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Tendinite braccio sinistro

Cos’è la tendinite

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La tendinite è un’infiammazione del tendine.

Cosa sono i tendini?

I tendini sono strutture fibrose che legano muscoli ad ossa o ad altre strutture di inserzione.

Ogni tendine è formato da una struttura resistente, chiamata collagene, ed una più elastica, l’elastina.

La loro principale funzione è quella di trasmettere la forza esercitata dai muscoli alle strutture ai quali sono connessi.

Il tendine reagisce agli stimoli esterni adattandosi: si irrobustisce in caso di aumenti del carico di lavoro e si indebolisce nel caso in cui vi sia una diminuzione dello stesso.

Quando si parla di tendinite al braccio?

Nello specifico, la tendinite al braccio (tecnicamente tendinite all’arto superiore) si riferisce ad un’infiammazione del tendine e può colpire, in percentuali maggiori:

  • spalle;
  • gomiti;
  • polsi;
  • mani.

Queste zone sono, infatti, estremamente mobili e conseguentemente deboli.

Perché i tendini si infiammano?

I tendini, seppur molto resistenti,  possono infiammarsi per diversi motivi e la difficoltà a far regredire il sintomo, è spesso legata alla loro  scarsa vascolarizzazione.

A che età si manifesta?

La tendinite al braccio, di solito, si verifica in età media o avanzata, quando i tendini si indeboliscono. L’indebolimento del tendine, chiamato tendinopatia, avviene in seguito a piccole lacerazioni che si aggravano con il tempo.

L’infiammazione del tendine può colpire anche soggetti più giovani che praticano attività fisica per lunghi periodi di tempo.

Dolore al braccio sinistro (tecnicamente tendinite ad arto superiore sx): possibili cause


Tra le cause del dolore al braccio sinistro possiamo elencare:

  • Lesioni muscolo scheletriche: come tendinite, borsite , cervicobrachialgie e possibili implicazioni di problematiche cardiache, sebbene il dolore al braccio spesso non è il sintomo principale.

Cause della tendinite al braccio (tendinite all’arto superiore):

Le cause della tendinite al braccio possono essere ricondotte a tre grandi categorie.

  1. cause traumatiche: sono legate ad un evento che ha causato un stress improvviso al tendine che inizia così a logorarsi;
  2. cause da sovraccarico: sport che causano uno sforzo costante e continuo del braccio (come scherma, tennis, golf e nuoto) o attività ripetitive (come l’utilizzo del mouse);
  3. cause metaboliche o circolatorie.

Nel caso specifico della tendinite al braccio sinistro, questo può essere dovuto:

  • all’essere mancino e quindi all’utilizzo costante e preferenziale del braccio sinistro;
  • alla postura del soggetto;
  • a movimenti routinari.

[Vedi anche: Cos’è e a cosa serve l’Elettrocardiogramma]

Sintomi della tendinite al braccio 

il dolore al braccio si presenta come:

    • lancinante e di breve durata;
    • associato al movimento o alla palpazione della zona;
    • circoscritto ad un’area del braccio;
    • duraturo ma senza che si manifestino ulteriori sintomatologie (come quelle elencate in precedenza).

Localizzazione delle tendiniti al braccio

La localizzazione dello specifico tendine infiammato risulta importante per attuare un trattamento efficace.

Alcuni tendini sono particolarmente sensibili all’infiammazione e definiscono la tipologia specifica di tendinite.

Tendinite della cuffia dei rotatori

È il caso più frequente di dolore alla spalla. Si tratta di un’infiammazione dei tessuti tendinei  e periarticolari che partecipano al movimento della spalla.

Può cronicizzarsi ed impedire le principali funzioni della spalla.

I sintomi della tendinite alla cuffia dei rotatori si presentano sotto forma di:

  • dolore intenso durante il movimento della spalla e lieve quando l’arto è a riposo;
  • irrigidimento e gonfiore della spalla;
  • dolore intenso dovuto al sollevamento di peso;
  • scricchiolio durante il movimento della spalla;
  • dolore durante la notte;
  • perdita di forza della spalla.

L’infiammazione della cuffia dei rotatori può interessare i quattro tendini che la compongono: sottospinoso, sottoscapolare, piccolo rotondo e sovraspinoso.

Quest’ultimo è implicato nella abduzione e rotazione esterna.

La tendinite del sovraspinoso è causata da un uso eccessivo articolare (come nel sollevamento pesi), dalla degenerazione dei tessuti o da un movimento rapido e traumatico.

È il tendine della spalla che si infiamma più frequentemente e può comportare un dolore esteso anche a collo e scapola.

Epicondilite laterale o gomito del tennista

Il gomito è un’articolazione formata da tre ossa: omero, radio e ulna.

Ha il compito di flettere il braccio e di ruotare il palmo della mano.

Il gomito del tennista è un tipo particolare di infiammazione che colpisce soprattutto i tennisti, da qui il nome, ma anche i soggetti che praticano attività che comportano dei movimenti routinari, come dattilografi, pianisti, o semplicemente chi passa molte ore al computer.

Si manifesta con un caratteristico dolore all’esterno del gomito, che se non trattato può causare la perdita della funzionalità e mobilità del braccio.

Spesso si verifica dopo un eccessivo utilizzo dei tendini dell’avambraccio, vicini alla giuntura con il gomito.

Il dolore si presenta quando:

  • si solleva o piega il braccio;
  • si stringono oggetti, anche piccoli;
  • quando si effettua una torsione del braccio;
  • durante la flesso-estensione completa del braccio.

L’entità del dolore può variare da un semplice fastidio all’inabilità di movimento del braccio. L’età media di insorgenza è fra i 40 e i 60 anni.

Un episodio di epicondilite può durare dai tre mesi ai due anni, ma se trattato si assiste ad un completo recupero entro un anno circa.

Tendinite al polso

La tendinite al polso può presentarsi in forma di : 

  • tendinite al pollice;
  • tendinite dei muscoli estensori del polso;
  • tendinite dei muscoli flessori.

La tendinite al polso è un processo infiammatorio che ha origine da più fattori come:

  • una predisposizione anatomica del polso all’infiammazione dei tendini;
  • la ripetizione di alcuni movimenti specifici della mano o delle dita;
  • la presenza di una malattia reumatica;
  • essere soggetti a sovraccarichi funzionali o praticare attività stressanti per le articolazioni.

Talvolta, insieme al dolore locale, si assiste a:

  • gonfiore intorno al polso;
  • emissione di uno scricchiolio durante il movimento;
  • rigidità a carico dell’articolazione, soprattutto al mattino;
  • calore e arrossamento intorno alle zone in cui si trovano i tendini infiammati.

Alcuni sport possono causare la tendinite al polso, come il baseball, il bowling, il golf e il tennis.

Quando l’infiammazione interessa il muscolo abduttore lungo del pollice e l’estensore breve del pollice, la tendinite che ne consegue viene definita “tenosinovite stenosante di De Quervain” o “Sindrome di De Quervain

Tendinite alla mano

In questo caso, oltre a presentare la sintomatologia descritta in precedenza, il dolore è più acuto quando si muovono le dita della mano.

Quando l’infiammazione colpisce il pollice, l’attività prensile risulta danneggiata.

Oltre al dolore, la tendente alla mano, può presentarsi con un leggero gonfiore a livello dell’articolazione su cui si inserisce il tendine.

Un sintomo frequente riguarda il movimento a scatto ed incontrollabile del dito interessato e il suo blocco in una posizione fissa. Questa condizione è conosciuta come “tenosinovite del tendine flessore delle dita”.

Diagnosi della tendinite al braccio

In fase di anamnesi è necessario riferire allo specialista quali sono i movimenti compiuti regolarmente per individuare quello colpevole dell’infiammazione.

In questo modo sarà possibile operare una rieducazione del movimento per impedire che l’infiammazione, una volta curata, ritorni nuovamente.

Gli esami clinici utili all’individuazione della patologia, oltre alla palpazione della zona, sono la radiografia, l’ecografia e la risonanza magnetica nucleare. 

Trattamento della tendinite al braccio

Il trattamento della tendinite dell’arto superiore si differenzia sulla base della gravità della sintomatologia e dalla durata della stessa.

In una prima fase è sicuramente consigliabile il riposo del braccio ed un trattamento ciclico con ghiaccio sulla zona interessata: circa 10-12 minuti, tre volte al giorno.

A questo punto può essere utile applicare una crema antinfiammatoria.

Per facilitare l’immobilizzazione della zona, potrebbe essere utile indossare un tutore elastico.  Utille l’utilizzo di terapie fisiche come:

  • Onde d’urto che, attraverso suoni ad alta frequenza, sono in grado di alleviare lo stato infiammatorio in 3 o 5 sedute. Questo tipo di terapia non presenta effetti indesiderati o controindicazioni;
  • Tecar;
  • Ipotermedia o crioterapia
  • Laserterapia ad alta potenza

In caso di dolore intenso e persistente, possono essere praticate infiltrazioni di cortisone o di acido ialuronico sulla zona interessata.

Si consiglia inoltre un trattamento riabilitativo volto al recupero della mobilità  dell’arto, alla riacquisizione dell’elasticità perduta e alla rieducazione del movimento per contrastare il rischio di recidive.

Nel caso in cui il dolore al braccio non diminuisca o l’arto non risponda alle cure riabilitative, è consigliabile considerare la possibilità di un trattamento chirurgico.

Come prevenire la tendinite dell’arto superiore (tendinite al braccio)

Qualche piccolo accorgimento può aiutare a prevenire la tendinite, soprattutto se si praticano delle attività che affaticano le articolazioni del braccio.

Alcune di queste riguardano:

  • La pratica, ad inizio e fine dell’attività sportiva, dello stretching;
  • Una fase di riscaldamento precedente all’attività sportiva;
  • Nel caso di un uso assiduo del computer o di altre attività che costringono il corpo in una posizione statica per molto tempo, si consiglia del movimento (una passeggiata o un po’ di stretching) per 5 minuti ogni ora.

Dove trovare un centro di eccellenza per la tendinite al braccio a Roma Prati?

Pensi di soffrire di tendinite al braccio? Stai cercando un centro specialistico? Fisiomedical fa al caso tuo.
Da noi potrai essere seguito durante tutto il percorso, dalla visita specialistica e la diagnosi alla completa guarigione.

Fisiomedical mette a tua completa disposizione un’equipe di medici specialisti e fisioterapisti che collaborano tra loro per poterti dare tutto il supporto necessario durante il processo di guarigione. Inoltre, la nostra struttura dispone di una palestra per la riabilitazione e un box nella quale potrai trovare tante attrezzature innovative.

Studio Fisiomedical si trova in zona Flaminio, all’altezza di Via Andrea Sacchi n. 35.
Per maggiori informazioni sui nostri servizi o per prendere un appuntamento ci puoi contattare al numero: 0632651337.

Specialista piede

Specialista del piede: chi è e cosa fa

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I piedi sono una parte importante del nostro corpo perché svolgono una funzione di supporto. Nel momento in cui iniziamo a riscontrare delle problematiche collegate ad essi, potremmo avere un’andatura non conforme a quella “naturale” che potrebbe compromettere altre funzionalità del nostro scheletro.

La visita specialistica presso un ortopedico dei piedi è essenziale per poter analizzare se sono presenti delle patologie legate ad essi.

Le problematiche correlate ai piedi possono essere:

di natura patologica,

dovute ad una predisposizione familiare,

causate dall’utilizzo di scarpe poco comode, come ad esempio delle scarpe strette in punta o il frequente utilizzo di tacchi alti.

Quindi prendersi cura dei propri piedi è importante, non solo per una questione estetica, ma soprattutto per possibili problematiche che potranno intaccare anche la nostra andatura o postura.

Quali patologie del piede può curare?

