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Pilates per anziani roma

Cos’è il Pilates

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Il pilates è una disciplina che si basa sul fitness di tipo rieducativo.

Può essere praticata anche come ginnastica riabilitativa, infatti, si concentra molto sul controllo della postura, attraverso la regolazione del baricentro, il quale dona al corpo una maggiore fluidità e armonia nell’esecuzione dei movimenti.

Chi l’ha ideato e perché?

L’ideatore di questa forma di ginnastica è Joseph Hubertus Pilates, il quale ha dato vita a questa disciplina perseguendo un obiettivo: riuscire a rendere le persone che praticano questo sport consapevoli di sé stesse, unendo corpo e mente per dar vita ad un’entità dinamica.

le fasi del Pilates

Il pilates prevede diverse fasi per far sì che il metodo funzioni:

  • Fase 1: l’istruttore deve individuare il “problema” attraverso un’analisi attenta del baricentro del corpo;
  • Fase 2: l’acquisizione, da parte del soggetto, dei principi fondamentali della disciplina:
    Concentrazione: il principio, definito anche “mind and body”, secondo cui i muscoli reagiscono meglio allo svolgimento degli esercizi solo se la mente è concentrata;
    Precisione: è essenziale, durante lo svolgimento degli esercizi, la precisione nell’esecuzione dei singoli movimenti;
    Respirazione: come detto precedentemente, serve a creare un legame tra mente e corpo;
    Fluidità: gli esercizi devono essere svolti con continuità;
    Controllo: aspetto fondamentale all’interno del Pilates è il saper controllare i movimenti in modo tale da sviluppare la coordinazione;
    Centro: molto importate è anche il centro del corpo e saperlo controllare dona una totale sicurezza durante lo svolgimento degli esercizi ed i suoi relativi movimenti.
  • Fase 3: praticare questa disciplina con costanza insieme ad un’attenta e regolare verifica del baricentro e della postura.

Perché il Pilates è particolarmente adatto per gli anziani

Il Pilates è una disciplina molto indicata per i soggetti anziani. Grazie ai suoi movimenti delicati permette di allenarsi in modo sicuro, inoltre è possibile personalizzare e modificare gli esercizi in base alle esigenze e problematiche del singolo individuo.

Uno dei principi sulla quale si fonda il pilates è il controllo, caratteristica che permette di evitare traumi allo scheletro, soprattutto quando si parla di persone che fanno parte della terza fascia d’età.

Un ulteriore aspetto importante del Pilates è il suo focalizzarsi sulla mobilità della colonna vertebrale. Questa disciplina, infatti, è volta a rinforzare i muscoli della colonna e del bacino, corregge i difetti posturali, aumenta la muscolatura della zona addominale in modo da limitare il rischio di prolasso degli organi e addirittura può prevenire possibili problemi di incontinenza. La pratica di questa disciplina agisce, dunque, sull’apparato muscolare e scheletrico, donando così una maggiore densità ossea allo scheletro. Questo è un aspetto da non sottovalutare, soprattutto quando si è in presenza di individui in età avanzata, i quali possono essere affetti da patologie che ne indeboliscono la struttura ossea. Quindi, il pilates può essere considerato come un buon metodo per prevenire e combattere malattie come l’osteoporosi.

Durante l’esecuzione degli esercizi vengono fatti lavorare tutti i muscoli del corpo, anche i più piccoli. Questo permette al corpo di sviluppare una maggiore massa muscolare e consente al soggetto di migliorare la propria postura che, con l’età, tende ad incurvarsi.

Con l’avanzare dell’età le persone incorrono alle più svariate patologie, una tra le più diffuse può essere ricondotta ad una cattiva circolazione sanguigna. Il Pilates, grazie ai suoi movimenti delicati e personalizzabili, può aiutare a migliorare la circolazione del sangue evitando la formazione di coaguli o trombi all’interno delle vene.

Un altro dei principi fondamentali è la respirazione, infatti, praticare Pilates rieduca alla respirazione profonda. Tramite appositi esercizi si andrà a svolgere una funzione di rieducazione respiratoria che comporterà una maggiore espansione della cassa toracica e dei polmoni. Se una persona anziana ha difficoltà respiratorie, tramite il Pilates, potrà recuperare le proprie funzionalità respiratorie.

Inoltre, è risaputo che l’attività motoria rallenta l’invecchiamento fisico e stimola il riprodursi delle cellule del cervello che svolgono le funzioni di apprendimento e della memoria. Quindi il Pilates, soprattutto quello indirizzato a persone anziane, può aiutarli a prevenire o ridurre la perdita della memoria tipica dei soggetti anziani.

Infine, possiamo definire il Pilates come una disciplina multifunzionale che comporta tanti benefici al corpo e alla mente. Infatti, oltre a migliorare la struttura muscolare e ossea, dona uno stato di benessere e rilassamento psichico.

Pilates Reformer

Negli ultimi anni si è diffuso un nuovo tipo di macchinario che supporta la pratica del pilates: i reformer.

Il loro aspetto è molto simile a quello di un lettino, composto da una piattaforma provvista di molle (sganciabili e agganciabili) che variano il grado di intensità degli esercizi e di cinghie con manici, che servono a spostare il carrello in avanti e indietro mediante l’ausilio degli arti inferiori e superiori.

Questa nuova tipologia di macchinari, grazie alla loro struttura consentono un allenamento completo che va ad agire su tutto il corpo portando dei miglioramenti alla:

  • Duttilità;
  • Flessibilità muscolare;
  • Postura.

Il reformer pilates è particolarmente indicato all’inizio della pratica di questa disciplina, in fase di terapie riabilitative o per le persone anziane in quanto è un allenamento a basso impatto che comunque stimola moltissimo la muscolatura e la capacità di resistenza.

Rispetto al tradizionale pilates su tappetino, il reformer pilates offre moltissimi esercizi in più, soprattutto volti alla tonificazione di braccia e gambe.

Pilates: benefici

Il pilates porta con sé tantissimi benefici non solo per il corpo ma anche per la mente:

  • Controllo;
  • Equilibrio;
  • Forza e tonicità muscolare;
  • Migliora la flessibilità e mobilità della colonna vertebrale;
  • Corregge la postura scorretta;
  • Perfeziona la stabilità delle spalle e del bacino;
  • Previene e combatte i dolori lombari;
  • Grazie ai movimenti dolci non traumatizza il corpo e aiuta al rilassamento.

Pilates: esercizi

Svolgere un’attività fisica costante, soprattutto durante la terza età, può risultare molto importante. Praticare un’attività come quella del Pilates può apportare al corpo molteplici benefici, oltre che prevenire o addirittura curare alcune malattie tipiche dell’età avanzata.

Gli esercizi che si svolgono durante delle lezioni di Pilates prevedono dei movimenti dolci, lenti e naturali, con l’obiettivo di rinforzare la muscolatura e dare una maggiore stabilità alla colonna vertebrale.

Pilates per anziani è faticoso?

Il pilates è una ginnastica dolce che prevede l’esecuzione di molti esercizi volti a migliorare il baricentro del corpo, la muscolatura e la struttura ossea.

Ogni esercizio che viene svolto durante le sedute può essere modificato in base alle esigenze o patologie della persona, inoltre è indicato per tutti quei soggetti affetti da malattie che intaccano lo scheletro, come l’osteoporosi. Praticare questa disciplina può anche aiutare a prevenire tali malattie, quindi, senza dubbio è molto indicata per le persone in età avanzata.

Quanto dura una seduta?

In generale una seduta di pilates può durare tra i 50 ed i 60 minuti. Sicuramente, più si pratica questa ginnastica con regolarità e costanza più si potranno notare dei miglioramenti fisici, ma anche psichici dato che aiuta anche ad alleviare lo stress.

Per poter ottenere dei risultati, praticando questa disciplina, sarà necessario frequentare i corsi per almeno 3 mesi circa, con un’assiduità di almeno 2 o 3 volte a settimana.

Controindicazioni

Se vuoi iniziare a praticare il Pilates non ci sono particolari controindicazioni.

Per chi si avvicina al mondo del Pilates è importante sapere a chi rivolgersi. Infatti, è fondamentale riuscire a trovare un istruttore che sia competente ed esperto nel settore, soprattutto quando si parla di pilates rivolto a persone della terza età.

Inoltre, è opportuno informare l’insegnante se si è affetti da patologie che possono ostacolare lo svolgimento di alcuni esercizi, in modo tale da non sovraccaricare o sforzare troppo il corpo durante l’esecuzione dei movimenti.

Perché scegliere Studio Fisiomedical a Roma Flaminio

Se stai pensando di dedicarti a te stesso e non ne puoi più della vita sedentaria Studio Fisiomedical può aiutarti in questo.

Il nostro centro è dotato di una struttura moderna ed una palestra di circa 60 mq.

Inoltre, le nostre lezioni di pilates sono sempre svolte con la presenza di un personale altamente qualificato, specializzato e preparato.

Ci trovi in zona Flaminio, Via Andrea Sacchi n.35.

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Borsite alla spalla

Borsite alla spalla: definizione

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La borsite alla spalla, denominata anche borsite subacrominale o borsite subdeltoidea, è una patologia molto comune che provoca dolore nella parte superiore e anteriore della spalla.

La borsite alla spalla tende a presentarsi prevalentemente nei soggetti che impegnano la spalla nello sport o nell’attività lavorativa con movimenti ripetitivi, soprattutto nell’alzare il braccio

Ciò che definiamo borsa è un piccolo sacco nel quale si trova del liquido sinoviale,  collocato tra il piano osseo (acromion) , il muscolo deltoide, e il piano tendine (la cuffia dei rotatori). Lo scopo della borsa è quello di ridurre l’attrito di un muscolo o tendine contro l’osso fungendo da cuscinetto ammortizzatore.

La borsite è dunque un’infiammazione della borsa.

Sintomi

Il sintomo più comune è senza dubbio il dolore che si presenta nella parte anterosuperiore della spalla a volte irradiato al braccio lateralmente. Questo dolore si acuisce nella palpazione e nella elevazione del braccio ;  limita i movimenti dell’articolazione stessa

Il dolore può essere avvertito anche durante le ore notturne e dopo aver tenuto il braccio a riposo per più di mezzora.

