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TizianaCherubini

caviglie gonfie

Caviglie Gonfie: definizione

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Le caviglie gonfie sono un disturbo molto diffuso, soprattutto tra persone anziane o in sovrappeso, tra chi soffre di problemi alle vene o donne in dolce attesa, o ancora tra le persone che stanno in piedi o in posizione seduta per troppo tempo.

Alla base del gonfiore di questa zona del corpo c’è un accumulo di liquidi, dovuto al fatto che il sistema linfatico non li drena adeguatamente.

Il gonfiore alle caviglie può essere di due tipi:

  • bilaterale, ovvero che riguarda entrambe le caviglie;
  • monolaterale, riguarda cioè solo la caviglia destra o sinistra.

Sintomi

Il sintomo del gonfiore alle caviglie è un edema, un gonfiore appunto, localizzato nella zona della caviglia, ma che può estendersi anche al piede, ai polpacci e alle cosce.

Se, assieme a questo sintomo, se ne manifestano altri, come rossore o calore della zona, vomito, mal di testa o febbre, è necessario rivolgersi immediatamente a un medico.

caviglie gonfie sintomi e cause

Cause

Le cause del gonfiore delle caviglie sono molteplici e di varia natura.

La causa principale è l’accumulo di liquidi che il sistema linfatico non riesce a drenare; pertanto le caviglie gonfie possono presentarsi nelle donne incinte, a causa degli squilibri ormonali dovuti alla condizione, o nella settimana precedente alle mestruazioni, periodo in cui il corpo femminile è particolarmente predisposto alla ritenzione idrica.

Anche l’estate, soprattutto se particolarmente calda, può contribuire all’emergere di questo disturbo, o ad accentuarlo, a causa della dilatazione dei vasi.

Un’ ulteriore causa è la posizione tenuta durante il giorno: stare in piedi, o seduti, per troppo tempo aumenta la pressione venosa che risulta massima a livello delle caviglie.

Tuttavia, nel caso in cui il gonfiore riguarda una sola caviglia, è possibile che il problema sia legato a un evento traumatico o a malattie delle articolazioni o della circolazione sanguigna.

Inoltre, tra le patologie che si possono associare alle caviglie gonfie ci sono:

Diagnosi

Una diagnosi corretta delle caviglie gonfie è fondamentale per andare a lavorare sulle cause che le hanno provocate.

Solitamente è necessaria una visita dal proprio medico di base per la diagnosi.

In particolar modo, ci si deve rivolgere ad esso se si soffre di malattie cardiovascolari, renali o epatiche e si inizia ad accusare il gonfiore alle caviglie.

È bene rivolgersi ad esso anche nel caso in cui il disturbo duri nel tempo o se associato ad arrossamenti (o calore) della zona o febbre; in questo caso sarà lo specialista a prescrivere test specifici.

Una diagnosi corretta nelle donne incinte, invece, è fondamentale per preservare la salute del feto; in questo caso, se il disturbo si accentua improvvisamente e se è collegato a nausea, vomito, minzione ridotta e problemi visivi è necessario rivolgersi subito al dottore.

Cura e trattamento

Per curare le caviglie gonfie esistono molti rimedi e strategie di ogni genere, che vanno dal movimento a soluzioni dietetiche.

Il primo consiglio è quello di fare attività fisica; molto spesso è sufficiente anche solo sollevare i talloni al fine di attivare la circolazione o fare una passeggiata nonostante la pratica di uno sport, come il nuovo, la corsa o la bicicletta sia sicuramente più efficace.

Un altro modo per aiutare il sistema linfatico a drenare i liquidi è di stendersi con le gambe sollevate su un rialzo prima di andare a dormire, meglio se associato a un automassaggio e all’applicazione di creme o gel specifici che evitano il ristagno dei liquidi.

Poiché l’obesità è un fattore che incide nella manifestazione di questo disturbo, per curarlo è consigliabile raggiungere e mantenere il proprio peso forma.

Anche limitare l’apporto di sale nei cibi può aiutare a ridurre il gonfiore; se il problema è un ristagno dei liquidi, questo viene agevolato dal sale. Una volta ridotto l’uso in cucina non si avrà più la tendenza a trattenere i liquidi.

