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ECG a Roma: cos’è e a cosa serve l’elettrocardiogramma?

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L’elettrocardiogramma (ECG) è un esame diagnostico che consente di registrare e visualizzare graficamente l’attività elettrica del cuore.

Il cuore è un muscolo in grado di pompare il sangue attraverso contrazioni (sistole) e rilasciamenti (diastole). Con l’utilizzo dell’elettrocardiografo è possibile monitorare l’attività elettrica del muscolo cardiaco.

Le contrazioni muscolari, infatti, si accompagnano a variazioni elettriche, dette depolarizzazioni. Ponendo degli elettrodi sulla superficie corporea, è possibile monitorare e registrare queste variazioni, in quanto i liquidi interstiziali del corpo sono in grado di condurre elettricità. Ad un’onda positiva corrisponderà un campo elettrico diretto verso l’elettrodo, viceversa per quanto riguarda un’onda negativa.

Fu Matteucci nel 1842 a dimostrare che il cuore fosse in grado di generare onde elettriche, ma solo Einthoven fu in grado di codificare le onde cardiache, assegnando le lettere P, Q, R, S e T alle differenti oscillazioni tracciate dagli elettrocardiografi.

Compito dell’elettrocardiogramma è quello di verificare l’attività elettrica del cuore, controllando che non vi siano patologie di natura meccanica o bioelettrica.

 

Quali patologie cardiache si possono rilevare?

Attraverso l’elettrocardiogramma è possibile identificare alcune tra le principali patologie cardiache:

  • L’ipertrofia cardiaca: condizione di aumento dello spessore delle pareti cardiache e/o del volume del cuore, nella maggioranza dei casi dovuta all’ipertensione arteriosa, patologia caratterizzata da valori di pressione arteriosa a riposo più alti rispetto ai valori standard.
  • Le cardiomiopatie: patologie di diversa gravità che colpiscono il muscolo cardiaco riducendo la capacità del cuore di pompare sangue nel resto del corpo.
  • La cardiopatia ischemica: un particolare tipo di cardiopatia dovuta all’ostruzione delle arterie coronarie (i vasi sanguigni deputati all’irrorazione del cuore), che nei casi più gravi può portare all’infarto miocardico, ossia alla morte delle cellule cardiache.
  • Lo scompenso cardiaco: incapacità del cuore ad avere una contrazione e un rilasciamento efficaci.
  • Alterazioni del normale ritmo cardiaco: tachicardie, bradicardie e battiti anticipati (extrasistoli)

Ma in cosa consiste precisamente questo test diagnostico? Vediamolo insieme!

Come si effettua l’esame?

Elettrocardiogramma a Roma

L’esame dell’elettrocardiogramma a riposo è un test semplice, veloce e completamente indolore. Per effettuarlo non è necessario alcun ricorso a farmaci e nessuna particolare preparazione.

Durante l’esame, vengono attaccati 10 elettrodi adesivi a contatto con la pelle, all’altezza del petto, delle braccia e delle gambe. Gli elettrodi sono collegati a dei cavi, a loro volta connessi ad un macchinario: l’elettrocardiografo, appunto. Gli elettrodi captano le variazioni elettriche e, attraverso i fili, le mandando al macchinario che le elabora e le stampa su carta sotto forma di tracciato.

Durata

Il test ha una durata complessiva di circa 5 minuti. Attaccare gli elettrodi può richiedere del tempo, ma la registrazione effettiva degli impulsi cardiaci dura pochi secondi.

I tre tipi di ECG

Esistono tre principali modalità per registrare un elettrocardiogramma:

  • ECG a riposo, mentre il paziente è steso supino sul letto.
  • ECG sotto sforzo, mentre il paziente corre o cammina su tapis-roulant o pedala su una cyclette.
  • ECG dinamico, anche chiamato esame Holter, consiste nell’indossare un piccolo elettrocardiografo per 24 o 48 ore consecutive.

ECG a riposo

Nel primo caso, il paziente è steso supino in un letto e attende che l’elettrocardiografo registri l’attività elettrica del cuore.

