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Lesione legamento spalla

Lesione legamento spalla: definizione, cause, cura a Roma

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La spalla è la parte del corpo umano che connette gli arti superiori con il tronco.

La spalla si compone di tre ossa:

  • Clavicola;
  • Scapola;
  • Omero.

Oltre a queste tre ossa, l’anatomia della spalla comprende:

  • Cinque articolazioni;
  • Quattro legamenti;
  • Tendini, muscoli e nervi che permettono il movimento;
  • Vasi sanguigni.

La spalla rende possibile l’articolazione delle braccia, dunque una qualsiasi lesione ai muscoli, alle articolazioni, ai legamenti o ai tendini della spalla potrebbe risultare in un’importante riduzione del movimento.

Identificare correttamente la localizzazione della lesione è fondamentale per predisporre un corretto piano terapeutico e per favorire la ripresa della mobilità del paziente.

Definizione

I legamenti e i tendini svolgono il compito di stabilizzare il legame tra omero e scapola.

Sebbene vengano spesso confusi tra loro, legamenti e tendini svolgono due funzioni distinte pur essendo entrambi composti da fibre di collagene di tipo I.

Mentre i tendini sono responsabili della connessione tra muscoli e ossa, i legamenti si occupano del legame di due capi ossei tra loro.

I legamenti della spalla sono quattro:

  • Il legamento gleno-omerale;
  • il legamento omerale trasverso;
  • legamento coraco-acromiale;
  • il legamento coraco-omerale.

I legamenti sono strutture molto resistenti, ma poco elastiche. Dunque, se sottoposti a traumi possono subire stiramenti, strappi e rotture.

Le lesioni ai legamenti sono tipicamente di origine traumatica, e possono provocare distorsioni.

La distorsione della spalla, infatti, è causata dalla lacerazione dei legamenti della spalla. La lacerazione dei legamenti può essere totale o parziale, e ad essere lacerati possono essere uno o più legamenti.

Un altro frequente tipo di lesione ai legamenti sono le lussazioni e le sublussazioni, che interessano i legamenti che si occupano di stabilizzare il rapporto tra omero e la cavità glenoidea.

La lesione ai legamenti può essere distinta in tre gradi, a seconda della sua gravità:

  • Lesione di I grado: il danno al legamento è minimo; il paziente riferisce dolore e limitato gonfiore della spalla, ma la funzionalità del legamento rimane integra.
  • Lesione di II grado: rottura parziale del legamento; circa il 50% delle fibre totali del legamento è stato danneggiato; il dolore riferito dal paziente è intenso e il movimento è ridotto.
  • Lesione di III grado: rottura completa del legamento, con dolore molto intenso riferito dal paziente; articolazione instabile e perdita totale della funzione del legamento.

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Sintomi

Chiaramente, tra i sintomi più comuni della lesione legamentosa vi è il dolore localizzato e più o meno intenso che il paziente riferisce.

Oltre ad essere dolente soprattutto alla palpazione e quando il paziente cerca di muoverla, la spalla può risultare gonfia e presentare ecchimosi dovute ad emorragie.

Può anche accadere che la spalla si presenti con un aspetto distorto, che suggerisce la presenza di lussazioni o sublussazioni.

Uno dei sintomi più evidenti di una lesione al legamento della spalla è l’instabilità articolare.

L’instabilità articolare si riferisce ad una condizione in cui il paziente avverte che la sua spalla non rimane nella normale posizione.

Essa è spesso causata da un trauma, a cui segue una lesione capsulo-legamentosa. L’instabilità che il paziente riferisce nel caso di un trauma è frequentemente unidirezionale, nella maggior parte dei casi anteriore. Si parla in questi casi di lesione di Bankart.

Il dolore o gli altri sintomi possono essere più o meno evidenti e intensi a seconda dell’entità del danno subito dal paziente, dal quale dipenderà anche il trattamento da intraprendere e la durata del percorso riabilitativo.

Cause

La causa più frequente di lesioni ai legamenti della spalla è una causa traumatica.

A subire una lesione dei legamenti per cause traumatiche sono soprattutto gli sportivi, in particolare chi pratica sport di contatto come rugby, calcio o arti marziali.

Tuttavia, a provocare lesioni ai legamenti della spalla possono essere sia traumi ad alta energia che a bassa energia.

I traumi a bassa energia sono generalmente rappresentati da cadute accidentali o da contusioni a cui si va incontro durante semplici attività quotidiane.

I traumi ad alta energia, al contrario, sono più intensi e dagli effetti potenzialmente più debilitanti, come nel caso di un incidente automobilistico.

dolore alla spalla

Trattamento e cura

Le lesioni ai legamenti possono attraversare tre fasi: quella infiammatoria, quella proliferativa e la fase di rimodellamento.

  • Fase infiammatoria: questa fase è successiva al trauma. In questo momento, a causa della contusione, possono verificarsi sanguinamento e infiammazione che provocano nel paziente la sensazione di dolore acuto.
  • Fase proliferativa: è la fase di inizio della guarigione. In questa fase iniziano infatti a rigenerarsi le fibre di collagene che sostituiranno quelle che sono state danneggiate a seguito del trauma.
  • Fase di rimodellamento: in questa fase si riacquista la mobilità della spalla grazie alla completa maturazione delle fibre di collagene che hanno sostituito quelle strappate.

La diagnosi di una lesione legamentosa avviene nel corso dell’esame fisico del paziente. La conferma della diagnosi può avvenire tramite risonanza magnetica o TAC. Può essere inoltre utile il ricorso ad una radiografia per escludere potenziali fratture.

I legamenti sono dotati di una discreta capacità riparativa, dunque il trattamento più frequente per queste lesioni è di tipo conservativo. Nell’attesa che la lesione arrivi alla fase proliferativa e successivamente a quella di rimodellamento, si cerca di immobilizzare l’arto.

Per il trattamento conservativo delle lesioni ai legamenti si tende ad utilizzare tutori o bendaggi funzionali. Il bendaggio funzionale impiega delle bende elastiche che permettono di proteggere l’arto da sollecitazioni eccessive o dolorose, preservando allo stesso tempo una discreta capacità di movimento per il paziente.

Particolarmente indicata per le lesioni ai legamenti è la terapia PRICE. L’acronimo PRICE indica gli elementi che compongono questa terapia:

  • Protezione (Protection): applicazione di tutori o bendaggi per evitare di subire nuove lesioni o di aggravare quella già presente;
  • Riposo (Rest): limitare l’attività fisica per accelerare il processo di guarigione;
  • Ghiaccio (Ice): da applicare per 15-20 minuti il più spesso possibile, preferibilmente entro le prime 24-48 ore dalla lesione;
  • Compressione (Compression): assieme al ghiaccio riduce gonfiore e dolore;
  • Sollevamento (Elevation): sollevare l’arto in modo da drenare i liquidi dalla lesione, favorendo la riduzione del gonfiore.

Mentre nei casi di lacerazione parziale delle fibre dei legamenti è sufficiente un intervento di tipo conservativo, in casi particolarmente gravi si può ricorrere ad un intervento chirurgico.

La chirurgia si rende necessaria soprattutto nel caso di lesioni di III grado che comportano la totale perdita funzionale del legamento.

Per aiutare il paziente nel recupero della mobilità, il fisioterapista esperto può insegnare al paziente alcuni esercizi: attraverso una corretta sollecitazione meccanica, infatti, si potrà favorire il corretto allineamento delle nuove fibre di collagene che hanno sostituito quelle danneggiate dal trauma.

Tali esercizi andranno svolti solo a seguito di una prima fase di riposo e di immobilizzazione dell’arto, onde evitare di peggiorare la lesione esistente o di provocarne di nuove.

I tempi di ripresa possono essere variabili e dipendono soprattutto dalla gravità della lesione, dall’età e dalla condizione fisica del paziente. Solitamente si impiegano diverse settimane, tra le 4 e le 6, per ottenere la completa guarigione.

Nei casi più gravi, come quelli che richiedono un intervento, possono essere necessari alcuni mesi per recuperare un buon livello di mobilità, anche se il tessuto riparato raramente tornerà all’originale forza tessile.

Prevenzione

Poiché ad essere soggetti a lesioni ai legamenti sono soprattutto gli sportivi, è opportuno che per prevenire tali lesioni venga sempre condotta un’adeguata sessione di stretching prima di ogni allenamento.

È bene inoltre prestare attenzione al modo in cui si svolge attività fisica: questo tipo di lesioni possono talvolta essere legate ad un’attività fisica svolta in maniera scorretta o ad uno sforzo eccessivo durante l’allenamento.

Alcuni importanti fattori protettivi della salute delle articolazioni sono strettamente legati allo stile di vita che si segue. I fattori di rischio che riducono l’afflusso di sangue agli arti periferici e aumentano il rischio di infiammazioni e lesioni ai legamenti includono:

  • Fumare;
  • Seguire un’alimentazione scorretta;
  • Un eccessivo consumo di alcolici.

Centro d’eccellenza a Roma Flaminio nel trattamento delle lesioni dei legamenti della spalla

Se pensi di avere una lesione a un legamento della spalla, non esitare a rivolgerti ad un medico ortopedico esperto.

Da Studio Fisiomedical troverai una grande equipe di medici ortopedici specializzati che collaborano insieme a dei fisioterapisti professionisti. Sarai seguito dal momento della diagnosi fino alla fase riabilitativa.

Studio Fisiomedical è una struttura innovativa dotata di palestra per lezioni di ginnastica posturale e apparecchiature all’avanguardia.

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artrite reumatoide spalla

Artrite reumatoide: quali sono i sintomi alla spalla

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L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica che colpisce prevalentemente le articolazioni in modo simmetrico, specialmente quelle più piccole come quelle delle mani e dei piedi.

