questi esercizi all’incirca tre volte al giorno.

Ogni esercizio deve essere basato sulla resistenza e i tempi del corpo della persona interessata, non ci deve essere alcun eccessivo sforzo che possa recare fastidio ai tessuti del pavimento pelvico.

 

Perché è importante rivolgersi ai migliori fisioterapisti

Un fisioterapista specializzato nella rieducazione del pavimento pelvico per contrastare l’incontinenza urinaria può essere la scelta giusta perché il paziente venga seguito al meglio nel suo percorso di recupero.

Uno specialista può fornire le indicazioni necessarie per eseguire gli esercizi nella maniera più corretta e velocizzare i tempi per riacquistare la completa funzionalità del pavimento pelvico.

Infine, l’aiuto di un fisioterapista, che conosca e sappia utilizzare le nuove tecnologie per la stimolazione dei muscoli, può essere decisivo per una rapida ripresa.

 

Dove trovare un centro d’eccellenza a Roma nel 2022

Studio FisiomediCal è un centro apposito per la riabilitazione, specializzato nella rieducazione del pavimento pelvico.

La nostra equipe medica è pronta ad ogni tua esigenza e può fornirti le competenze necessarie per il tuo percorso di recupero e per l’utilizzo di macchinari all’avanguardia.

La nostra struttura possiede anche un’area dedicata alla palestra, in modo che il paziente venga seguito con attenzione anche durante l’esecuzione degli esercizi.

Puoi trovarci in zona Flaminio, in via Andrea Sacchi 35.

 

Per ulteriori informazioni o per prendere un appuntamento con uno dei nostri specialisti puoi chiamare il numero 06 32651337.

rieducazione pavimento pelvico post parto

Perché serve la rieducazione del pavimento pelvico post-parto?

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Il pavimento pelvico costituisce una parte essenziale del corpo di una donna e, proprio per questo, è importante avere delle accortezze e prendersene cura, soprattutto nel delicato periodo del post parto.

Il pavimento pelvico è l’insieme di muscoli e tessuti che hanno l’importante compito di sostenere gli organi pelvici, ovvero la vagina, la vescica, il retto, l’utero e l’uretra.

La gravidanza e il parto naturale mettono a dura prova la muscolatura pelvica che fornisce il sostegno necessario per sorreggere il feto all’interno dell’utero ed espellerlo al momento della nascita.

Seguire un’adeguata riabilitazione post-partum, può ridurre il rischio di avere problematiche in futuro e aumentare il benessere psicofisico della persona.

Ad esempio, potrebbe causare incontinenza di gas intestinali o di piccole perdite urinarie che spesso si manifestano già durante la gravidanza.

Inoltre, il pavimento pelvico ha un ruolo decisivo nel piacere sessuale femminile e, nel caso in cui non venisse seguita una giusta riabilitazione, potrebbe causare fastidio e dolore durante i rapporti o perdere la sensibilità.

Spesso, viene consigliato alle donne di fare esercizi mirati che possano migliorare le funzioni della muscolatura pelvica anche nel corso della loro vita o in preparazione alla gravidanza, perché il passare del tempo e l’arrivo della menopausa aumenta la probabilità che affiorino questo tipo di disturbi.

La rieducazione del pavimento pelvico diventa, quindi, una terapia fondamentale per rendere e mantenere elastica e tonica la struttura muscolare pelvica.

 

QUALI SONO LE CONSEGUENZE DEL PARTO SUL PAVIMENTO PELVICO

Le conseguenze del parto tendono a coinvolgere più o meno tutta la muscolatura del pavimento pelvico. Si pensi anche solamente al fatto che già dal periodo della gravidanza, questo si trova a sostenere il peso e la pressione dell’utero, del feto e del liquido amniotico.

Nel momento del parto, la madre deve contrarre gli addominali e spingere, in modo da utilizzare i muscoli pelvici naturalmente predisposti a dare la spinta necessaria perché il bambino venga espulso.

Spesso però, può succedere che le spinte siano eccessive o che il feto sia più grande della media e questo può causare lo stiramento o la lacerazione delle fibre muscolari.

Il periodo di cicatrizzazione di questi tessuti è la parte più importante: c’è bisogno di tempo e di riposo perché si possano recuperare le giuste funzioni e iniziare, successivamente, il periodo di riabilitazione.

Per via dell’indebolimento del pavimento pelvico, durante questa fase si possono manifestare alcuni disagi come la difficoltà nella defecazione, dolori e fastidi nel movimento, incontinenze o diminuzione della sensibilità.

 

COME SI SVOLGE LA RIABILITAZIONE

Affinché la riabilitazione segua il corretto svolgimento, è importante che questa venga seguita da specialisti che possano aiutare la paziente nel recupero totale delle funzionalità pelviche.

Principalmente, viene fatta una prima visita tra la sesta e la decima settimana dopo il parto, in modo che vengano verificate le condizioni del pavimento pelvico e del perineo, ovvero la parte terminale della struttura muscolare pelvica.

Successivamente, inizia la vera e propria rieducazione della muscolatura attraverso una serie di esercizi che possono permettere al pavimento pelvico di recuperare tono ed elasticità, oltre alla capacità contrattile dei muscoli del perineo.

Ci sono varie tecniche che possono essere utili per questo tipo di riabilitazione:

  • La chinesiterapia, ovvero esercizi in cui si contraggono e rilassano i muscoli della zona interessata in modo che questi recuperino la tonicità necessaria per le proprie funzioni. Inoltre, aiuta a fare attenzione e controllare quei muscoli che spesso si rilassano nel momento in cui avviene uno starnuto o un colpo di tosse;
  • Il bladder training, o training vescicale, sono esercizi che consentono di lavorare sull’incontinenza urinaria e di controllarne lo stimolo;
  • La stimolazione elettrica transcutanea nervosa, o TENS, che consiste nell’usare delle sonde che vadano a sollecitare, tramite impulsi elettrici, la muscolatura pelvi-perianale. Tecnica che viene utilizzata anche per casi di vulvodinia e dolore pelvico cronico;
  • Il biofeedback, trattamento che consente di imparare ad avere il controllo di funzioni corporee solitamente involontarie, in particolare la tensione muscolare e la pressione sanguigna.

 

 

QUANTO DURA

Solitamente, viene consigliato di iniziare il percorso di riabilitazione del pavimento pelvico dopo il secondo o terzo mese dal parto, a meno che le indicazioni della visita specialistica siano differenti e il corpo abbia bisogno di più tempo per recuperare e i muscoli per cicatrizzarsi.

La rieducazione del pavimento pelvico cambia da paziente a paziente ma, in generale, si raccomandano non meno di sei settimane per cercare di riprendere il normale tono della muscolatura pelvica.

Da lì in poi, è importante ricordare che continuare gli esercizi può essere vantaggioso per riprendere una giusta elasticità e mantenere i suoi effetti a lungo termine.

 

ESERCIZI CONSIGLIATI A CASA

Durante la terapia con il fisioterapista, la paziente avrà modo di sperimentare quali sono gli esercizi migliori per il suo benessere e imparare quali di questi inserire nella sua routine quotidiana, perché vengano svolti anche comodamente da casa.