ECG sotto sforzo

Nel secondo caso, invece, l’attività elettrica del cuore viene registrata, insieme alla frequenza cardiaca e alla pressione arteriosa, mentre si effettua un lavoro muscolare. La particolare cyclette su cui il paziente pedala, detta cicloergometro, o il tapis-roulant su cu bisogna camminare sono in grado di aumentare gradualmente lo sforzo.

Il test sotto sforzo ha dei rischi anche gravi (può provocare un infarto o scatenare gravi aritmie che possono addirittura determinare l’arresto cardiaco, tanto e’ vero che prima dell’esame si fa firmare al paziente un consenso informato).
Inoltre non viene eseguito di routine dopo un infarto, ma solo quando nonostante la rivascolarizzazione il paziente continua a lamentare sintomi anginosi.

ECG dinamico o Holter

nfine, ci si sottopone all’esame Holter quando il medico sospetta che la patologia cardiaca possa essere discontinua o non prevedibile. In questo caso, si applica al paziente un piccolo registratore portatile attaccato ad una cintura o ad una tracolla.

Ci sono casi in cui è obbligatorio?

Nella maggior parte dei casi, per praticare uno sport è necessario effettuare un elettrocardiogramma.

Per quanto riguarda l’attività sportiva a livello agonistico, l’elettrocardiogramma è obbligatorio, sia a riposo, sia sotto sforzo. La validità dell’esame varia inoltre a seconda dello sport praticato e a seconda delle generali condizioni fisiche dell’atleta.

Anche chi pratica un’attività sportiva non agonistica è tenuto a effettuare l’elettrocardiogramma. Per attività non agonistica si intendono principalmente gli sport svolti nelle scuole al di fuori dell’orario accademico, i giochi sportivi studenteschi e le attività organizzate da federazioni sportive o affiliate ad esse (come il CONI). In questo caso il certificato, a prescindere dallo sport praticato, ha durata annuale.

Per quanto riguarda lo sport ludico-ricreativo, ossia a livello amatoriale, l’obbligatorietà dell’ECG varia a seconda delle caratteristiche di chi lo pratica. Nel momento in cui il soggetto presenta un buono stato di salute generale e non ha grossi fattori di rischio, il certificato medico senza ECG sarà sufficiente per accedere alla pratica sportiva amatoriale.

L’ECG a riposo è invece obbligatorio quando i soggetti presentano almeno due delle seguenti condizioni:

  • Età superiore ai 55 anni per gli uomini e ai 65 per le donne
  • Elevata pressione arteriosa
  • Tabagismo
  • Elevati valori di colesterolo
  • Elevati valori di trigliceridi
  • Ridotta tolleranza ai carboidrati
  • Glicemia alterata a digiuno
  • Diabete mellito
  • Obesità addominale
  • Familiarità per patologie di tipo cardiovascolare
  • Altri fattori di rischio per problemi cardiovascolari

La validità dell’esame è pari a un anno.

Infine, chi soffre di patologie cardiache croniche conclamate, a prescindere dall’intensità con cui desidera praticare un’attività sportiva, dovrà effettuare sia ECG che visita specialistica per ottenere un certificato con validità variabile a seconda della patologia, generalmente annuale.

Al di fuori dell’ambito sportivo, non sono presenti altri casi in cui è obbligatorio effettuare un ECG. Tuttavia, in particolare se si è appartenenti a categorie a rischio (fumatori, obesi, diabetici, familiarità per i disturbi cardiovascolari…) è bene effettuare l’ECG in maniera preventiva.

Fondamentale è effettuarlo in caso di disturbi che facciano supporre una malattia al cuore, come dolori al petto, palpitazioni, vertigini o difficoltà respiratorie.

Ma chi può effettuare un ECG? Scopriamolo!

Chi lo effettua?

ECG Roma

L’elettrocardiogramma può essere effettuato sia da medici che da infermieri. L’infermiere è infatti preparato per effettuare e leggere l’ECG, identificando eventuali anomalie da segnalare al medico.

Tutti i medici possono effettuare un ECG e leggerne i risultati, i seguenti sono quelli che lo effettuano più spesso:

È possibile svolgere il test presso la ASL, a seguito della prescrizione del proprio medico di base, o privatamente.