Bersaglio di questa malattia possono essere anche altre articolazioni più grandi, come le spalle. Generalmente, infatti, al suo esordio la malattia colpisce le piccole articolazioni, per poi coinvolgere, nel corso del tempo, anche quelle più grandi.

Il sintomo più evidente dell’artrite reumatoide consiste nel dolore e nella rigidità degli arti. La rigidità viene avvertita dal paziente soprattutto al risveglio o dopo un prolungato periodo di inattività. Tale rigidità tende a migliorare nel corso nella giornata.

Inoltre, le articolazioni, specialmente quelle più piccole, tendono a spostarsi dalla loro normale posizione, a deformarsi e spesso a bloccarsi in modo da limitare il movimento del paziente.

Circa nel 60-80% dei casi di artrite reumatoide si osserva un coinvolgimento della spalla.

Anche nel caso di artrite reumatoide della spalla, il coinvolgimento è frequentemente bilaterale e il paziente lamenterà una progressiva rigidità e dolore all’articolazione.

La spalla presenta cinque articolazioni. Quelle più colpite dell’artrite reumatoide sono due:

  • l’articolazione scapolo-omerale;
  • l’articolazione subacromiale.

I movimenti che risulteranno più dolorosi per il paziente saranno soprattutto quelli di abduzione (allontanamento dell’arto dall’asse mediano del corpo) ed extrarotazione (movimento rotatorio dell’arto attorno al proprio asse).

Il paziente lamenterà inoltre una progressiva limitazione della funzionalità della spalla.

L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica, dunque i suoi sintomi possono variare di intensità. I sintomi hanno generalmente un andamento ciclico, in cui periodi di sintomi acuti si susseguono a periodi di remissione, durante i quali dolore e rigidità articolare tendono a ridursi.

Cause

Sebbene le cause precise dell’artrite reumatoide non siano ancora note, si ipotizza che abbia un’origine autoimmune.

L’esordio di una malattia autoimmune si presenta nel momento in cui, in soggetti geneticamente predisposti allo sviluppo della patologia, un fattore scatenate attiva il sistema immunitario.

Tale attivazione anomala fa sì che il sistema immunitario attacchi le articolazioni, partendo da quelle più piccole delle mani e dei piedi, provocando le infiammazioni che causano dolore al paziente.

In particolare, il bersaglio dell’azione anomala del sistema immunitario è la membrana sinoviale.

La membrana sinoviale è un tessuto connettivo che produce il liquido sinoviale, necessario per la lubrificazione e per il nutrimento della cartilagine.

In una fase avanzata, l’artrite reumatoide può causare l’erosione di ossa, legamenti e cartilagini e provocare deformità e sviluppo di tessuto cicatriziale nelle articolazioni.

Pur non essendo ancora chiare le cause scatenanti di questa malattia, sono stati individuati alcuni fattori di rischio:

  • Sesso femminile: l’artrite reumatoide può essere fino a tre volte più frequente nelle donne che negli uomini;
  • Predisposizione genetica e familiarità alla malattia;
  • Fumo;
  • Obesità;
  • Infezioni virali (in particolare herpes e mononucleosi).

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Trattamento

Una diagnosi precoce dell’artrite reumatoide è molto rara. Ciò è dovuto al fatto che i sintomi riferiti dal paziente sono comuni a molte patologie. Inoltre, nell’esordio dell’artrite reumatoide si manifestano dei sintomi molto lievi, che tendono ad aggravarsi solo dopo diverso tempo.

Per questo motivo è importante affidarsi a dei medici esperti. Di fondamentale importanza è la figura del reumatologo, che si occuperà di condurre gli esami necessari per arrivare alla corretta diagnosi e per decidere il trattamento.

Per la diagnosi si utilizzano tre tipi di esami:

  • Esami del sangue: per verificare i livelli ematici del fattore reumatoide, anticorpi anti-CCP, proteina C-reattiva e VES;
  • Esame del liquido articolare;
  • Diagnostica per immagini: si utilizzano in particolare la radiografia e la risonanza magnetica, utili soprattutto per individuare alterazioni articolari anche in una fase precoce.

Il trattamento dell’artrite reumatoide è un trattamento prevalentemente conservativo.

Il trattamento agisce sui sintomi per ridurli, attraverso un cambiamento dello stile di vita del paziente, farmaci per la gestione del dolore e fisioterapia.

Le categorie di farmaci più utilizzate per il trattamento dell’artrite reumatoide sono:

  • Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS): per trattare dolore e gonfiore alle articolazioni;
  • Farmaci antireumatici modificanti la malattia: sono i primi ad essere prescritti a seguito della diagnosi e hanno la funzione di rallentare il decorso della malattia;
  • Corticosteroidi e farmaci immunosoppressori: riducono l’azione del sistema immunitario.

Nei casi più gravi in cui il decorso dell’artrite reumatoide limita in maniera importante e invalidante il movimento del paziente, oppure nei casi in cui la terapia farmacologica non si rivela efficace, può essere necessario l’intervento chirurgico.

L’intervento chirurgico più efficace in una fase avanzata della malattia è la sostituzione dell’articolazione danneggiata con una protesi articolare.

Riabilitazione

Il trattamento riabilitativo dell’artrite reumatoide prevede l’associazione di farmaci alla fisioterapia.

Per ogni paziente dovrà essere elaborato un piano riabilitativo personalizzato che tenga conto di:

  • Stato della malattia;
  • Sintomi e livello del dolore riferito dal paziente;
  • Condizioni mediche del paziente;
  • Età del paziente.

Per questo motivo è fondamentale affidarsi ad un fisioterapista esperto in grado di definire un piano riabilitativo efficace e specifico per il paziente.

I trattamenti riabilitativi impiegabili per il trattamento dell’artrite reumatoide sono diversi, ma ogni trattamento va sempre eseguito in assenza di dolore da parte del paziente.

artrite reumatoide

Riabilitazione in acqua

Tra le terapie maggiormente indicate per il trattamento dell’artrite reumatoide vi è la riabilitazione in acqua.

Nella riabilitazione in acqua il paziente esegue alcuni esercizi riabilitativi, in particolare di mobilizzazione degli arti, rinforzo muscolare, rilassamento e allungamento muscolare, all’interno di una vasca d’acqua con temperatura di 32-33°C.

La riabilitazione in acqua è utile per svolgere degli esercizi riabilitativi riducendo il carico che muscoli e articolazioni devono normalmente sopportare.

Terapia manuale

La terapia manuale, come suggerisce il nome, si occupa del trattamento delle patologie muscolo-scheletriche attraverso l’uso delle mani.

In questa terapia si utilizzano diverse tecniche, come ad esempio:

  • Linfodrenaggio;
  • Massoterapia;
  • Mobilizzazioni degli arti;
  • Modifica della postura.

Elettroterapia

L’elettroterapia impiega delle correnti elettriche che vengono indirizzate in alcuni punti del corpo con un obiettivo terapeutico.

Nel caso dell’artrite reumatoide si impiega la stimolazione elettrica transcutanea nervosa (TENS) per ridurre il dolore.

La TENS prevede l’applicazione di elettrodi nella zona dolorante. Questi elettrodi rilasciano dei micro-impulsi elettrici che stimolano in maniera selettiva i nervi periferici, riducendo la sintomatologia dolorosa.

Laserterapia

La laserterapia prevede l’utilizzo terapeutico della tecnologia del laser.

Il laser viene apposto sulla parte del corpo da sottoporre a trattamento. I raggi laser, rilasciando energia, hanno diversi effetti terapeutici, antidolorifici e antinfiammatori.

Di particolare importanza nel caso dell’artrite reumatoide è l’effetto di riscaldamento del tessuto, che provoca un immediato sollievo dal dolore e dalla rigidità articolare.

Ultrasuonoterapia

L’ultrasuonoterapia impiega ultrasuoni ad alta frequenza, non udibili dall’orecchio umano, erogati attraverso un trasduttore sulla zona interessata dal trattamento.

È una terapia non invasiva e non dolorosa, che presenta importanti effetti benefici, in particolare di riduzione del dolore e dell’infiammazione.

Crioterapia

La crioterapia consiste nell’utilizzo del ghiaccio con lo scopo di ridurre il dolore che il paziente prova. Il ghiaccio, infatti, è in grado di produrre un effetto analgesico grazie alla sua azione sulla circolazione del sangue.

Nella crioterapia, il paziente viene esposto a temperature rigide per pochi minuti; inoltre la crioterapia può essere applicata anche a livello locale, coinvolgendo una sola parte del corpo. È una terapia indolore e ben sopportata dai pazienti.

Prevenzione

L’artrite reumatoide è una patologia autoimmune. Dunque, è bene specificare che, sebbene la prevenzione sia importante, il decorso della malattia dipenderà fortemente dalla risposta del sistema immunitario del paziente.

L’artrite reumatoide insorge più frequentemente tra i 40 e i 60 anni. Per prevenire l’insorgenza di questa malattia è fondamentale, soprattutto in questa fascia d’età, mantenere uno stile di vita sano.

Abbandonare il fumo di sigaretta, ad esempio, permette di eliminare uno dei maggiori fattori di rischio dell’artrite reumatoide.

Un altro fattore protettivo contro l’artrite reumatoide è la dieta.

In particolare, alcuni studi hanno dimostrato l’importanza degli acidi grassi Omega-3 nella riduzione e nella prevenzione dell’infiammazione che caratterizza l’artrite reumatoide.

Anche un adeguato e regolare esercizio fisico costituisce un fattore protettivo contro l’artrite reumatoide.

