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tutore alla caviglia

Tutore alla caviglia: cos’è

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Il tutore alla caviglia è uno strumento in grado di immobilizzare la caviglia in caso di necessità.

Una volta escluse le fratture, nel caso in cui si verificano traumi alla caviglia, spesso si sceglie di utilizzare il tutore per un trattamento di tipo conservativo.

Gli infortuni alla caviglia, infatti, sono molto frequenti non solo tra gli sportivi – che ovviamente restano comunque quelli più a rischio – ma si verificano spesso anche durante attività che si possono ricondurre alla vita quotidiana, come, per esempio, una passeggiata. Basta posizionare il piede in maniera non corretta per sviluppare un trauma distorsivo, che spesso avviene quando la caviglia è sottoposta ad una rotazione eccessiva.

 

A cosa serve

Il tutore alla caviglia viene utilizzato per immobilizzare l’articolazione che, dopo aver subito un trauma, necessita di stabilità e quindi di non essere sforzata per fare dei movimenti.

È importante, però, sapere che il trattamento della distorsione alla caviglia con il tutore non è da prolungare troppo nel tempo perché un’immobilizzazione troppo prolungata, quando non necessaria, può causare dei danni.

Proprio per questo, è importante rivolgersi ad uno specialista del settore che vi possa indicare quale è il tutore più adeguato e per quanto tempo è bene portarlo per un totale recupero delle normali funzionalità della caviglia.

 

Com’è fatto

Esistono diversi tipi di tutore per la caviglia e solamente un medico specializzato in questo ambito, dopo una diagnosi, sarà in grado di indicarvi il più adatto per il vostro trauma.

In ogni caso, il tutore stabilizza la caviglia, limitandone la possibilità di movimento per favorirne la guarigione. Per essere efficace deve bloccare l’articolazione con un’inclinazione di 90°.

Generalmente, il tutore alla caviglia ha una chiusura regolabile, in modo tale da potersi adattare al meglio alle vostre esigenze, così da non essere né troppo fasciante né troppo poco.

 

Esistono, poi, per i casi di distorsione più lieve, anche dei tutori fascianti, che avvolgono, proteggono e sostengono la caviglia nei movimenti, ma senza bloccarla totalmente, come nel caso di un tutore più rigido.

 

È bene sapere, però, che il tutore alla caviglia non è in grado di sostituire l’attività riabilitativa, che risulta essere sempre indispensabile per un completo recupero della funzionalità dell’articolazione.

 

Per che tipo di patologie è indicato

Il tutore alla caviglia è indicato principalmente per il trattamento delle distorsioni.

Queste ultime possono essere di diversi tipi ed intensità:

  • Grado 0: la distorsione della caviglia viene chiamata così quando non comporta delle rotture legamentose
  • Grado 1: nel caso in cui la distorsione comporta la rottura del legamento peroneo-astragalico anteriore
  • Grado 2: quando si verifica la rottura del legamento peroneo-astragalico anteriore e del peroneo calcaneare
  • Grado 3: la distorsione viene considerata di grado 3 quando si assiste alla rottura di tre legamenti.

 

Nei casi di distorsione, sia essa lieve o più grave, è bene utilizzare un tutore per la caviglia che, in alcuni giorni, porterà i primi benefici.

Contattaci per maggiori informazioni

 

Quanto tempo va portato

tutore alla caviglia

Rispetto alla gravità del trauma, un medico specializzato può stabilire per quanto tempo va portato il tutore alla caviglia.

Generalmente, per un trauma di media entità, il tutore alla caviglia va portato per 15 giorni, ma è comunque importante individuare il periodo di tempo adatto poiché, come anticipato, è importante non prolungare – quando non necessario – l’utilizzo del tutore.

 

È doloroso?

Generalmente portare il tutore alla caviglia non è doloroso.

Può causare del fastidio perché non abituati ad avere delle limitazioni nei movimenti dell’articolazione, ma sopportarlo è funzionale a non sforzare la caviglia dopo il trauma per arrivare ad una completa guarigione.

 

A chi rivolgersi

Quando si parla di tutore alla caviglia è sempre bene rivolgersi a degli esperti del campo.

Un fisioterapista, un ortopedico o un fisiatra sono certamente le scelte migliore!

Queste figure professionali, grazie alle competenze acquisite, saranno in grado di effettuare una precisa diagnosi del trauma subito alla caviglia, avvalendosi anche degli esami necessari per stabilire l’entità della distorsione.

Solamente un medico specializzato può suggerirvi il miglior trattamento possibile, scegliendo il tutore per la caviglia più adeguato alla vostra situazione e stabilendo per quanto tempo utilizzarlo.

Inoltre, uno specialista del settore sarà anche in grado di consigliarvi la migliore terapia da abbinare all’utilizzo di un tutore per arrivare nel minor tempo possibile ad un totale recupero.

Rivolgiti ai nostri esperti!

 

Dove trovare un centro d’eccellenza a Roma Prati

Cerchi un’equipe medica formata da specialisti nel settore della fisioterapia? Lo studio FisiomediCal è un centro fisioterapico d’eccellenza che, grazie alle competenze del team di medici e all’impiego delle migliori tecnologie attualmente sul mercato, riesce a perseguire ottimi risultati in tempi brevi.

Tutto ciò fa dello Studio FisiomediCal uno dei migliori punti di riferimento in questo ambito.

Si trova a Roma Prati, in via Andrea Sacchi, 35.

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Protesi al ginocchio, cosa è

Protesi al Ginocchio: Cos’è

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La protesi al ginocchio è un dispositivo metallico utilizzato in caso di usura delle articolazioni del ginocchio, allo scopo di sostituire la parte danneggiata.

Rappresenta una soluzione al dolore e alla limitazione dei movimenti provocati da alcune patologie che interessano le articolazioni.

L’intervento di protesi di ginocchio, spesso è l’unica soluzione per ripristinare la funzionalità dell’articolazione, per questo motivo, da ormai molti anni l’intervento di sostituzione dell’articolazione fra il femore e la tibia è entrato a far parte della routine dei centri specializzati.

 

A cosa serve

La protesi al ginocchio viene impiantata quando l’articolazione, che unisce femore e tibia, si danneggia in modo irrimediabile e, la sua applicazione, serve a ripristinare la mobilità articolare e ad alleviare il dolore.

Questo tipo di intervento è invasivo e richiede una lunga riabilitazione, ma i risultati permettono al paziente di tornare a condurre una vita normale, senza particolari limitazioni.

La scelta del modello più adeguato di protesi da applicare, spetta al chirurgo e si basa soprattutto sull’età e sullo stato di salute del paziente.

 

Com’è fatta

Dispositivi moderni di protesi al ginocchio

Le protesi non sono tutte uguali e differiscono sia nelle dimensioni che nella tipologia.

In base alle dimensioni possono essere distinte le protesi totali e le protesi parziali, anche dette monocompartimentali perché interessano solo una porzione dell’articolazione.

La protesi totale, sostituisce tutta l’articolazione e talvolta può essere persino previsto l’inserimento di una rotula artificiale.

Viene utilizzata in caso di grave danno articolare al ginocchio, quando ad esempio, le estremità di femore e tibia sono cosi danneggiate da dover essere entrambe sostituite da strutture artificiali.

La protesi parziale o monocompartimentale si applica invece quando c’è una sola estremità ossea danneggiata o consumata.

Tuttavia, questa è una circostanza patologica poco frequente in quanto di solito è interessata l’intera struttura dell’articolazione. Proprio per quest’ultimo motivo la protesi parziale è impiantata raramente.

In base alla tipologia si distinguono invece le protesi cementate e quelle non cementate.

Le prime, si basano sull’applicazione di una resina sulla superficie dell’osso mentre le seconde presentano placche e superfici in grado di stimolare la ricrescita ossea, ma prevedono tempi di recupero più lenti.

 

Per che tipo di patologie è indicata

Le patologie più comuni che richiedono l’intervento di protesi al ginocchio sono molteplici:

  • Artrite reumatoide: malattia autoimmune che provoca rigidità, dolore e gonfiore delle articolazioni;
  • Osteoartrosi: artrosi caratterizzata dal consumo, per sfregamento, della cartilagine articolare;
  • Emofilia: continue lesioni sanguinolente, indeboliscono le articolazioni in particolare delle ginocchia e delle caviglie, le quali si irrigidiscono e diventano dolenti.

Esistono ulteriori patologie che possono provocare, seppur con una minore probabilità, un danno progressivo al ginocchio.

Una di queste è la necrosi avascolare, dovuta all’abuso di alcol oppure la gotta, che infiamma le articolazioni a causa dell’accumulo di acido urico.