Inoltre, esistono anche alcune farmacie che dispongono di un particolare tipo di elettrocardiogramma, il Cardiopad. In questo caso, è il farmacista o l’operatore che esegue l’esame diagnostico per poi inviare i risultati ad uno studio medico associato. I risultati saranno poi disponibili in una piattaforma online costruita ad hoc per questa esigenza, il Biotechware, o riferibili per via telefonica.

L’importanza di una visita cardiologica

Visita Cardiologica Roma

Il cuore è l’organo vitale per eccellenza e la sua capacità di pompare sangue in tutto il corpo ci tiene in vita. È per questo che monitorare la propria salute cardiaca è una scelta fondamentale.

I controlli cardiaci si devono sì effettuare al manifestarsi di un sintomo (quali aritmie o dolori al petto), ma è anche importante agire a scopo preventivo. Controllare il cuore quando siamo in salute è il modo migliore per evitare minacce future o per fare in modo che alcuni disturbi, inizialmente asintomatici, si aggravino.

Individuare in maniera tempestiva una sofferenza cardiaca anche minima potrebbe evitare malattie non solo gravi, ma anche mortali. Il cuore è un organo molto forte, ma anche estremamente delicato. Sono molti i fattori che concorrono alla salute di quest’organo.

Oltre che sottoporsi ad una visita cardiologica, è importante mantenere uno stile di vita adeguato. In particolare, bisognerebbe mantenere un’alimentazione sana e praticare attività fisica. Uno stile di vita sedentario, il sovrappeso e il diabete sono solo alcuni fattori che mettono a gran repentaglio la salute cardiaca.

Anche il fumo, ostruendo le arterie, è un’abitudine che rischia di inficiare una sana attività del cuore.

Per le donne, inoltre, la menopausa è un fattore di rischio.

Alcuni segnali non si possono ignorare e devono necessariamente portare ad una visita cardiologica. I principali sono i seguenti:

  • Dolore toracico: quando si avverte spesso un senso di oppressione o costrizione al petto o al collo, indipendentemente che si verifichi a riposo o durante sforzo, è necessario eseguire una visita specialistica cardiologica;
  • Palpitazioni, tachicardia: un aumento del battito cardiaco improvviso non è sempre giustificabile con sintomi d’ansia. Al contrario, l’aritmia potrebbe essere una disfunzione cardiovascolare;
  • Dispnea: nel momento in cui si ha spesso il “fiato corto”, anche dopo sforzi che non giustificano tale difficoltà respiratoria, la causa della mancanza di respiro potrebbe essere un malfunzionamento cardiaco;
  • Capogiri, svenimento: la presenza di capogiri e svenimenti frequenti, non dovuti a digiuno o a cali di pressione per il caldo, potrebbero essere un fattore d’allarme e una spinta ad effettuare una visita specialistica;
  • Senso di affaticamento: un costante senso di spossatezza, potrebbe indicare una patologia cardiaca più complessa.

La prevenzione è alla base della salute. La visita cardiologica, inoltre, non è assolutamente invasiva. Generalmente si basa sull’anamnesi del paziente, ossia su un confronto con il medico a cui il paziente racconta la propria storia clinica. Viene quindi descritta la propria storia familiare, il proprio stile di vita e la presenza o meno di eventuali sintomi.

Successivamente, segue la visita vera e propria, che consiste di fatto nell’auscultazione del cuore e dei polmoni e nella misurazione della pressione.

Nel caso in cui , volesse inoltre valutare i fattori di rischio, il cardiologo potrebbe prescrivere un test ematico per valutare i livelli di grassi nel sangue, precisamente il colesterolo ed i trigliceridi, e della glicemia.

La visita cardiologica implica sempre l’ECG, a meno che non si tratti della rivalutazione di un paziente visitato da poco.

Dove effettuare un ECG a Roma in un centro convenzionato

Presso FisiomediCal è possibile effettuare una visita specialistica cardiologica nel cuore del quartiere Flaminio, chiamando il numero 0632651337.