Essendo principalmente esercizi che si focalizzano sull’individuazione e la contrazione dei muscoli, la chinesiterapia è il modo più semplice di svolgere la riabilitazione in solitaria.

 

PERCHÉ È IMPORTANTE RIVOLGERSI AI MIGLIORI FISIOTERAPISTI?

La scelta di un fisioterapista in grado di seguire attentamente il percorso di recupero del pavimento pelvico è decisiva perché questo avvenga in modo corretto ed efficace.

Lo specialista deve essere in grado di fornire alla paziente gli strumenti necessari per la riabilitazione della muscolatura pelvica, in modo che non riscontri in futuro problemi legati alle funzionalità pelvi-perianali.

È fondamentale, inoltre, che la paziente segua con costanza i suggerimenti e gli esercizi raccomandati dal fisioterapista, affinché si possano riscontrare ottimi risultati, anche nel futuro.

 

DOVE TROVARE UN CENTRO D’ECCELLENZA A ROMA NEL 2022

Studio Fisiomedical è un centro specializzato nella riabilitazione, dove lavorano fisioterapisti specializzati nella rieducazione del pavimento pelvico post parto.

Qui, possiamo seguirti nel percorso di riabilitazione dall’inizio alla fine, offrendoti le competenze di cui hai bisogno per la visita iniziale e l’attenzione di un’equipe di specialisti nel settore durante il trattamento successivo.

Inoltre, abbiamo macchinari appositi che possono facilitare gli esercizi per la muscolatura pelvica e fornirti la terapia di cui necessiti.

Il nostro centro è una struttura innovativa dotata anche di palestra per lezioni di ginnastica posturale e apparecchiature all’avanguardia.

Puoi trovarci in zona Flaminio, in via Andrea Sacchi 35.

Per ulteriori informazioni o per prendere un appuntamento con uno dei nostri specialisti puoi chiamare il numero 06 32651337.

 

Disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare

Disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM): definizione

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L’articolazione temporo-mandibolare (ATM) è un’articolazione che svolge la funzione di unire il cranio alla mandibola e di permettere un corretto movimento mascellare attraverso il sistema di tendini e muscoli che fanno parte della sua struttura.

Come tutte le articolazioni, anche quella temporo-mandibolare può essere colpita da alcuni disturbi, provocati da disfunzioni o danni alle ossa, ai muscoli o ai tendini che la compongono.

Questa articolazione è fondamentale per svolgere attività quotidiane come la masticazione. Dunque, una disfunzione di questa struttura potrebbe rappresentare un grave danno per la vita del paziente, anche a causa del dolore spesso molto intenso a cui si associano i disturbi ATM.

I disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare sono diversi. Tra i più comuni troviamo:

  • Sindrome del dolore miofasciale: tensione muscolare delle aree temporo-mandibolari, spesso dovuta ad un eccessivo affaticamento dei muscoli;
  • Artrite: infiammazione cronica e progressiva dell’articolazione, probabilmente di natura autoimmune;
  • Artrosi: progressivo deterioramento dell’articolazione;
  • Ipermobilità: estensione eccessiva dell’articolazione e dei suoi legamenti, che può portare ad un dislocamento della mascella e può essere provocata da un trauma.

I disturbi temporo-mandibolari sono molto diffusi e si stima che queste patologie colpiscano dal 2 al 7% della popolazione generale, con una frequenza maggiore negli individui di sesso femminile tra i 25 e i 40 anni.

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Sintomi

Il sintomo principale di un disturbo temporo-mandibolare è il dolore localizzato nella zona dell’articolazione, che si trova in prossimità dell’orecchio.

Il dolore può manifestarsi anche a livello della testa, dando luogo a episodi di cefalea, e propagarsi anche ai denti, al collo e alle spalle.

Spesso gli episodi di cefalea provocati da disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare non rispondono al normale trattamento e diventano causa di dolore ricorrente per il paziente.

La sintomatologia dolorosa si accompagna ad altri sintomi, quali:

  • Rigidità dell’articolazione;
  • Rigidità del collo e delle spalle;
  • Difficoltà ad aprire completamente la bocca;
  • Udire un “clic” quando si apre o chiude la bocca;
  • Disturbi del sonno;
  • Vertigini;
  • Disturbi dell’udito (come fischi o riduzione dell’udito).

Cause

Le cause dei disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare sono diverse e sono spesso riconducibili a condizioni o patologie che provocano un’eccessiva tensione dei muscoli dell’ATM.

Chiaramente, le cause variano largamente a seconda di quale sia lo specifico disturbo del paziente. Nel caso dell’artrite, ad esempio, la causa precisa è ancora sconosciuta, sebbene si ritenga che il disturbo abbia un’origine autoimmune.

Diverso è invece il caso della sindrome del dolore miofasciale, che è spesso dovuta a fenomeni che provocano un’eccessiva tensione muscolare, quali:

  • Stress, che si può manifestare proprio attraverso la tensione dei muscoli;
  • Bruxismo: contrazione dei muscoli dovuta a un involontario digrignamento dei denti, soprattutto durante il sonno;
  • Malocclusione dentale: una condizione in cui l’arcata superiore e inferiore dei denti non si congiungono correttamente;
  • Problemi posturali;
  • Traumi al cranio o al collo.

Tutte queste condizioni possono infatti provocare eccessiva tensione muscolare e dolore all’articolazione temporo-mandibolare.

Spesso, infatti, l’eziologia di questi disturbi non può essere ricondotta a un solo fattore causale, ma deriva dalla combinazione di più elementi e problematiche.

Talvolta, il disturbo temporo-mandibolare può essere provocato anche da una prolungata seduta odontoiatrica che porta ad uno sforzo eccessivo della muscolatura di questo distretto.

Conseguenze

La principale conseguenza di un disturbo dell’articolazione temporo-mandibolare consiste nel perdurare della sintomatologia dolorosa del paziente.

Questa condizione di dolore può diventare cronica e invalidante per chi ne soffre, in quanto pone importanti limitazioni ad attività quotidiane come mangiare o parlare, attività in cui l’articolazione temporo-mandibolare svolge un ruolo essenziale.

Il dolore può inoltre tendere a propagarsi nel corso del tempo. Se inizialmente interessa solo l’area della mandibola, può in seguito coinvolgere anche le zone del collo e delle spalle.

Diagnosi

In genere, ad effettuare la diagnosi può essere sia la figura del medico che dell’odontoiatra.

Gli strumenti impiegati da queste figure professionali possono essere l’esame obiettivo e l’anamnesi del paziente, insieme a un eventuale ricorso a determinati esami per confermare la diagnosi.

Durante l’esame obiettivo, il medico o l’odontoiatra possono eseguire delle delicate manipolazioni della mandibola al fine di valutare i sintomi riferiti dal paziente, come il dolore o l’eventuale manifestazione del suono “clic” quando si apre e chiude la bocca.

Gli esami diagnostici che possono essere prescritti sono:

  • Radiografia;
  • Risonanza magnetica;
  • Tomografia assiale computerizzata (TAC);
  • Polisonnografia.