Lo specialista ortopedico del piede ha il compito di diagnosticare le malattie inerenti il piede. Tra le più diffuse ci sono:

  • Alluce valgo: questa è una delle patologie più diffuse che interessa il piede. Consiste nella deviazione dell’alluce verso l’esterno: oltre che essere un difetto estetico, comporta anche dolore nel camminare. Solitamente la presenza dell’alluce valgo si manifesta nelle donne di età superiore ai 40 anni e spesso le cause sono genetiche o costituzionali, accentuate dall’utilizzo di scarpe con il tacco alto.
  • Piede piatto: fenomeno che nella maggior parte dei casi è di natura genetica. Si presenta quando c’è una parziale o totale assenza di curvatura nell’arcata plantare.
  • Piede cavo: anche in questo caso, spesso, il problema è causato da una predisposizione genetica. Il piede cavo è il fenomeno inverso al piede piatto, ossia il peso corporeo non si distribuisce in modo uniforme su tutto il piede, ma si concentra sul tallone e sulle dita.
  • Tendine o tallone d’Achille: è il tendine più lungo del corpo umano, infatti misura 15 centimetri. Esso collega parte del polpaccio al calcagno, ossia tallone. Spesso questo tendine si infiamma a causa di sforzi da sovraccarico o di traumi relativi ad esempio a delle attività sportive eccessive. Altri fattori correlati alla sua infiammazione possono anche essere la sedentarietà, l’uso di scarpe scomode o l’artrite reumatoide.
  • Dito a martello (o dita en griffe): questa è una deformità delle dita dei piedi che interessa il secondo, il terzo ed il quarto dito. Queste dita tendono ad assumere un aspetto “curvo”. Tale patologia deriva, solitamente, da uno squilibrio dei piccoli muscoli del piede e spesso è associato ad altre deformazioni come l’alluce valgo, l’artrite reumatoide o il piede cavo. Si presenta un progressivo incurvamento delle ossa del piede causato dal deterioramento dei tendini estensori e flessori provocando, di conseguenza, una callosità dorsale del dito e dolore nell’indossare delle scarpe.
  • Metatarsalgia: è un acuto dolore nella parte anteriore del piede, dovuto ad un eccessivo appoggio proprio in quella parte del piede. Tale patologia può essere correlata all’ipercheratosi, ossia una sovrapproduzione di cellule cutanee, o a callosità plantari. Inoltre, anche in questo caso, la metatarsalgia può essere associata all’alluce valgo e alle dita a martello.
  • Neuroma di Morton: questa patologia è causata dall’aumento di volume del nervo sensitivo interdigitale correlata a degli stimoli irritativi neurologici e spesso si manifesta come se fosse una “scarica elettrica” al piede. Solitamente viene associato alla metatarsalgia.

Quali patologie del piede può aiutare a prevenire?

Sicuramente prevenire è meglio che curare, quindi alla base della prevenzione di tutte le patologie che possono intaccare il benessere dei nostri piedi è sempre necessario e opportuno utilizzare delle scarpe che siano comode e confortevoli, in modo tale da non arrecare maggiori sforzi, lesioni o infiammazioni al piede.

A seguito di una visita specialistica ortopedica al piede, il medico può consigliare l’utilizzo di plantari da apporre all’interno delle scarpe che si utilizzano, così da agevolare ed aiutare una giusta distribuzione corporea del peso nel piede e di conseguenza diminuire le problematiche che si possono riscontrare a lungo andare, causate appunto da una non adeguata adesione del piede al suolo.

Il plantare viene progettato e realizzato per prevenire, compensare o correggere la postura o alcune patologie al piede già sopra elencate, come:

  • Alluce valgo;
  • Piede piatto;
  • Piede curvo;
  • Metatarsalgie;
  • Neurone di Morton;
  • Tendine d’Achille.

Inoltre, possiamo aggiungere che, per prevenire ulteriori danni nel nostro corpo, causati ad esempio da posture sbagliate relative alle patologie dei piedi, sarebbe opportuno praticare delle lezioni di ginnastica posturale.

Consigli per la riabilitazione dei piedi

Nei casi più gravi di patologie correlate ai piedi è necessario ricorrere ad interventi chirurgici, non prima di aver consultato ovviamente un ortopedico specialista dei piedi.

Nel caso in cui si tratti di una riabilitazione post-operatoria, l’ortopedico seguirà passo dopo passo tutte le fasi del paziente, dalla visita iniziale all’operazione, fino alla parte di completo recupero.

Spesso gli interventi chirurgici relativi alle patologie dei piedi sono poco invasivi. Dopo l’operazione, solitamente, il paziente deve indossare una scarpa ortopedica per circa 30 o 40 giorni e mantenere un bendaggio elastico che va cambiato ogni settimana, recandosi nell’ambulatorio dell’ortopedico che ha presieduto l’intervento. Passato il periodo di convalescenza, il paziente potrà riprendere le proprie attività quotidiane.

Perché rivolgersi ai migliori specialisti del piede?

Come già detto in precedenza, i piedi svolgono una funzione fondamentale e di supporto. Nel momento in cui il paziente avverte dei dolori o dei fastidi durante l’attività quotidiana della deambulazione, sarebbe opportuno recarsi immediatamente da un ortopedico specialista dei piedi, onde evitare maggiori complicazioni sia ai piedi che alla postura.

Inoltre, uno specialista ortopedico sarà in grado di definire il problema, o meglio, tramite appositi macchinari ed esami potrà creare una diagnosi specifica del paziente.

Le patologie ai piedi, come abbiamo già detto, possono derivare da vari fattori come ad esempio malattie genetiche, un uso troppo frequente di scarpe strette in punta o con tacchi troppo alti, infiammazioni o malattie, tipo quella dell’artrite reumatoide. Quindi qualsiasi sia il vostro tipo di problema ai piedi è fondamentale recarsi tempestivamente da uno specialista in modo da evitare l’aggravarsi di tali patologie.

 

Dove trovare i migliori ortopedici a Roma

Vivi a Roma e hai bisogno di un consulto specialistico per un problema ai piedi? Hai dolore quando cammini?

Non perdere altro tempo, potresti aggravare la tua patologia. Da noi potrai trovare una grande equipe di medici ortopedici specializzati nelle malattie dei piedi. Sarai seguito dall’inizio alla fine del tuo percorso di recupero, dalla prima visita ortopedica alla diagnosi, dall’intervento alla fine della convalescenza.

Studio Fisiomedical è una struttura innovativa e nuova nella quale si trova anche una palestra in cui è possibile seguire delle lezioni di ginnastica posturale e un box con apparecchiature all’avanguardia.

Puoi trovarci in zona Flaminio, all’altezza di via Andrea Sacchi 35.

Per ulteriori informazioni o per prendere un appuntamento con uno dei nostri specialisti puoi chiamare al: 0632651337.

[Vedi anche: Ortopedico specialista caviglia]

 

Braccio rotto

Braccio rotto (o frattura del braccio): I consigli di Fisiomedical Roma

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La rottura del braccio, o meglio nota in ambito medico come frattura, è una delle più frequenti lesioni dello scheletro perché, insieme agli arti inferiori (gambe), gli arti superiori sono le parti del corpo più esposte ad infortuni.

Quando si verifica la rottura del braccio possono essere interessati omero, ulna e radio, ossia le tre ossa che lo compongono.

Braccio rotto: cause e sintomi

La rottura del braccio può derivare da fattori di diversa natura:

  • Trauma: dovuto, ad esempio, da un incidente automobilistico o una caduta violenta;
  • Patologie: fratture causate dalla fragilità delle ossa come osteoporosi, tumori o metastasi;
  • Stress: tipica degli sportivi che, sottoponendo l’arto a continuo sforzo, provocano delle crepe nell’osso.

I sintomi possono essere molteplici:

  • Dolore intenso;
  • Difficoltà nel muovere l’arto;
  • Gonfiore;
  • Formicolio;
  • Deformità.

A causa del trauma o dello spavento spesso si possono verificare giramenti di testa, perdita dei sensi o nausea.

Tipi di fratture

Possiamo distinguere tre tipi principali di fratture del braccio:

  • Frattura composta;
  • Frattura scomposta;
  • Frattura esposta.

Questi diversi tipi di fratture possono essere individuate e curate da medici ortopedici specializzati.

Il passo successivo, dopo l’intervento dell’ortopedico, è svolto dal fisioterapista tramite delle sedute di riabilitazione.

Frattura composta

Nel caso di una frattura composta del braccio avremo le due parti di osso che mantengono il loro allineamento anatomico originale. Per rimediare a questo tipo di frattura solitamente si deve portare il gesso o un tutore per un periodo che varia dalle 3 alle 4 settimane.

Frattura scomposta

Nel caso di una frattura scomposta del braccio si avrà lo spostamento anatomico originale delle ossa. In questa circostanza il medico dovrà valutare se adoperare una manipolazione per ridurre la frattura o se passare ad un intervento chirurgico.

Frattura esposta

Quest’ultimo caso è il più grave. Qui una parte di osso fuoriesce dalla pelle lacerandola. Oltre al danno osseo si possono riscontare anche delle infezioni causate dalla lacerazione della cute. Inoltre, in questo tipo di frattura, l’intervento chirurgico è indispensabile.

Braccio rotto: cosa fare

In queste circostanze la tempestività è fondamentale al fine di evitare delle malformazioni o menomazioni. Innanzitutto è importante accertarsi che sia effettivamente presente la rottura dell’osso tramite dei test clinici.

Se la frattura sarà composta, in quel caso si utilizzerà il gesso o tutore.

Invece, nel caso di una frattura scomposta o esposta sarà indispensabile l’intervento chirurgico.

Di qualsiasi origine sia la frattura sarà comunque essenziale la riabilitazione ortopedica per il ripristino delle funzionalità motorie dell’arto.

Consigli per la riabilitazione

Nel caso di una frattura dell’arto superiore è indicata una riabilitazione ortopedica di tipo manuale. Solitamente il medico ortopedico, dopo un’attenta visita al paziente, stila un programma composto da esercizi e sedute di fisioterapia volte al recupero dell’attività motoria del braccio interessato. In questa fase è importante la totale collaborazione del paziente per un risultato ottimale.

La terapia manuale indicata per il recupero delle funzioni motorie del braccio, a seguito di una frattura, è la chinesiterapia. Attraverso degli esercizi specifici questa pratica facilita il recupero dei movimenti articolari e della massa muscolare.

Tramite la chinesiterapia è possibile risolvere le problematiche post-operatorie sia degli arti superiori ché degli arti inferiori.

Questa terapia è suddivisa in movimenti passivi e attivi.

La prima parte interessa i movimenti passivi, in cui il paziente non sarà in grado di svolgere in autonomia gli esercizi e quindi verrà aiutato dal fisioterapista.

Nella seconda fase della terapia il paziente dovrà portare a termine dei movimenti attivi volti a riattivare la propria forza muscolare, cercando di contrastare i movimenti del fisioterapista.

Terapie Manuali

La Terapia Manuale Ortopedica (OMT) è una branca della fisioterapia che si occupa principalmente di patologie neuro-muscolo-scheletriche, basate su una raccolta di dati clinici, seguito dalla realizzazione di una serie di ipotesi e che si concludono con un esito specifico e differente per ogni singolo paziente.

Tra le varie tecniche di Terapia Manuale abbiamo:

  • Cyriax: riguarda principalmente le infiammazioni e i traumi dei tessuti molli (muscoli, tendini, ecc.);
  • Mc Kenzie: trattamento specifico dei dolori della schiena e del collo, in cui vengono svolti degli esercizi per migliorare la postura;
  • Mezieres: utilizzato per la rieducazione posturale in casi di scoliosi, cervicale, sciatica, ecc.;
  • Souchard: usata per risolvere diversi disturbi correlati ad una postura non idonea come dolori articolari, mal di schiena, problemi circolatori, ecc.;
  • Massoterapia: consiste in massaggi terapeutici soprattutto nelle aree della schiena e del collo che, tramite determinate tecniche, favoriscono il rilassamento;
  • Bendaggi funzionali: impiego di bendaggi che immobilizzano un arto o una parte del corpo e ne diminuiscono i tempi di guarigione;
  • Kinesiotaping: adopera dei cerotti elastici che attenuano i dolori causati da contratture, tensioni muscolari, stiramenti, ecc;

A chi rivolgersi

Come abbiamo già visto le fratture possono essere causate da vari fattori, quindi, in base alla causa della frattura si ricorrerà allo specialista opportuno.