L’esercizio fisico è considerato anche un fattore preventivo della riacutizzazione dei sintomi in pazienti affetti da artrite reumatoide. Tuttavia, è fondamentale che l’esercizio fisico in questi pazienti sia accuratamente supervisionato da uno specialista e che non venga eseguito in condizioni di dolore fisico.

Dove trovare un centro specializzato nella riabilitazione a Roma

Se sospetti di soffrire di artrite reumatoide, non aspettare. Contatta subito uno specialista.

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Riabilitazione vestibolare

Cos’è la riabilitazione vestibolare

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La riabilitazione vestibolare è una terapia impiegata per trattare disturbi che coinvolgono il sistema vestibolare.

Il sistema vestibolare è una componente dell’orecchio interno. Svolge una funzione fondamentale nel garantire il senso di equilibrio del corpo, il senso dell’orientamento e nel coordinare i movimenti. Danni a questo sistema potrebbero causare nel paziente una sensazione di instabilità e di insicurezza, compromettendo dunque lo svolgimento delle attività quotidiane.

Quando serve

La riabilitazione vestibolare è utile per il trattamento di disturbi quali vertigini, perdita dell’equilibrio, mal di testa, parestesie, nausea e vomito. La riabilitazione vestibolare può essere utile anche a persone anziane che, nel corso del progressivo invecchiamento, lamentano disturbi dell’equilibrio e temono il rischio di una caduta.

Tali sintomi possono essere ricondotti a diverse condizioni cliniche, tra cui:

  • Labirintite
  • Neuronite vestibolare
  • Malattia di Menière
  • Cervicalgia
  • Traumi cranici

Dopo aver ottenuto una diagnosi che escluda il collegamento dei sintomi con disturbi neurologici o vascolari, si procede nel definire un programma di rieducazione vestibolare.

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Come si svolge

A seguito di un accurato esame vestibolare, il medico specialista definisce un programma di riabilitazione vestibolare. Il programma è pianificato sulla base dei sintomi che il paziente riferisce, dunque personalizzato.

Il programma comprende una serie di sedute in cui vengono insegnati al paziente alcuni esercizi vestibolari, integrati da alcune sedute di terapia manuale.

Gli esercizi possono riguardare tre zone del corpo:

  • La zona del tronco
  • La zona cervicale
  • La zona oculare

Il fisioterapista esperto potrà assegnare al paziente alcuni esercizi da svolgere autonomamente, a casa, in maniera quotidiana. Gli esercizi di riabilitazione vestibolare sono finalizzati a favorire nel sistema vestibolare un’attività adattiva e compensatoria, in modo da ridurre i sintomi riferiti dal paziente. Ad esempio, gli esercizi possono essere impiegati per migliorare il controllo della postura e della visione durante il movimento, combattendo la sensazione di mancanza di equilibrio.

In particolare, i meccanismi su cui si basa la rieducazione vestibolare sono tre:

  • Assuefazione: identificando le situazioni o i movimenti che provocano vertigini nei pazienti, è possibile fornire al paziente una serie di esercizi che riproducono tali movimenti. Questa procedura è adottata al fine di abituare il paziente alla sensazione di disorientamento, provocando così gradualmente la riduzione e la sparizione delle vertigini.

 

  • Adattamento vestibolare: attraverso una serie di esercizi si cerca di migliorare il riflesso vestibolo-oculare. Quando questo riflesso è inadeguato, infatti, i movimenti rapidi della testa tendono ad essere accompagnati dall’instabilità del campo visivo.

 

  • Sostituzione vestibolare: nel caso di un riflesso vestibolo-oculare carente, si può lavorare sul potenziamento di altri centri di controllo del movimento oculare per ridurre la sensazione di instabilità del campo visivo.

Quali sono le strumentazioni e le competenze necessarie

Il programma di riabilitazione vestibolare può prevedere l’utilizzo di strumenti dedicati alla rieducazione vestibolare.

Tali strumenti consistono prevalentemente in pedane oscillanti. Le pedane oscillanti vengono impiegate in diversi esercizi di ginnastica propriocettiva, ovvero esercizi pensati per favorire il potenziamento della capacità di equilibrio e di controllo del corpo da parte del paziente.

La pedana stabilometrica, ad esempio, viene impiegata nel test stabilometrico statico e dinamico per raccogliere informazioni sulla capacità del paziente di mantenere l’equilibrio. Può essere utilizzata anche per valutare e trattare le disfunzioni posturali attraverso esercizi che introducono una condizione di disequilibrio. Questo consente di valutare la risposta propriocettiva proveniente dal corpo.

Gli esercizi di riabilitazione vestibolare includono:

  • Rieducazione posturale
  • Esercizi di equilibrio
  • Esercizi per la mobilità del collo
  • Esercizi per la stabilizzazione dello sguardo

La terapia di riabilitazione vestibolare deve essere svolta in un centro specializzato, dotato di una palestra fornita di tutti gli strumenti necessari, e deve essere seguita da terapisti della riabilitazione specializzati. La terapia vestibolare è competenza di un’équipe multidisciplinare composta da medici otorinolaringoiatri, tecnici audiometristi e fisioterapisti.

Quali sono gli specialisti coinvolti

È fondamentale che il paziente sia seguito in modo adeguato a partire dal momento della diagnosi, affidandosi a uno specialista come il tecnico audiometrista.

Il tecnico audiometrista si occupa infatti di svolgere le necessarie indagini diagnostiche dell’orecchio, sia nella sua componente uditiva che vestibolare. Questo specialista esegue test di funzionalità vestibolare e collabora nella riabilitazione in caso di patologie vestibolari coordinandosi con il fisioterapista esperto.

vertigini

Quali sono i benefici

I benefici legati alla riabilitazione vestibolare sono molteplici e possono essere fondamentali affinché il paziente possa vivere in serenità le sue attività quotidiane.

Tra i principali benefici troviamo:

  • Miglioramento dell’equilibrio
  • Riduzione delle vertigini
  • Riduzione del rischio di cadute, importante soprattutto per i pazienti anziani
  • Possibilità di ritornare alle attività quotidiane interrotte o ostacolate dalla comparsa dei sintomi

È dolorosa?

La rieducazione vestibolare non è dolorosa.

Tuttavia, l’esame vestibolare e alcuni esercizi potrebbero portare alla comparsa delle vertigini. Questo non deve però scoraggiare o spaventare il paziente, poiché la finalità della riabilitazione è proprio quella di favorire un meccanismo adattivo che permetta di ridurre ed eliminare i sintomi riferiti dal paziente.

Quanto dura

Generalmente, la durata della riabilitazione vestibolare si attesta attorno alle 6-8 settimane, durante le quali si effettuano 1-2 sedute a settimana.

Tuttavia, la durata della terapia vestibolare è variabile e dipende da diversi fattori, tra cui:

  • La gravità della condizione e dei sintomi
  • La risposta alla terapia
  • L’età del paziente
  • La sua forza di volontà

Alcuni pazienti potrebbero aver bisogno solo di poche sedute, mentre altri richiedono un trattamento prolungato con sedute regolari nel corso di alcuni mesi.

I tempi di recupero della riabilitazione vestibolare dipendono anche dalla costanza con cui il paziente effettua autonomamente gli esercizi che il professionista gli assegna. Una volta appreso il modo corretto di svolgere gli esercizi, il paziente è infatti invitato a svolgerli anche a casa in maniera quotidiana per accelerare il processo di riabilitazione.

Costi

La riabilitazione vestibolare ha un costo variabile. È infatti necessario considerare alcuni fattori, quali la durata della terapia e il tipo di prestazione necessaria al paziente.

Sul nostro sito è possibile verificare se si ha diritto ad una copertura assicurativa per usufruire delle nostre visite specialistiche e dei nostri pacchetti di fisioterapia e riabilitazione in convenzione. Hai bisogno di aiuto nel compilare la domanda? Un nostro tutor ti affiancherà gratuitamente per aiutarti a richiedere la prestazione di cui necessiti.

Dove trovare un centro d’eccellenza nella riabilitazione motoria a Roma Flaminio

Studio Fisiomedical è un centro in cui potrai trovare un’equipe di medici specializzati e fisioterapisti che collaborano per poter dare ai loro pazienti i migliori risultati.

Verrai assistito passo dopo passo, dalla prima visita in cui verrà diagnosticato il problema, alla riabilitazione per una piena e totale guarigione.

Studio Fisiomedical si trova in zona Flaminio, Via Andrea Sacchi n.35.

Per maggiori informazioni e per prenotare il tuo appuntamento con uno dei nostri medici specialisti puoi chiamare il numero  06 32651337.

riabilitazione motoria

Cos’è e cosa si intende per riabilitazione motoria

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La riabilitazione motoria è un percorso terapeutico che consente al paziente di recuperare le sue capacità motorie a seguito di una lesione, un intervento chirurgico, un trauma o una patologia.

Il percorso di riabilitazione motoria viene stabilito da uno specialista, ortopedico o fisiatra, in collaborazione con un fisioterapista. L’equipe di professionisti ha il compito di valutare attentamente la condizione del paziente e l’entità del danno subìto.

In seguito a tale valutazione, verranno stabiliti gli esercizi di fisioterapia o le tecniche più adatte per aiutare il paziente a recuperare l’autonomia di movimento.

Quando serve

Diversi sono i casi in cui la riabilitazione motoria può essere importante per il paziente. Questo percorso è utile nei casi in cui una condizione patologica o una lesione abbiano compromesso la qualità o l’autonomia di movimento del paziente.

  • Spesso, chi subisce infortuni o traumi di diversa entità (ad esempio i traumi stradali dovuti ad un incidente) può beneficiare del percorso di riabilitazione motoria per ridurre il dolore, migliorare la sua condizione fisica e motoria e ottenere nuovamente la sua indipendenza.