In alcuni casi viene consigliato l’utilizzo di calze elastiche a compressione graduata, ad hoc per combattere le caviglie gonfie. Al contrario si devono evitare abiti troppo stretti che riducono la circolazione.

Se invece il gonfiore è associato a un trauma, possono essere utili degli impacchi di ghiaccio per ridurre l’ematoma e far diminuire il gonfiore, il tutto associato ad una buona fasciatura. Qui il riposo è fondamentale.

Nel caso in cui il gonfiore non scompare anche dopo aver eseguito tutto il possibile per combattere la ritenzione idrica, è necessario rivolgersi subito a un medico che, a seguito di una diagnosi, stabilirà la terapia più adatta.

caviglie gonfie cura e trattamento

Prevenzione

Prevenire il gonfiore alle caviglie è possibile seguendo dei piccoli accorgimenti.

Innanzi tutto, è bene combattere la sedentarietà con del movimento quotidiano, sia attraverso la pratica di uno sport, sia con camminate, ma anche con il minor utilizzo dei mezzi per spostarsi preferendo, quando possibile, muoversi a piedi.

Di fondamentale importanza è l’utilizzo di calzature idonee e di ottima qualità sia durante la vita quotidiana che per praticare sport.

Anche l’alimentazione è un valido alleato per contrastare la formazione del gonfiore alle caviglie in diversi modi:

  • ridurre l’uso del sale, che favorisce il ristagno dei liquidi;
  • evitare di mangiare cibo spazzatura, che influisce notevolmente sull’aumento del peso;
  • seguire una dieta per mantenere un peso forma ideale, in questo modo il peso corporeo non graverà sulle caviglie.

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Tallonite

Tallonite: cos’è e quanto è diffusa

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La tallonite è il termine comune con il quel si indica la Talalgia Plantare, o Tallodinia, una patologia infiammatoria che interessa la parte posteriore del piede, ovvero il calcagno.

Il problema si presenta con un dolore di tipo acuto nella zona interessata e può insorgere per diversi motivi come lo stare in piedi troppo a lungo.

Tuttavia, la tallonite si presenta anche tra gli sportivi; colpisce in particolare coloro che praticano attività in cui è prevista una maggiore sollecitazione alla zona calcaneare come la corsa, il calcio, la pallavolo, la marcia e il basket.

Sintomi

Il sintomo della tallonite è il dolore acuto e trafittivo tipico dell’infiammazione, alcune volte anche molto intenso, che colpisce la parte del retropiede inferiore.

Solitamente il dolore è più accentuato:

  • al mattino, o appena svegliati, o comunque ogni volta che ci si mette in piedi dopo essere stati seduti o sdraiati per lungo tempo;
  • alla fine della giornata, per via degli sforzi a cui è sottoposto il piede nello stare in piedi o nel camminare durante tutto il giorno.

Il dolore, inoltre, è di maggiore intensità se assieme alla tallonite si manifesta anche la spina calcaneare.

Tallonite causa

Cause

Le cause di una tallonite sono molteplici e di vari generi.

Tra queste abbiamo lo stare in piedi troppe ore oppure l’utilizzo di scarpe inadeguate, come calzature troppo strette o con tacchi troppo alti.

Anche il modo in cui si posizionano i piedi durante una camminata, se errato, può dare origine a questa condizione dolorosa, soprattutto se c’è un malfunzionamento del piede in flessione verso l’esterno e l’interno o a seguito di problemi del piede, come il piede cavo.

Lo stesso effetto lo possono avere una postura scorretta, obesità e sovrappeso, che potrebbero far gravare il peso del corpo più su un piede piuttosto che sull’altro.

Una categoria particolarmente colpita dalla tallonite è quella degli sportivi, in particolar modo coloro che praticano attività sportiva nella quale si tende a sollecitare in maniera energica il tallone e il calcagno, soprattutto se le scarpe utilizzate non sono adatte o di buona qualità.

In questo caso l’infiammazione, chiamata tendinopatia inserzionale, colpisce principalmente gli sportivi che praticano una delle seguenti discipline:

La tallonite si presenta, inoltre, a seguito di un trauma ripetuto, come una frattura da stress, o un trauma improvviso.