Sicuramente il primo specialista da consultare è il medico ortopedico che, tramite dei test clinici quali ecografia, radiografia o risonanza magnetica, può risalire alla natura della frattura e di conseguenza capire la diagnosi opportuna. In seguito, se necessario, vi potrà indirizzare da uno specialista.

Perché scegliere Fisiomedical a Roma centro

Credi di avere una frattura al braccio e necessiti del parere di uno specialista? Riscontri delle difficoltà motorie correlate agli arti superiori? Ti consigliamo di rivolgerti ad un centro in cui potrai trovare l’area diagnostica e di riabilitazione.

Studio Fisiomedical è un centro fisioterapico nel cuore di Roma, in cui potrai seguire dei percorsi fisioterapici e di rieducazione funzionale. Inoltre, nel nostro centro è possibile usufruire di visite medico specialistiche ortopediche.

Dai noi potrai trovare una grande equipe di medici ortopedici e fisioterapisti che collaborano tra loro per garantire la totale guarigione del paziente. Sarai seguito dall’inizio alla fine del tuo percorso di recupero, dalla diagnosi alla riabilitazione.

Studio Fisiomedical dispone di una struttura innovativa e nuova nella quale si trova anche una palestra per la riabilitazione e un box con apparecchiature all’avanguardia.

Ci troviamo in zona Flaminio, all’altezza di via Andrea Sacchi 35.

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Elettromiografia Braccio Roma

Cos’ è l’elettromiografia al braccio

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L’elettromiografia è un esame strumentale utile ad individuare le patologie che possono colpire il sistema nervoso periferico e i muscoli connessi ad esso. Generalmente si arriva a fare questo tipo di esame a seguito di una lesione specifica oppure perché si avvertono una serie di sintomi anomali quali:

  • Intorpidimento
  • Debolezza muscolare
  • Formicolio
  • Crampi o spasmi
  • Immobilità

Ciò che l’elettromiografia restituisce è un quadro specifico sulla salute dei muscoli e dei motoneuroni che ne controllano il movimento registrando l’attività elettrica del muscolo.

L’esame è composto anche da un’altra fase chiamata elettroneurografia. In questa parte di esame si valuta la velocità di conduzione dei nervi e l’ampiezza di tale segnale.

Solitamente si ricorre ad un esame strumentale di questo tipo in presenza di alcune patologie specifiche tra cui: la sindrome del tunnel carpale, sclerosi laterale amiotrofica, malattie muscolare, ernia del disco, radiocolopatie, sindrome del solco ulnare, sindrome del tunnel tarsale, polineuropatie.

A Cosa Serve

Quando si avverte un dolore, siamo in grado di definirne più o meno l’intensità e la tipologia e il più delle volte riusciamo anche a dargli una localizzazione ben precisa. Però quello che non si può fare, a meno che non si è sottoposti ad un esame strumentale, è quello di capire quale sia l’origine del sintomo. L’elettromiografia e, più nello specifico, l’elettromiografia al braccio è un esame di diagnostica neurologica utile ad analizzare la situazione dei nervi periferici del corpo individuandone un eventuale lesione o sofferenza.

Come si effettua

L’elettromiografia è un esame parzialmente invasivo in relazione alla metodologia che si utilizza. L’esame infatti può essere svolto in due modi:

  • Elettrodi ad ago: sono più invasivi in quanto sottocutanei e intramuscolari. Si utilizza questa tecnica quando si vuole registrare l’attività di una singola unità motoria legata ad una specifica terminazione nervosa
  • Elettrodi di superficie: questa tecnica di misurazione è meno invasiva della prima in quanto coinvolge solo la superficie della cute. Questa misurazione è meno specifica di quella svolta con gli elettrodi ad ago perché non registra una singola unità motoria ma un gruppo di unità motorie. Tali elettrodi registrano i segnali elettrici delle fibre nervose, a loro volta elettricamente stimolate. Per quanto l’esame si svolga sulla superficie cutanea e quindi in questo senso non è ritenuto invasivo, gli stimoli elettrici possono causare un leggero fastidio.

Se si sta svolgendo un’elettromiografia al braccio, gli elettrodi verranno posizionati in prossimità dei nervi come ad esempio del nervo radiale, una tra le 5 principali strutture nervose, oppure in altri aree a seconda delle indicazioni cliniche.

H2:Come avviene la valutazione?

Per prima cosa il paziente deve essere seduto o, preferibilmente, sdraiato. Si stimola elettricamente il nervo d’interesse e si registra il segnale con elettrodi ad ago o con quelli di superficie. La velocità di conduzione dei nervi si misura valutando il tempo che intercorre tra la presentazione dello stimolo elettrico e la contrazione del muscolo rispettivo.

Quanto dura l’EMG al braccio?

L’elettromiografia al braccio è un esame di durata variabile in relazione al tipo di analisi che viene fatta. Se si svolge solo l’elettromiografia, la durata è di circa 30 minuti. Se l’esame include anche l’elettroneurografia allora la durata è di circa un’ora. Al termine dell’esame il paziente può ritornare fin da subito a svolgere le normali funzioni quotidiane.

Chi la effettua?

L’elettromiografia al braccio, pur essendo un esame non eccessivamente invasivo, deve essere condotto da personale medico specializzato. Ad occuparsi dello svolgimento di tutta l’analisi è il neurologo o neurofisiopatologo.

Dove eseguire l’elettromiografia a Roma Centro

Hai bisogno di un’elettromiografia al braccio e non sai dove svolgere l’esame? Studiofisiomedical è un centro fisioterapico e riabilitativo nel quale è possibile anche svolgere visite specialistiche e analisi strumentali con apparecchi di ultima generazione.

Ci troviamo a Roma Centro, in via Andrea Sacchi 35, zona Flaminio. Inoltre il nostro studio ha numerose convenzioni con diverse associazioni ed enti. Per prenotare il tuo esame elettromiografico al braccio o semplicemente per avere maggiori informazioni, chiamaci al numero 06 3224314 · 06 32651337.

DoloreAlBraccioDestro

Dolore braccio destro: sintomi

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Il dolore al braccio destro desta sempre minor preoccupazione rispetto alla sintomatologia che interessa, invece, l’arto opposto: il braccio sinistro.

Nell’articolo in cui abbiamo trattato il dolore al braccio sinistro abbiamo detto che nella maggior parte dei pazienti che avvertono questo disagio si accende sempre un campanello d’allarme in quanto è immediatamente associato a problemi  cardiaci  anche se raramente il solo dolore al braccio è prodromico dell’ insorgenza  di una cardiopatia, che a volte invece si manifesta con tutt’altri sintomi.

Il dolore al braccio destro è meno probabile che sia legato a questo tipo di cause ma è pur sempre un sintomo da tenere sotto controllo.

Prima di parlare dei sintomi è necessario fare una premessa: i motivi per cui si può avvertire dolore al braccio destro sono molti e possono differire notevolmente tra loro.

Fra i sintomi avvertiti, i più comuni sono:

  • Formicolio;
  • Bruciore;
  • Dolore;
  • Rigidità;
  • Immobilità.

L’intensità dei sintomi è variabile, così come la presenza/assenza: il dolore può essere continuo o intermittente, acuto o cronico. Inoltre è giusto specificare che non esistono le patologie del braccio destro che si differenziano da quelle del braccio sinistro: ciò che può diversificare i due arti, in termini patologici e sintomatologici, è il fatto che il dolore al braccio sinistro risulta più “preoccupante” in quanto ipoteticamente associato a disturbi cardiaci. I sintomi del dolore al braccio destro e le patologie legate non sono quindi esclusive di questo arto.

Le possibili cause

Il braccio è un arto complesso in quanto composto da diverse strutture: ossa, tendini, muscoli e nervi. Alla base del dolore o del sintomo, qualsiasi esso sia, può essere coinvolta una di di queste componenti generando problemi di diversa natura.

Quando è coinvolto l’osso, ad esempio, si può trattare di una rottura o di una frattura, se sono coinvolti i muscoli nella maggior parte dei casi si parla di strappi, infiammazioni o lesioni. Anche i tendini sono strutture altamente soggette a lesione o rottura, mentre per i nervi è più comune il dolore di tipo infiammatorio.

Frattura del braccio

La frattura è l’interruzione dell’integrità parziale o totale di un osso e può originare sia da un evento traumatico specifico che da cause patologiche, da contrazione o da stress. La frattura da stress è tipica negli sportivi in quanto dovuta ad una continua ed eccessiva sollecitazione della zona interessata fino a provocarne un distacco osseo. In casi più rari il distacco osseo è provocato da una forte contrazione muscolare. 

Le fratture possono essere divise in:

  • composte: quando l’osso fratturato non si sposta dalla sua area anatomica di origine;
  • scomposte: la frattura dell’osso è seguita da uno spostamento di quest’ultimo in un’altra zona anatomica adiacente a quella di origine.

La frattura può coinvolgere qualsiasi parte del corpo ma tra le più frequenti c’è sicuramente quella che coinvolge il braccio, struttura anatomica che per sua natura è più esposta ad infortuni insieme agli arti inferiori, le gambe.

Quando questo tipo di infortunio coinvolge la spalla, solitamente le parti interessate possono coinvolgere l’arto dalla spalla fino al polso.

I sintomi che seguono la rottura dell’osso del braccio variano a seconda dell’osso coinvolto ma tendenzialmente i più comuni sono:

  • Dolore intenso;
  • Gonfiore;
  • Tumefazione;
  • Immobilità;
  • Rigidità.

Sclerosi multipla

Uno dei sintomi del dolore al braccio può essere riconducibile ad una patologia molto grave del sistema nervoso centrale: la sclerosi multipla. Questa malattia è cronica ed autoimmune e coinvolge un processo degenerativo del rivestimento di mielina che copre le fibre nervose del nostro corpo. Questo comporta un malfunzionamento della connessione tra cervello e il resto del corpo comportando anche gravi conseguenze in relazione alla localizzazione della lesione.

Un sintomo che si può avvertire è il formicolio del braccio o di altre parti del corpo, in base alla natura del problema. Il formicolio può coinvolgere la testa, le gambe, le braccia o le mani.

Neuropatia periferica

È una condizione conseguente ad un malfunzionamento o danneggiamento dei nervi periferici che provocano sintomi motori o sensoriali in base al tipo di nervo coinvolto. Tra le cause più comuni c’è il diabete mellito. Anche se questa è ritenuta la causa principale, ne possiamo identificare altre tra cui: trauma fisico che danneggia i nervi periferici (tra cui ernia del disco), tumori, malattie renali croniche, carenze vitaminiche, malattie del tessuto connettivo, assunzione di alcuni farmaci come gli anticonvulsivanti o i farmaci per la pressione sanguigna.

Tra i sintomi provocati dalla neuropatia periferica c’è anche un dolore al braccio destro (o sinistro) ma soprattutto formicolio e senso di pizzicore. 

Strappo muscolare

Lo strappo muscolare, come dice la parola stessa, interessa il muscolo e si tratta di una vera a propria rottura o lesione delle fibre che lo compongono.

Tuttavia lo strappo può ha diversi livelli di gravità:

  • Lesione di primo grado: in questo caso lo strappo non provoca la rottura delle fibre muscolari ma riguarda un danneggiamento che coinvolge solo il 5% delle fibre. Il movimento non è limitato ma provoca fastidio e leggero dolore in particolare in estensione e contrazione;
  • Lesione di secondo grado: la lesione è più grave perché riguarda un numero maggiore di fibre muscolari coinvolte nell’infortunio. Il dolore è più acuto rispetto alla lesione di primo grado ma è tuttavia possibile muovere l’arto anche se interferisce notevolmente con il corretto funzionamento provocando un grado di dolore non indifferente;
  • Lesione di terzo grado: è il gradi più alto di lesione che coinvolge quasi tutte le fibre del muscolo provandone una lacerazione profonda. Questo livello di lesione impedisce il movimento e l’attività fisica provando un dolore intenso e debilitante.

