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contusioni

Cosa sono le contusioni

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Le contusioni muscolari sono la conseguenza di un trauma fisico. A seconda della forza dell’impatto, della zona e di altri fattori si possono distinguere diversi tipi di contusioni. In ogni caso, questo tipo di condizione non compromette la struttura dei tessuti ma li influenza a livello superficiale.

Il tratto distintivo delle contusioni sono i lividi che compaiono in seguito all’urto, conseguenza diretta della rottura di capillari, vasi sanguigni e linfatici.

Le contusioni muscolari non sono propriamente considerate traumi sportivi, sebbene ovviamente sia un disturbo molto comune tra gli atleti, specialmente tra chi pratica sport da contatto. Le zone dove l’osso è più vicino agli strati superficiali della pelle, come le ginocchia, i gomiti e gli zigomi, gli ematomi sono più frequenti.

In presenza di contusione muscolare non ci si deve preoccupare più di tanto, poiché il sangue fuoriuscito dai vasi tende a essere riassorbito in poco tempo. È bene rivolgersi a un medico quando il livido compare senza motivo oppure se non guarisce naturalmente.

Quanti tipi di contusioni esistono e dove possono verificarsi

Esistono diversi tipi di contusioni, classificate in base alla loro gravità e all’estensione dell’emorragia. Nello specifico troviamo:

  • Ecchimosi: lesioni dovute alla rottura di piccoli capillari. La fuoriuscita del sangue è contenuta e lo strato superficiale del derma rimane integro;
  • Ematoma: il sangue fuoriesce dai vasi sanguigni più grandi e provoca un’emorragia piuttosto estesa che può rimanere circoscritta al tessuto interessato o raggiungere quelli adiacenti;
  • Abrasione: si presenta quando gli strati più superficiali dell’epidermide subiscono delle micro-rotture;
  • Escoriazione: ferita superficiale che interessa diversi strati dell’epidermide, accompagnata da stravaso di sangue.

In generale le contusioni avvengono nelle parti del corpo dove le ossa sono maggiormente in superficie. Per questo motivo in numerosi sport questo tipo di infortuni sono molto frequenti: nel calcio, nel basket, nel rugby o nella boxe alcune parti del corpo sono esposte a impatti e traumi. I punti dove è più facile che si verifichi una contusione sono le articolazioni (ginocchia, caviglia, spalla, gomito), le tibie e il viso soprattutto nell’area degli zigomi e l’arcata sopraccigliare. Rimane il fatto che qualsiasi parte del corpo è potenzialmente soggetta a contusioni ed ematomi.

Sintomi

I sintomi più evidenti in caso di contusione sono lo stravaso del sangue e la comparsa di lividi. A seconda della tipologia, soprattutto se si parla di abrasione o escoriazione, al sanguinamento si accompagnano ferite e micro-rotture dell’epidermide. Altri sintomi plausibili sono il gonfiore della zona colpita e dolore diffuso, che si intensifica alla pressione.

Se si verifica una reazione di tipo infiammatorio, nei casi più gravi, questa può portare alla comparsa di stati febbrili.

Nella maggior parte dei casi, la contusione dura pochi giorni prima di scomparire, ma esistono eccezioni per le quali il dolore si protrae e può essere tanto intenso da portare allo stop dell’attività fisica.

Cause

Le cause delle contusioni sono principalmente di tipo traumatico. Basta un urto, anche molto lieve, per causare la comparsa di ematomi. Una caduta, una collisione o l’impatto con un mobile potrebbero tranquillamente provocare una contusione. Il discorso diventa ancora più evidente per chiunque svolga attività fisica.

Talvolta capita di notare lividi sul corpo e non sapere da cosa siano stati provocati. Nella maggior parte dei casi probabilmente derivano da urti non significativi, ai quali non si è prestato attenzione, ma che hanno comunque avuto delle conseguenze sul nostro organismo. Il discorso diventa più serio quando questi si presentano con maggior frequenza: questo potrebbe far presuppore la presenza di altre patologie o condizioni. Tra le possibilità più comuni abbiamo l’invecchiamento, l’effetto collaterale di alcuni farmaci, la mancanza di vitamine e malattie varie. In questi casi è consigliabile rivolgersi a un medico specializzato per avere un consulto accurato.

Soggetti a rischio

Come ripetuto più volte, i soggetti più a rischio sono gli sportivi. Questa categoria è certamente sottoposta a numerose situazioni in cui la contusione è altamente probabile. Un contrasto a calcio è alla base del gioco, e nonostante le protezioni, è facile che a seguito dell’impatto si presentino lividi ed ecchimosi.

contusioni sport

Lo stesso ragionamento è valido per tutte quelle persone che svolgono mestieri pesanti e fisici.

Altre categorie particolarmente a rischio potrebbero essere anziani e bambini: i primi hanno una pelle molto più sottile e quindi maggiormente esposta a contusioni; i secondi sono invece più soggetti a cadute e giochi sfrenati che possono portare a spiacevoli conseguenze e lividi sulle ginocchia.

Prevenzione

Prevenire una contusione muscolare non è compito facile e le possibilità sono limitate. Il principale consiglio per gli sportivi è quello di indossare protezioni adatte all’attività a sostegno delle parti del corpo particolarmente esposte a impatti, come parastinchi o caschi.

Il corpo può essere allenato a dovere per renderlo più tonico, elastico e resistente agli urti. Questo può prevenire le contusioni e limitare gli ematomi. Prima dell’attività fisica, inoltre, è fondamentale svolgere un appropriato riscaldamento per rendere il muscolo più malleabile e aumentare l’assorbimento degli impatti.

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Cura e Trattamento in un centro d’eccellenza a Roma

Le contusioni non richiedono particolari attenzioni per essere curate. Nel caso di dolore intenso, però, l’assunzione di farmaci antinfiammatori in pomata per la pelle può rivelarsi utile. Trattamenti alternativi e altrettanto validi sono quelli che seguono l’approccio PRICE che segue i cinque step Protezione, Riposo, Ghiaccio, Compressione ed Elevazione. Seguendo questo metodo si riescono facilmente a limitare i danni e si aiuta l’organismo a riassorbire il sangue più rapidamente.

In alcuni casi, si vuole comunque consultare il medico per evitare dubbi e scegliere la via di guarigione più rapida e sicura. Lo Studio FisiomediCal è il centro d’eccellenza per il trattamento di contusioni muscolari, ma anche per infortuni più gravi. Il centro di fisioterapia e riabilitazione, situato a Roma Nord, in Via Andrea Sacchi, 35, può contare su un’équipe medica altamente specializzata ed esperta. L’ausilio di terapie fisiche come tecarterapia, crioultrasuoni e onde d’urto sono funzionali per i risultati migliori.

Visita il nostro sito per maggiori informazioni e contattaci al numero 06 32651337 per scoprire di più sulle convenzioni, le offerte e il nostro team.