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Cos’è l’artrosi? Scopri come e dove curarla a Roma

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Se avverti dolore, rigidità, e sensibilità alle articolazioni potresti sperimentare i sintomi della osteoartrite (OA), più comunemente conosciuta come artrosi. Ma che cos’è l’artrosi?

L’artrosi è una condizione dovuta alla normale usura delle articolazioni e della cartilagine presente in esse. La cartilagine è il tessuto scivoloso che copre le estremità delle ossa e aiuta le articolazioni a muoversi agevolmente. Nei casi più gravi di artrosi, la cartilagine può scomparire completamente e le articolazioni possono avere un contatto diretto fra le ossa.

Nonostante non ci sia una vera e propria cura per l’artrosi, esistono però numerosi trattamenti in grado di alleviarne sensibilmente i sintomi. Nel migliore dei casi, un percorso di riabilitazione riesce anche a rallentare la progressione del danno alle articolazioni. Con un trattamento professionale e d’eccellenza si può quindi riuscire a convivere con l’artrosi, preservando il proprio stile di vita attivo e migliorando la propria quotidianità. 

 

Differenze fra artrosi e artrite

L’artrosi e l’artrite sono spesso considerate come la stessa patologia. Questo è però un grande errore. Anche se entrambe colpiscono le articolazioni e causano dolore, le due patologie hanno origini e trattamenti diversi. Scopriamo quali.

Artrite è un termine molto ampio usato per descrivere differenti tipi di condizioni che causano l’infiammazione delle articolazioni. Il nome varia a seconda del tipo di infiammazione.

  • L’artrite reumatoide, un tipo comune di artrite;
  • L’osteoartrite (OA), comunemente chiamata artrosi;
  • L’artrite post-traumatica, definita anche come artrosi secondaria;

Artrite e artrosi sono simili. Entrambe colpiscono le ossa, i legamenti e le articolazioni. Hanno in comune anche molti sintomi, tra cui la rigidità e il dolore delle articolazioni. Ma la differenza tra le due è notevole.

L’artrosi, o osteoartrite è una malattia cronica e degenerativa, la cui insorgenza è soprattutto dovuta all’usura della cartilagine presente fra le articolazioni. Chiaramente, le giunture che più soffrono di tale condizione saranno quelle maggiormente sollecitate nel corso di una vita, come ginocchia, mani, polso anca, e cervicale. Tuttavia, può colpire qualsiasi articolazione, soprattutto a partire dai 60 anni in poi.

L’artrite, fra cui l’artrite reumatoide, è invece una malattia autoimmune, causata cioè dal sistema immunitario dell’individuo che attacca elementi del proprio organismo, producendo una infiammazione cronica. L’artrite reumatoide può insorgere a qualsiasi età, anche nei bambini, e può colpire più articolazioni del corpo simultaneamente.

Quali sono le tipologie di artrosi più comuni?

Fra le aree più comuni affette da artrosi troviamo:

Artrosi del ginocchio

L’artrosi del ginocchio è il più frequente tipo di artrosi. In questo caso la malattia colpisce le parti interne o frontali del ginocchio causando dolore quando si fa uno sforzo. Come conseguenza di questo dolore e dell’evoluzione degenerativa della malattia, il paziente può arrivare ad avere zoppia se la malattia progredisce fino a uno stadio avanzato. In questo tipo di artrosi il movimento dell’articolazione di solito causa un “clic”.

Possiamo inoltre distinguere fra:

  • Artrosi del ginocchio primaria: strettamente correlata all’invecchiamento e alla genetica e legata all’usura delle diverse parti che costituiscono il ginocchio;
  • Artrosi del ginocchio secondaria: causata solitamente da una lesione precedente, come una frattura o una lesione del legamento. Colpisce spesso gli atleti e le persone obese, per l’eccessivo sforzo richiesto alle ginocchia.

Artrosi delle mani

L’artrosi delle mani è il secondo tipo più comune di artrosi. L’artrosi della mano e l’artrosi delle dita ha origine in un’articolazione e può poi diffondersi al resto della mano. È molto visibile in quanto di solito deforma le dita, influenzando la vita dei pazienti nelle attività quotidiane quali la scrittura. Durante il processo di deformazione, il dolore accompagna l’evoluzione della malattia, diminuendo di solito solo quando la deformazione è completa. La funzionalità della mano può essere influenzata e l’articolazione può essere leggermente piegata o deviata.