I muscoli del braccio interessati a questo tipo di infortunio sono solitamente il tricipite brachiale e il deltoide.

Sindrome del tunnel carpale

È una neuropatia causata dalla compressione del nervo mediale del polso. Questa sindrome può essere una causa del dolore che avverti al braccio destro (o sinistro) anche perché una patologia molto diffusa che compare principalmente nei soggetti di sesso femminile.

Generalmente si manifesta con un dolore forte alla mano, al polso e alle dita con conseguente alterazione della sensibilità. Un altro sintomo specifico è il formicolio specialmente durante la notte e al risveglio. Nella fase più acuta della sindrome il dolore può prolungarsi fino alla spalla coinvolgendo così tutto il braccio.

Tendinite del sovraspinoso

I tendini sono un’altra struttura facilmente coinvolta negli infortuni e che, in questo caso, possono causare dolore al braccio destro ma più in generale a entrambi gli arti superiori.

Il sovraspinoso è un tendine che si trova all’altezza della spalla e aiuta la movimentazione laterale del braccio. Se le fibre di questo tendine si infiammano, lesionano o si rompono, ci si può trovare davanti ad una tendinite del sovraspinoso.

Questa patologia è molto diffusa soprattutto nella fascia di età che va tra i 25 e i 60 anni. Gli sportivi sono sicuramente i più soggetti ma non solo: la tendinite si può presentare a seguito di un trauma, di una cattiva postura o di una sollecitazione ripetuta e sbagliata dell’arto.

I sintomi possono variare in base alla causa: il dolore si può presentare in forma acuta oppure può emergere gradualmente e palesarsi solo a seguito di determinati movimenti come quello di portare il braccio alla testa. Il dolore è localizzato sulla spalla sia lateralmente che nella zona superiore e in alcuni casi coinvolge anche il gomito. Tra gli altri sintomi si possono avvertire delle fitte alla spalla anche in momenti di riposo.

Contusione 

La contusione è una lesione traumatica causata generalmente da un forte urto contro una superfice che genera la rottura dei capillari ed una congestione sanguigna pur non provocando lacerazione della pelle.

Le aree del corpo più soggette a questo tipo di infortunio sono quelle in cui l’osso è particolarmente esposto ed è rivestito da uno strato sottile di tessuto molle. La gravità delle contusioni si può distinguere in base al grado:

  • Contusioni di 1° grado: i vasi sanguigni colpiti sono piccoli e provocano solo una lieve fuoriuscita di sangue che assume colore giallognolo. Il dolore è comunque presente, soprattutto al tatto;
  • Contusione di 2° grado: in questo caso sono coinvolti nell’urto più vasi sanguigni la cui lesione provoca un ematoma ampiamente visibile;
  • Contusione di 3° grado: la lesione o la compressione è talmente forte da scaturire una necrosi cutanea ovvero la morte di uno strato cellulare della pelle. In questo caso la cute risulta in un primo momento biancastra per poi diventare in un secondo momento nerastra.

Epicondilite

L’epicondilite è un’infiammazione dei muscoli che originano dall’epicondilo omerale e dei tendini estensori dell’avambraccio. Conosciuta più comunemente come “gomito del tennista” l’epicondilite colpisce principalmente gli sportivi ma non solo: questa patologia è una conseguenza della sollecitazione ripetuta del movimento di supinazione e pronazione  dell’avambraccio.

Questo tipo di infiammazione non coinvolge solo il gomito ma può provocare dolore anche alla mano, al polso, gonfiore e formicolio.

Contrattura muscolare

La contrattura muscolare è una lesione dettata da un atto difensivo del nostro corpo ad una sollecitazione eccessiva che porta il muscolo a stressarsi più del dovuto. La contrattura si manifesta tramite un dolore ben localizzato in corrispondenza della contrattura e dell’infiammazione che può essere di diverso grado in base alla gravità. Il braccio è poco soggetto a contratture muscolari, piuttosto le zone adiacenti più interessate sono le spalle all’altezza del trapezio.

Artrosi cervicale

Spesso i dolori che si avvertono su una zona del nostro corpo hanno un’altra origine. L’artrosi cervicale è una patologia che riguarda la degenerazione dei dischi intervertebrali cervicali che colpisce tendenzialmente gli over 50. La patologia è dovuta dall’erosione cartilaginea che riveste le articolazioni cervicali.

In alcuni casi, soprattutto nella fase acuta, il dolore può diramarsi fino agli arti adiacenti, provocando così dolore apparentemente inspiegabile al braccio e in alcuni casi anche formicolio.

A chi rivolgersi?

Come abbiamo visto il dolore al braccio destro, così come quello che interessa l’arto superiore sinistro,  può dipendere da diverse cause e, di conseguenza, è bene capire a quale figura professionale è più opportuno rivolgersi a seconda dei casi.

Di base è sempre consigliato iniziare con una visita ortopedica in quanto questo specialista non solo è in grado di capire, tramite test clinici, se il problema è osseo, muscolare o di altra natura, ma può anche prescrivere ulteriori esami strumentali come l’ecografia, la risonanza magnetica o la radiografia.

La maggior parte delle cause legate al dolore al braccio abbiamo visto essere legate a traumi muscolari, osseo o tendinei e in tutti questi casi l’ortopedico ha le competenze giuste per poter fare diagnosi o, eventualmente, rimandarti ad un altro specialista. 

Dove puoi trovarci a Roma centro

Avverti un dolore al braccio destro e hai bisogno di una visita specialistica? Ti consigliamo di affidarti sempre ad un centro nel quale sono presenti tutte le figure professionali di cui hai bisogno.

Non è sempre facile trovare qualcuno a cui affidarsi, specialmente se si tratta del nostro corpo e dei problemi legati ad esso. È per questo che nascono i centri diagnostici o di riabilitazione, per creare un ambiente professionale e sicuro in cui il paziente può essere seguito dall’inizio alla fine, dalla diagnosi all’eventuale trattamento o riabilitazione.

Studio Fisiomedical è un centro fisioterapico che si occupa anche di visite medico specialistiche ed esami strumentali. Ci troviamo nel cuore del centro di Roma, in zona Flaminio all’altezza di Via Andrea Sacchi 35.

Siamo una grande squadra composta da medici ortopedici e fisioterapisti che collaborano in stretta sinergia per la presa in carico globale del paziente. La nostra struttura è interamente nuova e dotata anche di una palestra per la riabilitazione e box con apparecchiature di ultima generazione.

Non trascurare i segnali del tuo corpo, affidati ad uno specialista. 

Dolore braccio sinistro

Dolore al braccio sinistro: sintomi

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Non bisogna essere necessariamente ipocondriaci per provare preoccupazione per un piccolo dolore al braccio sinistro. Quando fa male questa parte del corpo si accende sempre un campanello d’allarme, specialmente perchè si tratta di un dolore spesso collegato ad una patologia  dell’organo più importante del nostro corpo: il cuore.

Questo non significa che ogni dolore al braccio sinistro, grave e o lieve, sia riconducibile ad un problema cardiaco. I motivi per cui si può provare dolore in questa parte del corpo sono tanti ed è sempre bene imparare a riconoscere i sintomi che li caratterizzano.

Il braccio è un arto composto da molte strutture quali ossa, tendini, muscoli, nervi, vene ed arterie. Ognuna di queste può essere soggetta ad infiammazioni, traumi o patologie di diversa natura, oppure il dolore può avere origine in un’altra parte del corpo e provocare sintomi al braccio.

Ma quali sono i principali sintomi che si avvertono quando si sperimenta un dolore al braccio sinistro?

  • Dolore acuto
  • Formicolio
  • Dolore articolare legato a rigidità
  • Sensazione di bruciore

Le possibili cause

Il tipo di sintomo provato è strettamente legato alle diverse cause che possono provocarlo. Non sempre si tratta di un problema grave o debilitante ma è sempre meglio rivolgersi ad un professionista per capire, tramite esami specifici, la natura del sintomo. Scopriamo quali sono le principali cause che possono portare un dolore al braccio sinistro:

Angina Pectoris

È una malattia che si manifesta tramite la comparsa di un forte dolore al torace e agli arti superiori tra cui il braccio sinistro che può presentare anche formicolio o indolenzimento. Il dolore è localizzato anche sulle spalle, sulla mascella, sul collo e sulla schiena.

La causa dell’Angina Pectoris (più conosciuta come Ischemia) è uno scarso afflusso di sangue al cuore con conseguente mancanza di ossigeno al tessuto cardiaco. Questo episodio è dovuto da un’occultazione parziale delle coronarie che solitamente dura qualche minuto.

Sclerosi multipla

Uno dei sintomi del dolore al braccio può essere riconducibile ad una patologia molto grave del sistema nervoso centrale: la sclerosi multipla. Questa malattia è cronica ed autoimmune e coinvolge un processo degenerativo del rivestimento di mielina che copre le fibre nervose del nostro corpo. Questo comporta un malfunzionamento della connessione tra cervello e il resto del corpo comportando anche gravi conseguenze in relazione alla localizzazione della lesione.

Un sintomo che si può avvertire è il formicolio del braccio o di altre parti del corpo, in base alla natura del problema. Il formicolio può coinvolgere la testa, le gambe, le braccia o le mani.

Artrosi cervicale

Il dolore al braccio sinistro può essere causato anche da un problema alla cervicale, zona adiacente agli arti superiori. L’artrosi, in generale, è una malattia degenerativa della cartilagine dovuta sia all’invecchiamento sia a sforzi eccessivi o errori nella corretta postura.

Un’artrosi in questa parte del corpo può causare formicolio e dolore agli arti superiori quali il braccio sinistro ed anche tutta un’altra serie di sintomi tra cui vertigini, rigidità del collo, nausea e mal di testa.

Lesioni muscolo-scheletriche

Se il dolore al braccio sinistro è localizzato e si manifesta a seguito di determinati movimenti, potrebbe dipendere da una lesione muscolare oppure scheletrica. Nei casi più facilmente identificabili, il dolore può comparire a seguito di un trauma specifico provocando una lesione ossea come una frattura o una rottura. In altri casi il dolore può essere dovuto da infiammazioni come borsiti o tendiniti.

Neuropatia periferica

È una condizione conseguente ad un malfunzionamento o danneggiamento dei nervi periferici che provocano sintomi motori o sensoriali in base al tipo di nervo coinvolto. Tra le cause più comuni c’è il diabete mellito. Anche se questa è ritenuta la causa principale, ne possiamo identificare altre tra cui: trauma fisico che danneggia i nervi periferici (tra cui ernia del disco), tumori, malattie renali croniche, carenze vitaminiche, malattie del tessuto connettivo, assunzione di alcuni farmaci come gli anticonvulsivanti o i farmaci per la pressione sanguigna.

Tra i sintomi provocati dalla neuropatia periferica c’è anche un dolore al braccio sinistro (o destro) ma soprattutto formicolio e senso di pizzicore. 

Tendinite

La tendinite rappresenta un’altra causa del dolore al braccio sinistro. Si tratta di un’infiammazione dei tendini che può svilupparsi in seguito a sollecitazioni ripetute o sforzi eccessivi tra cui stiramenti. Tra i tendini del braccio che possono essere coinvolti nell’infiammazione:

  • Tendine sovraspinoso (spalla);
  • Tendine del capolungo del bicipide;
  • Epicondilite (gomito);
  • Tendine del pollice;
  • Tendine dei muscoli flessori ed estensori del polso.

Sindrome del tunnel carpale

È una neuropatia causata dalla compressione del nervo mediale del polso. Questa sindrome può essere una causa del dolore che avverti al braccio sinistro anche perché una patologia molto diffusa che compare principalmente nei soggetti di sesso femminile.

Generalmente si manifesta con un dolore forte alla mano, al polso e alle dita con conseguente alterazione della sensibilità. Un altro sintomo specifico è il formicolio specialmente durante la notte e al risveglio. Nella fase più acuta della sindrome il dolore può prolungarsi fino alla spalla coinvolgendo così tutto il braccio.