Infine, anche alcuni disturbi di tipo congenito, come le displasie ossee e le deformità del ginocchio, determinano una disposizione anomala degli elementi ossei articolari, che perdono in modo progressivo, la loro mobilità e integrità.

 

Durata

Protesi al ginocchio, esame di controllo

La durata di una protesi al ginocchio può variare in base alla sua tipologia.

Infatti, una protesi totale dura circa 15-20 anni, mentre la durata di una protesi parziale varia dai 10 ai 15 anni circa.

 

E’ doloroso?

Nei giorni successivi all’intervento di protesi al ginocchio, avvertire dolore è assolutamente normale, tuttavia, attraverso la somministrazione terapie farmacologiche, si cerca di tenerlo sotto controllo e permettere al paziente di muoversi gradualmente.

Nonostante l’avanzamento delle tecnologie in ambito di protesi al ginocchio, alcuni dei pazienti sottoposti a questo tipo di intervento si dichiarano insoddisfatti proprio a causa del dolore post-operatorio.

Il dolore dopo un intervento di protesi al ginocchio può essere determinato da un errato posizionamento della protesi, da un’infezione della protesi, da allergia alle componenti della protesi o problemi riguardanti la rotula.

In alcuni casi, tali sintomi possono essere trattati con una terapia riabilitativa o con un intervento correttivo.

La causa del dolore, i sintomi riferiti dal paziente ed il quadro clinico del ginocchio, sono alcuni dei fattori che possono spingere lo specialista  ad eseguire un intervento di revisione.

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A chi rivolgersi

Alcune patologie degenerative causano gravi danni permanenti alle articolazioni del ginocchio, che nella maggior parte dei casi possono essere risolti solo grazie ad un intervento che prevede l’applicazione di una protesi.

Questo tipo di intervento, molto delicato, richiede l’esperienza e la competenza di medici specializzati in Ortopedia e Traumatologia, che sappiano comprendere le cause del danno e massimizzare la ripresa del paziente.

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La loro missione è la cura ed il benessere dei propri pazienti, garantita dalle competenze dell’équipe medica e dall’utilizzo delle migliori tecnologie attualmente disponibili.

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Piede Gonfio, sintomi, cause, trattamento

Piede Gonfio: Cos’è

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Avvertire una sensazione di gonfiore, stanchezza e affaticamento ai piedi può essere un sintomo comune dopo una giornata di intensa attività, soprattutto se si rimane a lungo in piedi o in una posizione statica, o se si indossiamo calzature poco confortevoli.

Il gonfiore del piede è dovuto essenzialmente a un accumulo di liquidi nel tessuto adiposo sottocutaneo e, tra le cause più frequenti che ne provocano l’insorgenza, ci sono abitudini sbagliate, come indossare calze e collant  troppo stretti o tacchi eccessivamente alti.

Tuttavia, in alcuni casi un piede gonfio può essere espressione di condizioni più gravi come patologie cardiache, vascolari, reumatiche o metaboliche

Sintomi

Tra i sintomi più frequenti in caso di gonfiore al piede, troviamo:

  • Presenza di un evidente gonfiore nell’arto interessato;
  • Comparsa di macchie scure sulla pelle;
  • Crampi ai polpacci, specialmente durante la notte;
  • Formicolii alle gambe.
  • Iperpigmentazione della pelle degli arti inferiori.

Se si presentano alcuni di questi sintomi, è consigliato recarsi da un medico per effettuare degli accertamenti.

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Cause: eziologia

Le principali cause del gonfiore ai piedi sono da ricercare nelle abitudini scorrette, come indossare calze, collant o scarpe troppo strette.

A favorire l’insorgenza del gonfiore possono esserci anche problemi legati alla postura, infatti, passare molte ore in posizione eretta, ad esempio, può incrementare la possibilità che si verifichi il problema, soprattutto in estate.

Non sono da sottovalutare, inoltre, il sovrappeso, la scarsa attività motoria, un regime alimentare ricco di sale e il fumo.

Talvolta un piede gonfio è sintomo di problematiche più gravi come:

Diagnosi

Piede Gonfio, visita medica

In caso di piede gonfio è sempre opportuno effettuare una visita dal proprio medico di base, per un corretto inquadramento diagnostico del problema e per cercare di averne una completa risoluzione.

Il medico effettua una prima visita, allo scopo di rilevare la presenza di vene varicose, ferite o infezioni.

Successivamente, se c’è il sospetto che la causa di insorgenza sia una patologia più grave, lo specialista può chiedere al paziente di sottoporsi ad ulteriori esami:

  • Radiografia:
  • Tac;
  • Risonanza magnetica ;
  • Test delle urine;
  • Esami del sangue

Trattamento

Piede Gonfio, calza contenitiva

In caso di edema, il trattamento si basa principalmente sull’eliminazione  dell’acqua nei tessuti, attraverso massaggi drenanti e/o una adeguata terapia compressiva, seguita da appositi trattamenti farmacologici prescritti dal medico.

Se la causa può essere eliminata, l’edema non tenderà a ricomparire, se invece la causa non è eliminabile, sarà necessario attuare un trattamento volto a ridurre l’aggravarsi del problema.

Gli accorgimenti necessari per ridurre o eliminare il gonfiore sono:

  • Indossare sempre calze e scarpe comode;
  • Evitare sforzi eccessivi;
  • Seguire un alimentazione povera di sodio e ricca di vitamine e oligominerali;
  • Smettere di fumare;
  • Camminare o svolgere esercizi che migliorano la circolazione periferica.

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Riabilitazione

In seguito alla risoluzione o alla riduzione dei sintomi, è necessario seguire alcune accortezze che ti aiutano ad evitare che il gonfiore si presenti di nuovo.

Ad esempio, è importante sollevare leggermente le gambe quando si è stesi, così da favorire la circolazione.

Anche i massaggi possono aiutare, ma devono essere effettuati nel modo giusto, ovvero esercitando una leggera pressione con le mani, dal basso verso l’alto.

Lo svolgimento di esercizi mirati, come far ruotare una pallina da tennis sotto la pianta dei piedi nudi, stimola la circolazione ed aiuta ad eliminare l’acqua in eccesso.

Infine, uno degli accorgimenti più importanti da seguire è quello di Indossare al mattino, prima di scendere dal letto, una calza da compressione graduata.

Prevenzione

Puoi prevenire il gonfiore al piede cercando di indossare sempre calzature comode, con tacchi non troppo alti (max 5 cm);

Per chi svolge mestieri in cui è necessario passare molto tempo in posizione eretta e statica, come nel caso degli operatori socio-sanitari, parrucchieri, cuochi ecc, è importante utilizzare zoccoli professionali con una buona areazione ed un appoggio plantare corretto in modo da stimolare la pompa plantare.

Ulteriori importanti accorgimenti sono:

  • Cercare di muoversi di più, soprattutto se si svolgono professioni che costringono a lungo nella stessa posizione;
  • Utilizzare calze elastiche adeguate, specialmente in estate;
  • Indossare ciabatte con plantare ortopedico per favorire il drenaggio dei liquidi stagnanti.

A che tipo di specialista rivolgersi

Per curare il gonfiore al piede devi rivolgerti ad un medico specialista in grado di individuare le patologie sottostanti che ne causano l’insorgenza.

Il trattamento del gonfiore può coinvolgere diverse figure professionali come il Fisioterapista e l’osteopata.

Nella maggior parte dei casi, queste figure professionali lavorano simultaneamente, per garantire al paziente una veloce remissione dei sintomi.

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Contusione muscolare

Cos’è la contusione muscolare

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Una contusione muscolare altro non è che la conseguenza di un trauma fisico diretto. Si parla di questa condizione quando non viene compromessa l’integrità strutturale dei tessuti coinvolti.

Nel quotidiano le contusioni sono intese come la comparsa di lividi in seguito a un urto. Dopo un evento traumatico, come una caduta o un colpo inavvertito contro una superficie dura, i tessuti molli coinvolti possono essere compressi e produrre uno stravaso di sangue dei vasi sanguigni e quelli linfatici, creando un ematoma.

Un esempio molto chiaro lo vediamo nei bambini: spesso mentre giocano, cadono in avanti sulle ginocchia, provocandosi dei lividi. Le probabilità di incorrere in una contusione sono decisamente più alte se le zone interessate sono quelle in cui l’osso è più superficiale. Ginocchia, tibia, gomiti o l’arcata sopraccigliare, per esempio, sono tra le zone più a rischio.

È un tipo di disturbo estremamente comune in tutti quegli sport da contatto come il calcio, il basket, il rugby, tra i tanti.