 

  • Alcuni traumi o infortuni particolarmente gravi possono richiedere la sostituzione della parte del corpo danneggiata con una protesi. In questi casi la riabilitazione motoria è fondamentale per rieducare il paziente a convivere correttamente con questa condizione e migliorare le sue capacità motorie.

 

  • La riabilitazione motoria può essere effettuata anche in bambini e adolescenti per trattare alcuni problemi legati all’età evolutiva, quali scoliosi e piattismo plantare, oppure in seguito a traumi di diversa gravità, come nel caso delle fratture.

 

  • Di questo tipo di intervento possono beneficiare anche pazienti che soffrono di patologie a carico del sistema cardiovascolare, respiratorio o di patologie reumatologiche (ad esempio l’artrite reumatoide). Tali condizioni, infatti, possono compromettere la capacità di movimento del paziente o provocare affanno nelle sue attività quotidiane.

 

  • Infine, anche chi soffre di patologie a carico del sistema nervoso centrale o periferico può necessitare di un percorso riabilitativo. Esempi di patologie del sistema nervoso che possono compromettere il movimento sono l’ictus e la sclerosi multipla. In questi casi si parla di riabilitazione neuromotoria.

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Come si svolge

La riabilitazione motoria si compone di due momenti:

  • Valutazione fisioterapica;
  • Definizione del programma riabilitativo.

La valutazione fisioterapica è il primo momento della riabilitazione motoria.
In questa fase l’equipe composta da specialisti fisiatri, ortopedici e fisioterapisti conosce il paziente, ascolta e studia i sintomi che riferisce e arriva alla comprensione di quale sia il problema su cui andare a intervenire con la riabilitazione.

La valutazione fisioterapica richiede anche di condurre un esame fisico con test di palpazione e di movimento, al fine di valutare accuratamente la condizione del paziente.

Al termine di questa prima fase l’equipe sarà in grado di valutare, in base alla gravità del danno subìto dal paziente, le possibilità di recupero.
Dopo aver compreso in maniera completa il quadro di salute e l’entità della lesione del paziente, si procede a definire un piano terapeutico per la riabilitazione motoria del paziente: esso può prevedere l’esecuzione di esercizi e l’utilizzo di specifiche tecniche e tecnologie utili alla rieducazione funzionale.

Il piano terapeutico viene programmato e attuato dall’ortopedico o dal fisiatra in collaborazione con il fisioterapista.

Quali sono le tecniche e le tecnologie utilizzate per la riabilitazione motoria

 

tecniche di riabilitazione motoria

Gli specialisti nella riabilitazione motoria possono decidere di lavorare con il paziente utilizzando diverse tecniche, da valutare in base alle condizioni di salute e alle preferenze del paziente.

Fisioterapia manuale

Questo tipo di tecnica indica l’insieme dei trattamenti che possono essere eseguiti dallo specialista mediante l’uso delle mani. Questa terapia viene utilizzata per trattare il dolore del paziente, migliorare la mobilità articolare e correggere una postura scorretta. La terapia manuale include ad esempio la massoterapia, la chiropratica e il linfodrenaggio.

Riabilitazione in acqua

Particolarmente utile sia in preparazione che in seguito all’intervento chirurgico, la riabilitazione in acqua permette di rafforzare gradualmente i muscoli riducendo il peso del corpo. Riducendo la forza di gravità, questo tipo di terapia consente al paziente un recupero graduale.

Chinesiterapia

È una terapia che, come suggerisce il nome, avviene attraverso il movimento.

Nella chinesiterapia il movimento del paziente può essere

  • passivo (quando è svolto dal fisioterapista o dal chinesiterapista)
  • assistito (quando è svolto dal professionista con la parziale collaborazione del paziente)
  • attivo (quando è svolto esclusivamente dal paziente).

Tra le tecnologie maggiormente impiegate per la riabilitazione motoria troviamo:

Magnetoterapia

Ampiamente diffusa con l’utilizzo di onde elettromagnetiche a bassa frequenza ed alta intensità, questa terapia ha dimostrato importanti effetti benefici per l’organismo, in particolare effetti analgesici, anti-infiammatori e di rigenerazione dei tessuti.

Oltre ai suoi effetti benefici, ci sono diversi vantaggi nell’uso della magnetoterapia: è una terapia sicura, priva di effetti collaterali, non provoca dolore e non è una procedura invasiva.

Elettroterapia

Attraverso l’uso di stimolazioni elettriche nella zona di interesse si producono effetti di stimolazione neuromuscolare. Questa terapia è particolarmente indicata per la riduzione del dolore.

Ultrasuoni

La terapia con ultrasuoni viene erogata attraverso un transduttore che emette una vibrazione a frequenza ultrasonora, la quale riesce a generare un effetto terapeutico anche in profondità. L’utilizzo degli ultrasuoni è indicato soprattutto per il trattamento delle malattie reumatiche e delle contratture, oltre che per migliorare la guarigione delle fratture.

Tecarterapia

Utilizza un dispositivo che “massaggia” la zona soggetta a trattamento ed è in grado di riparare tessuti e abbreviare i tempi di guarigione generando calore sottocutaneo. La tecarterapia impiega due modalità: quella capacitiva e quella resistiva. Mentre la prima viene utilizzata su tessuti molli e superficiali, la seconda agisce sui tessuti ossei.

Scrambler Therapy

Questa terapia è impiegata soprattutto per i pazienti con dolore cronico resistenti ad altri trattamenti. La scrambler therapy è indicata per i casi di neuropatia, ovvero di un dolore causato da un danno a una componente del sistema nervoso periferico, in particolare ai nervi.

Attraverso l’applicazione di elettrodi cutanei, il dispositivo impiegato per la scrambler therapy rilascia impulsi elettrici di bassa intensità. Questa procedura è in grado di azzerare il dolore per tutta la durata del trattamento, e tale effetto benefico gradualmente permane anche in seguito alle sedute di terapia.

Quali sono gli specialisti che devono intervenire

specialisti di riabilitazione motoria

È importante che il programma di riabilitazione motoria sia definito e seguito da un ortopedico o da un fisiatra con la collaborazione di un fisioterapista esperto.

È consigliabile svolgere le sedute di riabilitazione motoria in un centro specializzato dove siano presenti tutte le strumentazioni e le tecnologie necessarie a favorire il recupero della mobilità e dell’autonomia del paziente.

Quali sono i benefici

Come abbiamo spiegato, la riabilitazione motoria è un intervento fondamentale per riacquisire o migliorare la mobilità persa o danneggiata.

I benefici della riabilitazione motoria sono molteplici:

  • Recupero della mobilità
  • Riduzione, gestione o eliminazione del dolore
  • Aumento della forza dei muscoli
  • Vascolarizzazione e rigenerazione dei tessuti

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È dolorosa?

Il dolore percepito durante il percorso di riabilitazione motoria è soggettivo. Il professionista a cui ci si affiderà cercherà sempre di lavorare per migliorare la condizione del paziente, rispettando le esigenze della persona e tenendo in considerazione la sua soglia del dolore.

Durata

La durata della riabilitazione motoria può essere variabile e dipende da diversi fattori. È necessario tenere in considerazione, ad esempio, l’età del soggetto, la sua forza di volontà, il danno che ha subìto e il tipo di terapia intrapresa.

Costi

Il costo delle sedute di riabilitazione motoria varia in base al tipo di terapia che la condizione del soggetto richiede.

Nel nostro studio offriamo visite specialistiche, pacchetti di fisioterapia e di riabilitazione in convenzione con diverse assicurazioni.

Sul nostro sito puoi verificare con quale assicurazione è convenzionata la tua azienda ed essere guidato gratuitamente da un tutor nella compilazione della domanda per richiedere la prestazione sanitaria di cui hai bisogno.

Dove trovare un centro d’eccellenza nella riabilitazione motoria a Roma Flaminio

Studio Fisiomedical è un centro in cui potrai trovare un’equipe di medici specializzati e fisioterapisti che collaborano per poter dare ai loro pazienti i migliori risultati.

Verrai assistito passo dopo passo, dalla prima visita in cui verrà diagnosticato il problema, alla riabilitazione per una piena e totale guarigione.

Studio Fisiomedical si trova in zona Flaminio, Via Andrea Sacchi n.35.

Per maggiori informazioni e per prenotare il tuo appuntamento con uno dei nostri medici specialisti puoi chiamare il numero 06 32651337

esercizi riabilitazione spalla

I 10 esercizi consigliati per la riabilitazione della spalla

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La spalla è un’articolazione complessa composta da:

  • tre ossa (omero, scapola e clavicola) e quattro legamenti;
  • tendini, muscoli e nervi che permettono il movimento;
  • vasi sanguigni che garantiscono la sopravvivenza dei tessuti.

La spalla ha la funzione di unire al tronco il braccio e la mano e di permettere il loro movimento.

La sua conformazione anatomica molto particolare garantisce un movimento completo della spalla nelle tre direzioni dello spazio e di coordinare i movimenti del braccio con quelli del busto.

Nonostante la sua resistenza e stabilità, la spalla può spesso andare incontro a fratture, lussazioni, lesioni ed altre condizioni invalidanti (spalla bloccata, capsulite adesiva, sublussazione etc.).

Alcune di queste condizioni dovute ad usure o ad eventi traumatici comportano un intervento chirurgico immediato basato sulla sostituzione di alcune componenti danneggiate della spalla con una protesi.

Altre necessitano di sessioni di riabilitazione per garantire nuovamente un movimento funzionale dell’articolazione danneggiata.

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Quali sono gli esercizi per la riabilitazione della spalla?

Il pendolo

È un esercizio che può essere effettuato da: seduti, in piedi e in posizione prona.

