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Donna avverte dolore al muscolo Messetere

Cos’è il Massetere

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I muscoli masticatori hanno l’importante funzione di muovere la mandibola durante la masticazione, la deglutizione e la fonazione.

Tra questi, il muscolo temporale, lo pterigoideo interno, lo pterigoideo esterno ed il Massetere sono implicati nel sollevamento della mandibola.

Il Massetere è, nello specifico, il muscolo più potente del corpo, capace di esercitare una forza di circa 100 kg utile in particolare per la masticazione e la deglutizione, affiancato dall’intervento dei muscoli del collo al fine di stabilizzare la testa e il tratto cervicale.

Proprio per questo motivo, i muscoli masticatori possono influenzare l’intera postura.

Il muscolo massetere, di forma rettangolare, è formato da un fascio di fibre superficiale che origina dallo zigomo e si incrocia con un ulteriore fascio di fibre profondo.

Grazie anche alle innervazioni provenienti dal nervo cranico trigemino (implicato nella nevralgia cervicale), il massetere, permette alla mandibola di compiere i movimenti di sollevamento e protrusione.

 

Funzioni

Considerando quanto appena accennato, la funzione principale del massetere è proprio quella di sollevare la mandibola e di permetterne l’occlusione.

È anche coinvolto nella forza di triturazione e nel digrignamento dei denti sia a livello statico (serramento), che a livello dinamico (bruxismo).

 

Possibili patologie

Il massetere, può andare incontro a differenti tipologie di alterazioni, come l’ipertrofie, la sindrome del dolore miofasciale e infiammazioni.

L’ipertrofia del massetere è caratterizzata da uno sviluppo eccessivo del muscolo in questione che ha nel paziente delle ripercussioni sia a livello funzionale che estetico.

Tale disturbo può essere causato da un ipertono cronico che nel tempo porta ad un aumento del volume.

La sindrome del dolore miofasciale è causata invece da tensione, affaticamento o spasmo dei muscoli masticatori, i quali provocano bruxismo e dolore alla mandibola alla testa ed il collo.

A causa dello stress oppure per motivi neurologici, il muscolo massetere può rimanere in contrazione continua e portare il paziente a mantenere la bocca serrata.

Nel corso del tempo, alcune zone all’interno del muscolo rimangono contratte e causano dolore e disfunzione muscolo-scheletrica, con alterazioni che si estendono fino alla zona cervicale.

Tali problematiche possono manifestarsi attraverso numerosi sintomi più o meno gravi:

  • Dolore durante la masticazione;
  • Click articolare durante l’apertura e chiusura della bocca;
  • Bruxismo (digrignare e serrare i denti);
  • Mal di testa frequenti;
  • Cervicalgia;
  • Disturbi del riposo notturno;
  • Vertigini;
  • Perdita precoce dei denti

In conclusione, patologie che coinvolgono il massetere sono quindi frequenti e molto invalidanti per il paziente, il quale dovrà rivolgersi ad un professionista per risolvere in maniera efficace e permettere una risoluzione immediata del problema da parte del paziente.

 

Fisioterapia e Massetere

 

Le problematiche relative al muscolo massetere possono essere risolte attraverso una fisioterapia temporo mandibolare.

Questo tipo di terapia serve a correggere le abitudini sbagliate ed a riallineare correttamente le articolazioni.

Spesso, il fisioterapista si confronta con ulteriori figure mediche specializzate in odontoiatria e con il maxillo facciale, per individuare la terapia più adatta per intervenire.

Considerata l’implicazione di molteplici fasci muscolari, fisioterapista agisce anche sui muscoli cervicali e su quelli respiratori.

L’obiettivo dei trattamenti manuali è quello di allentare la tensione delle articolazioni e rilassare i muscoli masticatori con tecniche dirette sia esterne che interne alla bocca.

Solo quando il dolore mandibolare sarà meno acuto, il fisioterapista potrà  procedere con manovre di “riequilibrio”muscolare.

Manovre di riequilibrio del muscolo Messetere

Perché scegliere il centro specializzato Studio FisiomediCal di Roma

Lo Studio FisiomediCal si trova a Roma Nord, in via Andrea Sacchi, 35.

Un centro d’eccellenza, che vanta numerosi professionisti del settore, specializzati in diversi ambiti della medicina.

La loro missione è la cura ed il benessere dei propri pazienti, garantita dalle competenze dell’équipe medica e dall’utilizzo delle migliori tecnologie attualmente disponibili.

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fisioterapia termporo mandibolare

Cos’è la fisioterapia temporo mandibolare

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La fisioterapia temporo mandibolare deve essere utilizzata quando insorgono fastidi all’articolazione e consiste in una serie di interventi terapeutici che hanno l’obiettivo di ristabilire il normale funzionamento dell’articolazione temporo mandibolare.

L’articolazione temporo mandibolare collega la mandibola all’osso temporale del cranio e consente di aprire e chiudere la bocca. È una struttura molto particolare e complessa perché è composta dai muscoli, dai legamenti, dalla capsula articolare e dal menisco cartilagineo.

Una delle cause più frequenti che porta alla sindrome temporo madibolare e che, quindi, richiede la fisioterapia è il bruxismo notturno, ovvero la situazione durante la quale il paziente digrigna i denti durante il sonno.

 

A cosa serve la fisioterapia temporo mandibolare

Con una serie di interventi, la fisioterapia temporo mandibolare mira ad una riabilitazione dell’articolazione. Grazie alla messa in pratica di una serie di manovre specifiche, che solamente uno specialista del settore può essere in grado di fare, la fisioterapia temporo mandibolare serve a ripristinare il normale funzionamento dei muscoli masticatori.

 

Quando serve la fisioterapia temporo mandibolare

I disturbi che possono essere legati all’articolazione temporo mandibolare sono diversi e, di conseguenza, sono diversi i casi in cui è necessario ricorrere alla fisioterapia temporo mandibolare.

 

Un individuo che necessita della fisioterapia temporo mandibolare generalmente presenta diversi sintomi, tra i quali:

  • Dolore localizzato
  • Click articolari
  • Limitazione del movimento della mandibola
  • Movimento della mandibola non coordinato
  • Mal di testa
  • Mal d’orecchie
  • Dolore al collo
  • Vertigini e/o capogiri

 

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Le cause per le quali può insorgere la sindrome temporo mandibolare sono da ricercare tra i fattori:

  • Predisponenti se favoriscono la comparsa del disturbo, come per esempio i disturbi ormonali e i disordini psicologici e/o affettivi
  • Scatenanti se sono il motivo che provoca l’insorgenza del disturbo, come i traumi o il bruxismo
  • Contribuenti se, insieme al fattore principale, contribuiscono all’insorgenza del disturbo
  • Perpetuanti se portano il disturbo a protrarsi nel tempo

 

Quali sono i trattamenti

fisioterapia temporo mandibolare

Il trattamento più opportuno può essere indicato solamente da un medico specializzato e varia in base ai sintomi e alla causa del disturbo temporo mandibolare presentato dal paziente, ma generalmente resta una terapia di tipo manuale, alla quale alcune volte si possono affiancare delle tecniche di rilassamento miofasciale oppure una rieducazione posturale.

A seconda della gravità, il trattamento per la sindrome temporo madibolare può richiedere anche un approccio tipo multidisciplinare: odontoiatra, chirurgo maxillo facciale e fisioterapista possono trovare la soluzione migliore per una piena ripresa.

Grazie ad una terapia combinata tra i massaggi muscolari, gli esercizi – attivi e passivi – e la manipolazione, generalmente si riesce ad ottenere una riabilitazione totale dell’articolazione temporo mandibolare.