In alcuni casi può essere invalidante: le attività funzionali dell’articolazione sono talmente limitanti da non permettere al soggetto che ne è affetto di toccarsi il volto con la mano.

La borsite alla spalla solitamente viene correlata a:

  • Lesione del tendine (della cuffia dei rotatori);
  • Calcificazione;
  • Infiammazione post-traumatica.

Cause della borsite alla spalla

La borsite è presente in tutte le condizioni di imingement sub-acromiale: quando lo spazio tra  acromion e cuffia è ridotto ; questo può verificarsi per un problema scapolare ( scapola inclinata avanti come nei soggetti cifotici) o per una  morfologia dell’acromion curvo o  uncinato o per la presenza di un becco osseo al di sotto dell’acromion o della clavicola; in molti casi uno squilibrio muscolare (insufficienza dei muscoli abbassato omerali: pettorale, gran dorsale) può facilitare un conflitto e di conseguenza una borsite.

Molto spesso il solo gesto ripetuto dell’arto superiore al di sopra della testa (sportivi che fanno un largo uso dei movimenti della spalla, come tennis, pallavolo, pallanuoto o basket) è il fattore scatenante la borsite.

Alcune attività lavorative pesanti o semplici posture assunte  nell’attività lavorativa  come l’uso esagerato del mouse possono essere la causa dell’insorgenza di una borsite.

alcuni casi un trauma della spalla diretto o indiretto può determinare l’infiammazione della borsa ed instaurare un quadro di dolore importante anche in assenza di altre lesioni.

Cura

Curare la borsite alla spalla richiede del semplice riposo, mentre nella fase più acuta sarà necessario applicare degli impacchi di ghiaccio più volte al giorno, con cicli di 10 o 20 minuti ogni 2 ore.

Possono apportare sollievo dal dolore la patologia anche i farmaci antinfiammatori.

Nel momento in cui questi rimedi contro la borsite alla spalla non dovessero apportare nessun miglioramento, allora il medico ortopedico potrà decidere di proseguire con delle infiltrazioni locali di steroidi.

Il paziente può anche sottoporsi a delle sedute di fisioterapia che hanno uno scopo antinfiammatorio per contrastare la patologia della borsite alla spalla, come gli ultrasuoni o la laser terapia.

Quando la borsite alla spalla si presenta in modo cronico e si individuano delle condizioni meccaniche che la causano , il medico può decidere di effettuare un intervento chirurgico in artroscopia.I tempi di recupero richiedono tra le due e le tre settimane. Al termine di questo periodo di riposo il paziente potrà tornare a svolgere i movimenti funzionali della spalla senza alcun problema.

Prevenzione

Per poter prevenire la borsite alla spalla può essere utile ricorrere a dei piccoli accorgimenti durante lo svolgimento delle normali attività quotidiane o quando si pratica sport:

  • evitare posture scorrette nell’attività lavorativa;
  • Proteggere le articolazioni: soprattutto quando si svolgono dei lavori o delle attività fisiche che richiedono un eccessivo sforzo degli arti superiori;
  • Avere un buon equilibrio muscolare della spalla o Aumentare della forza muscolare (riequilibrio), rinforzare o mantenere tonica la muscolatura dell’articolazione aiuterà a prevenire l’insorgenza o a curare la borsite;
  • Pause frequenti: le pause diventano importanti soprattutto quando si svolge un’attività che richiede il costante movimento della stessa articolazione;
  • Riscaldamento: una marcia o corsa leggera aiutano il corpo prima di passare a delle attività che richiedono un maggiore sforzo fisico.
  • Risulta importante anche lo stretching ad inizio e fine di ogni attività sportiva.

A chi rivolgersi

Quando avverti un dolore persistente alla spalla che non ti permette di svolgere le regolari e normali attività della vita quotidiana, è importante richiedere il prima possibile un consulto presso un medico ortopedico, il quale provvederà ad un’attenta analisi della spalla.

Dopo una prima visita il medico potrà prescrivere la cura più adatta al paziente. Ovviamente la cura può subire delle variazioni in base all’intensità della patologia, del dolore e dell’infiammazione.

In alcuni casi il medico può consigliare delle sedute di fisioterapia, la quale apporta dei benefici nella riduzione o scomparsa della borsite.

Centro d’eccellenza a Roma Flaminio nel trattamento della borsite alla spalla

I dolori alla spalla non devono mai essere sottovalutati perché con il passare del tempo possono aggravarsi e portare a delle situazioni invalidanti.

Per questo motivo quando inizi ad avvertire un dolore cronico e persistente alla spalla devi recarti da Studio Fisiomedical.

Studio Fisiomedical è un centro in cui potrai trovare un’equipe di medici ortopedici specializzati e fisioterapisti che collaborano insieme per poter garantire ai propri pazienti i migliori risultati in tempi brevi.

Verrai assistito passo dopo passo, dalla prima visita in cui verrà diagnosticata la patologia, ad una fase di recupero per una piena e totale guarigione.

Ci trovi in zona Flaminio, Via Andrea Sacchi n.35.

Per maggiori informazioni e per prenotare il tuo appuntamento con uno dei nostri medici ortopedici specialisti puoi chiamare al numero: 0632651337.

infiltrazioni alla spalla

Cosa sono le infiltrazioni alla spalla

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Le infiltrazioni alla spalla sono delle iniezioni che possono essere a base di:

  • acido ialuronico;
  • cortisonici.

Le iniezioni vengono effettuate direttamente:

  • all’interno dell’articolazione, quando parliamo di infiltrazione intra-articolare;
  • vicino all’area dell’articolazione interessata, in quel caso si tratta di infiltrazione peri-articolare.

Negli ultimi anni sempre più patologie dell’apparato locomotore vengono trattate tramite delle terapie infiltrative.

Benefici ed efficacia

Queste terapie vengono utilizzate perché la loro efficacia è notevole, infatti riescono ad avere, sui pazienti, degli effetti benefici rapidi, oltre che un prolungato mantenimento nel tempo.

Le infiltrazioni alla spalla possono migliorare le condizioni di vita di quei pazienti affetti da patologie come artrite reumatoide, artrite psoriasica . Queste sono tutte malattie autoimmuni per le quali non esistono cure specifiche. Tali patologie con il tempo si accentuano, provocando dolori ed infiammazioni articolari, ma grazie alle infiltrazioni è possibile contrastarne i dolori che ne derivano.

A cosa servono

Le infiltrazioni alla spalla sono molto indicate per alleviare i dolori che derivano da malattie come:

  • artrosi delle articolazioni scapolo-omerali e acromion-claveare;
  • borsiti;
  • processi infiammatori.

In particolar modo, l’artrosi provoca lo sfaldamento del rivestimento liscio da cartilagine. Questa patologia non permette all’organismo di produrre il liquido sinoviale necessario che nutre l’articolazione.

Solitamente, quando si tratta di artrosi le infiltrazioni che vengono effettate sul paziente sono a base di acido ialuronico che funge da lubrificante per l’articolazione e la nutre.

L’artrosi è una malattia degenerativa, quindi le infiltrazioni serviranno solo ad alleviare i dolori che ne conseguono. Però se il paziente è affetto da una forma lieve o moderata di artrosi, le infiltrazioni potranno limitarne il progredire e limitare i danni della malattia.

Infiltrazioni con acido ialuronico

Le infiltrazioni alla spalla a base di acido ialuronico vengono effettuate per via intra-articolare, quindi il farmaco viene iniettato direttamente all’interno dell’articolazione danneggiata.

Questo farmaco svolge una funzione lubrificante, rappresentando non solo il liquido sinoviale in carenza all’interno dell’articolazione, ma effettua anche un lavoro di protezione dai traumi.

Alcuni tipi di infiltrazioni a base di acido ialuronico possono contenere un elevato peso molecolare, di conseguenza la loro somministrazione avrà una durata prolungata, in modo tale da non dover ripetere costantemente le infiltrazioni. In queste circostanze l’effetto benefico delle infiltrazioni può durare fino a sei mesi.

Infiltrazioni con cortisonici

Quando si parla di infiltrazioni a base di cortisone ci si riferisce a delle infiltrazioni il cui scopo è quello di un’azione antinfiammatoria ed antidolorifica.

Le infiltrazioni con cortisonici possono essere svolte sia per via intra-articolare, ossia direttamente all’interno dell’articolazione, o peri-articolare, cioè nell’area circostante l’articolazione affetta dall’infiammazione.

Inoltre, queste infiltrazioni possono essere combinate insieme a quelle a base di acido ialuronico, in modo da poter apportare al paziente un maggiore beneficio. Effettuando queste iniezioni combinate, il paziente potrà giovare di una maggiore lubrificazione articolare e una notevole riduzione dei dolori causati dall’infiammazione stessa.

Per quali malattie sono indicate

Le infiltrazioni a base di acido ialuronico o con cortisonici posso essere utilizzate per diverse malattie e in diverse parti del corpo.

In primo luogo, come abbiamo già detto, le infiltrazioni alla spalla possono essere effettuate se il soggetto è affetto da un’artrosi delle articolazioni scapolo-omerale o acromion-claveare, e per ridurre processi infiammatori o borsiti.

Le altre regioni del corpo che possono essere sottoposte a questo tipo di infiltrazioni sono:

  • Ginocchio: nel caso di artrosi al ginocchio e tendiniti;
  • Anca: quando il paziente è affetto da artrosi dell’articolazione coxo-femorale e per le trocanteriti;
  • Piedi: se il soggetto soffre della sindrome del tunnel tarsale, tendinite d’Achille, spine calcaneari, artrosi o artrite dell’articolazione tibio-peroneo-astagalica e dell’articolazione astragalo-calcaneare;
  • Gomito: nel caso in cui il paziente abbia l’epicondilite, ossia la sindrome del gomito del tennista, l’epitrocleite, cioè il gomito del golfista, l’artrosi o artrite che interessa l’articolazione omero-radio-ulnare, e la borsite olecranica;
  • Mani: quando il soggetto è affetto da artrosi, artrite che intacca la parte trapezio-metetacarpale, le articolazioni metacarpo-falangee, la sindrome del tunnel carpale e il dito a scatto.