Altra causa di questo fastidio può essere una patologia ossea, come spina calcaneare e artrosi; infine, la tallonite si può manifestare anche per via di malattie reumatiche, come la spondilite anchilosante, l’artrite reumatoide, la condrocalcinosi, la psoriasi e altre, o malattie metaboliche, come la gotta.

Diagnosi

A causa della quantità e della varietà delle cause che possono provocare la tallonite, risulta di fondamentale importanza una diagnosi corretta e precoce, in modo da poter agire sul problema in maniera mirata ed in tempi ristretti, ed evitare così complicazioni o peggioramenti.

Per la diagnosi è necessaria una visita specialistica, durante la quale vengono svolti diversi esami, come quello radiografico e posturale, e test, come la risonanza magnetica e l’ecografia.

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Cura e trattamento

Solitamente la tallonite guarisce nel giro di 1-3 settimane, a seconda del tipo e dell’entità del problema; più la forma è cronica, più viene richiesto un tempo più lungo di guarigione.

Tuttavia, rimane di fondamentale importanza un intervento tempestivo.

Per prima cosa è necessario sospendere l’attività motoria fin dai primi sintomi di dolore e limitare al massimo il carico sul piede dolente aiutandosi con oggetti ad hoc, come le stampelle, per non rischiare di causare problemi anche ad altre strutture corporee quali bacino e ginocchia: è necessario un riposo funzionale di almeno 15 giorni.

Se necessario, in caso di forte dolore, è possibile assumere farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o antidolorifici; in alternativa, per gli amanti della medicina naturale, si può applicare qualche goccia di olio essenziale, dal potere antinfiammatorio, sulla zona interessata insieme all’assunzione di integratori quali omega 3 ed estratti di ribes nero.

Durante la fase acuta del trauma è consigliato, inoltre, applicare del ghiaccio sulla zona dolente, per combattere l’infiammazione.

In alcuni casi possono essere utili delle sedute di terapie fisiche, da abbinare ad esercizi propriocettivi e di sensibilizzazione plantare, come:

Infine, è bene eseguire sempre esercizi di stretching della fascia plantare, del polpaccio e del tendine di achille.

La chirurgia, invece, è riservata solo a casi particolarmente seri che non possono essere curati con la sola terapia conservativa.

Consigli utili: cosa fare e cosa non fare

Quando ci troviamo in presenza di una tallonite cosa dobbiamo fare e cosa non dobbiamo fare?

Innanzi tutti, al manifestarsi dei primi fastidi al tallone è necessario:

  • applicare del ghiaccio;
  • interrompere le attività sportive;
  • sostituire le calzature o in alternativa, se sono scarpe da ginnastica, inserire le solette antishock;
  • applicare sulla zona interessata una crema all’arnica o all’aloe vera.

Inoltre, è consigliato evitare i rimedi fai-da-te come l’assunzione di farmaci non prescritti dal medico, e continuare a camminare e svolgere pratica sportiva con l’assunzione di antidolorifici per non sentire più il dolore: questo porterà inevitabilmente a un peggioramento della situazione.

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mal di schiena

Mal di Schiena: cos’è e quanto è diffuso

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Il mal di schiena è un dolore, acuto o lancinante, che si avverte nella zona posteriore del corpo umano causato nella maggior parte dei casi da un irrigidimento dei muscoli della zona e che genera riduzione della flessibilità della schiena e dei movimenti.

Questo, è un disturbo molto comune; basti pensare che viene chiamato anche “malattia del secolo” perché, secondo l’OMS, sarebbe la prima causa di disabilità al mondo, mentre altri studi rivelano che non meno dell’80% della popolazione soffrirà di mal di schiena ad un certo punto della sua vita.

Il mal di schiena può presentarsi per diversi motivi e in varie parti della stessa.

Sintomi

Il sintomo principale del mal di schiena è un dolore localizzato che si può presentare:

  • al basso dorso, lombalgia, ovvero quando il dolore è localizzato tra l’arcata costale e i limiti dei glutei;
  • a livello dorsale, dorsalgia, che colpisce la parte centrale della schiena fino alla base del collo, passando lungo le arcate costali e arrivando allo sterno, provocando anche difficoltà respiratoria;
  • alla zona cervicale, cervicalgia, che spesso si diffonde anche verso braccia e spalle, verso la testa, provocando anche il dolore a quest’ultima, e può portare a torcicollo.