Traumi sportivi

Cosa sono i traumi Sportivi

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Come il nome suggerisce, i traumi sportivi sono quegli infortuni tipicamente comuni tra gli atleti e chi pratica sport per divertimento. Tuttavia, anche chi non rientra in queste categorie può subire dei traumi sportivi, o lesioni che sono generalmente considerate tali. Un esempio palese è il gomito del tennista, una patologia piuttosto comune tra chi esegue lavori manuali di carico, anche se non ha mai giocato a tennis.

Dal momento che i muscoli e i legamenti possono lacerarsi a fronte di sforzi e sollecitazioni eccessive, è evidente che praticare un qualsiasi tipo di sport comporta il rischio di lesione. Per tale motivo il riscaldamento pre-gara o allenamento e lo stretching alla fine dell’attività sono più importanti di quanto si possa immaginare. Un buon allungamento non è tuttavia sufficiente per evitare traumi sportivi ed è bene ricordare che alcune persone sono più predisposte di altre a subire lesioni e contusioni.

Il tipo di attività svolta influenza molto il tipo di trauma al quale si può andare incontro e anche la preparazione atletica svolge un ruolo fondamentale. Tra queste patologie troviamo infatti anche i traumi da impatto, che hanno forti ripercussioni soprattutto a livello osseo, e possono portare a fratture ed ematomi.

Di seguito andiamo ad analizzare i più frequenti e come riconoscerli.

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Quali sono i più frequenti e come riconoscerli

Esistono diverse tipologie di traumi sportivi e vengono suddivisi in quattro principali categorie:

  • Usura: l’eccessivo logorio e lacerazione di muscoli, legamenti e articolazioni. Sono tra le cause più frequenti di traumi sportivi e si presentano solitamente in seguito a comportamenti scorretti durante l’attività fisica;
  • Distorsioni e stiramenti: traumi sportivi frequenti e fastidiosi. Consistono nella tensione eccessiva di legamenti e muscoli e solitamente si riscontrano per sforzi improvvisi e cambi di direzione repentini;
  • Traumi da impatto: causano ematomi, ecchimosi, contusioni e fratture. Sono tipici degli sport da contatto.
  • Fratture e lussazioni: sono traumi sportivi piuttosto gravi, seguite immediatamente da dolore intenso, disfunzione dell’arto interessato e possibile deformazione. Nelle forme più lievi si chiamano fratture da stress, piccole crepe sulla superficie dell’osso dovute a movimenti ripetuti o sollecitazioni eccessive;

Ognuno di questi agisce in modo diverso su legamenti, muscoli e ossa, con sintomi e conseguenze diverse. A seconda del tipo di trauma riscontrato possono presentarsi sintomi quali gonfiore, ematomi, mobilità limitata, sensibilità al tatto sulla zona interessata e calore. Non necessariamente i sintomi si presentano tutti insieme e in alcuni casi, possono essercene altri in base alla gravità dell’infortunio.

Come prevenirli

Non è sempre possibile prevenire questo tipo di disturbi, ma grazie a diverse precauzioni è possibile limitare l’incidenza dei traumi sportivi e ridurne la gravità. Come prima forma di prevenzione, troviamo il riscaldamento muscolare: questa pratica è fondamentale prima e dopo ogni tipo di attività fisica. Grazie a questa i muscoli guadagnano elasticità e riescono a sostenere meglio impatti, sollecitazioni e sforzi.

L’attività fisica stessa può essere un ottimo modo per prevenire i traumi sportivi: un allenamento graduale, commisurato alla propria forma fisica, aiuta a tonificare e rafforzare i muscoli. Oltre a questo, è sempre importante indossare le giuste protezioni e attrezzature quando si fa sport: parastinchi, caschetti, ginocchiere, tutori, calzature adeguate e altri ancora. Un equipaggiamento adeguato è di grande utilità per prevenire la maggior parte degli infortuni, o comunque per limitarne la gravità.

In ultima battuta, è bene ricordare che al primo segnale di dolore è buona norma interrompere l’attività per ridurre quanto più possibile i danni.

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Trattamento e Cura

La tecnica di primo soccorso, utile per la maggior parte delle lesioni, è la terapia PRICE che consiste in Protezione (Protection), riposo (Rest), ghiaccio (Ice), compressione (Compression) e sollevamento (Elevation).

Grazie a questi primi cinque step è possibile contenere l’infortunio e accelerare i tempi di recupero. La protezione serve per immobilizzare la parte interessata, ridurre emorragia e gonfiore. Il ghiaccio svolge un’azione analgesica, ma non deve essere applicato per più di 20 minuti, onde evitare irritazione della pelle. La parte sulla quale si applica l’impacco deve essere sollevata e compressa con una fascia elastica per limitare il gonfiore e far fluire il sangue. Vien da sé che tutto queste accortezze sono poco utili se non si osserva un periodo di riposo congruo all’entità del trauma.

Se il dolore è particolarmente acuto, si possono assumere farmaci analgesici e antinfiammatori (FANS) per ridurre l’infiammazione.

Quando i sintomi non rientrano in 5 giorni, è caldamente consigliato rivolgersi a uno specialista che potrà valutare con efficacia, attraverso esami radiografici, se necessario, l’entità del trauma. La cura specialistica si compone di diverse tecniche fisiche e manuali in base alle cause e richiede diverse sessioni di terapia per garantire risultati ottimali.

Dove trovare il nostro centro d’eccellenza a Roma Prati

Lo Studio FisiomediCal a Roma Nord, zona Prati, dispone di una squadra altamente professionale, specializzata in medicina sportiva. L’esperienza si unisce all’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, che garantiscono tempi rapidi di recupero. Ogni paziente può contare su trattamenti altamente personalizzati e mirati e su una conoscenza molto vasta di traumi sportivi e fisioterapia.

Per maggiori informazioni e fissare una prima visita, chiamare il numero 06 32651337. Lo studio si trova in via Andrea Sacchi, 35, a Roma.

morbo di haglund

Morbo di Haglund: definizione

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Il morbo di Haglund è una patologia che colpisce la zona posteriore del piede. Più nello specifico, è una osteocondrosi, ovvero un problema legato alla crescita che riguarda l’osso e la cartilagine. Si caratterizza per l’insolita presenza di una prominenza dell’angolo postero-superiore del calcagno.

Solitamente questo disturbo si manifesta in età evolutiva.

In alcuni casi può essere anche asintomatico, in altri può manifestarsi con il dolore e creare difficoltà nel muovere la caviglia.

 

Sintomi

Il morbo di Haglund si caratterizza per un rigonfiamento cartilagineo sul tallone, nella zona del tendine d’Achille. Solitamente, il dolore dovuto a questa patologia si manifesta solamente quando da una posizione di riposo si inizia a camminare, ma il disturbo può velocemente peggiorare e causare un’infiammazione sempre più grave, fino a diventare realmente invalidante.

La patologia di Haglund può manifestarsi ad un solo piede o ad entrambi.

 

Cause: eziologia

morbo di haglund

Il morbo di Haglund può essere causato da diversi fattori.

In alcuni casi, anche se pochi, questa patologia può nascere a causa della conformazione dell’osso del piede, che se arcuato aumenta il rischio di insorgenza del morbo di Haglund.