Mentre i primi tre esami servono a osservare le condizioni strutturali dell’articolazione temporo-mandibolare, la polisonnografia valuta la presenza di disfunzioni del sonno (come ad esempio il bruxismo) che potrebbero provocare il disturbo.

Disturbi ATM

Trattamento

Il trattamento per i disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare varia a seconda della causa scatenante della patologia.

In genere, il trattamento prevede una combinazione di:

  • Farmacoterapia;
  • Fisioterapia;
  • Utilizzo di dispositivi ortodontici.

L’intervento chirurgico, eseguito da un chirurgo maxillo-facciale esperto, si rende necessario solamente nei casi più gravi e resistenti ad altri trattamenti.

Il trattamento più adatto va sempre definito sulla base delle condizioni di salute del paziente e dei suoi sintomi e va inoltre portato avanti seguendo un approccio multidisciplinare che coinvolge diverse figure professionali.

Farmacoterapia

Generalmente, i farmaci che vengono prescritti ai pazienti che soffrono di questi disturbi vengono impiegati per alleviare i sintomi di tali condizioni.

I farmaci più comunemente prescritti sono gli antinfiammatori non steroidei (FANS) e i farmaci miorilassanti: entrambi hanno la funzione di ridurre la sintomatologia dolorosa e di favorire il rilassamento dei muscoli dell’articolazione temporo-mandibolare.

Talvolta, se si ritiene che il disturbo abbia avuto origine da una condizione di stress eccessivo, il medico può decidere di prescrivere un farmaco appartenente alla classe delle benzodiazepine, un tipo di farmaci che hanno effetti ansiolitici e sedativi.

Sebbene queste vengano utilizzate per favorire il sonno e ridurre tensione e stress, esse non rappresentano una soluzione definitiva al disturbo e il loro utilizzo deve essere circoscritto a un breve periodo di tempo.

Fisioterapia

La fisioterapia nel caso di disturbi temporo-mandibolari può basarsi sia sull’esecuzione di manovre manuali, sia sull’impiego di trattamenti strumentali.

Per riassestare l’equilibrio dell’apparato muscolo-scheletrico dell’ATM si utilizza in genere una combinazione di manovre eseguite dal fisioterapista esperto e di esercizi di distensione che vengono insegnati al paziente.

Per una buona riuscita della fisioterapia è molto importante che lo specialista si soffermi anche sui muscoli cervicali, eseguendo dei massaggi anche in questa zona o indicando al paziente gli esercizi da svolgere.

A livello di terapie strumentali, tra le più utilizzate troviamo la terapia con ultrasuoni. Questa terapia è utilizzata infatti per ridurre il dolore e la rigidità articolare. È inoltre indicata quando la causa del disturbo è legata allo sviluppo dell’artrite reumatoide per via dei suoi effetti antinfiammatori e analgesici.

Dispositivi ortodontici

Nel caso in cui il disturbo temporo-mandibolare sia dovuto a malocclusioni o al bruxismo, l’odontoiatra esperto potrà intervenire con specifici dispositivi ortodontici utili a correggere tali difetti.

Ad esempio, nel caso del bruxismo, è possibile adottare un dispositivo chiamato “bite” che evita o riduce il digrignamento notturno dei denti permettendo così di diminuire la tensione muscolare al risveglio.

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Prevenzione

Al fine di prevenire i disturbi temporo-mandibolari è bene identificare i fattori di rischio che possono portare a disfunzioni dell’ATM.

Tra i fattori di rischio vi sono sicuramente lo stress e i disordini posturali.

Dunque, è bene cercare di tenere sempre sotto controllo il livello di tensione psicologica a cui si è sottoposti, al fine di evitare che lo stress si manifesti sottoforma di rigidità articolare e muscolare.

Inoltre, se ci si accorge di mantenere una postura scorretta durante le proprie attività quotidiane, è bene cercare di correggerla mediante corsi di ginnastica posturale.

La ginnastica posturale è utile per avviare un graduale processo correttivo del proprio equilibrio corporeo, prevenendo lo sviluppo di disturbi correlati a una postura scorretta, tra cui i disturbi temporo-mandibolari.

Dove trovare un centro d’eccellenza a Roma Flaminio nel trattamento dei disturbi ATM

Studio Fisiomedical è un centro dotato di medici ortopedici specializzati che collaborano insieme a dei fisioterapisti professionisti.

Se hai bisogno di un medico esperto che si occupi del trattamento di disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare, nel nostro studio puoi trovare attrezzature all’avanguardia e un’equipe di specialisti altamente competenti.

Da Studio Fisiomedical ci impegniamo per offrire ogni giorno ai nostri pazienti i migliori trattamenti: se hai bisogno di una visita medica o di un trattamento specialistico, nel nostro centro sarai seguito dal momento della diagnosi fino alla fase riabilitativa.

Il nostro centro è una struttura innovativa dotata anche di palestra per lezioni di ginnastica posturale e apparecchiature all’avanguardia.

Puoi trovarci in zona Flaminio, in via Andrea Sacchi 35.

Per ulteriori informazioni o per prendere un appuntamento con uno dei nostri specialisti puoi chiamare il numero 06 32651337.


N.b. alcuni trattamenti, patologie e infortuni citati nel presente articolo sono descritti a scopo divulgativo.
Per conoscere quali terapie e controlli è possibile effettuare nel nostro centro, vi invitiamo a consultare le prestazioni indicate nella voce di menù presente nel nostro sito web.

Cos’è il sistema BTL e perché sceglierlo

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Il Sistema Super Induttivo (SIS) è un innovativo trattamento usato in fisioterapia, che agisce sui tessuti dell’organismo per generare diversi effetti benefici.

Il Sistema Super Induttivo sfrutta, infatti, una tecnologia in grado di produrre dei campi elettromagnetici ad alta intensità, che attivano delle reazioni biochimiche dei tessuti in grado di ridurre il dolore e favorire la riparazione tissutale.

Questa terapia consente al paziente non solo di porre rimedio alla sintomatologia dolorosa, ma anche di velocizzare il processo di guarigione da fratture, infiammazioni o altri danni alle ossa o ai tessuti.

Le numerose impostazioni del Sistema Super Induttivo garantiscono che la terapia possa essere efficace per tutti gli stadi del dolore.

Il trattamento può essere infatti facilmente regolato dallo specialista che eroga la terapia per rispondere adeguatamente alle necessità e alle condizioni terapeutiche del paziente.

La terapia con il Sistema Super Induttivo è sicura ed efficace; comporta numerosi vantaggi e può essere eseguita nel nostro studio da personale altamente qualificato e istruito all’utilizzo dei macchinari BTL.

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I vantaggi

Uno dei vantaggi più importanti della terapia con il Sistema Super Induttivo è la rapida riduzione del dolore sperimentata dal paziente a seguito del trattamento.

Il Sistema Super Induttivo è indicato come trattamento per tutti gli stadi del dolore, sia acuto che cronico, e valutazioni scientifiche dimostrano la sua efficacia nel ridurre significativamente la sintomatologia dolorosa.