Chi può farle?

Quando si ha un dolore persistente alla spalla che non permette al paziente di muovere in modo normale e funzionale la spalla o il braccio, è fondamentale recarsi quanto prima presso un medico ortopedico specialista. Quest’ultimo, tramite una visita approfondita, potrà decidere se procedere con una terapia che comprenda delle iniezioni a base di acido ialuronico, a base di cortisonici o entrambi.

Un’altra figura che può effettuare tali infiltrazioni alla spalla può essere anche il medico fisiatra.

Solitamente le infiltrazioni vengono svolte all’interno dell’ambulatorio medico, quindi non è necessario il ricovero ospedaliero.

Quanto dura una seduta?

Effettuare le infiltrazioni per alleviare il dolore e le infiammazioni a carico delle articolazioni ormai è molto semplice oltre ad essere una procedura sempre più frequente in ambito medico.

Sottoporsi a questo tipo di trattamento non richiede molto tempo, infatti, una seduta dura all’incirca dieci minuti e basterà semplicemente effettuare l’iniezione nell’ambulatorio del medico ortopedico o del medico fisiatra.

Quante sedute?

Il numero delle sedute per le infiltrazioni alla spalla dipende dal tipo di composto che viene utilizzato.

Se le infiltrazioni sono a base di acido ialuronico, le iniezioni dovranno essere ripetute dopo 10 o 15 giorni.

Nel caso in cui l’acido ialuronico utilizzato abbia un peso molecolare superiore, le infiltrazioni potranno essere ripetute dopo un periodo che si aggira intorno ai sei mesi.

Infiltrazioni sono dolorose?

Le infiltrazioni alla spalla non richiedono molto tempo, inoltre non sono particolarmente dolorose. Alla fine della seduta basterà applicare un impacco di ghiaccio per qualche minuto.

Controindicazioni

Le infiltrazioni alla spalla hanno delle controindicazioni che si possono distinguere in relative e assolute.

Il paziente non può sottoporsi alle infiltrazioni quando sono presenti le seguenti controindicazioni relative:

  • Sono sotto terapia anticoagulante. Questa terapia potrebbe apportare un elevato rischio di sanguinamento;
  • Glaucoma, in questo caso il paziente non può sottoporsi alle infiltrazioni a base di cortisone;
  • Protesi articolari;
  • Infezioni sistemiche;
  • Diabete scompensato, qui le controindicazioni sono legate solo all’utilizzo di infiltrazioni a base di cortisone.

Le infiltrazioni sono assolutamente vietate e quindi hanno delle controindicazioni assolute quando l’impossibilità di effettuare tale terapia deriva da uno dei seguenti fattori:

  • Allergia al farmaco da iniettare;
  • Infezione o lesione cutanea nell’area in cui deve essere effettuata l’iniezione, come eritemi o pustole;
  • Donne in fase di gestazione;
  • Recenti fratture o traumi;
  • Donne in fase di allattamento;
  • Immunodeficienze;
  • Pazienti affetti da infezioni sistemiche e terapia immunosoppressiva;
  • Versamento ematico nell’articolazione (emartro).

Dove effettuare le infiltrazioni in un ottimo centro a Roma Flaminio

Vivi a Roma e hai bisogno di un consulto specialistico per un problema alla spalla?

Accusi dei dolori frequenti e persistenti all’articolazione quando svolgi delle azioni quotidiane a carico della spalla?

Se stai pensando di risolvere il tuo problema con delle infiltrazioni, Studio Fisiomedical fa al caso tuo.

Da noi troverai una grande equipe di medici ortopedici specializzati. Sarai seguito dall’inizio alla fine del tuo ciclo terapeutico, dalla prima visita ortopedica alla diagnosi.

Troverai una struttura innovativa e nuova nella quale sono presenti anche una palestra in cui è possibile seguire delle lezioni di ginnastica posturale e un box con apparecchiature all’avanguardia.

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Sublussazione spalla roma

Cos’è la sublussazione alla spalla: definizione

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La spalla è composta da diverse articolazioni, le più importanti sono quella della parte superiore dell’omero, definito anche come testa, e la scapola, un osso piatto che si collega alla gabbia toracica.

L’omero si incastra all’interno di un’escrescenza semicircolare, che a sua volta fuoriesce dalla scapola prendendo il nome di cavità glenoidea.

Una sublussazione della spalla si verifica quando la testa dell’omero perde in parte il contatto con la cavità glenoidea. Questa patologia è molto frequente dato che la spalla è una delle articolazioni più mobili del corpo umano.

Da non confondere con la lussazione che, invece, è la perdita totale di continuità articolare tra le due articolazioni.

È importante tenere sotto controllo la stabilità della spalla ed essa dipende dalle condizioni dei tessuti molli che circondano l’articolazione: la cuffia dei rotatori, le cartilagini, il cercine glenoideo e la borsa acromiale.

Più questi tessuti sono danneggiati e più la spalla sarà resa instabile e di conseguenza più soggetta a delle lussazioni o sublussazioni.

Sintomi

I sintomi riconducibili alla sublussazione della spalla sono simili a quelli della lussazione a carico di questa articolazione, per cui non è sempre facile distinguere tra le due.

I sintomi più ricorrenti sono il dolore acuto, l’impossibilità di movimento del braccio e l’infiammazione.

A volte può capitare che il paziente avverta una sensazione di formicolio o intorpidimento nell’area della spalla. Questo sintomo è provocato dalla difficoltà di circolazione sanguigna a causa della modifica subita a carico della normale anatomia articolare.

Non di rado il soggetto che ha subito una sublussazione alla spalla è impossibilitato a muovere il braccio.

Cause della sublussazione alla spalla

Le cause che provocano la sublussazione della spalla possono derivare da due fattori: da eventi traumatici a carico della spalla o da un deterioramento dei tessuti molli che compongono l’articolazione stessa.

Un trauma violento alla spalla, come una caduta, uno strattonamento o un incidente, possono causare delle lesioni al tessuto osseo, ma anche alle parti molli.

Inoltre, lo scivolamento dell’omero potrebbe nuocere ai tendini e legamenti strappandoli, o danneggiare le cartilagini e le strutture dell’area circostante dell’articolazione.

Il deterioramento dei tessuti molli che si trovano nell’articolazione della spalla può essere causato dall’età, da un’immobilità forzata, ma anche da un carico eccessivo della spalla (dovuto ad esempio a  determinati tipi di sport o di lavori manuali). Questo deterioramento dei tessuti molli può aumentare il rischio di sublussazioni.

Il deterioramento dei tessuti molli comporta una deformazione e perdita di forza nell’articolazione che, di conseguenza, potrebbe non essere più in grado di tenere a contatto le strutture articolari.

Cura

Sia che si parli di sublussazione che di lussazione, la prima cosa da fare è recarsi quanto prima da un medico ortopedico che effettuerà la manovra di manipolazione anatomica per far tornare nella loro posizione naturale le superfici articolari. La manovra deve essere effettuata quanto prima in modo tale da evitare che i tendini, i muscoli e le cartilagini ne risentano.

Successivamente, l’arto interessato viene immobilizzato per mezzo di un tutore, in modo tale che l’infiammazione si attenui e le strutture dell’articolazione si rigenerino più in fretta.

Le sublussazioni e lussazioni alla spalla tendono ad essere recidivanti, soprattutto quando non curate in modo adeguato perché così i tessuti danneggiati non hanno la possibilità di ripararsi e perdono, di conseguenza, la stabilità necessaria.

Quindi, una volta effettuata la manovra, il medico ortopedico dovrà valutare se necessario anche intervenite tramite trattamento chirurgico.

Solitamente, l’intervento chirurgico viene effettuato con un procedimento di artroscopia.

Per una completa e totale guarigione è fondamentale la riabilitazione, durante la quale vengono rinforzati i muscoli e viene ridonata la naturale elasticità dei tendini. Grazie a delle sedute di riabilitazione, se eseguite in modo appropriato, il rischio che si verifichino di nuovo delle sublussazioni o lussazioni si riduce notevolmente.

Il bendaggio o il tutore utilizzati, sia dopo la manovra che dopo l’intervento chirurgico, devono essere mantenuti dalle tre alle sei settimane. I tempi di recupero sono importanti per permettere alla struttura di rigenerarsi in modo adeguato, senza rischi di recidive.

Le sedute di fisioterapia ed i tempi di riabilitazione

Le sedute di fisioterapia si basano, sostanzialmente, su esercizi specifici per il rinforzamento muscolare e l’aumento della flessibilità dei tendini.

I tempi di recupero possono variare a seconda della gravità della sublussazione o lussazione della spalla. Il totale recupero delle funzionalità motorie dell’articolazione si verifica dopo tre o quattro mesi. Sarebbe opportuno, però, continuare la riabilitazione anche per più di sei mesi, soprattutto nei casi in cui il paziente si è sottoposto ad un intervento chirurgico.

Le lussazioni alla spalla continuano a ripresentarsi per lo più in soggetti che hanno un’età inferiore ai 30 anni, con una percentuale di circa l’80%. Superati i 30 anni, invece, la possibilità di una lussazione diminuiscono drasticamente.

Prevenzione

Non esiste un modo certo che possa prevenire la sublussazione o lussazione della spalla. Sicuramente, però, è possibile proteggere l’articolazione adoperando delle apposite protezioni alla spalla, soprattutto quando si è in presenza di soggetti che praticano degli sport che ne mettono a repentaglio la stabilità articolare.

A chi rivolgersi

Quando si parla di sublussazione alla spalla bisogna subito rivolgersi al medico ortopedico. Quest’ultimo procederà, dopo un’attenta visita alla spalla, con la manovra di riposizionamento dell’arto ed in seguito, se necessario, ad un intervento chirurgico.

Centro d’eccellenza a Roma Flaminio nel trattamento della sublussazione alla spalla

Hai dolore alla spalla e pensi di avere una sublussazione? Non perdere tempo e recati quanto prima da un medico ortopedico.