Invece, è più frequente che la causa della sindrome di Haglund sia da imputare a posizioni scorrette dei piedi, che si riversano poi sui talloni.

Ancora, una delle cause dell’insorgenza del morbo di Haglund è un eccessivo e non controllato sforzo fisico.

 

Diagnosi

Una precisa diagnosi del morbo di Haglund può essere effettuata solamente da un medico specialista, che con le competenze apprese è in grado di stabilire il preciso trattamento per questo disturbo. In ogni caso, per questo tipo di disturbo, la diagnosi deve avvalersi di un esame obiettivo che spesso viene seguito da una radiografia, che serve per stabilire l’eventuale presenza di calcificazioni intratendinee.

Nei casi più gravi, lo specialista può richiedere anche un’ecografia per capire quanto sia danneggiato anche il tendine d’Achille.

Rivolgiti ai nostri esperti

 

Trattamento

Solamente un medico esperto del settore, dopo aver effettuato la diagnosi, sarà in grado di indicare il trattamento più opportuno per il morbo di Haglund. Ovviamente, il tipo di terapia da mettere in pratica varia a seconda dello stadio di avanzamento della patologia.

Infatti, i trattamenti possibili per questo problema sono diversi, si può optare per un trattamento di tipo conversativo o per un trattamento di tipo chirurgico.

  • Il trattamento conservativo per il morbo di Haglund spesso implica una revisione dello stile di vita del paziente. Come palliativo possono essere utili i farmaci antinfiammatori non steroidei, ma anche dei plantari ortopedici.

La terapia di tipo conservativo può prevedere anche degli esercizi fisioterapici di stretching.

  • Il trattamento di tipo chirurgico mira ad eliminare l’esostosi retroachillea. L’intervento ha buone percentuali di riuscita, ma prevede tre settimane circa per una graduale ripresa dell’attività.

 

A questi tipi di trattamenti si possono preferire le terapie fisiche, tra le quali:

 

Prevenzione

Sicuramente una delle accortezze da mettere in pratica per prevenire il morbo di Haglund prevede l’utilizzo delle giuste scarpe, che devono essere morbide e non esercitare pressione sulla zona del tallone. Ovviamente i tacchi e le scarpe estremamente rigide sono da evitare! Ancora, è sconsigliabile praticare attività fisica che solleciti il piede.

 

A chi rivolgersi

Quando si iniziano ad avvertire problemi legati a questa patologia è bene rivolgersi ad un medico specialista! Per quanto le competenze richieste possono variare a seconda della causa scatenante del disturbo, per curare questa patologia delle ottime conoscenze fisioterapiche sono necessarie.

È indicato contattare un ortopedico, che grazie alle sue competenze potrà effettuare un’accurata diagnosi. Probabilmente, l’ortopedico ti metterà in contatto con un esperto fisioterapista, che potrà stabilire il trattamento più opportuno per una totale riabilitazione.

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Perchè scegliere il centro d’eccellenza Studio FisiomediCal a Roma Nord

Hai bisogno di un centro fisioterapico d’eccellenza? FisiomediCal è proprio ciò che fa al caso tuo.

Grazie alle competenze di un’équipe medica formata da specialisti del settore e all’impiego delle migliori tecnologie attualmente sul mercato, lo Studio FisiomediCal riesce a perseguire ottimi risultati in tempi brevi.

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Coccigodinia

Cos’è il Coccige?

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Cos’è la Coccigodinia ?

La coccigodinia è un disturbo che colpisce la zona del coccige, ovvero quella parte del corpo umano composta dalle ultime vertebre della spina dorsale e posta al di sotto dell’osso sacro, ma che può interessare anche le vertebre sacrali del rachide o diramarsi da queste.

Il disturbo si presenta con una maggiore incidenza nelle donne e può essere collegato alla sindrome dell’elevatore, che colpisce il muscolo adiacente all’ano, di cui insieme alla proctalgia fugace è una variante.

Coccigodinia

 

Sintomi

La coccigodinia può presentarsi con diversi sintomi tra i quali rinveniamo:

  • dolore al coccige, che può essere costante o temporaneo, ed in questo caso può aumentare quando il paziente è in posizione seduta,
  • dolore alla parte bassa del rachide, che può irradiarsi al coccige e/o lungo un gluteo;
  • acuirsi del dolore in caso di costipazione o di compressione della regione;
  • riduzione del dolore in seguito all’evacuazione;
  • necessità di supporti per sedersi.

coccige

Cause: eziologia

Le cause del disturbo non sono sempre univoche, potendo presentarsi in seguito alla compresenza di più fattori e spesso a distanza di molti anni da un evento traumatico che ha generato un danno nella regione coccigea.

Una maggiore presenza è però riscontrata nei casi di:

  • parto, in quanto la diversa conformazione dei muscoli pelvici femminili unita ad una maggiore flessibilità del coccige durante la gravidanza possono portare una sua sub-lussazione
  • traumi, sia dovuti a sport che ad accidentali cadute, spesso avvenute in addietro rispetto all’insorgenza del disturbo;
  • cattiva postura, con una maggiore ed eccessiva pressione nell’area coccigea
  • condizioni di sovrappeso o squilibri alimentari,
  • presenza di altre patologie, come tumori delle ossa o particolari forme di artrite.

 

Diagnosi

La coccigodinia viene individuata dallo specialista attraverso l’anamnesi del paziente, al fine di risalire a precedenti traumi o eventuali cronicità, per poi escludere altri disturbi rettali, come ragadi o ascessi, attraverso l’esame obiettivo.

L’utilizzo degli strumenti di diagnostica per immagine affiancano lo specialista nella conferma diagnosi e/o nell’individuazione di eccessiva mobilità del coccige o di una microfrattura nell’area interessata dal dolore.

Infine, a seconda dei casi e dei risultati degli esami richiesti dallo specifico caso, può essere necessario effettuare ulteriori esami per escludere la presenza di altri disturbi alla base del dolore al coccige.

 

Trattamento

Il trattamento della coccigodinia non risulta essere ad oggi standardizzato ma viene definito rispetto all’entità del dolore e delle difficoltà motorie causate nel paziente e rispetto alla causa scatenante l’infiammazione.

È comunque possibile annoverare una serie di trattamenti specifici, tra i quali:

  • Adozione di antinfiammatori
  • Iniezione di corticosteroidi, per ottenere un sollievo dal dolore e dall’infiammazione;
  • Fisioterapia, trattamenti medico-conservativi mirati ad un miglioramento delle condizioni di salute del paziente nei casi in cui si sia intervenuti con una riduzione della frattura o della sublussazione;
  • Ozonoterapia, ovvero infiltrazioni di ossigeno ed ozono miscelati;
  • Tecarterapia
  • Intervento chirurgico, che si rende necessario nei casi più gravi, nei casi cronici e qualora i trattamenti medico-conservativi risultassero inefficaci;
  • Rieducazione posturale nell’ambito dei trattamenti medico-conservati, ed onde gravare ulteriormente sulla zona infiammata generando così un peggioramento della sintomatologia;
  • Massaggio manuale prolungato dei muscoli lombari e pelvici;
  • Ginnastica posturale, con ammorbidimento dei muscoli pelvici;

 

Riabilitazione

Nel caso di un intervento chirurgico effettuato in presenza di dolore cronico, per un peggioramento della condizione del paziente, per una riduzione della frattura o della lussazione delle vertebre del coccige è opportuno seguire un periodo di riposo adeguato.