Rilassare completamente il braccio e compiere dei piccoli movimenti di oscillazione o circonduzione con un peso di massimo 2kg.

Ripetere l’esercizio per circa 2-3 minuti.

Rotazione prono supinazione

Posizionarsi accanto ad un tavolo e appoggiare il braccio sano con il tronco piegato in avanti.

Ogni movimento deve essere svolto con un peso leggero di circa ½ Kg. Svolgere dei piccoli movimenti di rotazione in senso orario e antiorario.

Eseguire questo esercizio per circa 2-3 minuti.

Flessione

L’esercizio può essere svolto da seduti, in piedi e in posizione supina.

Iniziare incrociando le dita tra loro, con le braccia tese in appoggio sull’addome.

Sollevare lentamente le braccia sopra la testa sino a quando non si avverte uno stiramento. Riportare le braccia sull’addome.

Mantenere la posizione per circa 20 secondi, ripetendo questo esercizio 3 volte.

Stretching dei pettorali

Posizionarsi di fronte ad una porta aperta e appoggiare le mani e gli avambracci ai montanti laterali. I gomiti dovranno essere flessi a 90° e allo stesso livello delle spalle.

Procedere avanzando lentamente e con piccoli movimenti sino a quando non si avverte uno stiramento nella zona anteriore delle spalle.

Ripetere l’esercizio 3 volte per 20 secondi.

Estensione dell’arto

Sedersi ad un tavolo con il braccio interessato appoggiato su di esso.

Portare in avanti il corpo, stendendo il braccio sino a quando non si avverte uno stiramento.

Ripetere l’esercizio, piegandosi di lato con il tronco e stendendo lentamente l’arto interessato.

Abduzione e adduzione

riabilitazione spalla

In piedi e in posizione eretta, stendere il braccio interessato appoggiando la mano sulla coscia.

Sollevare il braccio effettuando movimenti lenti e cauti. Ritornare alla posizione di partenza.

Ripetere l’esercizio per 5 volte.

Stabilità della scapola

esercizi spalla dolorosaPosizionarsi in piedi con il tronco rivolto verso il muro e le braccia allargate verso l’esterno. I gomiti devono essere flessi a 45° gradi e appoggiati alle pareti.

Per facilitare l’esecuzione dell’esercizio, interporre un asciugamano o un cuscino tra i gomiti e la parete.

Spingere i gomiti contro le pareti portando il busto in avanti e mantenendo questa posizione per circa 20 secondi. Svolgere questo esercizio per 10 volte.

Rotazione interna

esercizi elastico spalla

Servirsi di un elastico per poi afferrare la sua estremità superiore con l’arto sano e quella inferiore con l’arto danneggiato.

Portare l’elastico dietro la schiena. Portare verso l’alto l’elastico e mantenere la posizione di sollevamento per circa 5 secondi.

Ripetere l’esercizio 10 volte.

Estensione della spalla

Procurarsi un elastico e portarlo dietro la testa. Mantenere i gomiti estesi al livello dei fianchi e i palmi delle mani in posizione prona (all’indietro).

Procedere con un movimento lento, spingendo all’indietro l’elastico in modo da allontanarlo dal corpo senza mai flettere il busto in avanti.

Portare l’elastico verso l’alto con entrambe le mani.

Svolgere l’esercizio effettuando 10 ripetizioni per lato per 5 secondi.

Anteposizione e retrazione delle spalle

L’esercizio va svolto in piedi mantenendo la schiena dritta.

Portare le spalle in avanti mantenendo la posizione per 2 secondi. Ripetere l’esercizio all’indietro, con le spalle verso l’esterno.

Tornare alla posizione di partenza e ripetere l’esercizio per 10 volte.

A chi rivolgersi per accelerare la riabilitazione ed assicurarsi che tutto proceda per il meglio

Per accelerare la riabilitazione ed assicurarsi che tutto proceda per il meglio è necessario affidarsi ad un fisioterapista.

Il fisioterapista può fornirti una valutazione adeguata della condizione d’interesse e individuare un programma di riabilitazione basato sulle tue caratteristiche ed esigenze.

Dove trovare un centro d’eccellenza a Roma

Studio Fisiomedical è un centro in cui potrai trovare un’equipe di medici specializzati e fisioterapisti che collaborano per poter dare ai loro pazienti i migliori risultati.

Verrai assistito passo dopo passo, dalla prima visita in cui verrà diagnosticato il problema, alla riabilitazione per una piena e totale guarigione.

Studio Fisiomedical si trova in zona Flaminio, Via Andrea Sacchi n.35.

Per maggiori informazioni e per prenotare il tuo appuntamento con uno dei nostri medici specialisti puoi chiamare il numero 06 32651337 .

riabilitazione protesi anca

Come si svolge la riabilitazione in caso di protesi d’anca

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Come si svolge la riabilitazione in caso di protesi d’anca

La riabilitazione in caso di protesi d’anca è uno step fondamentale che permette la guarigione completa del paziente dall’intervento chirurgico.

Prima di entrare nel merito, è necessario sostenere che le protesi all’anca sono necessarie in seguito ad un’usura delle faccette cartilaginee dell’anca dovute all’età avanzata o in seguito ad un episodio traumatico.

Il dolore dell’anca e la condizione semi-invalidante comportano la scelta di una protesi adatta alle proprie esigenze.

Dopo l’intervento a livello chirurgico, è importante rieducare il paziente alla mobilità articolare mediante esercizi mirati e adeguati alla condizione d’interesse.

Gli esercizi di fisioterapia consentiranno al paziente di:

  • Ridurre i tempi di recupero della mobilità;
  • Riacquisire indipendenza ed autonomia.

La riabilitazione è quindi funzionale al recupero dei movimenti liberi delle articolazioni, senza la percezione costante del dolore.

Nelle prime settimane post-intervento, è fondamentale evitare movimenti di intrarotazione e abduzione e sforzi non necessari che potrebbero andare a compromettere il recupero della mobilità articolare.

Alcuni consigli da seguire per le prime 8-10 settimane:

  • Non guidare;
  • Evitare sedie troppo basse;
  • Non accavallare le gambe;
  • Dormire con un cuscino tra le gambe per impedire l’abduzione dell’articolazione;
  • Indossare scarpe comode;
  • Usare il calzascarpe.

 

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Quali sono gli esercizi consigliati

esercizi protesi anca

All’intervento chirurgico segue una fase di recupero, esattamente già dopo le 48 ore.

Insieme ad uno specialista, sarà possibile iniziare con la riabilitazione effettuando piccoli movimenti di estensione e flessione della caviglia e del ginocchio.

In seguito, con l’aiuto di un fisioterapista, si effettuano esercizi differenti per:

  • Il recupero della mobilità: massima apertura e chiusura dell’articolazione;
  • Rafforzare l’anca e la muscolatura;
  • Evitare usura precoce dell’anca.

Scendere e risalire sul letto

Da supino sollevare la schiena sostenendosi sui gomiti, portando il dorso del piede sano sotto la caviglia dell’arto operato.

Ruotarsi sul dorso portando le gambe fuori dal letto. Portare, poi, i piedi per terra in modo parallelo sostenendosi sulla gamba non operata.

Ora, cercare di risalire sul letto con le mani appoggiate all’indietro scivolando sul letto per riuscire a raggiungere una posizione da seduti.

Flessione e contrazione

Portare nuovamente il corpo nella posizione supina, cercando di flettere e stendere la caviglia.

Inspirare e portare l’arto verso la testa, espirare e fare la punta.

Appoggiando il calcagno dell’arto operato su di un cuscino o un asciugamano piegato, premere la parte posteriore del ginocchio dell’arto operato verso il letto.

Abduzione dell’anca

Sdraiarsi sul fianco dell’arto sano, poi flettere il ginocchio della gamba sana.

L’arto operato sarà appoggiato a quello sano. Mantenere l’arto operato esteso e alzarlo verso l’alto, evitando movimenti bruschi.

Allacciare le scarpe

Piegare il busto verso il basso, evitando di raggiungere con il corpo il piede dell’arto operato.

Per evitare movimenti pericolosi, assicurarsi di passare internamente al ginocchio con le mani e con il busto.

Salire e scendere le scale

Servirsi di un corrimano per appoggiarsi dal lato dell’arto operato e dall’altro con una stampella.

Facendo leva sulla stampella e sul corrimano, staccare il piede sano e portarlo sullo scalino superiore. Una volta in cima, ripetere la stessa operazione all’inverso.

Camminare con le stampelle

Camminare con due stampelle appoggiandole circa mezzo metro rispetto ai propri piedi.

Portare il piede dell’arto operato avanti in corrispondenza delle due stampelle e spostare il peso sul piede sano portandolo verso quello operato.

Quali strumenti sono necessari

Gli strumenti necessari per la riabilitazione dell’anca sono:

  • Stampelle;
  • Treppiede;
  • Girello.

Potrebbe essere necessaria anche una calza elastica che funge da supporto all’arto operato.

Quanto dura la riabilitazione

La riabilitazione dopo un intervento di artroprotesi dell’anca può avere una durata variabile.

Dipende dall’età e dalla forza di volontà del soggetto sottoposto a riabilitazione.

Generalmente dura dalle 8 alle 10 settimane, all’incirca si contano 25 sedute.

A seconda del soggetto e dalle esigenze del caso specifico, le sedute con il fisioterapista possono avere una cadenza di 2-3 volte alla settimana.

Si possono accelerare i risultati

I risultati della riabilitazione variano a seconda della condizione e dall’età del paziente di riferimento.

Più il soggetto è giovane e la condizione d’interesse è lieve, più ha probabilità di accelerare i risultati e recuperare il movimento dell’articolazione.