I sintomi di un mal di schiena devono essere trattati immediatamente per non rischiare complicazioni. Tali sintomi sono spesso legati a problemi del disco (protrusioni o  ernia del disco), i,ad  alterazioni delle curve sagittali come la perdita o l’accentuazione delle stesse,ad  artrosi lombare, a stenosi, spondilolistesi,  osteoporosi e altro.

Cause

Le cause del mal di schiena sono molteplici e alcune volte sono unite tra loro.

Tra le cause più comuni ci sono:

  • postura scorretta;
  • eccessiva tensione dei muscoli, dovuta da stress;
  • movimento scorretto o sforzo eccessivo (“colpo della strega”);
  • strappi muscolari;
  • sovrappeso;
  • sedentarietà.

Ci sono poi altre cause che provocano questo fastidio come:

  • freddo e umidità;
  • età e problemi reumatologici;
  • osteoporosi;
  • gravidanza, ciclo mestruale e menopausa, che generano solitamente dorsalgia;
  • problemi cardiovascolari;
  • problemi polmonari, soprattutto in caso di dorsalgia;
  • ernia del disco, che genera il mal di schiena lombare e potrebbe portare anche a sciatica;
  • spondiloartrosi.

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Diagnosi

La diagnosi del mal di schiena è semplice e clinica.

È sufficiente, infatti, una semplice visita obiettiva dal medico di base il quale, dopo un’accurata anamnesi, può comprendere se ci troviamo di fronte a una lesione o un trauma, quando il dolore è localizzato, o se il dolore ha origine da un tessuto più profondo, quando il fastidio si irradia anche in altre parti del corpo limitrofe.

Inoltre, in base all’esito della visita, il medico può richiedere degli esami strumentali a supporto come una radiografia, una risonanza magnetica o una tomografia computerizzata, per escludere delle patologie o per confermare le cause.

Sarà il medico a indicare un percorso terapeutico idoneo in base alla gravità del disturbo ed alle singole necessità di ogni paziente.

Cura e trattamento

Nella maggior parte dei casi il mal di schiena scompare senza seguire particolari trattamenti, oppure con la semplice assunzione di farmaci antidolorifici, a volte affiancati a una terapia di antinfiammatori.

Il medico, inoltre, potrebbe anche consigliare dei farmaci miorilassanti che hanno lo scopo di far rilassare e ammorbidire i muscoli, poiché il loro irrigidimento è la causa del dolore.

Tuttavia, ci sono delle terapie fisiche che possono aiutare nella guarigione, anticipandola, o si possono sostituire alle cure farmacologiche in caso di dolori lievi, come:

L’applicazione di arnica, un estratto oleoso, sulla zona colpita, inoltre, può aiutare nella guarigione di traumi, contusioni, strappi e stiramenti muscolari.

Infine, ma solo in rari casi, ovvero quando il dolore è associato alla compressione di un nervo, è necessario ricorrere alla chirurgia.

Per prevenire recidive, poi, è consigliato seguire un corso di ginnastica posturale, ma anche yoga, che , oltre a migliorare la postura, aiuta il rinforzo dei muscoli dorsali e addominali rendendoli così più resistenti ad eventuali sforzi. Alla fine di ogni seduta è bene praticare del buon stretching.

Consigli utili: cosa fare e cosa non fare

In presenza di mal di schiena, o per evitare che questo si manifesti, cosa si deve fare e non fare?

La prima cosa è quella di evitare di rimanere inattivi troppo a lungo; l’attività fisica, anche moderata, aiuta a  migliorare l’elasticità delle  fasce, il tono muscolare, nonché  la vascolarizzazione.

Al contrario di quello che si potrebbe pensare, in presenza di mal di schiena, è consigliato non giacere troppo nel letto, o comunque in una posizione sdraiata poiché si incorre in un peggioramento delle tensioni muscolari; oltretutto eseguire una normale attività fisica aiuta a guarire prima ed a prevenire recidive.