Le contusioni muscolari non sono quasi mai motivo di preoccupazione e tendono a scomparire nel giro di pochi giorni, quando il sangue fuoriuscito viene riassorbito. Tuttavia, in base all’entità del trauma, possono svilupparsi livelli differenti di gravità. Possono differire in base allo stravaso dei vasi sanguigni e dei capillari e generare un’ecchimosi, se la fuoriuscita è lieve e contenuta, oppure un ematoma.

In alcune occasioni potrebbe essere necessario rivolgersi al medico, soprattutto se i sintomi sono particolarmente fastidiosi o se il livido compare senza apparente motivo.

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Approfondiamo il discorso di seguito.

Quali muscoli può interessare

Abbiamo già accennato alle maggiori probabilità di accusare una contusione in quelle parti del corpo in cui le ossa sono più superficiali. Di conseguenza tutte le articolazioni, come ginocchia, caviglia, spalla e gomiti, sono particolarmente a rischio. Stesso discorso vale per la tibia, soprattutto quando esposta a traumi ripetuti, come può accadere in alcuni sport da combattimento.

Le contusioni sono piuttosto frequenti anche quando il muscolo è freddo e poco elastico. In queste occasioni l’evento traumatico sortisce effetti particolarmente dolorosi perché viene meno l’abilità di assorbire l’impatto da parte dei tessuti. Quindi muscoli come la coscia, il quadricipite, l’avambraccio e il bicipite.

Se si subisce un colpo contundente al torso, allo stesso modo, è assai probabile che segua una contusione con comparsa di ematoma o ecchimosi.  Anche il volto è particolarmente sensibile a questa condizione, soprattutto nella regione dell’arcata sopraccigliare e dell’osso zigomatico.

Sintomi

Come spiegato in precedenza, subito dopo l’evento traumatico che genera la contusione, c’è la rottura dei vasi sanguigni e quelli linfatici. I primi sintomi evidenti sono il gonfiore nella regione interessata e, con tempistiche variabili, la comparsa di ematoma o ecchimosi.

In base ai tessuti interessati l’estensione dell’ematoma, ossia l’accumulo di sangue fuoriuscito dai capillari, può variare sensibilmente.

Il gonfiore e la comparsa di un ematoma sono accompagnati da un dolore piuttosto intenso nella fase iniziale, che tende ad affievolirsi con il passare del tempo. Il malessere può intensificarsi se i tessuti interessati vengono sollecitati attraverso il movimento o la contrazione. Talvolta il dolore è così intenso da portare allo stop delle attività sportive. Può richiedere addirittura l’utilizzo di strumenti di protezione particolari per evitare complicazioni nel lungo periodo.

Come ulteriore possibile sintomo, in casi più gravi, c’è la reazione di tipo infiammatorio che può provocare l’insorgere della febbre.

Ricapitolando, i sintomi da considerare sono:

  • Gonfiore;
  • Dolore;
  • Comparsa di ematoma o ecchimosi,
  • Insorgenza di febbre.

Cause

Le cause scatenanti di una contusione muscolare sono sostanzialmente di tipo traumatico. A seguito di un urto, una caduta o una collisione è altamente probabile la comparsa di questa condizione.

Abbiamo anticipato in apertura che sono molto frequenti negli sportivi che svolgono attività da contatto. Calciatori, rugbisti, giocatori di basket e lottatori sono sicuramente tra i soggetti più a rischio. Allo stesso tempo, però, anche sbattere contro un mobile di casa potrebbe causare una contusione muscolare.

Sport da combattimento contusione

 

Un discorso diverso dev’essere fatto rispetto alla comparsa di ematomi o ecchimosi non derivanti da un trauma fisico. In quel caso la causa potrebbe essere legata a patologie differenti e richiedere il parere di un medico specializzato.

Durata

La contusione muscolare solitamente non dura per più di qualche giorno. Una volta che il sangue fuoriesce dai vasi sanguigni e da quelli linfatici, occorrono dai 3 ai 5 giorni affinché venga riassorbito. Questo lasso di tempo varia, ovviamente, in base all’entità dell’ematoma, alla gravità del trauma subito e ad altri fattori.

La scomparsa dell’ematoma o dell’ecchimosi non implica il superamento degli altri sintomi: il dolore può persistere anche diversi giorni dopo, per esempio.

Nei casi più gravi, la durata di una contusione muscolare può essere sensibilmente maggiore. In queste occasioni è bene consultare il medico per accertarsi che sia tutto sotto controllo e che non sia necessario ricorrere a trattamenti particolari.

Cura

Nella maggior parte dei casi, la cura per una contusione muscolare può effettuarsi in casa. È sufficiente fare delle applicazioni di ghiaccio per alleviare il dolore e osservare un periodo di riposo moderato. In questo periodo è possibile eseguire tutte le attività quotidiane senza però eccedere nello sforzo fisico e facendo sempre attenzione a proteggere la parte contusa. Particolarmente efficaci sono i crioultrasuoni, capaci di sfruttare contemporaneamente i benefici della crioterapia e le proprietà degli ultrasuoni.

Quando il dolore è intenso, si possono assumere dei farmaci antinfiammatori topici in pomata. Questi sono pensati per far riassorbire più rapidamente i liquidi fuoriusciti e limitarne la comparsa.

Contattaci

Se la contusione è particolarmente diffusa e dolorante, i trattamenti da seguire sono il riposo dalle 24 alle 48 ore in base alla gravità, l’immobilizzazione dell’arto, la compressione e l’elevazione, in modo da limitare il più possibile i danni. In questi casi farsi aiutare da un medico è caldamente consigliato per evitare di complicare la situazione con comportamenti scorretti. Ad esempio, nella fase iniziale è controproducente utilizzare qualcosa di caldo per alleviare il dolore, poiché il calore favorisce la circolazione del sangue e, di conseguenza, l’edema.

Prevenzione

Per prevenire una contusione muscolare non si hanno a disposizione molte soluzioni. Ovviamente l’attività fisica e la flessibilità muscolare possono aiutare nell’attutire eventuali impatti, ma solo per determinate parti del corpo.

Le persone più a rischio, come detto anche in precedenza, sono gli sportivi, categoria per la quale la preparazione fisica è ancora più importante. In tutti quegli sport in cui le collisioni sono frequenti, è fortemente consigliato l’utilizzo di specifiche protezioni, come ginocchiere e parastinchi.

sportivo sofferente contusione

A chi rivolgersi

Quando la contusione muscolare richiede l’intervento di uno specialista, ci si deve rivolgere al medico di fiducia per una prima rapida diagnosi. Starà al medico valutare l’entità del danno e il trattamento da seguire. Potrebbe essere sufficiente l’osservanza di riposo, l’applicazione di ghiaccio, la compressione della zona interessata e l’elevazione per tornare rapidamente in forma, ma potrebbe essere altresì necessario rivolgersi a un fisioterapista. Questa seconda opzione è indicata soprattutto se si vuole ottenere una rapida guarigione, come nel caso di uno sportivo desideroso di tornare in campo.

Dove trovi un centro d’eccellenza a Roma Prati

Lo Studio FisiomediCal è il centro d’eccellenza per il trattamento di contusioni muscolari e infortuni più gravi. L’equipé medica è formata da tanti professionisti specializzati in diverse aree della medicina, con una particolare attenzione a quella sportiva. All’esperienza e le competenze si aggiungono le migliori strumentazioni disponibili sul mercato, pensate per ottenere i migliori risultati nel minor tempo possibile.

La clinica si trova in Via Andrea Sacchi, 35, in zona Roma Nord, nel quartiere Prati. Visita il nostro sito per maggiori informazioni e contattaci al numero 06 32651337 per scoprire di più sulle convenzioni, le offerte e il nostro team.

dolore al gastrocnemio

Cos’è il gastrocnemio e a cosa serve

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Noto anche col nome “gemelli”, il muscolo gastrocnemio si colloca nella parte posteriore più superficiale della gamba. Il nome gemelli è dovuto al fatto che il gastrocnemio è formato da due ventri muscolari.

Questo muscolo è fondamentale perché, insieme al muscolo soleo, forma il tendine calcaneare, ovvero la parte comunemente chiamata “tendine d’Achille”.

Ancora, con un buon funzionamento del muscolo gastrocnemio riusciamo ad elevare il tallone, grazie ad una contrazione del muscolo, e quindi a flettere il piede e la gamba.