Artrosi del polso

Il polso è una giuntura complessa, composta da piccole articolazioni. Quando sono sane, le ossa scivolano facilmente l’una sull’altra durante il movimento, protette da una cartilagine liscia, che l’artrite danneggia. Con il progredire della malattia le ossa si sfregano l’una contro l’altra, causando danni alle articolazioni che non possono essere riparati.

Nelle fasi iniziali dell’artrosi del polso, i sintomi possono essere confusi, in quanto simili, a quelli della sindrome del tunnel carpale o della tendinite. L’artrosi, a causa dell’infiammazione può aumentare il rischio per entrambe le condizioni.

I sintomi possono variare a seconda del livello di progressione della patologia. I sintomi dell’artrosi del polso possono quindi essere:

  • Lievi

Il dolore è descritto come una sensazione insolita nel profondo del polso, o come un semplice male al polso. Una lieve artrite può far sperimentare rigidità dell’articolazione al mattino. Con il riposo, può migliorare a metà giornata, ma peggiorare al calar della notte. L’uso prolungato del polso può causare dolore che va e viene per giorni o settimane.

  • Moderati

Con un’artrite moderata al polso, il movimento dell’articolazione può essere limitato e le attività quotidiane possono diventare difficili. Si può talvolta avvertire dolore anche quando il polso è a riposo. Gli effetti dell’infiammazione diventano inoltre più evidenti, con la presenza di gonfiore. Una radiografia può rivelare una perdita di spazio articolare.

  • Gravi

Un’artrite grave può essere diagnosticata laddove quasi tutte le attività provocano dolore al polso. Nei casi gravi e cronici, il dolore è costante anche a riposo. In una condizione di artrite  al polso grave è presente una diminuzione del movimento importante, e una deformazione fisica più evidente man mano che i tessuti si consumano.

Artrosi dell’anca

L’artrosi dell’anca è abbastanza comune, anche se non quanto l’artrosi del ginocchio o della mano. In generale, è tipica delle persone anziane, ma può comparire anche prima dei 50 anni.

Il sintomo principale dell’artrosi all’anca è il dolore, nella zona inguinale e nella zona interna della coscia. All’inizio della malattia, il dolore appare solo camminando e salendo o scendendo le scale. Progressivamente, le azioni difficili come flettere le gambe o camminare diventano difficili. Nelle fasi avanzate il dolore può comparire durante la notte, anche mentre si sta riposando, e con il passare del tempo è normale zoppicare quando si cammina.

Artrosi cervicale

Il dolore al collo e il mal di schiena possono essere causati da molte cose, ma il più delle volte sono legati all’invecchiamento. Come il resto del corpo, i dischi e le articolazioni del collo (colonna vertebrale cervicale) degenerano lentamente con l’età.

L’artrosi del collo o artrosi cervicale è estremamente comune. È presente in più dell’ 85% delle persone di età superiore ai 60 anni. È spesso causa di dolore e rigidità al collo, che può variare da lieve a grave.  A volte l’aggravarsi dei sintomi avviene dopo aver svolto attività in cui il collo è tenuto nella stessa posizione per un periodo prolungato di tempo, come guidare o leggere un libro.  Il dolore di solito migliora con il riposo o da sdraiati.

I sintomi dell’artrosi

Non tutti i pazienti con artrite lamentano dolore, perdita di movimento o deformità: la gravità dei sintomi è solo parzialmente legata alla gravità della condizione.

Alcuni sintomi dell’artrosi sono molto simili ad altri tipi di artrite. Tuttavia, alcuni sintomi specifici la distinguono da altre condizioni.