Questa terapia è inoltre utile per favorire la mobilizzazione delle articolazioni irrigidite a causa di patologie o lesioni. L’articolazione, in questo caso, non viene manovrata manualmente, ma attraverso ripetute contrazioni dei muscoli che permettono gradualmente di mobilizzarla.

L’innesco di queste piccole contrazioni muscolari è anche vantaggioso per generare un effetto di miostimolazione, ovvero di stimolazione e potenziamento di specifici gruppi muscolari.

Infine, gli effetti benefici del SIS includono anche l’inibizione della spasticità muscolare.

Il Sistema Super Induttivo produce dei campi magnetici ad alta intensità, che agiscono in profondità sulla zona da trattare, riuscendo a focalizzare l’azione terapeutica proprio sulla parte lesa che necessita della terapia.

Grazie alla potenza del trattamento, la dispersione dei campi magnetici è minima: ciò si traduce in un effetto più profondo e in una guarigione più rapida del paziente.

Le caratteristiche tecniche

Gli effetti terapeutici del Sistema Super Induttivo possono essere ricondotti all’intensità dei suoi campi elettromagnetici, che raggiunge fino ai 2,5 Tesla.

La frequenza dei campi elettromagnetici nel SIS, ovvero il numero di oscillazioni che le onde elettromagnetiche compiono al secondo, può arrivare fino a 150 Hz.

La potenza di questo dispositivo non deve spaventare il paziente, in quanto il SIS rappresenta una terapia sicura, che viene erogata da medici professionisti.

Tali parametri rappresentano invece proprio il vantaggio più importante del Sistema Super Induttivo: la combinazione di alta frequenza e alta intensità consente di generare effetti terapeutici in profondità, accelerando il processo di guarigione.

Il macchinario è dotato di un braccio a 6 giunture e di un applicatore a tecnologia brevettata. Il Sistema Super Induttivo consente un’erogazione semplice della terapia, grazie anche al suo design intuitivo, che rende la macchina di facile utilizzo per gli specialisti che la adoperano.

Le caratteristiche tecniche del dispositivo consentono dunque di regolare la terapia facilmente e rapidamente per rispondere a ogni esigenza del paziente e per modulare il trattamento rispetto alla condizione di salute riscontrata.

Le impostazioni possono essere facilmente regolate grazie a un touch screen. Regolando opportunamente le impostazioni, il trattamento viene reso sicuro anche per i pazienti che devono effettuare sedute di durata maggiore.

Trattamento Sistema Super Induttivo

I trattamenti e le applicazioni più comuni

Il Sistema Super Induttivo può essere utilizzato nei casi di dolore acuto o cronico, per ottenere un’efficace riduzione della sintomatologia.

Le zone del corpo in cui è più frequente la sua applicazione sono la schiena, le spalle, il gomito e la zona cervicale.

Tra le applicazioni più comuni del SIS troviamo patologie quali:

  • Epicondilite: infiammazione dei tendini dell’avambraccio, dovuta ad una sollecitazione eccessiva del gomito;
  • Tendinopatie: infiammazione di un tendine provocata da cause traumatiche e/o da uno sforzo eccessivo;
  • Sindrome da impingement: condizione dolorosa provocata dallo schiacciamento del tendine che si trova in prossimità del muscolo sovraspinato, a livello della spalla;
  • Ernia del disco: compressione dei nervi a livello della colonna vertebrale provocata dalla rottura di un disco vertebrale;
  • Cervicalgia: dolore a livello della zona cervicale, provocato da stiramenti, contratture o postura scorretta.
  • Condizioni di spasticità: aumento involontario del tono muscolare con conseguente difficoltà di movimento e perdita di forza; si può verificare in alcune patologie neurologiche come nel caso dell’ictus.

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Perché la migliore strumentazione da sola non basta

La terapia con il Sistema Super Induttivo deve essere erogata da personale competente, specializzato e formato nell’utilizzo di questa tecnologia innovativa.

Questo tipo di trattamento deve essere integrato all’interno di un piano terapeutico personalizzato per ogni singolo paziente, che tiene conto di:

  • Condizioni generali di salute;
  • Sintomi riferiti;
  • Età del paziente;
  • Risposta ad altre terapie;
  • Livello di cronicizzazione dei sintomi.

Ogni paziente rappresenta un caso a sé stante, ognuno con necessità terapeutiche diverse. Dunque, la terapia con Sistema Super Induttivo deve essere prescritta tenendo conto di tutti i vari fattori che caratterizzano la condizione di salute di ogni paziente.

Lo specialista dovrà infatti essere in grado di riconoscere i sintomi riferiti dal paziente ed arrivare ad una diagnosi corretta. Questo rappresenta il primo passo per definire la terapia più adeguata alle necessità del paziente.

La terapia con Sistema Super Induttivo può essere integrata ad altre opzioni terapeutiche al fine di massimizzarne l’efficacia o di prevenire riacutizzazioni dei sintomi.

Ad esempio, nel caso di una cervicalgia ricorrente, lo specialista può consigliare al paziente di affiancare alla terapia con il SIS un corso di ginnastica posturale, al fine di ripristinare il corretto assetto posturale del corpo e prevenire il ritorno della sintomatologia dolorosa in futuro.

Dove ci trovi a Roma e perché rivolgersi a noi

Studio Fisiomedical è un centro dotato di medici ortopedici specializzati che collaborano insieme a dei fisioterapisti professionisti.

Se hai bisogno di un trattamento per il dolore cronico, nel nostro studio puoi trovare attrezzature all’avanguardia, come il BTL-6000 Sistema Super Induttivo Elite, e un’equipe di medici altamente competenti nell’utilizzo di questa tecnologia innovativa.

Da Studio Fisiomedical ci impegniamo per offrire ogni giorno ai nostri pazienti i migliori trattamenti: se hai bisogno di una visita medica o di un trattamento specialistico, nel nostro centro sarai seguito dal momento della diagnosi fino alla fase riabilitativa.

Il nostro centro è una struttura innovativa dotata anche di palestra per lezioni di ginnastica posturale e apparecchiature all’avanguardia.

Puoi trovarci in zona Flaminio, in via Andrea Sacchi 35.

Per ulteriori informazioni o per prendere un appuntamento con uno dei nostri specialisti puoi chiamare il numero 06 32651337.


N.b. alcuni trattamenti, patologie e infortuni citati nel presente articolo sono descritti a scopo divulgativo.
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laserterapia

Cos’è la laserterapia

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La laserterapia è un trattamento fisioterapico che impiega a scopo terapeutico il laser, ovvero un dispositivo che emette una luce dotata di particolari caratteristiche.

La parola “laser” è in realtà un acronimo: indica le parole “Light Amplification by Simulated Emission of Radiation”, ovvero “Amplificazione della luce attraverso l’emissione di radiazioni”.

Ciò vuol dire semplicemente che il mezzo utilizzato da questa terapia è appunto una luce che genera effetti terapeutici.

La luce emessa dal laser è una luce monocromatica, composta da onde luminose che oscillano con la stessa frequenza e sono dunque in grado di penetrare a fondo un tessuto e di generare effetti terapeutici in profondità.