Sia nelle ipotesi di post-intervento sia in presenza di trattamenti medico-conservativi è molto importante sottoporsi a sedute di fisioterapia o di osteopatia per evitare l’insorgenza di cronicità del disturbo e per potenziare le aree interessate in precedenza dall’infiammazione.

 

Prevenzione

Diversi sono gli accorgimenti che permettono di evitare un peggioramento dell’infiammazione del coccige e l’insorgenza della coccigodinia, tra questi sicuramenti rinveniamo:

  • potenziamento muscolare;
  • corretta postura;
  • evitare l’esecuzione di sforzi o lo svolgimento di attività che possano aggravare la condizione infiammatoria;
  • mantenere uno stile di vita sano ed equilibrato

 

A che tipo di specialista rivolgersi

Come tutti i disturbi che colpiscono il rachide e le zone limitrofe, anche la coccigodinia risulta essere fortemente limitante e per questo motivo è necessario consultare, per tempo, uno centro specializzato o uno specialista ed ottenere, oltre ad una diagnosi, un trattamento mirato.

 

Dove trovare un centro d’eccellenza a Roma

Qualora si fosse in presenza di sintomi collegati alla Coccigodinia, il Centro FisiomediCal, in Via Andrea Sacchi 35, è centro di riferimento per questo campo con trattamenti all’avanguardia e personale altamente specializzato.

Se si vuole ricevere consulenza sui sintomi, sui rimedi e sui trattamenti più adatti, chiamare il numero <a href=”tel: 0632651337″> 06 32651337</a> o visitare la pagina dei contatti.

 

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dolore alla schiena alta

Dolore alla schiena alta: definizione

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Il dolore alla schiena alta è meno comune rispetto alla lombalgia e alla cervicalgia, ma resta comunque un disturbo invalidante. È un dolore che solitamente nasce a causa di sforzi eccessivi, dell’assunzione di posture sbagliate o di attività fisica svolta in maniera sbagliata.

Il dolore alla schiena alta solitamente è di natura articolare, muscolare o nervosa. È un disturbo che viene distinto in:

  • Acuto: quando dura meno di 30 giorni ed è causato da un evento particolare, solitamente un trauma
  • Cronico: quando ha una durata minima di tre mesi

 

Sintomi

I dolori nella zona alta della schiena possono essere d’intensità molto diversa: sordi e costanti oppure episodici e di breve durata, ma anche acuti e lancinanti.

A seconda della durata del dolore, il mal di schiena viene classificato come acuto oppure cronico, rispettivamente con durata inferiore a trenta giorni e superiore a tre mesi.

In alcuni casi, al dolore alla schiena alta si può accompagnare del rossore o del gonfiore nell’area interessata.

Ancora, nei casi più gravi il dolore può estendersi al collo, alla testa o alle spalle e diventare davvero molto invalidante.

 

Cause: eziologia

Come anticipato, le cause del dolore alla schiena alta possono essere molto diverse tra loro.

Ovviamente, l’età che avanza o uno stile di vita sedentario non aiutano per niente. Chi fa attività fisica ha muscoli più tonici e reattivi e quindi ha una predisposizione minore a strappi o contratture muscolari.

Oltre a cause di questo tipo che comprendono i traumi, il mal di schiena nella zona alta può essere dovuto anche a motivi più gravi, tra i quali:

 

Diagnosi

Per effettuare una corretta e accurata diagnosi del dolore nella zona alta della schiena bisogna necessariamente affidarsi ad un medico specialista del settore.

Prima di tutto si esegue l’analisi della storia clinica, si raccolgono i dati anamnestici del paziente e si esegue un esame obiettivo.

Da questi primi dati, il medico può stabilire se è necessario continuare ad approfondire per fornire la diagnosi. Spesso, lo specialista può richiedere delle analisi più specifiche, come un’ecografia, una risonanza magnetica o una radiografia.

 

Trattamento

dolore alla schiena alta

Il trattamento più idoneo alla riabilitazione del dolore alla schiena alta può essere indicato solamente da un medico specialista, che dopo aver effettuato la diagnosi e quindi dopo aver compreso le cause alla base del disturbo, stabilirà il da farsi.

Rivolgiti ai nostri esperti

 

Per alleviare il dolore alcune volte possono bastare il riposo e i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), mentre nei casi più gravi può rivelarsi necessario anche ricorrere ad un trattamento di tipo chirurgico.

 

Nella maggior parte dei casi, però, il trattamento più opportuno è dato dalla combinazione tra la terapia manuale e la terapia fisica: i massaggi effettuati da un fisioterapista uniti a dei trattamenti strumentali possono dare dei risultati davvero sorprendenti!

Alcune delle terapie fisiche indicate per trattare il dolore alla schiena alta sono:

  • Tecarterapia: una terapia endogena che si basa su un dispositivo che genera un aumento della temperatura
  • Ultrasuoni: composti da vibrazioni acustiche che si diffondono sotto forma di onde di compressione e decompressione.

 

Prevenzione

Assumere delle accortezze per prevenire il dolore alla schiena alta è fortemente consigliato! I rischi associati al mal di schiena sono, infatti, diversi ed è quindi bene tenersene alla larga.

Vediamo quali sono alcuni dei comportamenti consigliati per prevenire il dolore alla schiena alta:

  • Praticare attività fisica. In maniera corretta, con la giusta intensità e senza fare movimenti sbagliati, l’attività è una vera e propria salvezza: mantiene il corpo elastico.
  • Assumere la postura corretta. Mentre sei seduto o durante una passeggiata, la schiena deve essere sempre nella posizione giusta!

 

A chi rivolgersi

Ai primi segnali del dolore alla schiena alta è sempre bene rivolgersi ad uno specialista.

Per questo tipo di disturbo può essere utile contattare un ortopedico o un fisioterapista. Questi specialisti, grazie alle competenze sviluppate nell’ambito dell’apparato muscolo-scheletrico e ad un’ottima conoscenza dell’anatomia umana, saranno in grado di effettuare un’accurata diagnosi e, quindi, di indicarti la terapia più idonea al trattamento del tuo dolore.

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dolore dietro al ginocchio

Dolore dietro al ginocchio: definizione

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Il dolore dietro al ginocchio è un disturbo che può essere ricondotto a diverse cause e, infatti, appena compare è bene indagare e capirne l’origine in maniera tempestiva, così da poter intervenire adeguatamente.

Il ginocchio si trova tra il femore, la tibia e la rotula ed è una delle articolazioni sinoviali più importanti del corpo umano, che comprende la cartilagine articolare, la membrana sinoviale, i legamenti, le borse sinoviali e il menisco.