 

Modalità di esecuzione

Per una buona riuscita della fisioterapia temporo mandibolare bisogna affidarsi ad uno specialista del settore, il quale è l’unico che può stabilire accuratamente quale sia l’efficace e più idonea modalità da seguire per una completa riabilitazione.

In linea di massima la fisioterapia temporo mandibolare è effettuata grazie ad alcune manovre che lo specialista mette in pratica per correggere le sbagliate abitudini acquisite dal paziente.

Grazie ad un accostamento tra la fisioterapia e alcuni esercizi indicati dal medico, si può far in modo di riallineare correttamente l’articolazione temporo mandibolare e risolvere il problema.

 

Per una buona riuscita della fisioterapia è molto importante che lo specialista si soffermi anche sui muscoli cervicali, eseguendo dei massaggi anche in questa zona o indicando al paziente gli esercizi da svolgere.

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Durata della fisioterapia temporo mandibolare

Il disordine temporo mandibolare si manifesta generalmente tra i 25 e i 40 anni. Le donne sembrano essere più colpite degli uomini da questa sindrome: il rapporto è di circa 8 a 1.

Per quanto riguarda, invece, la durata del trattamento, questa non può essere stabilita a priori. Solamente dopo aver fatto un’accurata diagnosi, uno specialista del settore, o l’intera equipe medica, può stabilire quale sia il trattamento più opportuno e, quindi, decidere anche la durata della terapia.

In ogni caso, in linea di massima le sedute di fisioterapia temporo madibolare possono avere una durata che oscilla tra i 30 e i 60 minuti e una cadenza settimanale: questi ritmi, come giù anticipato, possono variare in base alla diagnosi e anche risposta corporea – in termini di risultati ottenuti – del paziente.

 

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Cervicale Infiammata

Cervicale Infiammata: definizione

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La cervicale infiammata è uno dei disturbi più diffusi tra gli adulti e non solo.

Spesso quando si accusa dolore sulla parte posteriore del collo si usano espressioni come “soffro di cervicale”. Molti saranno stupiti nel sapere che non esiste alcuna patologia che riporti questo nome. Quando si pensa di “avere la cervicale” in realtà, nella maggior parte dei casi, si sta parlando di infiammazione della cervicale.

Per essere ancora più precisi, il nome medico è cervicalgia ed è un disturbo che colpisce le vertebre superiori che sostengono il collo e la testa. Come molte altre patologie, ha un’incidenza maggiore nei soggetti di sesso femminile, ma anche gli uomini possono soffrirne. In presenza di cervicale infiammata, il collo diventa più rigido e la mobilità limitata. Il dolore percepito può diffondersi fino alle spalle e le braccia e non è raro che sia accompagnato da mal di testa. Nei casi più gravi può portare anche a vertigini e nausea.

Alla base di questo disturbo ci sono cause come fisiche e mentali: ansia, stress, postura scorretta e traumi. A seconda dei fattori scatenanti e dei sintomi accusati, i processi terapici sono differenti. È bene sapere che la cervicalgia tende a risolversi in modo spontaneo in un lasso di tempo relativamente breve – una settima – anche se non è sempre così. Quando il problema persiste o si ripresenta frequentemente, è fondamentale rivolgersi a uno specialista.

Sintomi

Per riconoscere un caso di cervicale infiammata bisogna ovviamente saper riconoscerne i sintomi. Alla base della patologia c’è il dolore, variabile da paziente a paziente. È localizzato lungo la cervicale ma può essere più acuto in alcuni punti rispetto ad altri. Nello specifico si riconoscono tre diverse categorie di dolore cervicale, definite proprio in base a dove il dolore è percepito: cerivicalgia, sindrome cervico-brachiale e sindrome cervico-cefalica.

  • La cervicalgia riguarda il collo e con il dolore si accusa anche rigidità muscolare e mobilità ridotta. Può essere confusa con il torcicollo poiché i sintomi sono molto simili.
  • La sindrome cervico-brachiale è caratterizzata da dolore che si irradia fino alle spalle, alle braccia e può arrivare anche alle mani. Può presentarsi con un formicolio e una sensibilità alterata, poiché la causa di questo disturbo è legata alla compressione dei nervi cervicali.
  • La sindrome cervico-cefalica, invece, è facilmente riconoscibile perché è sempre seguita da un forte mal di testa o emicrania. In alcuni casi anche da vertigini, nausea e disturbi alla vista o all’udito.

Come detto in precedenza, i sintomi tendono a sparire nel corso di qualche giorno e quasi sempre prima di una settimana. Tuttavia, esistono casi in cui l’infiammazione della cervicale può protrarsi per più giorni o ricomparire con elevata frequenza.

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Possibili Cause: Eziologia

Le possibili cause di un’infiammazione cervicale sono di diverso tipo: possono essere legate a fattori fisici, psicologici o associate ad altre patologie.

Tra le cause fisiche le principali sono:

  • Postura scorretta;
  • Poco esercizio fisico o attività non adeguata;
  • Utilizzo eccessivo di smartphone e tablet, che possono portare al disturbo conosciuto come Text Neck;
  • Eventi traumatici, come un incidente stradale, un contrasto sportivo, ecc;
  • Disordini posturali durante il riposo, come quelli provocati dall’uso di cuscini e materassi troppo morbidi;
  • Fattori ambientali (umidità, freddo, ecc)
  • Tabagismo, che causa stress ossidativo cellulare.

Per quanto riguarda le cause psicologiche, invece, le principali sono Ansia e Stress.

La cervicalgia può essere causata anche da altre patologie come:

  • Colpo di frusta;
  • Spondiloartriti;
  • Artrosi cervicale

Nei soggetti anziani l’incidenza patologica è sicuramente più alta che negli adulti o nei ragazzi, soprattutto nel caso delle artrosi. Quando dovuta a fattori fisici o psicologici, la cervicale infiammata tende a guarire in poco tempo, ma se si protrae per più di tre mesi viene considerata cronica.

Diagnosi

La diagnosi risulta necessaria per riconoscere l’esatta localizzazione dell’infiammazione e la causa scatenante. Le tecniche utilizzate per eseguire gli esami sono:

  • la radiografia;
  • la TAC;
  • la risonanza magnetica;
  • l’elettromiografia.

Trattamento

In linea di massima non è necessario intervenire per risolvere un caso di cervicalgia. A seconda della causa scatenante, però, si possono intraprendere diversi percorsi differenti, soprattutto quando il disturbo è persistente o particolarmente doloroso. Questi possono variare dalla fisioterapia a un programma di esercizi specifici per il dolore, un trattamento a base di farmaci antidolorifici.

dolore cervicale

Le terapie fisiche garantiscono ottimi risultati per il trattamento del dolore cervicale. Quelle che apportano migliori benefici e consentono una rapida ripresa sono:

Il loro effetto è ancora maggiore se utilizzate in combinazione per stimolare i tessuti e il processo di autoguarigione dell’organismo.

Nei casi in cui l’infiammazione della cervicale è causata da patologie specifiche, come l’ernia cervicale, si può percorrere la via chirurgica.

Riabilitazione

Quando si accusano problemi alla cervicale si possono seguire alcune attività fai da te per alleviare il dolore. Si può sicuramente applicare del calore nella zona interessata. Generalmente si consiglia di usare impacchi freddi, ma questi potrebbero avere ripercussioni a livello muscolare, per questo si usa il calore.