Da Studio Fisiomedical troverai una grande equipe di medici ortopedici specializzati nei problemi alla spalla che collaborano insieme a dei fisioterapisti professionisti. Sarai seguito dall’inizio alla fine del tuo ciclo terapeutico, dalla diagnosi alla manovra di riposizionamento e dall’intervento chirurgico, se necessario, alla fase post-operatoria.

Troverai una struttura innovativa e nuova nella quale sono presenti anche una palestra in cui è possibile seguire delle lezioni di ginnastica posturale e un box con apparecchiature all’avanguardia.

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Cervicalgia cos'è

Cervicalgia: cos’è

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Possiamo definire la cervicalgia come un generico dolore al collo localizzato nella parte posteriore del collo, all’altezza delle vertebre del rachide cervicale,che può protrarsi per periodi più o meno lunghi : per mesi, ma anche per anni.

La cervicalgia è un problema che colpisce grande parte della popolazione, soprattutto durante l’età adulta, ed è un disturbo muscolo-scheletrico.

 Circa metà della popolazione mondiale dichiara di aver sofferto almeno una volta di disturbi causati dalla cervicalgia, in particolar modo soggetti con un’età che oscilla tra i 40 ed i 60 anni.

Inoltre, questa patologia colpisce maggiormente pazienti di sesso femminile ma soprattutto persone che svolgono attivita sedentarie.

Sintomi

Il sintomo più ricorrente quando si è soggetti alla cervicalgia è il torcicollo, ossia una condizione dolorosa che ostacola i movimenti naturali del tratto cervicale.

Quando la causa della cervicalgia dipende da problematiche del disco intervetebrale, puo esserci allora un interessamento dei tronche nervosi o delle radici ed  il paziente avvertirà una sensazione di formicolio, intorpidimento e debolezza al braccio ed alla mano.

I sintomi della cervicalgia possono essere acuti o meno intensi, ma tutto dipende dall’origine che causa il dolore.

E’ possibile distinguere tre tipi di cervicalgia:

  • Cervicalgia: il dolore o fastidio si concentra nella zona della cervicale;
  • Cervico-brachiale o brachialgia: la sintomatologia è più estesa, parte dalla cervicale ed arriva fino al braccio;
  • Cervico-cefalica: in questo caso la cervicalgia comporta, oltre al dolore cervicale, anche sintomi come vertigini, alterazioni della vista e difficoltà nel deglutire.

Cause

Le cause che comportano la comparsa della cervicalgia possono essere molte e di varia natura.

Nella maggior parte dei casi le cause che provocano questi dolori, alle spalle e al collo, risiedono in un non sano e corretto stile di vita che di conseguenza accentua lo stress a carico di quella regione della colonna vertebrale.

Un’altra causa da non sottovalutare è anche l’artrosi cervicale, derivante non solo da fattori genetici, post traumatici ma anche da una postura scorretta.

Altri fattori, da non sottovalutare, che possono causare la cervicalgia sono:

  • La sedentarietà e l’assenza di esercizio fisico;
  • Le tensioni psico-emotive, come ad esempio lo stress;
  • Le attività sportive che richiedono sforzi maggiori e svolte in luoghi freddi o umidi;
  • L’assunzione di una postura non idonea sia durante il giorno che durante le ore di sonno;
  • Gli eventi traumatici acuti occasionali, come un incidente sportivo o stradale che provocano il “colpo di frusta”;
  • Alcuni tipi di sport che producto continui micro-insulti lesivi, un esempio possono essere la boxe, il rugby o il football americano;
  • Alcune tipologie di lavoro usuranti e che richiedono sforzi fisici;
  • Le alterazioni delle curvature fisiologiche della colonna vertebrale;
  • Il fumo, che sia attivo o passivo, può aumentare il rischio di contrarre questa patologia, perché aumenta il grado di infiammazione generale dell’organismo.

Diagnosi

Per riuscire ad avere una diagnosi accurata del problema il paziente deve recarsi da un medico ortopedico, che risalirà alla fonte dells causa.

Per poter giungere ad una diagnosi il medico ortopedico utilizzerà diverse tecniche diagnostiche:

  • L’anamnesi, ossia la storia clinica del paziente, attraverso l’analisi attenta dei sintomi accusati, oltre che alla storia clinica familiare, che permette di comprendere se la patologia può essere causata da una questione di predisposizione genetica;
  • Radiografia;
  • Elettromiografia, cioè un esame che permette di studiare la modalità di interazione tra i motoneuroni ed i muscoli di un’area determinata. Questo tipo di test viene effettuato quando il paziente ha delle sensazioni di formicolio, intorpidimento o debolezza muscolare. Per eseguirlo occorrono degli elettrodi di superficie, degli agoelettrodi e l’elettromiografo che serve a registrare l’andamento dell’esame. E’ una procedura a basso rischio e ha una durata variabile dai 30 ai 60 minuti;
  • La tomografia (TC), una diagnostica per immagini che permette di esaminare ogni parte del corpo;
  • La risonanza magnetica.

Prevenzione

E’ possibile prevenire la cervicalgia correggendo quei comportamenti che possono risultare dannosi per la colonna vertebrale, come ad esempio assumere delle posture più idonee, praticare un’attività fisica costante e supervisionata da un istruttore competente o ridurre gli stati psico-emotivi dannosi che si ripercuotono nocivamente sul nostro organismo.

Cura

Innanzitutto per poter curare la cervicalgia bisogna comprenderne la causa scatenante.

Gli approcci da adoperare per poter avere degli effetti benefici nella cura di tale patologia sono: l’alleviamento della rigidità muscolare, la riduzione dell’infiammazione e la correzione della postura.

Per quanto concerne la postura basterà svolgere degli esercizi appositi per alleviare il dolore e donare alla colonna vertebrale una postura più idonea. Questi esercizi possono essere svolti anche nel caso in cui il soggetto riscontri dei problemi di tipo psico-emotivi, infatti, andranno a sciogliere tensioni e stress, oltre che a mobilizzare le vertebre cervicali irrigidite e contratte. In questo caso, risulta fondamentale la figura del fisioterapista che potrà aiutare il paziente per una corretta esecuzione degli esercizi.

Per poter avere dei risultati ottimali gli esercizi devono essere svolti con costanza, lentezza e dolcezza. Gli esercizi per la cervicalgia, se svolti in maniera errata o con movimenti bruschi, possono accentuare i dolori, motivo per la quale è bene svolgerli sempre con la supervisione del fisioterapista.

Tali esercizi possono  non risultano essere efficaci quando la patologia deriva da traumi al collo, come il colpo di frusta. In questo caso il medico ortopedico può decidere di prescrivere al paziente delle terapie alternative:

  • Fisioterapia e terapia manuale l’utilizzo di mezzi fisici e della terapia manuale, possono  risultare  ottimi  rimedi per attenuare e risolvere l problemi di natura infiammatoria. Attraverso la terapia manuale si può intervenire direttamente sulla causa ed il grande vantaggio di tali approcci è soprattutto legato alla mancanza di controindicazioni, salvo nei casi di patologie neoplasiche 
  • Farmaci antinfiammatori che alleviano il dolore senza però agire sull’origine del problema;
  • Farmaci costicosteroidi: hanno un potente effetto antinfiammatorio, in particolare l’applicazione topica o, nei casi di dolore acuto, attraverso iniezione praticata in prossimità delle radici nervose o dei muscoli del collo;
  • Iniezioni con anestetici o oppiodi per alleviare il dolore intenso;
  • Collare ortopedico: il collare può risultare molto utile soprattutto nei casi di cervicalgia causata da un colpo di frusta. Questo esercita una lieve pressione nelle strutture del collo, alleviandone di conseguenza il dolore. Il collare ortopedico è meglio non utilizzarlo per un periodo superiore alle due settimane, tranne che diversa indicazione medica;
  • Ossigeno-ozono terapia: una miscela che allontana la cervicalgia causata da un’ernia. L’ozono ha un potere antinfiammatorio e riduce la pressione discale;
  • Massoterapia: massaggi terapeutici che, attraverso l’utilizzo di diverse tecniche, ha come scopo quello del rilassamento e benessere globale del paziente, soprattutto in aree come la schiena e il collo.

Nel caso in cui il paziente fosse affetto da una forma di cervicalgia  grave, il medico ortopedico potrà decidere se optare per la soluzione chirurgica.

In medicina sono presenti diverse strategie di intervento chirurgico per la cervicalgia:

  • Discectomia anteriore: Intervento adoperato quando il paziente soffre dell’ernia cervicale;
  • Discectomia posteriore: questo tipo di intervento è meno frequente e viene effettuato in casi di ernia cervicale laterale. In questo caso il medico procede con l’innesto di una protesi discale artificiale, sostituendo il disco malato.

A chi rivolgersi

La cervicalgia è una patologia che se trascurata può portare il soggetto che ne è affetto a soffrire di dolori al collo in modo costante e acuto anche per anni.

A volte questa patologia può essere invalidate, motivo pe cui risulta fondamentale consultarsi con un medico ortopedico specialista che possa riconoscere il problema, risalire alla fonte della patologia e creare una diagnosi.

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Da Studio Fisiomedical troverai una grande equipe di medici ortopedici specializzati e, per i casi meno gravi di sciatalgia, potrai usufruire anche di fisioterapisti professionali. Sarai seguito dall’inizio alla fine del tuo ciclo terapeutico, dalla prima visita ortopedica alla totale guarigione.

Troverai una struttura innovativa e nuova nella quale sono presenti anche una palestra in cui è possibile seguire delle lezioni di ginnastica posturale e un box con apparecchiature all’avanguardia.

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Lussazione della spalla

Cos’è la lussazione alla spalla: definizione

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La spalla è un’area del corpo umano composta da cinque articolazioni. L’articolazione più importante prende il nome di articolazione scapolo-omerale o glenomerale. Essa mette in comunicazione la testa dell’omero con la cavità glenoidea della scapola.

La lussazione, a carico della spalla è caratterizzata dalla fuoriuscita, in modo permanente, della testa dell’omero dalla cavità glenoidea della scapola.

Quando si verifica una lussazione si ha la perdita delle relazioni tra i capi articolari dell’articolazione stessa.