Essendo la postura scorretta una delle cause principali del mal di schiena, è necessario mantenere una buona posizione, sia in piedi, che seduti sulla scrivania o sulla sedia in ufficio o a scuola, sia in auto mentre si guida; in questo modo il peso del corpo sarà distribuito in maniera uniforme e si eviterà lo stiramento dei muscoli.

Per mantenere la testa in posizione comoda, anche mentre si legge o lavora, si dovrebbe utilizzare un leggio per appoggiare il libro e inclinare il monitor del computer in maniera tale che il collo rimanga perfettamente eretto; inoltre, è bene interrompere l’attività ad intervalli regolari ed allungare braccia, spalle e schiena per sciogliere la tensione ed allungare i muscoli, o fare del movimento, come una camminata.

Se si sta in piedi la posizione ideale è quella con la testa alta e lo sguardo rivolto in avanti in modo da distribuire il peso della testa su tutta la colonna; le spalle devono essere mantenute dritte e il bacino leggermente spinto in avanti per attivare il lavoro dei muscoli lombari.

Dopo essere stati in piedi per molto tempo, se si inizia ad avvertire un po’ do fastidio alla schiena, è consigliato accucciarsi ed accoccolarsi sulle gambe in modo da distendere i muscoli della zona lombare e scaricare così il peso del corpo.

Quando si manifesta il “colpo della strega”, invece, è bene rimanere piegati e raggiungere, in questa posizione, un posto in cui potersi sdraiare; una volta qui si deve tentare di raddrizzare la schiena con movimenti lenti e cauti.

Infine, è importante correggere il movimento durante il sollevamento di un oggetto, a prescindere dal suo peso; solitamente, per raccogliere un oggetto si tende a flettere la schiena in avanti. In realtà si devono flettere le ginocchia, raccogliere l’oggetto, alzarsi utilizzando i muscoli delle gambe, il tutto tenendo le braccia il più vicino possibile al corpo e la schiena dritta.

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FisiomediCal vanta una equipe di professionisti e specialisti del mal di schiena che ti seguirà per tutto il percorso di guarigione, dandoti dei consigli per evitare recidive ed aumentare il livello di benessere fisico quotidiano.

Lo studio FisiomediCal si trova in Via Andrea Sacchi 35, a Roma Nord, in zona Flaminio. Per un consulto o per prendere appuntamento vieni a trovarci, oppure chiama il Numero Verde 800.096690 .

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Vertigini

Vertigini: cosa sono

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Le vertigini sono una sensazione di disorientamento nello spazio che si manifesta con l’impressione di un movimento rotatorio, oscillatorio o di sbandamento; infatti il nome “vertigini” deriva dal latino “verto”, che significa girare o ruotare su sé stessi.

Questo movimento può provenire:

  • dal soggetto, che si sente ruotare nonostante sia fermo;
  • dall’ambiente esterno, quindi il soggetto si percepisce fermo e tutto il mondo attorno gira.

Una vertigine può comparire improvvisamente o in maniera graduale e la sua durata oscilla dalle poche ore a giorni interi, a seconda della gravità, e in alcuni casi peggiora con il movimento della testa, con un colpo di tosse o altro.

La vertigine, tuttavia, non è una malattia, ma il sintomo di una patologia che coinvolge il sistema di controllo dell’equilibrio, creando così una percezione di instabilità.

Sintomi

La vertigine, come già affermato, si presenta con una sensazione di instabilità dovuta al proprio corpo che sembra muoversi o l’ambiente circostante.

Questo disturbo si presenta spesso associata a insufficienza circolatoria, fenomeni metabolici, traumi, stress o tossicosi alcoolica.

Non è raro, inoltre, l’insorgenza di altri sintomi quali nausea e vomito, perdita di equilibrio, nistagmo, tinnito, sudorazione, fiato corto, sdoppiamento della vista, aumento della frequenza cardiaca o perdita dell’udito.

Tuttavia, una vertigine non si presenta MAI con sensazione improvvisa di debolezza o con perdita di coscienza.

Cause

Le cause delle vertigini sono molteplici.

Esistono sostanzialmente due tipi di vertigine:

  • la vertigine centrale;
  • la vertigine periferica.