Si possono anche eseguire degli esercizi di ginnastica isometrica, da fare tranquillamente da casa. Si comincia con le mani dietro la testa e la si forza in avanti e in basso per allungare la muscolatura superiore del collo.

A seguire si pone la mano sulla testa e si applica una trazione laterale, verso destra e verso sinistra. Importante è mantenere le spalle ben ferme. Per concludere si porta la faccia verso l’alto e si inclina il capo all’indietro.

Prevenzione

Per prevenire i dolori cervicali bisogna correggere tutti quei comportamenti scorretti che in primis potrebbero provocarli. Di conseguenza, è utile:

    • Adottare una postura corretta mentre si lavora, soprattutto se si passano diverse ore seduti a una scrivania, davanti a un computer;
    • Utilizzare con parsimonia gli smartphone poiché può causare forti dolori, come accade per lo sternocleidomastoideo, oltre che mal di testa e nausea;
    • Attività fisica: svolgere regolarmente esercizio aiuta a prevenire questo, come moltissimi altri disturbi.
    • Assicurarsi che il letto sia adeguato a standard posturali oltre che di comodità.
    • Fare sempre attenzione ai fattori ambientali e assicurarsi che il luogo in cui si vive o passa maggior tempo non sia troppo freddo o umido.
    • Tenere sotto controllo è il fumo: non è un segreto che faccia male e tra i motivi per cui smettere possiamo aggiungere anche questo.

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A che tipo di specialista rivolgersi

Le figure più indicate per trattare un’infiammazione della cervicale sono sicuramente dei medici specializzati come un ortopedico, un fisiatra o un fisioterapista. Ci si può rivolgere al medico curante per la diagnosi iniziale e in generale per chiedere consiglio.

Dove trovare il nostro centro d’eccellenza a Roma Prati

Lo Studio FisiomediCal si trova a Roma Nord, in zona Prati. Il suo team è altamente qualificato: è composto da professionisti preparati nel trattare ogni disturbo e patologia. L’esperienza si unisce all’utilizzo delle migliori tecnologie attualmente disponibili, grazie alle quali ottenere risultati ottimali e in tempi rapidi. Grazie alla combinazione di esperienza, tecnologia e competenza, ogni paziente riceve trattamenti altamente personalizzati e mirati.

Per maggiori informazioni e fissare una prima visita, chiamare il numero 06 32651337. Lo studio si trova in via Andrea Sacchi, 35, a Roma.

Disturbo al rachide lombare

Rachide lombare: definizione

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Il rachide lombare è il nome che assume l’insieme delle 5 vertebre e degli annessi dischi intervertebrali che compongono il tratto lombare della spina dorsale, ed è compreso tra il tratto toracico e quello sacrale.

Pur presentando una struttura similare alle altre vertebre, la particolarità delle lombari risiede nella loro funzione, quella di sostenere la maggior parte del peso del corpo, e nelle dimensioni, maggiori rispetto a tutte le altre.

Bisogna inoltre ricordare come nel tratto lombare, nello specifico tra le vertebre L1 ed L2, termini il midollo osseo mentre dalle restanti partono i fasci di nervi, detti coda equina, che trasmettono impulsi motori da e verso le gambe.

 

Sintomi

Sintomi comuni dei disturbi che colpiscono il rachide lombare sono:

  • dolore di tipo lancinante o bruciante nella parte bassa della schiena, che può irradiarsi lungo il gluteo ed una delle gambe;
  • limitazioni alla mobilità;
  • sensazione di formicolio o intorpidimento ad una gamba o ad un piede;
  • acuirsi del dolore durante l’esecuzione di particolari sforzi motori (es: durante la corsa, mentre si salgono le scale, etc.) o quando ci si trova in una determinata posizione (es: supini, stesi su un fianco, etc.);
  • riduzione del dolore o sua totale scomparsa quando si assume una determinata posizione
  • perdita del controllo sulla vescica o sull’intestino;
  • perdita sensibilità ad una gamba o nella regione inguinale

 

Cause: eziologia

Ernia del disco

Le cause vanno analizzate rispetto al disturbo specifico:

  • Ernia del disco (lombare): il materiale del nucleo polposo del disco intervetebrale presente all’interno dello strato di fibrocartilagine che protegge il disco intervertebrale fuoriesce, a seguito di un trauma, ed arriva a toccare ed infiammare la radice spinale;
  • Protrusione discale: il disco intervertebrale fuoriesce dalla sua naturale posizione, a causa di una perdita di spessore, arrivando a toccare i fasci nervosi limitrofi; è anche conosciuta con il nome discopatia;
  • Spondilolistesi: si ha uno spostamento (o avanzamento) di una vertebra, rispetto alla sua posizione naturale, dovuto ad un difetto congenito, un trauma o ad una patologia degenerativa;
  • Stenosi spinale lombare: lesioni, traumi, spondilolistesi ed osteoartrite possono generare un restringimento del canale spinale con compressione dei fasci nervosi che si diramano nella parte bassa della schiena

 

Diagnosi

Indipendentemente dallo specifico disturbo da cui si è afflitti, la diagnosi viene effettuata sempre attraverso lo svolgimento di un esame obiettivo da parte del medico specialista, per valutare la zona specifica del dolore e la presenza di ulteriori sintomi specifici, come il formicolio o la debolezza.

La diagnostica per immagini, ad esempio la risonanza magnetica o la tomografia computerizzata, affiancano lo specialista nell’individuazione di particolari anomalie della colonna vertebrale come cause del disturbo.

Infine in alcuni casi, come per la sciatica, può essere di aiuto eseguire uno studio di conduzione nervosa per una diagnosi mirata.

 

Trattamento

Il trattamento delle problematiche derivanti da affezioni della colonna lombare, può  variare in funzione della gravita del problema in :

  • Riposo per uno o due giorni e comunque un numero non eccessivo per non indebolire i muscoli della schiena;
  • Adozione di antifiammatori, per la riduzione dolore derivante dall’infiammazione, nei casi più gravi;
  • Iniezione di corticosteroidi, che permettono di ridurre l’infiammazione e di ottenere un sollievo dal dolore;
  • Fisioterapia, per arrivare ad una riduzione importante del dolore;
  • Ozonoterapia, ovvero infiltrazioni di ossigeno ed ozono miscelati;
  • Intervento chirurgico, che si rende necessario nei casi più gravi

 

Riabilitazione

In caso di intervento, sia esso effettuato in microchirurgia o in chirurgia maggiore, i tempi di recupero coprono un arco che va dalle sei settimane ai tre mesi, dopo il quale il paziente riprende a svolgere le normali attività.

Va ricordato come il ritorno alla normalità risulti, ad oggi, esser più rapido nel caso di un intervento chirurgico rispetto ad uno non chirurgico, anche se nel corso del tempo il grado di recupero risulta similare.

 

Prevenzione

Fisioterapia per disturbo al Rachide Lombare

Per prevenire il rachide lombare da particolari lesioni o traumi e per evitare un peggioramento di preesistenti patologie è necessario:

  • eseguire attività fisica, con particolare attenzione alla fase di riscaldamento muscolare;
  • eseguire esercizi mirati alla mobilizzazione delle strutture vertebrali con ginnastica specifica , alla tonificazione dei muscoli addominali, pelvici, della schiena e dei glutei;
  • condurre uno stile di vita sano ed equilibrato, affinché venga evitata una condizione di sovrappeso
  • evitare sforzi o esercizi che possano gravare sulla condizione infiammatoria o possano generarla;
  • mantenere una corretta postura;
  • eseguire movimenti controllati e corretti quando si sollevano carichi o si cambia posizione (es: passare da seduti ad alzati e viceversa)

 

A che tipo di specialista rivolgersi

I disturbi che colpiscono il rachide lombare sono fortemente limitanti e per questo motivo è necessario consultare, per tempo, uno centro specializzato o uno specialista in grado di fornire una corretta diagnosi ed intervenire secondo le modalità richieste dal caso specifico.