Infarti miocardico

La causa più grave del dolore al braccio sinistro è l’arresto cardiaco dovuto ad un blocco del flusso sanguigno destinato al cuore.

È la prima cosa a cui si pensa quando si avverte un dolore di questo tipo anche se, come abbiamo visto, le cause possono essere tante altre e di entità più lieve.

L’infarto miocardico è la conseguenza di un’ischemia non presa in tempo e quindi non rapidamente trattata che ha provocato un cedimento del muscolo cardiaco.

I sintomi principalmente legati a questo episodio riguardano proprio dolori al braccio sinistro, dolori al torace, al collo, alle spalle o alla schiena, nausea, vomito e vertigini.

Il dolore da attacco di cuore si può riconoscere: è caratterizzato da una sensazione di pressione e coinvolge solitamente il torace, la mascella e il braccio sinistro. Inoltre ci sono tutta una sera di sintomi che non sono legati al dolore diretto ma che comportano comunque malessere tra cui, oltre a quelli sopra menzionati, il fiato corto e quindi la fatica a respirare.

A chi rivolgersi?

Come abbiamo visto il dolore al braccio sinistro può essere la conseguenza di diverse cause legate a questo tipo di sintomo. In base al tipo di dolore provato ci si deve rivolgere ad una figura professionale differente.

Se si tratta di un problema muscolo-scheletrico legato ad un particolare evento traumatico o semplicemente come conseguenza di movimenti ripetuti che ti hanno provocato dolore, allora è il caso di rivolgersi ad un ortopedico o ad un fisiatra per un esame clinico specifico. Gli specialisti valuteranno tramite test specifici o eventuali prescrizioni di esami strumentali, il giusto percorso da intraprendere per una giusta cura e, in caso, rimandarti ad altri esami specifici.

Se invece il dolore al braccio sinistro ha dei sintomi molto vicini a quelli descritti nel caso di infarto miocardico, quindi parliamo di forte dolore al petto che si dirama fino al braccio sinistro, vertigini e malessere generale, la prima cosa da fare è chiamare il 118 per un soccorso immediato e in un secondo momento prenotare una visita cardiologica per approfondire le cause del problema. Attraverso esami come l’elettrocardiogramma possono essere diagnosticate molte patologie del cuore che provocano il dolore al braccio sinistro che tanto spaventa.

Se invece si dovesse trattare di una neuropatia, lo specialista giusto a cui rivolgersi è il neurologo, specializzato nella diagnosi di patologie del sistema nervoso centrale e periferico come la neuropatia periferica che può provocare dolore al braccio sinistro oppure la sclerosi multipla. Tendenzialmente quando si hanno sintomi legati al formicolio è sempre opportuno fare una prima visita neurologica.

Nella maggior parte dei casi però succede che il paziente è disorientato e non conoscendo la natura del suo dolore non sa a quale specialista rivolgersi. In questi casi si prosegue per esclusione e si svolgono tutti gli esami del caso che devono comunque essere attuati e prescritti da uno specialista. In questi casi la prima cosa da fare è recarsi da un medico di base il quale, al seguito della valutazione della situazione sintomatologica, ti indirizzerà al primo controllo specialistico che ritiene opportuno.

Dove puoi trovarci a Roma centro

Come molti dolori del nostro corpo, spesso le cause possono essere poco chiare e la diagnosi ha bisogno di più esami o per lo meno di un controllo specifico.

Se lamenti un dolore al braccio sinistro è sempre opportuno approfondire per escludere le patologie più gravi. Il nostro consiglio è quello di recarti in un centro medico che abbia al suo interno un’equipe di professionisti che possono aiutarti a gestire il tuo problema all’interno dello stesso posto, senza dover cambiare continuamente studi medici, ospedali o cliniche.

Studiofisiomedical è un centro di medicina e riabilitazione che non solo offre visite mediche specialistiche tra cui quella ortopedica, cardiologica o fisiatrica, ma ha tutti i servizi necessari per svolgere esami strumentali tra cui l’elettrocardiogramma. Inoltre studiofisiomedical è dotato di un palestra dedicata alla riabilitazione fisioterapica.

Io nostro centro si trova in Via Andrea Sacchi 35 nei pressi di Piazza Mancini, nel cuore del quartiere Flaminio di Roma.

Se hai bisogno di prenotare una visita puoi andare sul nostro sito oppure chiamarci direttamente al numero 0632651337.

Ortopedico Caviglia Roma

Chi è e cosa fa l’ortopedico specialista nella caviglia?

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La caviglia è un’articolazione che si trova fra la gamba e il piede dove si incontrano tre ossa: la tibia, il perone e l’astragalo, il primo osso del piede.

La caviglia è una parte del nostro corpo particolarmente soggetta ad infortuni sia perché svolge un ruolo cruciale nel nostro equilibrio e nella motricità sia perché è costituita da un’ampia rete di legamenti (4 mediali e 3 laterali) e ossa ( tarsali, metatarsali e falangi) che se sollecitati in modo sbagliato possono andare incontro a infiammazioni, lesioni o rotture.

L’ortopedico specialista nella caviglia si occupa della diagnosi, della prognosi e del trattamento di tutte le patologie e le traumatologie a cui può essere soggetta questa articolazione.

È il medico specialista più adatto a cui rivolgersi quando si avverte un problema alla caviglia e si ha bisogno non solo di ricevere una diagnosi accurata ma di iniziare un processo riabilitativo ad hoc.  

Quali patologie della caviglia può curare?

I movimenti principali della caviglia sono quelli di plantarflessione e dorsiflessione oltre che quelli di mobilità laterale. Possiamo quindi dire che la caviglia è un’articolazione notevolmente flessibile sulla quale agiscono tutti i carichi generati dal nostro corpo, motivo per cui la caviglia è particolarmente soggetta a traumi, lesioni o infiammazioni.

Le problematiche più comuni legate alla caviglia riguardano solitamente stiramenti o rotture dei legamenti e invece, meno comunemente ma comunque presenti, sono le rotture delle frazioni ossee. Anche i tendini possono essere coinvolti in alcune patologie della caviglia. Quali patologie della caviglia può curare l’ortopedico specialista?

Distorsione della caviglia

Tra gli infortuni più comuni legati alla caviglia c’è la distorsione, specialmente tra gli sportivi. La distorsione può avvenire tramite due movimenti differenti: inversione o eversione, rispettivamente rotazione interna del piede e rotazione esterna.

Ad essere maggiormente interessato in questo tipo lesione, in particolare se si tratta del movimento di inversione, è il peroneo astragalico anteriore, il peroneo-calcaneare o il peroneo astragalico posteriore.

Solitamente l’episodio di distorsione comporta una prima reazione di gonfiore della caviglia dopo la quale è opportuno fare una radiografia per escludere lesioni ossee e una risonanza magnetica per individuare la gravità e la localizzazione di altri tipi di lesioni.

Le distorsioni alla caviglia possono essere infatti di 3 tipi:

  • Distorsione di primo grado: è la forma meno grave per la quale è sufficiente una giusta terapia antinfiammatoria, riposo e un ciclo di fisioterapia (tecar, laser, ultrasuoni)
  • Distorsione di secondo grado: in questo caso l’entità dell’infortunio è più grave e potrebbe essere necessario immobilizzare la parte interessata per un periodo di 4 settimane circa con conseguente processo riabilitativo programmato dall’ortopedico specialista della caviglia.
  • Distorsione di terzo grado: è la forma di infortunio più grave e si tratta della rottura del legamento che non solo necessita di immobilità ma anche di un operazione chirurgica.

Fratture metatarsali

Le fratture metatarsali più comuni riguardano il 4 e il 5 metatarso. In particolare il 5 metatarso, l’osso più lungo della parte esterna del piede, può subire tre tipi di lesione:

  • Frattura da stress: dovuta da un uso intensivo dell’osso metatarsale
  • Frattura da avulsione: è l’episodio più comune che riguarda la traumatologia metatarsale. Accade a seguito di una distorsione alla caviglia a seguito della quale una porzione di osso viene “strappata” dal legamento o dal tendine.
  • Frattura traumatica: dovuta da un episodio traumatico specifico direttamente sul 5 metatarso

Inoltre la frattura può essere composta o scomposta. Nel secondo caso il frammento osseo che si frattura di distacca e quindi potrebbe essere necessario un intervento specifico.

Tendinopatia achillea e rottura del tendine d’Achille

E’ un’infiammazione tendinea degenerativa dovuta ad una sollecitazione impropria della zona interessata. I sintomi sono gonfiore, dolore e arrossamento della cute e possono aumentare a riposo, quando il paziente è “a freddo” e diminuire invece “a caldo”.

Questa infiammazione, se non trattata, può portare all’interruzione dell’attività fisica a causa del forte dolore dovuto dall’infiammazione.

Il tendine d’Achille può andare incontro anche a rottura e in questo caso è fondamentale l’intervento dell’ortopedico specialista nella caviglia. La rottura può essere dovuta sia da una tendinopatia a lungo trascurata, sia da eventi traumatici (specialmente negli sportivi).

La sintomatologia è associata ad un dolore acuto nella parte posteriore della gamba e ad una immediata impossibilità nella deambulazione. È comunque indispensabile un esame strumentale per poter fare una diagnosi certa e per poter distinguere tra una rottura totale ed una rottura subtotale.

Frattura malleolare

È dovuta dalla rottura di uno o entrambi i malleoli della caviglia. La causa può essere sia di natura traumatica che di natura distorsiva comportando forte dolore, gonfiore, ematoma e zoppia. La frattura del malleolo può essere di 3 tipi:

  • Frattura unimalleolare: quando si rompe solo uno dei due malleoli
  • Frattura bimalleolare: quando si rompono tutti e due i malleoli
  • Frattura trimalleolare: quando si rompono contemporaneamente il malleolo peroneale, il malleolo tibiale e la sezione posteriore dell’estremità distale della tibia.

Oltre alla distorsione, la frattura del malleolo è il trauma più comune che colpisce la caviglia e nella maggior parte dei casi si tratta di una frattura unimalleolare.

Il trattamento di questa frattura è fondamentale sia per il recupero e sia per prevenire problemi secondari quali l’artrosi alla caviglia. L’ortopedico specialista nella caviglia può fare diagnosi servendosi di un esame obiettivo accompagnato sempre da un esame strumentale come, in questo caso, la radiografia.

Inoltre può anche procedere con l’operazione li dove è necessario: a seconda del tipo di frattura l’ortopedico specialista pianifica uno specifico intervento chirurgico.

Quali patologie della caviglia può aiutare a prevenire?

Prevenire è sempre meglio che curare e per questo, soprattutto gli sportivi e chi svolge per qualsiasi motivo un’attività intensa, hanno bisogno del consulto di uno specialista che possa aiutare i pazienti ad evitare antipatici infortuni.

I traumi alla caviglia sono sempre molto fastidiosi sia perché compromettono la nostra attività fisica ma soprattutto perché nella maggior parte dei casi la guarigione è lenta.

Gli infortuni che riguardano le fratture sono sicuramente più difficili da prevenire in quanto spesso sono conseguenze di eventi traumatici imprevedibili. Altre patologie come la tendinite e le distorsioni della caviglia sono più facilmente prevenibili.

Il primo consiglio è sicuramente quello di indossare scarpe comode e conformi al plantare del paziente. L’ortopedico specialista nella caviglia, a seguito di un esame clinico può anche prescrivere al paziente una visita barapodometrica al fine di valutare il corretto funzionamento dell’appoggio e del movimento plantare che può essere alla base di molte infiammazioni che interessano la caviglia.

Per chi svolge attività sportiva si possono prevenire infortuni come le distorsioni utilizzando delle cavigliere ortopediche o, per evitare le recidive più gravi si possono indossare dei tutori sempre sotto prescrizione dell’ortopedico specialista nella caviglia.