Oggi la laserterapia viene largamente utilizzata per trattare diverse condizioni, che possono andare da edemi e contusioni fino a danni muscolo-scheletrici di diversa intensità.

Le patologie e le condizioni trattate con la laserterapia sono molte. Tra le più comuni troviamo:

Molto comune è l’applicazione della laserterapia al dolore alla spalla, al ginocchio, alla schiena e al collo, spesso dipendenti da infiammazioni. L’utilizzo del laser in queste zone permette di ridurre rapidamente il dolore e di recuperare pienamente la mobilità.

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A cosa serve: benefici

La laserterapia è una terapia efficace, che genera numerosi effetti terapeutici estremamente utili per la guarigione o la riabilitazione del paziente.

I raggi luminosi indirizzati verso la sede del trattamento, infatti, stimolano delle reazioni biochimiche all’interno delle cellule, che hanno l’effetto di:

  • Ridurre le infiammazioni;
  • Eliminare il dolore;
  • Accelerare la guarigione dei tessuti;
  • Favorire la vascolarizzazione della zona trattata;
  • Migliorare il drenaggio linfatico;
  • Stimolare il metabolismo cellulare;
  • Ridurre gonfiore ed ematomi.

La laserterapia ha dunque un effetto antidolorifico, antinfiammatorio e rigenerativo.

In particolare, la luce generata dal laser è in grado di agire sulle membrane cellulari e sui mitocondri, ovvero delle strutture che si occupano di produrre le molecole da cui il corpo umano ricava energia (ATP).

La stimolazione della membrana cellulare e dei mitocondri fa sì che le loro funzioni vengano potenziate. In questo modo, le cellule saranno in grado di produrre più molecole energetiche, utili nei processi di rigenerazione tissutale.

La laserterapia può essere prescritta dal medico sia come terapia fisica da eseguire nel caso di specifiche patologie muscolo-scheletriche, sia come trattamento riabilitativo nel caso di incidenti traumatici o interventi chirurgici.

Nella fase riabilitativa, la laserterapia può essere combinata con altre terapie, come quella farmacologica, per ottenere un miglior effetto terapeutico.

Perché scegliere il laser ad alta intensità

Il laser ad alta intensità consiste in un’opzione di trattamento con laserterapia che ha un effetto mirato e molto rapido.

La differenza con le tradizionali apparecchiature laser sta nel fatto che, nel laser ad alta intensità, i raggi di luce hanno una potenza maggiore e sono indirizzati in maniera più precisa verso la zona da trattare.

La potenza dei raggi nel laser ad alta intensità può raggiungere infatti i 12 Watt, di gran lunga superiore alla potenza delle apparecchiature laser tradizionali.

Grazie alla maggiore potenza dei raggi di luce, gli effetti terapeutici del laser ad alta intensità si manifestano più in profondità, accelerando la guarigione e bloccando immediatamente la sensazione dolorosa.

Il paziente, infatti, potrà apprezzare miglioramenti della propria condizione già dopo circa 24 ore dal trattamento.

L’intensità della luce, e dunque la potenza dei raggi, è perfettamente modulabile nel corso della seduta. In questo modo, il medico può regolare il trattamento sulla base delle esigenze terapeutiche del paziente.

Per il paziente, il trattamento con laser ad alta intensità rappresenta la possibilità di rendere più rapido il suo processo riabilitativo o di guarigione e di porre immediatamente rimedio alla sua sintomatologia dolorosa, che in alcuni casi può risultare invalidante.

seduta laserterapia

Quanto dura una seduta di laserterapia ad alta intensità

Le sedute di laserterapia ad alta intensità sono molto rapide.

In genere, per una seduta sono sufficienti appena 10 minuti.

Come si svolge

Prima di svolgere la seduta di laserterapia, il medico si assicura che il paziente non si trovi in condizioni che impediscono di svolgere la terapia, come la presenza di patologie oncologiche.

Una volta accertato il fatto che il paziente può sottoporsi al trattamento, il fisioterapista procede a predisporre la seduta.

Durante la laserterapia, viene impiegato un macchinario dotato di applicatore che direziona i fasci luminosi verso la zona da trattare. Nel laser ad alta intensità, l’applicatore è spesso dotato di una specifica forma adatta a convogliare i raggi di luce in profondità.

In genere, il paziente viene fatto stendere su un lettino e gli viene chiesto di scoprire la zona da sottoporre al trattamento.

L’applicazione può avvenire a contatto con la pelle del paziente o meno. L’applicazione direttamente sulla pelle garantisce una penetrazione migliore dei raggi luminosi.

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Quante sedute occorrono

Grazie alla potenza e alla precisione del laser ad alta intensità, il numero di sedute necessarie per questo tipo di terapia è minore rispetto alla laserterapia tradizionale.

Nella classica laserterapia sono necessarie tra le 5 e le 10 sedute per ottenere effetti apprezzabili, a seconda della gravità delle condizioni del paziente.

Nella laserterapia ad alta intensità, invece, sono sufficienti tra le 3 e le 5 sedute per ridurre dolore e infiammazione e per stimolare il processo di rigenerazione tissutale e cellulare.

Il numero preciso di sedute necessarie varia chiaramente da persona a persona e va discusso con un medico esperto in grado di valutare appropriatamente le condizioni di salute del paziente.

È dolorosa?

La laserterapia, anche quella ad alta intensità, non provocano alcun dolore nel paziente. La terapia è efficace e totalmente indolore.

Nel corso del trattamento, il paziente avverte una sensazione di calore e, talvolta, di formicolio. Il calore avvertito non provoca alcun danno alla pelle e non rappresenta una sensazione fastidiosa per chi si sottopone al trattamento.

Preparazione alla seduta?

Le sedute di laserterapia non richiedono una particolare preparazione, se non l’accurata discussione con il medico esperto della propria condizione di salute, al fine di valutare il miglior trattamento da intraprendere.

L’unico accorgimento da adottare prima della seduta è indossare degli occhiali protettivi, che vengono forniti sia al paziente che al fisioterapista che esegue il trattamento.

È infatti necessario proteggere gli occhi dall’esposizione alla luce laser, che potrebbe danneggiare la retina oculare.

Controindicazioni

Sebbene la laserterapia sia una terapia sicura e priva di effetti collaterali, ci sono alcune categorie di pazienti che non possono essere sottoposti a questo trattamento.

Dunque, prima di iniziare la laserterapia, è importante che il medico si assicuri che il paziente sia nelle condizioni di poter intraprendere tale procedura.

I pazienti che non possono essere sottoposti a laserterapia sono quelli che si trovano in stato di gravidanza, che sono affetti da patologie tumorali o da sindromi epilettiche e i pazienti portatori di pacemaker.

Inoltre, occorre prestare particolare attenzione alla pelle del paziente. Ad esempio, se è presente un tatuaggio nella zona da trattare, la pigmentazione del tatuaggio potrebbe interferire con la laserterapia, portando a surriscaldare eccessivamente la zona e provocando una sensazione di forte bruciore per il paziente.