 

Centro d’eccellenza nel trattamento della sindrome a Roma Nord

Qualora si fosse in presenza di sintomi collegati a disturbi del rachide lombare, il Centro FisiomediCal, in Via Andrea Sacchi 35, è centro di riferimento per questo campo con trattamenti all’avanguardia e personale altamente specializzato.

Se si vuole ricevere consulenza sui sintomi, sui rimedi e sui trattamenti più adatti, chiamare il numero 06 32651337 o visitare la pagina dei contatti.

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La Dorsalgia

Dorsalgia: definizione

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La dorsalgia è una forma di mal di schiena localizzata a livello dorsale, in cui nella maggior parte dei casi, il dolore si manifesta tra le scapole, nella parte alta della schiena, ma può irradiarsi anche al collo o al torace.

Gli episodi acuti di dorsalgia sono causati da sforzi, traumi e posture scorrette, che provocano tensione, stiramenti e rigidità muscolare.

La dorsalgia può essere principalmente di due tipologie:

  • Dorsalgia acuta, provocata principalmente da traumi;
  • Dorsalgia cronica, causata da patologie specifiche come l’artrosi

A volte, è possibile anche soffrire di dorsalgia notturna, ed avvertire un forte dolore alla schiena localizzato che limita il movimento e porta addirittura il paziente a svegliarsi nel cuore della notte.

Sintomi

Il principale sintomo della dorsalgia è il dolore intenso avvertito al centro delle spalle (rachide dorsale) che può irradiarsi, in alcuni casi, al collo o al torace. Talvolta si presenta come un bruciore, una tensione e rigidità delle masse muscolari che coinvolge completamente la zona scapolare.

Nella maggior parte dei casi il dolore, episodico e di breve durata, si risolve spontaneamente o con un intervento terapeutico di modesta entità.

La dorsalgia acuta si manifesta o si accentua con l’assunzione di determinate posizioni, mentre si allevia con il riposo o la mobilizzazione.

Il dolore dorsale cronico, invece, è minimo al risveglio e peggiora con il movimento. Anche in questo caso, il riposo allevia i sintomi.

La dorsalgia, si può manifestare inoltre con fitte improvvise e crampi che interessano i muscoli.

Cause: eziologia

Dorsalgia causata da posture scorrette in ufficio

Nella maggior parte dei casi, la sensazione dolorosa dipende da piccole alterazioni a carico di muscoli, legamenti, articolazioni e dischi intervertebrali.

Altre volte, anche se con minor frequenza, la dorsalgia può derivare da patologie che colpiscono gli organi interni, come stomaco, cuore e polmoni.

Le cause che determinano l’insorgenza dei sintomi, possono tuttavia variare a seconda del tipo di dorsalgia con cui abbiamo a che fare.

Ad esempio, in caso di dorsalgia acuta, le cause del dolore possono essere diverse:

  • Posture scorrette;
  • Movimenti non adeguati;
  • Sforzi eccessivi;
  • Traumi;
  • Contratture muscolari;
  • Lesioni discali;
  • Malattie infiammatorie (come ad esempio l’artrite reumatoide);
  • Malattie metaboliche.

La dorsalgia acuta può anche essere dovuta all’eccessiva tensione dei muscoli alimentata da stress meccanico e psicologico, allo scarso tono dei muscoli addominali, dorsali e lombari o al sovrappeso.

La dorsalgia cronica può invece essere provocata da:

  • Mantenimento prolungato ed abituale di posture scorrette;
  • Artrosi della colonna dorsale;
  • Scoliosi;

Nel caso dell’osteoporosi, le ossa diventano sempre più porose e instabili e possono fratturarsi alla minima sollecitazione. Ciò determina l’insorgenza di dolori forti ed improvvisi alla schiena che, possono essere facilmente scambiati per i sintomi del colpo della strega, di infiammazione del nervo sciatico o di dorsalgia.

Esistono almeno 5 tipi di frattura vertebrale dovuta ad osteoporosi:

  • La frattura da compressione;
  • La frattura da scoppio;
  • La frattura da flessione/distrazione (o frattura di Chance);
  • La frattura con lussazione;
  • La frattura del processo trasverso.

Esistono altre condizioni patologiche che si manifestano con dolore dorsale:

  • Angina pectoris;
  • Meningite;
  • Infarto del miocardio;

Nei casi più rari, un’improvvisa dorsalgia può essere spia di condizioni più gravi, come tumori, infezioni o deficit neurologici, soprattutto se accompagnata a sintomi come febbre, nausea o vertigini.

Diagnosi

Dottore che visita paziente con dorsalgia

La diagnosi di dorsalgia deve essere sempre effettuata da un medico specialista come un ortopedico, neurochirurgo o fisiatra.

Il medico, alla luce delle proprie competenze e della visita medica effettuata, può capirne l’origine della e richiedere al paziente ulteriori esami strumentali come una radiografia dorsale, ecografia, una risonanza magnetica o TAC dorsale, utili approfondire la problematica.

Trattamento

In caso di dorsalgia possono essere applicati diversi trattamenti a seconda delle esigenze del paziente.

La terapia farmacologica viene utilizzata principalmente per lenire il dolore nella fase acuta ed è caratterizzata dall’assunzione di antinfiammatori e antidolorifici.

La terapia riabilitativa, consiste in sedute di fisioterapia volte a rilassare i muscoli, o sedute di ultrasuoni e terapie manuali come l’osteopatia.

Si ottengono ottimi risultati anche con la tecar terapia, in particolare sul rilassamento dei muscoli.

Inoltre è fondamentale che i pazienti migliorino la propria postura attraverso esercizi di ginnastica posturale, la quale è un’efficace strumento di prevenzione e di trattamento allo stesso tempo.

La magnetoterapia porta ad una veloce scomparsa del dolore, stimolando la produzione di endorfine.

Si ricorre invece alla terapia chirurgica esclusivamente nei casi più gravi di dorsalgia.

Riabilitazione

L’obiettivo della riabilitazione, in caso di dorsalgia, è quello di ridurre il dolore e la contrattura muscolare.

Per raggiungere questo obiettivo si potranno usare tecniche diverse, a partire dalle terapie fisiche. Queste comprenderanno l’utilizzo di Tens, di laser ma anche degli ultrasuoni e dell’alternanza tra impacchi caldi e freddi.

Per ottenere ottimi risultati è necessario abbinare alle terapie fisiche e manuali anche l’esercizio che comprenderà l’allungamento dei muscoli contratti e la loro “rieducazione”.

Dopo la scomparsa del dolore, la rieducazione si concentrerà sul recupero muscolare dell’addome, oltre ai muscoli della spalla de del dorso.

Prevenzione

La dorsalgia è spesso legata a cattive abitudini posturali e, per questo motivo, è importante controllare la postura per prevenire questo tipo di dolore.

Se trascorri molte ore seduto alla scrivania è importante utilizzare una sedia ergonomica e poggiare bene schiena e spalle allo schienale.

Se invece trascorri molte ore in piedi, spalle e testa devono essere sempre ben dritte e rilassate con i piedi allineati alle spalle.

È altrettanto importante evitare sforzi eccessivi per non acuire la condizione di dolore.

In conclusione, evitare il mal di schiena dorsale può essere semplice, ti basterà osservare alcune delle buone abitudini citate in questo articolo.