L’allontanamento nella zona cartilaginea delle due estremità ossee è provocato dalla rottura, parziale, della capsula e dei legamenti che donano stabilità all’articolazione. A volte queste lesioni possono essere ricondotte a delle lesioni della cartilagine articolare, dei vasi, della cute, dei nervi e delle ossa.

Inoltre, possiamo distinguere le lussazioni in complete ed incomplete. Comunque, qualsiasi sia la lussazione, in entrambi i casi sarà necessario intervenire mediante un intervento esterno, in modo tale da riportare le superfici articolari alla loro giusta posizione anatomica.

Lussazioni complete

Quando si verifica una lussazione completa si è in presenza di un distacco tra le due superfici dell’articolazione.

Lussazioni incomplete

Se si tratta di una lussazione incompleta, invece, i due capi ossei resteranno parzialmente collegati tra loro.

Lussazione alla spalla: tipi

Oltre alle lussazioni complete ed incomplete, possiamo distinguere due tipologie di lussazioni a carico della spalla: anteriore e posteriore.

  • Lussazione anteriore della spalla: in questo caso la testa dell’omero esce dalla cavità glenoidea della spalla, inoltre, si sposta verso il basso e in avanti rispetto alla sua normale posizione anatomica;
  • Lussazione posteriore della spalla: qui la testa dell’omero, una volta uscita dalla cavità glenoidea della spalla, si sposta dietro rispetto alla posizione fisiologica naturale.

Nel 95% dei casi di lussazione, spesso, si tratta della lussazione anteriore. Inoltre, tra le due, la lussazione posteriore sembra essere la più difficile da curare.

Sintomi

Tra i sintomi più frequenti correlati nelle lussazioni alla spalla ci sono:

  • Dolore molto acuto e particolarmente fastidioso;
  • Impossibilità nel movimento;
  • Al tatto, la spalla, perde la sua forma rotonda;
  • Deformità, infatti il braccio può restare ciondolante;
  • Episodi di formicolio.

Cause della lussazione alla spalla

Spesso, la lussazione della spalla è una lesione causata da alcuni sport di contatto, quali: rugby, hockey, baseball, basket, sci o lotta.

Inoltre, sono più soggetti a incorrere a lussazioni alla spalla individui di sesso maschile e con una fascia di età bassa.

Sostanzialmente le cause che provocano una lussazione della spalla derivano da forti eventi traumatici i quali comportano la fuoriuscita dell’omero dalla sua sede naturale, ma i meccanismi lesivi possono essere diversi:

  • Movimento brusco ed improvviso mentre si porta il braccio sopra la testa (lancio del baseball);
  • Sovraccarico dei muscoli stabilizzatori dovuta ad un allenamento troppo intensivo;
  • Urto violento con un ostacolo o un avversario;
  • Un trauma intenso con il braccio intraruotato, tipicamente con questo tipo di trauma si verifica una lussazione posteriore;
  • Iperlassità acquisita, un’instabilità dell’articolazione causata da precedenti lussazioni;
  • Iperlassità congenita, la naturale predisposizione all’instabilità dell’articolazione;
  • Caduta con il braccio in posizione extraruotata, questa situazione si verifica spesso quando si cade perché si tende a proteggere il corpo facendo perno sul braccio e appoggiandolo dunque verso l’esterno;
  • Uno strattonamento violento del braccio verso dietro o verso l’esterno, questa condizione si può verificare, ad esempio, durante delle partite di rugby.

Cura

La lussazione della spalla necessita di un intervento di riposizionamento tempestivo.

La manovra di riposizionamento deve essere effettuata esclusivamente da un medico, dopo aver effettuato una radiografia di accertamento, inoltre, spesso la manovra viene effettuata dopo aver anestetizzato l’area in modo tale da ridurre il dolore.

Una volta effettuata la manovra, viene eseguita una seconda radiografia per essere sicuri che l’omero sia tornato alla sua posizione originale. Successivamente, il braccio deve essere immobilizzato per mezzo di un tutore. L’immobilità dell’arto durerà una o due settimane, mentre per gli atleti il periodo di immobilità forzata viene prolungato per garantire la totale guarigione delle strutture anatomiche.

Sarebbe opportuno praticare degli esercizi di mobilità  e di potenziamento muscolare, soprattutto quando il paziente pratica degli sport che lo espongono al rischio di ricorrenti lussazioni.

Le lussazioni alla spalla continuano a ripresentarsi per lo più in soggetti che hanno un’età inferiore ai 30 anni, con una percentuale di circa l’80%. Superati i 30 anni, invece, la possibilità di una lussazione diminuiscono drasticamente.

È molto importante anche la fase di riabilitazione che però si differenzia in base all’età del paziente, alla recidività della lussazione e alla gravità della stessa.

Quando le lussazioni alla spalla sono frequenti il modo migliore per porre fine alla recidività risulterà essere l’intervento chirurgico.

Intervento chirurgico

Quando il paziente è un giovane atleta, soggetto a frequenti lussazioni, l’intervento alla quale viene sottoposto è il riposizionamento in artroscopia del labbro glenoideo e dei legamenti articolari.

Il 95% dei pazienti che hanno subito l’intervento chirurgico riprendono senza problemi le normali attività atletiche e quotidiane, senza riportare alcun danno o una nuova lussazione.

Un altro tipo di intervento è quello considerato a cielo aperto. Questo intervento sembra ridurre ancora di più la possibile ricomparsa di lussazioni alla spalla, ma risulta essere più invasivo.

Dopo un intervento chirurgico i tempi di guarigione oscillano dai 45 ai 180 giorni.

Invece, se il paziente ricorre ad un trattamento conservativo, le attività fisiche leggere potranno essere riprese già dopo le 2 o 4 settimane.

Prevenzione

Prevenire le lussazioni della spalla non è possibile, ma di certo si possono utilizzare delle protezioni adeguate per proteggere la spalla da eventuali traumi o urti violenti, soprattutto quando si parla di atleti che praticano sport di contatto.

Diagnosi

Diagnosticare una lussazione alla spalla è molto spesso visibile ad occhio nudo o palpabile.

Come detto in precedenza, prima di procedere con la manovra di riposizionamento, il medico ortopedico può sottoporre il paziente a delle indagini diagnostiche come la risonanza magnetica o radiografie.

Tramite questi ulteriori esami è possibile verificare se sono presenti altre problematiche come lesioni ai vasi, ai nervi o fratture ossee.

Se, invece, la lussazione della spalla è posteriore bisognerà avvalersi di tecniche radiografiche speciali.

A chi rivolgersi

La figura del medico ortopedico è di fondamentale importanza quando si parla di lussazioni alla spalla. Quest’ultimo può provvedere in un primo momento alla manipolazione dell’arto, riposizionando l’omero nella sua cavità fisiologica.

Centro d’eccellenza a Roma Flaminio nel trattamento della lussazione alla spalla

Pensi di avere una lussazione alla spalla? Non perdere tempo e recati quanto prima da un medico ortopedico.

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periartite spalla

Cos’è la periartrite alla spalla: definizione

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La periartrite alla spalla  o spalla congelata, è una patologia cronica che coinvolge  l’articolazione scapolo-omerale. Questa malattia si manifesta con l’infiammazione cronica e l’irrigidimento della capsula articolare.

La periartrite alla spalla è una patologia che si presenta in modo graduale e, spesso, ha un’evoluzione benigna, ossia non grave, però è importante precisare che il processo di guarigione è molto lungo.

Infatti, il percorso che porta il paziente ad una completa ripresa può durare anche qualche mese.
Sintomi

I sintomi riconducibili alla periartrite della spalla si manifestano in modo lento e graduale.

Solitamente il soggetto avverte dolore e un senso di rigidità nell’area della spalla.

Per quanto riguarda il dolore, questo spesso si presenta in modo sordo, cioè tende a peggiorare quando il paziente effettua dei movimenti dell’articolazione a livello scapolo-omerale. Il dolore può essere avvertito anche durante la notte se, il soggetto incosciente, poggia sul letto la spalla già dolorante.

Inoltre, i movimenti dell’articolazione scapolo-omerale sono resi difficili a causa di una mobilità articolare ridotta. Questa condizione spesso ostacola notevolmente lo svolgimento delle attività quotidiane a carico della spalla. Diventa difficile qualsiasi mansione come anche quella più semplice del vestirsi.

Possiamo distinguere tre fasi sintomatologiche quando si è affetti da periartrite alla spalla: fase di congelamento, fase congelata e fase di risoluzione.

Fase di congelamento

La prima fase della periartrite alla spalla è la fase di congelamento. In questa fase il sintomo predominante è il dolore alla spalla, mentre la rigidità dell’articolazione si presenta in modo lieve.

La durata della prima fase di questa patologia può durare dai 6 ai 9 mesi.

Fase congelata

La seconda fase della periartrite alla spalla dura dai 4 ai 12 mesi. Questa fase è identificata come fase congelata. In questo periodo il dolore alla spalla si attenua, però aumenta in modo esponenziale il senso di rigidità articolare. Durante questa fase diventa difficile qualsiasi tipo di movimento a carico degli arti superiori.

Cause della periartrite alla spalla

La periartrite alla spalla si manifesta in conseguenza ad un’infiammazione della capsula articolare scapolo-omerale. La capsula si inspessisce, diventa molto più rigida del normale e mostra segni di retrazione.

Risalire alle cause che possono provocare la comparsa della periartrite alla spalla non è del tutto semplice. Secondo alcuni studi ci sono dei fattori di rischio o malattie che ne possono portarne la comparsa.

Innanzitutto, è importante sottolineare che i soggetti più a rischio e dunque predisposti alla malattia sono gli individui per lo più di sesso femminile e con un’età superiore ai 40.