I sintomi più comuni di artrosi sono:

  • dolore articolare;
  • rigidità dell’articolazione;
  • sensibilità attorno alle articolazioni interessate;
  • ridotta flessibilità delle articolazioni interessate;
  • sfregamento osseo;
  • speroni ossei (piccoli frammenti di crescita ossea extra intorno alle articolazioni interessate);

I sintomi dell’osteoartrite e dell’artrite reumatoide sono in parte gli stessi. Tuttavia, l’artrite reumatoide causa spesso una rigidità mattutina delle articolazioni più duratura e porta ad un maggior gonfiore e arrossamento. Inoltre, i pazienti nella fase iniziale dell’artrite reumatoide possono sperimentare sintomi quali debolezza e perdita di appetito.

Le cause dell’artrosi

Le cause dell’artrosi non sono ancora del tutto conosciute. Possiamo però distinguere l’artrite fra:

  • primaria, quando è determinata principalmente dall’avanzare dell’età,
  • o secondaria, quando si presenta in seguito a traumi articolari, deformità ossee, obesità, diabete, ecc.

La maggior parte dei casi di artrosi è però senza una particolare causa scatenante. L’età è quindi sicuramente uno dei principali fattori di rischio, ma non è l’unico.

Oltre all’età, altri fattori di rischio per l’osteoartrite includono:

  • Storia familiare (alcuni tipi derivano da una predisposizione genetica);
  • Obesità (soprattutto per l’articolazione del ginocchio);
  • Sesso (le donne hanno fino a 3 volte più probabilità di sviluppare l’osteoartrite rispetto agli uomini);
  • Mancanza di esercizio fisico (ad eccezione di quelli con un elevato impatto sulle articolazioni);
  • Precedenti traumi alle articolazioni;

In certi casi determinare una causa specifica dell’artrite può essere complicato. La realtà è che si tratta quasi sempre di un insieme multifattoriale di cause. Viviamo in un mondo in cui vogliamo comprendere il nostro corpo e le condizioni mediche con chiarezza, il che ci porta ad assegnare un unico fattore come causa scatenante della patologia.

La realtà è che lo sviluppo dell’artrite è un processo complesso e interconnesso, dove molteplici fattori lavorano insieme fino allo sviluppo della condizione d’artrosi.

Si può curare l’artrosi?

Un medico vi consiglierà un piano di trattamento adeguato a seconda della situazione nella quale vi trovate. Nella maggior parte dei casi, vi incoraggerà a provare trattamenti meno invasivi prima di raccomandare l’intervento chirurgico.

Il primo approccio è infatti di tipo conservativo, cioè l’abbinamento di fisioterapia, dieta, farmaci antinfiammatori, integratori alimentari e tutor specifici.

In secondo luogo, si può ricorrere a terapie infiltrative intra e peri-articolari, cioè all’iniezione di sostanze terapeutiche (acido ialuronico, cortisonici, gel piastrinico, ecc.) direttamente all’interno dell’articolazione o attorno ad essa.

In ultima istanza si può ricorrere alla chirurgia, con diverse opzioni a seconda della condizione. Ogni intervento chiaramente presenta dei rischi e dei benefici specifici, ed un preciso percorso di riabilitazione in seguito, da discutere con lo specialista a seconda delle variabili del caso specifico.

Concretamente, i trattamenti generalmente possono includere:

  • Farmaci: Ad esempio i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS);
  • Trattamento gel piastrinico (PRP): Utilizzo di un gel ricavato direttamente dalle piastrine, in grado generare nuovi vasi sanguigni, con effetti antinfiammatori e analgesici;
  • Terapia fisica: Un terapista vi insegnerà ad eseguire esercizi che vi aiuteranno a rafforzare e stabilizzare le articolazioni e a ritrovare o mantenere il vostro raggio d’azione;
  • Terapia occupazionale: Un terapista vi aiuterà a sviluppare strategie per adattare il vostro ambiente di lavoro e abitudini con la vostra condizione;
  • Ortesi: Questi includono bretelle, stecche o inserti di scarpe che aiutano ad alleviare lo stress e la pressione sulle articolazioni danneggiate;
  • Chirurgia articolare: Una sostituzione o fusione delle articolazioni danneggiate.

Dove curare l’artrosi a Roma in un centro d’eccellenza:

Al fine di riacquistare una condizione di salute migliore bisogna rivolgersi a specialisti del settore capaci e professionali, in grado di migliorare sensibilmente la nostra vita quotidiana.