A che tipo di specialista rivolgersi

In caso di una dorsalgia è bene rivolgersi a specialisti con competenze in ortopedia, fisioterapia e fisiatria per definire al meglio i meccanismi o le cause alla base del disturbo e impostare un adeguato trattamento.

Nella maggior parte dei casi, queste figure professionali lavorano simultaneamente, per garantire al paziente una veloce remissione dei sintomi.

Centro d’eccellenza nel trattamento a Roma Prati

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tutore alla caviglia

Tutore alla caviglia: cos’è

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Il tutore alla caviglia è uno strumento in grado di immobilizzare la caviglia in caso di necessità.

Una volta escluse le fratture, nel caso in cui si verificano traumi alla caviglia, spesso si sceglie di utilizzare il tutore per un trattamento di tipo conservativo.

Gli infortuni alla caviglia, infatti, sono molto frequenti non solo tra gli sportivi – che ovviamente restano comunque quelli più a rischio – ma si verificano spesso anche durante attività che si possono ricondurre alla vita quotidiana, come, per esempio, una passeggiata. Basta posizionare il piede in maniera non corretta per sviluppare un trauma distorsivo, che spesso avviene quando la caviglia è sottoposta ad una rotazione eccessiva.

 

A cosa serve

Il tutore alla caviglia viene utilizzato per immobilizzare l’articolazione che, dopo aver subito un trauma, necessita di stabilità e quindi di non essere sforzata per fare dei movimenti.

È importante, però, sapere che il trattamento della distorsione alla caviglia con il tutore non è da prolungare troppo nel tempo perché un’immobilizzazione troppo prolungata, quando non necessaria, può causare dei danni.

Proprio per questo, è importante rivolgersi ad uno specialista del settore che vi possa indicare quale è il tutore più adeguato e per quanto tempo è bene portarlo per un totale recupero delle normali funzionalità della caviglia.

 

Com’è fatto

Esistono diversi tipi di tutore per la caviglia e solamente un medico specializzato in questo ambito, dopo una diagnosi, sarà in grado di indicarvi il più adatto per il vostro trauma.

In ogni caso, il tutore stabilizza la caviglia, limitandone la possibilità di movimento per favorirne la guarigione. Per essere efficace deve bloccare l’articolazione con un’inclinazione di 90°.

Generalmente, il tutore alla caviglia ha una chiusura regolabile, in modo tale da potersi adattare al meglio alle vostre esigenze, così da non essere né troppo fasciante né troppo poco.

 

Esistono, poi, per i casi di distorsione più lieve, anche dei tutori fascianti, che avvolgono, proteggono e sostengono la caviglia nei movimenti, ma senza bloccarla totalmente, come nel caso di un tutore più rigido.

 

È bene sapere, però, che il tutore alla caviglia non è in grado di sostituire l’attività riabilitativa, che risulta essere sempre indispensabile per un completo recupero della funzionalità dell’articolazione.

 

Per che tipo di patologie è indicato

Il tutore alla caviglia è indicato principalmente per il trattamento delle distorsioni.

Queste ultime possono essere di diversi tipi ed intensità:

  • Grado 0: la distorsione della caviglia viene chiamata così quando non comporta delle rotture legamentose
  • Grado 1: nel caso in cui la distorsione comporta la rottura del legamento peroneo-astragalico anteriore
  • Grado 2: quando si verifica la rottura del legamento peroneo-astragalico anteriore e del peroneo calcaneare
  • Grado 3: la distorsione viene considerata di grado 3 quando si assiste alla rottura di tre legamenti.

 

Nei casi di distorsione, sia essa lieve o più grave, è bene utilizzare un tutore per la caviglia che, in alcuni giorni, porterà i primi benefici.

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Quanto tempo va portato

tutore alla caviglia

Rispetto alla gravità del trauma, un medico specializzato può stabilire per quanto tempo va portato il tutore alla caviglia.

Generalmente, per un trauma di media entità, il tutore alla caviglia va portato per 15 giorni, ma è comunque importante individuare il periodo di tempo adatto poiché, come anticipato, è importante non prolungare – quando non necessario – l’utilizzo del tutore.

 

È doloroso?

Generalmente portare il tutore alla caviglia non è doloroso.

Può causare del fastidio perché non abituati ad avere delle limitazioni nei movimenti dell’articolazione, ma sopportarlo è funzionale a non sforzare la caviglia dopo il trauma per arrivare ad una completa guarigione.

 

A chi rivolgersi

Quando si parla di tutore alla caviglia è sempre bene rivolgersi a degli esperti del campo.

Un fisioterapista, un ortopedico o un fisiatra sono certamente le scelte migliore!

Queste figure professionali, grazie alle competenze acquisite, saranno in grado di effettuare una precisa diagnosi del trauma subito alla caviglia, avvalendosi anche degli esami necessari per stabilire l’entità della distorsione.

Solamente un medico specializzato può suggerirvi il miglior trattamento possibile, scegliendo il tutore per la caviglia più adeguato alla vostra situazione e stabilendo per quanto tempo utilizzarlo.

Inoltre, uno specialista del settore sarà anche in grado di consigliarvi la migliore terapia da abbinare all’utilizzo di un tutore per arrivare nel minor tempo possibile ad un totale recupero.

Rivolgiti ai nostri esperti!

 

Dove trovare un centro d’eccellenza a Roma Prati

Cerchi un’equipe medica formata da specialisti nel settore della fisioterapia? Lo studio FisiomediCal è un centro fisioterapico d’eccellenza che, grazie alle competenze del team di medici e all’impiego delle migliori tecnologie attualmente sul mercato, riesce a perseguire ottimi risultati in tempi brevi.

Tutto ciò fa dello Studio FisiomediCal uno dei migliori punti di riferimento in questo ambito.

Si trova a Roma Prati, in via Andrea Sacchi, 35.

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Protesi al ginocchio, cosa è

Protesi al Ginocchio: Cos’è

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La protesi al ginocchio è un dispositivo metallico utilizzato in caso di usura delle articolazioni del ginocchio, allo scopo di sostituire la parte danneggiata.

Rappresenta una soluzione al dolore e alla limitazione dei movimenti provocati da alcune patologie che interessano le articolazioni.

L’intervento di protesi di ginocchio, spesso è l’unica soluzione per ripristinare la funzionalità dell’articolazione, per questo motivo, da ormai molti anni l’intervento di sostituzione dell’articolazione fra il femore e la tibia è entrato a far parte della routine dei centri specializzati.

 

A cosa serve

La protesi al ginocchio viene impiantata quando l’articolazione, che unisce femore e tibia, si danneggia in modo irrimediabile e, la sua applicazione, serve a ripristinare la mobilità articolare e ad alleviare il dolore.

Questo tipo di intervento è invasivo e richiede una lunga riabilitazione, ma i risultati permettono al paziente di tornare a condurre una vita normale, senza particolari limitazioni.

La scelta del modello più adeguato di protesi da applicare, spetta al chirurgo e si basa soprattutto sull’età e sullo stato di salute del paziente.

 

Com’è fatta

Dispositivi moderni di protesi al ginocchio

Le protesi non sono tutte uguali e differiscono sia nelle dimensioni che nella tipologia.

In base alle dimensioni possono essere distinte le protesi totali e le protesi parziali, anche dette monocompartimentali perché interessano solo una porzione dell’articolazione.

La protesi totale, sostituisce tutta l’articolazione e talvolta può essere persino previsto l’inserimento di una rotula artificiale.