La zona posteriore del ginocchio si chiama cavità poplitea ed è un’area delimitata dai muscoli posteriori della coscia e dal muscolo gastrocnemio.

Senza distinzioni di età o di genere, il dolore al ginocchio può colpire chiunque, nonostante sia più frequente negli anziani o negli sportivi.

 

Sintomi

I sintomi del dolore dietro al ginocchio possono essere diversi. È un disturbo che si caratterizza e prende sfumature differenti a seconda della causa che lo ha scatenato.

L’intensità del dolore, spesso, può variare e peggiorare durante la flessione della gamba.

Vediamo quali sono i sintomi più comuni:

  • Rigidità dell’articolazione
  • Area posteriore del ginocchio gonfia
  • Difficoltà nel muovere il ginocchio

 

Cause: eziologia

dolore dietro al ginocchio

Le cause che possono essere alla base dell’insorgenza del dolore dietro al ginocchio sono davvero molto numerose. I disturbi di quest’articolazione possono essere sia di lieve entità che, invece, più gravi.

Vediamo le maggiori cause alla base del dolore dietro al ginocchio:

  • Cisti di Baker: si può verificare o a causa di un trauma o per l’artrosi
  • Gamba del tennista: quando si verifica una lacerazione del tendine del muscolo plantare
  • Tendinopatia del muscolo gastrocnemio: essendo il muscolo gastrocnemio vicino alla zona posteriore del ginocchio, quando insorge una tendinopatia a questo muscolo spesso può comparire anche il dolore dietro al ginocchio
  • Tendinopatia del muscolo popliteo: quando il tendine del muscolo popliteo subisce dei traumi insorge il dolore dietro al ginocchio
  • Trauma al legamento crociato posteriore: non è molto comune, ma se il legamento crociato posteriore subisce un trauma compare subito il dolore dietro al ginocchio
  • Trombosi venosa profonda: anche questa non è una causa frequente del dolore dietro al ginocchio, ma può capitare che si formino dei coaguli di sangue e che diano anche origine ad un forte dolore dietro al ginocchio
  • Artrosi: processo degenerativo delle cartilagini articolari con conseguente usura delle stesse

 

Diagnosi

Per effettuare una diagnosi del dolore dietro al ginocchio bisogna necessariamente rivolgersi ad uno specialista del settore, l’unico ad avere le competenze adatte per stabilire quale sia il problema e per indicare il giusto trattamento per un totale recupero.

Il medico, per effettuare una diagnosi, si avvale di un esame obiettivo, che realizza anche grazie a specifiche manovre. Ancora, per un esame completo, spesso, lo specialista può chiedere al paziente di fare una risonanza magnetica e una radiografia.

Rivolgiti ai nostri esperti!

 

Trattamento

Il trattamento più adeguato per il dolore dietro al ginocchio può essere stabilito solamente da un medico specialista del settore!

Solitamente quando il dolore non è molto forte e non è dovuto a cause gravi, si può iniziare con un trattamento di tipo conservativo tenendo l’articolazione a riposo e utilizzando ghiaccio e farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).

Nei casi più gravi o quando una terapia di tipo conservativo non è sufficiente, invece, si può procedere con altri tipi di trattamento, tra i quali:

  • Fisioterapia: l’unione tra la terapia manuale e la terapia fisica può apportare grandissimi benefici e raggiungere l’obiettivo di una totale ripresa
  • Trattamento chirurgico

 

Prevenzione

Un vero e proprio metodo per prevenire il dolore dietro al ginocchio non esiste. Ovviamente, una vita controllata e non esporsi a grandi sforzi può essere una tutela rispetto ad eventuali traumi.

Attenzione, questo non vuol dire che evitare l’esercizio fisico faccia bene, anzi! Una regolare attività fisica, infatti, può solamente aiutare ad aumentare forza ed elasticità dei muscoli e, di conseguenza, aiutare a prevenire traumi al ginocchio.

 

A chi rivolgersi

Quando si inizia ad avvertire un qualsiasi tipo di dolore dietro al ginocchio è sempre bene rivolgersi ad uno specialista.

Per i disturbi dietro al ginocchio è indicato contattare un ortopedico, che grazie alle sue competenze nell’ambito dell’apparato muscolo-scheletrico potrà effettuare un’accurata diagnosi.

Probabilmente, l’ortopedico, dopo aver effettuato la diagnosi, vi metterà in contatto con un esperto fisioterapista, che potrà stabilire il trattamento più opportuno per una totale riabilitazione.

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Tutto ciò fa dello Studio FisiomediCal uno dei migliori punti di riferimento in questo ambito.

Si trova a Roma Nord, in via Andrea Sacchi, 35.

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Donna avverte dolore al muscolo Messetere

Cos’è il Massetere

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I muscoli masticatori hanno l’importante funzione di muovere la mandibola durante la masticazione, la deglutizione e la fonazione.

Tra questi, il muscolo temporale, lo pterigoideo interno, lo pterigoideo esterno ed il Massetere sono implicati nel sollevamento della mandibola.

Il Massetere è, nello specifico, il muscolo più potente del corpo, capace di esercitare una forza di circa 100 kg utile in particolare per la masticazione e la deglutizione, affiancato dall’intervento dei muscoli del collo al fine di stabilizzare la testa e il tratto cervicale.

Proprio per questo motivo, i muscoli masticatori possono influenzare l’intera postura.

Il muscolo massetere, di forma rettangolare, è formato da un fascio di fibre superficiale che origina dallo zigomo e si incrocia con un ulteriore fascio di fibre profondo.

Grazie anche alle innervazioni provenienti dal nervo cranico trigemino (implicato nella nevralgia cervicale), il massetere, permette alla mandibola di compiere i movimenti di sollevamento e protrusione.

 

Funzioni

Considerando quanto appena accennato, la funzione principale del massetere è proprio quella di sollevare la mandibola e di permetterne l’occlusione.

È anche coinvolto nella forza di triturazione e nel digrignamento dei denti sia a livello statico (serramento), che a livello dinamico (bruxismo).

 

Possibili patologie

Il massetere, può andare incontro a differenti tipologie di alterazioni, come l’ipertrofie, la sindrome del dolore miofasciale e infiammazioni.

L’ipertrofia del massetere è caratterizzata da uno sviluppo eccessivo del muscolo in questione che ha nel paziente delle ripercussioni sia a livello funzionale che estetico.

Tale disturbo può essere causato da un ipertono cronico che nel tempo porta ad un aumento del volume.

La sindrome del dolore miofasciale è causata invece da tensione, affaticamento o spasmo dei muscoli masticatori, i quali provocano bruxismo e dolore alla mandibola alla testa ed il collo.

A causa dello stress oppure per motivi neurologici, il muscolo massetere può rimanere in contrazione continua e portare il paziente a mantenere la bocca serrata.

Nel corso del tempo, alcune zone all’interno del muscolo rimangono contratte e causano dolore e disfunzione muscolo-scheletrica, con alterazioni che si estendono fino alla zona cervicale.