La riabilitazione è dolorosa?

Il dolore percepito è soggettivo.

Sarà compito del professionista a cui ci si affida, di comprendere le esigenze e gli esercizi mirati in modo tale da ridurre i tempi e migliorare la condizione del soggetto interessato.

Dove trovare un centro d’eccellenza nella riabilitazione della protesi d’anca a Roma

Studio Fisiomedical è un centro in cui potrai trovare un’equipe di medici specializzati e fisioterapisti che collaborano per poter dare ai loro pazienti i migliori risultati.

Verrai assistito passo dopo passo, dalla prima visita in cui verrà diagnosticato il problema, alla riabilitazione per una piena e totale guarigione.

Studio Fisiomedical si trova in zona Flaminio, Via Andrea Sacchi n.35.

Per maggiori informazioni e per prenotare il tuo appuntamento con uno dei nostri medici specialisti puoi chiamare il 06 32651337

Riabilitazione cuffia dei rotatori

Riabilitazione cuffia dei rotatori: definizione

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La riabilitazione della cuffia dei rotatori è un processo necessario per recuperare la mobilità della spalla in seguito a un infortunio che ha portato alla lesione di uno o più dei muscoli che compongono il complesso articolare. 

Nello specifico, la cuffia dei rotatori è un gruppo muscolare composto da quattro parti che si trovano tra la scapola e l’omero e svolgono una funzione stabilizzante per la spalla. I quattro muscoli sono: 

  • Muscolo sovraspinoso; 
  • Muscolo sottospinoso;
  • Muscolo piccolo rotondo;
  • Muscolo sottoscapolare.

I primi tre, contraendosi, consentono alla spalla di ruotare esternamente. Il quarto è invece incaricato della rotazione interna.

Di questi è il sovraspinato quello che è più soggetto a lesioni anche se è bene precisare che non si parla di lesione muscolare ma tendinea. A causarla potrebbe essere un’infiammazione locale (che non genera danni permanenti) oppure traumi che comportano la lesione parziale o totale del tendine. In questi ultimi casi, soprattutto se il paziente è giovane, si opta per un intervento chirurgico di riparazione, il cui l’obiettivo è quello di ripristinare la funzionalità della cuffia. Purtroppo, raramente è possibile garantire un recupero funzionale del 100%.

L’intervento chirurgico si svolge in l’artroscopia e si esegue quando la lesione è particolarmente grave o se il paziente è un giovane atleta. Negli altri casi, si sceglie un trattamento conservativo con medicinali antinfiammatori e fisioterapia. 

Quando serve

A prescindere dal tipo di terapia intrapresa si deve comunque seguire un percorso di riabilitazione. A seguito della lesione compaiono dei sintomi che provocano fastidio e intralciano le attività quotidiane. Il dolore, la rigidità articolare, la mobilità limitata e i disturbi psicofisici che ne conseguono devono necessariamente essere superati per far sì che si possa tornare ad un’accettabile condizione di vita. Qui entra in gioco la riabilitazione della cuffia dei rotatori.

Non appena il dolore si allevia inizia il processo riabilitativo che ha i seguenti obiettivi: 

  1. Recupero della funzionalità articolare;
  2. Sviluppo del tono muscolare;
  3. Controllo sulla cuffia dei rotatori e sul movimento della spalla a prescindere dalla vista (propriocettività);
  4. Mantenimento.

Come si svolge

Il processo di riabilitazione della cuffia dei rotatori dopointervento artroscopico si svolge per fasi: 

  1. Subito dopo l’intervento chirurgico si indossa un tutore specifico per 4-6 settimane che tenga immobilizzata la spalla;
  2. In seguito a questo periodo si comincia con la ginnastica passiva, principalmente mirata al recupero della mobilità articolare.;
  3. Quando le condizioni sono propizie e previa verifica specialistica, il paziente può iniziare la ginnastica attiva da fare in autonomia. Svolgendo questi esercizi in modo graduale si ripristina il controllo sull’arto e l’articolazione e si rafforza il tono;
  4. Le settimane successive alla terza fase sono dedicate al programma di potenziamento muscolare, con nuovi e più sfidanti esercizi per ripristinare la condizione della cuffia. 

Il percorso e gli esercizi sono stabiliti dallo specialista che prende in cura il paziente. Sono presenti numerosi esempi online e sebbene si possa pensare che seguendo le indicazioni di questi tutorial possa migliorare il recupero, è fondamentale seguire alla lettera le indicazioni del medico per evitare complicazioni.

Gli esercizi sono spesso svolti in acqua per aumentare i benefici che apportano. 

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Quanto dura

Un programma di riabilitazione ben strutturato e soprattutto funzionale a ripristinare la cuffia dei rotatori può durare molto a lungo. Il tempo varia sensibilmente in base al tipo di lesione e alle caratteristiche e la disciplina del paziente, ma in generale servono dai 4 ai 6 mesi per un recupero completo. C’è da dire che a differenza della riabilitazione del crociato, dove si comincia quasi immediatamente dopo l’intervento,  il percorso riabilitativo nella ricostruzione di cuffia  in genere non prime di 2/3 settimane e sempre a discrezione del chirurgo . 

Si procede per fasi, come visto in precedenza, ma si comincia con l’immobilizzazione della spalla per permettere la riparazione al tendine. 

Che tipo di macchinari si utilizzano

Si utilizzano svariati macchinari per migliorare gli effetti e i tempi di recupero della riabilitazione. Si impiegano macchinari come la Tecar, Laser o i Crioultrasuoni per ridurre il gonfiore, il dolore e stimolare i processi di autoguarigione attraverso l’afflusso di sangue. 

Nelle prime 4-6 settimane, si usano dispositivi medici specifici per tenere immobilizzata la spalla, ossia dei tutori, che pur non essendo macchinari possono comunque essere elencati tra questi per completezza di informazioni. 

È dolorosa?

Il processo di riabilitazione non inizia prima di aver superato la sintomatologia dolorosa. Ovviamente i postumi della chirurgia sono piuttosto invadenti e la cuffia dei rotatori continuerà a far male per tutto il periodo della riabilitazione, ma l’obiettivo è proprio quello di ripristinare le migliori condizioni. Il dolore iniziale andrà quindi ad alleviarsi con il tempo e se si svolgono in modo graduale, disciplinato e costante gli esercizi, il dolore sarà fortemente limitato.  

Avvertenze per migliorare il recupero

Per migliorare il recupero, sia in termini di tempi che di qualità, è fondamentale seguire alla lettera le istruzioni dello specialista. Più volte ripetiamo questo punto, come fosse un mantra, perché è importantissimo che il paziente capisca quanto questo possa influire sulla buona riuscita della riabilitazione. 

Il recupero dopo una lesione alla cuffia dei rotatori è lungo e doloroso. Durante i mesi che intercorrono dall’operazione al completo recupero si dovrà seguire un rigido piano di esercizi, cosa che non per tutti è semplice. In più, durante questo lasso di tempo non sarà possibile svolgere diverse attività (sport, guidare, svolgere lavori pesanti, ecc.). 

Dove trovare un centro d’eccellenza per la riabilitazione del crociato a Roma

Se hai bisogno di un team esperto e specializzato nella riabilitazione della cuffia dei rotatori e di altri infortuni sportivi, puoi contattarci ora. Il team del centro FisiomediCal ha molti anni di esperienza e tantissime competenze utili per trattare qualsiasi intervento di fisioterapia e riabilitazione nel migliore dei modi. 

Vuoi maggiori informazioni? Lo Studio FisiomediCal si trova in Via Andrea Sacchi, 35, a Roma Nord. Per avere maggiori informazioni e prenotare la tua prima visita puoi chiamare il numero 06 32651337

Riabilitazione del Crociato

Riabilitazione del Crociato: definizione

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Riabilitazione del Crociato: definizione

La riabilitazione del Crociato è un processo che si rende necessario in seguito alla lesione o la rottura del legamento del crociato anteriore (LCA) del ginocchio. Questo legamento è una delle parti anatomiche più fragili dell’articolazione e la sua lesione è un infortunio altamente debilitante, a differenza di altri meno problematici, che limita notevolmente la mobilità del paziente. Le cause principali di una rottura o lesione sono:

  • Traumi fisici;
  • Utilizzo scorretto dell’articolazione;
  • Usura che segue un uso eccessivo;
  • Movimento innaturale (Iperestensione e Iperflessione) dell’articolazione.

Facendo riferimento all’articolazione del ginocchio, bisogna sapere che questo complesso articolare sostiene il peso del corpo e rende possibile la deambulazione. È formato dall’articolazione femoro-rotulea e quella femoro-tibiale. Queste due sono sostenute dal Legamento Crociato Anteriore e quello Posteriore. Nello specifico, l’LCA previene l’iperestensione del ginocchio e impedisce che la tibia ruoti eccessivamente verso l’interno. Pur essendo estremamente importante, è un legamento particolarmente fragile e uno dei più propensi alla lesione. Non essendo raggiunto dal sistema vascolare non ha la facoltà di rigenerarsi in modo autonomo. Per questo motivo è richiesto l’intervento chirurgico, seguito da un intenso periodo di riabilitazione.

Quando serve

La riabilitazione del crociato Anteriore si rende necessaria dopo l’intervento chirurgico per riparare il legamento e serve per migliorare la qualità del recupero e ridurre le possibilità di un re-injury. Secondo alcuni recenti dati, solamente poco più del 50% degli infortunati riesce a recuperare completamente e tornare alle condizioni iniziali.