Viene utilizzata in caso di grave danno articolare al ginocchio, quando ad esempio, le estremità di femore e tibia sono cosi danneggiate da dover essere entrambe sostituite da strutture artificiali.

La protesi parziale o monocompartimentale si applica invece quando c’è una sola estremità ossea danneggiata o consumata.

Tuttavia, questa è una circostanza patologica poco frequente in quanto di solito è interessata l’intera struttura dell’articolazione. Proprio per quest’ultimo motivo la protesi parziale è impiantata raramente.

In base alla tipologia si distinguono invece le protesi cementate e quelle non cementate.

Le prime, si basano sull’applicazione di una resina sulla superficie dell’osso mentre le seconde presentano placche e superfici in grado di stimolare la ricrescita ossea, ma prevedono tempi di recupero più lenti.

 

Per che tipo di patologie è indicata

Le patologie più comuni che richiedono l’intervento di protesi al ginocchio sono molteplici:

  • Artrite reumatoide: malattia autoimmune che provoca rigidità, dolore e gonfiore delle articolazioni;
  • Osteoartrosi: artrosi caratterizzata dal consumo, per sfregamento, della cartilagine articolare;
  • Emofilia: continue lesioni sanguinolente, indeboliscono le articolazioni in particolare delle ginocchia e delle caviglie, le quali si irrigidiscono e diventano dolenti.

Esistono ulteriori patologie che possono provocare, seppur con una minore probabilità, un danno progressivo al ginocchio.

Una di queste è la necrosi avascolare, dovuta all’abuso di alcol oppure la gotta, che infiamma le articolazioni a causa dell’accumulo di acido urico.

Infine, anche alcuni disturbi di tipo congenito, come le displasie ossee e le deformità del ginocchio, determinano una disposizione anomala degli elementi ossei articolari, che perdono in modo progressivo, la loro mobilità e integrità.

 

Durata

Protesi al ginocchio, esame di controllo

La durata di una protesi al ginocchio può variare in base alla sua tipologia.

Infatti, una protesi totale dura circa 15-20 anni, mentre la durata di una protesi parziale varia dai 10 ai 15 anni circa.

 

E’ doloroso?

Nei giorni successivi all’intervento di protesi al ginocchio, avvertire dolore è assolutamente normale, tuttavia, attraverso la somministrazione terapie farmacologiche, si cerca di tenerlo sotto controllo e permettere al paziente di muoversi gradualmente.

Nonostante l’avanzamento delle tecnologie in ambito di protesi al ginocchio, alcuni dei pazienti sottoposti a questo tipo di intervento si dichiarano insoddisfatti proprio a causa del dolore post-operatorio.

Il dolore dopo un intervento di protesi al ginocchio può essere determinato da un errato posizionamento della protesi, da un’infezione della protesi, da allergia alle componenti della protesi o problemi riguardanti la rotula.

In alcuni casi, tali sintomi possono essere trattati con una terapia riabilitativa o con un intervento correttivo.

La causa del dolore, i sintomi riferiti dal paziente ed il quadro clinico del ginocchio, sono alcuni dei fattori che possono spingere lo specialista  ad eseguire un intervento di revisione.

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A chi rivolgersi

Alcune patologie degenerative causano gravi danni permanenti alle articolazioni del ginocchio, che nella maggior parte dei casi possono essere risolti solo grazie ad un intervento che prevede l’applicazione di una protesi.

Questo tipo di intervento, molto delicato, richiede l’esperienza e la competenza di medici specializzati in Ortopedia e Traumatologia, che sappiano comprendere le cause del danno e massimizzare la ripresa del paziente.

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La loro missione è la cura ed il benessere dei propri pazienti, garantita dalle competenze dell’équipe medica e dall’utilizzo delle migliori tecnologie attualmente disponibili.

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Piede Gonfio, sintomi, cause, trattamento

Piede Gonfio: Cos’è

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Avvertire una sensazione di gonfiore, stanchezza e affaticamento ai piedi può essere un sintomo comune dopo una giornata di intensa attività, soprattutto se si rimane a lungo in piedi o in una posizione statica, o se si indossiamo calzature poco confortevoli.

Il gonfiore del piede è dovuto essenzialmente a un accumulo di liquidi nel tessuto adiposo sottocutaneo e, tra le cause più frequenti che ne provocano l’insorgenza, ci sono abitudini sbagliate, come indossare calze e collant  troppo stretti o tacchi eccessivamente alti.

Tuttavia, in alcuni casi un piede gonfio può essere espressione di condizioni più gravi come patologie cardiache, vascolari, reumatiche o metaboliche

Sintomi

Tra i sintomi più frequenti in caso di gonfiore al piede, troviamo:

  • Presenza di un evidente gonfiore nell’arto interessato;
  • Comparsa di macchie scure sulla pelle;
  • Crampi ai polpacci, specialmente durante la notte;
  • Formicolii alle gambe.
  • Iperpigmentazione della pelle degli arti inferiori.

Se si presentano alcuni di questi sintomi, è consigliato recarsi da un medico per effettuare degli accertamenti.

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Cause: eziologia

Le principali cause del gonfiore ai piedi sono da ricercare nelle abitudini scorrette, come indossare calze, collant o scarpe troppo strette.

A favorire l’insorgenza del gonfiore possono esserci anche problemi legati alla postura, infatti, passare molte ore in posizione eretta, ad esempio, può incrementare la possibilità che si verifichi il problema, soprattutto in estate.

Non sono da sottovalutare, inoltre, il sovrappeso, la scarsa attività motoria, un regime alimentare ricco di sale e il fumo.

Talvolta un piede gonfio è sintomo di problematiche più gravi come:

Diagnosi

Piede Gonfio, visita medica

In caso di piede gonfio è sempre opportuno effettuare una visita dal proprio medico di base, per un corretto inquadramento diagnostico del problema e per cercare di averne una completa risoluzione.

Il medico effettua una prima visita, allo scopo di rilevare la presenza di vene varicose, ferite o infezioni.

Successivamente, se c’è il sospetto che la causa di insorgenza sia una patologia più grave, lo specialista può chiedere al paziente di sottoporsi ad ulteriori esami:

  • Radiografia:
  • Tac;
  • Risonanza magnetica ;
  • Test delle urine;
  • Esami del sangue

Trattamento

Piede Gonfio, calza contenitiva

In caso di edema, il trattamento si basa principalmente sull’eliminazione  dell’acqua nei tessuti, attraverso massaggi drenanti e/o una adeguata terapia compressiva, seguita da appositi trattamenti farmacologici prescritti dal medico.

Se la causa può essere eliminata, l’edema non tenderà a ricomparire, se invece la causa non è eliminabile, sarà necessario attuare un trattamento volto a ridurre l’aggravarsi del problema.

Gli accorgimenti necessari per ridurre o eliminare il gonfiore sono:

  • Indossare sempre calze e scarpe comode;
  • Evitare sforzi eccessivi;
  • Seguire un alimentazione povera di sodio e ricca di vitamine e oligominerali;
  • Smettere di fumare;
  • Camminare o svolgere esercizi che migliorano la circolazione periferica.

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Riabilitazione

In seguito alla risoluzione o alla riduzione dei sintomi, è necessario seguire alcune accortezze che ti aiutano ad evitare che il gonfiore si presenti di nuovo.

Ad esempio, è importante sollevare leggermente le gambe quando si è stesi, così da favorire la circolazione.

Anche i massaggi possono aiutare, ma devono essere effettuati nel modo giusto, ovvero esercitando una leggera pressione con le mani, dal basso verso l’alto.