 

Dolore al gastrocnemio: sintomi

Il dolore al gastrocnemio viene solitamente avvertito come un fastidioso dolore al polpaccio, di intensità variabile. Inoltre, alla sensazione di dolore possono unirsi altri sintomi, tra i quali:

  • Il gonfiore diffuso nella zona del polpaccio;
  • La temperatura della pelle fredda;
  • La sensazione di formicolio che può estendersi dal ginocchio al piede;
  • La perdita di forza nel muscolo;
  • Un arrossamento della zona interessata.

 

Possibili cause: eziologia

Le possibili cause del dolore al gastrocnemio sono diverse e possono essere di diversa natura:

  • Cause accidentali: insorgono con un trauma, spesso durante la pratica di attività fisica, e possono essere dovute ad uno strappo muscolare, ad una contrattura o a uno stiramento del muscolo;
  • Cause organiche: si verificano per mancanza di potassio o per problemi circolatori e possono essere anche gravi come, per esempio, un trombo, ovvero un grumo di sangue che non permette il necessario afflusso di sangue.

 

Diagnosi

La corretta diagnosi per il dolore al gastrocnemio può essere effettuata solamente da uno specialista del campo, il quale generalmente procede effettuando, prima di tutto, un esame di palpazione che può essere seguito:

  • Da un’ecografia per capire da cosa origina il dolore;
  • Da un ecodoppler che si effettua, però, solo se ritenuto necessario. Questo esame tramite gli ultrasuoni verifica lo stato del sistema circolatorio.

 

Trattamento

trattamento del dolore al gastrocnemio

Il trattamento del dolore al gastrocnemio varia, ovviamente, a seconda di quale sia la diagnosi effettuata. Inoltre, così come la diagnosi, anche il trattamento più opportuno ed efficace può essere stabilito unicamente da un medico.

In ogni caso, alcuni dei comportamenti da mettere in pratica sono:

  • Applicare del ghiaccio sulla zona in cui si sente dolore, il freddo aiuterà a ridurre la sensazione dolorosa e l’eventuale gonfiore;
  • Stare a riposo, non sforzare, quindi, ulteriormente la gamba per non rischiare di peggiorare il dolore già presente;
  • Sollevare la gamba può essere utile per alleviare il dolore e defaticare il muscolo;
  • Fare dei dolci esercizi di stretching che possano allentare la tensione e sciogliere il muscolo.

 

In linea generale, inoltre, se si tratta di uno strappo muscolare o di una contrattura, per risolvere il problema è particolarmente indicata la fisioterapia e, più nel dettaglio, per ottenere degli ottimi risultati e per portare il paziente ad un totale recupero delle funzioni colpite da eventi traumatici è bene combinare la terapia manuale con la terapia fisica.

 

Inoltre, tra le terapie fisiche utili per trattare il dolore al gastrocnemio è particolarmente indicata:

  • La tecarterapia: una terapia endogena che si basa su un dispositivo che genera un aumento della temperatura.

 

Spesso, per alleviare il dolore durante il periodo del trattamento, vengono utilizzati anche i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).

Hai bisogno di ulteriori informazioni?

 

Prevenzione

I comportamenti da mettere in pratica per prevenire il dolore al gastrocnemio sono di diverso genere:

  • Eseguire stretching regolarmente, così da mantenere i muscoli rilassati;
  • Idratarsi è fondamentale per non incorrere in problemi muscolari;
  • Assumere le quantità necessarie di magnesio e potassio per non far indebolire i muscoli.

 

A chi rivolgersi

Quando il dolore al gastrocnemio compare e dopo un paio di giorni ancora non è passato, per trattarlo è fondamentale rivolgersi ad uno specialista che conosca perfettamente l’anatomia umana e che abbia delle ottime conoscenze fisioterapiche, due elementi imprescindibili per una buona riuscita del trattamento e una guarigione totale.

 

Come anticipato, infatti, rivolgendosi ad medico fisioterapista è possibile combinare la terapia manuale e la terapia fisica per ottenere degli ottimi risultati e far passare il dolore al gastrocnemio.

Contatta i nostri esperti

 

Dove trovare un centro d’eccellenza a Roma

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Dolore all'Inguine

Dolore all’inguine: sintomatologia

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L’inguine è la regione anatomica che coincide con la piega di flessione fra la coscia e l’addome.

Il dolore all’inguine è un sintomo comune a numerose patologie molto differenti l’una dall’altra.

La sintomatologia è caratterizzata da un’iniziale sensazione di fastidio, localizzato alla base della parete addominale, che si intensifica fino a diventare un vero e proprio dolore.

Il dolore può presentarsi sia a destra che a sinistra della zona inguinale ed essere di tipo Acuto o Cronico.

Nel caso in cui il dolore sia di tipo acuto, i sintomi compaiono improvvisamente, anche in soggetti in buono stato di salute, i quali lo avvertono come un senso di oppressione o un bruciore insopportabile.

Un dolore Cronico, invece, si protrae nel tempo ed è percepito dal paziente come continuo e ricorrente, interferendo spesso con lo svolgimento delle normali attività quotidiane.

Dolore all'Inguine nell'area destra e sinistra

A seconda delle cause che determinano l’insorgenza del dolore all’inguine, possono essere presenti dei sintomi associati:

  • Debolezza muscolare;
  • Intorpidimento muscolare;
  • Riduzione della mobilità;
  • Difficoltà a piegarsi o a mantenere nel tempo la posizione seduta;
  • Bruciore;
  • Senso di oppressione.

 

Le possibili cause del dolore all’inguine

Le possibili cause di dolore all’inguine sono numerose e varie, ma una le più comuni nella pratica clinica sono gli infortuni all’apparato muscolo scheletrico:

  • Contrattura muscolare: consiste nella contrazione involontaria delle fibre muscolari a livello dell’anca;
  • Stiramento muscolare: causato da un eccessivo allungamento delle fibre muscolari che provoca un dolore di tipo acuto;
  • Pubalgia: caratterizzata da dolore nella zona inguinale o pubica, dovuto generalmente ad una serie di microtraumi.

Queste forme di dolore sono maggiormente diffuse tra chi pratica attività sportiva, ma possono essere sperimentate da chiunque, per esempio a seguito di sforzi o movimenti anomali.

Ulteriori cause comuni di dolore all’inguine comprendono:

  • Ernia inguinale;
  • Calcoli renali, che si manifestano prevalentemente con dolore addominale, esteso fino al basso inguine;
  • Gravidanza: il dolore all’inguine durante la gravidanza è correlato allo stiramento del legamento rotondo, che mantiene l’utero nella sua posizione;

Se il dolore è ricorrente, può invece essere il risultato di un disturbo più serio:

  • Artrosi dell’anca, che causa l’usura delle cartilagini articolari e si manifesta con un dolore cronico all’anca e alla regione inguinale;
  • Artrite dell’anca, che si associa generalmente a dolore, rigidità articolare, gonfiore, arrossamento e ridotta capacità motoria;
  • Frattura o Lussazione dell’anca;
  • Tumori;
  • Cistite, che provoca sia negli uomini che nelle donne, dolore all’inguine, difficoltà ad urinare e sensazione di pesantezza;
  • Cisti ovariche, le quali solo in alcuni casi possono causare dolore all’inguine, senso di fastidio addominale, dolore durante l’atto sessuale o irregolarità nel decorso del ciclo mestruale.

Anche l’ingrossamento e l’infiammazione dei linfonodi inguinali può provocare dolore all’inguine anche se questa è una delle cause meno comuni.

Esami ed approfondimenti consigliati

Dolore all'Inguine, Analisi mediche

Il dolore all’inguine, può essere determinato da una grande varietà di condizioni cliniche differenti tra loro, quindi, la diagnosi richiede accertamenti specifici.

Il medico, dopo aver raccolto i dati di anamnesi esegue una visita accurata, avvalendosi se necessario di ulteriori esami utili a determinare la corretta diagnosi.

In caso di dolore all’inguine, si richiede infatti al paziente di effettuare le analisi del sangue e successivamente alcuni esami strumentali come l’Ecografia, la Radiografia o la Risonanza magnetica.

Nello specifico, Ecografia addominale viene prescritta nel caso in cui il medico ipotizza che il dolore sia determinato da una problematica viscerale, mentre Lastra, Tac e Risonanza vengono prescritte se ritiene che il problema sia di natura articolare o muscolare.

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Trattamento

Il trattamento del dolore all’inguine, a prescindere dalla causa che ne provoca l’insorgenza, si basa principalmente sullo svolgimento di esercizi mirati, volti a migliorare la mobilità dell’articolazione e l’efficienza dei muscoli.

Accanto alla rieducazione muscolare si associano sempre le terapie mediche, caratterizzate dalla somministrazione di farmaci antinfiammatori ed infiltrazioni locali e le terapie manuali, come la Tecarterapia.