Anche la terapia antinfiammatoria può aiutare a prevenire un’evoluzione sfavorevole di una tendinite. Anche gli esercizi propriocettivi sono particolarmente adatti a prevenire infortuni alla caviglia perché ne rinforzano la stabilità e l’equilibrio.

Prima di adottare qualsiasi tipo prevenzione è necessario consultare l’ortopedico specialista nella caviglia in modo tale da definire le giuste precauzioni su misura alle esigenze del paziente.

Come può essere utile nel processo di riabilitazione?

Che si tratti di una riabilitazione post-operatoria o di un intervento di mobilità post-traumatica, è sempre utile consultare l’ortopedico specialista nella caviglia per capire come agire.

Se la riabilitazione è post-operatoria, l’ortopedico oltre a svolgere lui stesso l’operazione, monitorerà tutto il processo di ripresa del paziente definendo un programma ben specifico per ogni fase.

Anche quando si tratta di riabilitazione post-traumatica è necessario rivolgersi allo specialista perché ogni infortunio ha tempistiche di ripresa differenti e interventi riabilitativi specifici.

Perchè rivolgersi ai migliori ortopedici specialisti della caviglia?

Se hai subito un infortunio il consiglio è sempre quello di rivolgerti ad un ortopedico specialista della caviglia. Saltare questo passaggio ed affidarsi direttamente a fisioterapisti o osteopati, professionisti anche loro ma con competenze diverse, può risultare dannoso.

Per essere certi di ricevere una giusta diagnosi e di intraprendere un percorso riabilitativo adatto è necessaria una visita dal medico specialista il quale poi, se lo riterrà opportuno, prescriverà un percorso riabilitativo fisioterapico. Non dimenticare quindi che la diagnosi è compito dell’ortopedico specialista.

Inoltre come abbiamo detto la caviglia è un’articolazione fondamentale per la nostra deambulazione perciò non può essere trascurata ed è fondamentale individuare il giusto intervento riabilitativo rivolgendosi ai migliori ortopedici specialisti della caviglia.

Dove trovare i migliori ortopedici a Roma?

Vivi nella capitale ed hai bisogno di una visita specialistica a seguito di un brutto infortunio alla caviglia?  La cosa migliore da fare è recarti ad un centro presso il quale tu possa trovare tutte le figure necessarie a cui rivolgerti, a partire dal primo step della visita con l’ortopedico specialista della caviglia fino ai professionisti della riabilitazione.

Studiofisiomedical è un centro medico riabilitativo situato nella zona nord di Roma nel quale lavorano professionisti con esperienza qualificata in ambito riabilitativo, sportivo e medico. Inoltre è possibile svolgere nel centro anche visite specialistiche ed esami specifici con apparecchiature di ultima generazione.

Il nostro consiglio è quello di rivolgersi sempre a centri specializzati che possono prendersi cura del paziente dall’inizio alla fine del percorso riabilitativo in una realtà dinamica nella quale le diverse figure professionali riescono a comunicare fra loro al fine di rispondere al meglio alle esigenze del paziente.

Se hai bisogno di una visita con uno dei nostri ortopedici specialisti della caviglia ti aspettiamo in Via Andrea Sacchi 35, nel cuore del quartiere Flaminio di Roma.

ortopedico colonna vertebrale

Chi è e cosa fa l’ortopedico specialista della colonna vertebrale?

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La colonna vertebrale è la struttura che sorregge tutto il nostro corpo ed ha una funzione primaria di sostegno. È composta da 32-34 vertebre suddivise in: vertebre cervicali (7), vertebre dorsali (12), vertebre lombari (5), vertebre sacrali (5) e vertebre coccigee (3-5).

Un’altra funzione fondamentale della colonna vertebrale è quella di proteggere il midollo spinale, parte del nostro sistema nervoso centrale. La colonna vertebrale svolge un ruolo anche nella motricità ad esempio nei movimenti di flessione e rotazione del nostro corpo, oppure nel movimento della nostra testa.

Le vertebre, come abbiamo detto, sono i costituenti principali della colonna vertebrale tra le quali sono interposti i dischi vertebrali, tessuti cartilaginei i quali coprono la funzione di “ammortizzatori”.

L’ortopedico specialista della colonna vertebrale si occupa:

  • della diagnosi;
  • della cura;
  • della prevenzione;
  • della riabilitazione (nel caso di operazione).

di tutte le patologie che possono colpire questa importante struttura del nostro corpo.

Quali competenze ha?

Le sue competenze sono strettamente legate alla traumatologia vertebro-midollare dalle forme più composte a quelle più debilitanti per il paziente, ma anche ai dismorfismi, ai paramorfismi nonché alle patologie legate all’invecchiamento delle strutture vertebrali.

Quali patologie della colonna può curare?

Scoliosi

La scoliosi è una patologia che riguarda la deformazione della colonna vertebrale, più precisamente una deviazione laterale permanente. In una situazione di normalità la colonna vertebrale, se vista frontalmente, è paragonabile ad un segmento dritto. Nel caso in cui sia  invece presente una scoliosi, la colonna è curva c’è un’alterazione anatomica anche di tutte le altre strutture a sostegno.

La scoliosi può differenziarsi da paziente a paziente in base al livello di gravità e quindi in base all’ampiezza della curvatura anomala. Nei casi lievi non è debilitante per le normali attività quotidiane, mentre nei casi più gravi può rappresentare un limite notevole.

Le cause della scoliosi possono essere molteplici: malattie genetiche, malformazioni congenite, spina bifida, paralisi cerebrale, distrofia o atrofia muscolare.

Nella maggior parte dei casi non si riesce ad identificare la vera causa, da qui il nome di scoliosi idiopatica (88% dei casi).

Lombalgia

La lombalgia, come suggerisce la parola stessa, è una patologia caratterizzata da forte dolore nella zona lombare della schiena. Il dolore può essere acuto o cronico: quello acuto non supera 6 settimane circa, mentre quello cronico può durare anche tutta la vita.

Le cause sono spesso riconducibili ad un episodio traumatico come un Infortunio dei muscoli o dei legamenti della schiena ma non solo.

La lombalgia potrebbe dipendere da:

  • Ernia discale;
  • Tumori vertebrali;
  • Fratture vertebrali;
  • Artrite;
  • Stato di gravidanza;
  • Calcoli renali;
  • Stenosi spinale.

Non c’è un’età definita nella quale è più facile che la lombalgia si manifesti perché può dipendere da diversi fattori come la sedentarietà, sollevamento ripetuto di carichi, attività sportiva, eventi traumatici ma anche l’avanzare dell’età.

Ipercifosi

L’ipercifosi è un’alterazione della normale curvatura della spina dorsale all’altezza del torace. In una condizione di normalità la curvatura della cifosi varia tra i 20° e i 45°, mentre nella condizione patologica l’angolo della cifosi supera i 45°.

Comunemente questa malformazione è dovuta ad una postura errata che modifica il normale assetto delle vertebre toraciche. È molto diffusa tra i giovani come nel caso della cifosi di Scheuermann, una patologia legata alla giovane età dovuta ad un errato sviluppo dei corpi vertebrali.

L’ipercifosi può essere dovuta anche dall’invecchiamento; in questo caso le cause sono riconducibili ad un cambiamento dell’assetto muscolare della schiena, a una cattiva postura o ad alterazioni a carico dei legamenti che sostengono le vertebre della colonna.

Osteoporosi vertebrale

L’osteoporosi è una condizione patologica che non colpisce solo la colonna vertebrale ma può riguardare qualsiasi struttura ossea. Consiste nell’indebolimento dell’osso a causa di una perdita di calcio, e fa aumentare così il rischio che ci si esponga a fratture.

Le categorie  più esposte sono le donne specialmente dopo la menopausa e gli anziani. L’osteoporosi è asintomatica, si manifesta solo nel momento in cui provoca una frattura o il collasso di una o più vertebre.

Questo ne complica la prevenzione perché il paziente quando si reca dall’ortopedico specialista della colonna vertebrale già si trova in una fase patologica.

La causa primaria è sicuramente l’invecchiamento ma non è di certo l’unica: l’osteoporosi si può presentare in assenza di un ottimale sviluppo osseo anche nei più giovani, oppure a seguito dell’assunzione costante di alcuni farmaci come gli antiepilettici e i glucocorticoidi.

Altre cause sono l’assunzione di alcolici, il fumo, HIV, mancanza di attività fisica e anoressia nervosa.

Ernia del disco

Abbiamo detto che tra le vertebre della spina dorsale è presente un tessuto cartilagineo la cui funzione è quella di creare “un cuscinetto” tra una vertebra e l’altra in modo tale da attutire le sollecitazioni quotidiane a cui è esposta la colonna vertebrale.

L’ernia del disco è una patologia conseguente alla fuoriuscita del nucleo polposo (il tessuto cartilagineo) rispetto alla sua posizione naturale, ovvero quella intravertebrale. Questo spostamento crea un contatto con le strutture nervose adiacenti provocando dolore.

Le cause possono essere legate a :

  • traumi specifici;
  • sforzi ripetuti anche durante l’attività fisica;
  • una posizione scorretta.

L’ernia del disco può colpire qualsiasi punto della colonna vertebrale: in base alla localizzazione si delineano 3 tipologie di ernia:

  • cervicale;
  • dorsale;
  • lombo-sacrale.

I sintomi più comuni sono: forte dolore della zona colpita, formicolio alle gambe, mal di schiena, sciatalgia e rigidità muscolare.

L’ernia del disco più comune è quella che colpisce la zona lombare.

Cervicalgia

È una delle patologie più comuni legate alla colonna vertebrale che si manifesta tramite la presenza di dolore più o meno forte a livello della cervicale.

Le zone principalmente interessate sono quelle adiacenti alle prime vertebre della colonna: muscoli, dischi intervertebrali, articolazioni e legamenti.

Il dolore che coinvolge queste strutture può essere provocato da un eccessivo sforzo o da una postura scorretta. La cervicalgia si manifesta come dolore al collo di intensità variabile a seconda della gravità e da quale struttura è coinvolta.

Quali patologie della colonna vertebrale può aiutare a prevenire?

L’ortopedico specialista della colonna vertebrale è la persona più adatta a suggerire ai pazienti i comportanti da adottare per prevenire le patologie legate alla struttura portante del nostro corpo.

Ci sono casi in cui le patologie della colonna vertebrale sono congenite e per cui non è possibile fare opera di prevenzione ma si può comunque evitare che la patologia peggiori.

L’ortopedico specialista della colonna vertebrale può, ad esempio, prescrivere un programma riabilitativo ad hoc oppure suggerire al paziente l’uso di elementi di supporto come il busto ortopedico.

Nei pazienti che invece non hanno alcuna manifestazione sintomatica esplicita è comunque utile un controllo dall’ortopedico specialista della colonna vertebrale, specialmente se si tratta di bambini tra la quinta elementare e la prima media, un periodo cruciale per lo sviluppo muscolo-scheletrico.

L’ortopedico specialista è in grado di osservare con occhio critico la postura del bambino (o del paziente in generale) ed il suo atteggiamento motorio.

Se durante la visita emergono anomalie, il medico può prescrivere ulteriori analisi strumentali tra cui:

  • la TAC;
  • la radiografia;
  • la risonanza magnetica;
  • l’elettromiografia.

oppure può consigliare un’ulteriore visita specialistica (ad esempio quella fisiatrica).

Una visita dall’ortopedico specialistica della spina dorsale è quindi utile a prevenire patologie come la scoliosi e l’ipercifosi che possono avere insorgenza piuttosto precoce.

Come può essere utile nel processo di riabilitazione?

Il processo di riabilitazione non riguarda necessariamente le situazioni post-operatorie come nel caso di operazione all’ernia del disco, ma può riguardare anche la rieducazione posturale del paziente patologico.

In questo caso l’ortopedico specialista della spina dorsale è utile nell’individuare, a seguito di una serie di test e controlli svolti durante la visita clinica, il giusto percorso terapeutico per il paziente assegnandogli un programma personalizzato in base alle problematiche rilevate.