Lo svolgimento di esercizi mirati, come far ruotare una pallina da tennis sotto la pianta dei piedi nudi, stimola la circolazione ed aiuta ad eliminare l’acqua in eccesso.

Infine, uno degli accorgimenti più importanti da seguire è quello di Indossare al mattino, prima di scendere dal letto, una calza da compressione graduata.

Prevenzione

Puoi prevenire il gonfiore al piede cercando di indossare sempre calzature comode, con tacchi non troppo alti (max 5 cm);

Per chi svolge mestieri in cui è necessario passare molto tempo in posizione eretta e statica, come nel caso degli operatori socio-sanitari, parrucchieri, cuochi ecc, è importante utilizzare zoccoli professionali con una buona areazione ed un appoggio plantare corretto in modo da stimolare la pompa plantare.

Ulteriori importanti accorgimenti sono:

  • Cercare di muoversi di più, soprattutto se si svolgono professioni che costringono a lungo nella stessa posizione;
  • Utilizzare calze elastiche adeguate, specialmente in estate;
  • Indossare ciabatte con plantare ortopedico per favorire il drenaggio dei liquidi stagnanti.

A che tipo di specialista rivolgersi

Per curare il gonfiore al piede devi rivolgerti ad un medico specialista in grado di individuare le patologie sottostanti che ne causano l’insorgenza.

Il trattamento del gonfiore può coinvolgere diverse figure professionali come il Fisioterapista e l’osteopata.

Nella maggior parte dei casi, queste figure professionali lavorano simultaneamente, per garantire al paziente una veloce remissione dei sintomi.

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Contusione muscolare

Cos’è la contusione muscolare

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Una contusione muscolare altro non è che la conseguenza di un trauma fisico diretto. Si parla di questa condizione quando non viene compromessa l’integrità strutturale dei tessuti coinvolti.

Nel quotidiano le contusioni sono intese come la comparsa di lividi in seguito a un urto. Dopo un evento traumatico, come una caduta o un colpo inavvertito contro una superficie dura, i tessuti molli coinvolti possono essere compressi e produrre uno stravaso di sangue dei vasi sanguigni e quelli linfatici, creando un ematoma.

Un esempio molto chiaro lo vediamo nei bambini: spesso mentre giocano, cadono in avanti sulle ginocchia, provocandosi dei lividi. Le probabilità di incorrere in una contusione sono decisamente più alte se le zone interessate sono quelle in cui l’osso è più superficiale. Ginocchia, tibia, gomiti o l’arcata sopraccigliare, per esempio, sono tra le zone più a rischio.

È un tipo di disturbo estremamente comune in tutti quegli sport da contatto come il calcio, il basket, il rugby, tra i tanti.

Le contusioni muscolari non sono quasi mai motivo di preoccupazione e tendono a scomparire nel giro di pochi giorni, quando il sangue fuoriuscito viene riassorbito. Tuttavia, in base all’entità del trauma, possono svilupparsi livelli differenti di gravità. Possono differire in base allo stravaso dei vasi sanguigni e dei capillari e generare un’ecchimosi, se la fuoriuscita è lieve e contenuta, oppure un ematoma.

In alcune occasioni potrebbe essere necessario rivolgersi al medico, soprattutto se i sintomi sono particolarmente fastidiosi o se il livido compare senza apparente motivo.

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Approfondiamo il discorso di seguito.

Quali muscoli può interessare

Abbiamo già accennato alle maggiori probabilità di accusare una contusione in quelle parti del corpo in cui le ossa sono più superficiali. Di conseguenza tutte le articolazioni, come ginocchia, caviglia, spalla e gomiti, sono particolarmente a rischio. Stesso discorso vale per la tibia, soprattutto quando esposta a traumi ripetuti, come può accadere in alcuni sport da combattimento.

Le contusioni sono piuttosto frequenti anche quando il muscolo è freddo e poco elastico. In queste occasioni l’evento traumatico sortisce effetti particolarmente dolorosi perché viene meno l’abilità di assorbire l’impatto da parte dei tessuti. Quindi muscoli come la coscia, il quadricipite, l’avambraccio e il bicipite.

Se si subisce un colpo contundente al torso, allo stesso modo, è assai probabile che segua una contusione con comparsa di ematoma o ecchimosi.  Anche il volto è particolarmente sensibile a questa condizione, soprattutto nella regione dell’arcata sopraccigliare e dell’osso zigomatico.

Sintomi

Come spiegato in precedenza, subito dopo l’evento traumatico che genera la contusione, c’è la rottura dei vasi sanguigni e quelli linfatici. I primi sintomi evidenti sono il gonfiore nella regione interessata e, con tempistiche variabili, la comparsa di ematoma o ecchimosi.

In base ai tessuti interessati l’estensione dell’ematoma, ossia l’accumulo di sangue fuoriuscito dai capillari, può variare sensibilmente.

Il gonfiore e la comparsa di un ematoma sono accompagnati da un dolore piuttosto intenso nella fase iniziale, che tende ad affievolirsi con il passare del tempo. Il malessere può intensificarsi se i tessuti interessati vengono sollecitati attraverso il movimento o la contrazione. Talvolta il dolore è così intenso da portare allo stop delle attività sportive. Può richiedere addirittura l’utilizzo di strumenti di protezione particolari per evitare complicazioni nel lungo periodo.

Come ulteriore possibile sintomo, in casi più gravi, c’è la reazione di tipo infiammatorio che può provocare l’insorgere della febbre.

Ricapitolando, i sintomi da considerare sono:

  • Gonfiore;
  • Dolore;
  • Comparsa di ematoma o ecchimosi,
  • Insorgenza di febbre.

Cause

Le cause scatenanti di una contusione muscolare sono sostanzialmente di tipo traumatico. A seguito di un urto, una caduta o una collisione è altamente probabile la comparsa di questa condizione.

Abbiamo anticipato in apertura che sono molto frequenti negli sportivi che svolgono attività da contatto. Calciatori, rugbisti, giocatori di basket e lottatori sono sicuramente tra i soggetti più a rischio. Allo stesso tempo, però, anche sbattere contro un mobile di casa potrebbe causare una contusione muscolare.

Sport da combattimento contusione

 

Un discorso diverso dev’essere fatto rispetto alla comparsa di ematomi o ecchimosi non derivanti da un trauma fisico. In quel caso la causa potrebbe essere legata a patologie differenti e richiedere il parere di un medico specializzato.

Durata

La contusione muscolare solitamente non dura per più di qualche giorno. Una volta che il sangue fuoriesce dai vasi sanguigni e da quelli linfatici, occorrono dai 3 ai 5 giorni affinché venga riassorbito. Questo lasso di tempo varia, ovviamente, in base all’entità dell’ematoma, alla gravità del trauma subito e ad altri fattori.

La scomparsa dell’ematoma o dell’ecchimosi non implica il superamento degli altri sintomi: il dolore può persistere anche diversi giorni dopo, per esempio.

Nei casi più gravi, la durata di una contusione muscolare può essere sensibilmente maggiore. In queste occasioni è bene consultare il medico per accertarsi che sia tutto sotto controllo e che non sia necessario ricorrere a trattamenti particolari.

Cura

Nella maggior parte dei casi, la cura per una contusione muscolare può effettuarsi in casa. È sufficiente fare delle applicazioni di ghiaccio per alleviare il dolore e osservare un periodo di riposo moderato. In questo periodo è possibile eseguire tutte le attività quotidiane senza però eccedere nello sforzo fisico e facendo sempre attenzione a proteggere la parte contusa. Particolarmente efficaci sono i crioultrasuoni, capaci di sfruttare contemporaneamente i benefici della crioterapia e le proprietà degli ultrasuoni.