Questo ultimo punto è particolarmente vero e importante principalmente per gli sportivi. È infatti questa la categoria che è maggiormente esposta a questo tipo di infortunio. Moltissimi calciatori, a prescindere dal livello e la categoria, sono costretti ad abbandonare la carriera sportiva per questo. Gli sport in cui l’incidenza è più alta, sono ovviamente quelli da contatto, ma anche altri in cui lo sforzo atletico pesa particolarmente sul ginocchio:

  • Calcio;
  • Rugby;
  • Sci;
  • Salto in lungo.

La riabilitazione inizia già dal primo giorno dopo l’intervento ed è estremamente importante. Solo grazie a un regime ferreo da parte del paziente, sotto la guida esperta di uno specialista è possibile recuperare minimizzando il rischio di subire nuovi infortuni.

Alla luce di questo la riabilitazione del legamento crociato è sempre necessaria a seguito dell’infortunio e dell’intervento.

Come si svolge

La riabilitazione ha l’obiettivo di assicurare un recupero rapido e di ottimizzare l’esito dell’intervento chirurgico, a prescindere dalla tecnica utilizzata per la ricostruzione del legamento. Il processo di riabilitazione è soggetto a modifiche sulla base delle valutazioni fatte dallo specialista, ma in generale il processo segue queste fasi:

    • Nelle prime settimane si inizia a testare la mobilizzazione passiva del ginocchio con Kinetec per due volte al giorno. Si prosegue aumentando l’ampiezza del movimento in modo graduale valutando la risposta del paziente. L’arto che ha subito l’operazione viene “bloccato” grazie all’ausilio di un tutore che ne impedisce l’escursione.
    • Nelle due settimane successive l’obiettivo è quello di aumentare l’escursione del tutore e, se è il caso, rimuoverlo parzialmente. Il tutore in questa fase può essere rimosso durante la notte per facilitare il riposo. Si continua con gli esercizi di ginnastica isometrica che dovrebbero iniziare a evidenziare un miglioramento. Tuttavia, il paziente dovrà ancora camminare usando le stampelle. Si iniziano in questa fase degli esercizi di ginnastica isotonica.
    • A partire dalla quinta settimana, si prosegue aumentando l’escursione del tutore, fino alla completa flessione del ginocchio. Per mantenere saldo il complesso articolare, si intraprendono gli esercizi di potenziamento muscolare.
    • Nella fase avanzata della riabilitazione del crociato, il paziente può camminare con una stampella. Si iniziano gli esercizi in piscina, estremamente utili per verificare i progressi ottenuti e fortificare i muscoli. Vengono usati in questa fase degli elettrostimolatori che aiutano a recuperare il tono della massa. Gli esercizi si fanno più intensi e comprendono pressa, squat e leg curl.
    • Ormai verso la fase finale del recupero, si riprende gradualmente l’attività sportiva a partire dalla corsa su piano, con stop, cambi di direzione e salto della corda.

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Quanto dura

Il periodo di riabilitazione inizia il giorno successivo all’operazione e prosegue per un periodo che varia dalle 6 alle 9 settimane per il recupero di una corretta deambulazione. Per ricominciare l’attività sportiva occorrono almeno 6 mesi di riabilitazione ed esercizi specifici. L’impegno del paziente nel seguire alla lettera le indicazioni dello specialista è indispensabile per ottenere risultati soddisfacenti in tempi ottimali. Solo così si può recuperare flessibilità e tono muscolare.

Esercizi di riabilitazione ginocchio

Che tipo di macchinari si utilizzano

Tra i macchinari più utilizzati per la riabilitazione del crociato anteriore c’è sicuramente il Kinetec, utile per la mobilizzazione passiva. Flette ed estende il ginocchio in modo lento e graduale per stimolare la flessibilità dell’articolazione. Aiuta a limitare la rigidità.

Sono altrettanto importanti le macchine isotoniche, ossia tutte quelle macchine con movimento guidato, come la Pressa e gli elettrostimolatori per tonificare la massa muscolare.

Dopo l’intervento chirurgico è possibile impiegare l’uso di terapie fisiche come la Tecar, i crioultrasuoni e le Onde d’Urto per ridurre il gonfiore sull’articolazione.

È dolorosa?

La riabilitazione è un processo lungo, che richiede impegno e determinazione. I primi giorni il dolore è piuttosto intenso e si acuisce quando si sollecita l’articolazione. Per questo motivo viene usato il Kinetec e un tutore per contenere il ginocchio e accompagnare il movimento.

Il dolore può accompagnare tutta la riabilitazione anche se tende a scemare con il passare del tempo e il recupero del tono muscolare e della flessibilità del complesso articolare.

 

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Avvertenze per migliorare il recupero

Come detto in precedenza, il processo di riabilitazione richiede un grande impegno da parte del paziente. La determinazione nel portare a casa il risultato è fondamentale per migliorare i tempi e l’efficacia del recupero. Per questo è molto importante affidarsi completamente alle indicazioni dello specialista.

Ovviamente è fortemente sconsigliato eseguire azioni che possano mettere a rischio l’integrità del ginocchio ed evitare sforzi fisici. Per essere sicuri che tutto proceda secondo i piani, è fondamentale verificare l’andamento con controlli periodici. Grazie a questi è possibile adattare la riabilitazione in base ai risultati che si stanno ottenendo.

Se ci dovessero essere problemi imprevisti, difficoltà con gli esercizi o qualsiasi altro problema, è di fondamentale importanza rivolgersi subito al medico curante per evitare complicazioni.

Dove trovare un centro d’eccellenza per la riabilitazione del crociato a Roma

Se hai bisogno di un team esperto e specializzato nella riabilitazione del crociato anteriore e di altri infortuni sportivi, puoi contattarci ora. La nostra squadra è professionale, cordiale e attenta alle esigenze di ogni paziente. Il nostro approccio alla riabilitazione e la cura del cliente si bassa sulla sinergia tra esperienza, terapie fisiche, manuali e alternative. Grazie alla combinazione di questi fattori siamo in grado di garantire risultati ottimali in tempi congeniali.

Vuoi maggiori informazioni? Lo Studio FisiomediCal si trova in Via Andrea Sacchi, 35, a Roma Nord. Per avere maggiori informazioni e prenotare la tua prima visita puoi chiamare il numero 06 32651337.

Spalla Bloccata definizione

Cosa s’intende per spalla bloccata

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Quando si parla di Spalla Bloccata ci si riferisce a una condizione invalidante e piuttosto dolorosa che affligge questa importante articolazione. La spalla è formata da ben cinque articolazioni differenti, motivo per cui è riconosciuta come uno dei complessi articolari più complicati del nostro corpo.

La patologia è conosciuta anche come Spalla Congelata oppure capsulite adesiva e chi ne soffre lamenta forte dolore, rigidità e mobilità limitata. Ad oggi la scienza non ha ancora trovato le cause specifiche che portano all’insorgere della spalla bloccata.

La spalla, come detto in precedenza, è una delle articolazioni più importanti del corpo umano: permette di svolgere una moltitudine di movimenti basilari e raffinati che eseguiamo quotidianamente ogni volta che muoviamo le braccia.

Tornando al nome scientifico, la patologia è conosciuta è definita capsulite adesiva perché colpisce il manicotto di tessuto connettivo che avvolge la spalla ispessendo e cicatrizzando i tessuti che la compongono. Questa capsula svolge la funzione di stabilizzare e sostenere i due capi ossei che la formano, facendo perdere l’elasticità tipica dei tessuti e comprimendo le strutture anatomiche con cui è in contatto. Il dolore e la limitazione dei movimenti sono i sintomi che permettono di riconoscere la spalla bloccata da altre patologie simili, come la rottura della cuffia dei rotatori o l’artrite.

La malattia tende a scomparire dopo un lungo periodo (fino a due anni) in modo naturale, al termine di un ciclo che si divide in tre fasi che vedremo in dettaglio nel prossimo paragrafo.

Sintomi

La prima cosa a cui fare attenzione è il dolore associato al movimento attivo della spalla e la limitazione della mobilità articolare. È importante comprendere i sintomi perché sono spesso confusi con altri associati a patologie differenti. Di conseguenza, è sempre bene non sottovalutare il dolore e rivolgersi a uno specialista per trovare la via terapeutica migliore.

I sintomi da osservare sono:

  • Dolore acuto, che diventa più intenso durante il riposo notturno;
  • Limitazione del movimento della spalla (con maggior frequenza dell’arto non dominante);
  • Gonfiore localizzato nella parte esterna dell’articolazione;

Il decorrere della malattia viene generalmente suddiviso in tre fasi distinte, che forniscono un’indicazione più o meno precisa della condizione del paziente.

Nella prima fase, detta di “raffreddamento”, il dolore è più forte e aumenta con il tempo. Durante questo periodo, che dura dalle 6 alle 12 settimane, i movimenti sono solo parzialmente limitati e per questo è facile pensare a una semplice contusione o patologie meno importanti.

La fase successiva è conosciuta come fase di “congelamento”. Dura dai 4 ai 6 mesi, periodo in cui il complesso articolare diventa sempre meno mobile e il dolore si attenua.

L’ultima fase è quella di “scongelamento” riconoscibile dal graduale miglioramento delle condizioni generali, sia per il dolore che per la mobilità. Questo periodo dura all’incirca un anno.

 

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Cause

Come anticipato, non si ha un quadro chiaro e completo sulle cause della spalla bloccata. Generalmente affligge la spalla collegata al braccio non dominante, ma talvolta può comparire anche nell’altro e nel 10% dei casi, entrambe contemporaneamente. Non c’è una casistica definitiva legata al tipo di attività svolta dai pazienti, che sia sportiva o lavorativa, capace di creare dei precedenti.