La vertigine centrale deriva da un problema che ha sede nell’encefalo (cervelletto o tronco encefalico) e deriva dall’incapacità del cervello di gestire gli input dell’equilibrio, ovvero l’interazione di più sistemi quali occhio, orecchio, e cervello, che arrivano alla periferia.

Una vertigine di questo tipo può insorgere a seguito di:

La vertigine periferica, invece, deriva da un problema dell’apparato vestibolare dell’orecchio interno, l’organo dell’equilibrio; le cause più comuni sono:

  • la cosiddetta vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB), dovuta alla formazione di cristalli di carbonato di calcio all’interno dei canali dell’apparato vestibolare; con il movimento di questi cristalli, il funzionamento degli organi dell’equilibrio verrebbe pregiudicato;
  • la labirintite, infiammazione dei canali che costituiscono l’apparato vestibolare dell’orecchio interno;
  • la neuronite vestibolare, l’infiammazione dei nervi che collegano il labirinto all’encefalo e permettono la regolazione precisa dell’equilibrio;
  • la sindrome di Ménière;
  • l’assunzione di alcuni medicinali.

Anche i difetti della muscolatura oculare possono causare instabilità.

Alcune ulteriori patologie che si possono associare alle vertigini sono:

  • anemia;
  • arterosclerosi;
  • attacco di panico;
  • ebola;
  • ipertensione;
  • intossicazione da monossido di carbonio;
  • morbo di Paget;
  • otite;
  • sifilide.

Diagnosi

Per poter trattare correttamente una vertigine è di fondamentale importanza eseguire una corretta diagnosi e identificare la causa scatenante.

Poiché le vertigini sono un sintomo e non una patologia, la diagnosi si compone di numerosi test che hanno lo scopo di escludere alcune patologie piuttosto che altre.

Innanzi tutto, è bene rivolgersi subito al proprio medico di base in caso di un mal di testa inconsueto o subito dopo l’insorgenza di uno dei sintomi, anche lievi, delle vertigini, o ancora in caso di età avanzata, elevato rischio cardiovascolare o ictus pregresso.

Il medico, dopo un’attenta analisi della storia clinica del paziente, esame obiettivo, prescrive degli esami e visite più approfonditi grazie ai quali è possibile risalire alle cause delle vertigini. Questi sono:

  • test audiometrici;
  • otomicroscopia;
  • esame otovestibolare;
  • videonistagmografia e elettronistagmografia;
  • prove termiche per l’orecchio;
  • esame posturografico;
  • TAC o risonanza magnetica nucleare;
  • visita neurologica;
  • visita oculistica;
  • visita internistica.

Cura e trattamento

La cura e il trattamento delle vertigini dipendono fortemente dalle cause scatenanti, per questo motivo la diagnosi deve essere accurata.

La cura delle vertigini, in generale, può seguire diverse strade:

  • la terapia medica per ridurre i sintomi;
  • la terapia medica applicata alle patologie correlate;
  • la riabilitazione vestibolare;
  • la terapia chirurgica, in casi particolari.

Infine, risulta utile una terapia riabilitativa per recuperare l’equilibrio.

Nello specifico, una vertigine centrale derivante da emicrania, sostanzialmente, si cura con la somministrazione di farmaci per alleviare e/o prevenire il mal di testa, mente nel caso in cui le cause siano altre patologie come sclerosi multiple o tumori al cervello, si risolve il problema del disorientamento andando a lavorare sulle cause specifiche del problema.

La vertigine generata dalla labirintite virale, e generalmente qualsiasi tipo di problematica legata a un’infezione di tipo virale, al contrario, tende a guarire in maniera spontanea solo stando a riposo.

Ancora, nella vertigine parossistica posizionale benigna, poiché la causa delle vertigini è il movimento dei cristalli nei canali semicircolari dell’apparato vestibolare, la situazione di disagio tende a guarire spontaneamente nel giro di diverse settimane o mesi, durante i quali è necessario:

  • muovere la testa il meno possibile o comunque con movimenti non bruschi;
  • eseguire con la testa delle manovre apposite, come quella di Epley o gli esercizi di Brandt-Doff.