Questi due fattori, ovviamente non sono gli unici che possano provocare la malattia. Vediamo insieme le possibili altre cause:

  • Il morbo di Parkinson;
  • Le malattie che interessano il cuore;
  • Il tumore al seno con una conseguente mastectomia, ossia l’asportazione chirurgica della mammella;
  • La tubercolosi;
  • Il diabete mellito;
  • Le malattie che intaccano la tiroide, come ad esempio l’ipertiroidismo o ipotiroidismo;
  • Un periodo di immobilità forzata della spalla a seguito di un infortunio a carico della cuffia dei rotatori, dopo una frattura dell’omero, un intervento chirurgico o ad un caso di ictus;
  • Le malattie polmonari;
  • La tubercolosi.

Cura

Oggi per curare la spalla congelata  si possono effettuare dei trattamenti sintomatici, cioè dei trattamenti che possono alleviare il dolore e la rigidità della spalla, senza però curare effettivamente la spalla.

La cura che viene adottata per ogni singolo individuo può variare in base all’intensità dei sintomi riportati dal paziente. Per poter diminuire la sintomatologia dolorosa e di rigidità articolare si potranno scegliere dei trattamenti più o meno invasivi.

Trattamenti poco invasivi

Tra le cure meno invasive per quanto riguarda la periartrite alla spalla abbiamo:

  • FANS: L’assunzione di farmaci antinfiammatori a base di paracetamolo, che riducono il dolore e l’infiammazione;
  • Fisioterapia: per l’allungamento e rinforzo dei muscoli della spalla ed esercizi per migliorare la mobilità dell’articolazione scapolo-omerale. Oltre all’utilizzo della terapia fisica che puo attenuare il dolore e l’infiammazione.

Trattamenti invasivi

Per quanto riguarda i trattamenti invasivi sono presenti:

  • Infiltrazioni: le iniezioni a base di corticosteroidi somministrate direttamente nell’articolazione. Queste infiltrazioni hanno un potente effetto antidolorifico, però bisogna sempre fare attenzione nell’utilizzo di questi corticosteroidi perché a lungo andare potrebbero provocare degli effetti indesiderati;
  • Idro-distensione articolare: si procede con l’anestesia locale dell’articolazione con la successiva infiltrazione di una soluzione fisiologica, che ha come scopo quella di distendere la capsula articolare e di conseguenza la rende meno rigida;
  • Manipolazione: è possibile eseguire una manipolazione alla spalla in anestesia generale. Questo trattamento prevede la mobilizzazione dell’articolazione scapolo-omerale con lo scopo di rilassare i tessuti cicatrizzati presenti nella capsula articolare. Però la buona riuscita di questo trattamento non è del tutto assicurata;
  • Intervento chirurgico: questa, senza dubbio, è la soluzione più invasiva per porre un rimedio alla periartrite alla spalla. L’intervento viene svolto in artroscopia, durante la quale il medico chirurgo rimuove il tessuto cicatriziale presente nella capsula dell’articolazione scapolo-omerale. Quando un soggetto è affetto dalla periartrite alla spalla è raro che venga sottoposto a questo intervento chirurgico, infatti, vi si ricorre solo nei casi estremi in cui i trattamenti sopracitati non apportato nessun beneficio all’arto.

Prevenzione

Per poter prevenire la periartrite alla spalla può risultare di fondamentale importanza agire in modo tempestivo sulle cause che la possono provocare.

Ad esempio, in caso di infortunio con una conseguente immobilità forzata, per prevenire l’effetto della spalla congelata sarà necessario evitare l’eccessiva immobilizzazione.

A chi rivolgersi

Quando si inizia a percepire dolore all’articolazione della spalla o una rigidità che non permette di poter svolgere le quotidiane e normali attività allora è meglio rivolgersi quanto prima ad un medico ortopedico, il quale provvederà ad un’attenta diagnosi.

Diagnosi

È possibile diagnosticare la periartrite alla spalla attraverso un’anamnesi, ossia la storia clinica del paziente, la sintomatologia ed un esame obiettivo.

Quest’ultimo prevede l’esecuzione di alcuni movimenti che, nel caso di presenza della patologia, provocherebbero dolore e difficoltà di movenza. A volte, il medico ortopedico, può decidere di svolgere tale esame attraverso una valutazione della mobilità passiva, cioè sarà il medico stesso a muovere l’articolazione per poterne, successivamente, stabilire il grado di rigidità.

Qualora le suddette analisi di ricerca non dovessero bastare per completare il quadro clinico del paziente in modo esaustivo, allora il medico ortopedico potrà richiedere l’esecuzione di altri esami di imaging, i quali sono:

  • La risonanza magnetica;
  • La radiografia;
  • L’ecografia dei tessuti molli presenti nell’area dell’articolazione.

Centro d’eccellenza a Roma Flaminio nel trattamento della periartrite alla spalla

Se hai dolori persistenti alla spalla e difficoltà nel muovere l’articolazione ti consigliamo di recarti quanto prima presso un centro specializzato.

Studio Fisiomedical è un centro in cui potrai trovare un’equipe di medici ortopedici specializzati e fisioterapisti che collaborano insieme per poter dare ai pazienti i migliori risultati.

Verrai assistito passo dopo passo, dalla prima visita in cui verrà diagnosticato il problema, alla riabilitazione per una piena e totale guarigione.

Studio Fisiomedical si trova in zona Flaminio, Via Andrea Sacchi n.35.

Per maggiori informazioni e per prenotare il tuo appuntamento con uno dei nostri medici ortopedici specialisti puoi chiamare al numero: 0632651337

 

pubalgia Roma

Pubalgia: cos’è

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Con il termine pubalgia si intende una patologia dolorosa che intacca la zona sovra- pubica, la sede inguinale o l’interno coscia.

Questa malattia colpisce in modo particolare gli sportivi. Non ne sono esclusi anche i soggetti che pur non svolgendo attività fisica particolarmente impegnativa, attuano dei movimenti che comportano il dolore acuto nella sede inguinale o pubica.

Categorie di pubalgia

Si possono distinguere tre diverse categorie di pubalgia:

  • Tendinopatia inserzionale: in questo caso la malattia è causata da microtraumi ripetuti a carico dei muscoli addominali e dei muscoli adduttori della coscia. Nella sinfisi pubica, ossia l’articolazione di tipo cartilaginea che mette in comunicazione l’osso del pube destro con quello sinistro, rappresenta la zona in cui le forze ascendenti e discendenti dei muscoli coinvolti si scaricano;
  • Sindrome sinfisiaria: questa forma di pubalgia si manifesta soprattutto in soggetti che si trovano nell’età dello sviluppo ed è causata da microtraumi indotti dai muscoli adduttori che agiscono in allungamento e in modo non bilanciato fra i due arti, creando così una sorta di cedimento a livello della sinfisi. Questa sindome comporta una sorta di squilibrio ed instabilità nella zona del bacino;
  • Sindrome della guaina del retto addominale (o del nervo perforante del retto addominale del calciatore): questa sindrome è causata proprio dal gesto del calciare che provoca una forte tensione a livello della muscolatura addominale. Tale tensione determina una fissurazione della fascia superficiale con un conseguente stiramento e compressione a carico del nervo perforante dalla quale nasce la sindrome.

Sintomi

I sintomi che caratterizzano la malattia della pubalgia sono abbastanza riconoscibili. Solitamente essa inizia con un dolore che, partendo dalla zona pubica, si espande fino all’interno coscia e nei casi più gravi e rari coinvolge anche la zona retropubica. A volte la pubalgia può provocare anche fastidi durante la minzione.

Nella fase iniziale della patologia il dolore è presente solo al momento del risveglio e quando si svolge un’attività fisica.

Quando il fastidio o il dolore tendono a sparire con il movimento, si tratterà di un problema legato ad un leggero sovraccarico. Proprio in questo momento sarà opportuno eliminare il problema.

Quando il soggetto decide di continuare l’attività fisica nonostante il dolore in quel caso può aggravare la situazione. In questo caso il dolore diventa acuto e si intensifica durante i momenti di maggiore sforzo o nell’esecuzione di movimenti bruschi.

Cause

Le cause che comportano la comparsa della pubalgia possono essere collegate al rapporto fra denti, malocclusione e postura. La possibilità di precontatti comporta delle tensioni muscolari che attraverso l’articolazione temporo-mandibolare vengono trasmesse al sistema muscolo articolare del collo e del tratto cervicale con conseguenti ripercussioni sul sistema posturale.

Non di rado le donne in gravidanza soffrono anch’esse di pubalgia, provocata dal rilassamento della sinfisi pubica causata dal rilascio dell’ormone relaxina che, a sua volta rende le articolazioni più rilassate.

Altre cause che provocano la pubalgia possono essere degli errori durante l’allenamento o delle irregolarità nel terreno di gioco.

Ciò che provoca l’effetto doloroso della pubalgia è il sovraccarico funzionale associato ai microtraumi susseguiti nel tempo, come un allenamento eccessivo o troppo intensivo.

Gli atleti che sono più soggetti a contrarre questa malattia sono i calciatori. Ciò che li rende più a rischio nel contrarre la patologia sono gli scatti, i calci e i dribbling.

La pubalgia richiede una diagnosi ben specifica e dunque riconoscere la causa che la provoca diventa di fondamentale importanza. Proprio per questo motivo quando si inizia a percepire dolore o fastidio nella zona pubica è importante recarsi quanto prima da un medico specialista che provvederà a darvi la corretta diagnosi ed una cura appropriata.

Diagnosi

Per avere una diagnosi certa in caso di pubalgia è necessario recarsi presso uno specialista ortopedico o  fisiatra. La visita si basa sull’osservazione clinica durante la quale lo specialista risalirà alla sede, tipologia e causa della patologia.

A seconda della tipologia e gravità della pubalgia, il medico potrà richiedere ulteriori esami come: una radiografia del bacino, l’ecografia o anche la risonanza magnetica.

Prevenzione

I modi più efficaci per poter prevenire la patologia della pubalgia si basano su dei semplici accorgimenti.

Un buon metodo per prevenire la pubalgia risiede nell’utilizzo di calzature adeguate e comode che diano al piede il giusto spazio e che consentano al corpo il giusto equilibrio.

Quando si tratta di sportivi, sarebbe meglio, per prevenire l’insorgenza della malattia,  evitare di allenarsi su delle superfici troppo dure.