Quest’ultima è una delle più indicate in quanto, grazie ad un aumento dell’ossigenazione dei tessuti, velocizza i processi riparativi.

Se il dolore non è dovuto a condizioni particolarmente gravi, i medici consigliano alcuni rimedi utili:

  • Riposo;
  • Astensione dall’attività sportiva, in particolare se il dolore deriva da un eccessivo sforzo fisico;
  • Applicazioni di ghiaccio sulla zona inguinale dolorante, specialmente in caso di traumi muscolari, che aiuta a diminuire la percezione del dolore.

Trattamenti specifici vengono applicati a seconda della patologia sottostante.

La cura della malattia che causa il dolore inguinale riferito dal paziente, ne consente infatti la riduzione o la remissione nella maggior parte dei casi.

Rivolgiti al nostro esperto

 

Quali competenze occorrono per il trattamento

Per curare il dolore all’inguine devi rivolgerti ad un medico specialista in grado di individuare le patologie sottostanti che ne causano l’insorgenza.

Il trattamento del dolore all’inguine può coinvolgere diverse figure professionali come il Fisioterapista e l’osteopata.

Nella maggior parte dei casi, queste figure professionali lavorano simultaneamente, per garantire al paziente una veloce remissione dei sintomi.

Dove trovi un centro d’eccellenza a Roma Prati

Lo Studio FisiomediCal si trova a Roma Nord, in via Andrea Sacchi, 35.

Un centro d’eccellenza, che vanta numerosi professionisti del settore, specializzati in diversi ambiti della medicina.

La loro missione è la cura ed il benessere dei propri pazienti, garantita dalle competenze dell’équipe medica e dall’utilizzo delle migliori tecnologie attualmente disponibili.

Per ulteriori informazioni sui servizi, i trattamenti e le convenzioni, chiamare il numero 06 32651337 o visitare la pagina dei contatti.

Contrattura Muscolare durante attività sportiva, Gamba

Contrattura muscolare: Cos’è

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La Contrattura Muscolare rappresenta una difesa messa in atto dal nostro corpo quando il tessuto muscolare viene sollecitato con un carico eccessivo.

In risposta allo sforzo commesso, il corpo provoca la contrazione involontaria ed improvvisa di uno o più muscoli i quali, di conseguenza, subiscono una lesione.

La contrattura muscolare viene definita come un disturbo “lieve e sopportabile”, in quanto provoca solamente un aumento del tono del muscolo contratto.

Quali muscoli può interessare?

Contrattura Muscolare al collo

La contrattura può interessare qualsiasi muscolo scheletrico del corpo, ma in genere i muscoli più colpiti sono quelli di:

  • Gambe e ginocchio;
  • Coscia;
  • Spalla e Collo;
  • Schiena.

Sintomi

Il primo sintomo della contrattura muscolare è sicuramente il dolore, modesto e diffuso, lungo la zona interessata che risulta più frequente durante l’esercizio fisico.

Nello specifico, i sintomi che caratterizzano la contrattura sono:

  • dolori muscolari;
  • aumento del tono muscolare (Ipertonia);
  • mancanza di elasticità muscolare con conseguente sensazione di rigidità;
  • tensione;
  • impossibilità di utilizzare il muscolo interessato;
  • limitazione dei movimenti;
  • lividi;

Cause

La contrattura muscolare è una patologia molto frequente tra gli sportivi ed in particolare nelle attività in cui sono richiesti scatti o particolare impiego di forza, come ad esempio nel calcio, nel rugby, nella corsa nel fitness e nella lotta.

In questo caso, può comparire a seguito di:

  • Sollecitazione e sforzo muscolare troppo intenso;
  • Riscaldamento non adeguato;
  • Movimento brusco e improvviso;
  • Allenamento svolto in maniera non adeguata e senza un’adeguata preparazione fisica;
  • Debolezza della muscolatura;
  • Mancanza di coordinazione nei movimenti.

Nonostante gli sportivi siano la categoria più colpita, chiunque può incorrere in una contrattura muscolare.

Tra le cause non sportive, quindi, ci sono ulteriori fattori che possono provocarne l’insorgenza:

  • Svolgere lavori pesanti;
  • Scarsa attività fisica;
  • Postura scorretta;
  • Squilibri muscolari;
  • Eccessivo peso corporeo;
  • Gravidanza;
  • Essere nell’età dello sviluppo, soprattutto se la crescita è molto rapida;
  • Infezioni che coinvolgono la muscolatura

A queste possono essere aggiunte altre situazioni, che favoriscono la comparsa di contratture muscolari, ovvero:

  • Disidratazione o carenze di magnesio, potassio, calcio e sodio, sali minerali indispensabili per mantenere il corretto bilanciamento tra contrazione e rilassamento muscolare;
  • Disturbi circolatori e malattie metaboliche come il diabete, che impedendo soprattutto a glucosio e ossigeno di raggiungere il muscolo;
  • Patologie muscolari o del sistema nervoso come parkinson, epilessia, sclerosi multipla che interferiscono con la normale contrazione;
  • Problematiche articolari come artrite, artrosi o arti asimmetrici;
  • Prolungata esposizione al freddo, in quanto va a ridurre l’afflusso di sangue al muscolo coinvolto;
  • Riposo non adeguato, che rientra anche tra le principali cause di torcicollo, assieme al colpo d’aria.
  • Stress eccessivo e prolungato che nel tempo può favorire l’irrigidimento e la contrattura soprattutto dei muscoli della curva cervicale e lombare.

Durata

Per guarire da una contrattura normalmente sono sufficienti 3-7 giorni di riposo, che potrebbero diventare molti di più se non si rispettano i giusti tempi di recupero.

È altamente sconsigliato e controproducente continuare a svolgere le attività sportive che provocano fastidio o dolore alla zona interessata.

Diagnosi

La diagnosi è la fase più importante per un corretto trattamento.

I sintomi della contrattura muscolare sono di norma facilmente riconoscibili, tuttavia, soprattutto in presenza di dolore molto inteso, è consigliato rivolgersi al proprio medico curante o al pronto soccorso, per escludere danni più gravi.

Lo specialista, in questi casi, per constatare l’entità del danno effettua due tipi di accertamento:

  • Palpazione, per valutare l’ipertonia e la posizione dei punti dolorosi;
  • Ecografia della zona interessata.

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Diagnosi differenziale

La sintomatologia della contrattura è simile a quella del crampo dal quale differisce solo per alcuni aspetti:

  • Causa di insorgenza: per i crampi è più legata a fattori metabolici;
  • Tempi di guarigione: molto più lunghi per la contrattura;
  • Dolore avvertito: molto più violento in caso di crampi;
  • Conseguenze sulla prestazione: in caso di contrattura il soggetto riesce a riprendere l’attività senza particolari problemi mentre in caso di crampi l’interruzione è quasi inevitabile.

Spesso i sintomi della contrattura possono facilmente essere confusi con quelli dello stiramento muscolare, in quanto entrambe le patologie sono caratterizzate da un aumento del tono muscolare.

Tuttavia, in caso di stiramento c’è un allungamento delle fibre muscolari, non riscontrabile in caso di contrattura.

Cura

La contrattura è una problematica generalmente di lieve entità quindi, il riposo è la terapia più efficace e che di norma porta alla completa guarigione in 5-7 giorni.

Se non si rispettano i giusti tempi di recupero, ad esempio continuando a svolgere la normale attività sportiva, questo breve periodo potrebbe, tuttavia, allungarsi e provocare insorgenza di complicazioni.

Oltre al riposo, in caso di contrattura si consiglia di:

  • Seguire l’attività di riabilitazione più opportuna, che tenga conto anche dell’entità e delle cause dell’infortunio;
  • Allungare la muscolatura attraverso esercizi di stretching;

Inoltre, possono essere applicati anche dei trattamenti di tipo naturale:

  • Impacchi caldi;
  • Fanghi;
  • Il ghiaccio può essere utile per bloccare il segnale doloroso, soprattutto appena dopo l’infortunio;
  • Tecniche di rilassamento, per ridurre la tensione muscolare;
  • Rimedi fitoterapici in pomata, ad esempio a base di artiglio del diavolo o arnica;
  • Mantenere una corretta idratazione e aumentare il consumo di alimenti o integratori, contenenti principi antiinfiammatori, quali omega 3.