In ogni caso si devono evitare terapie fai-da-te e ci si deve sempre rivolgere a uno specialista, sia per colpire il problema alla radice, sia per ridurre i tempi di recupero, sia per evitare recidive.

Consigli utili: cosa fare e cosa non fare

In caso di vertigini, cosa si deve e non si deve fare?

Innanzi tutto, è bene evitare il più possibile situazioni di stress o che generano ansia sia per evitare che la vertigine peggiori, sia per prevenire la comparsa della stessa.

Nel momento in cui si manifestano i sintomi, è necessario sdraiarsi, possibilmente in una stanza tranquilla e poco illuminata al fine di attenuare la sensazione dell’ambiente, o di noi stessi, che rotea.

Se si soffre spesso di questa sgradevole sensazione, è consigliato utilizzare il corrimano quando si utilizzano le scale, per non perdere l’equilibrio durante il loro uso, così come rimuovere dal proprio appartamento degli oggetti che potrebbero risultare pericolosi in caso di caduta, come gli sgabelli.

Anche dotare di maniglie la vasca da bagno o la doccia è utile per evitare brusche cadute in caso di perdita dell’equilibrio.

Una ulteriore best practise è quella di illuminare gli ambienti nei quali ci si muove, soprattutto di notte.

Risulta, inoltre, utile svolgere della regolare attività fisica (ove possibile e quando non peggiora la situazione) al fine di rafforzare la muscolatura e migliorare così l’equilibrio del corpo.

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Cervicale

Cervicale cos’è e quanto è invalidante

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Cervicale cos’è e quanto è invalidante

“La cervicale”, come spesso viene definito il dolore al collo,  o meglio cervicalgia, è un dolore localizzato nella parte posteriore del collo all’altezza delle vertebre cervicali, le quali compongono il tratto della colonna vertebrale più vicino alla testa e che ne permettono i movimenti.

Alcune volte il dolore può espandersi e colpire spalle e braccia (da cui il termine cervicobrachialgia), rendendo quindi difficoltoso il movimento.

Sintomi

Il sintomo principale di una cervicalgia è il dolore al collo, più precisamente all’altezza delle vertebre cervicali ma può interessare anche zone più distanti.

I muscoli risultano contratti, dolenti e impediscono, o rendono dolorosi, i movimenti di torsione, estensione e flessione della testa.

Il dolore, alcune volte si può irradiare in due direzioni:

  • verso il basso, colpendo le spalle e le braccia, rendendo difficoltoso anche il movimento di queste ultime;
  • verso l’alto, salendo a livello della nuca fino ad arrivare alla zona della fronte e all’area orbitale.

Oltre al dolore localizzato o irradiato, , possono manifestarsi anche dei sintomi neurovegetativi quali nausea, vertigini, giramenti di testa, offuscamento della vista, formicolii, tachicardia e ronzii nell’orecchio, specie al mattino.

Cause

Le cause della cervicalgia sono numerose e diverse tra loro. Le principali sono:

  • postura errata, soprattutto se si passano molte ore seduti davanti al computer con il busto piegato in avanti o in auto;
  • traumi, come un infortunio, un colpo di frusta o stiramenti e strappi possono provocare un irrigidimento dei muscoli cervicali, che portano quindi a cervicalgia;
  • sforzi eccessivi, sia al lavoro che in palestra, accentuati da una postura scorretta durante lo sforzo;
  • artrosi cervicale, un disturbo degenerativo che consuma la cartilagine intervertebrale avvicinando le vertebre tra loro e dando luogo a compressioni e schiacciamenti della colonna;
  • problemi dentali, specialmente malocclusione, ovvero quando c’è una mancanza di equilibrio nella bocca dovuto a uno scorretto appoggio dei denti a bocca chiusa. Solitamente, a seguito di questo problema, il dolore cervicale compare non appena si finisce di pranzare o cenare;
  • alcuni esercizi in palestra, come quelli svolti sulla panca piana o gli addominali che, se eseguiti in maniera sbagliata, possono portare a un eccessivo sforzo dei muscoli del collo. Anche focalizzarsi troppo su alcune fasce muscolari tralasciando quella della zona cervicale può portare a cervicalgia poiché questi muscoli risulterebbero più deboli degli altri;
  • colpi di freddo, che portano il corpo ad irrigidirsi e di conseguenza potrebbero provocare il classico dolore nella parte posteriore del collo;
  • posizioni errate durante il sonno, accentuate anche dall’utilizzo di un cuscino non idoneo, come potrebbe essere uno troppo duro o troppo morbido o ancora troppo alto;
  • stress e tensioni emotive, che portano il corpo ad irrigidirsi, contraendo tutti i muscoli del corpo in maniera del tutto incoscia.