Tali problematiche possono manifestarsi attraverso numerosi sintomi più o meno gravi:

  • Dolore durante la masticazione;
  • Click articolare durante l’apertura e chiusura della bocca;
  • Bruxismo (digrignare e serrare i denti);
  • Mal di testa frequenti;
  • Cervicalgia;
  • Disturbi del riposo notturno;
  • Vertigini;
  • Perdita precoce dei denti

In conclusione, patologie che coinvolgono il massetere sono quindi frequenti e molto invalidanti per il paziente, il quale dovrà rivolgersi ad un professionista per risolvere in maniera efficace e permettere una risoluzione immediata del problema da parte del paziente.

 

Fisioterapia e Massetere

 

Le problematiche relative al muscolo massetere possono essere risolte attraverso una fisioterapia temporo mandibolare.

Questo tipo di terapia serve a correggere le abitudini sbagliate ed a riallineare correttamente le articolazioni.

Spesso, il fisioterapista si confronta con ulteriori figure mediche specializzate in odontoiatria e con il maxillo facciale, per individuare la terapia più adatta per intervenire.

Considerata l’implicazione di molteplici fasci muscolari, fisioterapista agisce anche sui muscoli cervicali e su quelli respiratori.

L’obiettivo dei trattamenti manuali è quello di allentare la tensione delle articolazioni e rilassare i muscoli masticatori con tecniche dirette sia esterne che interne alla bocca.

Solo quando il dolore mandibolare sarà meno acuto, il fisioterapista potrà  procedere con manovre di “riequilibrio”muscolare.

Manovre di riequilibrio del muscolo Messetere

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Un centro d’eccellenza, che vanta numerosi professionisti del settore, specializzati in diversi ambiti della medicina.

La loro missione è la cura ed il benessere dei propri pazienti, garantita dalle competenze dell’équipe medica e dall’utilizzo delle migliori tecnologie attualmente disponibili.

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fisioterapia termporo mandibolare

Cos’è la fisioterapia temporo mandibolare

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La fisioterapia temporo mandibolare deve essere utilizzata quando insorgono fastidi all’articolazione e consiste in una serie di interventi terapeutici che hanno l’obiettivo di ristabilire il normale funzionamento dell’articolazione temporo mandibolare.

L’articolazione temporo mandibolare collega la mandibola all’osso temporale del cranio e consente di aprire e chiudere la bocca. È una struttura molto particolare e complessa perché è composta dai muscoli, dai legamenti, dalla capsula articolare e dal menisco cartilagineo.

Una delle cause più frequenti che porta alla sindrome temporo madibolare e che, quindi, richiede la fisioterapia è il bruxismo notturno, ovvero la situazione durante la quale il paziente digrigna i denti durante il sonno.

 

A cosa serve la fisioterapia temporo mandibolare

Con una serie di interventi, la fisioterapia temporo mandibolare mira ad una riabilitazione dell’articolazione. Grazie alla messa in pratica di una serie di manovre specifiche, che solamente uno specialista del settore può essere in grado di fare, la fisioterapia temporo mandibolare serve a ripristinare il normale funzionamento dei muscoli masticatori.

 

Quando serve la fisioterapia temporo mandibolare

I disturbi che possono essere legati all’articolazione temporo mandibolare sono diversi e, di conseguenza, sono diversi i casi in cui è necessario ricorrere alla fisioterapia temporo mandibolare.

 

Un individuo che necessita della fisioterapia temporo mandibolare generalmente presenta diversi sintomi, tra i quali:

  • Dolore localizzato
  • Click articolari
  • Limitazione del movimento della mandibola
  • Movimento della mandibola non coordinato
  • Mal di testa
  • Mal d’orecchie
  • Dolore al collo
  • Vertigini e/o capogiri

 

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Le cause per le quali può insorgere la sindrome temporo mandibolare sono da ricercare tra i fattori:

  • Predisponenti se favoriscono la comparsa del disturbo, come per esempio i disturbi ormonali e i disordini psicologici e/o affettivi
  • Scatenanti se sono il motivo che provoca l’insorgenza del disturbo, come i traumi o il bruxismo
  • Contribuenti se, insieme al fattore principale, contribuiscono all’insorgenza del disturbo
  • Perpetuanti se portano il disturbo a protrarsi nel tempo

 

Quali sono i trattamenti

fisioterapia temporo mandibolare

Il trattamento più opportuno può essere indicato solamente da un medico specializzato e varia in base ai sintomi e alla causa del disturbo temporo mandibolare presentato dal paziente, ma generalmente resta una terapia di tipo manuale, alla quale alcune volte si possono affiancare delle tecniche di rilassamento miofasciale oppure una rieducazione posturale.

A seconda della gravità, il trattamento per la sindrome temporo madibolare può richiedere anche un approccio tipo multidisciplinare: odontoiatra, chirurgo maxillo facciale e fisioterapista possono trovare la soluzione migliore per una piena ripresa.

Grazie ad una terapia combinata tra i massaggi muscolari, gli esercizi – attivi e passivi – e la manipolazione, generalmente si riesce ad ottenere una riabilitazione totale dell’articolazione temporo mandibolare.

 

Modalità di esecuzione

Per una buona riuscita della fisioterapia temporo mandibolare bisogna affidarsi ad uno specialista del settore, il quale è l’unico che può stabilire accuratamente quale sia l’efficace e più idonea modalità da seguire per una completa riabilitazione.

In linea di massima la fisioterapia temporo mandibolare è effettuata grazie ad alcune manovre che lo specialista mette in pratica per correggere le sbagliate abitudini acquisite dal paziente.

Grazie ad un accostamento tra la fisioterapia e alcuni esercizi indicati dal medico, si può far in modo di riallineare correttamente l’articolazione temporo mandibolare e risolvere il problema.

 

Per una buona riuscita della fisioterapia è molto importante che lo specialista si soffermi anche sui muscoli cervicali, eseguendo dei massaggi anche in questa zona o indicando al paziente gli esercizi da svolgere.

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Durata della fisioterapia temporo mandibolare

Il disordine temporo mandibolare si manifesta generalmente tra i 25 e i 40 anni. Le donne sembrano essere più colpite degli uomini da questa sindrome: il rapporto è di circa 8 a 1.

Per quanto riguarda, invece, la durata del trattamento, questa non può essere stabilita a priori. Solamente dopo aver fatto un’accurata diagnosi, uno specialista del settore, o l’intera equipe medica, può stabilire quale sia il trattamento più opportuno e, quindi, decidere anche la durata della terapia.

In ogni caso, in linea di massima le sedute di fisioterapia temporo madibolare possono avere una durata che oscilla tra i 30 e i 60 minuti e una cadenza settimanale: questi ritmi, come giù anticipato, possono variare in base alla diagnosi e anche risposta corporea – in termini di risultati ottenuti – del paziente.

 

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Cervicale Infiammata

Cervicale Infiammata: definizione

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La cervicale infiammata è uno dei disturbi più diffusi tra gli adulti e non solo.