A questi rimedi, se necessario, possono essere abbinati trattamenti che prevedono l’intervento di uno specialista, quali:

  • massaggio decontratturante di fisioterapia;
  • “kinesio taping”;
  • Tecarterapia: rientra tra le tecniche fisioterapiche e genera calore all’interno dell’area anatomica interessata;
  • strecht and spray”: l’osteopata pratica l’allungamento del muscolo per poi refrigerarlo attraverso l’applicazione di uno spray freddo allo scopo di bloccare il dolore;
  • Tens o stimolazione elettrica nervosa sottocutanea: attraverso delle placche invia impulsi elettrici agendo contro lo stimolo doloroso;
  • Laserterapia: incrementa l’attività metabolica, la vasodilatazione e il drenaggio dei liquidi riducendo l’infiammazione e il dolore;
  • Magnetoterapia;
  • Ultrasuoni: mediante le onde acustiche ad alta frequenza stimola il riassorbimento ematico

Infine, se il dolore risulta particolarmente intenso, è possibile ricorrere anche a cure di tipo farmacologico:

  • Farmaci antinfiammatori;
  • Miorilassanti: per rilassare la muscolatura;

Contrattura muscolare, terapia con KinesioTape

Prevenzione

La prevenzione è importante per ridurre il rischio di insorgenza di contratture muscolari.

In particolare, si consiglia di eseguire sempre un adeguato riscaldamento e allungamento muscolare, prima di qualsiasi attività sportiva, anche se leggera.

Altrettanto importante è mantenere una giusta temperatura corporea, coprendosi adeguatamente, soprattutto nei mesi invernali e in caso di sport all’aperto.

Per prevenire una contrattura si consiglia anche di:

  • assumere una postura corretta e correggere eventuali squilibri muscolari, anche con l’aiuto di tutori e cuscini anatomici;
  • Indossare scarpe adatte e evitare sovraccarichi eccessivi e improvvisi

A chi rivolgersi

Per curare la contrattura è necessario rivolgersi ad un medico specialista che sappia applicare il giusto trattamento in base alla sintomatologia presentata dal paziente.

La cura di una contrattura muscolare può coinvolgere diverse figure professionali come il Fisioterapista e l’ortopedico.

Nella maggior parte dei casi, queste figure professionali lavorano simultaneamente, per garantire al paziente una veloce guarigione.

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Tallonite, piede ai raggi x

Dolore ai talloni (o al calcagno) o tallonite: definizione

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La tallonite, o tallodinia, è una condizione dolorosa che colpisce il tallone o calcagno. Questa patologia è piuttosto comune e la frequenza di comparsa è particolarmente elevata soprattutto negli atleti, nonostante non siano gli unici soggetti a rischio.

Le principali cause alla base della tallonite, infatti, sono le continue sollecitazioni e traumi ripetuti. Movimenti che possono portare a tali sollecitazioni sono solitamente collegati a sport come la corsa, il calcio, la pallavolo, il basket e molti altri. Ma oltre ai traumi, anche patologie metaboliche, neurologiche e congenite possono influire sul calcagno. Nello specifico, sono le parti molli e quelle ossee ad essere sottoposte a patologie varie. Tra queste, per esempio, le tendiniti, le borsiti, fasciti, ma anche artrosi, fratture da stress e tumori.

È risaputo che anche lievi alterazioni della postura possono andare a influenzare l’assetto del piede e la distribuzione del carico. Ad esempio, durante lo sviluppo e la crescita, la tallonite può comparire come conseguenza diretta della trasformazione dell’organismo.

Se non trattata adeguatamente, con i giusti strumenti e le giuste terapie, la tallonite può alterare la funzionalità dei piedi e causare invalidità.

Sintomi

I sintomi legati a questa patologia sono piuttosto semplici da diagnosticare e da riconoscere. Infatti, nel 99% dei casi si presenta con dolore piuttosto acuto nella zona interessata. Inoltre, è importante fare caso alla relazione tra orario della giornata e intensità del dolore: la mattina, infatti, il sintomo è molto più persistente che non la sera. Come ultima valutazione, è importante aggiungere che l’indolenzimento può estendersi a tutto il piede.

 

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Il malessere è spesso accompagnato da altri sintomi come gonfiore e stanchezza percepita nella regione interessata. Solitamente è solo uno dei piedi a essere interessato, ma non sono così rari i casi in cui i sintomi si presentino in entrambi. Infine, sebbene i sintomi della patologia siano più evidente durante la deambulazione, si possono accusare anche a riposo.

Tallonite

Possibili Cause: Eziologia

Nell’introduzione abbiamo già anticipato quelle che sono le cause principali della tallonite, ma ora andremo a vedere nel dettaglio quello che c’è da sapere. Come primo appunto, abbiamo detto che può dipendere da diversi fattori, come sollecitazioni e traumi, problemi di tipo neurologico, metabolico e congenito.

Di seguito, vediamo nello specifico:

  • Tallonite dello sportivo: gli atleti sollecitano di frequente i propri piedi, richiedendo per alcuni sport dei veri e propri movimenti “esplosivi”. Nella pallavolo, per esempio, è richiesto spingere con violenza il terreno per aumentare l’elevazione. Questi movimenti provocano vere e proprie microlesioni che col tempo alterano la normale funzionalità del piede. In questo caso è di vitale importanza indossare calzature adeguate e seguire un corretto regime di allenamento.
  • Borsite: è un’infiammazione che interessa le borse sierose retrocalcaneari, o quelle sottocutanee. Queste strutture sono indispensabili per il corretto funzionamento delle strutture periferiche del tendine.
  • Fascite Plantare: questa infiammazione colpisce la fascia plantare, ossia il cordone composto da fibre che collega le radici delle dita dei piedi alla zona mediale del calcagno. Questa condizione è causata da un sovraccarico della fascia dovuto a sforzi, peso eccessivo e altri fattori.
  • Obesità: un individuo in sovrappeso deve affrontare una serie di problematiche relative al carico eccessivo che il corpo deve sostenere. Il peso viene scaricato lungo la colonna vertebrale e gli arti inferiori, andando a provocare, tra i disturbi possibili, anche la tallonite.
  • Artrosi e patologie reumatiche: la degenerazione della cartilagine e delle strutture ossee delle articolazioni può influenzare anche il calcagno. Tale condizione si traduce quindi in tallonite, particolarmente dolorosa. Anche la spondilite anchilosante può rientrare in questa categoria.

Come ulteriore possibile causa ricordiamo che anche l’utilizzo di calzature usurate può influire sulla postura e sulle sollecitazioni al calcagno, motivo per cui è bene indossare quanto più possibile calzature comode.

Tallonite e bambini

È piuttosto frequente che questa patologia colpisca anche i bambini, soprattutto nella fascia di età tra gli 8 e i 13 anni. In questo periodo sono più attivi fisicamente, perché spesso coinvolti in giochi, sport e attività scolastiche. A questa attività si aggiunge lo sviluppo, momento in cui le ossa crescono e il dolore può essere più fastidioso. In queste situazioni la cura ortopedica è capace di proteggere e fornire sollievo.

Diagnosi

La diagnosi inizia con l’anamnesi ed esame obiettivo, ossia la raccolta di informazioni riguardo al paziente. Solitamente è sufficiente questo al medico per capire di essere in presenza di una tallodinia. Tuttavia, in alcuni casi, possono essere richiesti esami specifici particolari, soprattutto se si sospettano lesioni alle ossa o ai tendini. Quelle principali sono:

  • Ecografia, usata per avere un’immagine generica dell’area interessata;
  • Radiografia, sfrutta i raggi X per ottenere immagini più precise di strutture ossee e articolari;
  • Risonanza Magnetica, esame di grande precisione, spesso non utilizzato per diagnosticare talloniti.

Trattamento

Dopo aver eseguito la diagnosi è possibile definire il quadro clinico e la gravità della condizione. Il principale fattore da valutare è la causa del dolore: in base al motivo scatenante si decide il trattamento che può variare da semplici accorgimenti, all’intervento chirurgico.

Se la tallonite è comune, il trattamento più indicato è il semplice riposo e l’interruzione di attività fisiche che possano influire sul tallone. Se infatti il dolore non è causato da altre patologie, il dolore tende ad affievolirsi nel giro di due settimane. Per aiutare il recupero sono utili delle applicazioni di ghiaccio.

Diverso è il caso in cui sia la fascite plantare a causare la tallonite: in questa evenienza, il riposo non è sufficiente e sono invece consigliabili esercizi di stretching mirati. In alcuni casi viene richiesto l’utilizzo di un plantare, utile per rilassare e distendere la fascia.

Il medico potrebbe prescrivere dei medicinali antinfiammatori in quei casi in cui il dolore è particolarmente fastidioso e difficile da sopportare. La chirurgia, si rivela efficace solo nei casi particolarmente seri e i vari trattamenti non hanno sortito effetto benefico.