Dove trovare un centro d’eccellenza a Roma nelle laserterapia ad alta intensità

Studio Fisiomedical è un centro dotato di medici ortopedici specializzati che collaborano insieme a dei fisioterapisti professionisti.

Se hai bisogno di un trattamento di laserterapia, nel nostro studio puoi trovare attrezzature all’avanguardia e un’equipe di medici altamente competenti nell’utilizzo di macchinari moderni e di ultima generazione.

Da Studio Fisiomedical ci impegniamo per offrire ogni giorno ai nostri pazienti i migliori trattamenti: se hai bisogno di una visita medica o di un trattamento specialistico, nel nostro centro sarai seguito dal momento della diagnosi fino alla fase riabilitativa.

Il nostro centro è una struttura innovativa dotata anche di palestra per lezioni di ginnastica posturale e apparecchiature all’avanguardia.

Puoi trovarci in zona Flaminio, in via Andrea Sacchi 35.

Per ulteriori informazioni o per prendere un appuntamento con uno dei nostri specialisti puoi chiamare il numero 06 32651337.


N.b. alcuni trattamenti, patologie e infortuni citati nel presente articolo sono descritti a scopo divulgativo.
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Onde d'urto focali

Cosa sono le onde focali e a cosa servono

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Le onde d’urto focali consistono in onde acustiche caratterizzate da un’elevate energia e da una breve durata, che vengono utilizzate in medicina per il trattamento di diverse condizioni.

Inizialmente utilizzate per eliminare le aggregazioni di sali minerali tipiche dei calcoli renali, ben presto si è scoperto l’effetto benefico di questa tecnologia anche per la fisioterapia.

Le onde d’urto focali possono essere impiegate per trattare diversi disturbi di natura muscolo-scheletrica. Esse, infatti, hanno un effetto benefico antidolorifico e antinfiammatorio. Dunque, sono adatte a trattare diverse patologie che originano dall’infiammazione di una parte del corpo.

Tra i disturbi che possono essere trattati con le onde focali troviamo ad esempio:

  • Patologie tendinee (ad esempio lesioni al tendine d’Achille);
  • Epicondilite;
  • Epitrocleite;
  • Fascite plantare;
  • Traumi che hanno danneggiato i tessuti.

Tuttavia, l’utilizzo delle onde d’urto focali si applica a molte altre condizioni. Questo trattamento può essere inoltre impiegato per accelerare la guarigione dei tessuti anche a seguito di un intervento chirurgico più o meno invasivo.

Le onde d’urto focali, dunque, rappresentano uno strumento d’aiuto nel paziente nel suo processo di riabilitazione da patologie, traumi o interventi.

Infatti, questa terapia apporta al paziente importanti benefici:

  • Azione antinfiammatoria;
  • Effetto antidolorifico;
  • Riparazione dei tessuti;
  • Rivascolarizzazione della zona trattata.

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Differenza con le onde d’urto radiali

In medicina si distinguono due diversi tipi di onde d’urto:

  • Onde d’urto radiali;
  • Onde d’urto focali.

Queste due tipologie di onde vengono impiegate per trattare disturbi e problematiche diverse.

La differenza sostanziale sta nel fatto che le onde d’urto focali, rispetto a quelle radiali, sono in grado di trattare una zona più specifica e circoscritta della superficie dove si esegue la procedura.

Mentre le onde d’urto radiali si propagano lunga tutta la superficie interessata dal trattamento, quelle focali sono in grado di concentrarsi sulla zona che deve essere curata.

Inoltre, le onde d’urto radiali non possono essere utilizzate per trattare patologie muscolari o ossee, in quanto non sono in grado di arrivare a fondo tanto quanto le onde focali, superando lo strato della pelle.

Poiché l’effetto delle onde d’urto radiali si ottiene solo a livello della cute e dell’adipe sottostante, queste onde vengono impiegate solo per trattare zone del corpo più superficiali. Ad esempio, possono essere utilizzate per il trattamento di inestetismi della pelle come la cellulite.

trattamento onde d'urto focali

Come funzionano le onde d’urto focali

Le onde d’urto focali agiscono mediante l’attivazione di processi biologici in grado di stimolare determinate reazioni biochimiche. Tali reazioni favoriscono la riparazione dei tessuti interessati dal trattamento.

Le reazioni che si innescano a livello cellulare, infatti, danno vita a sostanze che svolgono un’azione antinfiammatoria.

È proprio tale azione antinfiammatoria che rappresenta il beneficio principale di questo trattamento. Riducendo l’infiammazione, è possibile anche ridurre il dolore provato dal paziente e favorire la rigenerazione dei tessuti danneggiati, trattando così la patologia sottostante.

Dalle reazioni biochimiche innescate dalle onde focali si generano anche i fattori di crescita.

I fattori di crescita sono delle proteine capaci di favorire la nascita e la differenziazione delle cellule umane. Attraverso il processo di differenziazione cellulare, una cellula giunge a maturazione e acquisisce la sua funzione finale.

Mediante questo processo, dunque, le onde focali danno vita a nuove cellule che agiscono con effetto terapeutico sulle parti di tessuto danneggiate, favorendone la riparazione e aiutando quindi la guarigione del paziente.

Quali sono i migliori strumenti

Tra i migliori strumenti da utilizzare per la terapie con onde d’urto focali vi è l’Onda d’Urto Focale BTL-6000.

Questo macchinario è uno strumento di ultima generazione impiegato per il trattamento di dolore cronico derivante da patologie muscolo-scheletriche.

È composto da un’apparecchiatura dotata di applicatore con display digitale. L’applicatore si appone direttamente sulla zona da sottoporre a trattamento.

Il display digitale sull’applicatore consente di modificare in maniera facile e immediata l’intensità dell’energia delle onde acustiche, in modo da regolare il trattamento sulla base delle necessità del paziente.

Come si svolge una seduta

Durante le sedute di terapia con le onde d’urto il paziente si posiziona disteso su un lettino.

Il medico specialista che effettua il trattamento si serve di uno specifico macchinario che genera le onde d’urto, dotato di uno strumento che viene apposto sulla pelle del paziente, in corrispondenza della zona da trattare.

Nel corso della seduta, se il medico che effettua la terapia lo ritiene opportuno, è possibile modificare l’intensità dell’energia delle onde, per calibrare il trattamento sulle necessità terapeutiche o su eventuali disagi o dolori del paziente.

La durata di una seduta con onde d’urto si aggira intorno ai 15 minuti. In genere, la seduta sarà più breve quando il trattamento viene effettuato per favorire la riparazione dei tessuti molli (ad esempio a livello dei muscoli o dell’epidermide).

Quando le onde d’urto vengono impiegate per trattare patologie ossee, invece, la durata della seduta si allunga e richiede circa un’ora di tempo.

Quante sedute occorrono

Generalmente, un ciclo di trattamento con onde d’urto si compone di tre sedute.

Le sedute con le onde d’urto sono ripetibili per un numero limitato di volte, che viene valutato dai medici esperti che seguono il paziente nel trattamento.

Per definire se sia necessario ripetere il ciclo di sedute, è bene aspettare alcune settimane dopo l’ultimo trattamento.