Per una visita specialistica accurata, ed eventualmente un percorso di riabilitazione e trattamento dell’artrosi, il centro fisioterapico FisiomediCal a Roma rappresenta una valida scelta. Intraprendere un percorso di aiuto e di riabilitazione in questo centro significa affidarsi ad un team di medici specialisti, ortopedici e fisioterapisti che lavorano in sinergia con strumentazioni e pratiche all’avanguardia.

Sono numerosi i servizi e le tipologie di trattamento offerte dalla struttura, in grado di rispondere adeguatamente alle diverse esigenze dei pazienti e alle relative condizioni di salute. Per richiedere un check-up gratuito, e scoprire tutti gli esclusivi servizi del Centro FisiomediCal, basta visitare il sito web cliccando qui.

Eccellenza Osteoporosi Roma

Centro d’eccellenza cura osteoporosi a Roma: dove trovarlo.

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L’osteoporosi è una malattia sistemica che affligge lo scheletro e si caratterizza per una perdita di massa ossea ed un danneggiamento dell’architettura scheletrica, rendendo le ossa più fragili e soggette a eventuali fratture. Come suggerisce lo stesso nome della malattia le ossa diventano più porose e quindi fragili.

Quali le parti del corpo più esposte all’osteoporosi?

Le zone più esposte ai pericoli dell’osteoporosi sono:

  • il Femore;
  • il Radio;
  • la Colonna Vertebrale.

Sintomi dell’osteoporosi:

Non è affatto semplice riconoscere l’osteoporosi, due persone su tre infatti non manifestano sintomi nelle prime fasi della malattia, portando alla diagnosi solo dopo i forti dolori dati da una frattura ossea.

La zona vertebrale è una delle zone più sensibili ai sintomi dell’osteoporosi che possono manifestarsi, delle volte, con micro fratture poco dolorose che più spesso degenerano in fitte improvvise e più dolorose affliggendo soprattutto la zona lombare.

Le fratture delle ossa più lunghe invece generano un dolore più forte ed immediato.

Per una precisa diagnosi bisogna sempre rivolgersi al proprio medico che eventualmente attraverso visite ed esami specifici come la mineralometria ossea computerizzata, radiografie e risonanze, può diagnosticare correttamente l’osteoporosi.

Quali le cause dell’osteoporosi?

L’osteoporosi si sviluppa in seguito ad uno squilibrio tra osteoblasti e osteoclasti, che sono importanti cellule per lo sviluppo delle ossa. Gli osteoblasti sono cellule adibite allo sviluppo osseo mentre gli osteoclasti sono specializzati nel riassorbimento osseo.

I fattori di rischio:

Vi sono diversi fattori di rischio che possono aumentare la probabilità che l’osteoporosi si manifesti:

  • Età;
  • fattori genetici;
  • carenza di ormoni;
  • dieta carente di calcio e vitamina D;
  • sedentarietà;
  • malattie endocrine;
  • malattie gastrointestinali;
  • fumo;
  • alcol;
  • caffè.

I tipi di osteoporosi:

Esistono diverse tipologie di osteoporosi, differenziandosi per la causa generante, in particolare si suddividono in

  • Osteoporosi Primarie: conseguenza della perdita naturale di massa ossea.
  • Osteoporosi Secondarie: conseguenza di eventi particolari (malattie gastrointestinali, farmaci che danneggiano lo scheletro, ecc.), solitamente in questa categoria sono racchiuse le osteoporosi giovanili.

Le osteoporosi primarie rappresentano il 95% dei casi riscontrati in particolare si suddividono in osteoporosi di tipo I e di tipo II.

L’osteoporosi di tipo I, detta anche menopausale, è causata dal crollo della produzione ormonale e colpisce prevalentemente donne (sei volte più degli uomini) di età compresa tra i 50 e i 75 anni.

L’osteoporosi di tipo II, detta anche senile, appare dopo i 60 anni e colpisce la donna due volte più di frequente che nell’uomo.

Quali sono i pericoli dell’osteoporosi?