Spesso quando si accusa dolore sulla parte posteriore del collo si usano espressioni come “soffro di cervicale”. Molti saranno stupiti nel sapere che non esiste alcuna patologia che riporti questo nome. Quando si pensa di “avere la cervicale” in realtà, nella maggior parte dei casi, si sta parlando di infiammazione della cervicale.

Per essere ancora più precisi, il nome medico è cervicalgia ed è un disturbo che colpisce le vertebre superiori che sostengono il collo e la testa. Come molte altre patologie, ha un’incidenza maggiore nei soggetti di sesso femminile, ma anche gli uomini possono soffrirne. In presenza di cervicale infiammata, il collo diventa più rigido e la mobilità limitata. Il dolore percepito può diffondersi fino alle spalle e le braccia e non è raro che sia accompagnato da mal di testa. Nei casi più gravi può portare anche a vertigini e nausea.

Alla base di questo disturbo ci sono cause come fisiche e mentali: ansia, stress, postura scorretta e traumi. A seconda dei fattori scatenanti e dei sintomi accusati, i processi terapici sono differenti. È bene sapere che la cervicalgia tende a risolversi in modo spontaneo in un lasso di tempo relativamente breve – una settima – anche se non è sempre così. Quando il problema persiste o si ripresenta frequentemente, è fondamentale rivolgersi a uno specialista.

Sintomi

Per riconoscere un caso di cervicale infiammata bisogna ovviamente saper riconoscerne i sintomi. Alla base della patologia c’è il dolore, variabile da paziente a paziente. È localizzato lungo la cervicale ma può essere più acuto in alcuni punti rispetto ad altri. Nello specifico si riconoscono tre diverse categorie di dolore cervicale, definite proprio in base a dove il dolore è percepito: cerivicalgia, sindrome cervico-brachiale e sindrome cervico-cefalica.

  • La cervicalgia riguarda il collo e con il dolore si accusa anche rigidità muscolare e mobilità ridotta. Può essere confusa con il torcicollo poiché i sintomi sono molto simili.
  • La sindrome cervico-brachiale è caratterizzata da dolore che si irradia fino alle spalle, alle braccia e può arrivare anche alle mani. Può presentarsi con un formicolio e una sensibilità alterata, poiché la causa di questo disturbo è legata alla compressione dei nervi cervicali.
  • La sindrome cervico-cefalica, invece, è facilmente riconoscibile perché è sempre seguita da un forte mal di testa o emicrania. In alcuni casi anche da vertigini, nausea e disturbi alla vista o all’udito.

Come detto in precedenza, i sintomi tendono a sparire nel corso di qualche giorno e quasi sempre prima di una settimana. Tuttavia, esistono casi in cui l’infiammazione della cervicale può protrarsi per più giorni o ricomparire con elevata frequenza.

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Possibili Cause: Eziologia

Le possibili cause di un’infiammazione cervicale sono di diverso tipo: possono essere legate a fattori fisici, psicologici o associate ad altre patologie.

Tra le cause fisiche le principali sono:

  • Postura scorretta;
  • Poco esercizio fisico o attività non adeguata;
  • Utilizzo eccessivo di smartphone e tablet, che possono portare al disturbo conosciuto come Text Neck;
  • Eventi traumatici, come un incidente stradale, un contrasto sportivo, ecc;
  • Disordini posturali durante il riposo, come quelli provocati dall’uso di cuscini e materassi troppo morbidi;
  • Fattori ambientali (umidità, freddo, ecc)
  • Tabagismo, che causa stress ossidativo cellulare.

Per quanto riguarda le cause psicologiche, invece, le principali sono Ansia e Stress.

La cervicalgia può essere causata anche da altre patologie come:

  • Colpo di frusta;
  • Spondiloartriti;
  • Artrosi cervicale

Nei soggetti anziani l’incidenza patologica è sicuramente più alta che negli adulti o nei ragazzi, soprattutto nel caso delle artrosi. Quando dovuta a fattori fisici o psicologici, la cervicale infiammata tende a guarire in poco tempo, ma se si protrae per più di tre mesi viene considerata cronica.

Diagnosi

La diagnosi risulta necessaria per riconoscere l’esatta localizzazione dell’infiammazione e la causa scatenante. Le tecniche utilizzate per eseguire gli esami sono:

  • la radiografia;
  • la TAC;
  • la risonanza magnetica;
  • l’elettromiografia.

Trattamento

In linea di massima non è necessario intervenire per risolvere un caso di cervicalgia. A seconda della causa scatenante, però, si possono intraprendere diversi percorsi differenti, soprattutto quando il disturbo è persistente o particolarmente doloroso. Questi possono variare dalla fisioterapia a un programma di esercizi specifici per il dolore, un trattamento a base di farmaci antidolorifici.

dolore cervicale

Le terapie fisiche garantiscono ottimi risultati per il trattamento del dolore cervicale. Quelle che apportano migliori benefici e consentono una rapida ripresa sono:

Il loro effetto è ancora maggiore se utilizzate in combinazione per stimolare i tessuti e il processo di autoguarigione dell’organismo.

Nei casi in cui l’infiammazione della cervicale è causata da patologie specifiche, come l’ernia cervicale, si può percorrere la via chirurgica.

Riabilitazione

Quando si accusano problemi alla cervicale si possono seguire alcune attività fai da te per alleviare il dolore. Si può sicuramente applicare del calore nella zona interessata. Generalmente si consiglia di usare impacchi freddi, ma questi potrebbero avere ripercussioni a livello muscolare, per questo si usa il calore.

Si possono anche eseguire degli esercizi di ginnastica isometrica, da fare tranquillamente da casa. Si comincia con le mani dietro la testa e la si forza in avanti e in basso per allungare la muscolatura superiore del collo.

A seguire si pone la mano sulla testa e si applica una trazione laterale, verso destra e verso sinistra. Importante è mantenere le spalle ben ferme. Per concludere si porta la faccia verso l’alto e si inclina il capo all’indietro.

Prevenzione

Per prevenire i dolori cervicali bisogna correggere tutti quei comportamenti scorretti che in primis potrebbero provocarli. Di conseguenza, è utile:

    • Adottare una postura corretta mentre si lavora, soprattutto se si passano diverse ore seduti a una scrivania, davanti a un computer;
    • Utilizzare con parsimonia gli smartphone poiché può causare forti dolori, come accade per lo sternocleidomastoideo, oltre che mal di testa e nausea;
    • Attività fisica: svolgere regolarmente esercizio aiuta a prevenire questo, come moltissimi altri disturbi.
    • Assicurarsi che il letto sia adeguato a standard posturali oltre che di comodità.
    • Fare sempre attenzione ai fattori ambientali e assicurarsi che il luogo in cui si vive o passa maggior tempo non sia troppo freddo o umido.
    • Tenere sotto controllo è il fumo: non è un segreto che faccia male e tra i motivi per cui smettere possiamo aggiungere anche questo.