Diagnosi

La diagnosi della sintomatologia cervicale è relativamente semplice; rivelando  un’alterazione della meccanica della regione cervicale o della comparsa di sintomi neurovegetativi e può essere eseguita dal medico di base, dallo specialista ortopedico o dal fisiatra

Ulteriori valutazioni diagnostiche (RMN, RX, TAC) , possono evidenziare  come esito la:

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Cura e trattamento

Il dolore cervicale, solitamente, con il passare dei giorni tende a sparire in maniera del tutto autonoma, quando deriva da una alterazione posturale. tuttavia è bene non trascurare questa condizione perché potrebbe portare a sintomi più invalidanti, come formicolii, vertigini, ronzii nelle orecchie e altri esplicitati sopra.

Per questo motivo è necessario trattare i sintomi sin dalla prima comparsa.

Inoltre, la cura e il trattamento programmati dagli specialisti di riferimento,  in base alla causa scatenante, all’entità del dolore e alla rigidità muscolare.

In molti casi bastano dei semplici farmaci antidolorifici, mentre nelle forme più severe si consigliano le iniezioni di farmaci analgesici o corticosteroidi. La fisioterapia, ha il vantaggio, di risolvere il problema intervenendo sulla causa e non sull’effetto

Risultano utili anche delle sedute di tecarterapia  per combattere il dolore direttamente nella sede interessata dal dolore, ma la  terapia d’elezione è il trattamento manuale (pompage, mobilizzazioni, osteopatia).

Nei casi di forte dolore, o in esito  traumi distrattivi del rachide cervicale (colpi di frusta) può essere utile l’utilizzo di un  collare cervicale morbido oppure l’applicazione di cerotti coadiuvanti, Infine, è necessario dedicare del tempo anche all’esecuzione di esercizi appositi; questi, oltre a migliorare la mobilita del collo e l’elasticità muscolare, aiutano ad alleviare il dolore cervicale. Gli esercizi, indicati dal fisioterapista, devono essere eseguiti inizialmente sotto il suo controllo per evitare di svolgere movimenti sbagliati e rischiare di peggiorare la situazione.

Prevenzione

Prevenire la cervicale è possibile.

Lo si può fare attraverso lo svolgimento di esercizi utili a migliorare la mobilità del tratto cervicale e delle spalle, in modo da ridurre il rischio di contratture.

Gli esercizi di cui stiamo parlando possono essere svolti tranquillamente a casa ma anche in ufficio e sono:

  • la mobilizzazione del collo, ovvero l’esecuzione di un lento movimento rotatorio di tutta la testa;
  • le inclinazioni laterali del collo,  inclinando la testa da un lato e con la mano appoggiata allo stesso lato della testa si oppone resistenza, spingendo in senso opposto;
  • la mobilizzazione della testa, spostando quest’ultima il più possibile in avanti e poi il più possibile indietro senza piegare il collo;
  • la trazione della parte posteriore del collo, mediante un telo arrotolato che, posto sulla parte posteriore del collo, tirandone le estremità davanti la testa, esercita una trazione, appunto, sulla zona cervicale.

Dove trovare un centro d’eccellenza a Roma Nord

Se soffri di cervicale e stai cercando un centro di eccellenza a Roma Nord per curare il tuo disturbo, lo studio FisiomediCal è il posto adatto a te.

Qui, un team di professionisti e specialisti sarà a tua disposizione per risolvere la tua problematica alla cervicale e consigliarti il percorso migliore da seguire.

Per una visita, per una consulenza o per intraprendere un percorso fisioterapeutico presso il nostro centro, chiama il  Numero Verde 800.096690 o vieni a trovarci in Via Andrea Sacchi n.35, in zona Flaminio vicino a Piazza Mancini.