Il pericolo principale dell’osteoporosi è quello delle fratture ossee, la malattia infatti indebolisce notevolmente l’osso rendendolo poroso e meno forte facilitando così enormemente le fratture. Sono molto comuni fra chi soffre di osteoporosi fratture dell’anca, del femore o del polso. Sul lungo periodo si può manifestare anche un dolore cronico di carattere muscolare alla schiena con successive ipercifosi lombari e iperlordosi cervicali. Le conseguenze più visibili saranno la nascita della gobba e la perdita di altezza.

L’osteoporosi è un nemico discreto e silenzioso di cui è molto difficile rendersi conto prima di una frattura ossea per questo è importante per i soggetti a rischio effettuare delle periodiche visite ortopediche.


Come prevenire l’osteoporosi?

L’osteoporosi si può prevenire, ed il modo più semplice è quello di limitare i comportamenti a rischio, quindi: fare attività fisica, avere una dieta variata ed equilibrata, non fumare o bere troppi caffè; il nostro stile di vita è il nostro primo alleato contro l’osteoporosi.

La dieta è sicuramente il mezzo più facile ed anche economico per rinforzare le nostre ossa, in particolare assumendo Calcio che possiamo trovare nei latticini ma soprattutto nella verdura a foglia larga, frutta secca e fresca. Non si deve inoltre sottovalutare la scelta di bere acque ricche di calcio. Un altro elemento che può aiutarci a prevenire l’osteoporosi è la Vitamina D che si può assumere grazie ad alimenti come il latte, lo yogurt, il pesce azzurro e d’acqua dolce, i funghi ed il succo d’arancia; inoltre una mancanza di vitamina D può essere conseguenza di una insufficiente esposizione alla luce solare. Vi sono poi alimenti che andrebbero evitati o quanto meno la cui assunzione andrebbe limitata come ad esempio quegli alimenti ricchi di fosforo come carne rossa, salumi e bibite gassate.

L’attività fisica è un potente alleato nella cura delle ossa, infatti la pratica adeguata di sport oltre a prevenire l’erosione della massa ossea può anche promuovere l’incremento della stessa. L’attività fisica però non sempre fa bene soprattutto se si adottano soluzioni fai-da-te che posso essere controproducenti o dannose. Il consiglio è sempre quello di affidarsi a dei professionisti per una sana ed efficace ginnastica.

Come si cura l’osteoporosi?

I consigli del paragrafo precedente sono validi e anzi quasi obbligatori nel percorso di cura dell’osteoporosi, i primi due passi per vivere bene con l’osteoporosi sono la dieta, che può essere coadiuvata dall’uso di integratori, e l’attività fisica, sempre meglio in strutture adeguate.

Le cure per l’osteoporosi sono diverse: si può curare con una terapia farmacologica grazie all’uso di anti-riassorbitivi, che bloccano il deterioramento della massa ossea intervenendo sugli osteoclasti, tra i farmaci più usati sicuramente ci sono quelli della classe dei Bifosfonati. Un’altra strada è quella della terapia ormonale a base principalmente di estrogeni di cui, ad esempio, le donne in menopausa hanno una carenza.

Vi sono poi delle terapie fisiche che possono migliorare la vita del paziente andando a prevenire e curare le fastidiose e dolorose conseguenze dell’osteoporosi, queste cure sono più naturali e meno invasive rispetto a quelle farmacologiche:

  • MAGNETOTERAPIA (attraverso le onde magnetiche si stimola la formazione di nuovo tessuto osseo)
  • RIABILITAZIONE ORTOPEDICA (attraverso varie metodologie permettono al paziente di riacquisire delle abilità motorie perse)
  • CRIOULTRASUONI (con la combinazione della crioterapia e dell’ultrasuonoterapia si ha un effetto analgesico ed antinfiammatorio)

Dove trovare un centro d’eccellenza per la prevenzione e cura dell’osteoporosi a Roma?

In via Andrea Sacchi 35, troverai Fisiomedical, un centro d’eccellenza dove operano medici qualificati e personale professionale, e potrai usufruire delle migliori apparecchiature di ultima generazione. Chiama subito allo 0632651337 e prenota la tua visita specialistica.