Perchè rivolgersi ai migliori ortopedici specialisti della colonna

Le patologie che coinvolgono la colonna vertebrale sono sempre più comuni sia tra i giovani che tra gli anziani

Spesso si commette l’errore di richiedere diagnosi a figure il cui ruolo è strettamente riabilitativo piuttosto che diagnostico.

Affidarsi ai migliori ortopedici specialisti della colonna vertebrale è la giusta strada da percorrere per ottenere una diagnosi accurata .

Dove trovare i migliori ortopedici a Roma?

Studio fisiomedical è un centro riabilitativo, una realtà altamente dinamica formata da professionisti qualificati in diversi ambiti: traumatologia, riabilitazione e diagnostica.

Nel nostro centro è possibile  svolgere esami strumentali e visite specialistiche come quella cardiologica, vascolare, senologica, osteoarticolare e tiroidea.

Se hai bisogno di una visita con un ortopedico specialista della colonna vertebrale saremo lieti di aprirti le porte del nostro centro in Via Andrea Sacchi, 35: ad aspettarti ci sarà un equipe di professionisti che ti seguiranno con cura e attenzione durante tutto il percorso.

ortopedico anca

Chi è e cosa fa l’ortopedico specialista dell’anca?

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L’anca è la seconda articolazione più grande del nostro corpo, dopo il ginocchio. La sua forma è sferoidale ed è composta da due ossa: la testa del femore e l’acetabolo, entrambi ricoperti dal rivestimento cartilagineo. Oltre che dalla cartilagine, l’anca è rivestita da un robusto fascio di muscoli e adiacenti passano importanti nervi.

Sono diverse le patologie che possono colpire questa importante articolazione ed è quindi fondamentale non sottovalutarne lo stato di salute specialmente con l’avanzare dell’età. L’ortopedico specialista dell’anca è la persona giusta a cui ci si deve riferire quando si ha l’esigenza di fare un controllo all’anca.

L’ortopedico specialista dell’anca è il medico adatto a verificare l’esistenza di patologie e problematiche legate all’anca. Attraverso una visita specialista è in grado di rilevare la causa alla base del dolore o della limitazione fisica riportata dal paziente, programmando un piano di azione terapeutica su misura.

Solitamente si arriva a confrontarsi con l’ortopedico specialista dell’anca in presenza di una sintomatologia semi-invalidante o successivamente ad un episodio traumatico.

Gli step della visita specialistica all’anca

Il primo passo in una visita ortopedica specialistica è l’anamnesi, indispensabile per proseguire con il processo diagnostico. In questa fase l’attenzione è posta sulla storia clinica del paziente: malattie pregresse e malattie familiare, eventuale assunzione di farmaci ed eventuali operazioni subite.

Il secondo step si concentra sulla visita vera e propria del paziente in relazione ai sintomi riportati da quest’ultimo. In questa fase l’ortopedico specialista dell’anca svolge alcuni test specifici al fine di valutare una serie di parametri utili ad identificare l’entità del sintomo riportato.

È utile l’ausilio di esami strumentali come la radiografia per poter delineare un quadro diagnostico completo. Se non si è già in possesso di esami precedentemente svolti, l’ortopedico specialista potrebbe richiedere al paziente di svolgere alcuni esami come la TAC, la risonanza magnetica, la MOC, l’ecografia o la radiografia.

Quali patologie dell’anca può curare?

1.Artrosi dell’anca

La patologia dell’anca più comunemente riscontrata nei pazienti è l’artrosi, degenerativa e cronica. La prima problematica dell’artrosi all’anca (coxartrosi) è legata ad una riduzione cartilaginea tra la testa sferica del femore e l’acetabolo, che, in un contesto di normale funzionamento, dovrebbero scorrere senza sfregare.

Questa situazione porta una serie di conseguenze legate all’adattamento del corpo alla riduzione cartilaginea. Il carico osseo, non più ammortizzato dalla cartilagine, può portare alla formazione di cisti o osteofiti (un’ecrescenza del tessuto osseo).

Se lo stadio della patologia è avanzato, l’artrosi all’anca può limitare la deambulazione del paziente a causa di una lacerazione parziale o totale dello strato cartilagineo e dalle ecrescenze ossee.

I pazienti più soggetti ad una diagnosi di artrosi all’anca rientrano nella fascia di età compresa fra i 50 e i 60 anni ma questo non esclude che la patologia posso a presentarsi anche precedentemente specialmente se si si subiscono traumi specifici. Le donne sono più esposte al rischio rispetto agli uomini.

Nella maggior parte dei casi l’artrosi all’anca si presenta a seguito di un trauma, di un’infiammazione, di una lesione articolare dell’anca o di squilibri posturali e più raramente è riconducibile ad un semplice progredire dell’età.

Il compito dell’ortopedico specialista dell’anca è prima di tutto individuare la causa specifica del problema per avere gli strumenti adatti a consigliare il giusto percorso terapeutico. In alcuni casi vengono coinvolti altri specialisti come l’osteopata o il fisioterapista, sempre sotto prescrizione dell’ortopedico specialista oppure invece, in altri casi, è l’ortopedico stesso che prescrive una cura farmacologica (se necessario).

Nei casi più gravi l’ortopedico può decidere di operare il paziente svolgendo un intervento di protesi all’anca.

L’artrosi, pur essendo una delle patologie più comuni dell’anca, non è l’unica a creare disagi notevoli nei pazienti.

2. Osteonecrosi

L’osteonecrosi della testa del femore è un’altra patologia che può colpire l’articolazione dell’anca anche in pazienti giovani. È caratterizzata da un’insufficiente afflusso ematico che porta alla necrosi del tessuto osseo. Le cause sono riconducibili a situazioni traumatiche, coagulopatie tossiche (anche uso di sostanze stupefacenti).

Il dolore solitamente insorge all’altezza dell’inguine per poi diffondersi sulla fascia anteriore della coscia e può portare a zoppia, borsiti allo psoas, dolori neurologici, sinoviti e lesioni labrali.

Per diagnosticare questa patologia, l’ortopedico specialista dell’anca in una fase iniziale può servirsi anche solo della radiografia. Per definire l’estensione della lesione è però necessario che il paziente faccia una TAC, sempre sotto prescrizione dello specialista.

Il trattamento prescritto dall’ortopedico specialista dell’anca può essere di tipo farmacologico o biofasico (nei casi meno gravi) oppure di tipo chirurgico nei casi più borderline. L’intervento consiste nella sostituzione protesica dell’anca.

3. Borsite trocanterica

La borsa trocanterica è una sorta di cuscinetto utile ad ammortizzare gli attriti tra tendine ed osso. Un’infiammazione di questa area comporta dolore nella regione laterale dell’anca. Il dolore percepito è sin da subito acuto e quindi sintomatologico come l’impossibilità di dormire sul fianco colpito.

La principale causa di questa patologia è il sovraccarico, quindi un eccessivo sforzo della parte in questione senza però escludere cause di natura diversa come traumi, o malconformazione delle ossa.

La diagnosi è rilasciata dall’ortopedico specialista dell’anca a seguito di un’accurata visita nella quale può anche prescrivere un’ecografia per delineare al meglio le cause del dolore riportato.

Il compito dell’ortopedico è prima di tutto capire se il problema è di natura posturale, plantare o di simmetria e lunghezza degli arti.

Essendo un’infiammazione non è necessario operare ma l’ortopedico può prescrivere una terapia a seconda della gravità: dalla prescrizione di farmaci antinfiammatori o terapie elettromedicali (come la tecar) all’uso di plantari ortopedici.

4. Lussazione congenita dell’anca

La displasia dell’anca è la più comune malformazione scheletrica congenita, una patologia dello sviluppo presente fin dalla nascita. Si manifesta principalmente nel sesso femminile e può presentare forme più o meno gravi. Nei neonati è asintomatica e solo una visita con l’ortopedico specialista dell’anca può rilevare il problema.

Nei bambini più grandi, invece, i sintomi sono più evidenti: l’arto interessato è più corto e comporta zoppia. Nell’adulto i sintomi sono più consistenti: se l’anca è lussata si possono avere iperlordosi e ginocchio valgo mentre se non è lussata c’è comunque un altro rischio di artrite che deve essere monitorato dallo specialista.

Se la displasia è diagnosticata alla nascita si può curare tramite l’utilizzo di un tutore. Se invece la diagnosi avviene in una fase successiva, quando il bambino già cammina, si può ricorrere sia all’utilizzo del tutore che dell’operazione chirurgica da parte dell’ortopedico specialista.

5. Conflitto femoro-acetabolare

Questa patologia si manifesta nei casi in cui la conformazione ossea dell’anca è tale per cui la testa del femore non scorre liberamente nella coppa acetabolare ed entrano in conflitto.

Questo comporta una lesione del labbro acetabolare e successivamente un’erosione della cartilagine che può portare ad artrosi. Le cause possono essere sia congenite che acquisite e i sintomi riportati all’altezza del gluteo o dell’inguine. Un dolore caratteristico è quello che il paziente avverte mentre sta seduto. Il trattamento è importante per non giungere ad una situazione di zoppia e difficoltà a deambulare.

L’ortopedico specialista dell’anca a seguito della visita e con gli esami strumentali alla mano decide la terapia più adeguata che nei casi più gravi può essere una soluzione chirurgica.

Quali patologie dell’anca può aiutare a prevenire?

L’artrosi all’anca è una di quelle patologie che, con le giuste accortezze, può essere prevenuta. L’ortopedico specialista dell’anca può prescrivere al paziente predisposto una serie di azioni da compiere affinchè il problema non si concretizzi.

Il peso è la prima cosa a cui bisogna prestare attenzione: l’eccessiva sollecitazione dell’articolazione ne può provocare una sofferenza. L’attività fisica moderata è fortemente consigliata  al fine di sollecitare il movimento articolare, muscolare e scheletrico. Anche gli integratori risultano essere molto utili: magnesio, vitamina A, vitamina C e vitamina D oppure tutti gli alimenti che contengono tali principi nutritivi.

Come può essere utile nel processo di riabilitazione?

La riabilitazione coinvolge soprattutto le persone che sono state sottoposte ad un’operazione di protesi all’anca. Il recupero varia dalle 4 alle 6 settimane e in questa fase in cui il paziente è fermo è importante che il medico faccia delle iniezioni di anticoagulante per evitare che si formino dei trombi nelle gambe.

L’ortopedico specialista dell’anca deve periodicamente controllare l’andamento del recupero: solitamente il primo controllo viene fatto 6 settimane dopo l’intervento. Inoltre deve programmare il percorso riabilitativo del paziente del quale se ne occupano altre figure come il fisioterapista.

Le indicazioni dell’ortopedico specialista sono quindi fondamentali al fine di poter svolgere un recupero clinico conforme alle esigenze del singolo paziente.

Perchè rivolgersi ai migliori ortopedici specialisti dell’anca?

Quando si soffre di una qualsiasi patologia che riguarda l’apparato loco-motore il primo passo da fare è rivolgersi ad uno specialista che possa fornirci un quadro completo della situazione.

Spesso si confondono figure come fisioterapista, osteopata o ortopedico ma bisogna tenere bene a mente la differenza fra queste figure.

Se hai bisogno di una diagnosi, capire le cause del tuo problema per poi iniziare un percorso terapeutico di qualsiasi genere, la prima cosa che devi fare è rivolgerti ad un ortopedico specialista dell’anca (in questo caso).

Ricordiamo che l’ortopedico è prima di tutto un medico e possiede quindi gli strumenti diagnostici adeguati per poter fornire al paziente un quadro clinico completo. Inoltre è specializzato nel trattamento sia chirurgico che non chirurgico ed ha quindi le competenze sia nel campo della fisiopatologia che della terapia media e chirurgica.

È difficile rendersi conto di quali possano essere i migliori ortopedici specialisti dell’anca, specialmente se è la prima volta che riscontri un problema del genere ed inizi la tua ricerca da zero.

Per questo motivo è importante cercare accuratamente lo specialista giusto, con esperienza e competente. Ma dove lo puoi cercare?

Dove trovare i migliori ortopedici a Roma?