Un altro metodo che può rivelarsi importante nella prevenzione alla pubalgia è la rieducazione posturale che consente allo scheletro di recuperare il proprio assetto in modo corretto, in particolare nel tratto che riguarda la parte lombare e quella del bacino.

Cura

Quando la pubalgia si presenta con un dolore acuto il paziente dovrà osservare un periodo di assoluto riposo accompagnato ad una terapia medica ed infine concludere con delle sedute di fisioterapia. Il riposo varia a seconda della gravità, infatti i tempi di recupero vanno da una settimana fino a diversi mesi.

Per ridurre il dolore è consigliata l’applicazione di impacchi di ghiaccio da ripetere 2 o 3 volte al giorno e, se il medico li prescrive, l’assunzione di antinfiammatori.

Il paziente soggetto da pubalgia cronica, oltre ad utilizzare le terapie mediche, può sottoporsi al recupero funzionale mediante un’attività fisica incentrata a:

  • Allungamento della colonna vertebrale tramite il metodo Mezieres, che ha lo scopo di disciplinare la struttura del corpo, o Souchard, il quale obiettivo è quello di allungare i muscoli della statica e sospensori, migliorando la la postura a livello globale;
  • Allungamento della muscolatura adduttoria;
  • Fisioterapia con utilizzo di mezzi fisici quali le onde d’urto e la laserterapia;
  • Riprogrammazione dello schema motorio tramite oscillazioni e slanci degli arti inferiori, come diversi tipi di corsa.

A chi rivolgersi

Nel momento in cui il paziente avverte un dolore nella zona pubica, sede inguinale o nell’interno coscia, sarebbe opportuno recarsi da un medico fisiatra o ortopedico. In un secondo momento il medico potrebbe decidere, dopo aver effettuato la diagnosi, di far fare al paziente delle sedute di riabilitazione.

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Sindrome vertiginosa Roma Flaminio

Sindrome vertiginosa: cos’è

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La sindrome vertiginosa è l’alterazione della percezione sensoriale della persona.

Questa sindrome comporta una perdita di equilibrio da parte dell’individuo.

I soggetti colpiti da tale patologia, spesso, hanno più di quarant’anni e la frequenza delle vertigini aumenta con il passare degli anni.

Il sistema neurologico vestibolare serve a dare la sensazione di stabilità, movimento e orientamento rispetto alla gravità. Questo sistema neurologico è formato da diversi distretti anatomici:

  • Nuclei del tronco encefalico e del cervelletto;
  • Apparato vestibolare dell’orecchio interno;
  • VIII nervo cranico, denominato cocleo vestibolare, che conduce i segnali provenienti dall’apparato vestibolare alle componenti centrali del sistema nervoso.

Quando parliamo dell’apparato vestibolare dell’orecchio o del VIII nervo cranico, allora i disturbi della sindrome vertiginosa verranno considerati periferici.

Quando invece siamo in presenza di una sindrome vertiginosa che prende vita dal distretto anatomico del nucleo del tronco encefalico e del cervelletto, in quel caso è una patologia considerata centrale provocata, solitamente, da disturbi vascolari, come ad esempio infarti, ischemie o tumori.

Tipologia di sindrome vertiginosa

La sindrome vertiginosa può essere suddivisa in:

  • Oggettiva: prende spesso origine dalla zona periferica;
  • Soggettiva: con origine centrale;
  • Altri disturbi dell’equilibrio.

Oggettiva

La sindrome vertiginosa oggettiva è caratterizzata dalla sensazione di rotazione dell’ambiente. Questa caratteristica si presenta con una certa intensità e con un’insorgenza improvvisa.

Solitamente questo stato vertiginoso è accompagnato ad uno stato ansioso, nausea, vomito, sudorazione, dissenteria o tachicardia. Tutte situazioni che limitano le attività quotidiane.

Spesso la sindrome vertiginosa tende a risolversi o attenuarsi spontaneamente nel giro di qualche giorno.

Soggettiva

La sindrome vertiginosa soggettiva è caratterizzata dalla sensazione del movimento del capo rispetto all’ambiente circostante. La sindrome soggettiva però è meno frequente rispetto a quella oggettiva.

Altri disturbi dell’equilibrio

In questa categoria sono compresi sintomi come disturbi dell’equilibrio, incertezza nel movimento, cadute o svenimenti.

Cause

Le cause riconducibili alla sindrome vertiginosa possono essere varie e tra le più frequenti ci sono:

  • Cupololitiasi: la rotazione intensa scatenata dal movimento del capo e della persona;
  • Neuronite vestibolare: provocata da un virus;
  • Malattia di Meniere: comporta la perdita di udito o fischi, oltre ad episodi di vertigini molto acute il paziente è soggetto ad episodi di nausea o vomito;
  • Labirintite: infezione virale o batterica a carico dell’orecchio;
  • Vertigine parossistica posizionale: è la forma di sindrome vertiginosa più comune e allo stesso tempo facilmente curata tramite delle manovre liberatorie eseguite da un esperto;
  • Pseudovertigini: non è presente la vera e propria vertigine e sono provocate da diversi tipi di patologie, come ad esempio esiti di colpi di frusta, discopatie o artrosi cervicale.

Invece, le cause meno frequenti che portano alla comparsa della sindrome vertiginosa sono:

  • Traumi cranici;
  • Fratture dell’osso temporale;
  • Farmaci ototossici;
  • Otite media: causata da un’infezione virale o batterica;
  • Neurinoma dell’acustico: un tumore benigno che intacca il nervo acustico.

Diagnosi

Per riuscire a comprendere ciò che comporta la sindrome vertiginosa è importante recarsi da un medico specialista otorinolaringoiatra, il quale provvederà alla stesura di una diagnosi.

Il medico giungerà ad una diagnosi attraverso un’attenta analisi della storia clinica del paziente ed una visita accurata che porterà, infine, ad una terapia adeguata.

Dopo la visita, il medico, potrà decidere se approfondire le ricerche diagnostiche tramite l’esecuzione di altri accertamenti:

  • Prove vestibolari: denominate anche prove di Romberg, prevedono che il paziente stia fermo in piedi con gli occhi aperti e successivamente chiusi. L’esame valuta il numero di oscillazioni del corpo e la loro direzione. Viene anche studiato il riflesso vestibolo-oculomotore, attraverso l’osservazione del nistagmo, ossia una serie di movimenti involontari oscillatori degli occhi, mediante l’utilizzo di appositi occhiali (occhiali di Frenzel) o attraverso la registrazione con la telecamera (video-oculoscopia). Tramite queste prove il medico potrà capire se gli episodi vertiginosi derivino da un deficit vestibolare. Inoltre, questo test non è doloroso, anche se a volte le vertigini provocate possono essere violente tanto da provocare nausea, fastidio che solitamente termina dopo 2 o 3 minuti. Sarebbe meglio che il paziente venisse accompagnato da un parente e che non assuma cibi nelle tre ore precedenti al test. Anche l’assunzione dei farmaci è sconsigliata prima dell’esame perchè potrebbe interferire con l’esito finale.
  • Audiometria con Impedenzometria: questo test è indolore e non invasivo. Prevede l’utilizzo di una sonda, provvista di una punta di plastica morbida. Tale sonda viene posizionata all’interno del meato acustico. Lo strumento emette un tono puro e misura il riflesso del suono dalla membrana timpanica, mentre il medico varia la pressione dell’aria nel condotto uditivo esterno. La sonda, chiamata impedenzometro, emette una pressione sonora variabile, sia positiva che negativa. Solitamente questo esame dura cinque minuti.
  • Risonanza magnetica con il mezzo di contrasto: adeguata nel caso in cui il medico sospetti la presenza di masse tumorali o problemi vascolari.

Cura

Come detto in precedenza, alcuni casi di vertigini possono scomparire nel giro di qualche giorno e senza l’ausilio di specifici trattamenti.

I pazienti soggetti ad attacchi acuti di vertigini devono stare a riposo per uno o due giorni, ma per chi è soggetto a tali episodi in modo ripetuto nel corso dei mesi, o addirittura anni, allora potrebbe essere affetto dalla malattia di Ménière, sindrome che, oltre alle vertigini acute, porta al paziente nausea e vomito.

Nel caso in cui il paziente fosse affetto da questa malattia il medico specialista potrà prescrivere una cura farmacologica, ma se quest’ultima non dovesse fare effetto, allora si dovrà procedere tramite intervento chirurgico.

La terapia chirurgica prevede la decompressione del sacco endolinfatico, per mezzo di una mastoidectomia o la tecnica di deafferentazione vestibolare.

Inoltre, una volta scovato il motivo che provoca le vertigini, si può procedere anche tramite una serie di esercizi che prevedono dei movimenti semplici della testa.

La manovra di Epley è utilizzata per trattare le vertigini quando si è in presenza di una sindrome vertiginosa parossistica posizionale benigna.

Per quanto riguarda i farmaci che possono apportare sollievo al paziente affetto da vertigini, nella fase iniziale, possono essere gli antistaminici.

Inoltre, da non sottovalutare sono anche i percorsi di riabilitazione vestibolare, basati su una serie di esercizi appositamente pensati per pazienti soggetti a vertigini o problemi di equilibrio.

A chi rivolgersi

Quando un soggetto è affetto da una sindrome vertiginosa, sia che essa si presenti sporadicamente che con una continua frequenza, è importante rivolgersi ad un medico specialista otorinolaringoiatra.

Quest’ultimo provvederà ad un’attenta analisi dei sintomi e dei disturbi del paziente per giungere ad una diagnosi e ad un’adeguata cura.

Dove trovare un centro per la sindrome vertiginosa a Roma

Se hai ricorrenti episodi vertiginosi che non ti permettono di vivere in modo regolare la tua quotidianità?

La cosa migliore da fare è recarti quanto prima da un medico otorinolaringoiatra specializzato che possa seguirti passo dopo passo nel processo di guarigione.

Studio Fisiomedical è il centro che fa per te. Potrai richiedere delle visite specialistiche ed essere seguito da un’equipe di medici esperti e fisioterapisti che collaborano insieme per poter aiutare nel modo migliore il paziente.

Studio Fisiomedical si trova in zona Flaminio, Via Andrea Sacchi n.35.