Particolarmente utile è la Fisioterapia, che grazie alla combinazione di terapie fisiche e manuali è in grado di agire sul tallone e ottimizzare tempi di recupero e benefici. In particolare, sono decisamente utili delle sedute di tecarterapia, onde d’urto, crioultrasuoni o laser, per favorire i processi di autoguarigione.

 

Prevenzione

La prevenzione della tallonite parte dall’evitare fattori di rischio. Per tanto è sempre bene tenere in considerazione che un allentamento fisico eccessivamente duro e non regolato può causare l’insorgere della patologia. Tanto l’intensità quanto la durata giocano un fattore centrale, ma anche la preparazione è di primaria importanza.

Abbiamo parlato in precedenza dell’importanza dell’utilizzo di calzature comode e non usurate. Scarpe col tacco alto o con la suola consumata e troppo bassa possono altera la postura e causare dolore al piede, generando possibilmente la tallonite.

Tacchi Alti e tallonite

Il peso è un altro importantissimo fattore, motivo per cui se sovrappeso, una dieta studia con il nutrizionista e un percorso di esercizi fisici ben ragionati possono fare molto per prevenire la tallonite.

A chi rivolgersi

Se si avverte dolore al tallone, o al calcagno, la prima cosa da fare è osservare un periodo di riposo dalle attività fisiche e gli allenamenti. Se il dolore persiste e si presenta in forma acuta, principalmente al mattino, è consigliabile rivolgersi al proprio medico curante. Questo effettuerà una diagnosi capace di inquadrare il problema e, soprattutto, il trattamento migliore.

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A seconda dei trattamenti sarà poi necessario rivolgersi a specialisti della fisioterapia, ortopedici e tecnici capaci di somministrare le cure prescritte, o produrre degli strumenti ortopedici su misura.

Nel caso in cui il dolore dipendesse da una condizione di obesità, probabilmente sarà necessario rivolgersi anche ad altre figure, come il nutrizionista.

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Lo Studio FisiomediCal a Roma Nord, zona Prati, dispone di una squadra altamente professionale, preparata nel trattare la tallonite e molti altri disturbi e patologie. L’esperienza si unisce all’utilizzo delle migliori tecnologie attualmente disponibili, indispensabili per ottenere risultati ottimali e in tempi rapidi. Inoltre, grazie alla commistione di più competenze e professionalità, ogni paziente può contare su trattamenti altamente personalizzati e mirati.

Per maggiori informazioni e fissare una prima visita, chiamare il numero 06 32651337. Lo studio si trova in via Andrea Sacchi, 35, a Roma.

Sindrome del piriforme

Cos’è la sindrome del piriforme

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Un disturbo neuromuscolare, la sindrome del piriforme causa dolore e spasmi nella zona del gluteo. In alcuni casi il fastidio può estendersi fino al nervo sciatico e poi causare una sensazione di formicolio lungo la zona posteriore della gamba e quella del piede.

Questa sindrome è anche conosciuta come “falsa sciatalgia” poiché i sintomi delle due, se non adeguatamente diagnosticati, possono essere confusi.

Piccolo e di forma triangolare, il muscolo piriforme si trova in profondità della natica ed è di fondamentale importanza perché assiste la rotazione dell’anca e permette di girare la gamba e il piede verso l’esterno.

La sindrome del piriforme si verifica quando il muscolo piriforme comprime o irrita il nervo sciatico in seguito ad un trauma o a una contrattura.

 

Sintomi

Un dolore continuo, che però può variare in intensità, è quello che caratterizza la sindrome del piriforme, ma indaghiamo più a fondo per capire meglio quali sono e come si manifestano i sintomi:

  • Dolore al gluteo che può irradiarsi nella zona dell’anca, lungo la gamba per poi arrivare sino al piede;
  • Spasmi che possono poi dar luogo a una sensazione di intorpidimento;
  • Debolezza o formicolio nelle aree interessate (gluteo, anca, gamba e piede);
  • Riduzione del movimento dell’articolazione dell’anca;
  • Dolore quando si cammina in pendenza (es. salire o scendere le scale);
  • Peggioramento del dolore dopo troppo tempo trascorso nella stessa posizione, non è importante che si stia seduti o in piedi, ma la posizione va variata.

 

Cause

La sindrome del piriforme generalmente si manifesta quando si verifica un accorciamento o un allungamento eccessivo del muscolo piriforme. Questo evento è solitamente collegato ad un episodio traumatico o a una contrattura nella zona del gluteo, dell’anca o della parte inferiore della schiena. Il muscolo piriforme, quindi, comprime o irrita il nervo sciatico, causando dolore.

 

Altri fattori che possono essere alla base della sindrome del piriforme, in quanto causa della compressione o dell’intrappolamento del nervo sciatico da parte del muscolo piriforme, possono essere:

  • Delle anomalie anatomiche del muscolo piriforme o del nervo sciatico;
  • Un’ipertrofia del muscolo piriforme dovuta all’eccessivo sforzo (es. intensa attività fisica);
  • L’assunzione di una postura scorretta;
  • La permanenza in posizione seduta per periodi eccessivamente prolungati (non solo alla scrivania, ma anche, per esempio, alla guida);
  • Un’iperlordosi lombare.

 

Diagnosi

La diagnosi della sindrome piriforme si basa generalmente sull’anamnesi clinica del paziente, sul suo esame fisico e su alcuni esami diagnostici. Quella della sindrome piriforme, però, è una diagnosi spesso molto complessa da effettuare poiché i test diagnostici validati, di cui gli specialisti possono avvalersi, sono pochi.

I due test a cui ci si può affidare sono:

  • Test elettrofisiologico (FAIR-test), ovvero un esame diagnostico grazie al quale si ha la possibilità di misurare il ritardo della conduzione del nervo sciatico;
  • Neurografia a risonanza magnetica, un esame che consiste in un particolare tipo di risonanza magnetica che consente di notare (perché la evidenzia) l’infiammazione e gli effetti sui nervi coinvolti.

Contattaci per maggiori informazioni

 

Specialisti

Per trattare la sindrome del piriforme è necessario rivolgersi ad uno specialista che conosca perfettamente l’anatomia umana e, per quanto le competenze richieste possono variare a seconda della causa scatenante del disturbo, per curare questa sindrome delle ottime conoscenze fisioterapiche sono assolutamente imprescindibili.

 

Come vedremo, infatti, rivolgendosi ad uno specialista del campo fisioterapico è possibile combinare la terapia manuale e la terapia fisica per ottenere degli ottimi risultati e curare la sindrome del piriforme, evitando anche eventuali recidive, senza dover ricorrere ad un intervento chirurgico (opportuno unicamente nei casi più gravi).

 

Trattamento

Il trattamento più adeguato per la sindrome del piriforme varia, ovviamente, in base a quale sia la causa scatenante e potrà essere solamente il medico, dopo aver effettuato la diagnosi, a stabilire quale sia il trattamento più opportuno e che possa apportare i migliori risultati.

In linea generale, però, vediamo degli accorgimenti che possono alleviare i dolori e i fastidi causati dalla sindrome del piriforme:

  • Evitare le attività e le posture che causano maggiormente dolore;
  • Incrementare il tempo di riposo in posizione supina;
  • Applicare del ghiaccio sulla zona dolente per circa 15 minuti più volte al giorno, aiutando a ridurre l’intensità del dolore grazie all’effetto del freddo che andrà ad agire sull’infiammazione e sulla tensione muscolare;
  • Una volta ridotta l’infiammazione col freddo, però, bisogna ricorrere al caldo che, applicato tramite una borsa d’acqua calda sulle zone interessate, aiuterà a rilassare i muscoli;
  • Quando si presenta un dolore più acuto, può essere necessario ricorrere ai farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS);
  • Fare regolarmente stretching ed esercizi che rafforzino i gruppi muscolari connessi alla sindrome del piriforme;
  • Ricorrere alla terapia manuale da parte di un fisioterapista, grazie alla quale è possibile incrementare l’afflusso di sangue e, quindi, ridurre lo spasmo muscolare tipico della sindrome del piriforme;
  • Nei casi più gravi, può essere necessario ricorrere ad un intervento chirurgico col fine di alleviare la pressione sul nervo sciatico.

 

Tra le terapie fisiche utili per trattare la sindrome del piriforme è particolarmente indicata:

  • La TECARTERAPIA: una terapia endogena che si basa su un dispositivo che genera un aumento della temperatura.