Stai cercando uno tra i migliori ortopedici specialisti dell’anca a Roma? Non è semplice capire a chi affidarsi ed è per questo che nascono i centri diagnostici ed i centri di fisioterapia. Luoghi in cui è possibile confrontarsi con un’equipe di specialisti altamente selezionati in base alle competenze e all’esperienza.

Centrofisiomedical è un centro fisioterapico che offre visite medico specialistiche, permette di eseguire anche esami strumentali con apparecchiature di ultima generazione.

È il posto giusto per chi non sa a chi rivolgersi, un ambiente dinamico specializzato nella riabilitazione ortopedica e anche nella cura delle patologie traumatologiche.

ortopedico specialista ginocchio

Chi è e cosa fa l’ortopedico specialista del ginocchio?

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Sei alla ricerca di un ottimo ortopedico specialista del ginocchio a Roma? Non è semplice decidere a chi affidarsi, soprattutto quando si tratta di patologie che possono compromettere la deambulazione o, più in generale, il corretto funzionamento fisico-motorio.

Soprattutto per chi si trova ad affrontare per la prima volta a questo tipo di problema e non sa quindi a chi rivolgersi, è importante trovare un ambiente sicuro e competente che rappresenti una garanzia per il paziente.

Ma perché ci si dovrebbe rivolgere ad un ortopedico specialista del ginocchio?

Il ginocchio è una delle articolazioni più importanti del nostro corpo e senz’altro la più grande che collega il femore alla tibia. Oltre ad essere un’articolazione, il ginocchio si compone anche di una struttura ossea complessa formata  da: il femore, la tibia, la rotula e il perone.

Le articolazioni del ginocchio sono ricoperte dalla cartilagine, un tessuto connettivo di sostegno.

I legamenti sono un altro elemento strutturale del ginocchio fondamentali per la stabilità: legamenti collaterali (mediale e laterale), legamenti crociati (anteriore e posteriore), menisco mediale e menisco laterale, due legamenti che contribuiscono a proteggere il ginocchio da traumi e che si trovano tra tibia e femore.

Tutte queste strutture possono essere soggette a patologie o situazioni traumatiche:

Il ruolo dell’ortopedico specialista del ginocchio è quello di fornire una corretta diagnosi del paziente,suggerire il trattamento e la prevenzione adeguata per tutte le patologie che possono colpire il sistema muscolo-scheletrico che sono a carico di ossa, muscoli, legamenti e tendini.

Quali patologie del ginocchio può curare?

Le patologie del ginocchio possono essere molto eterogenee fra loro e soprattutto possono avere cause differenti. Molti dolori sono causati dall’anzianità, altri dall’eccessivo sforzo fisico o altri ancora, ad esempio, da episodi traumatici circoscritti.

A prescindere dalla causa, il ginocchio è un’articolazione altamente sollecitata in quanto garantisce la corretta deambulazione pur facendosi carico di tutto il peso corporeo.

Per alcune patologie non è necessario l’intervento dell’ortopedico specialista del ginocchio in quanto possono essere guarite e risolte tramite interventi fisioterapici o con il riposo. Per altre invece è necessaria la sua competenza a partire dalla fase di prevenzione.

In sintesi le patologie del ginocchio possono appartenere a due macro-aree:

  • Degenerative
  • Post-Traumatiche

Inoltre le patologie del ginocchio possono riguardare muscoli, articolazioni, ossa o una degenerazione del tessuto cartilagineo. In questa fase è fondamentale la diagnosi dell’ortopedico specialista del ginocchio: spesso i sintomi possono essere molto simili tra loro ma appartenere, invece, ad una natura differente. Quali sono le patologie del ginocchio più comuni che l’ortopedico specialista può curare?

1. Gonartrosi o artrosi al ginocchio

È una delle patologie degenerative più comuni del ginocchio e riguarda l’usura della cartilagine dell’articolazione più grande del nostro corpo. E’ un processo molto frequente che si presenta, di solito, con l’avanzare dell’età. Le cartilagini interessate sono quelle del femore e della tibia.

L’artrosi può anche insorgere in pazienti giovani come conseguenza di traumi o di una postura sbagliata. Questa patologia è decisamente più comune tra le donne e, in generale, nei pazienti in sovrappeso.

Solitamente i sintomi non lasciano molti dubbi nella diagnosi: forte dolore, gonfiore, deambulazione parzialmente compromessa, e limitazione nei movimenti articolari.

2. Lesione cartilaginea

La lesione cartilaginea, più comunemente chiamata condropatia, è caratterizzata da un’erosione ed un’usura della cartilagine che può essere di diversa entità. La conseguenza è una disfunzione dello scorrimento delle due ossa che teoricamente dovrebbe essere facilitato da una cartilagine sana.

I sintomi sono: dolore, gonfiore e difficoltà di movimento.

Per verificare l’entità della lesione, l’ortopedico specialista del ginocchio esegue un esame clinico integrato con la prescrizione di una risonanza magnetica.

Le lesioni cartilaginee, come detto, possono essere di diversa entità e in relazione alla gravità del problema si adotta una cura specifica: nei casi più gravi è privilegiato il trattamento chirurgico.

3. Rottura del legamento crociato anteriore

I pazienti a cui viene più comunemente diagnosticata la rottura del legamento crociato anteriore sono gli sportivi.

La natura di questa lesione è traumatica e circoscrivibile ad un episodio ben specifico, motivo per cui è molto comune negli sport di impatto come il calcio, il basket o lo sci.

Il movimento più frequente che porta alla rottura del legamento crociato anteriore è un movimento involontario di valgo-rotazione-esterna mentre il piede è fisso al suolo. I sintomi sono la sensazione di cedimento del ginocchio, gonfiore, difficoltà nel movimento.

L’ortopedico specialista del ginocchio procede con alcuni test specifici per la diagnosi della rottura del legamento crociato anteriore. Alcuni di questi test sono:

  • Jerk test;
  • Test del cassetto anteriore;
  • Test di Lachman.

Ad ogni modo prima di procedere per un eventuale operazione, l’ortopedico deve avvalersi del responso di un esame specifico: in questo caso alla risonanza magnetica.

4. Sindrome della bandelletta ileo-tibiale

Anche questa patologia è principalmente diffusa tra gli sportivi ed è caratterizzata dall’infiammazione della zona ileotibiale che si trova nella fascia laterale del femore.

Conosciuta anche come “ginocchio del corridore”, questa sindrome è causata sostanzialmente da un sovraccarico caratterizzato da diversi livelli di gravità. Solitamente il problema si risolve con il riposo e successivamente con il rinforzo muscolare che permette la ripartizione degli sforzi e del carico.

5. Rottura del menisco

La rottura del menisco è una delle lesioni più comuni che coinvolge le due strutture fibrocartilaginee che si trovano fra i condili femorali e la tibia: i menischi.

La lesione avviene comunemente durante la combinazione di movimenti atipici di estensione e rotazione che comportano un fitto dolore che può alternarsi anche a casi in cui il male è totalmente sordo e solo episodicamente sintomatico.

La diagnosi è definita dall’ortopedico specialista durante la visita nella quale, tramite la quale vengono stabiliti i parametri di dolore e mobilità parallelamente al controllo degli esami strumentali (RMN O TAC).

Una volta stabilita la diagnosi, lo specialista programma il tipo di riabilitazione o, in base alla gravità, la proposta di un intervento chirurgico.

6. Rottura dei legamenti collaterali

La rottura di questi due legamenti avviene a seguito di un movimento anomalo del ginocchio verso l’interno o verso l’esterno. Alcune attività sportive facilitano la sollecitazione di questi movimenti anomali per cui anche questa patologia è molto più comune tra chi pratica sport.

La lesione provocata può raggiungere 3 livelli di gravità differenti in base ai quali l’ortopedico specialista decide se procedere con la terapia conservativa oppure con l’operazione chirurgica.

Di norma la rottura dei legamenti collaterali avviene in concomitanza con altri infortuni come ad esempio, la rottura dei menischi, e raramente come episodio singolo.

L’esame obiettivo da parte dell’ortopedico specialista del ginocchio è in molti casi sufficiente a delineare una diagnosi ma è comunque spesso consigliato svolgere analisi strumentali.

7. Lesione del legamento crociato posteriore

Diversamente dal crociato anteriore, questo tipo di lesione è meno comune ed è causata da episodi di contatto durante i quali viene esercitata una forza che spinge la tibia a subire una traslazione posteriore del tutto innaturale.

La gravità della lesione può essere di tre tipologie che dipendono dall’entità del trauma. A rendere difficile la diagnosi di questa Lesione è il fatto che non sempre si manifesta ma spesso la sintomatologia rimane subdola.

Per questo motivo è importante combinare diverse indagini tra cui il test del cassetto posteriore da parte dell’ortopedico specialista del ginocchio e la risonanza magnetica.

Tendenzialmente l’ortopedico specialista del ginocchio prescrive una terapia conservativa e solo nei casi più gravi in cui quest’ultima non ha effetti, si pensa ad una soluzione chirurgica.

Quali patologie del ginocchio può aiutare a prevenire?

Prevenire alcune patologie del ginocchio è certamente possibile. Il compito dell’ortopedico specialista in questo caso è consigliare al paziente di applicare dei semplici accorgimenti quotidiani che aiutano la prevenzione, oppure terapie più mirate.

Per quanto riguarda le patologie legate alle articolazioni sono consigliati programmi di terapie fisiche come la ginnastica posturale oppure rinforzo muscolare. Esistono anche delle fasce ortopediche che aiutano a prevenire l’usura delle cartilagini diminuendo il carico articolare durante un particolare sforzo o attività sportiva.

Per prevenire problemi come l’artrosi è sufficiente sollecitare l’articolazione almeno una volta al giorno e tenere sotto controllo il peso corporeo.

Un’altra soluzione sicuramente più invasiva ma efficace a prevenire lesioni degenerative della cartilagine, è il trattamento infiltrativo con Plasma ricco in piastrine.

Come può essere utile nel processo di riabilitazione?

Il processo di riabilitazione a seguito di un infortunio è un momento molto delicato per il recupero della corretta funzione motoria. L’ortopedico specialista del ginocchio ha il compito di indirizzare il paziente verso un percorso riabilitativo adeguato al tipo di lesione o di intervento subito.

In linea generale ciò che l’ortopedico specialista valuta e prescrive è un percorso di riabilitazione motoria delegato a figure quali fisioterapisti o preparatori atletici.

Per quanto riguarda le patologie meniscali, per garantire al paziente la mobilità articolare, si può rimuovere, tramite asportazione chirurgica, una piccola parte del menisco lesionato in modo tale che la sintomatologia non diventi più compromettente.

A prescindere dalla tipologia di trauma, l’ortopedico specialista deve seguire il paziente tutto il processo di riabilitazione al fine di programmare le giuste azioni per una corretta guarigione.

Perché rivolgersi a migliori ortopedici specialisti del ginocchio?

L’errore che spesso si compie è quello di farsi fare diagnosi da persone non specializzate nel settore. Gli ortopedici specialisti del ginocchio sono professionisti che ne hanno studiato a fondo l’anatomia e la funzione.

Sottovalutare le patologie del ginocchio è un grave errore. Non dimentichiamo che il ginocchio è l’articolazione che ci permette di camminare e di svolgere molte funzioni quotidiane. Per questo è importante, nel momento in cui si avverte un problema, scegliere con attenzione la persona a cui rivolgersi.

Dove trovare i migliori ortopedici a Roma?

Se hai bisogno di una visita specialistica di ortopedia fisiatria, sei sulla strada giusta.

Centrofisiomedical è un centro fisioterapico nel cuore del quartiere Flaminio di Roma. Punto di riferimento e valido aiuto per tutte quelle persone che hanno bisogno di essere seguite da uno specialista o che necessitano di svolgere un percorso riabilitativo e fisioterapico.

È una struttura moderna che si serve di apparecchiature di ultima generazione e di medici specialisti, in una ambiente totalmente privo di barriere architettoniche, dotato inoltre di una palestra di circa 60mq.

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