Quando il dolore è intenso, si possono assumere dei farmaci antinfiammatori topici in pomata. Questi sono pensati per far riassorbire più rapidamente i liquidi fuoriusciti e limitarne la comparsa.

Contattaci

Se la contusione è particolarmente diffusa e dolorante, i trattamenti da seguire sono il riposo dalle 24 alle 48 ore in base alla gravità, l’immobilizzazione dell’arto, la compressione e l’elevazione, in modo da limitare il più possibile i danni. In questi casi farsi aiutare da un medico è caldamente consigliato per evitare di complicare la situazione con comportamenti scorretti. Ad esempio, nella fase iniziale è controproducente utilizzare qualcosa di caldo per alleviare il dolore, poiché il calore favorisce la circolazione del sangue e, di conseguenza, l’edema.

Prevenzione

Per prevenire una contusione muscolare non si hanno a disposizione molte soluzioni. Ovviamente l’attività fisica e la flessibilità muscolare possono aiutare nell’attutire eventuali impatti, ma solo per determinate parti del corpo.

Le persone più a rischio, come detto anche in precedenza, sono gli sportivi, categoria per la quale la preparazione fisica è ancora più importante. In tutti quegli sport in cui le collisioni sono frequenti, è fortemente consigliato l’utilizzo di specifiche protezioni, come ginocchiere e parastinchi.

sportivo sofferente contusione

A chi rivolgersi

Quando la contusione muscolare richiede l’intervento di uno specialista, ci si deve rivolgere al medico di fiducia per una prima rapida diagnosi. Starà al medico valutare l’entità del danno e il trattamento da seguire. Potrebbe essere sufficiente l’osservanza di riposo, l’applicazione di ghiaccio, la compressione della zona interessata e l’elevazione per tornare rapidamente in forma, ma potrebbe essere altresì necessario rivolgersi a un fisioterapista. Questa seconda opzione è indicata soprattutto se si vuole ottenere una rapida guarigione, come nel caso di uno sportivo desideroso di tornare in campo.

Dove trovi un centro d’eccellenza a Roma Prati

Lo Studio FisiomediCal è il centro d’eccellenza per il trattamento di contusioni muscolari e infortuni più gravi. L’equipé medica è formata da tanti professionisti specializzati in diverse aree della medicina, con una particolare attenzione a quella sportiva. All’esperienza e le competenze si aggiungono le migliori strumentazioni disponibili sul mercato, pensate per ottenere i migliori risultati nel minor tempo possibile.

La clinica si trova in Via Andrea Sacchi, 35, in zona Roma Nord, nel quartiere Prati. Visita il nostro sito per maggiori informazioni e contattaci al numero 06 32651337 per scoprire di più sulle convenzioni, le offerte e il nostro team.

dolore al gastrocnemio

Cos’è il gastrocnemio e a cosa serve

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Noto anche col nome “gemelli”, il muscolo gastrocnemio si colloca nella parte posteriore più superficiale della gamba. Il nome gemelli è dovuto al fatto che il gastrocnemio è formato da due ventri muscolari.

Questo muscolo è fondamentale perché, insieme al muscolo soleo, forma il tendine calcaneare, ovvero la parte comunemente chiamata “tendine d’Achille”.

Ancora, con un buon funzionamento del muscolo gastrocnemio riusciamo ad elevare il tallone, grazie ad una contrazione del muscolo, e quindi a flettere il piede e la gamba.

 

Dolore al gastrocnemio: sintomi

Il dolore al gastrocnemio viene solitamente avvertito come un fastidioso dolore al polpaccio, di intensità variabile. Inoltre, alla sensazione di dolore possono unirsi altri sintomi, tra i quali:

  • Il gonfiore diffuso nella zona del polpaccio;
  • La temperatura della pelle fredda;
  • La sensazione di formicolio che può estendersi dal ginocchio al piede;
  • La perdita di forza nel muscolo;
  • Un arrossamento della zona interessata.

 

Possibili cause: eziologia

Le possibili cause del dolore al gastrocnemio sono diverse e possono essere di diversa natura:

  • Cause accidentali: insorgono con un trauma, spesso durante la pratica di attività fisica, e possono essere dovute ad uno strappo muscolare, ad una contrattura o a uno stiramento del muscolo;
  • Cause organiche: si verificano per mancanza di potassio o per problemi circolatori e possono essere anche gravi come, per esempio, un trombo, ovvero un grumo di sangue che non permette il necessario afflusso di sangue.

 

Diagnosi

La corretta diagnosi per il dolore al gastrocnemio può essere effettuata solamente da uno specialista del campo, il quale generalmente procede effettuando, prima di tutto, un esame di palpazione che può essere seguito:

  • Da un’ecografia per capire da cosa origina il dolore;
  • Da un ecodoppler che si effettua, però, solo se ritenuto necessario. Questo esame tramite gli ultrasuoni verifica lo stato del sistema circolatorio.

 

Trattamento

trattamento del dolore al gastrocnemio

Il trattamento del dolore al gastrocnemio varia, ovviamente, a seconda di quale sia la diagnosi effettuata. Inoltre, così come la diagnosi, anche il trattamento più opportuno ed efficace può essere stabilito unicamente da un medico.

In ogni caso, alcuni dei comportamenti da mettere in pratica sono:

  • Applicare del ghiaccio sulla zona in cui si sente dolore, il freddo aiuterà a ridurre la sensazione dolorosa e l’eventuale gonfiore;
  • Stare a riposo, non sforzare, quindi, ulteriormente la gamba per non rischiare di peggiorare il dolore già presente;
  • Sollevare la gamba può essere utile per alleviare il dolore e defaticare il muscolo;
  • Fare dei dolci esercizi di stretching che possano allentare la tensione e sciogliere il muscolo.

 

In linea generale, inoltre, se si tratta di uno strappo muscolare o di una contrattura, per risolvere il problema è particolarmente indicata la fisioterapia e, più nel dettaglio, per ottenere degli ottimi risultati e per portare il paziente ad un totale recupero delle funzioni colpite da eventi traumatici è bene combinare la terapia manuale con la terapia fisica.

 

Inoltre, tra le terapie fisiche utili per trattare il dolore al gastrocnemio è particolarmente indicata:

  • La tecarterapia: una terapia endogena che si basa su un dispositivo che genera un aumento della temperatura.

 

Spesso, per alleviare il dolore durante il periodo del trattamento, vengono utilizzati anche i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).

Hai bisogno di ulteriori informazioni?

 

Prevenzione

I comportamenti da mettere in pratica per prevenire il dolore al gastrocnemio sono di diverso genere:

  • Eseguire stretching regolarmente, così da mantenere i muscoli rilassati;
  • Idratarsi è fondamentale per non incorrere in problemi muscolari;
  • Assumere le quantità necessarie di magnesio e potassio per non far indebolire i muscoli.

 

A chi rivolgersi

Quando il dolore al gastrocnemio compare e dopo un paio di giorni ancora non è passato, per trattarlo è fondamentale rivolgersi ad uno specialista che conosca perfettamente l’anatomia umana e che abbia delle ottime conoscenze fisioterapiche, due elementi imprescindibili per una buona riuscita del trattamento e una guarigione totale.

 

Come anticipato, infatti, rivolgendosi ad medico fisioterapista è possibile combinare la terapia manuale e la terapia fisica per ottenere degli ottimi risultati e far passare il dolore al gastrocnemio.

Contatta i nostri esperti

 

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