Infatti, i benefici delle onde d’urto si manifestano più frequentemente a distanza di alcuni giorni o settimane.

seduta onde d'urto focali

Preparazione alla seduta

Per prepararsi ad una seduta con onde d’urto focali non sono necessari particolari accorgimenti o procedure speciali.

Tuttavia, prima di iniziare il trattamento è bene consultarsi con il proprio medico curante per discutere della propria condizione di salute. Infatti, ci sono alcuni pazienti per cui la terapia con onde d’urto focali è controindicata.

Dunque, il medico dovrà assicurarsi che il paziente non rientri in quei casi caratterizzati da condizioni che precludono la possibilità di svolgere le sedute.

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Le possono effettuare tutti?

La terapia con onde d’urto focali non deve essere utilizzata su pazienti che sono interessati dalle seguenti condizioni:

  • Gravidanza;
  • Disturbi della coagulazione e/o trattamento con farmaci anticoagulanti;
  • Tumori;
  • Infezioni in corso nella zona da sottoporre a trattamento.

Inoltre, la terapia con onde d’urto focali non deve essere applicata in quelle zone in cui sono presenti strutture particolarmente delicate come l’encefalo (cervello, cervelletto e tronco encefalico).

Sono dolorose?

Generalmente, i pazienti che si sottopongono a una terapia con onde d’urto focali riportano di percepire un lieve dolore nella zona sottoposta a trattamento. Tuttavia, la sensazione dolorosa è ben sopportata dalla maggior parte dei pazienti.

Si ricorda inoltre che la percezione del dolore varia da persona a persona e che, nel corso del trattamento, il medico ha la possibilità di modificare l’intensità delle onde nel caso in cui il paziente non riesca a sopportare il fastidio prodotto da esse.

Controindicazioni e rischi

La terapia con onde d’urto focali è una terapia sicura e priva di gravi controindicazioni.

Come specificato in precedenza, nel corso del trattamento il paziente potrebbe provare un lieve dolore, ma la percezione di esso è soggettiva e varia largamente da individuo a individuo.

Inoltre, non è raro che alcuni pazienti, nei giorni immediatamente successivi al trattamento, lamentino un aumento del dolore nella zona trattata e notino la comparsa di arrossamento e piccoli ematomi.

Queste manifestazioni rappresentano dei tipici effetti collaterali della terapia con onde d’urto. Essi sono in genere ben tollerati dal paziente e svaniscono entro un paio di giorni.

Dove trovare un centro specializzato nelle onde d’urto focali a Roma e perché sceglierlo

Studio Fisiomedical è un centro dotato di medici ortopedici specializzati che collaborano insieme a dei fisioterapisti professionisti.

Se hai bisogno di un trattamento con onde d’urto focali, nel nostro studio puoi trovare attrezzature all’avanguardia come è l’Onda d’Urto Focale BTL-6000, oltre che un’equipe di medici altamente competenti nell’utilizzo delle onde d’urto.

Da Studio Fisiomedical ci impegniamo per offrire ogni giorno ai nostri pazienti i migliori trattamenti: se hai bisogno di una visita medica o di un trattamento specialistico, nel nostro centro sarai seguito dal momento della diagnosi fino alla fase riabilitativa.

Il nostro centro è una struttura innovativa dotata anche di palestra per lezioni di ginnastica posturale e apparecchiature all’avanguardia.

Puoi trovarci in zona Flaminio, in via Andrea Sacchi 35.

Per ulteriori informazioni o per prendere un appuntamento con uno dei nostri specialisti puoi chiamare il numero 06 32651337.


N.b. alcuni trattamenti, patologie e infortuni citati nel presente articolo sono descritti a scopo divulgativo.
Per conoscere quali terapie e controlli è possibile effettuare nel nostro centro, vi invitiamo a consultare le prestazioni indicate nella voce di menù presente nel nostro sito web.

Infiammazione nervo sciatico

Come riconoscere il dolore al nervo sciatico

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Tipicamente, l’infiammazione del nervo sciatico si manifesta con un dolore che parte dalla zona lombare per irradiarsi poi alla regione del gluteo e lungo tutto l’arto inferiore.

Questo tipo di dolore solitamente coinvolge solo uno degli arti inferiori e può arrivare a interessare anche il piede.

Il nervo sciatico, infatti, si estende proprio dalla parte bassa della schiena lungo tutto l’arto inferiore: la sintomatologia dolorosa, dunque, si concentrerà in questa zona.

L’infiammazione del nervo sciatico è detta “sciatalgia” o più comunemente “sciatica”. Il dolore tipico di questa condizione può essere accompagnato da:

  • Parestesie (sensazione di formicolio);
  • Percezione di scosse elettriche o bruciore;
  • Sensazione di debolezza dei muscoli delle gambe;
  • Perdita di sensibilità nelle gambe;
  • Forte limitazione della propria capacità di movimento.

La sciatalgia puo’ manifestarsi  spesso con un dolore lancinante e invalidante per il paziente. Chi ne soffre è spesso costretto a rinunciare a molte delle sue attività quotidiane e a limitare movimento e deambulazione.

L’infiammazione del nervo sciatico, che è la causa di questi dolori così intensi, può essere provocata da numerosi fattori. Tra quelli più frequenti, troviamo:

  • Ernia del disco: è la causa più frequente della sciatalgia, che si genera quando il materiale fuoriuscito dal disco va a comprimere ed irritare il nervo sciatico;
  • Discopatia degenerativa: consiste in una progressiva degenerazione dei dischi intervertebrali;
  • Sindrome del piriforme: il muscolo piriforme, che si trova a livello dei glutei, va a comprimere il nervo sciatico provocandone l’infiammazione.
  • Patologie degenerative ossee o meccaniche (artrosi vertebrale o spondiloartrosi, sponilolistesi etc)

Comprendere la causa dell’infiammazione del nervo sciatico è fondamentale per il suo trattamento. Per questo motivo, quando si prova un dolore così intenso nella zona in cui decorre tale nervo, è importante riferirsi ad un medico esperto che sappia individuare prontamente la causa dell’infiammazione.

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Cosa fare per trattare il dolore al nervo sciatico

Per trattare il dolore al nervo sciatico è innanzitutto fondamentale rivolgersi a uno specialista che sia in grado di effettuare una diagnosi corretta.

Al fine di definire il miglior trattamento personalizzato per il paziente, è necessario comprendere precisamente quali siano le cause della sciatalgia. Il trattamento varia, infatti, a seconda della causa scatenante.

Ad esempio, quando la causa del dolore al nervo sciatico è legato ad una ernia del disco, il trattamento potrebbe essere anche quello chirurgico, soprattutto quando la sofferenza del nervo abbia determinato una perdita della forza o dei riflessi.

Esistono, inoltre, diversi fattori di rischio che predispongono allo sviluppo della sciatalgia. Uno di questi è la postura errata. Qualora l’infiammazione del nervo sciatico sia lieve e dovuta ad uno squilibrio posturale, è sufficiente rimanere a riposo per favorire la riduzione del dolore. Tuttavia, sarà necessario in seguito correggere la postura per evitare riacutizzazioni dei sintomi.