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A che tipo di specialista rivolgersi

Le figure più indicate per trattare un’infiammazione della cervicale sono sicuramente dei medici specializzati come un ortopedico, un fisiatra o un fisioterapista. Ci si può rivolgere al medico curante per la diagnosi iniziale e in generale per chiedere consiglio.

Dove trovare il nostro centro d’eccellenza a Roma Prati

Lo Studio FisiomediCal si trova a Roma Nord, in zona Prati. Il suo team è altamente qualificato: è composto da professionisti preparati nel trattare ogni disturbo e patologia. L’esperienza si unisce all’utilizzo delle migliori tecnologie attualmente disponibili, grazie alle quali ottenere risultati ottimali e in tempi rapidi. Grazie alla combinazione di esperienza, tecnologia e competenza, ogni paziente riceve trattamenti altamente personalizzati e mirati.

Per maggiori informazioni e fissare una prima visita, chiamare il numero 06 32651337. Lo studio si trova in via Andrea Sacchi, 35, a Roma.

Disturbo al rachide lombare

Rachide lombare: definizione

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Il rachide lombare è il nome che assume l’insieme delle 5 vertebre e degli annessi dischi intervertebrali che compongono il tratto lombare della spina dorsale, ed è compreso tra il tratto toracico e quello sacrale.

Pur presentando una struttura similare alle altre vertebre, la particolarità delle lombari risiede nella loro funzione, quella di sostenere la maggior parte del peso del corpo, e nelle dimensioni, maggiori rispetto a tutte le altre.

Bisogna inoltre ricordare come nel tratto lombare, nello specifico tra le vertebre L1 ed L2, termini il midollo osseo mentre dalle restanti partono i fasci di nervi, detti coda equina, che trasmettono impulsi motori da e verso le gambe.

 

Sintomi

Sintomi comuni dei disturbi che colpiscono il rachide lombare sono:

  • dolore di tipo lancinante o bruciante nella parte bassa della schiena, che può irradiarsi lungo il gluteo ed una delle gambe;
  • limitazioni alla mobilità;
  • sensazione di formicolio o intorpidimento ad una gamba o ad un piede;
  • acuirsi del dolore durante l’esecuzione di particolari sforzi motori (es: durante la corsa, mentre si salgono le scale, etc.) o quando ci si trova in una determinata posizione (es: supini, stesi su un fianco, etc.);
  • riduzione del dolore o sua totale scomparsa quando si assume una determinata posizione
  • perdita del controllo sulla vescica o sull’intestino;
  • perdita sensibilità ad una gamba o nella regione inguinale

 

Cause: eziologia

Ernia del disco

Le cause vanno analizzate rispetto al disturbo specifico:

  • Ernia del disco (lombare): il materiale del nucleo polposo del disco intervetebrale presente all’interno dello strato di fibrocartilagine che protegge il disco intervertebrale fuoriesce, a seguito di un trauma, ed arriva a toccare ed infiammare la radice spinale;
  • Protrusione discale: il disco intervertebrale fuoriesce dalla sua naturale posizione, a causa di una perdita di spessore, arrivando a toccare i fasci nervosi limitrofi; è anche conosciuta con il nome discopatia;
  • Spondilolistesi: si ha uno spostamento (o avanzamento) di una vertebra, rispetto alla sua posizione naturale, dovuto ad un difetto congenito, un trauma o ad una patologia degenerativa;
  • Stenosi spinale lombare: lesioni, traumi, spondilolistesi ed osteoartrite possono generare un restringimento del canale spinale con compressione dei fasci nervosi che si diramano nella parte bassa della schiena

 

Diagnosi

Indipendentemente dallo specifico disturbo da cui si è afflitti, la diagnosi viene effettuata sempre attraverso lo svolgimento di un esame obiettivo da parte del medico specialista, per valutare la zona specifica del dolore e la presenza di ulteriori sintomi specifici, come il formicolio o la debolezza.

La diagnostica per immagini, ad esempio la risonanza magnetica o la tomografia computerizzata, affiancano lo specialista nell’individuazione di particolari anomalie della colonna vertebrale come cause del disturbo.

Infine in alcuni casi, come per la sciatica, può essere di aiuto eseguire uno studio di conduzione nervosa per una diagnosi mirata.

 

Trattamento

Il trattamento delle problematiche derivanti da affezioni della colonna lombare, può  variare in funzione della gravita del problema in :

  • Riposo per uno o due giorni e comunque un numero non eccessivo per non indebolire i muscoli della schiena;
  • Adozione di antifiammatori, per la riduzione dolore derivante dall’infiammazione, nei casi più gravi;
  • Iniezione di corticosteroidi, che permettono di ridurre l’infiammazione e di ottenere un sollievo dal dolore;
  • Fisioterapia, per arrivare ad una riduzione importante del dolore;
  • Ozonoterapia, ovvero infiltrazioni di ossigeno ed ozono miscelati;
  • Intervento chirurgico, che si rende necessario nei casi più gravi

 

Riabilitazione

In caso di intervento, sia esso effettuato in microchirurgia o in chirurgia maggiore, i tempi di recupero coprono un arco che va dalle sei settimane ai tre mesi, dopo il quale il paziente riprende a svolgere le normali attività.

Va ricordato come il ritorno alla normalità risulti, ad oggi, esser più rapido nel caso di un intervento chirurgico rispetto ad uno non chirurgico, anche se nel corso del tempo il grado di recupero risulta similare.

 

Prevenzione

Fisioterapia per disturbo al Rachide Lombare

Per prevenire il rachide lombare da particolari lesioni o traumi e per evitare un peggioramento di preesistenti patologie è necessario:

  • eseguire attività fisica, con particolare attenzione alla fase di riscaldamento muscolare;
  • eseguire esercizi mirati alla mobilizzazione delle strutture vertebrali con ginnastica specifica , alla tonificazione dei muscoli addominali, pelvici, della schiena e dei glutei;
  • condurre uno stile di vita sano ed equilibrato, affinché venga evitata una condizione di sovrappeso
  • evitare sforzi o esercizi che possano gravare sulla condizione infiammatoria o possano generarla;
  • mantenere una corretta postura;
  • eseguire movimenti controllati e corretti quando si sollevano carichi o si cambia posizione (es: passare da seduti ad alzati e viceversa)

 

A che tipo di specialista rivolgersi

I disturbi che colpiscono il rachide lombare sono fortemente limitanti e per questo motivo è necessario consultare, per tempo, uno centro specializzato o uno specialista in grado di fornire una corretta diagnosi ed intervenire secondo le modalità richieste dal caso specifico.

 

Centro d’eccellenza nel trattamento della sindrome a Roma Nord

Qualora si fosse in presenza di sintomi collegati a disturbi del rachide lombare, il Centro FisiomediCal, in Via Andrea Sacchi 35, è centro di riferimento per questo campo con trattamenti all’avanguardia e personale altamente specializzato.

Se si vuole ricevere consulenza sui sintomi, sui rimedi e sui trattamenti più adatti, chiamare il numero 06 32651337 o visitare la pagina dei contatti.

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