Per maggiori informazioni e per prenotare il tuo appuntamento con uno dei nostri medici specialisti puoi chiamare al numero: 0632651337

 

Lesione del Menisco Roma

Lesione del menisco: cos’è

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L’articolazione del ginocchio è la più grande del corpo umano.

Essa è formata dall’incontro di tre ossa: femore (coscia), tibia (gamba) e rotula.

I menischi sono due cuscinetti di struttura fibrocartilaginea a forma di “C” interposti tra femore e tibia.

La loro funzione principale è quella di assorbire gli urti a cui il ginocchio è sottoposto ogni giorno, permettendo una migliore distribuzione dei carichi sulla cartilagine articolare e una corretta meccanica di movimento.

Le lesioni al menisco sono molto comuni, soprattutto tra gli sportivi. Ciò che può comportare la rottura del menisco può anche derivare da una rotazione o una torsione forzata dell’articolazione.

Esistono diversi tipi di lesioni al menisco:

  • Verticali: causate da forze esercitate sul ginocchio in compressione;
  • Orizzontali: derivanti da forze di taglio, come la torsione del ginocchio;
  • Complesse: si verifica quando sono presenti delle lesioni sia di tipo verticale che di tipo orizzontale.

Sintomi

I sintomi correlati alla lesione o rottura del menisco si differenziano in base al tipo e alla posizione. In molti casi non si percepisce nessun tipo di sintomo, in particolar modo nella fase iniziale e soprattutto a seguito di rotture degenerative e in assenza di altri danni.

I sintomi più ricorrenti causati dalla lesione del menisco sono:

  • Dolore, che peggiora quando si distende la gamba o, in caso di persone sportive, caricando il peso durante la corsa;
  • Gonfiore, che spesso è associato al dolore;
  • Blocco articolare, si ha difficoltà a muovere o stendere il ginocchio. La rigidità all’articolazione è provocata da frammenti di menisco lesionato che interferiscono con la normale mobilità del ginocchio;
  • Schiocco, è raro percepirlo ma può comunque essere presente quando si verifica una lesione del menisco.

Nel caso di uno sportivo, il dolore non sempre si manifesta immediatamente. I primi sintomi iniziano a verificarsi dopo 2 o 3 giorni, quando il ginocchio, oltre ad essere dolorante, sarà anche gonfio e rigido.

Se non si provvede quanto prima a rimediare al danno nell’articolazione può staccarsi un pezzo di menisco e muoversi liberamente all’interno dell’articolazione. Questo fenomeno può causare degli slittamenti, schiocchi o dei veri e propri blocchi al ginocchio.

Cause

La lesione del menisco è la più comune lesione del ginocchio e può avvenire a causa di un processo degenerativo (ad esempio in caso di lavori che obbligano in maniera eccessiva a una certa posizione) oppure in seguito a traumi di varia origine, tra cui quelli di tipo sportivo (distorsioni).

Anche banali movimenti della vita quotidiana come l’accovacciamento, l’entrare e uscire da una autovettura possono provocare uno stress al menisco e successivamente una lesione.

Capita molto spesso che la rottura del menisco si manifesti a causa dell’attività sportiva. Gli sport che mettono a repentaglio l’integrità del menisco sono principalmente il calcio e lo sci.

Sono più rare le lesioni a carico del menisco a seguito di un’iperflessione o iperstensione, come calciare la palla a vuoto, o ancora in caso di contatti diretti.

Quando i soggetti, invece, sono anziani il rischio che si presenti una lesione del menisco durante delle semplici e normali attività quotidiane è molto alto. Se si verifica una rottura del menisco in queste circostanze, la causa risiede principalmente nella fisiologia degenerativa alla quale va incontro il tessuto articolare.

Cura

Per poter curare le lesioni al menisco si può intervenire tramite trattamenti conservativi o, nei casi più gravi e dopo aver attuato prima una cura non invasiva, il medico ortopedico potrà decidere se intervenire tramite un trattamento chirurgico.

Trattamento conservativo

Il trattamento conservativo solitamente è indicato come prima linea di trattamento soprattutto in caso di lesioni meniscali di tipo degenerativo in pazienti di non più giovane età.

I trattamenti consistono nel riposo articolare, ghiaccio, utilizzo di terapia antinfiammatoria e successivamente fisioterapia e terapia fisica. Spesso si può ottenere beneficio anche dalla terapia infiltrativa con acido ialuronico.

Se il trattamento conservativo fallisce oppure in caso di giovane età del paziente, di blocco articolare o di lesione traumatica, è necessario intervenire chirurgicamente.

Trattamento chirurgico

Il medico ortopedico deciderà se intervenire in modo chirurgico dopo aver attuato dei trattamenti conservativi che però non hanno avuto il successo desiderato.

La lesione meniscale viene suturata, ma purtroppo molto spesso è necessario rimuovere la parte di menisco lesionata. L’intervento viene eseguito con tecnica artroscopica.

Questo tipo di intervento consente di operare all’interno delle articolazioni attraverso l’esecuzione di due piccole incisioni anteriori del ginocchio, senza aprire le stesse. Tale metodica permette l’ispezione e la visione direttamente dell’interno delle articolazioni mediante l’uso di particolari microscopi di piccole dimensioni (gli artroscopi), grazie ai quali capacità diagnostiche e accuratezza sono enormemente amplificate.

Tale intervento è quasi sempre eseguito in anestesia locale, dura circa 30/45 minuti e prevede un giorno di ricovero del paziente (Day Surgery).

Per il recupero completo della funzionalità dell’articolazione del ginocchio è indispensabile la riabilitazione. Il programma riabilitativo si basa su specifici esercizi che permettono un recupero completo della motilità e del tono trofismo muscolare della coscia e della gamba.

Prevenzione

La prevenzione delle lesioni traumatiche si ottiene ponendo particolare attenzione alla sicurezza quando si svolgono attività sportive anche non agonistiche e mantenendo sempre un buon tono della muscolatura. Può anche essere utile correggere fattori predisponenti come la deviazione dell’asse delle gambe (ginocchio varo e valgo) o eventuali lesioni legamentose.

Un ulteriore fattore di rischio che può comportare la lesione del menisco è il sovrappeso. Quando il paziente è affetto da un processo di lesione al menisco di tipo degenerativo sarà necessario evitare il peso in più del corpo con una dieta equilibrata associata ad una regolare attività fisica.

Diagnosi

Il primo passo per avere una diagnosi certa è sicuramente recarsi da un medico ortopedico. Quest’ultimo provvederà ad effettuare un esame dell’articolazione ed alcuni test specifici che consentono di valutare l’integrità o meno dei menischi: test di Apley, test di McMurray e la palpazione della rima articolare, cioè il punto di snodo del ginocchio.

A questo si aggiungono gli esami strumentali che includono l’esame radiografico del ginocchio e la risonanza magnetica, che rappresenta l’esame più idoneo per la diagnosi delle lesione meniscali e permette anche la valutazione dello stato dei legamenti e della cartilagine.

Test di Apley

Durante il test di Apley il paziente è disteso e tiene il ginocchio piegato, di circa 600, il medico ortopedico blocca la parte posteriore della coscia e comprime l’articolazione premendo la pianta del piede. Successivamente, ruota la tibia verso l’interno (menisco mediale) o verso la parte esterna (menisco laterale).

Se il soggetto ha una lesione al menisco interno, la rotazione della tibia causerà dolore all’articolazione. Nel caso in cui si tratti di una lesione al menisco esterno, la rotazione interna accentuerà il dolore.

Inoltre, in entrambe le lesioni il dolore viene amplificato tramite la pressione sulla pianta del piede, effettuata dal medico ortopedico.

Test di McMurray

Durante l’esecuzione del test di McMurray il paziente viene fatto accomodare in posizione supina, successivamente il medico ortopedico blocca il tallone con una mano, mentre con l’altra sostiene la parte inferiore del ginocchio. In questo modo cerca di estendere il ginocchio e nel frattempo ruota la tibia verso l’interno e l’esterno.

Se il paziente, durante l’esecuzione di questi movimenti, percepisce del dolore allora sarà presente una lesione a carico dei corni meniscali posteriori. Tale parte del menisco scivola all’indietro quando si flesse il ginocchio e viene compressa tra la superficie prossimale della tibia e i condili del femore.

Il dolore, quando il ginocchio viene sottoposto ad un’estensione forzata fa supporre una lesione dei corni meniscali anteriori. In questo caso i menischi slittano in avanti, mentre i corni meniscali anteriori vengono compressi tra i condili tibiali e femorali.

Quando il ginocchio viene posizionato a 900, se si presenta del dolore allora la lesione comprenderà il corpo meniscale.

Questo test non deve essere effettuato se il paziente è in fase acuta o sia presente anche una lesione del legamento collaterale, perché la rotazione potrebbe aggravare ulteriormente la situazione del legamento e di conseguenza produrre un falso positivo.

A chi rivolgersi

Quando si avverte dolore al ginocchio è importante recarsi da un medico ortopedico specialista del ginocchio prima che la situazione degeneri e comporti ulteriori danni.

Il medico ortopedico provvederà ad effettuare i diversi test al ginocchio che, successivamente, daranno vita ad una completa diagnosi.

Nel caso in cui il medico ortopedico, dopo i dovuti accertamenti, dovesse reputare necessario l’intervento chirurgico, allora sarà poi necessaria anche la figura del fisioterapista. Infatti, di seguito all’intervento, per recupera al meglio la mobilità del ginocchio, sarà necessario effettuare delle sedute di fisioterapia che ridaranno al ginocchio l’elasticità e tonicità necessaria.

Dove trovare un centro d’eccellenza a Roma Prati

Se hai dolori persistenti al ginocchio e difficoltà nel deambulare ti consigliamo di recarti presso un centro specializzato.

Studio Fisiomedical è un centro in cui potrai trovare un’equipe di professionisti esperti, composta da medici specializzati e fisioterapisti che collaborano per poter dare ai pazienti i migliori risultati.

Verrai assistito passo dopo passo, dalla prima visita in cui verrà diagnosticato il problema, alla riabilitazione per una piena e totale guarigione.

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