Tecarterapia per la sindrome del piriforme

Un piano terapeutico ben strutturato si avvale della combinazione tra la terapia fisica e la terapia manuale.

 

Nelle sindromi postraumatiche, inoltre, potrebbe essere utile l’utilizzo della crioultrasuoni, ovvero un dispositivo che combina la crioterapia e l’ultrasuonoterapia per ricavarne un effetto antinfiammatorio e un’azione analgesica.

Rivolgiti ai nostri specialisti

 

Prevenzione

Per prevenire la sindrome del piriforme, prima di tutto, è importante mantenere uno stile di vita sano. Inoltre, una delle accortezze principali consiste nell’adottare delle posture che siano adatte, ovvero simmetriche, grazie alle quali il peso, e quindi il carico, sia distribuito equamente per entrambi i lati del corpo.

In ogni caso, per evitare questa sindrome o altri fastidi di questo tipo, si può scegliere di iniziare un percorso di fisioterapia preventiva, che aiuti il mantenimento di buone condizioni fisiche.

Ancora, la prevenzione può essere adottata anche con la messa in pratica di alcuni accorgimenti, ovvero:

  • Evitare il mantenimento della posizione seduta troppo a lungo;
  • Evitare traumi nell’area del gluteo;
  • Fare stretching quotidianamente.

 

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FisiomediCal è un centro fisioterapico d’eccellenza che, grazie alle competenze di un’équipe medica formata da specialisti del settore e all’impiego delle migliori tecnologie attualmente sul mercato, riesce a perseguire ottimi risultati in tempi brevi.

Tutto ciò fa dello Studio FisiomediCal uno dei migliori punti di riferimento in questo ambito.

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Strappo Muscolare, localizzazione, cause, sintomi, trattamento a Roma

Lo Strappo Muscolare: Cos’è, Quali muscoli interessa, Livelli di gravità

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Lo strappo muscolare o distrazione è una lesione piuttosto grave che causa la rottura delle fibre che compongono il muscolo.

Sebbene possa verificarsi in tutti i muscoli del nostro corpo, lo strappo muscolare interessa con maggiore frequenza:

  • La schiena e, in particolare, la fascia lombare;
  • La coscia e, nello specifico, flessori, adduttori, quadricipite e bicipite femorale;
  • Le gambe, quindi, polpaccio e tricipite surale.

Strappo Muscolare, localizzazione cause sintomi trattamento a Roma

Più raramente, si possono riscontrare strappi muscolari anche nell’addome o nel dorso.

Inoltre, lo strappo muscolare, in relazione al numero di fibre coinvolte viene classificato in tre livelli di gravità:

 

  • Lesione di Primo Grado: in questo caso, la lesione interessa solo poche fibre muscolari. Il danno è modesto, infatti, viene avvertito come un leggero fastidio e non provoca perdita di forza o limitazioni del movimento.
  • Di Secondo Grado: in questo tipo di lesione, viene coinvolto un maggior numero di fibre. Il dolore risulta per questo più acuto.
  • Lesione di Terzo Grado: in questo caso c’è un alto numero di fibre coinvolte e una vera e propria lacerazione del muscolo. Il dolore, infatti, è violentissimo e provoca gravi limitazioni del movimento.

 

Sintomi

Lo strappo muscolare provoca un dolore acuto nella zona lesionata e la sua intensità, dipende dal livello di gravità della lesione.

Il dolore si presenta, in particolare, quando il muscolo interessato viene contratto, quindi, si accorcia.

Se lo strappo è molto grave, il soggetto non può muovere la parte interessata ed il muscolo appare rigido.

In questi casi, il dolore è anche accompagnato da lividi e gonfiore.

I lividi sono dovuti alla rottura dei capillari presenti nella zona interessata, a causa dello strappo.

Può inoltre insorgere una contrattura muscolare, dovuta all’azione dell’organismo che cerca di favorire il recupero immobilizzando l’area interessata.

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Cause: Eziologia

Lo strappo è provocato da un’eccessiva sollecitazione del muscolo in seguito a movimenti scorretti o scatti improvvisi.

Le cause ed i fattori che possono provocare uno strappo muscolare sono:

  • Allenamento e riscaldamento insufficienti o non idonei all’attività sportiva;
  • Le Basse temperature che rendono i muscoli più rigidi;
  • Eccessivo affaticamento del muscolo;
  • Camminare o giocare in un terreno sconnesso;
  • Mantenere posture scorrette per lungo tempo;
  • Scarpe non idonee;
  • Obesità o sovrappeso;
  • Attività sportive che richiedono movimenti e scatti muscolari come ad esempio il calcio, baseball, sollevamento pesi, running.

 

Diagnosi

In caso di strappo muscolare, la prima cosa da fare è quella di rivolgersi ad un medico specializzato.

Questo, definisce la gravità del trauma valutando il paziente tramite differenti tecniche:

 

  • Osservazione e palpazione: Il medico, osserva la zona interessata per verificare la presenza di lividi, gonfiore e avvallamenti;
  • L’Ecografia muscolo-scheletrica: questa, viene eseguita 48 ore dopo il trauma cosicché la lesione sia più visibile;
  • Ecografia Color Doppler e Power Doppler: consentono di visualizzare la quantità di sangue all’interno del muscolo;
  • Risonanza Magnetica: questa tecnica permette anche di seguire l’andamento della cicatrizzazione in caso di strappi muscolari particolarmente gravi.

 

Diagnosi differenziale

Lo strappo muscolare può essere a volte confuso con altre condizioni, le quali, possono presentare dei sintomi molto simili:

  • Indolenzimento muscolare (D.O.M.S): in questo caso, il dolore si presenta il giorno successivo. Inoltre, a differenza dello strappo, si tratta di una microlesione.
  • Crampo: si differenzia dallo strappo perché il muscolo appare solamente più rigido ma non presenta alcuna lesione.
  • Contrattura: anche in questo caso non sono presenti lesioni nel muscolo, infatti, la terapia consiste in una serie di massaggi svolti da uno specialista sull’area interessata.
  • Stiramento: a differenza dello strappo, si tratta di una microlesione e non e associata alla presenza di lividi.

 

Trattamento: Cosa fare e cosa non fare in caso di Strappo Muscolare

 

In caso di strappo muscolare, ci sono dei passaggi fondamentali che il medico consiglia per favorire la guarigione. Inizialmente, una terapia efficace prevede:

  • L’applicazione di ghiaccio sulla zona interessata;
  • Il riposo dell’arto;
  • La somministrazione di antidolorifici, che alleviano il dolore;
  • Somministrazione di emostatici, per arrestare il sangue in caso di lesioni più gravi;
  • Utilizzo di miorilassanti, i quali, riducono il tono dei muscoli irrigiditi a seguito di uno strappo;
  • Massaggio Drenante e Linfatico, per aiutare ridurre l’infiammazione;
  • Bendaggio neuromuscolare, come ad esempio il Kinesiotaping, per velocizzare il recupero.

 

Oltre a questi primi rimedi, parallelamente è importante iniziare un trattamento fisioterapico e riabilitativo che varia secondo la patologia.

In particolare, si suggerisce una Fisioterapia strumentale, come ad esempio la Tecarterapia e la massoterapia.

Ci sono, inoltre, delle azioni che i medici consigliano di non fare in caso di strappo muscolare, in quanto, potrebbero aggravare la situazione:

 

  • Applicare calore sulla parte interessata;
  • Sottoporsi immediatamente a sedute di massoterapia;
  • Eseguire stretching appena dopo il trauma.

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Prevenzione

Per prevenire uno strappo muscolare, sono necessari alcuni importanti accorgimenti:

 

  • Praticare un allenamento costante e un buon riscaldamento prima di iniziare un’attività sportiva;
  • Assicurarsi di essere fisicamente pronti allo sforzo fisico che si andrà a compiere;
  • Indossare un abbigliamento adeguato;
  • Non sottovalutare alcun sintomo doloroso, anche se lieve.
  • Svolgere le attività fisiche senza eccedere nello sforzo;
  • Bere e reintegrare i sali minerali.

 

Quali competenze sono necessarie per curarlo

Per curare uno strappo muscolare è necessario che il medico curante abbia delle competenze specialistiche, che variano a seconda della gravità del problema riscontrato.

Il problema, infatti, può coinvolgere diverse figure professionali come il Fisioterapista, l’ortopedico, l’osteopata ed il medico sportivo.

Nei casi più gravi, in cui sono necessarie operazioni chirurgiche, il medico deve avere anche competenze di chirurgia muscolare.

Nella maggior parte dei casi, queste figure professionali lavorano simultaneamente, per garantire al paziente una veloce guarigione.

 

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