In generale, dunque, esistono tre tipi di trattamenti che vengono indicati per il dolore al nervo sciatico:

  • Somministrazione di farmaci nella fase acuta del dolore;
  • Fisioterapia e ginnastica posturale per migliorare lo stato infiammatorio e la mobilità vertebrale
  • La chirurgia, nel caso in cui il dolore sia dovuto a ernia del disco o altre patologie della colonna vertebrale ma soprattutto quando le terapie (farmacologica o riabilitativa) si siano rilevate inefficaci.

Trattamento farmacologico

I farmaci che vengono prescritti per il trattamento del dolore al nervo sciatico appartengono principalmente a due categorie:

  • Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS);
  • Farmaci corticosteroidi.

Entrambe queste categorie di farmaci svolgono un’azione antinfiammatoria che aiuta a ridurre il dolore al nervo sciatico.

La terapia farmacologica viene impiegata soprattutto nella fase acuta del dolore. Essa deve essere sempre prescritta da un medico professionista e deve essere portata avanti in maniera integrata con altre terapie (ad esempio la fisioterapia).

sciatalgia

Esercizi e fisioterapia

Durante la fase acuta della sciatalgia, il paziente prova spesso un dolore lancinante e che gli rende difficile praticare molti movimenti.

Per questo motivo, durante il periodo di dolore acuto, il fisioterapista può agire utilizzando  terapie manuali volte a ridurre la sintomatologia dolorosa e ad aiutare il paziente a recuperare la sua capacità di movimento.

Queste terapie devono essere sempre svolte da un fisioterapista professionista ed effettuate sempre nel rispetto del dolore del paziente.

Il dolore tipico della sciatalgia può inoltre essere trattato anche attraverso terapie strumentali quali la tecarterapia o la laserterapia. Entrambe, infatti, permettono di ottenere un effetto antidolorifico e antinfiammatorio.

Una volta che passa la fase di dolore acuto, il fisioterapista può consigliare al paziente specifici esercizi per la sciatalgia. Inoltre, può consigliare di prendere parte a dei corsi di ginnastica posturale, al fine di rieducare il paziente a una corretta postura e di evitare recidive.

Gli esercizi sono funzionali soprattutto allo stretching,  all’allungamento, e alla mobilizzazione  della colonna vertebrale.

Di seguito vengono indicati alcuni degli esercizi che vengono prescritti più frequentemente. Si raccomanda di non eseguire alcun esercizio senza la supervisione o l’approvazione di un fisioterapista esperto. Solo questa figura, infatti, potrà indicare al paziente come svolgere correttamente l’esercizio, evitando così un peggioramento dei sintomi.

Allungare la colonna vertebrale

Per eseguire questo esercizio, occorre posizionarsi in ginocchio toccando i talloni con i glutei.

In seguito, si pongono le mani a terra e ci si allunga lentamente mantenendo il contatto tra talloni e glutei.

Si mantiene questa posizione per alcuni secondi, facendo respiri lenti e profondi e ritornando poi gradualmente nella posizione originale.

Portare il ginocchio al petto

In questo esercizio il paziente si pone in posizione supina, possibilmente con un lieve rialzo dietro al collo. Le ginocchia sono sollevate e i piedi poggiati a terra.

Da questa posizione, si porta una mano al ginocchio e si cerca di portare lentamente il ginocchio verso il proprio petto. Si mantiene la posizione per alcuni secondi e si ritorna poi gradualmente alla posizione originale.

Questo esercizio può essere eseguito portando anche entrambe le ginocchia contemporaneamente al petto. Tuttavia, anche se la flessione verso il petto non sarà completa, è importante fermarsi immediatamente se si prova dolore eccessivo.

Rinforzare i muscoli con il plank

L’esercizio del plank viene utilizzato per rinforzare i muscoli, soprattutto gli addominali. Inoltre, se ben eseguito, permette di ridurre il dolore alla schiena.

Per eseguire il plank è necessario stendersi con il volto verso il pavimento, poggiando il proprio peso sui gomiti e sorreggendosi allo stesso tempo sulle punte dei piedi. Una volta assunta questa posizione, la schiena dovrebbe rimanere dritta e parallela rispetto al pavimento.

Assumere questa posizione può essere molto faticoso. Per questo, si consiglia di non rimanere nella posizione tipica del plank per più di quanto si riesce a sopportare. I tempi di permanenza in questa posizione possono essere allungati gradualmente, senza provare dolore eccessivo.

Alimentazione

Non esistono evidenze scientifiche della relazione tra sciatalgia e alimentazione. Tuttavia, tra i fattori di rischio per lo sviluppo della sciatalgia vi sono sovrappeso e obesità.

Per questo motivo, è bene mantenere sempre uno stile di vita sano e un’alimentazione equilibrata, tenendo il peso sotto controllo per evitare lo sviluppo del dolore al nervo sciatico.

Altri consigli pratici

Nella fase della sciatalgia in cui si manifesta il dolore acuto, è bene mantenersi a riposo per evitare un peggioramento dei sintomi. Sarebbe anche opportuno evitare posizione sedute prolungate, perche potrebbero aumentare lo stress sul disco vertebrale

Come prevenire il dolore al nervo sciatico

Per prevenire il dolore al nervo sciatico è importante essere consapevoli dei vari fattori di rischio che possono contribuire a provocare la sciatalgia.

Alcuni di questi non sono controllabili, come ad esempio l’età. L’infiammazione del nervo sciatico è infatti più frequente dopo i 40 anni.

Altri fattori di rischio, invece, possono essere controllati adeguatamente. Tra questi, vi sono:

  • Sedentarietà;
  • Sovrappeso e obesità;
  • Postura scorretta.

Tenendo conto di tali fattori di rischio, è possibile affermare che per prevenire il dolore al nervo sciatico è necessario:

  • Mantenere uno stile di vita attivo;
  • Svolgere la giusta quantità e frequenza di attività fisica;
  • Seguire una dieta sana;
  • Fare attenzione alla postura che si mantiene a lavoro o durante le proprie attività quotidiane.

Inoltre, se il dolore al nervo sciatico è provocato da una cattiva postura, i corsi di ginnastica posturale possono aiutare a bloccare il problema sul nascere riassestando prontamente il corretto equilibrio posturale.

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Dove trovare un centro d’eccellenza a Roma nel trattamento del dolore al nervo sciatico

Studio Fisiomedical è un centro dotato di una grande equipe di medici ortopedici specializzati che collaborano insieme a dei fisioterapisti professionisti.

Da Studio Fisiomedical ci impegniamo per offrire ogni giorno ai nostri pazienti i migliori trattamenti: se hai bisogno di una visita medica o di un trattamento specialistico, nel nostro centro sarai seguito dal momento della diagnosi fino alla fase riabilitativa.

Il nostro centro è una struttura innovativa dotata anche di palestra per lezioni di ginnastica posturale e apparecchiature all’avanguardia.

Puoi trovarci in zona Flaminio, in via Andrea Sacchi 35.

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N.b. alcuni trattamenti, patologie e infortuni citati nel presente articolo sono descritti a scopo divulgativo.
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