Ci sono tuttavia alcuni fattori che determinano un maggior rischio di sviluppare la malattia, tra questi, il diabete. Secondo i dati a disposizione, circa il 15% dei pazienti con spalla bloccata soffre anche di diabete. Altre patologie che sembrano aumentare le probabilità di sviluppare la capsulite adesiva sono le malattie della tiroide, quelle cardiache e il morbo di Parkinson.

Si è registrata una maggior incidenza della malattia anche in tutti quei pazienti che hanno dovuto osservare lunghi periodi di risposo e immobilizzazione dell’articolazione a seguito di traumi fisici ed interventi chirurgici.

Soggetti a rischio

I soggetti che rischiano di soffrire di spalla bloccata sono potenzialmente tutti. Non esistono casi in cui si è completamente immuni alla malattia. Non avendo ben chiare le cause che portano all’insorgere di questa patologia, è difficile indicare categorie specifiche di soggetti a rischio.

Come abbiamo visto, sono sicuramente più esposti i pazienti che soffrono di diabete, malattie della tiroide, cardiache oppure con il morbo di Parkinson.

Trattamento

Il trattamento della spalla bloccata mira a ridurre il dolore e ripristinare la mobilità perduta prima del raggiungimento della fase di scongelamento. Il processo può avvenire con diverse modalità:

  • Terapie fisiche: grazie alle moderne tecniche di cura quali la tecarterapia, le onde d’urto, i crioultrasuoni o la laser terapia è possibile intervenire sull’articolazione stimolando i tessuti e accelerando i periodi di recupero;
  • Esercizi mirati di allungamento: grazie a un piano di esercizi studiato da un fisioterapista professionista è possibile riacquistare gradualmente la mobilità e minimizzare la perdita del tessuto connettivo muscolare. Si possono eseguire a casa in autonomia, ma bisogna ricevere istruzioni dettagliate dal terapista curante;
  • Iniezioni e medicinali antinfiammatori: le iniezioni di cortisone aiutano a tenere sotto controllo il dolore nella fase più acuta. Questo può essere sostituito da medicinali antinfiammatori da assumere per via orale o topica (creme e pomate);
  • Medicina Alternativa: grazie all’applicazione dei principi olistici della medicina complementare è possibile trarre grandi benefici in caso di spalla bloccata. L’agopuntura e l’osteopatia, in particolare, sembrano portare ottimi risultati.

In alcuni casi, il medico curante può decidere di seguire la via dell’intervento chirurgico. Questo viene effettuato per via artroscopica, minimizzando l’invasività tipica degli interventi a cielo aperto. L’intervento è piuttosto semplice, veloce e risolutivo. Grazie alle nuove tecnologie in campo medico, lo specialista è in grado di operare con estrema precisione e cura.

Riabilitazione

La riabilitazione segue un percorso fatto di esercizi di allungamento e mobilitazione per il complesso articolare della spalla. Le attività vengono definite dal terapista curante che in una prima fase seguirà il paziente nell’esecuzione per assicurarsi che vengano svolti in modo corretto. Un’errata esecuzione potrebbe infatti peggiorare le condizioni del paziente e danneggiare ulteriormente la spalla.

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Dopo che si sono compresi alla perfezione gli esercizi da svolgere è possibile effettuarli a casa propria. La frequenza di tali esercizi non deve essere inferiore alle tre volte al giorno.

È importantissimo evitare di sforzare la spalla durante il periodo riabilitativo per evitare complicazioni. Gli esercizi servono tendenzialmente per minimizzare la perdita di mobilità e alleviare il dolore, ma il decorrere della malattia seguirà comunque le tre fasi (raffreddamento, congelamento e scongelamento).

Prevenzione

Non esistono metodi per prevenire la spalla bloccata. Questa condizione, come detto più volte, insorge in modo tendenzialmente casuale.

Uno stile di vita sano, che comprenda attività fisica e una dieta bilanciata può sicuramente avere effetti positivi sull’organismo, ma in definitiva non assicura una immunità rispetto a questa condizione.

Nel caso in cui si debba tenere a riposo per lunghi periodi la spalla, è consigliabile parlare col proprio medico per capire insieme se è possibile effettuare qualche esercizio per mantenere attiva l’articolazione e minimizzare le possibilità di comparsa della capsulite.

Perché scegliere Studio FisiomediCal a Roma

Se si accusano questi sintomi è bene rivolgersi immediatamente a uno specialista che attraverso un’attenta diagnosi sarà capace di individuare la patologia e la cura migliore. Lo Studio FisiomediCal opera nel settore da molti anni e vanta un’équipe altamente professionale ed esperta. Grazie alle competenze apprese, il nostro team è in grado di garantire cure su misura per ogni paziente, studiate per ottenere i risultati migliori nel minor tempo possibile.

Mettiamo a disposizione terapie fisiche, manuali e alternative. Lo Studio FisiomediCal si trova in Via Andrea Sacchi, 35, a Roma Nord. Per avere maggiori informazioni e prenotare la tua prima visita puoi chiamare il numero 06 32651337.

traumatologia sportiva e primo soccorso

Perché è importante il primo soccorso dopo un trauma sportivo

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Il primo soccorso è il supporto fornito ad un soggetto infortunato, da personale non sanitario, in attesa di un intervento specializzato.

In seguito ad un trauma sportivo è importante fornire aiuto, per non aggravare ulteriormente la condizione che interessa l’individuo.

Quali sono le aree più soggette a rischio

Le aree soggette a rischio variano a seconda dello sport praticato.

Ecco alcune aree più soggette a rischio e infortuni annessi:

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Come comportarsi in caso di infortunio

Conoscere quali sono i traumi più frequenti e come intervenire nel primo soccorso è fondamentale per limitare l’entità del danno.

Contusione

La contusione è un trauma che interessa i vasi sanguigni e linfatici.

Determina uno stravaso ematico nello strato prossimo alla superficie della pelle ed il dolore è percepito durante i movimenti e dalla pressione esercitata sulla zona della pelle lesa.

Come intervenire:

  • Applicare impacchi freddi e/o ghiaccio;
  • Evitare qualsiasi tipo di massaggio.

Ferite ed abrasioni

Le ferite ed abrasioni si manifestano con una lesione superficiale (abrasione) o profonda (ferita) e fuoriuscita di sangue.

Come intervenire:

  • Disinfettare con prodotti specifici o acqua e sapone neutro;
  • Applicare una garza sterile.

Distorsioni e lussazioni

Le distorsioni e le lussazioni possono verificarsi in seguito a cadute o movimenti non corretti.

Come intervenire:

  • Immobilizzare l’arto interessato;
  • Applicare impacchi freddi o ghiaccio.

È consigliato recarsi subito all’ospedale, per evitare un eventuale peggioramento della condizione.

Stiramento muscolare

Lo stiramento muscolare è una lacerazione di poche o numerose fibre muscolari.

Come intervenire:

  • Immobilizzare la parte interessata;
  • Effettuare impacchi freddi;
  • Consultare un medico.

Crampi

I crampi sono contrazioni involontarie di uno specifico muscolo accompagnate da dolore e incapacità di compiere un movimento.

Come intervenire:

  • Evitare sforzi eccessivi;
  • Distendere il muscolo contratto;
  • Effettuare dei massaggi.

Fratture

La frattura è un’interruzione della continuità di un osso dovuta ad eventi traumatici.

Come intervenire:

  • Evitare qualsiasi tipo di manipolazione dell’arto coinvolto;
  • Tamponare eventuali ferite;
  • Immobilizzare l’arto coinvolto con fasciature;
  • Recarsi presso il pronto soccorso più vicino.

Cosa portare sempre con sé

È fondamentale avere sempre con sé una borsa contenente i seguenti elementi necessari, di primo soccorso:

  • Medicazioni sterili per ferite;
  • Fasce di garza;
  • Fasce elastiche;
  • Tape;
  • Ghiaccio sintetico spray;
  • Ghiaccio istantaneo usa e getta;
  • Soluzione antisettica per ferite;
  • Stecche per l’immobilizzazione;
  • Dispositivo DAE (defibrillatore automatico esterno);
  • Maschera di ventilazione;
  • Ventilatore di primo soccorso;
  • Protocolli di emergenza;
  • Creme antidolorifiche;
  • Sali minerali.

Come prevenire l’infortunio

Prevenire un infortunio è una buona pratica che necessita di una valutazione preliminare dell’atleta e del luogo dove l’attività sportiva verrà svolta.

In primo luogo, si cerca di individuare eventuali squilibri muscolari. Tale analisi è effettuata da un chinesiologo che valuta:

  • La forza a livello muscolare soggettivo (resistenza manuale e percettiva) ed oggettivo (servendosi di un dinamometro);
  • L’elasticità a livello dei muscoli agonisti e antagonisti; dei muscoli pari per ogni emisoma mediante dei test.

Per prevenire gli infortuni, l’atleta deve eseguire degli esercizi mirati:

  • di aumento del tono trofismo per aumentare la forza muscolare;
  • di allungamento muscolare e fasciale per migliorare la postura.

A chi rivolgersi dopo il primo soccorso

Dopo il primo soccorso è possibile rivolgersi al sistema di emergenza sanitario, recandosi al Pronto Soccorso o in caso di incapacità di deambulazione è consigliato effettuare una chiamata al 118.

Perché rivolgersi a Studio FisiomediCal

Lo Studio FisiomediCal è specializzato in fisioterapia, riabilitazione e medicina sportiva.

Il nostro centro è attrezzato per sostenere ogni tipo di terapia necessaria e somministrare le migliori cure. Siamo specializzati nel far fronte a diverse condizioni come il Gomito del Tennista, postura scorretta, mal di schiena, cervicalgia e talloniti.

Grazie alle nostre assicurazioni partner, è possibile ricevere trattamenti gratuiti. Per maggiori informazioni e per fissare una prima visita, contattaci al numero 06 32651337.

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